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TYGERS OF PAN TANG - Le Tigri sono tornate!!
11/01/2013 (2078 letture)
Lizard: Ciao Jacopo e bentornato su Metallized. Ci ritroviamo a distanza di un anno dalla precedente intervista, innanzitutto: come stai? Sempre di corsa?
Jack: Ah… E’ già passato un anno? Sto bene, sto bene. E’ stato un 2012 molto intenso, diciamo in particolare da giugno in poi sono stati sei mesi nei quali non sono mai stato così impegnato, in precedenza, per via degli svariati progetti. Non ho avuto una settimana in cui non abbia suonato, quindi sono molto contento e al tempo stesso un pochino stanco, per la prima volta. Una piacevole stanchezza, ma mi rendo conto che una decina di giorni di pausa servirebbero (ride).

Lizard: Raccontaci un po’ cosa hai fatto in questo 2012
Jack: Beh… Innanzitutto, è uscito il disco dei Tygers of Pan Tang. Tra l’altro brillantemente recensito anche dal qui presente. Mi ha fatto molto piacere innanzitutto che tu l’abbia ascoltato e recensito dicendo esattamente quello che pensi, che non è così scontato ultimamente. La situazione delle riviste, magari non a livello mondiale, ma sicuramente a livello europeo, è piuttosto deludente in molti casi. Detto questo, Ambush ci ha tenuti occupati un bel po’, dato che tutta la prima parte dell’anno è stata dedicata quasi interamente alla sua preparazione. La registrazione è avvenuta invece abbastanza alla svelta, nel senso che tutto è stato concentrato in dieci-quindici giorni massimo di lavoro in studio; personalmente, ho registrato tutto in quattro giorni (AVEVO quattro giorni!). Mi hanno detto: “abbiamo una grande notizia, abbiamo prenotato lo studio; la brutta notizia è che hai quattro giorni per registrare dodici pezzi!” (ride). Molto bene! (ride ancora). Il che significava fare quattro pezzi al giorno, quasi senza possibilità di ripensarci. E’ stata un’esperienza psicologicamente molto impegnativa, però estremamente liberatoria. Quindi, il disco ci ha tenuto occupati almeno fino a maggio ed è poi uscito a settembre. L’estate l’abbiamo girata facendo molti concerti con i Tygers. Mi sono fatto poi un piccolo mini tour acustico in Sardegna, che avrebbe dovuto essere la mia vacanza e invece abbiamo suonato nove sere su dieci giorni! Per cui, chiamiamola vacanza! E poi a ottobre, la novità sostanziale è stata l’esperienza con i fratelli Appice in giro per l’Europa che non è stata niente niente male. Ora siamo a fare un bilancio. Un bilancio positivo perché comunque nonostante tutti questi impegni molto importanti ho potuto continuare a portare avanti le cose più a livello locale, come ad esempio la cover band dei Led Zeppelin, sia in acustico che in versione elettrica, con la quale zitti zitti abbiamo comunque fatto le nostre date e non ci sono stati troppi rallentamenti. Con i General Stratocuster stiamo andando benissimo, dato che abbiamo un secondo disco praticamente pronto a livello compositivo e abbiamo anche già fatto una selezione dei brani, per cui il disco è lì, basta avere il via per poterlo registrare. Ci sono delle prospettive per l’anno prossimo, approfittando del fatto che siamo tutti un po’ più liberi nella prima parte del 2013 e quindi stiamo vedendo di concentrarci per fare anche qualche serata dal vivo; anche perché abbiamo fatto poche date con i General ma sono andate talmente bene che ci siamo detti “Facciamole!”, e visto che abbiamo i pezzi nuovi da proporre, vogliamo vedere cosa succede.

Lizard: L’altra volta, quando ci siamo visti, ci hai raccontato la genesi di Ambush, come stava nascendo. Secondo me, dei dischi che hai fatto con i Tygers of Pan Tang finora, è il disco in cui ti esprimi al tuo meglio. A distanza di qualche mese, come valuti la tua prestazione?
Jack: L’ho risentito oggi, mentre tornavo in treno da Roma ed era un po’ che non lo risentivo. Proprio ieri mi è arrivata la copia in vinile, dato che è uscito in questi giorni in edizione limitata. E’ bello, una bella soddisfazione: finalmente, la dimensione giusta! Poi si apre, c’è il booklet… Abbiamo fatto un bel lavoro sono molto contento. Il disco a distanza di un bel po’ di mesi che non lo ascoltavo mi piace, sono molto contento. Cattura esattamente lo spirito e quello che volevamo fare. Nel senso che volevamo un disco che fosse strettamente collegato al passato ma che avesse un suono fresco e nel quale la melodia avesse un ruolo un poco più sostanziale rispetto al disco precedente. L’ho ascoltato sapendo anche quello che c’è dietro, e cioè che c’erano anche altri brani che man mano abbiamo deciso di lasciare in secondo piano per dare ad altri la precedenza. Mi ripeto, sono contento. Mi piacerebbe che anche il dodicesimo brano che abbiamo registrato e che ancora non è uscito trovasse un suo posto: lo abbiamo tenuto nel caso servissero delle bonus tracks per altre edizioni o chissà cosa, e speravo venisse pubblicato su vinile, ma sul vinile non c’è (ride). Non dipende da me. E' giusto che non venisse incluso nel disco: voglio dire, il disco è giusto che sia composto da quegli undici brani, non poteva essere altrimenti, però sono contento anche di quel pezzo. Tra l’altro, è il primo disco della mia vita fatto con un produttore e il produttore… Ci ho lavorato e si sente. Ha un ruolo fondamentale. Magari non ha detto niente nello specifico, quando eravamo a registrare non mi ha suggerito delle linee vocali diverse o altro. Però era una guida, una persona con la quale sedevi a prendere il thé, ci parlavi e ti rendevi conto che mentre parlavi lui ti riusciva a dare delle indicazioni che poi quando ti trovavi da solo in sala di incisione ti uscivano.
Lizard: Pensi sia proprio il suo metodo di lavoro? Non è uno entrante, insomma.
Jacopo: No, non è uno entrante. O meglio, non lo so, non lo è stato con me. Altra cosa, mi ha lasciato libero di fare tutto quello che volevo fare e poi abbiamo scelto insieme. Per me è stata un’esperienza del tutto nuova e non c’è stato alcun impedimento o blocco di tipo tecnologico. Faccio un esempio pratico, a volte è successo di andare a registrare e fare una take che ritenevo essere ottima e poi risentendola ti dicevano “eh ma lì ha clippato, il microfono non era posizionato bene…” etc etc. Ecco, lì non c’è stato niente del genere. La prima cosa che mi ha detto è “tu fai quello che ti pare, se clippa è colpa mia; se c’è qualcosa e la registrazione ha un errore, è un mio sbaglio. Tu devi pensare a cantare e a tirare fuori il meglio”. Per cui, mi sono ritrovato a cantare e in tutte le registrazioni non è mai successo di dover rifare qualcosa per un problema tecnico. Se la dovevamo rifare era perché non era precisa o la potevamo fare meglio o avevo un’idea migliore, mai per un problema di registrazione. Questo ti libera proprio la testa, perché puoi concentrarti totalmente sull’aspetto esecutivo e interpretativo e non pensi a cose a cui non dovresti pensare.

Lizard: in fase di arrangiamento lui vi ha dato una mano o eravate già pronti?
Jack: Noi eravamo già molto preparati, perché avevamo pochissimo tempo, registrando alla vecchia maniera. Lui ha dato il suo input in pochissime cose, tipo sulla velocità dei brani. Li ha lasciati suonare e jammare sui pezzi e poi magari suggeriva di mettere il metronomo un po’ più lento o più veloce. Ha mixato tutto lui, quindi tutto quello che è stato registrato lo ha miscelato come riteneva più opportuno; in certi casi ha eliminato delle cose o messo in evidenza altro a cui noi non avremmo mai pensato. Ha dato l’uniformità al disco che noi non saremmo stati in grado di realizzare, di raggiungere. Se risenti ora Animal Instict, va benissimo come disco di debutto e di ritorno, però ha al suo interno un pizzico di ingenuità, o comunque ci sono delle cose sia a livello di registrazione che di scelta dei pezzi che adesso non avremmo fatto o avremmo rivisto. Era un disco che catturava perfettamente lo spirito dei tempi, ma oggi visto in prospettiva ne vedo i limiti. Con Ambush, anche a distanza di quasi sei mesi, continuo a dire “ok, lo prendo com’è”, nel suo complesso. Non è un disco rivoluzionario, però è un buon disco di hard rock melodico, per come lo vedo io.

