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CRYPTIC WRITINGS - # 25 - Jeremy - Pearl Jam
20/01/2013 (6326 letture)
Nel film Ray, dedicato allo scomparso Ray Charles, lo strepitoso attore Jamie Foxx pronuncia una frase che resta impressa: Il pubblico vuole sentire delle storie, alludendo al fatto che il successo di un brano non nasce a caso e anche la sperimentazione più assurda o temeraria (in quel caso, un artista afroamericano che rilascia un disco di musica country) sarà apprezzata dal pubblico nella misura in cui riesce a comunicare alla persone una storia, a farle appassionare a essa, fino al punto di far vivere quelle emozioni a chi ascolta nel breve spazio di una canzone.

UNA BRUTTA STORIA
Bath Township, Michigan; Columbine, Colorado; Blacksburg, Virginia; Newton, Connecticut; St. Louis, Missouri. Queste città hanno in comune una storia, una storia molto brutta: la storia di una strage, compiuta all’interno di un edificio scolastico. A questa tragedia dolosa, si aggiunge un doppio cortocircuito emotivo generato dal fatto che, tranne nel caso di Bath, la strage è compiuta da uno o più ragazzi adolescenti o comunque molto giovani. Persone che, con premeditazione e chiara volontà di uccidere, organizzano dei veri e propri piani per portare a termine la propria vendetta, per riscattare probabilmente una vita di umiliazione, condotta ai margini, schiacciata da un meccanismo competitivo e dalla feroce esclusione sociale di cui sono vittime da parte tanto della famiglia, quanto dell’istituto scolastico in sé, quanto dai propri compagni di scuola. E’ difficile, fin troppo difficile, accettare che un ragazzo possa già in quell’età arrivare a covare dentro di sé tanta rabbia, tanta frustrazione e una totale assenza di speranza per il futuro, da vedere come unica possibilità di riscatto quella di compiere un gesto del genere, per poi inevitabilmente suicidarsi o finire ucciso dalle forze dell’ordine. Queste ultime impotenti, come sempre più spesso accade, di fronte a fiammate di follia e violenza che si dicono imprevedibili o comunque non arginabili, se non con un doloroso epitaffio. Ovviamente, l’attenzione dei media si è più volte concentrata su questi fatti, fino a farne spesso un teatrino dell’orrore, nel quale il dolore e la tragedia diventano lo sfondo per trasmissioni di finto approfondimento, collegamenti esterni dal luogo del delitto, interviste continue a persone incredule o piene a loro volta di dolore e risentimento per un qualcosa di inaccettabile, a cui con una perfidia a sua volta violentissima e inaccettabile viene posta la fatidica e odiosa domanda come si sente, cosa prova? Come se poi la risposta interessasse davvero a livello umano e non solo per ragioni di audience. Un meccanismo che a sua volta si nutre di violenza, con telecamere e microfoni sbattuti in faccia a chiunque possa con la propria sofferenza strappare dieci secondi di attenzione all’onnivoro e annoiato pubblico televisivo. Un meccanismo che spesso non è servito a spiegare i perché, né a prevenire che il fatto si ripetesse, né a impedire che il fatto e tutta questa attenzione mediatica spingessero poi altri disperati e pericolosamente ignorati ragazzi a emulare le gesta di chi li ha preceduti. Il polverone non manca mai di concentrare la sua attenzione sull’incredibile facilità con cui queste persone sono riuscite a procurarsi delle armi, spesso sottratte ai genitori, o acquistate da rivenditori senza scrupoli, ma le reazioni finiscono sempre per scontrarsi contro gli interessi delle lobby delle armi; le quali, da parte loro, non si fanno problemi a rilanciare sempre spingendo ancora più all’assurdo la situazione, come avvenuto dopo la strage alla Sandy Hook Elementary School di Newtown (nella quale, ricordiamolo, hanno perso la vita 27 persone, 20 delle quali bambini tra i 6 e i 7 anni) ad opera di un ventenne, per la quale la soluzione adombrata da questi personaggi con più pelo sullo stomaco che cuore nel petto o cervello in testa, è stata quella di proporre l’armamento anche delle maestre. Come se un educatore, nella sua vita, si dovesse porre l’obbiettivo di far fuori uno studente per evitare che compia una strage. C’è un limite a questa follia?

