Privacy Policy
 
IN EVIDENZA
Album

Voivod
The Wake
Demo

Panni Sporchi
III
CERCA
ULTIMI COMMENTI
FORUM
ARTICOLI
RECENSIONI
NOTIZIE
DISCHI IN USCITA

19/10/18
NORTHWARD
Northward

19/10/18
LANDMVRKS
Fantasy

19/10/18
SALIVA
10 Lives

19/10/18
VALDUR
Goat Of Iniquity

19/10/18
HATESPHERE
Reduced To Flesh

19/10/18
SACRAL RAGE
Beyond Celestial Echoes

19/10/18
EXXXEKUTIONER
Death Sentence

19/10/18
SOULFLY
Ritual

19/10/18
ARCTURUS
Sideshow Symphonies

19/10/18
EADEM
Luguber

CONCERTI

18/10/18
CALIGULA`S HORSE + GUESTS
LEGEND CLUB - MILANO

19/10/18
TAAKE + BÖLZER + SLEGEST
LEGEND CLUB - MILANO

19/10/18
FRACTAL UNIVERSE + GUESTS
THE ONE - CASSANO D'ADDA (MI)

19/10/18
VADER + ENTOMBED A.D. + GUESTS
REVOLVER - SAN DONA DI PIAVE (VE)

19/10/18
INJURY + VEXOVOID + BROWBEAT
LA TENDA - MODENA

19/10/18
CARCHARODON + KURT RUSSHELL + GREENPHETAMINE
L'ANGELO AZZURRO CLUB - GENOVA

19/10/18
CRYING STEEL + GUESTS
LET IT BEER - ROMA

20/10/18
ROSS THE BOSS + BULLET + CRYSTAL VIPER
CAMPUS INDUSTRY - PARMA

20/10/18
AZAGHAL + GUESTS
SLAUGHTER CLUB - PADERNO DUGNANO (MI)

20/10/18
FRACTAL UNIVERSE + GUESTS TBA
THE FACTORY - VERONA

MARK LANEGAN BAND + CREATURES WITH THE ATOM BRAIN + BRUCE GARWOOD + LYENN - Viper Theatre, Firenze, 30/11/2012
04/12/2012 (1937 letture)
PREMESSA
Odio e ho sempre odiato i report che iniziano con le scuse del redattore di turno per essere arrivato in ritardo al concerto di cui doveva occuparsi. E’ un po’ come quando ti presenti in ritardo a lavoro e senti che qualunque ottimo motivo tu abbia avuto per questo, quello che dirai non potrà comunque mai giustificarti davvero. Ma il fatto è che gli orari del mio vero lavoro non mi hanno permesso di giungere al Viper Theatre in tempo per le esibizioni dei tre gruppi di supporto, Lyenn, Duke Garwood e Creature with the Atom Brain. E' quindi con un vago e amaro sapore di contrappasso che mi scuso per l’incompletezza di questo report e passo direttamente all’headliner della serata, la magnifica Mark Lanegan Band.

MARK LANEGAN BAND
E’ bello constatare che nonostante il ritardo ci sia ancora gente in coda per il biglietto quando arriviamo e, difatti, quando entriamo nel locale lo troviamo pieno e caldissimo, in fremente attesa per l’esibizione di Mark Lanegan e della sua band. Un evento che attendevo da quando avevo assistito il 13 novembre 2003 alla sua esibizione al Tenax di Firenze: nove anni ed è sempre novembre, con i suoi freddi e la pioggia a fare da contorno ad un’esibizione che al solito stordisce per profondità e capacità di emozionare.
La prima cosa che si nota è l’assenza di una qualsiasi scenografia e la presenza di poche luci, tutte sui toni del rosso e del blu, con una oscurità di fondo palpabile e che ben riflette la natura della musica che a momenti irromperà sul palco. Una dimensione quasi atemporale interrotta solo dagli ultimi accorgimenti di soundcheck e sistemazione dello stage. Il concerto era da orario previsto per le dieci e venti ed è esattamente in quel momento che i musicisti salgono sul palco, collegano gli strumenti e senza perdere neanche un secondo attaccano subito con l’intro di The Gravedigger’s Song, opener di Blues Funeral. Lanegan è l’ultimo a salire sul palco, ma appena apre bocca, gli abissi si spalancano e ogni speranza di salvezza è negata.