Lizard: La prima frase che ho scritto nella recensione è che la politica dei piccoli passi funziona. Mi sembra di poter dire che il disco sia omogeneo e di spessore lungo tutta la durata, tutte le canzoni sono valide, non ce n’è una che poteva non essere inclusa. Penso che questo rifletta l’equilibrio anche all’interno del gruppo, ormai vi conoscete bene e sapete come rapportarvi gli uni agli altri.
Jack: Sì e no. Nel senso che se uno vuol guardarlo in positivo, questo disco ha tirato fuori anche le personalità dei componenti del gruppo. Tirare fuori le personalità significa però alle volte anche scontrarsi a livello propositivo con quelle che possono essere le direzioni che un musicista vuole prendere rispetto ad un altro. Secondo me, la chiave di lettura è che in questo disco ciascuno di noi si può riconoscere, può sentire una parte di se stesso però, al tempo stesso, si rende conto che se non eravamo tutti e cinque, questo disco non sarebbe venuto fuori così. E questa, secondo me, è la chiave vincente per un gruppo: ognuno si riconosce, ma al tempo stesso riconosce l’importanza del suono d’insieme. Non siamo un supergruppo, che ha una presunzione per la quale la somma delle individualità darà il prodotto, che è il problema di quello che oggi si riflette nel mercato, per cui mettendo questo più questo e quest’altro la cosa dovrebbe funzionare e dare il risultato. Siamo degli individui che suonando insieme negli anni e sentendosi sempre più liberi di esprimersi, cominciano anche a credere nelle proprie potenzialità, per cui si sceglie un riff piuttosto che un altro, se c’è una canzone che proviene da uno allora si comincia a pensare a quella che viene da un altro. C’è stato un momento in cui c’erano tutta una serie di canzoni che erano state scritte principalmente da Craig (Ellis, batteria), da Robb (Weir, chitarra) e in parte da me, e questo ha dato lo stimolo a Dean che fino a quel momento nicchiava di arrivare con una serie di pezzi dicendo “ci sono anche io”. Ovviamente, tutto questo è stato filtrato in maniera positiva e propositiva: non è stato un “voglio anche la canzone mia altrimenti mi arrabbio”, e questo ha dato i suoi frutti. Il fatto poi che il disco abbia ricevuto un 10 e un 4 a me fa piacere, perché il fatto che possa avere uno spettro di gradimento così ampio significa che ha una sostanza, che ovviamente è sottoposta ad un giudizio. Se uno pensava di trovarsi di fronte un disco come Wild Cat e si trova invece un album più melodico, è ovvio che possa non piacergli. Un altro che invece magari non si aspettava niente e si ritrova un disco ben prodotto, con le canzoni scritte bene magari dice… Hai visto i Tygers? (ride). Anche in questo, vediamo il bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto. Alla fine, non ne facciamo mistero, anche la recensione su Classic Rock nella quale ci ha dato 5, se poi vai a vedere la recensione è positiva. Poi lui ha voluto dare alla recensione il valore del bicchiere mezzo vuoto “fanno questo e non osano fare altro”, che alla fine vuol dire non conoscere la storia dei Tygers of Pan Tang: se vuoi la roba più sperimentale o futuristica ci sono altri gruppi, noi abbiamo un compito diverso.

Lizard: quello che è piaciuto a me è che si sente un forte legame col passato, ma non è un vivere sul passato. L’identità della band è forte e si riflette nei brani. Pensate che sia la strada anche per il futuro dei Tygers of Pan Tang o dobbiamo aspettarci altro?
Jack: Questa è l’unica strada. Nel senso che dobbiamo fare i conti col passato e noi tutti siamo non solo orgogliosi ma strafelici di farci i conti. Io, cosa posso chiedere di più? Faccio parte di una band storica, che mi piaceva, della quale ho apprezzato tutto lo sviluppo, soprattutto i primi quattro album e mi ci trovo in mezzo, sentendo tra l’altro di poter giocare un ruolo, che è quello del cantante e quindi non di essere solo un esecutore, ma anche di metterci qualcosa di mio, tanto sul passato quanto sul presente. E’ quasi più Robb che viene da me e mi dice “se vuoi cambiare qualcosa, anche dei pezzi vecchi, la melodia o il testo…” e io gli dico che è pazzo (ride): quelli sono pezzi di storia; facciamo le cose per bene: è ovvio che intanto ho la mia voce per fortuna e quindi non ho intenzione di imitare nessuno, però cercando al tempo stesso di rispettare quello che di bello è stato fatto in passato. Poi qui si entra in un discorso più ampio, proprio relativo alla voce. Cantare imitando non fa bene a nessuno, non fa bene a te stesso perché poi corri il rischio di avere un’impressione e una visione completamente falsate della tua voce e anche per gli altri vale lo stesso. Perché non ha senso, perché comunque non sei tu. Non sei un imitatore, sei comunque un cantante. Per cui andare su un palco e pretendere di fare esattamente quello che faceva un’altra persona è follia, non funziona. Far capire alla gente che hai digerito il passato, che lo conosci e lo rispetti e che quindi ti poni in una posizione non strafottente o disconoscendo il passato, ma mettendo in chiaro che sul palco ora ci sono io e che la canto come pare a me, è la vera cosa. Il tour con i fratelli Appice, nel momento in cui mi sono ritrovato a cantare i pezzi di Ronnie James Dio è stata la chiave, la cartina tornasole di quanto stavo dicendo. Vai a cantare confrontandoti con quello che è stato il massimo, che in un genere è il top assoluto e quindi da lui non hai altro che da imparare: devi essere umile e imparare e renderti anche conto che devi per forza, con un cantante con una personalità così forte e con una impostazione così chiara, rifarti a lui e seguire i passi e riuscire a trovare in quei passi un modo per esprimere la tua personalità. Ma non puoi pretendere di fare altrimenti, anche perché rischi di fare delle brutte figure, ma brutte; perché quella roba lì è difficile da cantare.

Lizard: Negli anni 80 i Tygers of Pan Tang man mano che procedevano sono andati sempre più ricercando un approccio melodico quasi AOR, radiofonico diciamo. Forse era anche per andare incontro a quella che era la volontà più del singolo che del gruppo stesso. Invece, vedo che voi pur ricercando la melodia, mantenete un approccio molto diretto, molto crudo. E’ un discorso del tipo “dobbiamo rifarci strada e quindi dobbiamo picchiare duro” o è comunque un approccio spontaneo?
Jack: (Attimo di riflessione) Quello che senti ci è venuto spontaneo; ti faccio un esempio su tutti: She è un riff di Robb su cui ha lavorato interamente Craig; poi sono intervenuto io che sono “il latino” e quindi l’idea delle nacchere e della chitarra classica è mia, e tutti mi hanno guardato dicendo “geniale”… Non è geniale, però…(Ride). Se chiudo gli occhi e penso ai Tygers of Pan Tang, penso ad un riff. A me The Cage all’epoca piacque moltissimo, ho sempre pensato che fosse un disco che era troppo avanti per i tempi. Ho sempre considerato che hanno fatto un passo troppo avanti e hanno anticipato di qualche anno quello che i Def Leppard hanno fatto con Hysteria e hanno sbancato. E’ anche vero che i Tygers quando hanno fatto quel passaggio, sentendo i racconti che mi fanno, non erano tutti poi così d’accordo o tutti così pronti a gestire quel passaggio e quindi come giustamente hai detto tu, erano un po’ trainati; i Def Leppard volevano fare quella cosa, non erano convinti, ma straconvinti; fatto sta che in Inghilterra infatti pagarono lo scotto e quando uscirono On Through the Night e High’n’Dry, già all’epoca erano considerati troppo commerciali. Quindi, indipendentemente dalle epoche, se non sei convinto e fai le cose semplicemente perché pensi che sia giusto, non funziona. In un periodo storico come quello di adesso, ancora di più, perché ci fossero i grandi numeri uno potrebbe anche fare il patto col Diavolo, scrivere un paio di cose paracule, guadagnare uno stonfo di soldi e poi fare quello che gli pare. Adesso, non c’è più neanche questo margine, perché non c’è, non esiste più: sono i finiti i tempi degli Aerosmith che fanno Rag Doll o Dude (Looks Like a Lady), poi ti senti il disco ed è un disco degli Aerosmith, ma ci sono quei due pezzetti messi lì, precisi e via. O Alice Cooper che con Trash si rimise in carreggiata facendo una paraculata incredibile, senza disconoscersi troppo… Quei tempi non ci sono più e quindi bisogna esserne coscienti e fare quello che ti senti di fare. Per tornare al discorso, io chiudo gli occhi e penso ai Tygers e i Tygers sono un riff, la canzone deve partire con un riff. Infatti, la prima canzone è Keeping Me Alive e quando Robb arrivò con quel riff io fermai tutto e dissi “questo apre il disco”, tutti mi guardarono “ma questa è la prima, magari ne arrivano di migliori”… “Non avete capito, fidatevi, questa apre il disco”. Perché un ascoltatore, un amante dei Tygers, se mai ci dà l’occasione e ascolta il nuovo disco, mette quello, sente questo riff e dice “sono tornati”. Poi dopo ci puoi mettere tante altre cose, ma devi mettergli un riff perché sennò non funziona. E i Tygers alla fine sono un gruppo molto concreto, tra virgolette molto semplice, che deve saper usare bene i propri strumenti. L’aspetto melodico, secondo me e soprattutto secondo Craig, con il quale abbiamo condiviso la scrittura delle melodie e dei testi, anzi.. Gran parte del lavoro l’ha fatto più lui di quanto abbia fatto io… L’idea era che se proprio volevamo sperimentare, tra virgolette, era giusto farlo sulle melodie, cerchando di trovare sempre delle melodie forti. Quando dico che il disco sta tra Crazy Nights e The Cage intendo proprio questo: Ambush è un disco che sta lì nel mezzo, sarebbe stato un album nel quale si continuava a fare hard rock, ma nel quale si metteva un po’ più di melodia, senza arrivare all’ipertecnoligico per l’epoca di un The Cage che partiva con la rullata di batteria Simmons e Rendez-Vous che uno diceva “ma cos’è successo”?

