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FEAR FACTORY + DEVIN TOWNSEND PROJECT + DUNDERBEIST - Magazzini Generali, Milano, 25/11/2012
05/12/2012 (2394 letture)
E’ una domenica mattina.
Il non essere un comune mortale che dorme nel modo in cui tutti quanti sono abituati, mi fa sembrare sia ancora fottutamente sabato.
Mani sporche di carboncino, occhi gonfi e percezioni a puttane.
Il telefono suona e sono i Job For A Cowboy con What We Once Called Home a ricordami che esisto e che mancano circa otto ore all’inizio di un live rivitalizzante, come quello che mi appresterò a descrivervi.
“Oh Selli! Ma te li vai a sentire i Fear?”
Un amico, estremo fan di Devin Townsend, mi salva da quella che poteva essere l’ennesima avventura con i mezzi di trasporto milanesi, che senza dubbio avrebbero reso il viaggio uno sconforto e uno sconquasso viste le condizioni meteo, unite a quelle psicofisiche.
“*bestemmia censurata* se vado Giò, di brutto!”
Potrei commuovermi, ma non posso. Manteniamo una certa integrità o quantomeno una parvenza che sembri tale.
E attendiamo con ansia l’ora fatidica.

Dopo una degna rimpinguante dose di super T, per le sette di sera ci si reca alla data meneghina dell’Epic Industrialist Tour 2012, headliner Fear Factory, con formazione canonica più il nuovo acquisto Mike Heller in sostituzione di Gene Hoglan, un batterista giovane ma davvero notevole, e il Devin Townsend Project, che non fa rimpiangere i tempi degli Strapping Young Lad.
Personalmente ho adorato City e Alien. I progetti solisti di Devin non mi avevano mai coinvolta allo stesso livello, ma questo solo perché sono una bieca e mesta ascoltatrice di bordello e prediligo la caoticità. Mi son ricreduta solo quando ho potuto avere la chiara dimostrazione della genialità e la maestria che questo personaggio è in grado di dimostrare in ambito live. Un qualcosa di impagabile e raro. A questi due nomi di rilievo purtroppo non troviamo gli annunciati Sylosis, bensì i norvegesi Dunderbeist. E dico purtroppo solo per gusto personale, non per critica ai validi opener del live tour.

Già in possesso di biglietto, attendo il compare perché compri il suo. In barba a ciò che si dice sui diritti di prevendita, paga pure un bel surplus per non essersi appropinquiato prima all’acquisto.
Grazie magazza, parte 1 (dopo mi appresterò ad altre vane ma veritiere considerazioni in "Grazie Magazza parte 2").
Ma non c’è prezzo per lo spettacolo, e in ogni caso non sono due euro che ti salveranno la vita, si spera. Non ti curar di loro ma guarda e passa. Alighieri Docet, in questo caso.

DUNDERBEIST
Magazzini generali, ore 19.45.
All’apertura dei cancelli il sito è già pieno per metà e sono i Dunderbeist a riscaldare le masse. Alla vista possono lasciare perplessi, visto che si presentano con un face painting alla Dark Funeral e divise da college americano (ad eccezione del batterista blackster con la maglia dei Taake). Ma fortunatamente l’abito non fa il monaco e si dimostrano degni di nota, presentando al pubblico i brani del penulimo album Black Arts & Crooked Tails, unitamente a un paio di tracce della loro ultima release Songs of the Buried. L’impronta è molto blanda ma riescono a focalizzare bene la sala su di loro, grazie ai timbri dei due vocalist molto ben armonizzati tra loro e con la melodia, alla distorsione semplice e controllata e ai suoni puliti, ma comunque graffianti nei momenti di picco. Non deludono di certo, nonostante siano noti forse a pochissimi dei presenti e abbiano dei momenti un po’ troppo melodicamente gai. Tuttavia brani come La Guerre Du Feu e Shields Aligned della penultima release, assieme alla title track dell’ultimo album, sono capaci di lasciare piacevolmente appagato anche l’ascoltatore casuale/medio/disinteressato.

