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KREATOR - Stream of Consciousness - Seconda Parte
21/11/2012 (3884 letture)
Una falce che mozza una testa, seccamente: questo era stato l'impatto dei Kreator sulla scena metal continentale all'uscita del furibondo debut-album Endless Pain. Ancor più violento, il successore Pleasure To Kill aveva ulteriormente spostato l'asticella dell'estremismo, creando un'apocalittica orgia di caos e distruzione: un disco che avanzava lasciando schizzare copiosi fiotti di sangue, allineando le vittime una dopo l'altra. Erano gli anni degli eccessi, gli anni dei testi blasfemi e dell'adolescenza da vivere col coltello tra i denti, contro tutto e tutti: gli anni in cui Mille Petrozza iniziava ad affinare il proprio pensiero, che già in Terrible Certainty aveva trovato una dimensione più matura ed una trasposizione musicale maggiormente accurata, seppure ancora molto cruenta. La band di Essen si era ormai elevata al rango di leader del movimento thrash europeo, punta di diamante di una Triade tanto efferata quanto puntuale nella successione di autentici masterpieces del genere; eppure, nel 1989, i Kreator piazzarono un'altra zampata da paura, una prova di forza disarmante che cancellava sotto colpi stentorei ogni minimo dubbio riguardo il loro ruolo elitario. Extreme Aggression era un disco devastante, il capolavoro assoluto ed inimitato della band: un concentrato massacrante di furia, velocità e riff letali, cuciti però sotto una produzione pulita, praticamente perfetta, ed organizzati in strutture ora più organizzate e coerenti. Inoltre, Jörg Trzebiatowski apportò importanti modifiche al sound della band, arricchendolo con assoli melodici ricercati e di fatturato superiore ai vecchi, infantili assoli atonali. Anche dal punto di vista lirico ci fu un grande passo avanti, con Mille Petrozza impegnato a scrivere testi acuminati tanto quanto i suoi riff efferati. Uno dei pezzi più violenti mai scritti dai Kreator, la titletrack Extreme Aggression, è anche uno dei più amati dai fans, nonché un'importante biglietto da visita per addentrarsi nel sound sempre più curato e tecnico della band tedesca: alle consuete scorribande tritaossa e alle immancabili vocals strozzate di Petrozza, infatti, si affiancano un assolo melodico stupendo ed una produzione stellare, che garantisce suoni nitidi, compatti e moderni. Si corre a mille all'ora, trattando il tema della follia che questa società può far scoccare anche nella testa dell'individuo più innocuo: lo stress, la frustrazione, l'oppressione porta la rabbia ad esplodere e tramutarsi in sadismo ('Vederti soffrire mi procura piacere'), sotto forma di 'allucinazioni provenienti dalla parte più oscura del mio cervello'. Nemmeno il protagonista sembra rendersi conto di cosa gli stia accadendo ('Non riesco ancora a crederci, sono davvero pazzo'), e vorrebbe sfogare sugli altri il suo disagio, che sembra venire ignorato da tutti: 'Ti ho sentito supplicare, ma nessuno sente le urla della mia anima'. Petrozza si scaglia contro la Società che 'ti mette in ginocchio' e giura: 'Prima di morire, ora che ho perso la voglia di vivere, mi prenderò la mia vendetta verso chi mi ha portato a queste aggressioni estreme, che condannano la mia anima all'inferno per sempre'. Pezzo da headbanging, sospinto dall'urgente drumworking di Ventor, No Reason To Exist è eloquente fin dal titolo, e sottolinea una volta di più lo stato di rifiuto e ribrezzo al quale questo mondo ci costringe: 'Crescere come qualsiasi altro bambino, vivere esattamente come una statistica: non c'è tempo di pensare al futuro, perché esso è già deciso per te'. Con uno stile lirico che assomiglia molto a quello del primo James Hetfield, Petrozza prende ironicamente le spoglie del sistema e si rivolge ai cittadini: 'Hai tutto quello che serve, quindi non chiedere di più'. Il cantante ci definisce 'schiavi manipolati dal grembo materno fino alla tomba', messi in uno stato di trance e senza mai la possibilità di reagire, senza 'nessuna ragione di esistere'. Tutti ce lo siamo chiesti: che senso ha trascinarsi giorno dopo giorno in frustrazioni, tradimenti, delusioni, disgrazie immani e sacrifici solo in parte ripagati da pochi raggi di luce? 'Anno dopo anno si sente il bisogno di evadere', di fuggire 'da queste false verità'; eppure Mille sa anche che è sbagliato abbandonarsi alla disillusione e piangersi addosso, perché si corre il rischio di fare peggio: 'Ricordate quanto velocemente si perdono gli anni della giovinezza'. Nel refrain, giugnono i consigli spassionati, che rendono il pezzo un vero e proprio 'credo' della mentalità-Kreator: 'L'unico modo di combattere il sitema è mantenere e manifestare le proprie idee, solo ora è possibile trarre delle conclusioni; solo chi è abbastanza giovane per vedere la luce può sapere cosa è giusto per sè stesso, sapere cosa dovrebbe fare. Trova il coraggio di fare a modo tuo, segui e non sprecare la vita. Credete veramente che siamo stati messi in questo cadavere per obbedire? Non lasciare che le regole prendano la vostra vita, non sprecate la vostra esistenza, non siate degli schiavi'. Un inno alla ribellione, a vivere con coraggio e ardore ogni istante: una persona open-minded come Mille Petrozza, del resto, non potrebbe che scrivere testi così libertari e veraci, che divennero immediatamente una sorta di vangelo per i thrashers ottantiani, aggrappati alle sue invettive.

