Privacy Policy
 
IN EVIDENZA
Album

Nile
Vile Nilotic Rites
Demo

Prysma
Closer To Utopia
CERCA
ULTIMI COMMENTI
FORUM
ARTICOLI
RECENSIONI
NOTIZIE
DISCHI IN USCITA

13/12/19
VOLTUMNA
Ciclope

13/12/19
NIGHTBEARER
Tales of Sorcery and Death

13/12/19
HORRIFIED
Sentinel

13/12/19
HALPHAS
The Infernal Path Into Oblivion

13/12/19
SATYRICON
Rebel Extravaganza (rimasterizzato)

13/12/19
ONI
Alone

13/12/19
EREGION
Age Of Heroes

13/12/19
ARKONA (PL)
Age Of Capricorn

13/12/19
MONO
Exit In Darkness

13/12/19
COMANDO PRAETORIO
Ignee Sacertà Ctonie

CONCERTI

13/12/19
MARILLION
GRAN TEATRO GEOX - PADOVA

13/12/19
GWAR + VOIVOD + CHILDRAIN (ANNULLATO!)
ROCK PLANET - PINARELLA DI CERVIA (RA)

13/12/19
SCALA MERCALLI
BUFFALO GRILL - CIVITANOVA MARCHE (MC)

13/12/19
GLI ATROCI
ALCHEMICA MUCIS CLUB - BOLOGNA

13/12/19
NATIONAL SUICIDE + TERBIOCIDE
UFO ROCK PUB - MOZZO (BG)

14/12/19
JINJER + GUESTS (SOLD OUT!)
MAGAZZINI GENERALI - MILANO

14/12/19
KNOCKED LOOSE + GUESTS
CS RIVOLTA - MARGHERA (VE)

14/12/19
LEAVES` EYES + SIRENIA + FOREVER STILL + GUESTS
REVOLVER - SAN DONA DI PIAVE (VE)

14/12/19
FOLKSTONE
DRUSO - RANICA (BG)

14/12/19
SAIL AWAY + ALLUME
ROCK HEAT - AREZZO

CARCASS - Biografia di una band straordinaria
10/01/2013 (5569 letture)
Alcune band si limitano a ripetere una ricetta per decine e decine di dischi, in maniera pedissequa, senza mai variare di una virgola la propria proposta e dando alla luce discografie sterminate, ma basate su un concetto stilistico univoco. Certe altre, e sono le più grandi, riescono a fare epoca nel breve volgere di poche pubblicazioni. E' la storia continua e frequente di tanti big della musica rock e metal, che dopo una manciata di masterpieces epocali sono parzialmente declinati o si sono commercializzati, producendo una successiva serie di prodotti non trascendentali. Gli inglesi Carcass di dischi ne hanno realizzati soltanto cinque, prima dello scioglimento e della reunion, avvenuta sul finire degli anni dieci del terzo millennio: ma sono cinque dischi di valore inestimabile, cinque colonne inamovibili per la musica dura. Cinque titani capaci di influenzare da soli cinque differenti generi: Reek of Putrefaction, del 1988, ha stabilito standard essenziali per il grindcore più becero, Symphonies of Sickness del 1989 resta un episodio fondamentale per gli amanti del death metal più ruvido, mentre Necroticism - Descanting the Insalubrious, datato 1991, è un capolavoro tra i più importanti nell'interno del panorama death metal dal più elevato quoziente tecnico e compositivo; allo stesso modo, Heartwork è un caposaldo del technical death metal, tanto caro a Chuck Schuldiner e ai suoi Death, mentre Swansong fu un pioniere del melodic death che tanto seguito otterrà nelle lande più settentrionali del nostro continente. Non è un merito da poco: un riff dei Carcass lo si riconosce d'istinto, tanto è tipico e caratteristico il suono, il feeling, l'atmosfera appestata e la potenza ruvida degli accordi che caratterizza ogni minima scheggia esalata dalle chitarre di questa affascinante entità. Fateci caso: non c'è nessuno come loro. Nessuno gli assomiglia, neanche lontanamente. E' qualcosa che capita a pochi, solo ai grandissimi. I Carcass non possono che essere annoverati in questa schiera, tra le band più influenti di sempre, nonché tra i primi dieci esponenti del death metal mondiale. Turatevi il naso, e se siete deboli di stomaco rivolgetevi altrove: stiamo per affrontare un viaggio ributtante, tra infestazioni larviche interiori, carcasse coperte di croste, puzza di cadaveri in deterioramento, colonie di vermi, colate di pus asfissiante e raggrinzite carni ulcerate.