FEAR FACTORY
E giunsero le 9 di sera.
E l’atmosfera si fece cupa. Dal palco sparisce il drappo norvegese e il suo drumset minimalista. Tempo che si sistemino e che Cazares arrivi a passo pachidermico sul palco, che un bel flash di led bianchi ci mostra il quartetto americano, energicamente pronto a far rimanere tutti di sasso, come sempre. La scaletta si apre con la title track dell’album che da il nome al tour, The Industrialist, seguita dalle tracce chiave di Obsolete, che assieme a Demanufacture, Soul of a New Machine e Archetype (non presente nella setlist) è considerata dalla sottoscritta la migliore release della band. I minuti di tregua sarebbero sprecati con un gruppo di questo calibro. Il connubio Cazares-Heller-DeVries è inarrestabile. Lo stesso non si può asserire per Burton C. Bell, che nel pulito ha dei cali clamorosi; ho potuto vedere persone che si guardavano attorno smarrite in quei momenti, ve lo giuro.Brani come Linchpin, Resurrection, Shock, Self Bias Resistor e Replica, dal vivo hanno un impatto estremo. Come già precisato, non un attimo di tregua con questo gruppo. Ci hanno donato solo muro di suono e tante belle scapocciate.

SETLIST FEAR FACTORY
The Industrialist
Shock
Edgecrusher
Smasher/Devourer
Powershifter
Acres of Skin
Linchpin
Resurrection
Recharger
Martyr
Demanufacture
Self Bias Resistor
Zero Signal
Replica


Corsa fuori per una personale dose di nicotina, al riparo dalla pioggia in una nicchia all’uscita, mi ritrovo un trio notato già all’arrivo perché aveva indosso la stessa felpa dei Down (che siano rimasti a Milano dal 28 di ottobre, è possibile) che, scroccatomi l’accendino, narra dei Behemoth visti al Gods a cui entrarono di straforo quest’estate, di quanto spacchino i culi i Fear e di quanto non gliene freghi una bega di Devin: lo preferivano con gli Strapping, dicono. E non che io fossi di diverso avviso. Almeno non fin quando non mi ributto nella marmaglia e mi si para in proiezione un video tutorial di una jappo-cino-coreana personal trainer di un branco di barboncini, intervallata a qualche corto virale dell’ultimo anno (“hey, mela?”), assieme a spezzoni con la mascotte Zyltoid e sketch di Devin che definirli geniali è un eufemismo.

DEVIN TOWNSEND PROJECT
Sono ormai le 22.00 e dopo questi interludi bizzarri, Devin e la compagine canadese si apprestano a regalarci una performance ai limiti della perfezione. A livello sonoro, per quante se ne dicano sulla meticolosità di questo geniale frontman (del tipo che i suoi sound check durino ore poiché esige la perfetta calibrazione sonora), non vi è una pecca di sorta. I suoni sono chiari, vivi e l’unica cosa che li disperde è solo l’acustica del luogo in sè (nelle arcate laterali si ha meno nitidezza in fatto di acustica ma beh, ci si può sempre spostare). La scena è aperta da Supercrush e Kingdom, seguite dalla poderosa Truth. Dopodiché abbiamo Planet of the Apes, dove ricompare in video proiezione un muppettizzato T. Rogers, seguito da un intervallo di solo chitarristico dei Meshuggah mimato dal muppet di Mårten Hagström. Questi exploit video-ludici spezzano un po’ la solenne atmosfera che s’era creata. Logicamente ora non possono che essere eseguiti brani come Juular e Vampira dove, prima di quest’ultima, Devin ipotizza pure sul possibile numero di donne presenti al concerto .

“You might bee such 8... maybe 12”

Cosa che è tanto vera quanto triste.
Le donne appassionate al genere effettivamente non sono tantissime. E se lo sono non sono veramente donne. Tipo la sottoscritta. Giusto l’involucro è quello. Per il resto, partecipo attivamente a gare di rutti e mi faccio la barba ogni due giorni. Donne barbute e irsutismo puberale a parte, per quanto il live show sia ormai agli sgoccioli, Devin non smette di coinvolgere la sala eseguendo l’allegrotta e scanzonatissima Lucky Animals, incitando il pubblico ad un movimento corale. Mi sono sentita stupida ai massimi livelli, ma non potevo restarne fuori. Ed il bello è che tutti stavano facendo la stessa cosa. Quindi insomma, la pena si divide. E in ogni caso, che fossero momenti solenni o goliardici, non c’era un individuo che non fosse veramente coinvolto in quello che quest’artista è in grado di ricreare col suo genio e la sua abilità, capaci di trasportarti in un mondo a parte. Esempio lampante di tale situazione sono state Sunday Afternoon, Grace e la conclusiva e mozzafiato Deep Peace; in tutto questo l’artista se n’è sempre fregato delle transenne e della security, scendeva e saliva dal palco quando e come gli pareva e non è mai mancato di spirito, nemmeno quando gli hanno urlato che volevano toccargli le chiappe (ha risposto che andava anche bene, solo che ormai somigliavano più a due gomiti e che puzzavano di vecchia latrina). Falso abbandono di palco, Devin ritorna sovente assieme alla band per eseguire Bad Devil, terminando grandiosamente la già magnifica esecuzione.
Inoltre, prima che sbattessero fuori tutti quanti col nastro dei lavori in corso, teso da un capo all’altro della sala, il canadese non si è stizzito a qualche high-five o autografo da parte della folla ammassata nel sottopalco. Insomma, una figura totalmente fuori dal comune, con una notevole umanità. Non intossicato dalla fama e decisamente geniale dalla prima all’ultima nota eseguita.

