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HAGGARD + SOUND STORM + EMBRACE OF DISHARMONY - Orion Club, Roma, 16/12/2012
22/12/2012 (2608 letture)
Diventa sempre più variegato il ventaglio di concerti offerto dall’Orion di Ciampino, che di certo non si distingue per la facile accessibilità, specie per chi -come me- si sposta quasi esclusivamente con i mezzi di trasporto pubblico, ma che comunque si rivela essere l’unica location adatta ad ospitare eventi di così grossa portata, specie in virtù della situazione attuale dei locali capitolini… che hanno decisamente vissuto periodi migliori.
Questa sera ci troviamo di fronte ai teutonici Haggard, che devo ammettere ho atteso con una certa curiosità in quanto, pur non includendoli tra i miei ascolti abituali, mi avevano piacevolmente colpita quando anni fa mi ero imbattuta in Awaking The Centuries. La band, che solo due sere prima si è esibita al Fillmore di Cortemaggiore, è accompagnata dai Sound Storm, già presenti nella tappa precedente, e dagli Embrace Of Disharmony.

Ad aprire la serata sono proprio questi ultimi, che come primo impatto danno l’impressione di essere un trio (chitarra-basso-batteria) acustico e fortemente contaminato dal progressive. L’approccio di apertura viene, però, parzialmente contraddetto con l’ingresso sul palco di un quarto elemento, la singer Gloria Zanotti, che raggiunge gli altri membri del gruppo conferendo un’aura più morbida all’esecuzione dei pezzi. Ciò che maggiormente mi colpisce dei romani è l’estrema eterogeneità dei brani proposti, contorti, per certi versi spiazzanti e senza dubbio originali. Dovendo infatti cercare una collocazione musicale per descrivere gli Embrace Of Disarmony, sarebbe senza dubbio limitativo parlare solo di prog (che resta, tuttavia, l’influenza principale), in quanto alla cadenza virtuosistica della chitarra viene accostato l’andamento sincopato del basso -di derivazione jazz/fusion-, le improvvise sterzate più aggressive -che quasi rimandano agli Opeth- e le basi di tastiera, purtroppo pre-registrate, che donano un effetto quasi straniante al tutto. Trovo particolarmente azzeccata la scelta di alternare intervalli in cui il tipo di cantato è prettamente melodico a passaggi in cui la preponderanza viene, invece, data ad uno stile più rauco e graffiato, che personalmente preferisco.
E’ la prima volta che ho il piacere di vedere gli Embrace Of Disharmony dal vivo e questa sera vengono eseguiti brani estratti principalmente dal loro EP di esordio, Whispers From The Edge Of Nowhere, uscito nel 2010, con alcune nuove track, tra cui l’interessante Identity.
Sul finire del live la band ci informa che nei prossimi mesi è attesa l’uscita dell’album di esordio, che si preannuncia essere un lavoro interessante, viste le già ottime premesse.

Seguono i Sound Storm, che per l’occasione si presentano con una formazione diversa dal solito. A causa di alcuni problemi vocali del singer Philippe D'Orange (rimasto sfortunatamente afono poche ore prima del live) si è dovuta operare in extremis la sua sostituzione, per cui alla voce vedremo Ilaria De Santis, già presente durante i concerti della band come guest performer e questa sera in veste di frontman. Il sound rispetto agli openers è decisamente diverso: abbandoniamo le strutture musicali più contorte per abbracciare sonorità più semplici ed originariamente affini all’epic/power ma che, per la presenza vocale di Ilaria, si vestono di una patina più gotica. Durante l’esecuzione dei pezzi sarà proprio dal punto di vista del cantato che si noteranno i maggiori disequilibri, soprattutto a causa del contrasto che si insinua tra la chiarezza (in termini percettivi) delle parti più acute e la difficoltà nel comprendere, invece, le parti più basse. Interessante l’incrocio di backing vocals ad opera di tutti i membri della band, eccetto il batterista, ma l'esibizione è nel complesso un po’ sotto tono: dal punto di vista prettamente musicale la proposta non mi ha entusiasmata ed ho trovato poco adatto inserire i torinesi come band di preparazione agli headliners, nonostante possa comprendere che buona parte delle difficoltà venute a galla siano conseguenza fisiologica del cambio di line-up last minute.