Liverpool, metropoli di rivoluzioni, città pulsante: dimenticatevi dei Beatles e di tutto il resto, perché questa è un'altra storia. Anno domini 1985, due ragazzini dediti all'hardcore punk mettono in piedi il progetto Disattack e rilasciano un demo dozzinale, A Bomb Drops: sono il chitarrista sedicenne Bill Steer ed il batterista quindicenne Ken Owen, ai quali si aggiunge dopo la pubblicazione del demo il bassista Jeff Walker, anch'egli classe 1969 come Steer. La svolta arriva nel 1987: il terzetto cambia nome, optando per un più grandguignolesco Carcass e sterzando su coordinate sonore ancora più violente, caotiche, raccapriccianti. La veemenza chitarristica e lo stile essenziale di Steer, che nel frattempo era stato arruolato anche dai Napalm Death, contribuì non poco a questa estremizzazione radicale, nonché alla nascita di un filone musicale nuovo e mostruoso, capace di sprigionare una violenza mai udita prima: il grindcore. Il grindcore era una bestia neanche lontanamente paragonabile all'heavy metal delle origini, più melodico, o al thrash della successiva ondata ottantiana, che fino al 1985 veniva considerato quanto di più estremo fosse mai stato partorito dalla mente umana: il grindcore portava a conseguenze estreme persino la deformazione più spinta che, nel frattempo, aveva preso il nome di death metal, e si caratterizzava per tempi velocissimi, canzoni molto corte, voci gutturali, tecnica approssimativa, chitarre fortemente distorte, strutture insensate, suoni sporchissimi. I neonati Carcass completano il nuovo corso con testi nauseabondi, ispirati da alcuni libri di medicina: liriche forti e provocatorie, nelle quali si parlava di cadaveri in putrefazione, genitali tranciati, carni dismembrate, eccitazioni morbose provocate dall'asfissiante odore di pus prodotto da croste scoperchiate, rigurgiti anali, colonie di vermi sottocutanee ed altre oscenità similari. Il debut album, Reek of Putrefaction esce nel 1988 sotto Earache Records, una mazzata marcescente, una palude di suoni brutali e sozzi, rozzi, cacofonici. Ventidue canzoni e nemmeno quaranta minuti di caos: dodici brani non raggiungevano i due minuti di durata, e dei restanti la sola Oxidised Razor Masticator sforava i tre; Frenzied Detruncation si concludeva dopo appena cinquantanove secondi. Giudicato in sede di recensione come assemblamento di riff disordinati, basso melmoso, chitarre deformate, il disco è infarcito di blastbeat fulminanti, mitragliate massacranti e poderosi rallentamenti intermedi, prodotto grezzamente e con i tre musicisti tutti impegnati anche come cantanti, fautori di voci basse, gutturali, disumane. Un disco che sembra uscire da uno scantinato, amatoriale e raffazzonato, ma che diventa un masterpiece del grind e lancia una carriera illustre. Eppure i Carcass, che apparivano tanto primitivi, scarni, ignoranti -musicalmente parlando, visto che i testi erano arricchiti da termini medici non certo improvvisati- erano già allora una band in movimento, dedita all'evoluzione: non si sarebbero fermati mai, mutuando il loro stile in continuazione, senza mai ripetersi. Il secondo disco lo avrebbe dimostrato fin da subito, con un passo avanti non indifferente.

