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SLAYER - Silent Scream - L'analisi dei testi
08/03/2013 (5596 letture)
Per quanto possa apparire dall'aspetto o dalla musica che ascoltano, i metallari sono un popolo di romantici e passionali: non si potrebbe spiegare altrimenti l'enorme valore emotivo e spirituale che essi nutrono nei confronti del proprio passato, considerato un vero e proprio periodo aureo. Come tutte le band più importanti, anche gli Slayer, i Signori delle Tenebre, resistono all'avanzare del tempo proprio grazie agli affascinanti scorci di grandezza concessi negli anni ottanta; non importa cosa sia successo dopo, quello che resta nella mente (e nel cuore) è la musica racchiusa nei primi dischi, tanto feroce e rivoluzionaria quanto preziosa ed inestimabile. La band di Los Angeles ha contribuito in maniera determinante ad accendere il focolaio del thrash metal: è stata tra le prime a suonare con tanta forza ed impellenza ritmica, oltre ad aver inasprito le tematiche ed estremizzato tutto il contesto tematico-visivo che, derivando dalla tradizione, si fermava all'esaltazione del cuoio e dell'Acciaio. Merito non da poco, tra quelli ascrivibili a questi temibili killers underground, è quello di aver portato il loro suono distubante e tenace in una metropoli, Los Angeles appunto, nella quale il trend imperante era quello del glam: mentre i Metallica si fecero attirare dalle sirene di San Francisco, dove trovarono una scena molto più fertile, i Nostri rimansero statuari nella sede originaria, combattendo l'ascesa del metal da classifica direttamente nella sua tana. Quello che è seguito è storia: un percorso esaltante attraverso il quale hanno plasmato e modellato a loro piacimento il loro genere, prima imbastendo intelaiature più complesse e poi portando ai massimi livelli i concetti di velocità e brutalità, prima di intraprendere una via leggermente più modulata e costituita da soluzioni ritmiche variegate; al centro, in ogni caso, vi è sempre stato un alone inquietante, melodie cimiteriali ed ambientazioni post-mortali, degne del miglior film horror: merito delle due chitarre, tritacarne precisi e taglienti ma anche dotati di scintillante gusto musicale, per quanto sempre indefesse nella loro virilità. Dei dischi si è detto tutto e anche di più, ma è proprio sulle tematiche che vogliamo soffermarci con questo approfondimento: dalle ovvie dissertazioni horror-sataniche tipiche dell'adolescenza alle più ragionate e motivate invettive religiose, dalle spaventose vicende di serial killer realmente esistiti alle ambientazioni bellico-politiche della Seconda Guerra Mondiale, gli Slayer sono cresciuti album dopo album, soppiantando i clichè iniziali con analisi successivamente più concrete ed interessanti. I vocalizzi urlanti di Tom Araya, i riff velenosi e gli assoli atonali di Kerry King e Jeff Hanneman, il prepotente bombardamento ritmico di Dave Lombardo sono peculiarità ed elementi che fanno parte del dna imprescindibile di ogni appassionato, al pari delle efferate liriche cantate dal thrasher di Valparaiso e che ora ci apprestiamo ad analizzare; perché è giusto conoscere a fondo ciò che si mastica ogni giorno, lasciando agli altri la superficialità: per qualche momento, dunque, mettiamo da parte le notizie più recenti, i cambi di line-up, qualche disco meno leggendario, dimentichiamoci del presente che fa discutere e tuffiamoci a ritroso nel tempo, per omaggiare ancora una volta la decade impeccabile, coincidente con cinque dischi che hanno portato gli Slayer tra gli immortali. PER APPROFONDIRE: La biografia della band 1981-1986, La biografia 1986-2010.

1983: SHOW NO MERCY, BAGLIORI DI THRASH INTRISI DI NWOBHM
Ancora giovanissimi eppure sicuri di sè, gli Slayer si fecero notare con un brano apparso su Metal Massacre III: si intitolava Aggressive Perfector e, rigorosamente in linea con la tradizione, inneggiava ad una figura mitologica, una sorta di Terminator metallico. Grazie alla loro verve, i giovani californiani si meritarono un contratto con la Metal Blade e pubblicarono il loro debutto, Show No Mercy, che col contemporaneo Kill'Em All si poneva all'origine cronologica di un nuovo genere, il thrash metal: il prodotto era acerbo e risentiva ancora dell'influenza di band come Iron Maiden e Judas Priest, nelle linee vocali come nelle componenti melodiche, anche se era decisamente più aggressivo e veloce nelle ritmiche; le tematiche, invece, erano figlie della giovane età dei quattro musicisti, ancora alle prese con preghiere demoniache e prevedibili scenari guerreschi. Un riffing ruspante ed una serie di assoli lancinanti apriva Evil Has No Boundaries, con lo sproloquio rabbioso di Araya e la ritmica subito impellente; le chitarre erano taglienti ed affilate, Dave Lombardo immediatamente scrosciante col suo drumkit; le liriche, un vero e proprio inno alle forze del male, risultavano fortemente ribelli: 'Satana è il nostro maestro, ci guida in ogni nostro primo passo; le nostre asce stanno crescendo con potere e furia, presto rimarrà solo il vuoto, la mezzanotte è arrivata e il cuoio è stato indossato; il male è ai nostri ordini, combattiamo contro gli angeli di Dio per conquistare nuove anime'. Col suo riff inconfonndibile ed il suo incedere sinistro, The Antichrist era il primo vero cavallo di battaglia partorito dalla band americana, che qui si spingeva in un refrain trascinante completato da versi blasfemi ma piuttosto adolescenziali: 'Sono l'Anticristo, è ciò che avrei dovuto essere: il vostro Dio