Privacy Policy
 
IN EVIDENZA
Album

Striker
Play to Win
Demo

BlurryCloud
Pedesis
CERCA
ULTIMI COMMENTI
FORUM
ARTICOLI
RECENSIONI
NOTIZIE
DISCHI IN USCITA

21/01/19
NOCTAMBULIST
Atmospheres of Desolation

21/01/19
RAVENOUS DEATH
Chapters of an Evil Transition

21/01/19
VILE APPARITION
Depravity Ordained

22/01/19
DREAM THEATER
Distance Over Time

22/01/19
DARK MIRROR OV TRAGEDY
The Lord Ov Shadows

25/01/19
JEFF HUGHELL
Sleep Deprivation

25/01/19
CRYING STEEL
Steel Alive

25/01/19
INGLORIOUS
Ride to Nowhere

25/01/19
MALAMORTE
Hell for All

25/01/19
KING DIAMOND
Songs For The Dead Live

CONCERTI

19/01/19
DON BROCO
LEGEND CLUB - MILANO

19/01/19
TERRORIZER + SKELETAL REMAINS + DE PROFUNDIS + GUEST
SLAUGHTER CLUB - PADERNO DUGNANO (MI)

25/01/19
EMBRYO
HAPPY DAYS PUB - NAPOLI

25/01/19
TOTHEM + SOUND STORM + ELARMIR
JAILBREAK - ROMA

25/01/19
NODE + FIVE MINUTES HATE
MADHOUSE PUB - MORNAGO (VA)

25/01/19
ARCANA OPERA + CONSTRAINT
ARCI TOM - MANTOVA

25/01/19
MILL OF STONE + GUEST
GALIVM GARAGE - PIEVE DI SOLIGO (TV)

26/01/19
EMBRYO + COEXISTENCE + DRANEKS ORDEN
FUCKSIA - ROMA

26/01/19
DISTRUZIONE + ERESIA + DESCEND INTO MAELSTROM
THE FACTORY - AZZANO VENETO (VERONA)

26/01/19
SOUND STORM + KANTICA + REVENIENCE
OFFICINE SONORE - VERCELLI

CORREVA L’ANNO - # 14 - 1983
03/01/2013 (5002 letture)
Un'eplosione, secca, violenta. Un monito, semplice e significativo: uccidili tutti. Un altro anno che segna una rivoluzione, una nuova ventata che rigira l'heavy metal come un calzino, nuovamente, nel breve volgere di pochi mesi. Questa volta il vento nuovo soffia dalla California, e precisamente da San Francisco: qui i giovanissimi Metallica avevano eretto la loro roccaforte, fatta di concerti ad alto contenuto adrenalinico e feste alcoliche senza freni. Erano divenuti in breve paladini dell'underground cittadino, ovvero la risposta più veemente e trasgressiva all'imperare dell'hair metal commerciale di Los Angeles: James Hetfield, chitarrista ritmico e cantante e Lars Ulrich, batterista di origine danese, erano determinati a spazzare via il pop metal da classifica che dilagava con sempre più insistenza e per farlo avevano catalizzato tutta la loro rabbia in una musica velocissima, abrasiva, che si ispirava al metal estremo di Motorhead e Venom ma mescolandolo con una melodia, una qualità tecnica e dei suoni degna del classic heavy inglese. Il tassello definitivo che fece fare il salto di qualità a quei ragazzi fu l'innesto in line-up del geniale bassista Clifford Lee Burton, un hippy pacato e con grande conoscenza teorica, il quale aveva chiesto alla band di raggiungerlo a San Francisco, dove suonava nei modesti Trauma. La scena locale era fervente e l'eccitazione si poteva toccare con mano. Tutto ciò venne catalizzato in Kill'Em All, il manifesto di un movimento nascente: il thrash metal. I Metallica si erano fatti un nome grazie al demo No Life 'Till Leather, tanto che un distributore di dischi newyorkese, John Zazula, aveva voluto invitarli ed ospitarli a casa sua, incaricandosi di produrre di propria tasca il disco d'esordio; il viaggio da costa a costa, avvenuto su un furgoncino noleggiato, fu difficile e lungo, reso epico dalle bravate del folle chitarrista Dave Mustaine, costantemente sbronzo e prontamente cacciato una volta giunti nella Grande Mela. A rimpiazzarlo fu chiamato Kirk Hammett degli Exodus, frettolosamente fatto arrivare da San Francisco per registrare le parti di chitarra scritte da Mustaine. L'impatto di Kill'Em All fu devastante: mai si era udita una band suonare canzoni così ben definite e valide, sotto tutti gli aspetti, a tali velocità, con tanta violenza e con tale precisione chirurgica. Il merito era prevalentemente di James Hetfield, il quale mitragliava una messe impressionante di riff letali alla velocità della luce sulle sei corde, ribadendoli con vocals rabbiose e testi ancora adolescenziali, veri e propri inni al cuoio e all'acciaio; in particolare, era l'incisività e la carica orgasmica scatenata da ogni singolo riff a colpire ed entusiasmare: ogni pezzo poggiava su giri di chitarra esplosivi e taglienti come rasoi, pressoché irresistibili, ognuno ben riconoscibile e dotato di un fervore tutto particolare. Anche Thomas Fischer, futuro componente dei Celtic Frost, attribuisce un merito tutto particolare alla affidabilità tecnica del quartetto di Frisco: 'Nessuno ne aveva dubbio: era iniziata un'epoca nuova per l'heavy, e ciò che separava i Metallica da qualsiasi altra giovane band emergente era la loro precisione, la produzione e l'approccio altamente professionale per quel periodo. La loro musica era unica, e Kill 'Em All era una vera innovazione, sono venuti fuori con quell'album e da un giorno all'altro hanno semplicemente fissato dei nuovi standard, apparentemente senza sforzi'. Ai riff secchi e tronchi, impellentemente scoccati su ritmiche convulse e rapidissime, si alternavano stacchi e stop'n'go, sapientemente orientati al conferimento di una maggiore dimensionalità alle composizioni, come ricorda Lars Ulrich, batterista basico ma all'epoca puntuale: 'I pezzi veloci senza variazioni tendono a sembrare tutti uguali; quando facciamo delle cose veloci, cerchiamo di inserire degli stacchi, così da farle sembrare ancora più veloci'. Hetfield aveva avuto un'infanzia difficile, segnata dallo scientismo cristiano dei genitori, dalle imposizioni paterne e dalla morte della madre: i suoi lunghi riccioli biondi, gli occhi azzurri e lo sguardo ancora da ragazzino quasi contrastavano con la furia incontenibile che egli riversava sul palco, armato della sua temibile Gibson bianca e fasciato dagli immancabili spandex neri lucenti. Oltraggioso e ribelle, il giovane James amava indossare t-shirt col logo della sua band, gilet smanicati, canottiere provocatorie o chiodo d'ordinanza: un autentico metallaro, quasi opposto rispetto all'atipico look di Cliff Burton, munito di jeans a zampa e lungo crine rossastro. Kill'Em All era impreziosito da fulminanti assoli di chitarra, scritti da Mustaine e suonati da Hammett: chi era abituato ai rozzi assoli atonali dei Venom, si imbatteva ora in assalti squillanti e curati, efficaci nella loro combinazione di impeto vorticoso e melodia febbrile. La tracklist era un continuo e spasmodico concentrato di frenetiche accelerazioni, ritmiche da headbanging e strutture ancora abbastanza semplici, dirette ed irruenti: l'impellente opener Hit The Lights era una scorribanda implacabile ed abrasiva, che culminava in una orgasmica serie di assoli; Motorbreath e Phantom Lord poggiavano su un febbricitante riffery punk ed erano imbevute di ormoni impazziti, mentre Whiplash e Metal Militia, una vera e propria chiamata alle armi, erano gli episodi più violenti e aggressivi, improntati su accelerazioni clamorose. In particolare, Whiplash fu uno dei primi grandi cavalli di battaglia della band, un autentico manifesto del thrash metal nonché la frustata elettrica che meglio sintetizzava e presentava l'adrenalinico sound della band. La stessa Metal Militia era una deflagrazione di energia senza inibizioni, infarcita di riff abrasivi e momenti di tensione elevatissima, oltre che di un testo orgoglioso ed evocativo che si pone come rivendicazione di uguaglianza dai tratti totalitaristici: 'Siamo un'unica cosa perché siamo tutti uguali, lottiamo per una causa; cuoio e metallo sono le nostre uniformi, proteggono quello che siamo: ci aduniamo per sfidare il mondo con il nostro heavy metal'. Tuttavia, già si intravedevano le qualità che avrebbero portato i Metallica ad ulteriori livelli tecnici: la quasi autocelebrativa The Four Horsemen, dotata di un potente riffing epico oltre che di una pregevole sezione solista, era più lunga e stratificata, un'anticipazione di quello che sarebbe arrivato con il secondo disco, anche nelle tematiche; pur essendo stata scritta ai tempi di Mustaine col titolo The Mechanix, aveva infatti subito delle variazioni liriche e ritmiche, finendo per ispirarsi ad un passo biblico. Anche l'anthemica Seek & Destroy, dotata di un riffing leggendario e di un refrain da cantare in coro, non era serrata come le altre tracce: si faceva thrashy in alcuni riff limitati e culminava nell'ennesimo assolo fulminante, ma era più modulata nella struttura, anteponendo un profilo minaccioso alla pura velocità. Jump in the Fire era il passaggio più melodico e mentre No Remorse rappresentava il primo brano a più registri ritmici della band, con la sua accelerazione improvvisa, spettacolare e assolutamente devastante, Anesthesia (Pulling Teeth) diveniva il biglietto da visita di Burton, una strumentale di basso nella quale il ragazzo di Castro Valley mostrava tutta la sensibilità del suo fingerstyle e la melodia del suo tocco. Quel disco fu un'autentica mazzata nei denti per gli ascoltatori del tempo e divenne un prodotto di culto, tra i più ambiti negli scambi di audiocassette registrate tra amici: il primo disco thrash metal della storia, il primo capace di portare quel genere fuori dal circuito underground, il primo ad aprirgli le porte del successo e spedirlo ai piani alti della gerarchia metallica internazionale, fuori dal suo ghetto primordiale.