Rilasciato soltanto un anno dopo, Symphonies of Sickness era completamente diverso dal suo predecessore: presentava una tracklist ridotta a dieci tracce, con Empathological Necroticism che durava quasi sei minuti; la band si avvicina al death metal, mantenendo velocità massacranti ma affiancando ai blastbeat dei cospicui cambi di tempo, oltre che un approccio chitarristico più curato da parte di Bill Steer. Anche la produzione era migliore e più professionale: i Carcass si stavano dunque elevando dal rango di cult-band del raffazzonato sottoscala grindcore, per sprigionare la loro carica di devastazione anche su palcoscenici più maturi ed evoluti. I testi rimanevano disgustosi e maniacali nella precisione con la quale venivano trattati gli elementi di anatomia umana, necessari a creare un immaginario depravato e intriso di visioni putrescenti, sorrette dal growling basso e feroce dei tre inglesi: titoli come Exhume To Consume, Excoriating Abdominal Emanation, Cadaveric Incubator Of Endoparasites o la stessa Reek Of Putrefaction, che si ricollegava al titolo del disco precedente, sono sufficienti a farci comprendere la cura certosina con la quale i Nostri dipingevano l'orrore viscerale e sanguinario dei propri deliri, che in ogni caso rimanevano soltanto provocazioni, micro-film horror proiettati a sfondo musicale e niente di più. Non a caso, i Carcass si sono proclamati quasi da subito vegetariani e difensori della causa ecologica e animale, scagliandosi addirittura contro quelle band che erano solite portare sul palco delle bestie da sacrificare in nome dello spettacolo. I loro testi erano un vero e proprio paradosso attraverso il quale provocare disgusto verso la carne e la vivisezione; in un'intervista dei primi anni novanta, Ken Owen dichiarò che 'la band simpatizza per le idee politiche di sinistra ed è contro la violenza, la vivisezione e tutte quelle concezioni tipiche della destra', specificando però di 'non voler promuovere nessuno stile di vita, né tantomeno alcune idee politiche', in quanto reputate come scelte personali. Nonostante queste precisazioni, la gente continuava a guardare ai Nostri come a dei temibili squartatori, dediti ad una vita immorale e costituita da impuri sciacallaggi: gli stessi musicisti racconteranno in seguito di aver sempre ricevuto fiumi di lettere allucinanti, da parte di fans del tutto fuori di testa. Alcuni di questi, per esempio, lavoravano in ospedali od obitori, ed erano soliti inviare alla band foto improponibili con cadaveri e pezzi di cadaveri come soggetto: un 'presente' non troppo gradito dai ragazzi della band, che di certo non erano dei veri necrofili. Musicalmente, Symphonies of Sickness era uno dei dischi più violenti mai rilasciati fino a quel 1989, ma si fregiava di una importante base strutturale che dunque gli permetteva di discostarsi dai caotici esperimenti di caos primordiale a cui tante band si dedicavano: era semplice essere la band più rumorosa del pianeta limitandosi a percuotere i propri strumenti e gracchiando in un microfono, mentre molto più meritevole era intessere un'aggressione sonora costituita da riff letali e ben congegnati, strutture accurate e suonate a tempo, rallentamenti e ripartenze organizzate attorno ad un indomabile nucleo di foga e veemenza ma mai affidate al caso. La precisione non toglieva spazio alla furia: anzi, i Carcass ora erano ancor più letali e intimidatori, in quanto musicisti consapevoli della propria forza d'urto e con un'idea chiara del tragitto da percorrere. La strada era iniziata semplicemente ascoltando i Metallica, e sentendosi capaci di poter fare meglio: le chitarre avrebbero potuto spingersi oltre, facedosi più veloci, più estreme: e questi ragazzini stavano pienamente riuscendo nella loro missione, come avrebbero presto dimostrato.