mi ha lasciato indietro e ha liberato la mia anima'. Linee vocali strazianti e urla laceranti arricchivano il tagliente impianto-riff, generando un brano dinamico, non velocissimo ma d'impatto eccellente. La terza traccia, Die by the Sword, era più contenuta e meno affascinante delle due precedenti, ma comunque potente ed ancora caratterizzata da odi sataniche, ritenute necessarie per sopravvivere in una 'criptica vita che è morta'; sono presenti anche atipici richiami all'appartenenza metallica: 'Satana ci guarda tutti, ride mentre qualcuno dà la sua offerta; prova a scappare dalla presa della mia mano e la tua vita non esisterà più. Ascolta il nostro urlo, salvaci dall'inferno in cui viviamo, giriamo le nostre teste verso il cielo e ascoltiamo l'acciaio'. Intrisa di forti moti adrenalinici, Fight 'Till Death puntava su repentine accelerazioni e su un testo bellicoso, che parlava di omicidi e guerra: 'Preparati all'attacco, il tuo corpo brucerà; guerra infinita, non c'è ritorno: preparati all'attacco, la morte arriverà, non c'è modo di nascondersi, combatti fino alla morte'. Versi come 'Gli Dei d'acciaio scaricano la loro distruzione sull'uomo', più manowariani che slayeriani, ci dimostrano quanto erano ancora acerbi e plasmabili i giovani americani, i quali solo in parte mostravano la loro originalità lirica e musicale. Metal Storm/Face The Slayer era ed è uno dei brani più belli e più sottovalutati mai composti dai quattro thrasher californiani, introdotta da una serie di riff epici e tonanti di classica fattura heavy metal; il pezzo si velocizzava e si faceva travolgente, sciorinando un'ulteriore combinazione di riff al vetriolo e rimanendo interamente strumentale per circa due minuti, ovvero fino a quando Araya iniziava a cantare con tono minaccioso e solenne. Si dipingeva la figura di uno spietato assassino, che probabilmente incarnava la band stessa: 'Una notte nebbiosa, una notte perfetta sotto il freddo dellae stelle si avverte la paura, lo sai che sono vicino; sei rannicchiato e hai rotto la catena, ora posso congelare i tuoi occhi ardenti: mi vedi sollevare l'ascia, inizi a farti prendere dal panico; la tua corsa attraverso il labirinto senza fine, svolti l'angolo e sarò già lì: una forza troppo forte da combattere, stanotte vedrò la tua fine. Io sono il terrore eterno, la mia ricerca non avrà mai fine, ti intrappolerò nel pentagramma e sigillerò la tua tomba malconcia; la tua vita è solo un altro gioco per la notte di Satana'. Altro episodio saliente del disco, la truculenta Black Magic presentava l'ennesima serie di riff oscuri, affilati come falci e imbevuti di funerea perversione: le ritmiche si inasprivano assieme all'insorgere delle vocals, che ancora mostrano reminescenze classiche pur suonando oltraggiose più che mai. Come prevedibile, si parla di magia nera, e di un soggetto rimasto vittima di un agghiacciante sortilegio: 'Maledetta notte di magia nera, siamo stati colpiti in basso, dentro quest'inferno: incantesimi mi circondano giorno e notte, colpito dalla forza della luce maligna'. Molto gradevole, anche se non velocissima, Tormentor era dotata di un ritmo accattivante e da acuminati vocalizzi di Araya; non è dato sapere a cosa si riferisca di preciso il testo, ma di sicuro il protagonista era ossessionato da una paura ricorrente e forse inseguito da qualche individuo con intenti non molto amichevoli: 'Scappando dalle ombre, accecato dalla paura, l'orrore del calare della notte è sempre così vicino; ti circondo lentamente mentre il terrore insorge: sei spaventato dalla notte'? Velocissima e sfuggente, The Final Command si prestava benissimo alla sintesi di ciò che erano gli Slayer degli esordi: riff tipici della tradizione metal europea, proiettati a velocità orgasmiche, praticamente irresistibili. si parla ancora di guerra, e per la precisione compaiono i primi riferimenti al mondo nazista ('Tutte le anime dei torturati e degli uccisi senza pietà, le tattiche della Blitzkrieg del comando tedesco, nate con il potere di Dio in mano, shockano il mondo con la loro devastazione di massa, mettendo tutto il potere nella fede di una nazione'). Si parla di 'nemici mai visti' destinati a mettere la parola fine ad un sogno, alludendo con tutta probabilità agli americani: con un pizzico di ingenuità, o forse con intenti volutamente provocatori, gli Slayer sembrano quasi simpatizzare per i tedeschi, mentre è risaputo che i loro testi hanno sempre posseduto un intento puramente narrativo, con lo scopo di narrare i fatti accaduti senza prese di posizione. Le influenze heavy erano evidentissime anche nel vocalism di Crionics, dedicata a fantascientifici esperimenti di criogenia con i quali tentare di sfidare la morte: 'Le scienze autoritarie congelano la tua mente e la tua anima, l'infelice sogno si è realizzato: la razza umana può essere cristallizzata. La titletrack è una meravigliosa cavalcata heavy-thrash, capace di ibridare in atmosfere inquietanti la melodia e la forza evocativa del metal originario con le scariche adrenaliniche più caratteristiche del thrash; vagamente ripetitivi nelle tematiche, i giovani musicisti dedicavano un altro anthem alle invincibili forze del male: 'Ci alziamo appaiati nella notte, cavalchiamo come signori notturni dalle profondità del dominio infernale; siamo rinati per regnare su questa notte, vaghiamo attraverso le guerre senza fine, dobbiamo tenere alto il suo nome. Siamo i guerrieri delle porte dell'inferno, crediamo nel signore Satana'. PER APPROFONDIRE: Correva l'anno 1983.