A questo punto, tutto viene sistemato per fare spazio ai numerosi componenti dei tedeschi Haggard, anche se definirli tali è riduttivo. La band, infatti, come è noto, è composta da membri provenienti da diverse realtà geografiche, tra cui segnaliamo la presenza di due italiani: il bassista piacentino Giacomo Astorri (che alcuni ricorderanno per aver suonato con gli Infernal Angels e per far parte dei Dogma) ed il chitarrista Claudio Quarta, di origini siciliane.
Mentre il pubblico inizia a scaldarsi e ad accalcarsi sotto il palco, ecco progressivamente entrare i tredici musicisti che questa sera ci culleranno con le loro orchestrazioni dalle tinte medievali. Verrà registrato un grandissimo entusiasmo soprattutto nell’accogliere la bella e brava soprano Susanne Ehlers ed il tenore Fiffi Fuhrmann, il personaggio più particolare ed accattivante all’interno della band, con il suo look da perfetto motociclista rocker: a vedere le toppe che decorano il suo gilet, il teschio che troneggia sul bastone da passeggio ed il cappello da cowboy, viene quasi voglia di chiedergli ripetizioni di stile. Oltre a rivestire il ruolo di tenore, Fiffi durante il live farà delle incursioni anche con il tamburello, con il fagotto e col particolarissimo cromorno, letteralmente un corno ricurvo, uno strumento di origine rinascimentale.

E’ la prima volta che assisto ad un concerto degli Haggard e fin dall’inizio colgo la fortissima intesa che c’è tra band e pubblico, quasi si trattasse di partecipare al live di un gruppo di amici. Il canonico distacco che di norma si crea tra artista e pubblico è completamente annullato: nessuno di loro sembra irraggiungibile e ci sentiremo tutti davvero molto coinvolti. Grande merito in quest’ottica è da ascrivere alla simpatia del frontman Asis Nasseri ed alla continua interazione di Su, sempre molto teatrale nelle sue espressioni facciali e che, nel guardarci negli occhi, regala a ciascuno di noi il più dolce dei sorrisi. Dal punto di vista musicale, trovo l’esibizione molto ben riuscita ed il timore che il folto numero di musicisti coinvolti potesse in qualche modo inficiare sulla resa sonora del concerto è fortunatamente smentito.
La cosa che più mi colpisce sono le diverse e contrastanti atmosfere che si respirano durante la serata: la distensione e la serenità leggibili sui volti di tutti i componenti infondono un senso di pacatezza anche in tutti noi presenti, pur lasciando spazio a picchi di forte emozione/commozione, registrati soprattutto durante l’esecuzione di All'inizio è La Morte ed Upon Fallen Autumn Leaves, quando veniamo tutti coinvolti nel recitare -al segnale del frontman- il mantra Moonrise!. Non mancheranno i teatrini tra l’inarrestabile Claudio ed Asis, quest’ultimo sempre pronto a scherzare sulla sua poca serietà, ed una breve parentesi polemica in merito alla rapidità con cui attualmente si condividono informazioni su vari social networks -"Sono sicuro che nell’arco di pochi minuti avrete inviato già tutto tramite i cellulari. Provate a chiedere ai vostri genitori cosa facevano durante un concerto dei Deep Purple"-, come a sottintendere che il vero spirito da concerto sia quello in cui il completo abbandono alla musica prevale sull’ansia di prendere in mano il proprio smartphone per condividere il prima possibile un tweet.

Tra un brano e l’altro continuano gli intermezzi scherzosi, tra i quali è doveroso menzionare la jam sui Metallica, l’esecuzione -con mio personale gradimento- di You Suffer dei Napalm Death o il momento in cui Asis ironizza sul fatto che non li si deve confondere con gli Epica: mentre tutti ancora ridiamo per questa affermazione, il singer aggiunge "Ehehe questo è il nostro modo per farci amiche tutte le altre bands!". Sembra di assistere ad un concerto surreale, ci sono talmente tante sensazioni condensate che trovo difficoltà a descriverle.