L'avvento degli anni novanta rappresenta la vera svolta nella storia dell'act britannico, che accoglie tra le proprie fila il chitarrista svedese Michael Amott, ex Carnage, e pubblica il suo capolavoro massimo, Necroticism - Descanting the Insalubrious, ormai saldamente orientato a un death metal poderoso, ma intricato e di pregevole fattura tecnica. Elementi grind restano presenti ma lasciano campo a strutture più complesse, riff incisivi, tonanti e insalubri ma non più rozzi, assoli melodici curati, squillanti, fluidi e comunque affilati come rasoi; il bassista Jeff Walker si prende quasi tutti gli oneri vocali, mentre Ken Owen alla batteria impartisce severe stoccate da headbanging, massacranti bordate al fulmicotone, dal tiro scarnificante, senza però lesinare passaggi mid-tempos tetri e pesantissimi. Il risultato è spettacolare, una collezione di riff avvelenati e ritmiche schiacciasassi, organizzate attorno a un nucleo accurato, dagli arrangiamenti eccellenti. Il contributo di Amott è stupefacente: il suo tocco morbido e ispirato trasforma drasticamente la band, dandole un suono inconfondibile, unico e profondo, stratificato dal punto di vista compositivo ed emotivamente trepidante, cosa che risulta evidente al cospetto dei magnifici guitar solos: ogni canzone possiede uno o più frecce soliste, febbricitanti e caratterizzate da melodie definite e avvolgenti, laddove in precedenza ci si trovava di fronte soltanto feroci e caotici esercizi di forza bruta; il chitarrista scandinavo permette all'act inglese di elevarsi rispetto alla gran massa di band grindcore o autrici di un death primitivo e grossolano, assumendo uno stile proprio che andrà ad influenzare le nuove generazioni. L'impatto dei quattro metallers è ancora devastante: la band è matura e imbastisce un corposo ed inscalfibile muro sonoro, registrato con suoni nitidi e prestazioni singolari eccellenti; le otto canzoni sono dei piccoli capolavori del death metal, mazzate granitiche che esaltano il drumworking quadrato, scrosciante e moderno di Owen, e pongono l'accento sulla straordinaria capacità, da parte della band, di muoversi con uguale efferatezza a qualsiasi velocità desideri, pur continuando a preferire di gran lunga i ritmi elevati. Il sound è cupo, roccioso, ammorbato da uno stentoreo alone di malignità tipicamente death: le canzoni tutte sono un'istantanea di possenza, scandite dal vocalism aggressivo, sporco e diretto di Walker. Citare brani come Symposium of Sickness, Incarnated Solvent Abuse, Inpropagation, Lavaging Expectorate of Lysergide Composition o Pedigree Butchery è superfluo, vista l'importanza storica assunta da tali composizioni alle orecchie dei metal-fans; il vero capolavoro è però la trascinante Corporal Jigsore Quandary, la canzone per eccellenza dei Carcass: un attacco di batteria inconfondibile, l'impianto di riff sferzanti che vi si inseriscono, la secca ed irresistibile prova vocale, l'assolo fiammante di Amott. Nel disco permangono ancora le tematiche goregrind tanto care ai Nostri: si parla, ad esempio, di come utilizzare i cadaveri umani a scopo di lucro, riciclando come fertilizzanti o strumenti musicali i resti di questa specie. Interpellato dalla stampa a riguardo della costante evoluzione della sua band, Ken Owen una volta dichiarò che 'le etichette sono necessarie per far capire alla gente con chi hai a che fare', aggiungendo che il termine 'death metal' calzava un po' stretto ai suoi: 'Noi conglobiamo tanti generi, dal rock all'heavy metal classico, quando invece i tre quarti delle death metal bands non fanno altro che riproporre le solite cose'. Il drummer sosteneva che il death metal non fosse male, nei suoi primi anni di vita, ma era successivamente diventato statico e noioso: proprio per questa ragione, i Carcass hanno sempre cercato di crescere e svilupparsi, pur mantenendo salde le radici del loro progetto. Necroticism fu supportato da un tour europeo ed americano, denominato Gods of Grind, assieme ai nordici Entombed, ai doomster Cathedral e Confessor: ricorda Bill Steer che 'avevo ventun anni ed è stato il periodo in cui i Carcass raggiunsero il loro punto più alto. Il mio primo lungo tour in America, e all'epoca nessuno mirava a tanto, e trovarci a viaggiare e a suonare in modo professionale è stato un piccolo evento per noi'. Il bassista ha più volte avuto modo di spiegare come l'arroganza e la determinazione siano fondamentali quando inizi a suonare in una band, e i Carcass secondo la sua opinione, erano pienamente dotati di queste peculiarità: 'Rabbia ed arroganza, dico sempre che siamo nati dall'unione di questi due elementi'. Persona saggia e matura, Steer sostiene ancora oggi che 'in ogni forma d'arte, musica, poesia o pittura, l'artista deve avere attitudine per emergere, e se non hai questi elementi non vai da nessuna parte': proprio per questo la sua formazione, che al tempo era giovane ed incosciente, non aveva paura di lanciarsi, ed ha avuto più facilità a creare qualcosa di nuovo. Dallo stesso background, comune a tutte la metal bands dell'epoca, avevano tirato fuori qualcosa di originale e più che personale.