1985: HELL AWAITS, IL DISCO PIU’ COMPLESSO E ARTICOLATO
Nel corso dell'annata successiva la band lavorò ad alcuni pezzi nuovi, che furono pubblicati nell'EP Haunting the Chapel, il quale mostrava notevoli progressi: un irrobustimento del sound, una personalità più marcata, un'accresciuta violenza. La temibile Chemical Warfare trattava ancora di guerra, con particolare riferimento alle possibilità di sterminio derivate dall'introduzione di sostanze chimiche all'interno dei vari conflitti: 'Decessi multipli da gas nervini, morte in un respiro'; le vecchie invettive antireligiose affioravano in Captor Of Sin, brano infarcito di visioni trasgressive ('venti caldi dell'inferno bruciano nella mia scia, la morte è ciò che si prega: ecco, carceriere del peccato') e nella titletrack, un attacco ai cristiani mosso attraverso il racconto di un prete che cercava di combattere un branco di demoni ('La casa di Dio ha fallito'). Appena dodici mesi dopo, la maturazione degli Slayer era compiuta: Hell Awaits mostrava un notevole progresso compositivo, essendo costituito da canzoni molto lunghe ed articolate, fucina di riff incisivi e scorribande ritmiche al fulmicotone; i testi rimangono irriverenti ed oltraggiosi, annettono ancora tematiche sataniche e belliche ma acquisiscono maggiori sfumature horror e, in parte, anche piccole riflessioni esistenziali. Una lunga e lugubre intro, animata prima da latrati inquietanti e poi da riff malefici, apriva la debordante titletrack, Hell Awaits, una corsa nervosa ed incessante costruita su riff velenosi e ritmiche urticanti; nel testo, la band americana raccontava di un epico scontro tra i demoni infernali e gli angeli del paradiso, con un occhio di riguardo per le armate luciferine: 'Angeli che combattono senza scopo e continuano a morire per mezzo della spada, le nostre legioni uccidono tutto ciò che vedono per catturare colui chiamato Signore; Crocifiggete il così chiamato Signore, cadrà presto davanti a me; le vostre anime sono dannate, il vostro Dio è caduto per essere mio schiavo per l'eternità. L'inferno aspetta'. Riferimenti a sacrifici, fornaci infernali e anime da sacrificare contribuirono a rafforzare l'aurea blasfema e presunta satanica della band, che -al di là degli eccessi lirici e delle esagerazioni giovanili- utilizzava simili anatemi infernali più che altro per schierarsi esplicitamente contro la 'mafia' delle religioni organizzate. Tra i pezzi più devastanti e scarnificanti dell'intera discografia slayeriana, Kill Again merita un posto di primo piano: un'eccitantissima sfuriata, caratterizzata da ritmiche implacabili e adrenalina a fiotti, completata dal solito ricco assemblaggio di riff letali e vocals trascinanti, crudeli all'inverosimile; i versi contenevano le minacce di un serial killer (un tema molto caro alla band californiana), ma anche le immancabili invettive contro i predicatori religiosi: 'Pazzo schizofrenico, desiderio incontrollato, senza motivo apparente uccido, uccido e uccido ancora; ti caccerò fino alla fine, maniaco omicida, estraggo la lama lucente, riduco la sua carne a brandelli, guardo il sangue scorrere libero; uccido l'unico figlio del predicatore, guardo l'infante morire dopo lo smembramento dei corpi, bevo il sangue più puro'. La pesante At Dawn They Sleep puntava in prevalenza sull'ossessività e la cadenza prestante delle ritmiche anzichè sulla canonica velocità, quest'ultima isolata ad una sfibrante accelerazione finale; l'argomento trattato era di natura esoterica e a sfondo horror, circostanza classica per i primissimi Slayer; siamo infatti al cospetto di un racconto sui vampiri e sul loro stile di vita: 'I cieli della notte grondano sangue, un'apparizione dalle buche dell'inferno; la morte è una lapide nelle strade dove essi vagano. Una voglia demente, un segreto che devono mantenere insieme al tuo sangue: loro dormono al mattino. Piombano in basso da cieli ombrosi prendendo una semplice forma umana, spiegano le ali per vedere i mortali, chiudono le loro mascelle nelle tue vene, soldati satanici che colpiscono la preda lasciando cadaveri in attesa di mutilazione; il sangue gocciola dalle mascelle della morte che, ancora non soddisfatte, prosciugheranno l'anima della tua vita'. Corrosiva fin dalle prime battute, Praise Of Death impattava come una perentoria bordata ritmica, con sfumatura centrale meno tirata e ripresa finale da infarto, con una nuova sfuriata irreversibile; essa conteneva riflessioni quasi filosofiche sul senso della vita, quest'ultima considerata come una lunga via crucis di sola sofferenza: 'Costretti a vivere, siamo afflitti dalla vita, inferno in terra, distesi, incatenati e confinati giaciamo: la lode alla morte è come un sogno'. Sangue, veleno e nevrosi sembravano appestare il riffery delirante di Necrophiliac, infervorata da ripetuti stop'n'go e squarciata in due da un perentorio riff intimidatorio, giusto prima della tormentata sezione solista. Il testo è tra i più trasgressivi e scandalosi, in quanto racconta con candore adolescenziale di un individuo sessualmente attratto dal corpo di un cadavere. Tom Araya, all'epoca, soleva presentarla in concerto con un raccapricciante preambolo ('Il prossimo brano tratta di una signorina che io amo molto. Vive due metri