With piranha teeth
I’ve been dreaming of you
And the taste of your love so sweet
Honest it’s true

Through my heart flows sleep
And the dark heavy rain
Where the gravedigger’s song is sung
You’ve been torturing me

Tout est noir, mon amour
Tout est blanc,
Je t’aime mon amour
Comme j’aime la nuit


E’ un romanticismo dolente e sanguinoso quello che Lanegan ci racconta con una voce profonda e scavata, che sembra provenire da un tempo lontano e attraversare la notte, rubandole il suo segreto. La canzone perde leggermente qualcosa rispetto alla versione da studio, a causa di un bilanciamento nei suoni non perfetto, che mette in fortissimo primo piano la chitarra di Steven Janssens (che si è esibito anche con i suoi Lyenn in apertura, assieme al batterista Jean-Philippe De Gheest) e le tastiere di Aldo Struyf (anche alla chitarra ed all’opera con i Creature with the Atom Brain), ai quali è demandato il non facile compito di riproporre le infinite e profondissime stratificazioni sonore offerte dall’album. Nonostante i suoni non siano forse al meglio, la potenza espressiva di questo gruppo e della canzone è incredibile ed il silenzio in sala è totale, almeno fino alla conclusione del brano, quando un applauso fortissimo si scioglie dal pubblico. Ma è un attimo e già la successiva Sleep with Me ci investe rivelando un atteggiamento che la band e Lanegan terranno per tutta l’esibizione: chiacchiere zero, intervalli zero, solo musica con interruzioni ridotte all’osso, pochi secondi tra un brano e l’altro, quasi a non voler interrompere un flusso ed una tensione che si percepiscono come una enorme coltre. La prima parte dello show è centrata sui brani di Bubblegum e Field Songs e sembra quasi incredibile che alla fine di ogni brano si ripeta il rituale del caldissimo abbraccio del pubblico, subito interrotto dalla canzone successiva, come a rinnovare una sorta di catarsi sospensiva dei sensi e del tempo. Superba la prova degli strumentisti, che si calano splendidamente nella parte, riuscendo ad esaltare le diverse atmosfere dei brani, offrendo una sensibilità sulle dinamiche a dir poco miracolosa e fondamentale con un repertorio del genere, il quale richiede un’attenzione maniacale al dettaglio ed alla sfumatura che può in qualunque momento determinare il successo o il crollo totale dell’intera architettura sonora ed emotiva imbastita. Hit the City e Wedding Dress ci avvolgono e non resta che domandarsi cosa possa seguire; è così che le note di One Way Street ci riportano indietro nel tempo, per una delle esecuzioni più belle dell’intero concerto. Resurrection Song è l’ennesima mazzata vibrata contro una resistenza ormai del tutto collassata ed incline all’accettazione totale, finché Gray Goes Black, offrendo un maggiore dinamismo ritmico ci scuote dal torpore consentendo a qualcuno di muoversi un po’, quasi a riscoprire un corpo del tutto dimenticato fino a quel momento. Tempo per la prima cover della serata e tocca a Devil In My Mind, originariamente degli Smoke Fairies, lunga litania lisergica che pone chitarra e batteria al centro dell’attenzione, con le sue ondate ritmiche e l’ossessività del riff. Janssens, completo nero e banana di capelli impomatata, sembra un diabolico fratello minore di Johnny Cash ed il suo tocco in finger picking dona magia e ritmo all’intera esibizione, senza rubare spazio al band leader, ma offrendo al tempo stesso una prestazione superba e l’unico leggero accenno di dinamismo su un palco che altrimenti parrebbe immobile ed implacabile. Con Harborview Hospital, inizia la seconda parte dello show, maggiormente dinamica ed incentrata su ritmi più elevati: si fa forte la compenetrazione tra la musica suonata dalla band ed i campionamenti ritmici introdotti da Struyf e le influenze dark wave del brano esaltano ancora di più questa sensazione. Quiver Syndrome ci scuote ancora ed è facile notare come molti dei presenti abbiano più familiarità con il repertorio più recente del cantante. Atmosfere tarantiniane, country, blues, influenze alternative, salvezza e dannazione, tutto trova spazio all’interno di una musica che incanta e graffia, avvolge e stordisce ed è più o meno a questo punto del concerto che Mark pronuncia le prime parole dirette all’audience: 'thank you', e si riparte subito. Altre due cover con Black Rose Way tratta dal repertorio degli sfortunati e magnifici Screaming Trees, che rivela un’ossatura ben più rock ed energica, la quale ben si sposa alla successiva Riot in my House, incentrata su un bel riff ed unico momento in cui Janssens, che stava accordando la chitarra, entra con un leggero fuori tempo, che viene recuperato solo con la seconda strofa. Sembrano passati mille anni da quando la band di Seattle si trovò coinvolta nell’esplosione del fenomeno grunge, senza riuscire in realtà a beneficiarne quanto avrebbe meritato. Fortunatamente, la carriera di questo istrionico singer aveva già preso il via grazie ai dischi solisti incisi in quegli anni, che lo hanno progressivamente trasformato in un autore completo, capace di rinnovare una tradizione fortemente ancorata alle radici americane, ma condotta oggi con una strumentazione moderna e tutto sommato innovativa per il genere, che ne fa un credibile ponte tra passato e futuro. Una sorta di Caronte dalla voce profonda come l’Inferno, che ci conduce lungo la strada della perdizione eterna. Ci avviciniamo alla fine del primo set e St. Luis Elegy (magnifica, non c’è altro da dire) e la lunga, ossessiva e straniante Tiny Grain of Truth concludono dopo un’ora e qualche minuto di immersione totale. Lanegan prima di quest’ultima rompe nuovamente il silenzio per presentare i musicisti che compongono una backing band da urlo. Brevissima anche l’attesa per il ritorno sul palco e quando il riff di Hangin’ Tree esplode dalle chitarre di Janssens e Struyf, è apoteosi, ad ulteriore testimonianza di quanto i Queens of the Stone Age abbiano significato nella carriera di Lanegan, rilanciandola e garantendo al cantante un posto nella memoria collettiva. Chiude impeccabilmente Metamphetamine Blues. Un concerto forse leggermente breve, considerando quanta energia ed aspettativa fosse ancora percepibile da parte del pubblico, ma non lamentiamoci troppo (certo Bleeding Muddy Waters l’avrei ascoltata volentieri) e torniamo ad aspettare che il mondo di Mark Lanegan torni ad incantarci.