Il titolo del disco derivò da un'invettiva di Cliff Burton verso i potenti dell'editoria musicale ('Fuck them all, kill them all'), i quali non avrebbero tollerato qualcosa di scabroso come il prescelto Metal Up Your Ass; la copertina, che in origine avrebbe dovuto raffigurare una lama acuminata fuoriuscente da un water, si incentrava su un montaggio fotografico tra un martello, una pozza di sangue e l'ombra di una mano, giostrata su colori forti e di impatto come il rosso ed il nero. Kirk Hammett ebbe modo di spiegare in seguito con quale spirito la giovane band californiana iniziò a plasmare il proprio sound innovativo: 'Pensavamo che qualsiasi cosa avessimo fatto, ci sarebbe sempre stato qualcuno che si accostava al disco con molta esitazione, perché all'epoca era tutto molto diverso; abbiamo scritto certe cose pensando di suonarle a velocità normale e invece poi ci è venuto spontaneo accelerarle'. Era impossibile non focalizzare l'attenzione sulla velocità abrasiva che sgorgava ferocemente dai solchi del platter e anche James Hetfield ha più volte aperto il cassetto dei ricordi per isolare la scintilla che rivoluzionò il modo di suonare e concepire il metal: 'Continuavamo a provare e i pezzi diventavano sempre più veloci, l'energia continuava ad accumularsi; era sempre più veloce, dal vivo succedeva sempre un bordello: sbornie, scoppiati che sbevazzavano in giro, l'eccitazione'. Una sintesi efficace della grande carica di irruenza ed energia che i quattro fissarono in quel vinile; alla pubblicazione seguì un tour ricco di eccessi, alcool e trasgressione, il più festaiolo nella storia della band, al quale partecipò come sorta di manager Gem Howard, in seguito dipendente della Music For Nations. Il suo ricordo di quell'epoca è significativo per capire quanto la qualità tecnica distingueva i Metallica dagli altri extreme metallers del tempo, esclusivamente dozzinali: 'Quando ascoltai una copia di Kill'Em All pensai che fosse diverso, diverso in special modo da quel che circolava all'epoca. Ma non ne rimasi impressionato più di tanto, non mi venne in mente che potesse essere quello il futuro del metal. C'era comunque qualcosa di speciale nella band. Il punk era solo 'da da da da', una cosa così, un rumore insensato che non portava da nessuna parte, mentre i Metallica avevano qualcosa di effettivamente musicale in sè. C'erano quelle chitarre e quei ritmi veloci ma anche squarci di bizzarria e fu quello che esercitò un certo fascino. Al di là del rumore erano effettivamente bravi'. Come detto, la band si involò nel suo primo tour, che fu un vero e proprio trionfo della follia e del divertimento: alcool a fiumi e musica potentissima, per un gruppo di ragazzini sfrenati che non avevano più limiti. James Hetfield, con i lunghi capelli biondi, i jeans sdruciti e gli smanicati toppati, era il leader del gruppo, tanto silenzioso e solitario da sobrio quanto folle e casinista da brillo; Kirk Hammett era più timido e contenuto, mentre Lars Ulrich era il più su di giri, sempre schizofrenico e iperattivo. Cliff Burton era l'anima profonda del quartetto: col suo look da hippy e il suo aplomb compassato, ma anche con il suo grande carisma, era rispettato e venerato senza aver mai bisogno di alzare la voce o fare cazzate. In due mesi on the road, l'act americano fu affiancata dai Raven in un pacchetto denominto Kill'Em All For One Tour (dal nome della release dei Raven, ovvero All For One), un'autentica avventura dati i mezzi precari con cui la carovana si spostava: nel bel mezzo del Texas si ruppe l'aria condizionata, e la truppa doveva sopportare i novanta gradi che si venivano a creare nel tourbus. Molti shows videro la band accompagnata dagli Armored Saints, fraterni compagni di bevute: le due formazioni passavano assieme tutto il tempo libero, dando libero sfogo ai propri istinti più incontrollabili, combinandone di tutti i colori. Memorabile rimane il pandemonio creato in un povero albergo in una notte particolarmente etilica: Hetfield scaraventò il chiodo rosso di Joey Vera, bassista dei Saints, fuori dalla finestra, centrando la piscina sottostante; i ragazzi delle due band scesero a recuperarlo, ma lo stesso Hetdfield creò ulteriori diversivi, prima aprendo le porte dell'ascensore ad altezza decimo piano (e bloccando di conseguenza la cabina stessa), quindi afferrando un'estintore appeso al muro e spruzzando di schiuma l'intero corridoio. Il tour partì il 27 luglio dal Royal Manor, nel New Jersey, e si spostò lentamente ad ovest toccando Boston, Yonkers, Jamestown, Buffalo, Rochester, l'Arkansas. Seguirono date in Texas, Oklahoma, New Messico. Nelle ultime date del tour la band ebbe come aiuto roadie John Marshall, futuro chitarrista dei Metal Church: fu l'inizio di una lunga amicizia. I Metallica avevano un impatto scenico ardente: il pubblico era letteralmente rapito dal moshing e dall'headbanging dei ragazzi, tra i primi a scatenarsi in quel modo tanto veemente. Pur essendo giovani e con tanta voglia di divertirsi, i Four Horsemen avevano il desiderio di fare il massimo per la band e si guadagnarono un grandissimo rispetto dai fans. Ormai James aveva vinto la timidezza iniziale, era un leader di valore e quando incitava il pubblico a cantare il ritornello di Seek & Destroy erano momenti da brivido. La conclusione del tour coincise con le trionfali esibizioni nella natìa California, su tutte allo Stone di San Francisco. Cinque mesi dopo l'uscita del debut, i ragazzi iniziarono a scrivere dei pezzi nuovi in una sala prove del New Jersey, dopo sei date nei locali che fino a pochi mesi prima erano il loro covo, poi la band si esibì in altre date a Chicago, Cleveland e New York con gli amici ed ex coinquilini Anthrax; i nuovi pezzi mostrarono notevoli progressi compositivi: uno in particolare era una lunga composizione epica e strumentale chiamata When Hell Freezes Over, suonata per la prima volta il 28 agosto a Last Cruces nel New Mexico. Improvvisata con fluidità, verrà chiamata The Call Of Ktulu dopo un annetto e diverse modifiche. Sempre a novembre debutta Fight Fire With Fire, una sassaiola presto seguita da Ride The Lightning: un brano molto più strutturato e complesso rispetto a quelli di Kill'Em All. Un pomeriggio, inoltre, James stava strimpellando con la chitarra acustica in sala prove e gli venne fuori una sequenza di accordi minori che, suonati in arpeggio, generarono un effetto malinconico che il ragazzo volle sviluppare in un nuovo brano: era Fade To Black, ballata dolce e soft con crescendo roboante, un gioiello che stava per segnare un altro inatteso e clamoroso passo evolutivo della band. Ma questa era già un'altra storia, tutta ancora da scrivere.