Se Necroticism aveva rappresentato un passo avanti sorprendente e rivoluzionario, il successivo Heartwork, rilasciato nel 1993, rappresenta l'emblema stesso del processo di evoluzione sostenuto dai deathster britannici, che qui toccano vertici tecnici invidiabili e si ripresentano sotto una foggia melodica straripante: possiamo parlare di technical death a tutti gli effetti, in quanto la violenza resta primaria, tangibile in serrate ritmiche fittissime, accelerazioni poderose e vocals raschiate, trascinanti, ma al tempo stesso è straordinario l'apporto melodico dovuto proprio alla classe di Ammott, il quale arrangia dei guitar solos stupendi e fluenti, dai tratti barocchi e tradizionali, capaci di alternare con armoniosa musicalità la potenza che la band esibisce nei passaggi più duri; a tratti, come nel caso della sferzante Carnal Forge, le citazioni maideniane sono palesi ed intense. Il chitarrista combina riff melodici e taglienti, arricchendo con pregevoli armonizzazioni le sue rapidissime pentatoniche. Siamo al cospetto di un altro capolavoro: la musica dei Carcass è ora più accessibile, melodica, ma mantiene tutte le sue peculiarità di forza, potenza e cupezza; questo è riscontrabile in riff ancora una volta memorabili e corposi, imbevuti di veleno e di un insalubre retaggio classicamente death. La scrosciante opener Buried Dreams, la tellurica This Mortal Coil o la conclusiva Death Certificate, con il suo riffery vertiginoso, sono una perentoria dimostrazione di forza, songwriting, e mettono in luce una volta di più l'innovativo connubio tra riff spaccaossa e riff melodici, questi ultimi capaci di influenzare le nuove leve del melodic death scandinavo; si mette in luce anche Owens, con sezioni ritmiche martellanti e un utilizzo trepidante del doppio pedale. In Necroticism, il cambiamento più consistente era rappresentato dall'accresciuto bagaglio tecnico messo al servizio delle varie composizioni, con un approccio solista più sviluppato; in Heartwork, invece, sorprende l'abilità nello sfumare dalle possenti aggressioni frontali, tipiche delle releases precedenti, a momenti di suadente calma melodica: la titletrack è in tal senso un ottimo esempio. Ad un tecnicismo esasperato, si affiancano ora testi più maturi: dalla decomposizione carnale tanto minuziosamente omaggiata nelle precedenti pubblicazioni, si passa ora alla decomposizione dell'animo, descritta metaforicamente attraverso testi incentrati su argomenti come la guerra, la religione, la sostituzione dell'uomo attraverso le macchine. Non mancano un brano dal riffato quasi rock-oriented, No Love Lost, sintomo di un insolito flirt con l'hard rock che si sarebbe fatto ancora più acuto nel disco seguente, ed altri episodi dai connotati rocciosi e pressanti come Embodiment o Blind Bleeding the Blind. Un aneddoto curioso è legato all'incisione di questo disco: le sezioni di chitarra ritmica furono registrate dal solo Steer, in quanto Amott perse il suo passaporto durante un viaggio in India e non potè tornare per tempo in patria: le partiture del platter, che comunque sono intricate e complesse, furono così semplificate rispetto a quanto era stato inizialmente scritto dal rosso chitarrista svedese; rimarrà insoddisfatta la curiosità di chi avrebbe voluto ascoltare cosa davvero ne sarebbe venuto fuori, senza tali intoppi. Quell'album permise alla band di entrare nel roster di una major, ovvero la Columbia/Sony, anche se i trattamenti ricevuti non furono granché e ispirarono un repentino ritorno alla Earache; anche a causa di questi intoppi, il nuovo full length sarebbe uscito soltanto nel 1996. Basti pensare che la major chiese ai nostri di realizzare una cover di Bjork, nella quale la voce sarebbe rimasta quella della cantante, apposta ad un sottofondo imbastito dai Carcass: l'abominio, intitolato Isobel, è ancora oggi reperibile in rete. Il nuovo album avrebbe dovuto contenere, in principio, diciassette tracce, e uscire come doppio: alla fine, però, la casa discografia preferì un prodotto singolo e Steer dichiarò che molte delle canzoni omesse erano migliori di quelle presenti nella tracklist di Swansong.