SALUTI E COTILLONS
Appena gli amplificatori smettono di vibrare è lo stesso Struyf a comunicare che Mark avrebbe autografato album, magliette, poster al banco del merchandising. Non resta che mettersi in fila, dopo aver comprato un bel bootleg autorizzato di una delle serate del tour (10 canzoni, 10€; 20€ per 3 CD, 30€ per il vinile stampato in sole 300 copie numerate: ci si può stare) e quando Lanegan arriva, altissimo e rigorosamente in nero, con l’immancabile cappellino da baseball ed i tatuaggi in vista, beh… Sfido chiunque a non emozionarsi. Tempo di stringergli la mano, ringraziare per l’autografo e per la sua musica e via, corriamo a farci una birra per smaltire l’adrenalina. Grandissimo concerto, emozionante ed indimenticabile. Peccato per i gruppi di supporto, mi rifarò appena ne avrò l’occasione. Menzione di merito per il Viper Theatre, che frequento ormai con una certa regolarità: si può sempre migliorare, ma nel complesso si conferma un buon posto per la musica live.

SETLIST MARK LANEGAN BAND
1. The Gravedigger's Song
2. Sleep With Me
3. Hit the City
4. Wedding Dress
5. One Way Street
6. Resurrection Song
7. Gray Goes Black
8. Devil in my Mind
9. Harborview Hospital
10. Quiver Syndrome
11. One Hundred Days
12. Creeping Coastline of Lights
13. Black Rose Way
14. Riot in My House
15. St. Louis Elegy
16. Tiny Grain of Truth

-----Encore-----

17. Hangin' Tree
18. Methamphetamine Blues



Khaine
Martedì 4 Dicembre 2012, 23.54.27
3
Tra l'altro, bellissima locandina!
Lizard
Martedì 4 Dicembre 2012, 14.21.18
2
A giudicar dall'affetto e dalla grande partecipazione di pubblico, non credo dovrai attendere molto per un ritorno
Selenia
Martedì 4 Dicembre 2012, 11.16.21
1
Mamma mia che concerto, nutro parecchia invidia per te che sei riuscito a vederlo all'opera ben due volte, è senza dubbio un'esperienza incredibile lasciarsi pizzicare dalla sua voce dal vivo.. e poi il fatto che abbia concesso autografi è un gradito finale! Grande davvero Lanegan
IMMAGINI
Clicca per ingrandire
La locandina del tour
ARTICOLI
04/12/2012
Live Report
MARK LANEGAN BAND + CREATURES WITH THE ATOM BRAIN + BRUCE GARWOOD + LYENN
Viper Theatre, Firenze, 30/11/2012
 
 
[RSS Valido] Creative Commons License [CSS Valido]