Pochi mesi bastarono agli Slayer per rispondere ai Metallica con un altro disco devastante, una mazzata in pieno volto che pure era ancora distante dai classici scenari del quartetto di Los Angeles: Show No Mercy faceva sfoggio di tutte le sue radicate melodie classic heavy, evidenti nel cantato a tratti acuto di Tom Araya o nel riffato tonante di pezzi come Metalstorm/ Face the Slayer, ma al tempo stesso presentava accelerazioni ritmiche scarnificanti ed una violenza letale, per l'epoca: le chitarre di Jeff Hanneman e Kerry King imbastivano riff pericolosi e sfuggenti, sostenuti dal drumworking poderoso di Dave Lombardo e pezzi come The Antichrist, Black Magic o Evil Has no Boundaries divennero la nuova frontiera dell'estremismo messo in musica, fortemente influenzati da un alone sulfureo e dalle adolescenziali invettive sataniche. Dei Venom venivano riprese la brutalità e l'urgenza ritmica, ma erano elementi completati da una maggior accuratezza dei riff, oltre che da abbozzi di melodia più marcati, per quanto si trattasse sempre e comunque di melodie avvelenate e pericolose. Anche l'artwork di copertina era eloquente e fortissimamente ottantiano: un demone armato di spada, fiamme e pentacoli a cingere l'inconfondibile logo della band. Il sound era grezzo, anche a causa del budget ridotto a disposizione della band, ma proprio questa produzione essenziale e densa di riverbero contribuiva a rendere ancora più malefico e intimidatorio il flavour del platter. Ryan Waste, chitarrista dei Municipal Waste e all'epoca fan dei thrashers di L.A., conferma l'atipicità e l'influenza indiscutibile di quel platter: 'Show No Mercy é sicuramente il mio disco preferito. Gli Slayer non hanno mai fatto e mai faranno più niente di simile, era il mix perfetto di heavy metal, punk e thrash; le canzoni erano più primitive e orecchiabili rispetto a qualsiasi altro album degli Slayer. Continuo ad ascoltarlo e non invecchia mai'. Una leggenda metropolitana narra di come Dave Lombardo abbia registrato le parti di batteria senza far uso dei piatti, dunque mettendo in luce fin da subito la sua straordinaria abilità di batterista, come ricorda il produttore di fatto Brian Slagel: 'Dave aveva un set imponente, ma la stanza in cui registrammo la batteria era molto piccola, per cui ogni volta che colpiva un piatto il suono finiva negli altri microfoni. Chiedemmo perciò a Dave se fosse in grado di registrare le sue parti senza piatti. Non dimenticherò mai di come sia stato divertente vedere Dave sovraincidere i piatti, se ne stava tranquillo e li suonava solo quando ce n'era effettivamente bisogno'! Anche Bill Metoyer, socio di Slagel e mentore della band, fu impressionato dal ragazzino: 'Provate a chiedere a qualsiasi batterista di sedersi e registrare un disco senza piatti: é incredibile che lui ci sia riuscito! E' stato molto divertente, perché Dave doveva far finta di colpire il piatto e poi fermarsi di colpo. Mi ha molto impressionato perché non sono molti i batteristi in grado di farlo, Dave é stato eccezionale a suonare quelle tracce così veloce e con tanta precisione'. Il giudizio della band fu positivo, ma negli anni é stato ridimensionato sotto visioni molto mature e professionali, come si evince dai ricordi di Kerry King: 'Show no Mercy’ era terribile. Per quanto riguarda la produzione aveva un suono pessimo, diversi assoli erano sbagliati, alcuni acuti erano fuori tono, e del resto con quell'album avevamo appena iniziato ad imparare come si suona veramente, visto che la nostra età media a quei tempi era di circa 18 anni. Comunque, considerando la nostra tecnica limitata, su ‘Show no Mercy’ c'erano alcuni brani molto buoni'. Gli Slayer erano ancora dei ragazzini e infatti in studio ne facevano di tutti i colori, come ricorda lo stesso Metoyer: 'Credo che si trovassero molto bene con me e, proprio per questo motivo, iniziarono a far casino. Erano dei bravi ragazzi, ma quando non suonavano erano dei fuori di testa assurdi! Quando arrivarono per registrare 'Show No Mercy' si portarono dietro delle pistole ad acqua, si rincorrevano per lo studio con tutte le apparecchiature elettriche in giro e io urlavo come un matto cercando di calmarli. D'altronde erano proprio giovani e anch'io non é che fossi molto più grande di loro. Erano i tipi di persone che fanno di proposito quello che chiedi loro di non fare, soprattutto Tom Araya. Quando lo portavo in giro in macchina e lui aveva una bevanda in mano gli chiedevo di non sporcare in giro e lui di proposito la versava sui tappetini'. Nei primi concerti, gli Slayer si esibivano con iconografie fortemente caratterizzate da icone maligne, pentacoli e corpse paint, il trucco cadaverico: abitudine presto abbandonata, in quanto ritenuta ridicola da Araya; stando ai racconti di chi era presente alle recording session, i quattro scalmanati diventavano improvvisamente delle persone serie e professionali quando venivano attaccati i jack ed infatti succedeva molto raramente di dover ri-registrare qualcosa. show No Mercy fu un altra scintilla fondamentale per l'evoluzione del movimento thrash metal: l'uscita di questo disco, a breve distanza dall'epocale Kill'Em All, fu un segnale incontrovertibile del cambiamento dei tempi. La storia si stava scrivendo in tempo reale, giorno dopo giorno, per mano di tanti adolescenti ribelli.