Lizard: Siete soddisfatti di come è stato accolto l’album? Come sta andando?
Jack: Il disco sta andando bene, siamo contenti. Come ti dicevo, per Natale è uscita l'edizione in vinile, in tiratura limitata di 350 copie, della quale peraltro si è occupata un’etichetta italiana, la Night of the Vynil Dead Records che lavora anche per grosse etichette, ha fatto i dischi dei Deep Purple o anche di Alice Cooper. Sono molto contento di questo, visto che il legame con l’Italia si fa sempre più forte. Dovrebbe uscire ora un’edizione brasiliana e questo ci fa molto piacere. L’etichetta inglese è molto contenta perché, per quanto possibile visti i tempi, il disco sta vendendo bene e sta continuando a vendere. Le recensioni sono state, come ti ho detto, ad ampio raggio, in maggior parte positive, qualche recensione negativa che ci sta nella media. Da cantante e da musicista (e anche da recensore), la cosa che ti dà più noia è quando vedi che non è stato neanche ascoltato il disco. Quello proprio ti ferisce, perché è come se non venisse neanche preso in considerazione tutto lo sforzo che c’è dietro. Lo sforzo c’è stato. Che poi il risultato… E’ ovvio che quando si chiede una recensione poi sei pronto e sai che il recensore è libero di dire la propria, però ascoltalo. Lavoraci. Almeno una volta lo ascolti e poi dici quello che pensi. Quando ti rendi conto che viene riportato direttamente il comunicato stampa e poi viene aggiunto magari qualcosa di negativo, per il puro gusto di mettere qualcosa di negativo perché non è trendy parlare di un gruppo rispetto ad un altro. Ecco quelle sono cose che ti feriscono, non tanto per la recensione, ma perché faceva prima a dire che non gli interessava; faceva prima a non recensirlo proprio, a dire che non gli interessava proprio.

Lizard: Quali sono i progetti per il 2013? Avete delle date, tour, festival?
Jack: Abbiamo da affrontare un problema, nel senso che il nostro batterista deve sottoporsi ad un intervento, dopo un paio di mesi che attendeva il responso, a inizio gennaio. Niente di grave o particolarmente difficile, ma dovrà poi rimanere fermo almeno per quattro settimane. Quindi abbiamo deciso di comune accordo di rimandare alla primavera. Quindi, stiamo lavorando direttamente per maggio-giugno. Abbiamo già qualche data ad esempio in Belgio, stiamo aspettando conferme per un festival grosso a giugno. Abbiamo già la conferma per un festival in Spagna dove abbiamo consolidato una certa consuetudine che ci fa piacere. Stiamo parlando del Brasile. Spero vivamente comunque che le prime date a maggio vengano fatte in Italia. Anche lì, la situazione in Italia, sia politica che economica, è sempre più problematica, però secondo me dovremmo riuscire a fare almeno tre-quattro date in Italia a maggio e credo che in qualche modo, almeno Firenze la facciamo.

Lizard: Ho notato che con il crollo delle vendite del mercato discografico, le band cercano di essere presenti continuamente con i tour per cercare di rientrare nei guadagni col merchandise o vendendo direttamente gli album o comunque facendosi vedere. Secondo te questo può essere anche una forma di rivincita per le band che davvero sanno suonare e tenere il palco, rispetto a gruppi che poi sono semplicemente progetti da studio?
Jack: E’ l’unica forma reale di guadagno diretto, perché se hai il controllo totale del merchandise, sai quanto ci hai speso e quanto ci puoi guadagnare. Questo è un ritorno al passato, con la differenza che però l’esigenza per le band di suonare dal vivo per dimostrare a se stessa di essere veramente una band e poter dire di fare questo per lavoro, si scontra con la sempre minor presenza di locali o di strutture che permettano ai gruppi di suonare. Il tour che ho fatto in Europa non è che mi ha lasciato ben sperare o comunque mi ha fatto vedere una realtà diversa anche all’estero. La cara, vecchia e apparentemente forte e prosperosa Germania non mi ha dato l’impressione di stare così bene come ci vogliono far credere; anche lì la crisi si sente, il costo della vita è alto e le persone sono costrette a fare delle scelte e ovviamente questo va a ripercuotersi immediatamente su tutto quello che è intrattenimento. I locali non sono poi così pieni e quindi tutto deve essere rivisto e ridimensionato. Detto questo, è l’unica strada che una band ha per vivere di musica, perché andare a suonare dal vivo e vendere direttamente dischi e merchandise e sapere che oltre a quello che può essere il cachet hai un’altra forma di entrata sulla quale hai il controllo totale, si rivela l’unica soluzione.

Lizard: Non pensi che si potrebbe verificare un’inflazione di proposta per la quale poi la gente è meno anche perché ci sono troppi concerti tra cui scegliere?
Jack: E’ una lunga diatriba. Io non so e non capisco come funzioni la programmazione e la strategia che c’è dietro la creazione dei calendari e dei tour. E’ ovvio che dipendono anche dalla disponibilità delle band e questo comporta che devi organizzarti magari con sei band che vengono tutte a febbraio e questo può creare degli intoppi. Il problema alle volte è anche un altro, cioè che ci sia la sensazione che sia meglio fare il concerto del nome grosso e chiedere una cifra assurda ma che ti garantisce una certa affluenza rispetto a un altro. Già adesso a esempio ci prepariamo a un giugno assurdo: Kiss, Iron Maiden e quant’altro, che vengono tutti a giugno. Questo anche perché c’è uno Sweden Rock che detta legge, nella prima settimana di giugno e avendo un potere contrattuale molto forte fa sì che molte band anche americane vengano in Europa a giugno (posso dirlo, noi ci abbiamo suonato lo scorso anno) e questo comporta che dalla prima settimana di giugno in poi, queste band che hanno fatto il viaggio cercano poi di stare in Europa il più possibile e dato che ci sono 86 band è ovvio che poi te le trovi spalmate nei mesi successivi e per i piccoli concerti è problematico. Poi la situazione italiana è ancora più difficile perché mettere in fila cinque-sei, ma anche quattro date consecutive in locali dignitosi non è facile. Non ci sono le strutture: il pub è piccolo e non si può permettere di pagare certi cachet, il locale un po’ più grosso sta soffrendo la crisi e quindi è al lumicino ed è costretto a calibrare le serate in modo da gestire eventi che garantiscano i rientri sicuri. Ci sono locali nelle cui programmazioni, se fanno due weekend che vanno male, entrano in crisi e questo può succedere. E’ la triste realtà dei fatti. Gestire un locale ha dei costi, anche di avviamento, enormi. E’ una situazione generalizzata e non ci sono grosse soluzioni. Dobbiamo stringere i denti e andare avanti.