SETLIST DEVIN TOWNSEND PROJECT
Supercrush!
Kingdom
Truth
Planet of the Apes
Where We Belong
Sunday Afternoon
Vampira
Lucky Animals
Juular
Grace
Deep Peace
Bad Devil


GRAZIE MAGAZZA, PARTE 2
Da quello che indicavano evento e biglietto, ci si doveva apprestare a propinarsi l’ennesimo live di metal estremo in un posto che di fama non è che etichettabile se non come “posto per fighetti”, i Magazzini Generali (che se vi cercaste su Facebook, nella sezione foto vedrete solo individui con facce da ketamina, drink i mano e foto di dj. Quasi come si vergognassero di autenticare il fatto di ospitare artisti di rilievo. Musicisti. Veri.)
Di fatto gli ultimi concerti a cui m’ero recata tempo addietro furono in locali come l’Alcatraz, il Rolling Stone (ora parcheggio dell’Upim).
Vista la china che tira negli ultimi tempi, si tende a non lamentarsi del posto e si ringrazia anche solo per il fatto che grossi artisti vogliano ancora mettere piede in questo Paese.
Ai Magazzini mi sono recata circa un mese prima di questa serata, al live dei Down ed in quella sede m’era sceso lo sconforto più becero: impossibilità di muoversi, figuriamoci di pogare (per un nano come me poi è stato pure problematico stare sulle piattaforme laterali, per provare a vedere il palco e non solo schiene di metalloni sudati e trasudanti), acustica da circolo bocciofilo perché non si sa né come né perché i suoni erano di un confusionale assurdo.
Senza contare il dover mollar lo zaino, pagando supplemento.
Passino i trentacinque euro di biglietto. Che ormai son finiti i tempi dei live da tre o quattro ore, con nomi noti a quindici euro.
Poi cinque euro per quaranta cl di birra annacquata.
In più: hai lo zaino? Tre euro.
Hai il giubbotto perché siamo ad ottobre e non tutti soffrono di ipertermia? Altri tre euro.
Personalmente, avrei preferito dare la mia roba alla banda della Magliana, piuttosto che alla tizia del guardaroba, ma va beh.
Non facciamo i rabbini, passiamo oltre.
Anche perché, essendo sorte diverse polemiche, questa volta lo zaino e la tua roba te la potevi portare tranquillamente appresso.
Deo Gratia.
La birra ci si è rifiutati anche solo di guardarla e per fortuna, probabilmente per la meticolosità richiesta dagli headliner, i suoni erano perfettamente udibili in tutte le loro parti.
Quindi, mezzo riscatto per questo “posto per fighetti” adibito a live-zone per il semplice fatto che si sta facendo terra bruciata di locali più o meno noti, passati in gestione a magnate consumisti, i quali non pensano tanto alla qualità e la varietà dell’offerta ma, per lo più, alla quantità del ricavo.
Si spera arrivino tempi migliori.
Tuttavia, ciò dipende anche dal pubblico, che deve essere pronto a supportare e a non rimanere sopito, passivo e inerte di fronte a tutte le brutture e i bistrattamenti di un'arte che ci tiene tutti vivi, in qualche modo.