Non che i leoni dell'heavy tradizionale stessero con le mani in mano, nel frattempo. Gli Iron Maiden si erano ormai stabilizzati con Bruce Dickinson alla voce, avevano definito uno stile più maestoso ed epico e, con The Number of the Beast avevano fatto il salto internazionale, stampando a caratteri cubitali il logo rosso fuoco nelle enciclopedie e sulle t-shirt dei fans di mezzo mondo. Dopo la lunghissima tournèe di supporto a questo masterpiece, la band inglese si prese un periodo di riposo alle Bahamas, dove registrò il nuovo Piece of Mind, che riprendeva le linee guida del predecessore, concentrandosi ulteriormente sulla melodia e sull'enfatizzazione di tematiche storiche, fantasy, epiche, nonché sulla stratificazione di strutture sempre più accurate e ridondanti: l'ariosa opener Where Eagles Dare, la strepitosa Revelations con la sua irresistibile coda strumentale, la ritmata Flight of Icarus o l'intricata e prolungata suite To Tame a Land, un brano solenne e articolato in un nugolo di intersezioni, sulla scia di Hallowed be Thy Name, rimangono tracce memorabili e di fattura musicale eccezionale; il vertice qualitativo del disco è però The Trooper, chiaro esempio di perfezione: nel riffery trascinante, nella galoppata strumentale, nel chorus irresistibile e nel coro da pelle d'oca, oltre che nella stupenda volata solistica. Nel corso dell'album, il basso di Steve Harris ed il drumworking del nuovo arrivato Nicko McBrain, subentrato al problematico Clive Burr (estromesso per problemi di alcool dal rigido bassista), puntellano il suono cristallino e fulgido imbastito dalle twin guitars di Murray e Smith, sempre sorprendenti nell'intessere riff unici, assoli avvolgenti e atmosfere subito annettibili al tipico Maiden-sound; la voce possente e il carisma straripante di Dickinson, più attivo in fase di scrittura grazie alle sue lauree in storia e letteratura, fa il resto, consegnando alla storia il quarto masterpiece consecutivo della vergine di Ferro. La band, coperta di pelle nera e colorita da spandex e scenografie spettacolari, forniva un'impatto live tradizionalmente straripante: le lunghe criniere e gli headbanging forsennati, i salti e le corse sulle passerelle, le apparizioni terrificanti di Eddie e Steve Harris che, col suo basso, mitragliava di note i presenti divennero, in breve tempo, un vero e proprio trademark. Il ricordo del bassista testimonia la bontà di Piece of Mind e il valore assoluto che esso riveste nei cuori dei fans e della band: 'Quando ripenso ai brani dei nostri vecchi album, spesso mi viene in mente come sarebbe possibile migliorarli; questo però non mi capita con i brani di 'Piece Of Mind'. Era il primo album con McBrain e per qualche motivo ci sentivamo in un momento positivo e questo penso si percepisca nel disco'. Stavolta, Derek Riggs piazzava in copertina uno splendido Eddie stretto in una camicia di forza e internato in un buio manicomio, con un gioco di colori giallo-nero molto lugubre e rispettoso della tradizione. Il World Pieces Tour partì il 28 maggio con una data segreta a Stoccarda, e proseguì con una ventina di date britanniche, assieme ai Grand Prix; la Vergine di Ferro riempì per quattro sere di fila il leggendario Hammersmith Odeon, poi nelle prime due settimane di giugno si mosse nell'Europa del Nord assieme alle Goddess Rock, prima di spostarsi il 21 del mese negli States, per la prima tournèe da headliner nel Nuovo continente. Tra i vari opening acts che si affiancarono alla band inglese, figuravano i Quiet Riot e soprattutto i Saxon: le gerarchie si erano ormai invertite. Dopo un'ottantina di date, gli Iron Maiden tornarono in Europa, toccando Paesi Bassi, Svizzera, Spagna, Francia e Germania, concludendo trionfalmente alla Westfallenhallen di Dortmund, dove il pupazzo di Eddie venne ucciso e lobotomizzato. La scaletta generalmente eseguita si apriva con Where Eagles Dare e proseguiva con la storica Wratchild, il nuovo inno The Trooper, la potente Revelations, le altre nuove Flight of Icarus e Die With Your Boots On, 22 Acacia Avenue, l'immancabile e leggendaria The Number of The Beast, Still Life,To Tame A Land; la monumentale Hallowed Be Thy Name e Phantom of the Opera avviavano un finale da commozione cerebrale, con un'infornata di classici del calibro di Iron Maiden, Run to the Hills, Prowler, Drifter e Sanctuary. A proposito di sonorità epiche, il 1983 coincise con un'altra uscita ricca di enfasi e pathos celebrativo: Into Glory Ride dei Manowar, i quali portarono ad un livello superiore di crudezza e atmosfera le linee guida del debut. I veri Manowar erano questi: un cantante, Eric Adams dall'estensione vocale mostruosa, un bassista, Joey DeMaio, assolutamente grandioso e poi Scott Columbus, un drummer dalla forza incontenibile, e Ross the Boss chitarrista conciso e semplicistico ma dalla presa immediata. L'opener Warlord era un diversivo irruente, perché la vera essenza del platter prendeva corpo in macigni sacrali e cadenzati come Secret of Steel, Gloves of Metal e March for Revenge (By the Soldier of Death), monumentali esibizioni di forza e prestanza fisica, sonora, ambientale: altre tracce come Revelations e Hatred mostravano robusti segnali di possenza e compattezza, mentre Gates of Valhalla mostrava il lato più melodico e l'epos nella sua forma più altolocata, sospingendo questi moderni guerrieri barbarici sotto un alone misterioso e dal fascino emozionante, nonostante la foto di copertina che li ritraeva in costumi discutibili e pacchiani mutandoni di pelo. Si respirava un flavour serioso e arcaico, un heavy metal intimidatorio e glaciale, proiettato a livelli campali mitizzati e gloriosi, che rimarrà tale anche nelle successive releases dei futuri kings of metal. Il disco fu una prova di forza disarmante, perché permise alla band di raggiungere un importante vertice qualitativo e di porre i dogmi dell'epic metal già col secondo lavoro in studio, esagerando ed evocando inni di battaglia, passioni pulsanti e dedizione all'Acciaio, ma senza esporsi al ridicolo; importante inoltre sottolineare come in questo full lenght la band newyorkese abbia rallentato i ritmi e sfoderato delle canzoni pesanti e maciullanti, imponenti e rocciose nel loro metallico ardore, andando del tutto in controtendenza rispetto alla moda del momento, ovvero l'imperare del thrash e l'accelerare oltre modo le ritmiche; ricorda Joey DeMaio che 'Provammo ad immaginare le nuove canzoni come delle piccole sinfonie. All'epoca la stragrande maggioranza dei gruppi suonava delle songs molto brevi e molto veloci e allora noi decidemmo di andare controcorrente. I Metallica e gli Slayer stavano esplodendo, e noi volevamo fare cose completamente diverse, non intrupparci in questo o quel filone alla moda. Noi volevamo essere i Manowar, non la copia di chicchessia'! Proprio in quei mesi, anche i Manilla Road scoccavano un importante esempio di epic metal nascente: Crystal Logic, il loro terzo album, unanimemente considerato seminale per questa corrente. Spinta importante arrivava anche dai Virgin Steele, combo che aveva esordito l'anno prima con l'ancora acerbo disco omonimo; Guardian of the Flame era più definito ed epico, ricco di personalità e pezzi memorabili come l'opener Don't Say Goodbye (Tonight), l'incalzante Metal City, la titletrack o A Cry in the Night: un disco importante, che segnò una crescita stilistica notevole e portò la band a livelli considerevoli, aprendo un lungo ciclo di dischi seminali e maestosi. All'interno della band, tuttavia, si inasprirono i rapporti tra il vocalist David DeFeis ed il chitarrista Jack Starr, che fu estromesso dalla formazione. Starr non si diede per vinto e, con una sua band solista, tentò di appropriarsi del moniker Virgin Steele, programmando delle date in Europa: DeFeis lo fermò con una causa legale e prese il controllo totale della band, assumendo un vecchio amico d'infanzia: Edward Pursino, il quale diventerà una colonna portante del progetto Virgin Steele. In Florida, intanto, i fratelli Jon e Criss Oliva fecero debuttare la propria creatura, i Savatage, col roccioso hard'n'heavy di Sirens.