Lizard: Invece, poi dall’altro lato c’è chi paga per suonare, il famoso Pay to Play. Tu che ne pensi?
Jack: (attimo di riflessione) E quello… C’è… Nel senso che esiste e mi sono trovato anche a ricevere offerte di questo tipo. Non so cosa dirti. Nel senso… Uno deve prenderla come forma di investimento e vedere quali sono i pro e i contro di questo investimento, cosa ti offre. Deve avere un senso. Devi essere preparato e conscio di dover sfruttare questa cosa al massimo. Il problema è che il più delle volte ti viene chiesto di pagare per salire su un palco e non ti viene offerto altro, non hai nessuna garanzia o controllo del tour o delle scelte che ci sono alla base del tour o altro. Non solo, e in qualche caso, vieni anche trattato male, come se tu fossi di intralcio. Però i soldi li hai presi e quindi l’intralcio lo devi tollerare. Alle volte questo va a scapito della qualità, perché a quel punto chi se lo può permettere lo può fare. E’ anche vero che nel passato, nella storia, anche gruppi famosi hanno dovuto fare delle storie del genere. Un caso su tutti sono i Led Zeppelin. Bisogna essere coscienti del valore che uno ha e capire se poi spendere quei soldi ha un senso e l’offerta che viene fatta è un’offerta reale, che ti offre delle opportunità o no. Alle volte può essere una cosa valida, alle volte può non esserlo. Faccio un esempio su di noi: se ai Tygers of Pan Tang venisse offerto un tour di supporto ad una band che è del nostro target e che ci permetterebbe di andare in Paesi nei quali noi non ci potremmo permettere di andare, è una cosa che potrebbe essere anche da prendere in considerazione… oppure no. Per contro, pagare uno stonfo di soldi per fare il tour di supporto di quattro date in Inghilterra al megagruppo, lascia un po’ il tempo che trova, perché la cifra sarebbe talmente alta che non avrebbe senso pagarla. L’altro problema è che uno si aspetterebbe che di queste cose si occupasse la casa discografica, che fosse la casa discografica ad investire sulla band. Purtroppo, non ci sono più case discografiche che investono soldi sulle band. Le case discografiche si limitano a prendere dei prodotti finiti, stamparli, metterli in commercio, avere delle agevolazioni che di solito da sola una band non ha, tipo I-tunes e tutte le varie cose on line, perché comunque un codice a barre presuppone una partita IVA e tutti i vari codici per accedere ad un download e quindi avere poi la possibilità di avere poi un rendiconto di quanto veramente si sta vendendo. Però, appunto, anche le case discografiche non hanno più i soldi, che sono sempre meno e questo costringe spesso le band a fare tutto da sole e quando fai tutto da solo può succedere che “vengono Questi o Quelli e vogliono 3000€ per farti fare le date italiane di supporto”…. Io, da parte mia, non ho mai pagato. Nel senso che anche quando con i Mantra abbiamo fatto le cinque date con gli Europe, loro non ci hanno dato nulla, nel senso che non ci hanno dato neanche l’usufrutto del backline e quindi noi dovevamo avere un nostro mixer, un nostro generatore, i nostri ear-monitor, il nostro fonico, le spese di trasporto… e quindi abbiamo dovuto noleggiare tutto, non abbiamo pagato, ma abbiamo comunque sostenuto delle spese. Però ne è valsa la pena, perché obbiettivamente quelle cinque date ci hanno poi dato tutta una serie di responsi che ci ha poi permesso di fare tutta un’altra serie di cose. Quindi alla fine abbiamo investito una cifra che potevamo permetterci di investire e ha dato i suoi frutti, anche perché erano gli Europe e abbiamo pensato che fosse un tipo di band che aveva un suo perché e da parte loro, gli Europe sono stati estremamente disponibili, nel senso che tolto che quelle erano le condizioni di base, poi loro non hanno fatto alcuna rimostranza, ci hanno permesso di fare il soundcheck e tutto, nessun boicottaggio.

Lizard: Visto che hai introdotto il tema delle case discografiche, volevo farti una domanda: sono anni che si parla della crisi delle case discografiche però se poi vai a vedere ci sono migliaia di album che escono ogni mese. Ha un senso questo tipo di strategia di mercato, esiste ancora la possibilità di saturare il mercato al punto che anche sperare di vendere una sola copia di ciascun album ti renda i soldi che ci hai speso sopra?
Jack: La mentalità di certe case discografiche è esattamente quella che hai descritto, cioè rincorrere anche le cinquanta copie di ciascun album che poi fanno sostanza. Ed è esattamente questo il motivo per cui le ristampe e le riedizioni dei dischi (deluxe, expanded) hanno un valore di mercato incredibile. Perché da un punto di vista fiscale e contrattuale, nel momento in cui non ristampi semplicemente il disco, ma ci aggiungi delle bonus tracks o qualcos’altro, diventa un album completamente nuovo e viene considerato una compilation e questo permette alla casa discografica che ha la disponibilità dei diritti, di non chiedere l’approvazione del gruppo. Nel senso che quella compilation, tolti i diritti d’autore e un minimo di percentuale che deve essere data alla band, è una fonte di guadagno inesauribile per l’etichetta discografica e fa movimentazione del catalogo e questo è il trucchetto. Sul fronte delle altre produzioni io non so come funziona: ormai i dischi vengono stampati con dei costi di produzione molto bassi, se poi la band ti porta praticamente il disco già fatto è veramente ridicolo il costo di manifattura, magari in Polonia o Repubblica Ceca, con dei costi bassissimi. Magari si fanno delle tirature con un costo inferiore ai mille euro e il guadagno è quindi esponenziale, perché poi a quel punto anche se vendi cento, hai fatto il guadagno. Tutto questo va a scapito della qualità, tutto questo va a scapito del fatto di individuare e credere in un gruppo e si crei un rapporto. I rapporti non ci sono più, è uno scambio. Per la casa discografica il fatto che sia musica è irrilevante, è un prodotto come un altro.

Lizard: All’epoca ci si lamentava del fatto che le case discografiche magari non selezionavano una band valida piuttosto che un’altra, magari perché non aveva l’immagine giusta o perché si riteneva che non avrebbe venduto e invece quella ti faceva il disco clamoroso che poi nessuno ascoltava. Oggi, al contrario, quasi chiunque può arrivare a fare un disco, metterlo in rete e sperare che qualcun altro lo scarichi. Era meglio allora, meglio adesso?
Jack: Sono le due forbici, siamo andati ai due estremi e come tutte le cose gli estremi non sono la risposta. Nel senso che è vero che oggi si può registrare con poco. Magari ti fai il tuo studio in casa con una cifra anche ragionevole. Però se vai in uno studio serio con un produttore il quale ti chiede anche un decimo di quello che ti chiedeva negli anni 80, ma quel decimo ti fa la differenza. Quel decimo è comunque una cifra. Una cifra che però non ha niente a che vedere dei centocinquanta-duecentomila euro della produzione di un disco di Madonna, produzione nella quale poi il disco è solo uno degli oggetti e neanche il più importante. Quindi, ora siamo arrivati ai due estremi, nei quali c’è o la megaproduzione o la base. Io ho Garageband sull’I-Phone: per fare i provini mi faccio mandare la base, la importo, ci canto sopra, ci metto l’effettino, ci faccio il coro, lo mixo e lo mando su. Devo dire che rispetto ai quattro piste coi quali ho iniziato a metà degli anni 80 è grasso che cola: i nostri quattro piste erano veramente una merda. Ma non è un disco, lo so che non è un disco, è un provino. La tecnologia mi permette di accelerare i tempi. Dopo di che, si va in studio, si suona insieme e si va in studio. Si spende, bisogna spendere due lire fottutissime. Non si può continuare a pensare di fare tutto in casa, perché in casa non viene bene. Perché in casa poi è tutto al ribasso. Anche solo il pensiero di andare in studio, psicologicamente, mentalmente, stacchi dal tuo mondo e vai in studio. Entri in una certa mentalità. Vivi con la band e con il produttore un momento che è solo quello, devi pensare solo a quello. Non devi pensare “oh ragazzi, però ora devo andare a fare la spesa”, perché alla fine c’è quello. Ci sono questi studi casalinghi dove uno a un certo punto dice “oh allora butto la pasta”, ma come butto la pasta?? No, ora c’è da registrare! Secondo me la soluzione è sfruttare tutto quello che è possibile sfruttare della tecnologia, però ritrovare anche un equilibrio qualitativo. Per il quale è necessario spendere. Compatibilmente con le offerte della tecnologia che sicuramente hanno abbattuto i costi.