sottoterra. Quello che mi piace di queste signorine è che, ogni volta che le tocchi, la loro pelle si disfa! Ma cazzo, la cosa migliore di una notte con queste troiette è che ogni volta che gliela lecco posso sentire i vermi scricchiolare sotto i denti'). Il testo si assestava sulle medesime fattezze: 'Provo un impulso, un bisogno crescente di scopare questo cadavere peccaminoso; i miei servizi riempiono l'anima di quella puttana, il suo stomaco scoppia, la bara si rompe, il seme prende forma, una strana forma di carne contorta ed ecco il figlio del diavolo. Ho una voglia insaziabile di carne putrefatta, che mi fa distruggere la tomba dove lei riposa, troia pagana della furia di Satana: me ne frego della tua morte, bambina vergine prosciugata dalla vita, la tua anima non può essere libera'. Anche leggendo questi testi possiamo renderci conto dell'alone terrificante che avvolgeva gli Slayer in quegli anni, ereggendo un muro intimidatorio attorno alla loro figura inquietante: sane dosi di irriverenza giovanile che hanno trasformato dei ragazzini ribelli in icone della musica estrema. Crypts of Eternity era il passaggio meno tirato del lotto, un incedere misterioso che in coda guadagnava pericolanti momenti di rapidità; il testo è difficilmente comprensibile e parla di una sorta di demone tormentato, che risorge dalle tombe ed ha 'derubato le cripte dell'eternità della morte, ucciso il prete maledicendolo per sempre'. Egli, 'padrone delle arti oscure', si muove sottoterra e libera diavoli e cavalieri dell'inferno: a conti fatti, il pezzo ha un significato fine a sè stesso, essendo un elenco di visioni impressionanti ed ambientazioni cimiteriali. Il disco si concludeva con Hardening Of The Harteriers, tipico brano slayerano con accelerazioni vigorose e riff inquietanti; forse, rappresentava l'episodio più incisivo dal punto di vista lirico, con la sua analisi sociale ed esistenziale: 'Nei piani futuri la morte è assicurata; perchè vivere se là non c'è niente? La gioventù storpia prova nello sgomento a sabotare la carcassa della Terra. Le convulsioni prendono in mano il mondo, la paralisi distrugge tutto, non c'è nessuno qua fuori per salvarci; brutale presa di possesso, ora moriamo'. PER APPROFONDIRE: Correva l'anno 1985

1986: REIGN IN BLOOD, UN MICIDIALE URAGANO DALL'INFERNO
Nell'anno in cui il thrash metal raggiunse i suoi vertici assoluti, gli Slayer recitarono un ruolo da protagonisti assoluti, sfornando l'epocale Reign In Blood, il loro masterpiece per antonomasia nonchè il più brutale disco di thrash metal mai rilasciato: le composizioni ampie e complesse del predecessore lasciavano spazio a mazzate bevissime e concise, ancora più veloci e massacranti che in passato, registrate con pulizia estrema e precisione chirurgica. Il risultato era superbo, e spostava oltre ogni confine l'asticella dell'estremismo messo in musica; anche i testi si facevano più ricercati, maturi, intelligenti ed orientati a tematiche più varie, pur mantenendosi essenzialmente crudi e scioccanti. Il disco si apriva con il riff tonante e l'urlo agghiacciante di Angel of Death, uno dei pezzi più celebri del metal ottantiano: una sassaiola subito devastante e tiratissima, scandita dai ritmi tellurici di Dave Lombardo; liricamente, è ancora oggi uno degli episodi più interessanti e contestati nell'intera discografia degli Slayer, in quanto incentrata -come noto- sulla figura perversa di Josef Mengele, medico e antropologo nazista che per ventuno mesi (a partire dal maggio 1943) albergò nel lager di Auschwitz, trasformandolo in teatro di raccapriccianti esperimenti su cavie umane. Le parole sono scritte da Jeff Hanneman, appassionato di storia della Seconda Guerra Mondiale: il biondo chitarrista era già al tempo molto documentato in materia, e compose un testo minuzioso e ricco di dettagli, utilizzando il brano come un documentario per denunciare gli scempi dell'angelo della morte; nonostante questo, il pezzo fu oggetto di polemiche e accuse filo-naziste da parte della morale perbenista, fattore che contribuì ad accrescere ingiustamente la fama negativa della band californiana. L'operato del folle Mengele veniva ripudiato senza mezzi termini, se è vero come è vero che egli veniva additato come 'sovrano del regno dei morti, sadico chirurgo di morte, infame macellaio'; le operazioni compiute da Mengele erano a dir poco agghiaccianti: egli agiva senza anestesia e sezionava i corpi di pazienti vivi, legati con cinghie al tavolo operatorio; cercava di cambiare il colore degli occhi ai bambini iniettandogli dei liquidi direttamente nelle iridi e, ossessionato dai gemelli, ne ispezionava il corpo lembo per lembo. Gli Slayer menzionavano con crudezza disarmante la sua attività, con largo anticipo sui testi grandguignoleschi delle band death metal e con conseguenze ancora più disturbanti, in quanto narravano di avvenimenti realmente accaduti e non di adolescenziali fantasie splatter: 'Operazione chirurgica senza anestesia, senti il bisturi che ti trafigge il corpo intensamente; essere inferiore, non servi all'umanità. Ti viene iniettato un liquido direttamente nel cervello, la pressione nel tuo teschio comincia a farti schizzare fuori gli occhi mentre la pelle brucia e sgocciola fuori, la tua mente comincia