Un apporto determinante per la definizione di metal 'epico' fu data da Ronnie James Dio, il prodigioso singer appena fuoriuscito dai Black Sabbath: Dio, che già in passato aveva ornato di tematiche fantasy ed arazzi fiabeschi le proprie liriche, ribadì il concetto nel grandioso Holy Diver, disco di debutto del suo progetto solista; un prodotto che ricorda quanto cantato dal folletto italoamericano ai tempi dei Rainbow, rivisitato però in chiave più metallica: una tracklist di classici per ogni rocker che si rispetti, capace di spaziare da pezzi più decisi e spinti, come l'opener Stand Up And Shout, ad altri assolutamente visionari e capaci di trascinare l'ascoltatore in mondi lontani. La titletrack Holy Diver e la melodica Rainbow In The Dark sono due esempi fondamentali per avvicinarsi alla musica del grandioso cantante, il quale potè contare sul talento del giovane chitarrista Vivian Campbell, da lui stesso scoperto, oltre che su quello consolidato del drummer Vinnie Appice, altro ex del Sabba Nero; Dio era determinato e non voleva perdere l'occasione di proseguire la propria carriera nel mondo della musica ad alti livelli: 'Non mi voglio piangere addosso, però dopo essere stato cacciato da due grandi band ho deciso che era arrivato il momento di creare un gruppo mio. In realtà non avevo mai pensato a me stesso come ad un solista, ma in quel momento avevo bisogno di certezze. Per questo ho voluto Vinnie Appice con me, lo conoscevo già ed eravamo amici: é stato un grande appoggio'. Ancora una volta, dietro ai suoi testi apparentemente fantasiosi e onirici, c'erano diversi messaggi profondi ed insegnamenti di vita: 'Ho scritto 'Shame On The Night' perché la notte é il momento in cui sei da solo, non sai cosa fare, e pertanto ti metti a riflettere: i problemi della vita ti sembrano insormontabili ed è il momento in cui stai peggio. In 'Straight Through The Heart', invece, ho voluto rendere il senso fisico del più grande dolore che ci sia al mondo, quello dell'amore non ricambiato'. In copertina veniva piazzato un mostruoso demone infernale, intento a frustare con una catena un prete, legato ed avvolto dalle onde; naturalmente Dio venne accusato di istigazione al satanismo nei confronti degli ascoltatori più giovani, ma anche in questo caso possedeva una spiegazione più sottile e lontana da certi cliché: 'Quell'immagine racchiude tutta la mia filosofia. A vederla, pare si tratti di un mostro che uccide un prete in catene, ma come facciamo a sapere che non sia il prete il vero mostro, di cui ci siamo finalmente liberati imprigionandolo e affogandolo? Non bisogna mai giudicare un libro dalla copertina e così le persone: vanno giudicate per la loro anima, il loro spirito, il loro cuore. Non sono un ateo, né una persona senza spirito religioso, ma credo che non sia necessario recarsi in un luogo di culto, entrare in un edificio per pregare, e ritengo che Dio risieda in me e in te, così come il Diavolo, e che il Paradiso e l'Inferno siano entrambi qui sulla Terra. Se il Dio che tutti pregano fosse un Dio così meraviglioso, non ci sarebbero persone che soffronto terribilmente'. Per sostituire Dio, i Black Sabbath avevano ingaggiato nientemeno che Ian Gillan dei Deep Purple: il disco che ne nacque, Born Again, era un aspro esercizio di hard rock non trascendentale, destinato a dividere stampa e affezionati. Ben più apprezzati, invece, furono Pyromania dei radiofonici Def Leppard e Canterbury dei consolidati Diamond Head. Pyromania era un altro capolavoro della band di Sheffield, che aveva cacciato il chitarrista Pete Wills -che aveva problemi di alcool e droga ma, in realtà, non soddisfaceva i suoi compagni di band dal punto di vista tecnico- sostituendolo con Phil Collen. Con questo album i Def Leppard intrapresero la strada verso l'hard rock più melodico e catchy a scapito dell'energia selvaggia degli esordi, ma ciò non va visto come un difetto, anzi: se c'è qualcosa che i Def Leppard hanno saputo sempre fare è della musica di gran classe. L'album è un successo, trascinato da canzoni come l'emozionante Photograph, la travolgente Rock! Rock! (Till You Drop), la cupa Rock Of Ages e la suggestiva Comin' Under Fire: la band domina le classifiche e trascina la scena inglese vendendo migliaia di copie con facilità disarmante. Ma la sfortuna è dietro l'angolo, e la costringe ad uno stop di quattro lunghissimi anni, a causa dell'incidente che costerà un braccio al drummer Rick Allen. La band con grandissima dignità lo aspetterà, gli farà costruire una batteria su misura e registrerà nel 1987 Hysteria, l'ennesimo classico. Un altro grande ex del Sabba Nero, Ozzy Osbourne, stava affrontando nuovamente un periodo difficile, seguito alla tragica morte di Randy Rhoads, chitarrista di valore e amico fraterno grazie al quale si era ripreso da una depressione irreversibile; Bark at the Moon fu un altro ottimo disco di heavy melodico, anche se la chitarra del nuovo axemen Jake E. Lee non poteva raggiungere i livelli del predecessore. I momenti migliori del platter erano rappresentati dalle anthemiche Rock'N'Roll Rebel o Centre of Eternity (con quel suo refrain quasi sacrale), dalla gioiosa ed irresistibile Slow Down, dalla toccante ballata So Tired e, naturalmente, dalla trascinante title-track, un eccellente pezzo melodico caratterizzato da un riffing deciso e destinato a diventare un immancabile cavallo di battaglia del singer col suo refrain accattivante ed il suo videoclip ultra-kitsch. Una realtà consolidata di quegli anni, gli Accept, stava per effettuare in quei mesi il definitivo salto verso la gloria: Balls to the Wall divenne subito un nuovo caposaldo del metal, spinto da nuove liriche più curate e vicine alle esistenze degli ascoltatori, trattanti temi come la politica, la sessualità, la religiosità, la ribellione e la guerra. L'arrivo del chitarrista Hermann Frank rafforzò la rocciosa base musicale del combo tedesco, compatto e quadrato come mai in precedenza attorno all'ugola al vetriolo di Udo: dalla titletrack in poi, passando per London Leatherboys, Fight it Back, Love Child o Guardian Of The Night, siamo al cospetto di un'infornata di classici. I Saxon proseguivano la loro carriera con toni più pacati rispetto ai primi anni: Power & the Glory era un prodotto valido, ma ormai la ricetta era consolidata e i capolavori come Wheels of Steel restavano irraggiungibili. Simile il discorso per i Motorhead, freschi dell'addio del guitarist Eddie Clarke: il sostituto, l'ex dei Thin Lizzy Brian "Robbo" Robertson, partecipò alla registrazione di Another Perfect Day, uno dei dischi più melodici e quindi dicussi della carriera dell'act di Lemmy kilmister. Innovazioni e rivoluzioni erano all'ordine del giorno, in una scena fervida come quella dei primi anni ottanta: ecco così emergere gli sconvolgenti Mercyful Fate, guidati dal falsetto acutissimo e dal face-painting del leader King Diamond, che si esibiva col volto coperto dal cerone bianco, ali di pipistrello decorate attorno agli occhi ed un microfono costituito da due ossa incrociate alla rovescia: nonostante questo look scioccante e testi intrisi di riferimenti satanici, la band danese non aveva nulla a che fare col nascente movimento black alla quale verrà accostata. Innanzitutto per l'intelligenza sottile e allegorica dei propri testi e in altro luogo per le proprie peculiarità musicali, evidenti nello stupefacente debut Melissa, uscito proprio in quel 1983: in realtà, i Mercyful Fate suonavano un heavy metal classico e portato ad ulteriori livelli tecnici, con canzoni ricche di cambi di tempo, assoli veloci e atmosfere molto cupe e gotiche. L'opinione pubblica, tuttavia, era terrificata dalla creatura di King Diamond e attorno alla figura del cantante aleggiava un'inquietante alone di mistero e blasfemia, che lui stesso smentirà rivelando argute doti filosofiche e interessanti spunti pieni di argomenti profondi ed intelligenti: 'Io non credo che chi ha fede in qualcuno o qualcosa sbagli, l'importante è che nessuno cerchi di convincermi delle proprie sicurezze e teorie! Le mie credenze sono diverse da quelle di chinque altro, io non credo in quello che è scritto in questo o quel libro, ma posso comunque affermare che mi trovo d'accordo con il satanismo, teoria descritta in maniera completa nella Bibbia di Anton Levey; e quello scritto non tratta propriamente di teologia o filosofia ma, molto più semplicemente, di logica. Segue e descrive gli istinti umani, non la spiritualità. Io credo che molte persone che mi conoscono sappiano che non credo in Satana nel senso cristiano del termine, così come non credo in Dio in senso satanista. Io personalmente parlo del fato, in quanto ritengo che nella vita di ognuno di noi esistano il fato e la fede. Io credo in qualcosa che, evidentemente, non è conosciuto e, soprattutto, accettato dalla gente. Noi non trasmettiamo impulsi negativi, semplicemente parliamo di come concepiamo la vita. E' una nostra convinzione, che non deve necessariamente essere la vostra. Il nostro messaggio è: vivi la vita come meglio credi, purché questo non sia dannoso al tuo prossimo. E questa è anche una risposta alle organizzazioni che da sempre ci attaccano. Io personalmente non vado in giro a seviziare o squartare nessuno, e tu?' Indubbiamente, uno dei sacerdoti più saggi del verbo metallico.