Lizard: Col rischio inoltre che poi i dischi suonino tutti uguali, con gli stessi effetti, le stesse sonorità…
Jack: Sì, questo è un problema di adesso, ma è un rischio che c’è dappertutto, in qualunque campo. Nel momento in cui David Guetta, in campo ultracommerciale, ti fa un disco con determinate sonorità, poi ce ne sono altri quarantacinque tutti uguali. Ma questo… Se le persone non hanno fantasia… La domanda è: dove sono finiti i produttori di un tempo, quelli che creavano le mode? Ci sono state anche mode positive: se pensi all’hard rock di Los Angeles di metà anni 80, c’erano quei produttori che avevano il loro sound e poi sono stati soppiantati da altri produttori con un altro sound e magari tutti li ricercavano perché volevano QUEL sound. Quindi, le mode ci sono sempre state, però c’era sempre, alla base, una varietà di proposta sonora. Mentre oggi questa varietà non c’è, perché per contro, tutta questa facilità tecnologica fa sì che tutti pensino che sia facile, che tutti pensano “ma che me ne frega del produttore, lo faccio io”. Quindi, hai già psicologicamente, tutta una serie di nuove generazioni che non se lo sono neanche posto il problema del produttore, che comunque suonano e pensano di poter far musica tutto da soli. Questo è estremamente stimolante, e bello, però è anche un boomerang, ha un aspetto negativo, che è tutto molto uguale, omologato e non c’è confronto. Anche tra signori musicisti, non si comprano dischi, non si sa niente, si fa solo quello che ci piace. E’ una cosa con la quale mi sono sempre scontrato: io sono nei Tygers of Pan Tang, ma magari ascolto e compro anche quello che non c’entra niente, perché mi interessa, mi piace, o ne ho sentito parlare e voglio vedere com’è. E lo compro, non lo scarico. Se è una cacata, ho preso un disco cacata. Al limite lo rivendo.
Lizard: anche perché a volte il disco cacata serve, aiuta. Ti aiuta a formare il gusto, ti dà un parametro in più, ti dà conferme. E’ troppo facile confrontarsi solo con quello che sai che ti piace, a quel punto sei morto, non hai curiosità, non hai stimoli, fantasie da soddisfare.
Jacopo: E poi ti aiuta. Arriva sempre il momento in cui non sai che fare. L’ispirazione nasce anche dal fatto di ricevere uno stimolo che ti accende una lucina e ti fa pensare a delle cose, magari ti fa rispolverare dei dischi. Una cosa nuova che ti fa rispolverare dei dischi. Anche perché, alla fine, guarda caso sono quelli con un suono forte a vincere, in tutte le cose; quelli che hanno un’idea chiara, sono quelli che sfondano, che arrivano. Anche questo ti deve far riflettere, perché non lo fanno per caso. Il successo per caso… Ormai non c’è più spazio. Anche, ribadisco, David Guetta è uno con i controcoglioni, poi a me non interessa quella roba lì, però lo capisci che fa quello perché gli piace e ha capito come farlo e lo sa sfruttare al massimo. Non è che dici “va di moda, allora”… Questa è un’altra cosa che succede in Italia “va di moda, allora si fa”. Questo non è più accettabile. C’è Amici, c’è X Factor e basta, non c’è altro. Non solo, scusa lo sfogo, nel momento in cui a X Factor c’è anche uno in gamba, anche una persona intelligente, che propone tra i pezzi che fa la cover del gruppo di uno dei giudici e il giudice –di cui non farò il nome, ma solo il nome d’arte- gli scrive una canzone… Allora ditelo.. E’ tutto fatto in casa, non c’è più ritegno neanche in questo.
Lizard: Vabbé dai… Lo sappiamo che in Italia il conflitto di interessi non è più un tema rilevante…
Jacopo: E’ disarmante. Ma come… E questo, ancora una volta, a scapito della qualità. Perché il personaggio in questione, potrebbe essere anche bravo, magari aveva anche qualcosa da dire, però è già stato legato e assoggettato a questa regola. Per cui siccome siccome si sono resi conto che lui potrebbe funzionare, tutti ci devono mangiare, ma ci devono mangiare non in una maniera, come dicevamo prima, creativa e propositiva. Cioè investendoci, lavorandoci, creando un progetto. No. Alla meno, al ribasso. Quindi? Quindi devi fare i pezzi miei, così io ho i diritti d’autore, il mio catalogo viene rivenduto… E lì dici: no ragazzi, così è finita. Perché anche nel momento in cui c’è un barlume di potenzialità e subito lo colpisci alle gambe così, non vai da nessuna parte e questo è deprimente. E’ proprio la fine.

Lizard: Torniamo un po’ a te: mi racconti com’è andato il tour con i fratelli Appice? Come è nata questa collaborazione’ Che ricordi ti porterai dietro?
Jack: La collaborazione è nata con la IRA Agency, che è l’agenzia con la quale io avevo già collaborato, facendo un mini tour con TM Stevens e poi con i Los Dragons, cioè Mike Terrana e Kee Marcello. Questa agenzia mi ha contattato con largo anticipo dicendomi che aveva appena siglato un accordo con i fratelli Appice che sarebbero venuti per una serie di date in Europa per tutto il mese di ottobre e fino al 4 di novembre. Il repertorio sarà una miscellanea di pezzi che loro hanno suonato nel corso della loro carriera. La formazione sarà a cinque, perché sono due batteristi, ma niente tastiere, quindi niente Vanilla Fudge. Mi hanno mandato le versioni e all’origine ci doveva essere la possibilità di fare un minimo di prove, che poi è fallita anche per colpa mia, perché la prima data del tour, il 6 ottobre, coincideva con una serata già fissata dei Tygers e quindi gli ho detto che il 7 li avrei raggiunti ovunque, ma il 6 non potevo. Tutto questo si è tradotto in nessuna prova, niente di niente, io li ho incontrati il 9 di ottobre a Monaco, “Salve sono il vostro cantate per le prossime quattro settimane” e loro mi hanno detto “molto bene, facciamo un sound check lungo. Anche perché stasera riprendiamo”. “Molto bene… Direi perfetto… Grazie… Io vi amo alla follia” (ride). Questo è stato il battesimo, abbastanza tosto. La fortuna era che il chitarrista (Fabio Cerrone, con cui avevo già suonato nel tour di TM Stevens) e il bassista (Don Rocks, cioè Donatello Cumignani, con cui avevo suonato già) erano italiani. La cosa positiva è che si è creata subito una bella sintonia, anche perché i fratelli Appice sono molto più italiani di noi di quanto uno potrebbe solo sospettare per il cognome. Sono veramente partenopei… Si è instaurato subito un bellissimo feeling. E’ stato un tour particolare, perché comunque avevamo a che fare con due batteristi che stavano davanti e noi dovevamo stare indietro, un tour di rivincita del batterista! Avevamo dei pezzi, inframmezzati da lunghissimi assoli di batteria. I pezzi poi sono comunque aumentati, perché loro stessi si sono resi conto che la band funzionava e questo ci ha dato comunque soddisfazione e quindi “perché non facciamo anche Mob Rules”, va bene facciamo Mob Rules, “Quindi domani sera”, ma tanto non abbiamo provato nulla, quindi possiamo anche fare Mob Rules al sound check (ride). Quindi sotto questo aspetto è stato molto positivo. E’ stato il mio primo vero tour nel senso che sono stato via quattro settimane, quattro date-day off, altre quattro date-day off, aerei, furgoni, Russia, mille Km di notte… La vera vita on the road. E’ stata una bella conferma anche mia, nel senso che sono partito bene e sono finito meglio, mai perso la voce, è andata bene, sono stato tranquillo, mi sono divertito. E’ stato il battesimo per dire “ok, se dovesse capitare, saprei farlo questo lavoro”. E’ dura, è molto dura, perché comunque tanto mito del viaggiare viene sfatato quando devi farti milletrecento Km di notte tra una data e l’altra, il furgone si blocca… La cosa estremamente bella e che mi rimarrà è avere l’opportunità di suonare con gente che ha fatto la Storia del Rock… Io non ho mai sentito nessuno suonare con tanta potenza come Vinny Appice.. veramente, non c’è… ti facevano male le orecchie…. Delle botte su quella batteria, incredibili! Avere poi la possibilità di suonare con delle persone con un proprio tocco, un proprio sound. Batteristi con due sound inconfondibili: sentivi il primo colpo “è lui”, oppure “è l’altro”. Si scambiavano le batterie, due batterie completamente differenti, e si portavano il suono con loro. “Ma come, fino a un momento fa suonava in un modo e adesso…” e poi gente che ti racconta tutto come fosse la cosa più normale del mondo, anche poi con la grandezza del sapere dove sono adesso e che hanno voglia di suonare, che ancora amano questo stile di vita, che è un incubo ma se non lo facessero starebbero male. Un Vinny Appice che ti dice di essere stato una persona estremamente fortunata, perché la sua prima esperienza in studio è stata con John Lennon, come corista, perché Lennon era a New York, li ha sentiti suonare in un club col gruppetto dell’epoca e gli ha detto che aveva da registrare delle cose e li ha invitati in studio per fare i cori… Questa è New York, capito? E quindi poi è passato da Rick Derringer alla chiamata dei Black Sabbath perché Ronnie James Dio era un amico di famiglia e quando Bill Ward se n’è andato, ha detto “ce l’ho io il batterista” e quindi lui dice… Ho sempre avuto una grande fortuna. Insomma, l’idea di essere sempre consapevoli e vogliosi di suonare: ci è capitato di suonare davanti a tanta gente o fare delle date ad esempio di martedì in Repubblica Ceca davanti a poche persone e non c’è mai stata l’idea di non suonare o suonare meno, tanto chi se ne frega… No, siamo qui e suoniamo. E’ stato bello. Mi auguro che si sia aperta una porta e che sia rimasta aperta finito il tour e magari quindi di poterci lavorare ancora, perché poi comunque loro volevano tornare in Europa nel 2013, assieme, e avendo consolidato il rapporto con noi, se fossimo stati disponibili, gli avrebbe fatto piacere tornare a collaborare con noi.
Lizard: quindi il tour è andato bene da tutti i punti di vista.
Jacopo: Il tour è andato bene, certo mettere insieme venti date in ventisette giorni è stata dura. E’ stato un grosso impegno di fatica mentale, più che fisica, anche perché come ho detto, con tutti gli assoli, da suonare avevamo in realtà otto pezzi. Però anche il fatto di entrare e scendere dal palco e poi un pezzo di Ronnie James Dio, uno di Rod Stewart… Era tutto un po’ strano. Aveva tutti i suoi elementi di difficoltà. Però, mi auguro che questo sia stata la possibilità di una porta lasciata accostata e che ci possano essere degli sviluppi anche perché comunque io lo rifarei subito!

