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THE SECRET + GRIME + THE HARDEST SEASON - INIT Club, Roma, 31/01/2013
06/02/2013 (1837 letture)
Ad una settimana di distanza dal live che gli Ufomammut hanno tenuto al Traffic di Roma (potete leggere il live report qui), questo 31 gennaio ci troviamo di fronte ad un'altra band nostrana che ha rapidamente scalato la vetta della notorietà, in casa come all'estero. Parliamo dei The Secret, che con il loro accattivante miscuglio tra black metal e grindcore si sono guadagnati una sempre più ampia fetta di sostenitori.

Arriviamo all'INIT intorno alle 22, ma dovremo attendere ancora un’altra ora prima che il live incominci. Il tempo scorre e, tra una chiacchiera e l’altra, accorrono anche gli ultimi ritardatari, nonostante il numero complessivo di presenze resti molto più basso rispetto alle previsioni iniziali.

Il compito di aprire la serata è affidato ai local supporters The Hardest Season, che ci propongono un post-hardcore veloce ed incisivo. Il genere in sé non è tra i miei ascolti abituali, in quanto viaggiamo su tipologie stilistiche molto simili all’alternative hardcore/metalcore, generi sempre più in voga nella cosiddetta scena indie, che –come un’ameba- sembra oramai fagocitare molti di quegli stili musicali che fino a qualche anno fa erano annoverati in categorie nettamente distanti da questo mondo. A testimonianza di questa apparente fusione, arrivano le conferme da parte degli stessi membri della band, che in alcune interviste hanno dichiarato di essere influenzati (almeno dal punto di vista degli ascolti) da questo tipo di ambiente. Ad ogni modo, cercando di mettere da parte i gusti personali e dovendo ricavare un giudizio oggettivo sulla performance, c’è da ammettere che i romani offrono uno show molto carico ed adrenalinico. Possiamo riconoscere la tipica attitudine che i gruppi metalcore moderni adottano sul palco e che prevede un totale coinvolgimento da parte dei membri della band, non semplicemente al livello sonoro, ma anche al livello fisico. Chitarrista e singer, infatti, si muovono in continuazione da un lato all’altro del palco, come a voler amplificare con il loro moto incessante l’aggressività sprigionata con i pezzi. Al loro debutto con Dawn, i The Hardest Season dimostrano di avere una certa padronanza dello stage, forti anche del fatto che ciascun componente non è nuovo nell’ambiente dei live, in quanto tutti provenienti da precedenti esperienze musicali.
Nonostante la buona performance, ho trovato la scelta degli openers un po’ borderline e non aderente alle proposte musicali complessive della serata. Probabilmente, è anche per questo motivo che la band non ha goduto di particolare partecipazione da parte del pubblico, che in maggioranza si è riversato nella parte esterna del locale nell’attesa che salissero sul palco i Grime.

Voltiamo bruscamente pagina con il trio di Trieste, che ci catapulta nei plumbei paesaggi sonori dello sludge/doom. Oscuri, essenziali, la loro cadenza è pesante ed alla stregua di un rituale occulto tutti noi inconsciamente siamo chiamati a partecipare accompagnando il ritmo con le nostre teste. Anche in questo caso ci troviamo di fronte ad una band agli esordi, che con il suo primo, omonimo full length, ha dato prova di possedere doti compositive di elevatissima caratura. I Grime, come molte band al loro debutto, hanno dato inizio alla propria avventura facendo leva esclusivamente sulle proprie forze: in puro stile Do It Yourself, la combo ha deciso di registrare, produrre e distribuire in maniera indipendente il primo EP, da cui poi è stato tratto l’album poc’anzi citato, riuscendo a strappare un contratto discografico con l’etichetta inglese Mordgrimm, che si è mostrata da subito attenta alla proposta musicale dei Nostri. La struttura dei brani è ridotta all’osso e contrasta con la massiccia presenza sul palco: piovono riff come lame taglienti, accompagnati da una voce, forse un tantino sovrastata dal sottofondo musicale, graffiante e sporca. Ad ascoltare il singer Marco si ha la sensazione che sia realmente intento a masticare del fango, tanto pastosa sarà l’esecuzione del cantato; ed è con questa stessa materia che vengono concepiti i brani, plasmati con sudiciume dal sudiciume.
Un live davvero da brivido, che ha dato la possibilità, a tutti colo che già conoscevano la band, di avere un’ulteriore prova delle alte potenzialità che il trio possiede e che, ci auspichiamo, si possano evolvere sempre in crescendo.

Giungiamo finalmente al momento dei The Secret: il tempo è volato via ed il timore che parte della scaletta venga tagliata per motivi di orario si fa spazio mentre ci approcciamo alle prime note del pezzo scelto come apertura del concerto: Agnus Dei. La track, estratta dall’omonimo ultimo album e da cui prende il nome il minitour italiano, irrompe nel silenzio con il gracchiante e minaccioso intro, che ci ricorda che

discendiamo da un’ininterrotta catena di generazioni di assassini, il cui amore per uccidere era nel loro sangue come, forse, è anche nel nostro.

L’agghiacciante aneddoto, attribuito a Sigmund Freud, è anticamera della violenza sonora di cui la band ci renderà partecipe. Molti hanno definito la musica dei The Secret come autentico muro di suono e mi sento di essere solidale con quella che mi sembra la descrizione più appropriata per avvicinarsi il più possibile a ciò che effettivamente i friulani ci hanno trasmesso. I pezzi scorrono in rapida successione e progressivamente il virus si diffonde in sala, contagiando i presenti che si lasceranno spettinare dalla cattiveria di Post Mortem Nihil Est ed Antitalian, a mio avviso i punti più salienti di tutto il concerto.

Al livello visivo li ho trovati algidi e decisi nel perseguire la loro missione di annichilirci con il loro sound, preferendo un approccio molto contenuto in termini di presenza scenica, ampiamente bilanciato dall’irruenza dei brani.
Quando i The Secret suonano Seven Billion Graves (il cui claustrofobico video era stato diffuso proprio poche ore prima del concerto) siamo carichi abbastanza per raccogliere l’ultima manciata di oscurità, ma purtroppo, dopo che la band lascia il palco, restiamo delusi dal mancato bis e, con l’amaro in bocca, siamo costretti a constatare che l’ipotesi che avevamo avanzato all’inizio su una possibile riduzione di scaletta, si è –a nostro malincuore- concretizzata.

Al termine del concerto, restiamo comunque tutti molto entusiasti dello spettacolo al quale abbiamo appena assistito: i The Secret sono una band che consiglio fortemente di apprezzare in sede live, dove riescono a trasportare ai massimi livelli tutta la prepotenza che già sono in grado di incarnare in studio.

SETLIST THE SECRET

1. Agnus Dei
2. May God Damn All of Us
3. Geometric Power
4. Post Mortem Nihil Est

- Intermezzo -

5. Where it Ends
6. Antitalian
7. Weatherman
8. Love your Enemy
9. Vermin of Dust
10. Death Alive
11. Double Slaughter
12. Seven Billion Graves




brainfucker
Domenica 17 Febbraio 2013, 19.23.14
4
io voglio er segomane come capo del mondo ahahahah
Sambalzalzal
Mercoledì 6 Febbraio 2013, 22.18.18
3
ahahahahahahahahahahah
BILLOROCK fci
Mercoledì 6 Febbraio 2013, 17.12.40
2
er segomane ?? ahahahahah
Er Segomane
Mercoledì 6 Febbraio 2013, 11.42.18
1
a me er momento che me piascuto de più è stato quand se so levati da li cojoni!
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