A tal proposito, sono stupendi i versi della sferzante Love Us Or Hate Us, una vera e propria dichiarazione di appartenenza all'heavy metal; in esso, il chitarrista italotedesco ribadisce con fermezza e orgoglio l'importanza della musica nella sua vita ed il menefreghismo verso la società bigotta che tende a ghettizzare gli esponenti di tale corrente: 'Non cercare di dirci ciò che è giusto per noi, non ce ne frega un cazzo comunque; non cercare di rubarci l'immaginazione, non riusciremo mai a tradire le cose in cui crediamo'. Nessuno, dunque, deve impedirci di essere noi stessi, mentre invece troppo spesso i soldi, il potere e tanti altri elementi interferenti portano la gente a rinnegare i propri stessi ideali. Non è certo il caso dei Kreator, coerenti ed onesti con sè e col prossimo, devastanti tanto nelle loro avanzate metalliche quanto nella campagna contro la musica plastificata del mondo mainstream: 'Distruggi la musica di oggi, quella privi di sentimento, distruggi coloro che cercano il compromesso, tradendo se stessi pur di trovare un accordo; vendono la loro anima ad ogni costo, suonano senza sentimento, senza energia o aggressività, col cervello affamato di soldi e non dal cuore. La fortuna, la fama e la gloria sono le loro ossessioni: Venditori, sordi, ciechi alla musica e all'arte, senza onestà, solo sterilità, un suono cauto ottenuto senza creatività, ancora lo stesso di un'altra epoca'. La dichiarazione portante dell'intera canzone non potrebbe che essere stentorea e sviscerata di mezzi termini, ridondante di orgoglio virgola dopo virgola: 'Amaci o odiaci, alcuni hanno gli occhi e ancora non riescono a vedere; il loro rumore di plastica è tutt'altro che musica per me! Meccanizzato e computerizzato, spegne il cervello e rende i suoni disumanizzati. Non cercate di prendere i nostri sogni, non saremo mai come voi, non vogliamo essere una parte di questa malata società: coloro che hanno una passione non potranno mai cambiare il loro modo di vivere. Sappiamo che abbiamo ragione: coloro che vogliono formare un mondo di tendenze e monotonia devono farlo senza di noi'. Senza di noi: parole forti, parole pesanti, attraverso le quali la band dichiara di non volersi piegare, non volersi concedere ai mille occhi del grande fratello mediatico, lontana da schematizzazioni e schedature di sorta, tipiche di una società nella quale i consociati sembrano accettare ogni imposizione come un branco di pecore che viaggia verso l'autodistruzione. Come prevedibile, Stream of Consciousness è incentrata attorno ad un flusso di coscienza, ovvero la libera rappresentazione dei pensieri di una persona così come compaiono nella mente, prima di essere riorganizzati logicamente in frasi. Il flusso di coscienza fu elemento portante di molti romanzi psicologici nel quale il protagonista, attraverso dei lunghi monologhi con sè stesso, lasciava emergere il suo ego, con i suoi conflitti interiori, le sue emozioni, i sentimenti, le passioni e le sensazioni. Nel suo personalissimo flusso di coscienza, Mille Petrozza afferma che 'non vi è alcuna differenza tra la vita e la morte', tanto è pessimistica la sua visione della nostra esistenza terrena: 'Terrore emotivo confonde le nostre menti, amore e odio ci rendono ciechi, pensiamo che la morte sia la fine della vita e pretendiamo una ricompensa in paradiso'. Le emozioni, in altre parole, alterano il nostro stato mentale, trasformandoci in burattini di noi stessi; per Mille è come 'vivere in un'era glaciale', con le emozioni intorpidite e la verità sulla vita e sui misteri dell'esistenza -che un tempo sembrava tanto vicina- distante anni luce dalla nostra concezione. Essendo un flusso di coscienza, il testo è abbastanza criptico ed interpretabile, ma non mancano i soliti riferimenti agli 'stolti che non possiedono la propria mente e rispettano tutte le regole, nati per servire'. Più circospetta e dotata di una repentina accelerazione centrale, Some Pain Will Last rappresenta un'ulteriore istantanea del degrado in cui viviamo, intesa sia dal punto di vista ambientale che morale: 'Intensa devastazione della natura, il mondo venduto come sporcizia a buon mercato, nessuno di coloro che promettono potrà poi mantenere; non c'è speranza, solo degrado, la creazione porta soltanto al caos. Viviamo in un mondo di odio e inganno, corruzione e avidità, la miseria sta per arrivare ed il dolore è riservato per te'. Petrozza descrive gli esseri umani come 'schiavi eterni di menti morbose', ciechi e privi di aiuto reciproco, 'rivenditori di oppressione senza cuore' che pensano di poter controllare l'umanità sedando ogni forma di resistenza; come anche in No Reason To Exist, il chitarrista si sofferma sul tema deprimente del 'tempo che vola veloce', ricordando come un domani vorremmo ancora sentirci bambini, ma saremmo ormai diventati uomini ancora pieni di sogni e speranza. Ma 'i sogni vengono distrutti facilmente', così faremmo bene a 'prepararci per un pò di dolore sconosciuto'. Nel finale si fa un misterioso riferimento a 'mutanti chimici progettati e organizzati per lungo tempo', suscitando parecchi dubbi nell'interpretazione del brano: forse Mille stava cercando di parlare delle modificazioni genetiche e degli esperimenti su esseri umani, trattati anche da Chuck Schuldiner dei Death in Genetic Recostruction, anticipando di un decennio i pericoli e le diatribe su argomenti spinosi come clonazione, mutazione genetica ed inseminazione artificiale.