Nel frattempo, a Los Angeles continuava la baldoria. Se i Metallica erano nati con lo scopo dichiarato di instaurare una crociata contro il glam metal, i Motley Crue non fecero che ravvivare il coloratissimo e oltraggioso universo del metal da classifica con i loro costumi sempre più provocanti, i lustrini, le paillettes e le chitarre bastarde di Shout At The Devil, il loro secondo full lenght: un passo avanti notevole rispetto al debut, ancora più irresistibile nel suo incedere travolgente e nei suoi ritmi dinamici; tra siringhe, appartamenti sudici e scopate selvagge, Nikki Sixx e compagni si stavano facendo spazio nel music business a suon di ritornelli ultracatchy e sonorità sempre più heavy. Liricamente persisteva qualche sparuta provocazione luciferina, ma sempre più centrale e ossessivo era il ruolo del sesso, un prurito adolescenziale insaziabile che ben si rifletteva nella musica irriverente suonata dalle sei corde di Mick Mars. Pezzi come Bastard, la titletrack o Too Young to Fall in Love ben sintetizzavano l'attitudine dei quattro scapestrati cotonati e permisero loro di suonare davanti a folle oceaniche, allargando la propria fama oltre il Sunset Strip. A proposito di classifiche: gran colpo fu scoccato dai Quiet Riot, band losangelina che con Metal Health riuscì a destreggiarsi con successo tra le charts. In ambito hard'n'heavy, buon successo riscosse anche il nuovo disco dei Kiss, Lick it Up, atto di rinascita dopo un parziale declino. Ora i quattro americani si erano tolti le maschere e i costumi luccicanti, lasciando sotto i riflettori solo il loro hard rock semplice e accattivante. Il mercato offriva l'imbarazzo della scelta: i fruitori più mainstream potevano gingillarsi con il glam dei Crue, gli amanti di sonorità più intransigenti si dedicavano al thrash pionieristico e gli appassionati dell'heavy tradizionale ed epico trovavano nelle icone europee i propri beniamini, peraltro affiancati dai canadesi Exciter, autori dell'ottimo Heavy Metal Maniac, disco che si pone come uno dei primi esempi di speed metal: connubio tra le velocità del thrash e le melodie del classic heavy. Una citazione veloce per alcune releases discrete, importanti più che altro per la storia passata o futura delle band che le hanno partorite: Breaking the Chains dei glam-rockers Dokken, l'omonimo degli Europe, Play Dirty delle solite irriverenti Girlschool. Era invece un signor disco Headhunter, settimo studio-album dei rockers Krokus, da molti ritenuto il capolavoro assoluto dell'act svizzero. Nel sottobosco metallico americano si stava muovendo un fitto nugolo di band, le quali partirono a fari spenti per divenire dei giganti solo sulla lunga distanza: era il caso dei Queensryche, ancora troppo ancorati agli stilemi maideniani nel proprio debut eponimo, e dei Pantera, guidati dai fratelli Abbott: alla chitarra, Diamond Darrell mostrava qualche avvisaglia di classe, mentre alla batteria Vinnie Paul non era ancora il martello pneumatico che conosceremo in seguito; agghindati come una glam band di serie B e guidati al microfono dall'anonimo Terry Glaze, i texani pubblicarono un disco non sorprendente come Metal Magic, un prodotto trascurabile e intriso di un innocuo hard'n'heavy, ancora distantissimo dall'uragano di energia che si sprigionerà nella decade successiva. In ambito hardcore, infine, è da segnalare l'uscita di Suicidal Tendencies, esordio della band omonima capitanata da Mike Muir: un prodotto di qualità nel quale ci si discostava dallo stereotipo dozzinale del punk e che dunque acquisiva un'impronta globale più incisiva dal punto di vista tecnico. Dalle menti di tanti altri ragazzini arrabbiati stavano per nascere nuove folgorazioni sonore; la rabbia compulsiva di Dave Mustaine e il desiderio di rivalsa verso gli odiati Metallica stavano facendo maturare in lui le premesse per la nascita dei Megadeth, una band nata quasi per caso grazie ad un vaso di fiori scagliato da un infastidito Mustaine sul pianerottolo dell'appartamento sottostante il suo, a Los Angeles: vi abitava un giovanissimo bassista, David Ellefson, che con i suoi amplificatori troppo alti aveva urtato la tranquillità dell'iracondo rossocrinito. L'incontro-scontro si concluse con una sbevazzata e il demo No Life 'Till Leather a rapire l'attenzione dell'adolescente Ellefson, subito pronto ad unire le proprie forze inesperte con quelle di Mustaine. In Florida, intanto, un imberbe Chuck Schuldiner partoriva il primordiale e cacofonico nucleo dei Mantas, futuri Death.