Lizard: Senti, ti faccio una domanda che poi magari non metto… Ma tra i due chi preferisci?
Jack: (Ride) Oddio… Sono due stili completamente differenti. Tutti e due hanno fascino, però dopo averci suonato assieme, mi piacerebbe fare un disco con Vinny Appice, perché comunque… cazzarola… E’ devastante, fantastico. Poi comunque è uno che gli interessa il groove, gli piace portare il tempo, non è farfallone, è uno a cui piace cassa, rullante e charlestone… il resto… Se c’è meglio, ma sennò gli bastano queste tre cose e quindi mi piace molto. E’ ovvio, Carmine è il batterista da cui poi molti hanno imparato tutto: il discorso della doppia cassa, del batterista personaggio, è stato uno dei primi in assoluto. Alla fine all’epoca c’era Keith Moon e c’era Carmine Appice, che è esploso con i Vanilla Fudge nella seconda metà dei sessanta, con questo modo di suonare molto tecnico e pirotecnico, con i China messi così in alto e così via. Ed è un musicista. La differenza fondamentale tra i due è che Vinny è un batterista, se vuoi suonare con un batterista, Vinny è un batterista, lui vuole suonare la batteria. Carmine è un musicista a 360°, suona chitarra, basso, canta, è un arrangiatore, scrive le canzoni, quindi comunque è un personaggio a tutto tondo, più ricco di sfumature di quanto non possa essere Vinny.

Lizard: E tra i due fratelli c’è la sfida, la competizione?
Jack: Sì, c’è la sfida… O meglio… Diciamo, sono italoamericani e sono profondamente newyorkesi e quindi c’è un grande senso dello show e dello show business e quindi per lo show business sono anche pronti a tenere la parte di quelli tra cui c’è astio o c’è competizione. Nella realtà, mi sembra che siano due persone che si rispettano e che si vogliono bene nell’accezione più positiva e che soprattutto si rispettano anche come musicisti ognuno con le proprie caratteristiche e le proprie diversità. E’ ovvio però che tutti e due vengono dallo stesso background, da quel tipo di atmosfera che doveva essere quella di Brooklyn alla fine degli anni sessanta. Alla fine la differenza di età c’è ma non è poi così forte e loro due, dei quattro fratelli, sono i musicisti, gli altri si occupano di tutt’altro. Ovviamente Carmine dice che lui si è dovuto fare il culo, l’altro era il piccolino di famiglia e gli volevano bene (ride). In realtà, hanno percorso due strade diverse e hanno fatto la loro gavetta separatamente.

Lizard: Hai altre collaborazioni in programma o sei completamente concentrato sui Tygers of Pan Tang?
Jack: I Tygers, partiranno da maggio, spero in questi primi mesi del 2013 di dare uno sfogo ai General Stratocuster, poi tutto il resto. Ho registrato pochi giorni fa il mio contributo per il secondo capitolo del tributo alla Strana Officina, per il quale forse ci saranno altre sorprese. L’altra cosa molto importante, fondamentale, toccando ferro, è il ritorno dei Mantra. Abbiamo una serata fissata per il 26 gennaio e abbiamo tre pezzi nuovi; l’idea era di uscire con un EP, ma visto che siamo tutti molto presi approfitteremo di questo periodo così vuoto, che poi alla fine sarà pienissimo. Ci avevamo provato l’anno scorso, ma alla fine eravamo tutti troppo impegnati, invece stavolta non solo abbiamo trovato la voglia, ma anche il tempo per poterlo fare. Mi auguro che il 2013 porti anche un po’ di nuova musica dei Mantra. La formazione è quella dell’ultimo periodo con Gianluca Galli alla chitarra, Senio Firmati alla batteria e Andrea Bartolini al basso, che ha già detto che se capitasse un tour con i Devil’s Mojito di supporto suonerà entrambi i set. E allora, perfetto… Allora andiamo (ride). Anzi, Andrea è stato quello che più di ogni altro ha spinto perché tornassimo assieme, anche perché non c’erano stati dissapori o altro. Semplicemente, avevamo troppi impegni, ognuno aveva il suo progetto e non trovava il tempo fisico. E’ bastato rincontrarci e regolarizzare un minimo di prove perché poi tre pezzi venissero fuori e con loro le prospettive per continuare e allora abbiamo preso la data per il 26, così da avere anche un impegno contro il quale scontrarci. Lo stile per adesso è quello del nostro ultimo album, Rudebox. Siamo rimasti lì, i pezzi sono su quell’impronta lì, anche se su uno il contributo di Andrea ha quel qualcosa in sé di americano, ma ci piace. Tutto questo in totale armonia e fraternità con i Devil’s coi quali non c’è nessuna competizione. Anche perché il fatto che finalmente i Devil’s abbiano trovato uno sfogo… Erano anni che gli dicevo che dovevano lasciar perdere le cover e dare voce al loro talento. Quanto mi dissero che si erano trovati in sala prove e la cosa aveva cominciato a girare… Perché era un peccato, che Mario, Cris e Andrea non avessero l’opportunità di suonare pezzi loro.
Lizard: tra l’altro, mi è piaciuto molto il fatto che tu sia salito sul palco con loro per il 40… And Still Rockin’ On, credo sia una cosa che fa bene in generale, diciamo alla “scena”, ci fosse una vera scena…
Jacopo: Sì, da parte nostra c’è sempre. Io sono sempre stato un fautore di questo. Ho sempre creduto in una sana competizione: il rispettare il talento altrui è quanto di più positivo per tutte le band. Il problema è quando questo si tramuta in invidia, in particolare in invidia sterile, quella totalmente volta al fine del livore interno che fa male a te stesso prima ancora che agli altri. Il sapere che c’è un gruppo valido, può essere di stimolo per poter fare certe cose nel tuo, non può che essere positivo. E la serata organizzata da Claudio per il suo compleanno era un bello spaccato… Io non ho visto i primi, però l’età anagrafica delle persone che si sono succedute sul palco poteva essere preoccupantemente alta, nel senso che –mi ci metto anch’io- siamo tutti belli avanzati…
Lizard: I primi erano giovani…
Jacopo: Ecco, meno male. Lunga vita alla gioventù… Però, io ci credo a questa cosa e mi auguro che Firenze smetta di coltivare questo livore intestino, questa invidia fine a se stessa. Il fatto che i Devil’s Mojito suonino, al di là che a me piacciono, perché mi piace quello che fanno… E’ come per Tygers of Pan Tang: “non fanno niente di nuovo”, ma chi ha detto che deve essere nuovo? E' una cosa che ha un suo perché: la sanno suonare bene, la fanno in un certo modo, così come la Bud Tribe, ad esempio. Cos’è roba nuova? Ma loro sono una garanzia, sono meravigliosi. I Dark Quarterer sono una novità? No, però sono fantastici, sono bravissimi. Io davanti a queste cose non posso che essere felice, perché se suonano loro posso suonare anch’io, possiamo suonare assieme, possiamo scambiarci le serate, i contatti. Se io vado in un locale dove loro ancora non sono stati, alzo il telefono e gli dico “Cris, guardalo questo locale, gli ho parlato bene, guarda se combini” e lo stesso fa lui con me. E’ così che bisogna fare, non ci dev’essere nessuna difficoltà a fare queste cose. Perché nel momento in cui c’è questa difficoltà, fa male a tutti, perché non si va da nessuna parte nessuno. Ognuno sta a suonare e pensare di essere bravissimo nella stanzetta della sala prove e questo non è quello a cui un musicista deve aspirare: deve aspirare a suonare fuori e essere pronto a prendersi critiche e complimenti. Non ci sono tante altre strade.