Betrayer è un altro calibro da novanta nella discografia dei letali thrashers tedeschi, una mitragliata folgorante resa esplosiva da riff taglienti, un altro assolo di pregevole fatturato melodico e stop'n'go da cardiopalma. In essa, Mille Petrozza si scaglia a muso duro contro i governanti 'traditori', che promettono di interessarsi ai problemi del popolo ma si limitano a tirare acqua al proprio mulino; per contro, il testo potrebbe venire interpretato da ognuno di noi in maniera differente e personale, magari riportandoci alla mente una persona falsa e che ha tradito la nostra fiducia: un amico che ci ha pugnalati alle spalle, una ragazza o, più in generale e per estensione, qualsiasi soggetto che si macchi di una colpa grave e imperdonabile come quella della falsità. In questo, Petrozza era molto simile allo stesso Chuck Schuldiner, un altro che 'bandiva il falso' e lo faceva ripetutamente nelle sue canzoni; ognuno di noi può leggere le parole di Petrozza adeguandole alle proprie esperienze personali, anche se il chitarrista è solito dedicare il prequel del pezzo, in sede live, proprio ai politicanti corrotti: 'Questa è una canzone che utilizzo per descrivere quello che sento, a proposito di persone come te, che non hanno senso per l'umanità, che non hanno idea di cosa sia la vita; hai usato la mia fiducia per soddisfare la tua lussuria senza cervello, la tua parola non vale più di un rigurgito nella polvere'. Vengono ripetute parole come 'traditore' e 'ingannatore', e ci si chiede 'come ho potuto essere così ingenuo, credere a tutte le bugie'; anche se 'è troppo tardi', 'penso di aver imparato la lezione, la storia ha avuto il tempo di svilupparsi'. Sono i segnali evidenti di un popolo che si accorge di essere stato raggirato: 'Ora vedo il tuo vero volto, dietro la maschera un imbroglione, un falso'; 'Sarebbe meglio pensare prima di parlare di tanto in tanto; hai finto di essere mio amico, ma se potessi venderesti tua madre per meno di un centesimo'. Il musicista di Essen esprime un disprezzo ampiamente condivisibile verso queste persone viscide e inaffidabili, che purtroppo popolano in gran numero la nostra quotidianità. Ancora la falsità e le bugie vengono trattate in Don't Trust, a riconferma dell'importanza che la rettezza morale rappresenta per il buon Mille: 'L'unica verità che io abbia mai sentito è la verità che proviene da me stesso, un mucchio di bugie è quanto si ottiene da chiunque altro; l'esperienza dimostra che ho ragione, per cui fate attenzione a chi scegliete di credere. Non si può credere in niente, avere fiducia in nulla, quindi io non mi fido di nessuno'. La visione che emerge al termine del brano è molto pessimistica, come consueto in casa Kreator: 'Persa la fiducia nel futuro, persa la fede nelle profezie, persa la verità promessa dai governi, persa la speranza nell'onestà'. Tanto cruda nella musica quanto shockante nei testi, la celebre Bringer of Torture parla dei 'sogni di terrore' di una 'giovane ragazza così dolce e una volta così innocente', costretta ad una vita 'così brutale' nella quale le emozioni vengono soppresse: non sembrano esserci dubbi, il pezzo dovrebbe parlare delle violenze sessuali subite da questa fanciulla all'interno delle mura domestiche. 'Potrebbe gridare, ma non lo farà, vittima del più crudele tipo di amore; nessuna difesa, colui che ti ha dato la vita calpesta la tua innocenza; vorresti essere libera a tutti i costi, ma sei incatenata dalla vergogna, e tutta la tua speranza sembra essere perduta: portatore di tortura. Non hai paura di morire, niente potrebbe essere peggio di questa vita, sei terrorizzata dal dolore che ritorna sempre, ogni notte; pazzia e terrore, mano mano nei sogni di bambina: le cose non torneranno mai come prima. Sta tornando ancora una volta, ancora e ancora'. Mille Petrozza ha sempre avuto un occhio di riguardo per le violenze contro i minori, e attraverso brani come Bringer of Torture ha esplorato un'altra delle troppe sfaccettature negative che possono emergere dall'indegna razza umana. In Fatal Energy, Miland si interroga sull'esistenza di un Dio, che se ne sta a guardare un mondo in fiamme: 'Non posso più sopportare tutte queste bugie, di chi ci racconta un mondo migliore per voi e per me; il nostro odio è in crescita, incertezza sul nostro destino'. La paura dell'ignoto fa sorgere dei quesiti in relazione proprio a qualche presunta entità superiore, citate nel pezzo in qualità di 'dei': 'Mi chiedo se le loro creazioni sono in grado di gestire le forze violente dell'energia fatale, la violenza, la forza crudele nella mente di tutti; l'istinto assassino è ancora intatto, non abbandonerà mai da solo la nostra mente. La nostra avidità sarà la causa della nostra caduta'. Riferendosi alle persone che si aggrappano ciecamente alla religione, Petrozza parla di 'ricerca di qualcuno da incolpare' e dipinge terribili scenari apocalittici: 'Domani sarà troppo tardi: quando i bambini piangono, nella paura della morte, una morte orribile che nessuno può fuggire, piangeranno lacrime di confusione, piangeranno perché non capiranno come mai le loro giovani vite saranno prese dalle braccia del loro stesso creatore; e gli dei staranno a guardare, dai luoghi alti, indifferenti a voi e a me, la distruzione della razza umana per mezzo dell'energia fatale'.