Delirious Nomad
Giovedì 31 Gennaio 2013, 14.20.37
41
Ma perché, la gente, mette, la virgola tra, il soggetto, e il verbo, ?
Le Marquis de Fremont
Giovedì 31 Gennaio 2013, 14.00.50
40
Ma i Motley Crue, sono metal? Allora è metal anche Gary Glitter che tra l'altro anche sui si presentava sul palco con le moto...
Bocia
Giovedì 24 Gennaio 2013, 12.29.43
39
siete vecchi!
Andy '71
Domenica 6 Gennaio 2013, 10.40.05
38
Anni memorabili,irripetibili,odori e sensazione uniche!
-Cobray
Sabato 5 Gennaio 2013, 13.18.45
37
Che invidia profonda per chi c'era... vorrei proprio respirare l'aria di quei tempi, dove era tutto in fermento e, ovunque ti girassi, trovavi capolavori ad attenderti.
malice
Venerdì 4 Gennaio 2013, 21.32.57
36
non sono d'accordo con Rino nel dire che i testi di kill em all non sono inteligenti, ma anzi per me sono bellissimi esempio la canzone no remorse.
Fabio II
Venerdì 4 Gennaio 2013, 14.42.12
35
Rino e' da lodare e basta come ho già ripetuto più volte anche in altre sedi. Chiedo venia se ho perso il passaggio sui 'Ryche. Sul fatto personale di Raven e il suo intervento al 17 vorrei ricordare ( ma tra l'altro se non erro c'è proprio un articolo al riguardo ) che in Italia i Metallica erano già conosciuti per merito dei fanzinari e del conseguente tape trading. Ciao Nightcomer , per me i Queensryche sono stati una delle bands più importanti degli '80, sia per tematiche che per l'alone progressivo/futuristico. Sino a 'Promised Land' li trovo ancora sensazionali e reputo 'Operation' la vetta, ma qui si entra nel campo soggettivo. Certo che 'queen of the Reich' era molto avanti per i tempi. Basti pensare che un'ottima band come i Fates Warning, a parer mio, impatteranno quel suono solo a cominciare da 'awaken the guardian', più o meno a grandi linee
Painkiller
Venerdì 4 Gennaio 2013, 12.16.04
34
Ah ah raven, sono morto dal ridere! Solo kill 'em all, show no mercy e piece of mind rendono quell'anno unico per la musica dura.
The Nightcomer
Venerdì 4 Gennaio 2013, 10.44.29
33
Ciao Fabio, concordo pienamente con te per il debutto dei Queensryche (il quale mi pare sia stato citato nell'articolo, sebbene di sfuggita); assieme a The Warning, è il lavoro che preferisco del mitico gruppo di Seattle. Quello era il metal come lo intendo io e con il quale per lungo tempo mi sono identificato: musica senza alcun compromesso; sarà anche stata derivativa, ma griderei al miracolo se oggi qualcuno facesse uscire un simile lavoro (impossibile)!
Sambalzalzal
Venerdì 4 Gennaio 2013, 9.24.11
32
No, no che eccessivo! A mio parere hai fatto benissimo! E' così che si mette nella giusta posizione chi interviene solo per parlare a vanvera senza cognizione di causa! Personalmente ho iniziato ad ascoltare i Metallica purtroppo solo qualche anno dopo ma ricordo che durante quell'estate se ne vedevano parecchie di persone con dietro al chiodo la toppa di Kill' Em All, altro che "sconosciuti"!!!
Raven
Venerdì 4 Gennaio 2013, 9.03.18
31
In effetti ho usato un tono forse un po' eccessivo, ma era in risposta ad un tono ancor più eccessivo. Grazie Fabio, ma questi articoli sono di Rino, ed è a lui che bisogna rivolgere le lodi del caso.
Sambalzalzal
Venerdì 4 Gennaio 2013, 8.52.07
30
Raven@ al post 17, AHAHAHAHAHAHAHAHAH!!! Grandissimo!!!
Celtic Warrior
Venerdì 4 Gennaio 2013, 7.00.52
29
I Saxon nel 1981( se non ricordo male) furono ospiti di Disco Ring e cantarono Princess Of The Night in rigoroso playback ....erano di casa....ahahahahahahah! ....
otturato
Venerdì 4 Gennaio 2013, 1.45.20
28
Si grande musica in quei anni.. ma come ca..o si conciavano.. i motley crue poi!!!! heheheheh
Fabio II
Venerdì 4 Gennaio 2013, 1.23.48
27
Molto bello il reportage di Rino. Avvalorato dal fatto che stiamo parlando di un anno in cui il medesimo non era ancora apparso. Credo che faccia parte del grande potere che la musica possiede in fatto di aggregazione. Penso sia stato giusto riservare una così grande importanza ai 'Tallica. Tutto il racconto, ripeto, e' davvero appassionante. A mio parere ( ....a parte i nomi di culto che cita il buon Nightcomer ) mancano all'appello soltanto i Queensryche di 'Queen of the Reich'. Soltanto per dire come andavano certe cose all'epoca, vorrei ricordare che la EMI ristampo' le 4 tracks, dopo che Kerrang! Lo descrisse come il probabile miglior singolo di sempre ( metal presumo );originariamente edito dalla 206 Records che fu fondata dai proprietari del negozio di dischi in cui i 'Ryche si conobbero. La 'rete' nel metal e' sempre esistita. Qua poi c'è un tessitore che si chiama Raven, antico ma buono
jek
Giovedì 3 Gennaio 2013, 22.28.03
26
Anch'io.
Raven
Giovedì 3 Gennaio 2013, 21.48.35
25
Pensa che io cambiai canale per la delusione
Lontano
Giovedì 3 Gennaio 2013, 21.31.50
24
Aggiungo ancora una cosa, più che altro per motivi personali: nel 1983 i Saxon se ne uscivano con lo strepitoso "Power & the Glory" e, proprio in quell'anno furono ospiti al festival di Sanremo, dove cantarono (in rigoroso playback) "Nightmare". Probabilmente (anzi, sicuramente) le migliori cose dei Saxon sono avvenute nel biennio 1980/1981, ma grazie a quello squallido playback io, ancora imberbe tredicanne duranduraniano, conobbi l'heavy metal e me ne innamorai.
jek
Giovedì 3 Gennaio 2013, 21.31.22
23
Anno memorabile, dischi stupendi ce ne sono a bizzeffe come scritto dal mitico Thrasher. Tra i tanti io considero capolavori nella mia speciale classifica naturalmente "Holy Diver" gli Slayer i Metallica i Manowar e i Mercyfull. Alla faccia di @metallica chi? ritengo il peggior disco di quelli citati Pyromania dei Def Leppard che per un purista metallaro dell'epoca erano troppo commerciali come il citato Michael Jackson. N.B. io i metallica caro @metallica chi? li conoscevo eccome nell'83 cosi come una miriade di gruppi che non divennero neanche famosi, nonostante non esistesse internet.
BILLOROCK fci.
Giovedì 3 Gennaio 2013, 16.46.15
22
Altra grande annata,rock e metal in pompa magna....
nerkiopiteco
Giovedì 3 Gennaio 2013, 15.00.45
21
Non considero i Metallica la miglior band thrash ma è innegabile che siano stati loro i primi a portare sulla scena mondiale un certo genere e stile di Metal (overkill, exodus, anthrax etc. si erano già formati ma non avevano pubblicato nulla) e da chi si fa chiamare The Thrasher mi sarei stupito se anzi non avesse parlato tanto di Kill'em all ed infatti ha parlato tanto anche degli Slayer; poi se un vuole rendere giustizia ad un gruppo musicale può farlo utilizzando i commenti senza troppe menate....anche se lo devo dire: è una vergogna che non abbiate citato la prima demo dei MURO
Radamanthis
Giovedì 3 Gennaio 2013, 14.25.50
20
Anno di grazia del metal, uno di quegli anni inarrivabili che non torneranno più. Dono delle divinità metal a tutti noi, da tramandare ai posteri!
Celtic Warrior
Giovedì 3 Gennaio 2013, 14.21.01
19
A parte il fatto che Rockerilla ai tempi era una bibbia per il metal e il rock in generale e dei metallica ne parlò un certo Beppe Riva , a quei tempi le uscite erano molto limitate e io e i miei amici una volta alla settimana andavamo nel negozio di fiducia a sentire le novità Metal , io comprai il loro primo album(c era solo una copia ) e quando lo ascoltammo .. tutti ne rimanemmo folgorati , dopo di che con il passaparola e l arrivo del loro secondo album , tutti i veri metallari li conobbero e il loro verbo si diffuse su tutta la penisola , senza nulla togliere ai Def Leppard che fu una delle prime band a debuttare su MTV.
The Thrasher
Giovedì 3 Gennaio 2013, 14.07.07
18
sono diventati famosi proprio xk sono partiti da dischi epocali. quello che sono diventati dopo, stelle del music business, non importa: qui si parla dei dischi che glielo hanno permesso. se il gruppo della nwobhm non ha avuto fortuna forse è proprio xk, effettivamente, sotto sotto non aveva tutta questa classe. In ogni caso: il taglio dei miei articoli è questo, focalizzo l'obbiettivo sui grandi dischi della storia del metal, quelli che ogni metallaro conosce a memoria, e se la cosa non ti va bene puoi anche non leggerli. chiedere a Raven quanti anni ha è puramente offensivo, perchè lo tratti come un quindicenne mentre con l'esperienza musicale che ha potrebbe farti da professore.