Ogni singolo album dei Carcass potrebbe essere descritto come un sorpredente e imprevedibile cambio di rotta rispetto al predecessore: Swansong era però qualcosa di molto altro, che un semplice passo avanti. In alcune interviste, i membri della band dichiararono di essere al lavoro su materiale classic rock, ispirato dallo stile dei Thin Lizzy: avevano abbandonato il songwriting basato su chitarre multistrato, e stavano perdendo interesse per il genere metal. Swansong era un disco che rinunciava in gran parte alle sfuriate ritmiche death o agli assoli al fulmicotone, era un disco i cui riff affondavano le radici nell'hard'n'heavy settantiano, un disco che non poteva più essere classificato come death metal ma necessitava giocoforza dell'aggettivo melodic anteposto a tale sostantivo. La stabilità della formazione iniziava però a scricchiolare: poco prima di entrare in studio, Amott lasciò la band, sostituito da Carlo Regadas, per dedicarsi ad un nuovo progetto, gli Arch Enemy. Gli assoli restavano fulgidi e squisiti, come evidente fin dalla rockeggiante opener Keep on Rotting in the Free World, ma c'era ora chi parlava di death'n'roll: i vecchi fans del goregrind tutto potevano sopportare, meno che questo ulteriore passo verso la melodia. Eppure Swansong era, a suo modo, un altro gioiello: e non solo perché completava una discografia nella quale mai i Nostri si sono ripetuti, ma anche e soprattutto perché conteneva canzoni validissime e capaci di farci conoscere una nuova, accattivante faccia della Carcassa. Brani ritmati come Black Star, Cross My Heart o Tomorrow Belongs to Nobody erano sorprendentemente orecchiabili, eppure mantenevano una potenza molto compatta di sottofondo e l'immancabile voce raschiata di Walker, elemento di congiunzione più marcato col caro vecchio death metal; certo, il drumworking era ancora potente, ma abbandonava le stoccate martellanti a velocità incontrollata; il rifferrama era ancora riconoscibile, ma sfoggiava un'insolita matrice hard rock e basta la sola, piacevolissima, Rock the Vote a confermare questa tesi. Spunti melodici erano ora predominanti ed episodi come Child's Play dimostrano come i quattro inglesi abbiano optato per un songwriting più pacato, organizzato solo in mid-tempo con uno spazio relativamente ridotto per le accelerazioni brucianti; le liriche mantenevano invece lo humour nero ormai divenuto tipico per l'act britannico. Nell'ottobre 1996 fu rilasciata una compilation contenente materiale raro e i pezzi inediti composti per Swansong, intitolata Wake up and Smell the Carcass; tuttavia, al di là di qualche critica ingiusta dei soliti conservatori, incapaci di apprezzare la naturale evoluzione di una forma d'arte come la musica (anche quella estrema), i Carcass stavano comunque esalando gli ultimi respiri: la fuoriuscita di Amott denotava irrisolti problemi interni e dopo la pubblicazione del quinto disco anche Steer decise di abbandonare la nave, per dedicarsi ai settantiani Firebird. La storica formazione inglese si sciolse così prima della fine del millennio e i membri restanti misero in piedi il progetto Blackstar, che riprendevano le sonorità udite in Swansong: dopo un solo disco, però, la nuova band venne subito accantonata. Nel 1999 un'emorragia cerebrale colpisce Ken Owen, che per fortuna supera positivamente un periodo di coma: la leggenda dei Carcass resiste alle piaghe del tempo, il suo culto resta vivido anche tra gli adolescenti che si avvicinano per la prima volta alla musica estrema e nel 2007, quasi a sorpresa, la band si riunisce. Alla batteria si siede Daniel Erlandsson, già negli Arch Enemy assieme ad Amott, che dunque rientra temporaneamente nel suo vecchio gruppo pur senza abbandonare gli Enemy, la cui cantante Angela Gossow è nel frattempo divenuta sua moglie. La truppa, capitanata da un Jeff Walker in gran spolvero, si esibisce nei principali tour estivi del continente, presenziando al Gods of Metal italiano sia nel 2008 che nel 2009; il bassista e cantante approfittò delle interviste per definire il suo personale punto di vista sul ruolo che la sua band nutre all'interno della storiografia metallica:

'E' inutile fare i falsi modesti. I Carcass hanno fatto qualcosa di nuovo, è sotto gli occhi di tutti; e non lo abbiamo mai fatto per soldi, ma per piacere personale, per puro divertimento. Forse è per questo che siamo riusciti ad andare oltre ai soliti schemi, perché se avessimo seguito le logiche del mercato non saremmo mai stati i Carcass. Non siamo tornati per ragioni finanziarie, ma per la soddisfazione di suonare davanti a migliaia di persone; quindici anni fa possibilità come quella del Gods of Metal non esistevano, c'era il Dynamo, il Monsters of Rock, e basta. Oggi in Europa ci sono almeno cinquanta grandi festival, per band come la nostra è un'ottima occasione per recuperare il tempo perduto vent'anni fa e prenderci le nostre belle soddisfazioni. Oggi il mercato è saturo, ma a ben vedere il tutto gioca a nostro favore, perché se è vero che la vera arte non morirà mai, allora i Carcass, così come i Megadeth o i Queensryche avranno sempre ragione di esistere. La gente si avvicina al metal grazie a band storiche, non certo per i gruppi da un singolo e via. Le nostre ambizioni sono sempre state piuttosto modeste, rivolte verso il basso e per questo tutto quello che abbiamo raggiunto ha sempre avuto un sapore molto particolare. Sai qual'è il grande problema della scena odierna? E' che è pieno di ottime band che suonano alla grande, ma è poverissima di buoni riff. Mi fa ridere pensare che i migliori riff oggi in circolazione siano ancora quelli scritti dai Carcass, o dai Metallica, venti o trent'anni fa. Oggi anche le band migliori, quelle della nuova generazione, sono dei mostri di tecnica ma faticano a tirare fuori qualcosa di memorabile; noi ci divertiamo ancora a suonare come ci divertivamo quando eravamo ragazzi, lo facciamo senza troppi pensieri, senza troppe pressioni'.