La splendida Eppus Si Muove suonata nella terra di Galilei fa risvegliare un po’ di quell’orgoglio italiano oramai sepolto sotto una coltre di delusione. La titletrack del terzo album della band è uno dei brani più coinvolgenti di tutta la setlist. Le altissime note sussurrate da Sus quando gli strumenti tacciono e la successiva recita corale da parte di tutti noi della strofa in italiano sprigionano un incredibile potere alchemico. E’ come essere condotti attraverso un viaggio spazio-temporale e si ha la sensazione di vivere, per qualche istante, a cavallo tra la fine del Cinquecento ed il Seicento:

Nato al lume guizzante della candela
Scritto in tempi oscuri
Sulla vecchia pergamena
Scorre la penna
E dal suo braccio nasce
Il disegno delle volte celesti
È l'inizio dei tempi
E cambierà il mondo

La bellezza del Paese di Galilei 

E nella mia ora più buia 
Loro splenderanno 
Per me 
All'infinito


Altro brano di forte impatto sarà Herr Mannelig, durante il quale la situazione sul palco verrà parzialmente ribaltata: Asis e Claudio corrono nel backstage per scendere le scale che li condurranno in mezzo ad un pubblico sorpreso, che li seguirà mentre compiono la loro passeggiata in mezzo al par terre, mentre avanzano in prima linea sullo stage la sezione composta da archi e fiati, inizialmente relegata in fondo alla sala. Siamo alla fine del concerto ed a conclusione dell’incredibile serata ci viene presentata Per Aspera Ad Astra, probabilmente il brano più celebre degli Haggard e senza dubbio quello più richiesto a gran voce da tutti coloro che, in queste due ore e dieci di concerto, hanno avuto la fortuna di condividere insieme a me un’esperienza davvero senza precedenti.



Sugara 'Sug Zug'
Giovedì 27 Dicembre 2012, 17.31.52
13
Però per un gruppo come gli Haggard c'era veramente poca gente, almeno i pochi che c'erano erano molto buoni... Non c'è che dire, sono un gruppo unico. D'accordissimo con Selenia, sembrava quasi che si instaurasse un rapporto personale con ognuno di loro e Su ha regalato un sorriso tutti quanti. Musicalmente, nemmeno ci spreco le parole...
Selenia
Domenica 23 Dicembre 2012, 13.02.13
12
@Francesco: intorno alle 200 persone, forse anche qualcosina in più ma più o meno la cifra dovrebbe essere quella. Se ne aspettavano molte di più ma credo che la vicinanza col concerto dei Death In June (che si è tenuto due sere prima) abbia un po' influito. Io ero presente ad entrambi e per i Death in June c'era un bel po' di gente.
Francesco
Domenica 23 Dicembre 2012, 0.18.33
11
Quanta gente c'era?
Metal Maniac
Sabato 22 Dicembre 2012, 17.42.47
10
immagino che abbiano sudato parecchio per suonarla!
Selenia
Sabato 22 Dicembre 2012, 17.28.03
9
@MAX: Ah sì! avevo inserito il nome corretto ma poi ho messo una ''s'' in più nell'abbreviazione.. in ogni caso grazie per i complimenti e per aver segnalato!
Selenia
Sabato 22 Dicembre 2012, 17.10.10
8
@Theo: solo gli Haggard! @Metal Maniac: ahahaha! hai letto bene, hanno fatto (ovviamente in maniera goliardica, non era prevista in scaltetta) You Suffer.. sono morta dalle risate ahahahahaah
MAX Rutigliano (Fotografo)
Sabato 22 Dicembre 2012, 17.03.25
7
Bella recensione.... unico appunto la soprano si chiama Susanne e lei si fa chiamare Su e non Sus..... per completezza! Max
Metal Maniac
Sabato 22 Dicembre 2012, 16.55.14
6
selenia ho letto bene?!? "l'esecuzione -con mio personale gradimento- di You Suffer dei Napalm Death"?!? beh, senza dubbio un gradimento talmente breve da non accorgersene nemmeno! tu sei stata già fortunata ad aver provato questa emozione!
Metal Maniac
Sabato 22 Dicembre 2012, 13.53.02
5
ah ah ah!!! ogni volta che leggo il tuo nick non resisto!
quel mona che sbatte la porta
Sabato 22 Dicembre 2012, 12.51.27
4
azz che belle tope le cantanti dei gruppi di supporto!
Theo
Sabato 22 Dicembre 2012, 11.14.33
3
Due ore e dieci di concerto degli haggard?? O in tutto? O.O
Il Perseverante
Sabato 22 Dicembre 2012, 11.09.23
2
Dalle tue parole deduco che io mi sia perso un concerto della madonna
waste of air
Sabato 22 Dicembre 2012, 10.45.47
1
2 ore e 10 di concerto?? Minchia! peccato non essere potuto andarci a Piacenza! grandissima band gli Haggard!
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