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RANDY - VITA E MORTE DI RANDY RHOADS - La Recensione
27/10/2012 (8987 letture)
DIDASCALICO ROCK
Dopo quella riguardante Lemmy, torna con una nuova biografia ancora edita dalla Tsunami e stavolta incentrata su quell'immenso chitarrista che è stato Randy Rhoads, lo scrittore Joel McIlver. Dal punto di vista della scrittura, ovviamente McIlver non può che confermare se stesso, puntando ancora una volta su uno stile asciutto e relativamente didascalico che lascia molto spazio alla cronaca, alle dichiarazioni della gente che ha incrociato più o meno strettamente il breve cammino di Rhoads, ed una volta tanto lasciando anche un certo spazio a notazioni tecniche che probabilmente potranno interessare i chitarristi che leggeranno il libro, in quanto parte integrante del racconto ed imprescindibili per inquadrare la figura di questo sfortunato ragazzo. Il format editoriale è quello classico, con la biografia divisa per capitoli ed un blocco centrale di foto piuttosto interessanti, più una prefazione di Zakk Wylde ed un postfazione di Yngwie Malmsteen. Ambedue sono invero abbastanza inutili e nulla aggiungono al libro, se non le loro firme a fare un po' di scena, ma questo rientra nel normale marketing editoriale.

UNA VERA RIVOLUZIONE GENTILE
Andando a leggere quanto fatto in appena venticinque anni di vita da Rhoads, sia che ci si concentri sui primissimi anni, sia che si tratti dei primi dischi con i Quiet Riot durante gli anni di insegnamento nella scuola di musica della madre, ed altrettanto con riguardo al periodo con Ozzy, a venire fuori sono due punti fermi ed assoluti. Il primo riguarda l'uomo, assolutamente lontanissimo dallo stereotipo del chitarrista maledetto e/o del ragazzo tutto droga e rock'n'roll. A risaltare fulgidamente è invece il ritratto di un essere umano di una gentilezza quasi indisponente, legatissimo alla madre, alla famiglia ed al giro di persone frequentate da sempre, totalmente incapace di fare del male a qualcuno e comunque di agire contro terzi. Non molto disposto verso le feste, fedelissimo alla fidanzata e collezionista di trenini. Insomma: se non fosse per la mole spropositata di testimonianze di amici, musicisti, produttori, in tal senso, verrebbe quasi da chiedersi se sia tutto vero. Va aggiunto che in effetti anche rivolgendosi ad altre fonti, gli episodi riportati dalle cronache riguardanti un Randy Rhoads differente da come viene dipinto in questo libro, sono praticamente inesistenti. Il secondo punto riguarda il suo essere musicista incredibile ed il suo vivere in senso assoluto per la chitarra. Egli era infatti in simbiosi assoluta con lo strumento, tanto che vederlo senza era possibile praticamente solo quando aveva le mani occupate per guidare o roba simile. Un amore totale verso la musica che lo portava ad insegnare per gran parte della giornata, facendolo in modo da farsi amare e seguire dagli studenti e sviluppando così una tecnica mostruosa in un ambiente ristretto e con pochissimi contatti con il rock d'avanguardia.

LA CHITARRA? PRIMA E DOPO DI LUI
E' proprio sulla tecnica che sarebbe il caso di insistere, perché c'è una cosa che deve essere chiara. Prima di Rhoads e Van Halen (arrivato al successo un paio di anni prima di lui, mentre Randy navigava a vista con i Quiet Riot), il chitarrismo era qualcosa di profondamente diverso da quello che conosciamo oggi. Si usavano essenzialmente riff blues, e gli assoli erano molto più rari e legati ad una necessità di riempire certi vuoti. Lo shredding ed alcune tecniche di registrazione che oggi molti danno per scontati, il modo di architettare i licks, l'uso delle scale, e soprattutto la tecnica legata al solismo, i divebombs, erano all'età della pietra prima di lui, tanto che si può parlare di chitarra pre e post Randy Rhoads. Il tutto anche in relazione alla customizzazione dello strumento.

Senza entrare troppo nello specifico dello scritto per non rovinare il gusto di leggere a chi volesse interessarsi al libro, dirò che è comunque piacevole leggere di certe persone, e che nonostante i fatti siano già noti, è più che struggente tornare sul modo assurdo con cui il musicista perse la vita a soli venticinque anni, privandoci oltretutto anche di sviluppi che si preannunciavano interessantissimi. Egli infatti stava (e questo dovrebbe dirvi molto su di lui), per lasciare il successo con Ozzy, per dedicarsi agli studi classici alla UCLA, laureandosi in musica nella prospettiva di portare lo strumento verso lidi sconosciuti all'epoca, unendo il classicismo allo sheredding molto prima di quanto chiunque altro avrebbe tentato. Non si può infine fare a meno di pensare cosa sarebbe stato del rock se lui fosse vissuto. Probabilmente si sarebbe evoluto molto più rapidamente ed oggi tutto sarebbe diverso, più avanti, ma purtroppo non lo sapremo mai. Molto interessanti anche le parti in cui il produttore dei dischi di Ozzy con lui, descrive i trucchi con cui si ottenevano certi effetti. Roba che ogni appassionato di musica troverà perlomeno sfiziosa. Interessante infine la seconda parte del libro, in cui si analizza il dopo Randy. Il modo in cui la morte ha colpito chi gli stava intorno, familiari, band ed amici, ma anche quanto avvenuto dopo di lui sia ai Quiet Riot che ad Ozzy ed ai vari chitarristi che si sono avvicendati al suo posto da Tormè in poi. Infine numerose le dichiarazioni di un gran numero di musicisti che lo hanno visto dal vivo, magari in tenera età, e che si dichiarano influenzati, se non folgorati da lui.