Appena un anno dopo, i Kreator colpirono nuovamente, con identica freddezza, intatta vemenza, ancor più affilata tecnica esecutiva: Coma of Souls, infatti, ci presentava la leggendaria band di Essen in una forma straripante, alle prese con pezzi sempre più complessi, accorpamenti di riff importanti, assoli melodici ricercatissimi e sonorità limpide, mature, molto lontane dal thrash caotico e rozzo degli esordi. L'enorme qualità tecnica andava di pari passo con la profonda intensità lirica ribadita da un Petrozza sempre più filosofico, esistenzialista, misantropo e nichilista ma al contempo ambientalista e pensatore: seppur ancora giovane -aveva al tempo ventiquattro anni- il chitarrista e cantante tedesco dimostrava coerenza e maturità di pensiero, oltre che spiccate doti di paroliere. Nel disco non mancavano certo le proverbiali velocità al fulmicotone e le serrate ritmiche da moshpit, ma il tutto veniva rielaborato in chiave più moderna e stratificata. Come era già stato in passato con As The World Burns, e come trattato dai Metallica di Blackened, l'opener-track When The Sun Burns Red è una devastante ed articolata analisi del pianeta che muore sotto i colpi dell'uomo, tanto per ribadire la grande sensibilità di Petrozza per la causa naturale: 'Il riscaldamento globale è iniziato, Madre Terra sta annaspando, nessuna protezione dal sole; gli incendi boschivi infuriano, mentre i fiumi tornano ad essere ghiaccio. La morte crudele di Madre Natura, grandinate, trombe d'aria, ondate di freddo, gelate impreviste, correnti di calore e bufere di neve'. La morte globale è il prezzo da pagare, mentre l'inverno 'si trasforma in estate e le stagioni scompaiono', scompigliate dalle nefandezze umane: 'Quando il sole brucia rosso, la terra si accende dal blu al grigio'. Sono i colori, surreali e innaturali, a scandire una rivoluzione naturale imposta dall'inquinamento e dal menefreghismo di noi uomini, creature superficiali e troppo spesso animate da un delirio di onnipotenza; Petrozza se la prende ancora con i governanti, che dovrebbero contribuire a regolare e preservare l'habitat naturale in cui viviamo: 'Nessuno ha bisogno di un profeta per spiegare qualcosa che è così chiaro; oceani traboccanti, isole che annegano in tutto il mondo. I leader non lo avrebbero mai ammesso, ma ora stanno piangendo per la disperazione. Ora la pioggia laverà via i tristi resti dell'uomo, città un tempo così fiere si sgretoleranno nella sabbia, gli edifici collasseranno quando tutto sarà stato detto e fatto. Il colpevole morirà assieme all'innocente, quando il sole brucerà rosso'. All'interno della titletrack, Coma of Souls, sono concentrate tutte le peculiarità, tecniche e di aggressività, raggiunte e ben definite dalla corazzata tedesca, che qui offre una criptica e profetica chiave di lettura alla decadenza morale del nostro tempo. Petrozza sembra rivolgersi ai politici quando parla di 'maestri di guerra, mercanti di falsa pace', accusandoli di organizzare guerre nelle quali sono gli altri a morire: 'Non importa chi si fa male, commercio all'ingrosso di spazzatura inutile; i bambini, per i generali, sono pedine con cui giocare e uccidere. Nessuno si salva da cadaveri e marciume'. Si parla anche della libertà di pensiero, vista come un miraggio, e si culmina in un finale dai tratti molto forti: 'Nel profondo più inconscio della mente si trova la più antica saggezza, sepolta da secoli di guerra e inquisizione; la verità viene violentata e crocifissa, l'avidità sgorga a ondate, dai pazzi ai miserabili schiavi'. Quello a cui sembra riferirsi il cantante italotedesco è il consueto complesso di marciume, falsità e corruzione dilagante che porta, paradossalmente, gli onesti sul rogo ed i mercanti di fumo nelle stanze dei bottoni; è sempre stato così, l'uomo ha sempre cercato di distruggere il suo prossimo: dai cristiani martorizzati dai romani alle crociate sanguinarie organizzate in seguito dagli stessi cristiani, nel frattempo divenuti potenti; dalle campagne di ghettizzazione tese a inquadrare i metallari come persone inaffidabili, sporche e prive di valori, ai politicanti che sguazzano nei loro stipendi da favola, chiedendo ripetuti sacrifici ad un popolo inerme. Tutto questo porta ad un perenne 'coma dell'anima', infinito e profondo: gli occhi cuciti del personaggio posto in copertina dell'album rappresentavano, a detta di Petrozza, l'incubo dal quale non ci si può svegliare. La battente People of the Lie sembra un chiaro attacco ai vecchi esponenti della gerarchia nazista: 'La tua vanità è tutto ciò che sai mostrare, quello a cui credi e che sostieni è un dogma fanatico riciclato dal passato; hai un piano generale di genocidio, che non riesco a capire: popolo della menzogna, tu sei per me lo spreco di carne e sangue. Mi piacerebbe vederti sepolto nel fango, e quando sarai morto nessuno verserà una lacrima; quindi vattene da me, non ho bisogno del tuo odio. Non ci si può nascondere dietro tali affermazioni vuote, il tuo orgoglio razzista non è altro che un gioco: perderai contro il giusto, che si trova dalla parte di quelli che hanno scelto di combattere per l'umanità'. Anche in questo caso, il prode Petrozza intesse un discorso ampiamente lodevole e condivisibile, smentendo una volta di più lo sterile stereotipo del metallaro ignorante e guerrafondaio, che peraltro non ha mai avuto un fondamento attendibile. La Germania è stata il teatro principale della seconda guerra mondiale, la tana degli inenarrabili crimini di Adolf Hitler e dei suoi seguaci, ma è sbagliato accostare quelle mostruosità ad un intero popolo e ad un paese che, invece, ha sempre cercato di fare qualsiasi cosa per allontanarsi dalle reminescenze naziste. Petrozza, in primis, è un uomo saggio che non ha mai negato un profondo interesse per il bene della propria nazione e, essendo una persona acuta ed intelligente, non può che condannare senza mezzi termini gli avvenimenti deprecabili che ne hanno segnato la storia.