Lizard: Il 21 dicembre, il mondo non è finito e siamo ancora qua. Come lo vedi questo bisogno atroce di trovare sempre una catastrofe che ci porti via tutti?
Jack: Non lo so, secondo me è un modo come un altro per non pensare alle piccole catastrofi quotidiane che ci sono e alle quali noi italiani, come anche altri popolazioni, siamo soggetti. Mi sembra che ci sia una situazione molto brutta, una media culturale che sta andando allo sfascio, sempre più bassa, che porta con sé tutta una serie di cose orribili. Il momento è tanto difficile che magari due giorni prima la gente doveva pagare l’IMU e l’idea che tutto finisse di lì a poco non sembrava poi così… Sembrava la ciliegina sulla torta di una situazione orribile. Non lo so, non lo so cosa devo pensare. Non me ne è mai fregato niente, non sono particolarmente superstizioso. Anche perché se lo fossi, o comunque fossi soggetto a queste cose, non potrei stare nei Tygers of Pan Tang, visto il numero di voli a cui sono costretto. Sono in balia degli eventi. Oppure con tutti i Km che ho fatto a ottobre con i fratelli Appice non sarei dovuto neanche partire. No, non ce ne frega niente.
Lizard: Ora vedrai torna fuori Nostradamus.
Jacopo: Ah sì, lui ritorna sempre. E’ come “Una Poltrona Per Due” a Natale, lo sai che c’è. Devi decidere su quale canale guardarlo, ma sai che in uno di quei giorni ti tocca.

Lizard: Bene, l’intervista è finita, ti ringrazio. Vuoi aggiungere qualcosa, un saluto?
Jack: Che devo aggiungere, no basta. Io non so come farai a sbobinare tutta questa roba (sono bastate otto ore Jacopo, non preoccuparti! NdA)… Mi ero anche ripromesso di stare zitto, ma non mi riesce. Anche perché mi fai queste domande fiume… Non è che mi chiedi “sei contento”, “il disco è andato bene”? (ride). Speriamo che il 2013 porti un po’ di musica dal vivo e che soprattutto porti la gente a tornare ad ascoltare musica dal vivo. Originale, non originale, non mi interessa. Basta che la gente esca, che non stia in casa davanti alla televisione. Ora X Factor è finito, uscite!! Anche perché l’altra opzione è “Io Canto” con la Carrà (ride)… La Carrà basta (ride). Uscite. Ai fiorentini dico uscite, smettete di lamentarvi perché Firenze, nel suo piccolo, ha tante cose. Ha tanti locali che suonano, tanti generi di musica differenti: andate a giro, guardate, conoscete gente e ascoltate. Non vi fa male.