Al tempo, i Carcass dissero che la reunion si sarebbe limitata alle esibizioni live, che non c'era bisogno di incidere un nuovo disco in quanto il mercato musicale era morto, mentre la band aveva a disposizione centinaia di canzoni da proporre; un nuovo prodotto in studio veniva inquadrato come pretesto per suonare dal vivo, cosa di cui l'act inglese non necessitava vista la popolarità di cui ha sempre continuato a godere. Eppure non tutto si può etichettare in maniera così frettolosa: un nuovo disco è, alle orecchie dei fans, qualcosa di molto più profondo e romantico. Lo hanno capito nel corso del 2012, questi colossi del death metal mondiale, che difatti hanno a sorpresa annunciato la realizzazione di un nuovo disco di inediti, a diciassette anni dal predecessore: pur senza Amott, rimasto fedele ai suoi Arch Enemy, i Carcass tentano dunque di rimettersi in pista, risvegliando le attenzioni di critica e fans: Daniel Wilding dei Trigger the Bloodshed viene assoldato come nuovo batterista e la band torna ad essere un trio, come agli esordi. La storia è già scritta, le medaglie per sempre affisse sul petto di chi ha scritto pagine indelebili nella storia del metal, non solo estremo: un nuovo disco non cambierà la sostanza, che resta nobile. Cinque dischi per rivoltare un genere come un calzino, cinque dischi per influenzare cinque differenti diramazioni, cinque gemme senza difetti apparenti che permettono ai Carcass di veleggiare al fianco dei più grandi, senza che il loro nome possa essere intaccato da nessun genere di diffamazione. Questo è quanto la Carcassa ha tramandato ai posteri, e che le nuove leve di metalheads non devono mai dimenticare: Necroticism, Heartwork e le altre releases continuerano in eterno ad echeggiare le proprie urla, rimbombando direttamente dall'inferno, scandalizzando i benpensanti, disgustando i bigotti e colpendo dritto in faccia chi si scandalizza per un testo infarcito di budella, ma poi pugnala metaforicamente alle spalle il proprio prossimo. Certo, non sono dei santi; ma qualche cosa da dire ce l'hanno sempre avuta e, soprattutto, hanno scritto un bel po' di ottima musica che bisognerebbe sempre ricordare.