Una mazzata fervida e secca come World Beyond, invece, sembra trattare argomenti meno realisti, come il passaggio ad un'ipotetica vita dopo la morte: Mille immagina il percorso di una vittima che 'raggiunge la falce del mietitore navigando il fiume Stige', ovvero uno dei cinque fiumi degli inferi secondo la mitologia greca e romana. Il 'viaggio alle porte dell'inferno' inizia con la morte ed un'anima da vendere: 'Mente senza paura, fantasma che esplora, spettro che vola: viaggio nel mondo dell'aldilà'. Il patto col diavolo e l'approdo all'inferno è visto quasi come una liberazione, forse perché il protagonista ha accettato di concedersi a Satana ricercando una libertà che la vita terrena, oppressa da regole e costrinzioni, non gli garantiva: 'Volo libero e non legato, la promessa è stata mantenuta'. Una volta tra le fiamme, però, 'è troppo tardi per i rimpianti', e forse quel sogno di libertà si rivela molto meno affascinante di come ce lo si immaginava. A suo tempo, Mille spiegò il brano in maniera molto più semplice, definendolo incentrato sui misteri del nostro inconscio e sull'origine degli incubi: leggendola in tal senso, dunque, il 'mondo dell'aldilà' sarebbe appunto quello onirico, nel quale si può volare liberi senza alcuna restrinzione; ma il resto dei riferimenti lirici trova poco riscontro pratico in questa visione. Piuttosto, sembra essere Terror Zone, infuocata da un'accelerazione finale scarnificante, con tanto di assolo iperorgasmico, a parlare di incubi e di quella 'zona del terrore' popolata di 'demoni e creature che una volta ho potuto ignorare', la quale tanto ci attanaglia quando chiudiamo gli occhi: 'Una dimensione crudele in cui tempo e spazio vengono distorti senza controllo, un buio freddo come il ghiaccio che mi circonda, creature strane strisciano nei miei sogni selvaggi; sono fatte di carne, non di fantasia, e mi trascinano nella zona del terrore'. Mille descrive le sensazioni disgustose e le visioni orripilanti, affermando di conoscere, adesso, 'quello che abita in me', ovvero le sue paure più grandi ed inconfessabili, oltre che la solitudine che lo stato di incubo accentua. Agents of Brutality, un altro pezzo diretto ed incalzante, potrebbe parlare di un reato commesso nella notte, di alcuni bestiali serial killer inviati per uccidere: 'Assassini a sangue freddo in una battuta di caccia a mezzanotte, per una ragazza che non può combattere, rapita, torturata, vittima di abusi, scuoiata viva; panico che ti fa soffrire senza fine per mano di agenti della brutalità, abominio nel cuore della notte, bagliori di metallo lucido, armi letali nelle mani di bestie. un altro martire urla, sottomesso a vittima, barcolla, cade e fa fatica a vivere: ma ben presto la loro missione sarà compiuta, la scintilla della vita se ne è andata'. L'accento viene posto sulla vittoria del forte sul debole, del clan che prevale su ua ragazza debole ed indifesa, metafora di una società nella quale è sempre il più forte, il disonesto a sopravaricare il cittadino onesto e senza possibilità di controbattere attacchi tanto meschini. La cupa Material World Paranoia è un'altra interessante digressione sul rapporto tra uomo e natura, sul materialismo dilagante e sulla 'disumanizzazione che avviene attraverso l'industrializzazione'; sembriamo tutti perseguire l'accumulo di ricchezza materiale, seppellendo i sentimenti, trascurando la straordinarietà di un tramonto o l'intensità di un sorriso, e mentre le grandi aziende dominano e governano la terra, 'la natura combatte per la propria conservazione'. Le nostre vite scorrono contaminate dal grigio dell'oppressione materiale, 'disperazione nelle fabbriche, freddi scheletri in acciaio', l'illusione del potere che 'porta confusione globale, con conseguente rinuncia dell'evoluzione mentale: la distruzione della natura attraverso la produzione di massa, un esempio eclatante di costruzione senza cervello'. Emerge nuovamente la sensibilità verde di Mille Petrozza, con velati riferimenti anche alla selvaggia speculazione edilistica e ad una 'cultura prefabbricata' che 'spreca la vita' e ci fa crescere nel falso mito dell'avere, a discapito dell'essere. Mille è chiaro e dà un consiglio da fratello maggiore ai suoi seguaci: 'Non sognare quello che la tua vita potrebbe essere, vivi i tuoi sogni'. Il monito finale è illuminante: 'La ricchezza materiale sarà anche tua, ma la promessa di un futuro migliore è solo una menzogna'.