a bollire'. L'urlo lacerante di Araya ci trascina direttamente tra gli orrori del lager: 'Disgustosi modi di raggiungere l'olocausto, mari di sangue, vite seppellite, pietose vittime indifese lasciate lì a morire'. Il testo era maturo e troppo forte per piacere alla morale pubblica, ma di fatto rappresenta uno dei massimi momenti lirici toccati dai killer losangelini. La successiva Piece By Piece si apriva su ritmi saltellanti, ma poi accelerava in un vorticoso alternarsi di rallentamenti e ripartenze improvvise; in questo caso le sfumature erano gore, fini a sè stesse e senza messaggi ulteriori: 'Ossa e sangue giacciono a terra, arti decomposti giacciono morti, ossa e sangue disseminati sul pavimento, membra putride sparse, corpi decapitati, la tua testa sul mio muro'. Qui gli Slayer si facevao antesignani di tutte le visioni splatter che andranno ad ammorbare le liriche di band come i primi Carcass o i Cannibal Corpse, tanto per ribadire l'importanza seminale della loro influenza, non solo sonora. Concitata e nevrotica fin dal riff iniziale, Necrophobic era una frustata farneticante priva di pietà, con assoli lancinanti assolutamente letali; narrava le paranoie di un individuo terrorizzato dalla morte, il quale redigeva un elenco di modi in cui avrebbe potuto morire: 'Strangolamento, mutilazione, cancro del cervello, dissezione degli arti, amputazione, asfissia, soffocamento, cercando aria'. L'incalzante Altar of Sacrifice presentava i consueti ritmi tritaossa e le vocals trascinanti, rispolverando le vecchie esternazioni pseudo-sataniche: 'Aspettando la mia ora, destinato a morire qui, sull'altare infernale'. Monumentale era Jesus Saves, col suo incedere intimidatorio in avvio e la repentina esplosione ritmica, un mirabile crescendo di pathos e adrenalina che sfociava in una corsa devastante e in una sezione solista scarnificante; dal punto di vista tematico, è forse la massima vetta anti-religiosa raggiunta da Kerry King, priva di banali inni a Satana e piuttosto delineata come acuta, arguta e feroce critica alla fede organizzata: 'Vai in chiesa, baci la croce, sarai salvato ad ogni costo'; le parole del chitarrista sono davvero pesanti nei confronti dei cristiani, trattati come immaturi e disillusi: 'Trascorri la tua vita leccando il culo alla gente, un aspetto che un adulto avrebbe già dovuto sorpassare; pensi che il mondo finirà oggi, lodi il Signore ed è tutto ciò che sai fare. Con tutto il rispetto, tu non puoi affidarti ad un uomo invisibile di cui ti fidi, dipendenza indiretta, eterno tentativo di amnistia'. Circospetto e misterioso era anche l'avvio di Criminally Insane, brano che poi accelerava nell'immancabile turbinio di foga e violenza; il testo conteneva le riflessioni di un maniaco incarcerato, il quale pianificava la sua evasione dal manicomio e la sua micidiale vendetta ('Ho appena cominciato a prendermi le vostre vite del cazzo'). Seguiva Reborn, un riff impattante ed immediato sul quale si scagliava il tipico impulso ritmico slayeriano; con questa composizione si tornava a tematiche esoteriche, in quanto i versi riflettevano le ultime confessioni di una presunta strega, la quale minacciava di tornare sulla terra per vendicarsi dei suoi esecutori: 'Condannata, la mia vita finirà a mezzanotte sul rogo'. Non mancano riferimenti a Satana ('ho firmato il libro col sangue, per sempre servitrice del mio Signore, per scelta e non per sottomissione'), ma vi sono anche misteriose considerazioni esistenzialiste: 'La morte non vuol dire nulla, non c'è una fine'. Brano che più thrashy non si può, Epidemic sfoggiava un'elettrizzante ritmica a rincorsa e garantiva l'headbanging durante tutta la sua durata. Si parla, come è ovvio, di epidemie, 'invasioni che travolgono rapidamente, malevole, potenti attaccano', con l'unico scopo di disgustare l'ascoltatore. Con un affilato e variegato arsenale di riff da knockout, Postmortem si apriva ritmata e culminava in acuti crescendo vocali, prima della martellante fuga conclusiva; trattava della sottile linea che separa la vita dalla morte, con la fine assoluta che lasciava udire inquietanti avvisaglie: 'Perdendo terreno, senti avvicinare il tuo destino; fatalità, realtà, attendi la chiamata finale. Il mio sguardo peccaminoso verso il nulla nasconde pensieri di morte'. L'imponente Raining Blood è uno dei pezzi metal più spettacolari di sempre, affidato ad un riff epocale, malvagio e brutale come pochi all'epoca: la scrosciante pioggia di sangue era sorretta da un lavoro farneticante di Lombardo col doppio pedale, surreale per velocità e potenza. La canzone rifletteva l'artwork di copertina, con una scena infernale nella quale Satana regnava sotto una pioggia di sangue: 'Il cielo si sta tingendo di rosso, il ritorno al potere si avvicina; cadete in me, lacrime cremisi del cielo, cancella le regole di pietra, trafitto dal basso, anime dal mio passato traditore. Tradito da molti, ora gli ornamenti colano dall'alto; pioggia di sangue da un cielo squarciato, che sanguina il suo orrore, che crea il mio essere: ora regnerò nel sangue'. Un finale perverso ed epico, che concludeva in maniera ridondante un disco leggendario. PER APPROFONDIRE: Correva l'anno 1986, biografie di Tom Araya, Kerry King, Jeff Hanneman, Dave Lombardo.