Libro importante per non dimenticare, ma più ancora per presentare ad un pubblico che non ha avuto la fortuna di vivere nel momento in cui Rhoads rivoluzionava il mondo della chitarra per sempre (io stesso avevo circa 15 anni quando accadde), e di far conoscere la sua figura alle generazioni successive alla sua.
Ancora una volta: R.I.P. Randy.

::: ::: :::RIFERIMENTI::: ::: :::
Titolo: RANDY - Vita e morte di Randy Rhoads dai Quiet Riot a Ozzy
Autore: Joel McIver
Prefazione: Zakk Wylde
Postfazione: Yngwie Malmsteen
Collana: I Cicloni
Pagine e formato:224 + di foto - 16x23 -
COD. ISBN: 978-88-96131-40-4
Prezzo: 20,00 Euro
Casa editrice: Tsunami edizioni



the True
Martedì 30 Ottobre 2012, 15.16.22
11
il vero amico di ozzy...
fabio II
Lunedì 29 Ottobre 2012, 9.45.46
10
Uno dei più grandi, concordo con Raven sul passaggio generazionale che ha creato assieme a Van Halen. Randy per me aveva due qualità che sono di primaria importanza nel metal: l'essenzialità, nessuna ombra di autoindulgenza di cui spesso diversi chitarristi peccano, e l'incisività allo stesso tempo. Ha ragione therox e la chitarra cantava
therox68
Lunedì 29 Ottobre 2012, 0.27.48
9
Un grande chitarrista con un eccezionale senso melodico che derivava dall'aver capito un semplicissimo ma dirompente "trucco" che i suoi colleghi jazzisti avevano compreso già da molto tempo: l'utilizzo delle triadi nella costruzione degli assolo e la chitarra canta(va).
Maurizio
Domenica 28 Ottobre 2012, 18.44.06
8
Il mio preferito. Punto.
HeroOfSand_14
Domenica 28 Ottobre 2012, 14.10.21
7
Eh già, Rada, alla fine il detto banale "se ne vanno sempre i migliori" non è poi cosi inesatto. Pur non amando alla follia i lavori di Ozzy solista, quando ascoltai uno dei miei primi album metal come ovviamente Blizzard Of Ozz, mi stupii di questo suono di chitarra cosi energico e melodico all'interno di canzoni molto godibili, e di veri e propri classici. Può sembrare una cosa detta e banale, ma è stato veramente cosi: penso sempre che tra i miei 10 assoli preferiti di tutti i tempi ( e penso di conoscere parecchie canzoni in cui avvengono assoli ottimi) quelli di Crazy Train e Goodbay To Romance sono sicuramente nelle prime 3-4 posizioni..da li mi sono innamorato di questa persona, un fenomenale guitar player che, come Criss Oliva, sta seguendo il decadimento del mondo musicale da lassù...e hai ragione Raven, quando dici cosa sarebbe potuto cambiare nella musica se lui non fosse salito su quell aereo, che innovazioni avrebbe portato..chissà, questi misteri sono sempre molto tristi, e valgono per tutte le leggende musicali.
Radamanthis
Domenica 28 Ottobre 2012, 13.04.52
6
Beh Ayreon, lassù di buona musica ne fanno parecchia...(purtroppo per noi e per i loro cari che non possono più gustarla quaggiù...)
jek
Domenica 28 Ottobre 2012, 11.49.25
5
Appena avrò fini il libro dei Motorhead passerò a questo sicuramente. Certo che una rensione dei Quiet Riot manca. Raven poni rimendio
ayreon
Domenica 28 Ottobre 2012, 10.23.28
4
già me lo vedo con Ronnie in tour lassu',Heaven and hell.Grandioso
Radamanthis
Domenica 28 Ottobre 2012, 10.04.38
3
Un grande...ancora RIP immenso Randy!
vitadathrasher
Domenica 28 Ottobre 2012, 2.04.14
2
Uno dei mitici chitarristi di sempre. Mi sarebbe piaciuto sentirlo di più nei Quiet Riot.
Evil Never Dies
Sabato 27 Ottobre 2012, 23.58.19
1
ho sognato con i suoi solo! R.I.P
IMMAGINI
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La copertina del libro
ARTICOLI
27/10/2012
Articolo
RANDY - VITA E MORTE DI RANDY RHOADS
La Recensione
 
 
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