Raven
Giovedì 3 Gennaio 2013, 14.05.07
17
46, e scrivevo nella prima rivista metal d'Italia, edita prima degli anni che tu citi. Ho il vinile in prima stampa dei primi 3 dei Metallica su MFN. Le notizie si rpendevano sull'inserto centrale di Rockerilla ogni mese fin dai primissimi ani 80. Non aggiungo altro per non mortificarti
metallica chi?
Giovedì 3 Gennaio 2013, 13.57.45
16
@the thasher: peccato allora che qui tu stia parlando SOLO di gruppi che prima o poi sono diventati molto famosi, non del supergruppo della NWOBHM che non ebbe fortuna..............
metallica chi?
Giovedì 3 Gennaio 2013, 13.55.14
15
ahaha, tutti i veri metallari li conoscevano nell'83..ma per favore.. quanti anni hai? Fino all'86-87 non esistevano nemmeno le riviste metal in Italia.....
The Thrasher
Giovedì 3 Gennaio 2013, 13.53.05
14
aggiungo che il fatto che i metallica non ''facciano un album fico da 20 anni'' non è un pretesto per sminmuire il valore storico di quelli precedenti. oltretutto, delle classifiche e delle chart non me ne importa niente, perchè riflettono solo l'audience comemrciale e sono quanto di meno METAL possa esistere. non è nelle classifiche radiofoniche che si fa la storia di questa musica, ma negli scantinati. grazie Raven per l'acuto supporto.
Raven
Giovedì 3 Gennaio 2013, 13.49.36
13
E allora? La storicizzazione del movimento e dei singoli gruppi consente ora di parlarne nella giusta ottica considerando le conseguenze delle loro pubblicazioni. In realtà tutti i veri metallari li conoscevano, proprio perchè i mezzi di informazione erano semi-nulli e li citavano sempre.
metallica chi?
Giovedì 3 Gennaio 2013, 13.48.52
12
e una riga solo per i Def Leppard, quando Pyromania nel suo genere è importante almeno quanto Kill'em all per il tharsh, SOLO che Pyromania nell'83 era al 2 posto nelle classifiche mondiali, secondo solo a Michael Jackson, Ulrich & co. erano ancora nel loro garage. Mah....che palle questa Metallicamania ad ogni costo quando sono 20 anni che non fanno un album degno del nome che avevano negli anni 80
metallica chi?
Giovedì 3 Gennaio 2013, 13.42.41
11
tutto questo parlare dei metallica in sto articolo riguardante il 1983 quando in quell'anno i Metallica nel mondo erano dei perfetti sconosciuti. I neofiti dei Metallica pensano che i Metallica fossero già famosi coi primi album, invece finoa Master soprattutto in Europa avevano popolarità molto molto bassa, solo tra i metallari molto acculturati, che nei primi '80 erano molto molto pochi, anche perchè quella volta non esisteva internet, ecc
The Nightcomer
Giovedì 3 Gennaio 2013, 13.10.22
10
Visto che nell'articolo vengono citate anche bands in formazione, porto qualche contributo personale: Coroner e Dark Angel si formarono nel 1983, come del resto Nasty Savage, Possessed, Salems' Wych e gli inglesi Omega, che nel 1985 faranno uscire il capolavoro The Prophet. Tra gli altri albums immensi usciti nel 1983 ricorderei soprattutto i seguenti: Satan: court in the act e Culprit: guilty as charged (vado a memoria, ma sicuramente ce ne sono altri).
IanMorpheus
Giovedì 3 Gennaio 2013, 12.53.41
9
anno d'oro per il metal non c'è che dire con l'immortale kill'em all e soprattutto show no mercy degli slayer all'epoca poco più che ragazzini avevano gettato le basi per il metal estremo (death grind brutal) e poi i manowar con la line up originale Ross th Boss e Rhino, i Maiden da sempre immensi i Virgin Steel, King Diamond con i Mercyful of Fate, i Motley Crue, i già conoscuti Motorhead, Ozzie che dire di più.
Ad astra
Giovedì 3 Gennaio 2013, 11.43.06
8
Un'eplosione, secca, violenta. Un monito, semplice e significativo: uccidili tutti.... AD ASTRAAA... nacque lui.... e il mondo non fù più o steso.... bhuahahahhahahhaahahah
vecchio peccatore
Giovedì 3 Gennaio 2013, 10.39.11
7
Che annata, gente, che annata. Forse la migliore in assoluto per il Metal.
Celtic Warrior
Giovedì 3 Gennaio 2013, 10.14.48
6
Anche secondo me questo è l anno perfetto , dei capolavori assoluti furono sfornati nel 1983 e sono tutti qui descritti dal ottimo Rino ,le band erano ispirate e convincenti, a differenza dei giorni nostri in cui i supermercati sono pieni di formazioni che si limitano ad imitare ì grandi nomi .L album dei metallica in modo particolare per me è ancora adesso il miglior album Metal mai prodotto .Stay Metal
nerkiopiteco
Giovedì 3 Gennaio 2013, 9.51.30
5
ANOTHER PERFECT YEAR!! ci aggiungo, per gusti personali, Il primo dei Tokyo Blade, Stronger Than Evil degli Heavy Load, Deliver Us dei Warlord; nel 1984 arrivano le bombe a mano
vitadathrasher
Giovedì 3 Gennaio 2013, 8.42.38
4
A proposito.....vedo la cover dei Quiet riot, ma una recensione per questo mitico gruppo?
Sambalzalzal
Giovedì 3 Gennaio 2013, 8.30.26
3
Vabè, come al solito grandissimo The Thrasher@ per il magnifico articolo e totale apoteosi per l'anno in questione!!! Inutile anche fermarsi sulle singole uscite in quanto sono il non plus ultra di ciò che è stato fatto nell'hard n heavy! 1983... 2013... speriamo che il 3 finale porti fortuna e che possa portare nuova linfa ed ispirazione a tanti big che oramai tanto big non sono più e a tante bands giovani che però potrebbero diventarlo!!!
vitadathrasher
Giovedì 3 Gennaio 2013, 8.20.26
2
Sono passati 30 anni ma un'ondata così sarà irripetibile. E tutto ciò che sarà nella migliore delle ipotesi è sperare in ottime annate, ma scordatevi MITICHE annate come questa.
xXx
Giovedì 3 Gennaio 2013, 7.49.21
1
mamma mia che anni quelli!!! Si leggono queste righe e mettono i brividi, complimenti Rino, stai facendo rivivere i veri anni del metal!!! Chissà tra 30 anni quando leggeremo "correva l'anno 2012" quali memorabili uscite ci ricorderemo, quali dischi avranno il peso di Kill'em all, di Peace of mind, Melissa ecc, quali band avranno quel blasone di Iron maiden, Metallica, Mercyful fate, Manowar, quali personaggi il carisma di Hetfield, di Dickinson, di Defeis, di Ozzy e di Dio...sarò io che sono legato al passato o sarà che quell'era non tornerà più? Che ci portiamo di questi anni nel futuro?
IMMAGINI
Clicca per ingrandire
Correva l'anno 1983
ARTICOLI
25/05/2014
Articolo
CORREVA L’ANNO
# 35 - 1997 seconda parte
21/05/2014
Articolo
CORREVA L’ANNO
# 34 - 1997 prima parte
07/04/2014
Articolo
CORREVA L’ANNO
# 33 - 1996 seconda parte
12/03/2014
Articolo
CORREVA L’ANNO
# 32 - 1996 prima parte
10/02/2014
Articolo
CORREVA L’ANNO
# 31 - 1995 seconda parte
04/02/2014
Articolo
CORREVA L’ANNO
# 30 - 1995 prima parte
20/01/2014
Articolo
CORREVA L’ANNO
# 29 - 1994 seconda parte
11/01/2014
Articolo
CORREVA L’ANNO
# 28 - 1994 prima parte
20/12/2013
Articolo
CORREVA L’ANNO
# 27 - 1993 seconda parte
12/12/2013
Articolo
CORREVA L’ANNO
# 26 - 1993 prima parte
24/11/2013
Articolo
CORREVA L’ANNO
# 25 - 1992
03/11/2013
Articolo
CORREVA L’ANNO
# 24 - 1991 seconda parte
25/10/2013
Articolo
CORREVA L’ANNO
# 23 - 1991 prima parte
21/09/2013
Articolo
CORREVA L’ANNO
# 22 - 1990 seconda parte
20/09/2013
Articolo
CORREVA L’ANNO
# 21 - 1990 prima parte
09/08/2013
Articolo
CORREVA L’ANNO
# 20 - 1989
26/03/2013
Articolo
CORREVA L’ANNO
# 19 - 1988
23/02/2013
Articolo
CORREVA L’ANNO
# 18 - 1987
08/02/2013
Articolo
CORREVA L’ANNO
# 17 - 1986
28/01/2013
Articolo
CORREVA L’ANNO
# 16 - 1985
18/01/2013
Articolo
CORREVA L’ANNO
# 15 - 1984
03/01/2013
Articolo
CORREVA L’ANNO
# 14 - 1983
27/12/2012
Articolo
CORREVA L’ANNO
# 13 - 1982
19/12/2012
Articolo
CORREVA L’ANNO
# 12 - 1981
28/11/2012
Articolo
CORREVA L’ANNO
# 11 - 1980
24/11/2012
Articolo
CORREVA L’ANNO
# 10 - 1979
23/10/2012
Articolo
CORREVA L’ANNO
# 9 - 1978
09/10/2012
Articolo
CORREVA L’ANNO
# 8 - 1977
23/09/2012
Articolo
CORREVA L’ANNO
# 7 - 1976
10/09/2012
Articolo
CORREVA L’ANNO
# 6 - 1975
25/08/2012
Articolo
CORREVA L’ANNO
# 5 - 1974
26/07/2012
Articolo
CORREVA L’ANNO
# 4 - 1973
11/07/2012
Articolo
CORREVA L’ANNO
# 3 - 1972
21/05/2012
Articolo
CORREVA L’ANNO
# 2 - 1971
09/05/2012
Articolo
CORREVA L’ANNO
# 1 - 1970
 
 
[RSS Valido] Creative Commons License [CSS Valido]