1988: SOUTH OF HEAVEN, UNO STILE CHE MATURA E SI EVOLVE
I thrasher più efferati del pianeta tornarono a colpire duro nel 1988, con il più stratificato South Of Heaven: un disco che permetteva alla band di modularsi in soluzioni ritmiche differenziate, accostando potenti mid-tempos alle immancabili mitragliate rapide; anche i testi divenivano sempre più seri e maturi, rimanendo concentrati su tematiche scottanti e socialmente impegnate. L'opener e titletrack South Of Heaven era introdotta da un riff truculento e cadenzato, ed avanzava con toni massicci prima di accelerare in un più dinamico esercizio di mid-thrash (che pur non toccava le forsennate velocità del predecdessore); il messaggio trasmesso nel testo era chiaro: ognuno di noi vive un inferno quotidiano, creato da noi stessi -in quanto esseri umani- sul nostro Pianeta. L'assenza di valori, il cinismo, l'egoismo e la falsità imperano, scatenati da individui privi di riguardi e sentimenti: 'Caos dilagante, epoca di sospetto; figli bastardi hanno messo al mondo le vostre figlie vogliose di sesso, madri promiscue con i vostri padri incestuosi. Tom Araya cantava con tono più melodico, per quanto l'aggressività e la rabbia fossero sempre presenti: anche il ritornello era più coinvolgente e strutturato che in passato. Araya in persona ha dichiarato che questo brano descriveva la sua idea dell'inferno in terra ed il declino del genere umano. L'impattante Silent Scream esplodeva sulle ali di un riff breve e trascinante, sul quale si innescava il debordante drumwork di Dave Lombardo; anche in questo caso, Araya sfoggiava una prova vocale avvincente ed avvelenata, mentre la coppia d'asce imbastiva una sezione solista fiammante e fulminante. Il tema trattato era quello delicatissimo dell'aborto: 'Piccoli frammenti di vita distrutti, innocenza rinchiusa nella paura, fuochi che bruciano: riesci a sentire le urla nella notte?' La band americana si schierava contro l'aborto, inteso come espediente per distruggere una vita non richiesta dai suoi artefici: Urlo silenzioso crocifigge i figli bastardi, picchiato e contorto, santifica una vita di sofferenza; la morte embrionale è conficcata nel tuo cervello. Tormento, malattia dimenticata, un'anima che non avrà mai pace, innocenza isolata con paura'. Potentissima ed intimidatoria, Live Undead avanzava quadrata e tellurica, convogliando poi in un assolo velocissimo ed in un'accelerata finale massacrante; dal punto di vista lirico, rappresentava il racconto di uno zombie appena resuscitato: 'Voci nella mia testa mi opprimono, desiderio cannibale alimenta il fuoco che brucia nella testa; la morte cammina dentro di te, odore di morte intorno a te'. Dotata di un incedere sinistramente melodico, Behind the Crooked Cross era un mid-tempo che riprendeva il tema del Terzo Reich tanto caro a Jeff Hanneman, come intuibile dal titolo ('dietro la croce uncinata'): si parla di inferno vivente e senso di schifo, anime che scivolano via tra fiumi di sangue e coscienze dimenticate. Il brano sembra trattare di un individuo 'obbligato a combattere per la croce uncinata, intrappolato da una causa che una volta capiva'; il soldato è costretto ad eseguire gli ordini 'senza emozione e con i sentimenti domati', uccidere il suo prossimo senza neppure credere nella sua missione: una realtà che spesso si tralascia quando si fa riferimento al nazismo, in quanto si ritiene erroneamente che tutti gli arruolati del Fuhrer ne condividessero spontaneamente le disumane ideologie. Mandatory Suicide è uno dei pezzi più melodici, se così si può dire, degli Slayer, seppur dotato di un riffery affilato e tonante; era insolitamente accattivante, col suo ritmo saltellante e le sue linee vocali musicali, ma rimaneva in ogni modo permeato da quell'alone maligno, tipico e inconfondibile, che ne fa un brano slayeriano a tutti gli effetti. La canzone era stata ispirata da alcuni film critici nei confronti della guerra (come Full Metal Jacket), accusava la macchia arrecata all'America dalla guerra nel Vietnam e denunciava il crimine di massa che si compie quando uno Stato manda in guerra dei ragazzini, destinandoli al macello: 'Vieni preso in una imboscata da una raffica di piombo, conta i buchi di proiettile nella tua testa; la prole viene mandata fuori a piangere, vive un suicidio obbligatorio'. Veloce e martellante: Ghost Of War era ciò che più di ogni altra cosa i fans degli Slayer pretendevano, l'archetipo del brano per eccellenza se parliamo della band californiana. Riff secchi, assoli stordenti e metriche urgenti sostenevano un tema a metà tra l'horror e la cronaca; il testo, infatti, riprendeva la storia dei soldati protagonisti di Chemical Warfare, che qui risorgono per prendersi la loro vendetta: 'Le anime dormienti di silenziosi guerrieri del destino si alzeranno, antichi soldati dimenticati che tornano in vita, mercenario caduto, il sonno è finito; non accontentarti delle guerre che non abbiamo mai vinto'. Meno irruente, Read Between the Lies era un episodio ritmato non irresistibile ma gradevole, nel quale i thrashers americani si scagliavano contro i famigerati predicatori televisivi; ovvero, quella disgustosa cosca di faccendieri che cercano di abbindolare la gente promettendo la Salvezza nel Regno dei Cieli in cambio di danaro sonante ('Evangelista, ciò che chiami Dio parla attraverso te; la tua instancabile bocca piena di bugie guadagna popolarità, non te ne frega dei vecchi che soffrono quando coloro che hanno le tasche vuote urlano per la fame'); la band si rivolge proprio a quelle persone che si fanno ingannare dalle promesse della fede, finendo per autoconvincersi di situazioni surreali che servono solo a mitigare le tribolazioni terrene: 'Guardando dentro di te, ci credi davvero? Che con il donare tu possa salvarti l'anima? Puoi essere davvero così naif'? Il cattolico Araya, tuttavia, è anche comprensivo nei confronti dei credenti, o per lo meno rispettoso dei loro bisogni spirituali: 'Sono senza un soldo nella loro generosità, vi dividete i loro soldi per calmare la vostra avidità, cercando la risposta alle loro preghiere'. Che esista o meno un Dio non ci è dato saperlo, ma di sicuro l'opera di ricatto dei predicatori e di chi compie reati nel nome della religione (o si nasconde dietro essa) non fa che distruggere ogni intenzione positiva che la religione stessa possiede alle fondamenta: 'Il Dio Onnipotente è stato trasformato nel tuo schermo, il significato è perso, nessuna parola santa descrive il suo inganno'. Questo tema fu trattato da molte band storiche: i Metallica di Leper Messiah, i Death di Spiritual Healing o gli Iron Maiden di Holy Smoke, tanto per citarne alcuni. Più dinamica ed incisiva era Cleanse the Soul, un testo in vecchio stile che parla senza troppe interpretazioni di sacrifici rituali: 'Un altare vuoto aspetta la sua vittima, una finestra nera dal vetro macchiato, candele che bruciano l'olio di mezzanotte, l'incenso riempie la notte; sei stato epurato dal tuo corpo morto, sacrificato dalla tua vita, un rituale ultraterreno sigillato nel fuoco'. Superata la cover priestiana di Dissident Aggressor, il disco si concludeva con la cadenzata e funerea Spill The Blood, un viaggio verso l'eternità nel quale si invita a condividere la 'saggezza del mondo antico che è scomparso'. Nel testo comparivano anche alcuni versi che facevano pensare ad un soggetto che ha 'versato il suo sangue' per vendere l'anima al diavolo, ed ora vede 'cose alle quali non crederebbe'. PER APPROFONDIRE: Cryptic Writings # 4 - Mandatory Suicide.