Twisted Urges si ricollega liricamente al vecchio classico Bringer of Torture, trattando il tema spinoso degli abusi sessuali a danno dei minori: è ancora un padre a 'realizzare sogni morbosi', in un silenzio scuro 'così reale': 'Rinchiusa in catene d'acciaio giù in cantina, non è giusto: nessuno di cui fidarsi, nemmeno l'inferno potrebbe essere così doloroso. Venduta dal padre per gratificarlo, senza mai una possibilità, violentata, picchiata, sodomizzata; la sua anima amrtirizzata urla, eppure nessuno ascolta il suo grido, il suo mondo è la paura, il dubbio, prigioniera di questa scena grottesca'. Al giorno d'oggi, i telegiornali ci raccontano sempre più spesso storie di questo tipo, e forse inconsciamente tendiamo a pensare che la nostra civiltà stia cadendo proprio in basso: anche grazie ai vecchi testi di Mille, tuttavia, possiamo constatare, ancor più tristemente, che questi fatti drammatici avvenivano già molti anni fa, soltanto che finivano per essere tacciati e nascosti molto più facilmente rispetto ai tempi recenti. Davvero ardua è l'interpretazione della frenetica Hidden Dictators, la quale sembra far riferimento ad una sorta di strumentalizzazione mentale, dotata di una 'potenza impressionante, che non può essere negata' e che le permette di manovrare le teste a suo piacimento: 'Nessuna forma, nessun cervello, nessuna mente, ma il potere di controllare ogni resistenza; può leggere nella tua mente, vedere il mondo che c'è dentro, supervisionare la tua vita, decidere il giorno in cui muori'. Di cosa starà parlando il leader dei Kreator? Solo lui potrebbe fugare tanti dubbi: 'Presenza al di là della nostra immaginazione, essere orribile del destino, nessun segno del suo dominio, più vecchio del tempo e della vita'. Riflettendo a lungo sui misteriosi versi vergati dalla mano del chitarrista di Essen, sovviene un'ipotesi un pò forzata: che il dittatore nascosto sia il destino, il fato, che non possiede forma eppure regola l'intera esistenza del pianeta: 'Alcuni possono invocare il Salvatore, pregare, altri cercheranno di resistere nella speranza di esistere, per vivere anche solo un giorno in più'. Un destino che, forse, vuole lentamente porre fine alla razza umana, la quale ha creato 'il terribile incubo di un mondo morente' [tanto per ricollegarsi alle ideologie ambientaliste di Mille] e merita soltanto di lasciar spazio ad una forma di vita migliore: 'Un mondo deve finire, uno nuovo iniziare; una forma di vita pura nasce dalla morte, il nuovo mondo è protetto dal dittatore nascosto'. Mental Slavery è un altro atto di accusa contro il servilismo mentale di chi viene 'allattato dagli schermi televisivi, paradiso di follia' e si perde in una 'schiavitù mentale, schiavitù oscura'; è una costante quasi ossessiva, nel pensiero di Mille Petrozza, accusare l'eccessiva rigidità delle regole di questa società, regole che restringono il campo di pensiero individuale sotto i colpi di una 'paura paralizzante': 'Lo spettacolo orrendo delle regole mette il controllo totale sul pensiero'. Ognuno di noi è soltanto 'uno in un milione di schiavi, un bene sacrificabile'; il chitarrista ha sempre incitato alla ribellione, intelligente e civilizzata naturalmente, per poter vivere la vita con personalità e cognizione di causa: 'Questa canzone è per coloro che servono il sistema di terrore che regola la terra'. Con Coma of Souls si chiude la prima parte di carriera dei Kreator, un periodo prospero ed esaltante nel quale la band di Essen ha imbastito la propria leggenda, sferrando cinque colpi memorabili e leggendari: cinque pilastri imprescindibili della storia del thrash, ognuno a suo modo particolare e caratteristico. Con l'avvento degli anni novanta, era tempo di voltare pagina.



Sambalzalzal
Giovedì 22 Novembre 2012, 20.41.33
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Bellissimo articolo e grandissimi Kreator. Concordo inoltre con quanto scritto nei vari commenti... Cauldron Born, Waste Of Air... Undercover come sempre... secondo me il loro album migliore rimane Pleasure To Kill seguito a ruota da Coma Of Souls poi si sono rotti le palle pure loro... non sono peggiorati o altro ma semplicemente dopo aver dato una bella lezione al mondo della musica si sono messi a fare ciò che volevano e ciò che riescono a fare ancora col minimo sforzo per continuare a campare ed a far campare la propria label. Flag Of Hate@ hai ragione! Anzi seguendo il tuo ragionamento invito quanti non li conoscono (parlando di bands thrash che hanno avuto tanta cattiva sorte e pochissimo seguito) ad andare a cercare i tedeschi WARPATH!!!
Red Roger
Giovedì 22 Novembre 2012, 19.55.17
20
Questi furono gli anni migliori dei kreator,dopo han fatto degli album buoni ma nessun capolavoro....da violent revolution in poi..copia e incolla...
the Thrasher
Giovedì 22 Novembre 2012, 11.30.18
19
@LAMBRUSCORE: come ho raccontato nei miei articoli sui Death, nel 1990 Chuck Schuldiner passò un momento difficile e non se la sentiva di partire per il tour europeo coi Kreator; gli altri componenti della band non vollero andargli incontro e, fregandosene della sua depressione, partirono in tour senza di lui, con alla voce Louie Carrisalez dei devastation. durante il tour, rick rozz e terry butler infangrarono ripetutamente il nome di schuldiner, dicendo che era stufo del death e voleva mettere su una band glam, o addirittura che fosse malato di aids...
vitadathrasher
Giovedì 22 Novembre 2012, 10.42.34
18
.....non è di certo un capolavoro come By Inheritance, per portare sul trampolino di lancio la band
LAMBRUSCORE
Giovedì 22 Novembre 2012, 8.50.13
17
@Vitadathrasher: gli Artillery hanno fatto il primo album nel 1985, ma poi qualcuno sa dirmi del tour Kreator - Death senza Schuldiner, davvero? Chi c'era la suo posto?