Philosopher3185
Mercoledì 14 Ottobre 2015, 23.11.35
26
Aggiungo un ultima nota:il discorso della band,riguardo all'importanza dei riff è quanto di piu' saggio io abbia mai sentito dire! si puo' avere tutta la tecnica del mondo e saper fare il tapping,lo sweep picking e tutte le stronzate tecniche del mondo,ma se non sai comporre e scrivere dei riff che rimangono in testa,non sei un buon chitarrista..io la penso cosi'..
Philosopher3185
Mercoledì 14 Ottobre 2015, 23.11.34
25
Aggiungo un ultima nota:il discorso della band,riguardo all'importanza dei riff è quanto di piu' saggio io abbia mai sentito dire! si puo' avere tutta la tecnica del mondo e saper fare il tapping,lo sweep picking e tutte le stronzate tecniche del mondo,ma se non sai comporre e scrivere dei riff che rimangono in testa,non sei un buon chitarrista..io la penso cosi'..
Philosopher3185
Mercoledì 14 Ottobre 2015, 23.08.57
24
Grandissima band.Una delle loro pecurialita' è sempre stata la loro ironia sottile e feroce,irona che spesso altre band death metal,non avevano e che tendono a prendersi troppo sul serio..per il resto poco da dire..i loro album parlano da soli..ottimi compositori e ottimi esecutori...
gianmarco
Sabato 15 Giugno 2013, 14.27.04
23
heartwork era melodeath invece swansong era death'n roll
Lizard
Domenica 13 Gennaio 2013, 11.08.33
22
Giustissimo Anders, infatti nelle note delle foto era scritto correttamente. Grazie della segnalazione, è stata evidentemente una svista.
Anders
Domenica 13 Gennaio 2013, 8.47.36
21
Bella biografia, bravi. Una nota: Amott si scrive con una m sola. Ciao.
lux chaos
Sabato 12 Gennaio 2013, 12.55.25
20
Heartwork, Necroticism, Swansong: 3 capolavori assoluti di una band che con una manciata di dischi ha influenzato miliardi di band a venire. Grandissimi. Rabbia e arroganza
Yuda
Sabato 12 Gennaio 2013, 1.52.18
19
mi scende una lacrima una delle mie band preferite ricordo ancora il dayone di heartwork : )
brainfucker
Venerdì 11 Gennaio 2013, 21.43.45
18
i musicisti di classe si riconoscono subito..swansong è semplicemente un disco troppo avanti per gli anni in cui è uscito
MrFreddy
Venerdì 11 Gennaio 2013, 19.14.45
17
Una delle mia band preferite in assoluto, perfetti. Sono molto scettico e dubbioso per il futuro, ma voglio sperare nel meglio!
Delirious Nomad
Venerdì 11 Gennaio 2013, 16.01.23
16
@Nightcomer: eh lo so, lo so... ma come tu sai bene è infinita la lista di cose che è doveroso approfondire! Un poco alla volta completerò il quadro!
The Nightcomer
Venerdì 11 Gennaio 2013, 15.31.45
15
@ Delirious: Necroticism è doveroso approfondirlo, come del resto il mini Lp Tools of the trade! Rispetto agli inizi (che ricordo dall'epoca e non ho mai troppo apprezzato) ci fu un passo avanti di notevoli proporzioni, direi inimmaginabile. Quoto Undercover per Swansong, un album troppo spesso poco considerato, anche se per me il loro capolavoro rimane Heartwork.
Delirious Nomad
Venerdì 11 Gennaio 2013, 15.13.05
14
Grandissimi, gli ultiimi due sono incredibili, e lo dico perchè ancora non conosco i primi tre!
Undercover
Venerdì 11 Gennaio 2013, 15.11.29
13
Band spettacolare, io li amo tutti e non potrei farne a meno visto che ho adorato la svolta 'n'roll sia loro e quella criticabilissima dei Gorefest che ascolto con gran piacere tuttora. Monumentali. Speriamo bene per il nuovo.
xutij
Venerdì 11 Gennaio 2013, 14.25.34
12
Un gruppo leggendario,anche se io mi fermo ai primi tre,per gusti personali,non posso che inchinarmi davanti alla loro importanza monumentale in ogni album. Forse la band metal più influente di sempre,e parlo di quanti generi e sottogeneri hanno iniziato o sviluppato.Solo i Celtic Frost,a parer mio, sono stati più influenti,forse.
enry
Venerdì 11 Gennaio 2013, 14.15.02
11
Che dire, insieme ai Death credo che siano quasi gli unici che mettono d'accordo un po' tutti i fan del metal estremo, e non potrebbe essere diversamente. A me piacciono tutti, con in testa Necroticism che più che un disco è un monumento.
Lizard
Venerdì 11 Gennaio 2013, 14.06.40
10
Corretto, grazie della segnalazione.
THRASHAPOCALYPSE
Venerdì 11 Gennaio 2013, 13.42.16
9
una delle band che mi ha avvicinato alla musica estrema, adoro ogni loro disco!
Greatest_Tiz
Venerdì 11 Gennaio 2013, 13.39.49
8
Allora è un errore loro, perchè c'hanno pure scritto "Amott e Steer"
Greatest_Tiz
Venerdì 11 Gennaio 2013, 13.39.48
7
Allora è un errore loro, perchè c'hanno pure scritto "Amott e Steer"
gianmarco
Venerdì 11 Gennaio 2013, 11.23.02
6
quello che è con Michael Ammott è Christopher suo fratello ed ex chitarrista degli Arch Enemy . Era una foto promozionale di Stigmata .
Greatest_Tiz
Venerdì 11 Gennaio 2013, 10.27.01
5
Nella prima fotografia in alto a destra Steer è praticamente irriconoscibile, siamo sicuri che è lui??? Neanche fosse in versione "glam"
vitadathrasher
Venerdì 11 Gennaio 2013, 9.22.27
4
Mi piace molto l'idea che hanno: Riunirsi per le esibizioni live e non fare album come pretesto per fare un tour, poi se hanno la necessità di incidere un nuovo lavoro lo faranno. Questa è la serietà di una band storica. Tra l'altro parlavo di questo concetto proprio nell'argomento: Slayer: nuovo progetto.....
gianmarco
Venerdì 11 Gennaio 2013, 8.44.56
3
Leggendari , Necroticism e Heartwork i miei preferiti
Andy '71
Venerdì 11 Gennaio 2013, 8.16.22
2
I Carcass sono storia!Hanno se non creato,contribuito enormemente alla creazione di un genere musicale,sviluppandolo ed andando oltre, facendo dischi immensi!Li adoro fin dagli inizi,ricordo un infuocato live nel 1992 al Bloom di mezzago,devastanti!Son convinto,che se dovesse uscire un nuovo album,sarebbe una bomba!
malice
Venerdì 11 Gennaio 2013, 1.51.29
1
i carcass hanno fatto la storia della musica moderna (heavy metal). Necroticism - Descanting the Insalubrious è la bibbia in musica!!!!
IMMAGINI
Clicca per ingrandire
Carcass, la biografia
RECENSIONI
75
80
77
72
95
95
86
73
ARTICOLI
29/11/2013
Live Report
AMON AMARTH + CARCASS + HELL
Live Club, Trezzo sull’Adda (MI), 24/11/2013
30/08/2013
Intervista
CARCASS
Surgical Steer
10/01/2013
Articolo
CARCASS
Biografia di una band straordinaria
 
 
[RSS Valido] Creative Commons License [CSS Valido]