Lady Godiva
Domenica 28 Aprile 2013, 15.38.30
14
"Burton C. Bell, che nel pulito ha dei cali clamorosi" solo?? è stato un cane a cantare per non dire noioso al contrario della sua band. Devin invece ha dimostrato doti che raramente si trovano in un artista solo. Ottima voce, concerto di qualità elevata sia per lo spettacolo che per le esecuzioni, oltre che per la scelta della scaletta
Zanahary
Giovedì 6 Dicembre 2012, 8.42.54
13
@Flag Of Hate: Ma dici serio? Io boh, son di un altro avviso. Sarà perchè i Fear me li son persi un botto di volte, però in ambito di live, per quello che trasmette il parteciparvi, il posto mi passa in secondo piano. Poi l'ho detto. I Magazzini fan cacare. Ma oramai le scelte son limitatissime. E i locali un pelo più decenti sono a casa di cristo, in ste zone. Già rinuncio a quelli. Se mi mettessi a schifare pure i posti, non mi muoverei più. @Don Pompilio: Ma magari?! Macchè storie che non si dorme un cristo e si perde la cognizione del tempo. Per vedere quelle facce, basta andar sulla pagina FB del posto, sezione foto. Easy ed esilarante come vedere babbuini che fumano crack. @nonchalance: Cazzosì che manca il Rolling... @Fabio ll : meglio ripetere certi concetti, @Delirius Nomad: Eh, ebbene si! Erano cali canori un po' troppo palesi per non rimanerci male. Ma si sapeva, cioè di regola Bell non ha mai spiccato per il pulito..
Delirious Nomad
Mercoledì 5 Dicembre 2012, 22.32.06
12
"Ho potuto vedere persone che si guardavano attorno smarrite in quei momentii", quindi ne fai parte! Bel live report, Devin devo vederlo una volta.
Fabio II
Mercoledì 5 Dicembre 2012, 21.59.12
11
Tablet di merda, le cose non capitano mai per caso.
Fabio II
Mercoledì 5 Dicembre 2012, 21.56.31
10
NON CONSUMATE DROGA! Dovrebbe bastare la musica Ps; Suor Cazzilla, visto il nome ambiguo, mando Thor of Batacchi sei l'unico genere che manca alla lista
Fabio II
Mercoledì 5 Dicembre 2012, 21.56.21
9
NON CONSUMATE DROGA! Dovrebbe bastare la musica Ps; Suor Cazzilla, visto il nome ambiguo, mando Thor of Batacchi sei l'unico genere che manca alla lista
Fabio II
Mercoledì 5 Dicembre 2012, 21.56.17
8
NON CONSUMATE DROGA! Dovrebbe bastare la musica Ps; Suor Cazzilla, visto il nome ambiguo, mando Thor of Batacchi sei l'unico genere che manca alla lista
Suor Cazzilia
Mercoledì 5 Dicembre 2012, 21.43.35
7
Be se girassero pusher durante i Deicide, il dolce Glen secondo me si farebbe certi rigoni internazionali da far invidia a Maradona e Lapo Elkan messi insieme!!!
nonchalance
Mercoledì 5 Dicembre 2012, 18.23.22
6
Non posso condividere la recensione perché quella sera non c'ero ma condivido tutto il resto! Io é da un pò di tempo che rinuncio ad andare ai suddetti Magazzini Generali perché piuttosto che ri-vedere "i miei preferiti" in un buco del genere preferisco aspettare che tornino magari all'Alcatraz almeno che, non li abbia mai visti..tipo i Fear Factory che ho recuperato 2-3 anni fa proprio in questo cazzo di Magazzini! Quanto mi manca il Rolling-Stone: quando eri stanco potevi anche sederti e fumare in santa pace gustandoti i Kreator con un'ottima visuale! Comunque hai ragione: stanno facendo di tutto per chiudere qualsiasi locali che offre concerti! Il motivo é questo: con la muscia da discoteca si guadagna di più..te li vedi i pusher (assoldati dai finanziatori dei gestori del locale ovviamente..) spacciare mentre suonano i Deicide?! Oltretutto la serata-disco dura 5ore! Ed in più gli orari sono più estremi..la musica no ma gli orari sì!
waste of air
Mercoledì 5 Dicembre 2012, 16.02.36
5
Porca troia che scaletta! Immancabilmente rosico. Devin era imperdibile.
Don Pompilio
Mercoledì 5 Dicembre 2012, 15.58.44
4
Bel report, ma ho delle domande: 1.come mai non dormivi domenica mattina e ti sembrava fosse sabato?! storie di anfetamina? 2.ma i rabbini con le facce da ketamina, dove li hai visti?
Sambalzalzal
Mercoledì 5 Dicembre 2012, 10.58.31
3
Come appunto dicevamo Raven@ da nord a sud e isole di oasi felici non ne sono rimaste tante. Speriamo solo che la gente prima o poi si stufi di prenderlo dietro come quelli a cui è capitato in questo ennesimo evento/fregatura.
Flag Of Hate
Mercoledì 5 Dicembre 2012, 10.40.24
2
Chiunque viva in Lombardia e si interessi di concerti sa bene che i Magazzini Generali altro non sono se non un BUCO DI CULO. Posti del genere sono da boicottare a priori. Io personalmente non ci andrei manco se Ronnie James Dio risorgesse e vi tenesse un concerto gratuito.
Raven
Mercoledì 5 Dicembre 2012, 8.56.19
1
Credo che dalle mie parti, se si chiedesse quella serie di supplementi per un evnto metal, ci sarebbero solo due scelte per il gestore. o rinunciare a chiederli oppure rinunciare a chiederli. A scelta.
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