vitadathrasher
Giovedì 22 Novembre 2012, 8.35.14
16
Flag@quella che tu chiami sfiga, io la chiamo semplicemente promozione delle label: L'ondata thrash è stata breve ma intensa, purtroppo per questo le band che tu hai citato, Forbidden, Mordred e Artillery sono comparse alla fine degli 80 quando l'ondata si stava esaurendo. Sono convinto che se avessero fatto uscire un album nella metà degli anni 80 o prima oggi sarebbero nell'olimpo delle thrash band. I Forbidden sicuramente. Under@ io sono uno di quelli a cui non piace Duke ma che non demolisco Shovel Headed Kill Machine, sostengo che Duke non ha una voce "thrash" eppiattisce tutto l'ottimo lavoro che fa il resto della band, ma questa è la direzione che hanno scelto loro: death thrash.
-Cobray
Giovedì 22 Novembre 2012, 6.04.32
15
Gran bell'articolo!
Flag Of Hate
Mercoledì 21 Novembre 2012, 20.34.02
14
Ho capito coa volevi dire, Fabio, e in parte lo condivido. Nella NWOBHM così come nel Thrash ci sono state moltissime band che hanno raccolto meno di quanto si sarebbero meritati, per contro purtroppo solo in pochi hanno avuto un vero successo. Ma io sono convinto che la colpa di questa situazione non sia di quelle band che hanno sfondato, Iron Maiden o Metallica che dir si voglia, ma da due fattori, cioè l'atteggiamento di molti fan "monotematici", i quali comprano tutto di una singola band ma non approfondiscono il genere (l'avevo già raccontato 'sto aneddoto, conoscevo un tizio che sapeva TUTTO dei Megadeth ma non aveva mai sentito parlare dei Forbidden, che non sono mica sconosciuti come i Mordred, per capirci!!); il secondo fattore è la sfiga. Guarda i danesi Artillery, con quel Capolavoro di "By Inheritance" meriterebbero di esser conosciuti da cani e porci, ma purtroppo la loro label di allora, la RoadRunner, non pubblicizzò l'album a dovere, e la band si sciolse... Dico solo, chiudendo, che secondo me non è il disco dei Kreator, dei Sodom o dei Metallica a togliere mercato agli Antrophofagus o alle band Underground, ma l'atteggiamento dei fan che si fermano al grande nome.
Undercover
Mercoledì 21 Novembre 2012, 15.40.16
13
I Kreator per me insieme agli Exodus e agli Overkill sono quelli che tengono alto l'onore della vecchia guardia, penso però che mentre gli Exodus hanno trovato una via alternativa allo stile che li ha caratterizzati nel corso degli Ottanta e Novanta, possa piacere o meno poco importa è così, i Kreator si siano affossati ripetendosi e ripetendosi facendolo però con la classe che i primi della classe hanno e non è dote di tutti, però dal 2000 in poi capolavori non ne hanno composti, buoni/ottimi dischi sì, però non comprendo davvero l'esaltazione per il loro ultimo lavoro, quando poi c'è gente che demolisce Holt e soci di "Shovel Headed Kill Machine" dando le colpe alla voce di Dukes e non tenendo conto che solo il drumming di Bostaph in quel disco cappotta letteralmente ciò che il buon Ventor ha composto nella sua intera carriera, lasciamo solo che siano dichiarazioni di gusto personale e non dettami di oggettività inesistente a indicare quello che è un capolavoro, o meno, questi signori ne han creati cinque di dischi indispensabili fino a "Coma Of Souls" ed è già un risultato notevole, dopo hanno confermato di essere una signora band.
CauldronBorn
Mercoledì 21 Novembre 2012, 15.38.03
12
@ waste, ovvio, oltre ad esserci il problema dei tour, bisogna pure aggiungerci i contratti con le labels che impongono ritmi serrati. Anche se per onestà bisogna dire anche negli anni 80 era diffusa la tendenza alla pubblicazione ogni 1-2 anni.
fabio II
Mercoledì 21 Novembre 2012, 15.37.31
11
L'aspetto che sottolinea waste è inquietante; cioè ai giorni nostri tutto è stato capovolto. Una volta dovevi farti conoscere con i dischi, se erano apprezzati andavi in tour; oggi waste ci dice che il fulcro vitale, la composizione, è passata in secondo piano, sempre a causa del business. Come provocazione mi vien da dire; bene allora niente cd, andate sul palco e improvvisate come dei Jazzisti.
fabio II
Mercoledì 21 Novembre 2012, 15.26.33
10
CauldronBorn anch'io credo che i Megadeth si leccherebbero i baffi ( anzi probabilmente più i fans ) ad avere in discografia 'Enemy of God' o altri qualitativamente. Ripeto: non sono affatto in antitesi i miei commenti con quelli di Flag; diciamo soltanto che ho preso un gruppo ancora integro per spiegare secondo me come ruota un sistema. Ieri parlavo di mezze seghe che hanno fatto 20 dischi e non dovrebbero più esistere; beh non è sicuramente il caso dei Kreator.
waste of air
Mercoledì 21 Novembre 2012, 15.22.12
9
Eh, ma il problema dei dischi buttati fuori in fretta e furia è semplice: si va in tour! Non c'è più tempo per curare la qualità, specialmente per le band che hanno la musica come lavoro. Dai dischi non ci guadagnano più, quindi sono costretti a fare tour su tour e a buttare fuori qualsiasi cosa per mettere in moto la macchina. Quanta gente di un certo livello può permettersi oggi di fare un disco ogni 5 anni?