JEREMY
Lasciamo in sospeso la precedente domanda ed entriamo nel vivo del tema di questo articolo. Jeremy è un famosissimo brano dei Pearl Jam, band nota in tutto il mondo e una delle principali del cosiddetto filone grunge. Si tratta di una canzone presente nel loro primo album Ten, uscito il 27 agosto 1991. Jeremy è il terzo singolo estratto da quel fortunato album che ha venduto oltre dieci milioni di copie, ed è stato pubblicato il 2 gennaio del 1992, proponendo un video che ha fatto Storia, dalla potenza visiva enorme, che già puntava decisamente il dito verso questo grave problema, raccontandoci una brutta storia. In effetti, si tratta senza dubbio di uno dei video più intensi ed emotivamente riusciti di tutti gli anni 90 e non a caso, per una volta, vinse 4 MTV Music Awards nel 1993. La musica venne composta quasi interamente da Jeff Ament, bassista del gruppo, che decise di sfruttare a tale scopo un basso Hamer a 12 corde che aveva appena comprato, creando l’intro, la coda strumentale e l’outro del brano grazie alle particolari sonorità offerte dallo strumento. Il Jeremy protagonista della canzone è in tutto e per tutto un triste anticipatore dei suoi più tardi omologhi: un adolescente, forse addirittura più piccolo, ignorato da genitori che non nutrono alcun affetto per lui e ne sono anzi addirittura lievemente infastiditi e intimoriti; palesemente incapace di stabilire delle relazioni sociali anche con i compagni di scuola, che lo ignorano a loro volta o più facilmente lo dileggiano con continui soprusi. Una storia “normale” se vogliamo, dato che tutti ricordiamo un ragazzo del genere in una nostra classe di scuola, che diventa però il terreno fertile per la tragedia imminente.
Eddie Vedder, autore del testo della canzone, in particolare in Ten rivela una fortissima sensibilità nei confronti del mondo adolescenziale, al quale dedicherà molti dei suoi brani: nel disco ricordiamo anche la stessa Alive, principalmente autobiografica, e Why Go? dedicata al tema delle violenze sui minori, mentre sul successivo VS, citiamo almeno la celeberrima Daughter. Senza dimenticare che uno dei primi e forse il più famoso simbolo legato agli stessi Pearl Jam è proprio il disegno abbozzato di un ragazzo adolescente che urla, dalla copertina del singolo di Alive. L’abilità e la sensibilità di songwriter di Vedder è riconosciuta e ormai quasi proverbiale, ma quando Jeremy è stata composta, il cantante è solo un surfista di San Diego venuto a cercare fortuna a Seattle un attimo prima che l’uragano si abbattesse. Eppure, la capacità di tratteggiare con poche e nervose parole un mondo così complesso come quello descritto nella canzone, rivela già una profondità notevolissima. Prendiamo ad esempio la prima strofa, nella quale il personaggio e il suo enorme disagio, ci vengono descritti brutalmente e in maniera eclatante, con pochissime parole, partendo dalla più classica delle immagini legate all’infanzia e all’adolescenza: un bambino –o ragazzo- che disegna,

At home
Drawing pictures
Of mountaintops
With him on the top
Lemon yellow Sun
Arms raised in a V
The dead lay
In pools of maroon below


A casa
Disegnando immagini
Di cime montane
Con se stesso al vertice
Il sole giallo limone
Le braccia alzate a formare una V
I morti giacciono
Al di sotto, in pozze marroni


Il contrasto sensoriale tra l’immagine rassicurante del ragazzo che disegna e il soggetto delle sue immagini è già enorme, ma ecco che Vedder introduce l’elemento se vogliamo esplicativo di una situazione che appare già chiaramente compromessa,

Daddy didn’t give attention
To the fact that
Mommy didn’t care
King Jeremy the Wicked
Ruled his world


Papà non fece caso
Al fatto che
Alla mamma non importasse
Re Jeremy il Malvagio
Dominava il suo mondo


Anche qui, pochissime parole, ma un universo di significati: la disattenzione dei genitori, a loro volta probabilmente poco attenti l’un l’altro, l’isolamento e la mancanza di comunicazione, e la violenza che si insinua nel ragazzo come fonte di riscatto, come pretesa di attenzione che non viene raccolta e finisce abbandonata sul foglio. E’ a questo punto che Vedder introduce la svolta e lo fa ancora in maniera velata, normale, quotidiana:

Jeremy spoke in class today
Jeremy spoke in class today


Jeremy ha parlato in classe oggi
Jeremy ha parlato in classe oggi


Una cosa normalissima, si direbbe. Il piccolo Jeremy parla in classe. Forse un’interrogazione, forse una relazione, forse una battuta, uno scambio di parole con un compagno. Forse, purtroppo, qualcos’altro. E qui, irrompe, furiosa, la tragedia. Ancora una volta inaspettata, furente, imprevedibile (?), senza ritorno. Stavolta non è un osservatore esterno a parlare, ma uno dei compagni di classe di Jeremy, uno dei tanti che tormentavano quel ragazzo timido e taciturno, rendendo giorno dopo giorno la sua vita un inferno e facendolo sentire ancora di più disprezzato e solo. Un testimone sconvolto e del tutto incredulo, ma al tempo stesso incapace di comprendere quello che sta avvenendo e le ragioni scatenanti di tutta quella violenza:

Clearly I remember
Picking on the boy
Seemed a harmless little fuck
But we unleashed the lion
Gnashed his teeth
Bit the recess ladie’s breast
How could I forget


Certo che mi ricordo,
Sfottevamo quel ragazzo
Sembrava un piccolo coglione inoffensivo
Ma scatenammo il leone (una belva)
Digrignò i denti
Morse il seno dell’insegnante di turno durante l’intervallo
Come posso dimenticare?


E una volta che la violenza prende il via, non c’è niente che possa fermarla:

He hit me with a surprise left
My jaw left hurting
Droppep wide open
Just like the day
Like the day I heard


Mì colpì a sorpresa con un sinistro
La mia mascella sinistra dolorante
Spalancata
Proprio come il giorno
Il giorno un cui ho sentito…


Come in un flashback, la macchina torna indietro e mentre l’ultimo atto di violenza sta per compiersi, le immagini ci riportano nuovamente alla casa di Jeremy, culla colpevole di quanto sta arrivando alla sua tragica catarsi a scuola,

Daddy didn’t give affection
And the boy was something
That mummy wouldn’t wear
King Jeremy the Wicked
Ruled his world

Jeremy spoke in class today
Jeremy spoke in class today


Papà non gli diede affetto
E il ragazzo era qualcosa
Che la madre non sopportava
Re Jeremy il Malvagio
Dominava il suo Mondo

Jeremy ha parlato in classe oggi
Jeremy ha parlato in classe oggi


Chi ha visto il video della canzone, sa già cosa sta per succedere e qual è l’inevitabile fine di questa brutta storia e cosa Vedder abbia inteso dicendo che Jeremy ha parlato in classe. Purtroppo, lo sfogo di violenza che apparentemente senza motivo ha avuto inizio con una scena normale e quotidiana di “baruffa tra ragazzi” si conclude nel modo peggiore e Jeremy si suicida in classe. La canzone si chiude con un vortice musicale stupendo e terribile, che i Pearl Jam di inizio carriera sapevano creare come poche altre band al mondo, finché le parole ci ricordano ancora che quanto successo non potrà mai passare o essere dimenticato,

Try to forget this
Try to erase this
Try to forget this
Try to erase this
From the blackboard


Prova a dimenticare tutto questo
Prova a cancellare tutto questo
Prova a dimenticare tutto questo
Prova a cancellare tutto questo
Dalla lavagna


Come ultima terribile simbologia, nei frammenti finali del video, vediamo i compagni di classe di Jeremy inchiodati ai loro banchi, i visi contorti dalla paura e congelati in un attimo eterno, mentre il sangue del ragazzo ricade, non a caso, su tutti loro.

LA NASCITA DELLA CANZONE
Stando a quanto dichiarato da Eddie Vedder, il testo di Jeremy nasce da due fatti realmente accaduti: l’8 gennaio del 1991 uno studente di 16 anni Jeremy Wade Delle di Richardson, Texas uscì dalla sua classe di inglese dicendo di aver ricevuto un pacco e poi rientrò con una Magnum 357, si diresse verso il banco dell’insegnante annunciando di aver ricevuto quello di cui aveva bisogno, infilò la canna della pistola in bocca e si uccise, prima che chiunque potesse intervenire. I compagni di classe lo descrissero come un ragazzo timido e tranquillo, conosciuto per apparire sempre un po’ triste. L’altra storia da cui Vedder fu ispirato è invece autobiografica: nella sua scuola di San Diego, un ragazzo di nome Brian che Vedder stesso diceva di conoscere e con il quale aveva litigato più di una volta, azzuffandosi con lui, si chiuse in una stanza di scienze e cominciò a sparare all’impazzata contro le pareti, spari che furono sentiti in tutta la scuola e dallo stesso Eddie. Il cantante ha quindi dichiarato che questi due episodi si sono legati dentro di lui, come due facce della stessa storia ed è da entrambi che nasce la canzone. Riportiamo la sua dichiarazione in merito alla prima storia, con la quale chiudiamo questo articolo:

It came from a small paragraph in a paper which means you kill yourself and you make a big old sacrifice and try to get your revenge. That all you're gonna end up with is a paragraph in a newspaper. Sixty-four degrees and cloudy in a suburban neighborhood. That's the beginning of the video and that's the same thing is that in the end, it does nothing … nothing changes. The world goes on and you're gone. The best revenge is to live on and prove yourself. Be stronger than those people. And then you can come back.

E’ nata da un piccolo paragrafo su un giornale, il che significa che uccidi te stesso e fai questo grosso sacrificio per cercare di avere la tua vendetta. E quello che ottieni alla fine è un articoletto di un paragrafo su un giornale. 64 gradi Farhenheit e nuvoloso in un quartiere suburbano. Questo è l’inizio del video ed è proprio così alla fine, non succede nulla. Nulla cambia. Il mondo va avanti e tu sei morto. La miglior vendetta è continuare a vivere e metterti alla prova. Essere più forte di queste persone. E allora ce l’avrai fatta.

(Eddie Vedder, da una intervista apparsa sulla rivista Rockline, il 18 ottobre 1993)



lisablack
Domenica 27 Agosto 2017, 9.35.47
12
Brano capolavoro dei Pearl Jam, accompagnato da un video toccante, uno dei pochi clip che a me piace veramente, con un messaggio che trasmette tutto il dolore e l'inquietudine del protagonista di questo brano, tra l'altro una storia vera, come tutti sappiamo. Mi ricordo l'interpretazione eccellente di Vedder, molto preso e ispirato e la tematica ancora oggi è attuale malgrado siano passati 25 anni.
airmaccjo
Giovedì 7 Febbraio 2013, 22.55.21
11
canzone semplicemente fantastica da cui la profondità è estrema.........anch'io che ora sono alle superiori alle medie ero evitato da tutti perchè incutevo timore agli altri ed ero il più grande e grosso di tutti.........ma grazie a dichiarazioni come queste di eddie vedder si va lo stesso avanti........cercare di essere superiori a loro e di dimostrare a loro che sei uguale come tutti......viva i PEARL JAM E EDDIE VEDDER \m/
BILLOROCK fci. (con i nuovi acquisti)
Giovedì 31 Gennaio 2013, 11.36.34
10
Lizard: Strano che tu sia rimasto turbato da questo brano, tuttosommato questo è realista e non csoì paranoico sociopatico come altri della stessa band...
Lizard
Giovedì 31 Gennaio 2013, 0.12.48
9
Grazie dei complimenti Brindish è indubbiamente un brano a cui sono molto legato e dalla cui profondità sono sempre rimasto turbato.
Brindish
Giovedì 24 Gennaio 2013, 11.10.48
8
Bella canzone, dal testo molto diretto e "crudo". Sembra davvero che si stia raccontando una storia. La canzone la conoscevo, il video l'ho visto per la prima volta adesso, e ci sono diverse scene inquietanti non solo relative al protagonista, ma anche quando inquadrano Eddie Vedder, per un gioco di luci e ombre davvero ben curato. Comunque ottimo lavoro Lizard, davvero bell'articolo. Tutta la serie "Cryptic Writings" è davvero interessante e ben sviluppata, e sarebbe da mostrare a coloro che vedono il rock e il metal solo con gli occhi del pregiudizio, senza sapere che diverse volte le tematiche proposte e affrontate sono mature e profonde, e creano "cultura" in senso lato. Per non parlare delle composizioni in sè ovviamente. PS Scusate per l'OT finale
BILLOROCK fci.
Martedì 22 Gennaio 2013, 14.47.47
7
La canzone in se non mi dice molto, il testo invece è per l'appunto criptico, sembra dare un botta e risposta alla situazione di quel tal Jeremy che rispecchia cose successe e che succederanno sempre fra ragazzi, non scambiamo il prendere in giro il più scemo o spintonarsi all' oratorio per una ragazzina, con il becero bullismo dei video su You fuck tube...
vecchio peccatore
Lunedì 21 Gennaio 2013, 17.25.22
6
Ottimo articolo, gran bella canzone e grande disco pure Ten, il mio preferito dei Pearl Jam, una band retrò sì, e che pure nel suo periodo migliore ha toppato qualcosa, però ha fatto dischi impressionanti
Unia
Lunedì 21 Gennaio 2013, 16.20.58
5