1990: SEASONS IN THE ABYSS, LA CONFERMA DELLA NUOVA DIREZIONE
L'avvento degli anni novanta venne salutato con un disco che seguiva la scia del precedente, Seasons In The Abyss, ancora caratterizzato dalla coesistenza di fucilate implacabili e mid-tempos seriosi; entrambe le tipologie di brano godevano di riff tetri eppur melodici, oltre che dell'ormai acquisita maturazione sociale rintracciabile nei testi (che pur non disdegnavano qualche invettiva sulfurea degna del vecchio stile). Il brano d'apertura, War Ensemble, rimarrà uno dei più devastanti dell'intera produzione Slayer, una vibrante sfuriata all'arma bianca nella quale un Araya furibondo cavalca i riff feroci, le ripartenze letali e il drumwork scrosciante del tellurico Lombardo, proiettato a velocità allucinante. La traccia riprendeva le frequenti argomentazioni belliche e si delineava come un manifesto nel quale denunciare gli orrori delle guerre, soprattutto in quanto queste vengono spesso concepite come una sadica 'gara ad eliminazione', nella quale giocare con le vite altrui: 'Rendi la guerra uno sport, sostieni la guerra; lo sport è guerra, guerra totale. Quando la vittoria è un massacro, quando la vittoria è sopravvissuta, quando questa fine è un macello, l'ultimo colpo non è una esercitazione, ma è quante persone posso uccidere'. I thrasher losangelini sembrano schierarsi principalmente contro i potenti ed i politici, i quali non esitano a sacrificare il sangue dei giovani soldati nel nome di interessi politici ed economici. Blood Red era più melodica, ritmata da un andamento mid-tempo e da un robusto lavoro ritmico, oltre che da linee vocali più orecchiabili e da un assolo di chitarra efficace; con grande attenzione per la cronaca del tempo, i Nostri parlano del terribile Massacro di Piazza Tienammen, avvenuto a Pechino nel 1989 per stroncare nel sangue le proteste anti-socialiste. Ancora oggi la Cina tende a censurare ed oscurare il ricordo di tale massacro, a conferma del dittatoriale stato di omertà che regna a quelle latitudini: 'Il confronto pacifico incontra la macchina della guerra, soppressione di tutte le libertà civili, nessun travestimento puà nascondere il male che macchia la falce. La critica al regime comunista è spietata, e giustamente i musicisti americani cercano di sottolineare come la protesta di studenti, intellettuali ed operai fosse stata essenzialmente pacifica, animata solo da cortei e dimostrazioni guidate: proprio per questo suonano ancora più disumane e stridenti le metodologie utilizzate per arginarla. Pur non annettendo le classiche velocità scarnificanti, la seguente Spirit In Black era un brano sferzante e solido, tanto nell'intelaiatura ritmica quanto nell'insieme dei riff; come la traccia precedente, presentava vocals ed assoli coinvoglenti e più melodici rispetto agli standard classici dell'act americano, che peraltro piazzava in coda una digressione violenta nella quale recuperava l'antica furia e l'incontaminato veleno. Se in Blood Red si era trattato un tema attuale e delicato, ora si rispolveravano le vecchie fantasie gore, intrise di visioni marcescenti e citazioni infernali: 'Riflessi di vetro infranto mostrano la tua carne smangiata'. In alcuni tratti, le ambientazioni diaboliche sembrano del tutto applicabili alla vita terrena, a conferma della vena esistenzialista che non manca al gruppo californiano: 'Benvenuto nel mio mondo, unisciti al mio sogno, sperimenta una vita che è proprio come la tua mente pensava non fosse; Io regno su quest'Inferno, sono seduto sul trono per l'eternità'. Contraddistinta da una truce melodia cadenzata, Expendable Youth si limitava ad essere un episodio discreto, che trovava il climax nell'assolo di chitarra centrale; in essa si parla di lotte e rivalità tra gang di strada, come fatto qualche anno prima dai Metallica di Seek & Destroy. Era invece incentrata sulla figura del serial killer Ed Gein la celebre Dead Skin Mask, la quale incarnava una volta di più il nuovo corso Slayer, essendo una sorta di cantilena spettrale dotata di riff morbosi e refrain sinistro ma canticchiabile. Ed Gein era un folle che negli anni cinquanta uccise e fece a pezzi parecchie vittime, per poi utilizzarne pelli e pezzi del corpo per creare suppellettili, maschere, calze, paralumi ed altro, in un macabro e terrificante delirio criminale. Gli Slayer hanno gli stomaci forti e, dopo le gesta di Mengele, vanno ad indagare anche nella psiche di questo psicopatico: 'Prometto che non ti tratterrò a lungo: ti tratterrò per sempre. I semplici sorrisi sfuggono a occhi psicotici, perdo tutto il controllo mentale e la logica declina; occhi vacui assoggettati alle creazioni di placidi volti e parate senza vita'. Nella sua