CauldronBorn
Mercoledì 21 Novembre 2012, 15.05.02
8
Sono sia con fabio che con Flag of Hate. La "serializzazione" è una gran brutta bestia e abbassa di molto la qualità delle uscite di una band. E non riguarda solo i Kreator. E' fisiologico. Un esempio estremo, bands che vanno di corsa, fanno uscire 3-4 albums flosci con un paio di canzoni buone dentro, in un lustro. Magari invece, raccogliendo le hits sparse ne esce UNO, ma eccellente. E i posteri si ricorderebbero il capolavoro. Detto questo, vista la produzione thrash post 2000, dei cosiddetti big 4 e non solo, penso molti avrebbero firmato per comporre albums della qualità di Violent Revolution o Enemy of God.
fabio II
Mercoledì 21 Novembre 2012, 13.46.10
7
pardon, mi manca l'uiltima frase; cioè la 'turnazione' di bands ad un certo livello di popolarità. Mai detto che i Kreator devono appendere gli strumenti
fabio II
Mercoledì 21 Novembre 2012, 13.37.44
6
Si Flag, infatti sono d'accordo con te e lo anche scritto tirando in ballo mostri sacri, veri prime movers, come Motorhead. Ripeto ben accetti sia Kreator che Sodom, ci mancherebbe altro.Visto che non credo da quello che scrivi che tu sia uno di primo pelo; ti saresti mai immaginato, nell'85, di ritrovare i Kreator ancora in giro oggi? Onestamente io no, vedendo soprattutto quante bands strameritevoli sono sparite nel periodo della nwobhm. Questo discorso lo faccio, sia ben chiaro, ad un unico scopo; che è quello, probabilmente, di comprendere che se si vuole una fetta di mercato più ampia anche per i vari Antropofagus di turno, come è guisto che sia a parer mio; ecco il problema sono proprio queste bands storiche che continuano a saturare il mercato. Tenendo ben presente che i Kreator, Sodom e altri, non sono capostipiti proprio di nulla ( hanno semmai molta personalità, ma il suono non se lo sono inventati di sana pianta, come altri ), se non di una logica tendente a vedere come nuovo ogni piccolo, a volte infinitesimale, 'aggiornamento' in materia. ...comunque stai sicuro che prima o poi anche l'ultimo dei Kreator finirà nel mio carniere....il discorso era tendente ad un'altra cosa come, credo, hai già capito.
the Thrasher
Mercoledì 21 Novembre 2012, 13.27.15
5
quoto Flag of Hate, anche se non condivido sui Maiden (i loro ultimi lavori mi piacciono, e molto).
Flag Of Hate
Mercoledì 21 Novembre 2012, 12.59.07
4
Fabio II, il tuo discorso può valere per il 99% delle band in circolazione: è indubbio che la stragrande maggioranza delle band, di qualsiasi genere, dica quello che ha da dire in 3-4 album, 5-6 se sei un genio, e poi tiri a campare. E' una cosa fisiologica, normale. Il punto vero è il COME tiri a campare, secondo me. Se continui a presentare lavori buoni, di livello medio-alto, che fanno ancora divertire e muovere la capoccia, benvenga. D'altra parte possono permetterselo, i loro lavori post Endorama sono tutti godibili. Ma se i Kreator dovrebbero appendere gli strumenti al chiodo, che dire di altri gruppi? Degli Anthrax e Megadeth, che non ne azzeccano una da decenni? 8senza tirare in ballo altri nomi sacri - COFF COFF Maiden COFF che dovrebbero seriamente pensare alla pensione, o almeno alla sola dimensione live)
fabio II
Mercoledì 21 Novembre 2012, 11.08.23
3
A scanso di equivoci a me i Kreator piacciono e anche molto. Però è abbastanza strano ( per me ) che gente come Coroner abbia pagato un prezzo molto salato, mentre questi, anche in tempi recentissimi ( non possiedo e nemmeno ho ascoltato l'ultimo ) si siano dati alla serializzazione di albums che alla loro onorata carriera, a mio parere, non aggiungono più di tanto. Un conto è quando passi da 'Pleasure to Kill' ( un gioiello per l'epoca ) a 'Coma Of Souls' ( altro picco, tra l'altro, in Usa usciva per una major come l'Epic per dire lo stato di grazia, intesa anche come visibilità, della scena di quel periodo ); ma poi? Davvero 'Outcast', 'Enemy Of God' o anche 'Horder' of Chaos', tralasciando l'atipico 'Endorama, sono state prove che giustificano una band sul mercato da quasi 30 anni? Cioè sto facendo un discorso ampiamente selettivo, il quale potrebbe coinvolgere anche Sodom, come tantissimi altri, compresi i prime movers Motorhead. Poi come dice vitadathrasher dal vivo sono uno spettacolo.
La carogna di Barletta
Mercoledì 21 Novembre 2012, 10.14.30
2
Band buona ma sopravvalutata...si porta loro un rispetto esagerato rispetto ad i meriti effettivi, e si fa di tutto per chiudere un occhio sui lavori più "ambigui"...voto 6.
vitadathrasher
Mercoledì 21 Novembre 2012, 8.15.28
1
Una 80's band che è durata, migliorata ed evoluta, non solo per capacità tecniche ma soprattutto per quelle intellettuali. In Europa, nel genere, sono i migliori, tutti i live che ho visto sono stati di livello. Una delle poche certezze nel panorama thrash odierno.
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