Metal Maniac
Mercoledì 23 Gennaio 2013, 14.55.10
39
...sì sì, chiaramente anch'io mi aggiungo a celtic e thor...
Celtic Warrior
Mercoledì 23 Gennaio 2013, 9.53.21
38
Il saggio THOR ha parlato pure per me , non intendo aggiungere altro. @The Void io ti consiglio l ultimo a me è piaciuto moltissimo come ho anche scritto nella sua recensione , pure Wild Cat è un ottimo album .
Metal Maniac
Mercoledì 23 Gennaio 2013, 0.04.42
37
@the void: ahi, ahi, ahi, ahi, ahi... mancanza grave la tua... per rimediare ti consiglio vivamente "spellbound" del 1981...
THOR OF VALHALLA
Martedì 22 Gennaio 2013, 23.16.28
36
Non pensavo che si finisse per polemizzare per qualche battuta innocua mia,di celtic warrior e di metal maniac perchè lo spirito era gogliardico e non certamente quello di fare gli sbruffoni o di rispondere in maniera arrogante a lambruscore e mi dispiace se non vi siete fatti 4 risate come ci siamo fatti noi perchè lo spirito dei nostri interventi era quello.Ci tengo a precisare che con gli interventi fuori tema non intendevo mancare di rispetto agli amministratori anzi nella mia prima mail che ho solamente scritto quanto ho apprezzato l'intervista di questo grandissimo gruppo,poi lambruscore ci ha scherzosamente credo stuzzicato un po e abbiamo controbattuto a tono ma sempre in maniera altrettanto scherzosa,poi qua si scherzava ma purtroppo c'è ancora chi sostiene seriamente che un vero metallaro non può essere bravo a far su della figa il che è un luogo comune assolutamente fasullo ne avevamo pure parlato in passato in una recensione dei motley crue.Adesso ho detto quello che dovevo e in futuro cercherò non di fare commenti fuori tema che non riguardano il metal.W le tigri di pan tang
Lizard
Martedì 22 Gennaio 2013, 11.14.07
35
@The Void: ottima occasione per rimediare. Personalmente ti consiglio di ascoltare questo ultimo album perché, come scritto nell'intervista, riallaccia fortemente col passato, senza suonare minimamente nostalgico. Se poi questo ti piace, allora i capolavori storici del gruppo sono tutti racchiusi nei primi tre-quattro album
The Void
Martedì 22 Gennaio 2013, 10.40.31
34
Il mio punto di vista giá l'ho detto nel forum e non mi piace ripetermi...detto questo...com'è che non avevo mai sentito parlare di questo gruppo???? Me tapino O.O
BILLOROCK fci.
Martedì 22 Gennaio 2013, 9.53.28
33
Il discorso di Raven è concentualmente giusto ed ha ragione ad infastidirsi, ma avete voluto ( in senso generale, popolare) internet a go go ?? facebook?? tweetter?? Forum su ogni genere di boiata tipo: " ma per scaccolarmi usa la destra o la sinistra ?? " eh quindi, anche qui su Metallized vi beccate noi beoti che spariamo ogni tanto cacchiate e diciamo la verità, senza di noi vi annoiereste a leggere commenti alla Fabio Capello, tecnico tattici, o dei sapientoni di turno.... . Buon metal sig, raven !!
anvil
Martedì 22 Gennaio 2013, 9.44.41
32
Sembra di stare allo zoooo con tigri feroci arrrhh e il mitico Raven con frusta che cerca di domarle
Raven
Martedì 22 Gennaio 2013, 9.33.42
31
qualche è un conto, una battuta scherzosa va sempre bene, ma quando poi si postano quelle minchiate per una serie di messaggi continui la cosa cambia.
xXx
Martedì 22 Gennaio 2013, 9.27.51
30
A me a volte fa piacere anche leggere anche qualche minchiata di qualche utente (me compreso)...non è difficile da capire...
Raven
Martedì 22 Gennaio 2013, 9.21.38
29
Ancora? Ragazzi, forse non ci siamo spiegati. Quello che leggete non è frutto di lavoro pagato, significa che ci sono dei fessi che si occupano di scrivere tutto questo per passione, magari la notte o la mattina presto prima di andare al lavoro, togliendo tempo a famiglie ed impegni. Tutto questo per la sola soddisfazione di fornire un servizio ed avviare discussioni con altri appassionati. POstare certe cose palesemente private e di interesse nullo per tutti, senza alcuna relazione con l'articolo è avvilente per chi ha scritto e poco rispettoso per lui e per chi vuole leggere e discutere di musica. Per queste cose c'è il forum.Uno impiega ore ed ore a documentarsi, a scrivere, a limare, a trascrivere in queto caso (provate a ricopiare questa intervista e ditemi quante ore impiegate, poi immaginate di dover prima organizzare, raccogliere e taggare l'intervista) e poi deve leggere certe cose? E' una questione di sempllce rispetto, E' così difficle da capire?
BILLOROCK fci.
Martedì 22 Gennaio 2013, 8.53.34
28
lode a lei, oh saggio lambruscore, grazie degli auguri e forza Biscioneeeeee!!
LAMBRUSCORE
Martedì 22 Gennaio 2013, 8.39.02
27
Ciao BiLLO, TANTI AUGURONI per la partita dell'Inter di domani.....@Lizard, ma come si fa a non commentare i post n. 17, 18, 19 e 20.....chiudo i miei ot.
BILLOROCK fci.
Martedì 22 Gennaio 2013, 8.00.53
26
Alcuni componenti dello staff mi appaiono un pò alterati ultimamente ?!
LAMBRUSCORE
Lunedì 21 Gennaio 2013, 21.50.16
25
Ok, comincio adesso allora.
Lizard
Lunedì 21 Gennaio 2013, 21.46.11
24
Lambru, dacci un taglio. Non ti sei mai comportato come un troll, non iniziare adesso. La battuta ci sta, ma provocare per il gusto di alzare il polverone non è divertente.
LAMBRUSCORE
Lunedì 21 Gennaio 2013, 21.38.44
23
Sì sì, Thor, Celtic e tutti gli altri famosi vulvatori....ma dai, che quando vi molla la morosina andate subito a piangere dalla mammina, gnuè gnuè......
tommi
Lunedì 21 Gennaio 2013, 21.08.07
22
@trucido porta pazienza...ci sono studi scientifici che dimostrano che i vergini viaggiano molto con la fantasia per mascherare le proprie insicurezze...vabbè comunque parlare un pò di gnocca non guasta mai anche qui su metallized...
Er Trucido
Lunedì 21 Gennaio 2013, 20.52.38
21
Signori cari le vostre discussioni sulle conquiste o sulle disfunzioni erettili non fregano a nessuno, gentilmente siete pregati di piantarla. grazie
THOR OF VALHALLA
Lunedì 21 Gennaio 2013, 20.38.50
20
HAHAHAHAHAHA Grandissimi Warrior e Maniac!!!!!!!!!! Daltronde ci sono studi scientifici che lo dimostrano,ascoltando i Manowar e altri gruppi true si favorisce quel processo di dilatamento vascolare con afflusso massiccio di sangue verso la zona genitale (più comunemente conosciuto come erezione),mentre l'ascolto di gruppaci spacciati per metal,emocore,metalcore e amenità varie è causa di disfunzione erettile,impotenza,anomalie spermatozoiche,disturbi orgasmici e non ultimo il tremendo 'impotentia erigendi',lo dicono le ricerche mediche.Capito gente??Non rischiate,correte a comprare Spellbound e Ambush e ad ascoltarvi i Tygers of Pan Tang!!!!!!
Celtic Warrior
Lunedì 21 Gennaio 2013, 8.51.22
19
Lambruscore ti dico solo questo : i miei amici e soprattutto le mie amiche mi chiamavano mazza tosta e di gige ne ho martellate parecchie . Diobohhh il commento di Thor mi ha piegato in due dal ridere ...grande grande spaccale tutte in due come una mela .
Metal Maniac
Lunedì 21 Gennaio 2013, 1.19.58
18
e la madonna... esagerato... ma chi cazzo sei?!? thor of siffredi?!? ricordati che il rocco nazionale non lo batterà mai nessuno (me compreso)... e ricordati anche che metal (sexual) maniac sono io... voglio vedere se davvero sfondi più papere di me...
THOR OF VALHALLA
Lunedì 21 Gennaio 2013, 0.20.42
17
Lambruscore non ti preoccupare che per me trombare rimane e rimarrà la mia missione prioritaria,a furia di sfondare fregne ormai ciò il cazzo levigato e se non voglio rischiare di prosciugarmi completamente il midollo spinale a forza di inseminare a destra e manca qualche volta come in questo caso devo occuparmi di altro e cioè di metal.
The Void
Domenica 20 Gennaio 2013, 21.32.13
16
@lambru, avevo capito a chi era riferito
Nu Metal Head
Domenica 20 Gennaio 2013, 21.02.29
15
allora vedi che ho ragione a chiamarti lambruSGORRA...
LAMBRUSCORE
Domenica 20 Gennaio 2013, 19.59.01
14
@The void, no, era riferito agli ultimi commenti.....a proposito di trombe, io oggi ho la tromba di culo, non so se la conoscete....
The Void
Domenica 20 Gennaio 2013, 19.53.21
13
@lambruscore: "ogni tanti" significa che deve trombare solo gente altamente selezionata & qualificata, o che si va ad estrazione?
LAMBRUSCORE
Domenica 20 Gennaio 2013, 19.25.43
12
"ogni tanto"
LAMBRUSCORE
Domenica 20 Gennaio 2013, 19.24.40
11
Ragassi, ma una trombatina ogni tanti no? Credo vi farebbe bene....(come a tutti, ovvio...)
Celtic Warrior
Domenica 20 Gennaio 2013, 16.35.17
10
Si è vero Thor , questa è stata una delle migliori interviste che ho letto su questo sito , meno male che ci sono ancora Metallari con la M maiuscola che si occupano delle nostre band preferite .
THOR OF VALHALLA
Domenica 20 Gennaio 2013, 16.27.34
9
Hail anche a te prode Celtic Warrior!!!!!!E' stata una bella soddisfazione tornare dopo un po di tempo e vedere che per fortuna si parla anche di gruppi come le tigri ed è un piacere leggere da parte del loro cantante che nonostante i tempi che corrono la distribuzione e le vendite del disco sono buone!!HEAVY METAL FOREVER!!!!!!!!!!!!!
Celtic Warrior
Domenica 20 Gennaio 2013, 16.09.09
8
Grande! Thor è un piacere rileggerti , veramente una grandissima band che ha scritto pagine gloriose della nostra musica preferita . Death To False Metal !!
THOR OF VALHALLA
Domenica 20 Gennaio 2013, 15.52.55
7
Bellissima intervista a mitico gruppo le tigri!!C'è poco da fare,il buon caro vecchio heavy metal non passerà mai di moda!!!!
Nerchiopiteco
Domenica 13 Gennaio 2013, 12.50.44
6
soprattutto ha messo in luce situazioni che pensavamo fossero tipiche ed esclusive dell'Italia, come la scarsa affluenza ai concerti ed il pay to play!!
Lizard
Domenica 13 Gennaio 2013, 11.11.55
5
Grazie si tratta senza dubbio dell'intervista più bella che ho potuto fare finora, assieme a quella dell'anno scorso. Ritengo che ci siano numerosissimi elementi e spunti di riflessione nelle parole di Jacopo, che si conferma ottimo interlocutore e lucido osservatore della scena. E' un lucido entusiasta
Subhuman
Sabato 12 Gennaio 2013, 19.43.28
4
Grandi, intervista molto bella!
Celtic Warrior
Sabato 12 Gennaio 2013, 10.29.00
3
La leggerò con calma , bel colpo Saverio.
Compagno di Merende
Sabato 12 Gennaio 2013, 10.24.29
2
Grandissimo disco Ambush: play to win, speed, rock'n'roll dream... continuate così, ora però vogliamo un bel tour italiano, da nord a sud!!!
Undercover
Sabato 12 Gennaio 2013, 1.51.24
1
Dean ha lasciato la band ... grande intervista Saverio!
IMMAGINI
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Il cantante con Dean Robertson
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Robb Weir
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Tygers of Pan Tang
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Ancora la band in uno scatto promozionale
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