Ne parlavo qualche tempo fa nel forum riguardo le "stragi scolastiche". Questo brano racconta tutta la rabbia che si può celare negli occhi di un bambino/ragazzo che non viene accettato, forse troppo sensibile per affrontare da solo le difficoltà quotidiane. A volte non bastano le semplici frasi "Come stai?", "Vuoi giocare anche tu?", basta un gesto collaborativo, un abbraccio, una carezza... Un po' d'affetto, ecco tutto. Grazie Lizard per questa traduzione e per aver proposto un tema che, purtroppo, è attualissimo, come disse qualcuno: "anche i bambini nel loro piccolo s'incazzano"..
Dave
Lunedì 21 Gennaio 2013, 15.34.42
4
Bellissimo articolo degno di questa canzone stupenda! Io sinceramente li capisco tutti questi ragazzi che sbottano.. Ho passato le scuole elementari e medie discriminato da 3/4 della mia classe solamente perché sono di una regione diversa rispetto a quella in cui vivo e non sono (ed ero) cattolico.Non mi parlavano e le volte che lo facevano insultavano senza motivo!!Ma ho imparato a saper reagire!Scontato dire che si cresce con una rabbia infinita!!Soprattutto se i genitori (come nel mio caso) non ti spiegano il motivo per il quale "tutti" ti odiano e tu sei troppo piccolo per capirlo da solo.Io ricordo che erano gli stessi genitori dei miei compagni a dire ai loro figli di non parlare con me..Però per fortuna qualcuno che mi parlava c'era..Comunque ho sognato la morte dei miei compagni un sacco di volte!!Era un sogno che speravo si realizzasse..Lo speravo con tutto il mio cuore!!Non è bello iniziare a sognare la morte in massa dei propri compagni a soli 8/9 anni..A me è andata bene,il metal ha aiutato e non poco e son riuscito a crescere!!Non tutti sono fortunati come me e quelli che non lo sono sbottano e fanno queste stragi o si buttano a capofitto nella droga.Non nascono tutti pazzi!Delle volte è solo il mondo che fa perdere il controllo..Non dico che le vittime di queste stragi si meritassero la morte,però di certo alcuni di loro non erano santi e innocenti come il TG li fa passare sempre in questi casi..Delle volte l'autore stesso della strage è vittima!!Vittima del mondo. Non ho scritto questo commento per far la vittima o il piangina!!Sono passati tanti anni da quelle discriminazioni e c'è gente che ne ha passate molto di peggio rispetto a me..Ho portato la mia esperienza semplicemente per far capire che l'uomo riesce a far trasformare in belva anche la creatura più innocente e pura del mondo..I bambini..
Metal Maniac
Lunedì 21 Gennaio 2013, 13.35.11
3
è proprio così, il video parla già da sè... per un argomento che, passati oltre 20 anni, è più che mai di attualità (non ultimo quello di ieri)...
Filo
Lunedì 21 Gennaio 2013, 13.34.37
2
Saverio complimentoni vivissimi! Conoscevo a grandi linee i retroscena di Jeremy, la mia preferita dei PJ, grazie al tuo articolo sono molto più informato! Grazie a te ed alla redazione di Metallized!
Sorath
Lunedì 21 Gennaio 2013, 12.08.00
1
Articolo fantastico per un album(canzone) che ha segnato la mia vita musicale.
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20/03/2011
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# 9 - Hail And Kill - Manowar
21/02/2011
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# 8 - Schism - Tool
19/01/2011
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# 7 - American Soldier - Queensryche
27/12/2010
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# 6 - Empty Words - Death
17/12/2010
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# 5 - Learning To Live - Dream Theater
28/11/2010
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# 4 - Mandatory Suicide - Slayer
07/11/2010
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# 3 - R.I.P. (Requiescant In Pace) - Banco Del Mutuo Soccorso
24/10/2010
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# 2 - Prometheus: The Fallen One - Virgin Steele
10/10/2010
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# 1 - Seventh Son Of A Seventh Son - Iron Maiden
09/11/2009
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# 0 - The Rime of The Ancient Mariner - Iron Maiden
 
 
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