dimora, la 'casa degli orrori', furono ritrovati quattro nasi, alcune ossa umane, dieci teste di donne come decorazioni nella camera da letto, le teste di Bernice Worden e Mary Hogans, il cadavere di Bernice Worden, appeso a testa in giù, decapitato e sventrato, pelle umana usata come tappezzeria per lampade da tavolo e per sedie, calotte craniche trasformate in ciotole, un cuore umano, due labbra umane che decoravano una finestra, alcuni teschi, un tamburo fatto di pelle umana, femori usati come gambe per un tavolo, nove maschere fatte in pelle umana mummificata e somigliante al cuoio, una lampada con il manico di una colonna vertebrale. Gein era stato portato a tali degenerazioni dalla figura materna, bigotta e possessiva; per procurarsi il 'materiale' aveva violato circa diciotto tombe in una quarantina di visite notturne al cimitero, venendo accusato anche di necrofilia. Superato lo shock per un testo tanto agghiacciante, il disco entrava nel vivo con una batosta senza come compromessi, Hallowed Point, una sassaiola ritmica impetuosa incendiata da riff nervosi e assoli fulminanti; un modo perentorio di ricordare a tutti chi sono gli Slayer, e qual'è la loro peculiarità: distruggere. Si corre con l'adrenalina che schizza a fiotti, in sfiancanti maratone di headbanging: rabbia e veemenza duellano ad estrema velocità, generando un gran pezzo di sano vecchio thrash. Si parla ancora di guerra, o comunque di uno scontro a fuoco, del quale vengono descritte minuziosamente le sanguinose conseguenze: 'Conficca una pallottola di piombo nel petto, è impressionante: immagina le interiora della tua anima, coriandoli di carne, la punizione, una digressione istintiva con l'intento di uccidere, senza tenere conto della vita umana o del sangue versato'. In direzione diametralmente opposta si muoveva Skeleton of Society, un pezzo roccioso e dall'andamento ancora cadenzato, intriso di toni marziali ed intimidatori; lo scenario è post-apocalittico: 'Qui non resta più nulla, nessun futuro e nessun passato: nessuno poteva prevedere la fine, che è arrivata così in fretta'. Si ritornava a colpire durissimo con Temptation, che pure sfoggiava differenti registri ritmici e sezioni vocali trascinanti: la tendenza generale, tuttavia, era urgente, ed alcune scorribande martellanti garantivano un elevato godimento. Da headbanging era anche il poderoso break cadenzato posto a metà brano. Il testo è criptico, ma sembra parlare dell'attrazione verso il 'proibito', con un occhio di riguardo per tutto ciò che è 'malvagio': 'Hai mai ballato con il diavolo? La sua tentazione non ti ha mai convocato, non hai mai scritto il suo nome col sangue, ma lascia che la possessione prenda il tuo corpo quando ti alzi in piedi al chiaro di luna piena. l'attrazione che affascina, vi siete mai chiesto perchè siete attratti dal male'? Ancora più spinta e violenta, Born Of Fire si presentava come un classicissimo calcione dritto nei denti, in rigoroso stile Slayer: velocità elettrizzanti, riff feroci e la consueta rabbia vomitata da Araya. Gli americani ci hanno ripreso gusto, e sfoderano un nuovo testo pseudosatanico: 'L'iniziazione del principe delle tenebre, un rituale battezzato nelle fiamme; accanto al trono c'è la mia abominazione, che sparge terrore attraverso i domini. Imparo l'arte che controlla l'impurità, eredito le infami chiavi, vivrò centinaia di secoli come il Tiranno di tutte le profezie; qualcuno mi ha chiamato il Figlio di Satana, un nome che non posso rinnegare'. La titletrack Seasons In The Abyss chiudeva il platter con la sua ampia intro dalle tinte inquietanti, che dopo circa due minuti accelerava in un brano potente, ben ritmato e dotato di linee vocali aggressive ma molto più melodiche del solito. L'argomento portante sembra essere la follia, che degenera trascinando negli abissi mentali più profondi il protagonista: 'Chiudi gli occhi e dimentica il tuo nome, fai un passo fuori da te stesso e lascia i tuoi pensieri nel cervello mentre diventi pazzo, diventi pazzo'. Terminava così, con cinque dischi epocali, la prima parte di carriera dei Signori delle Tenebre: un decennio irripetibile e all'insegna della furia, costantemente alla ricerca di argomenti scottanti e testi destinati a far discutere. PER APPROFONDIRE: I serial killer nei testi degli Slayer.



MetallaroRosso
Mercoledì 4 Gennaio 2017, 21.52.59
15
inutile dirlo, da grande fan degli Slayer che sono dico che il periodo che va dal 1983 al 1994 , fu il loro migliore per la loro carriera a me non di dispiace neanche Divine Intervention.
Andy \\\'71
Giovedì 25 Aprile 2013, 18.14.04
14
Wow The Thrasher come al solito un gran bel articolo complimenti!Che dire degli Slayer,da super fan li ascolto dal 1983 da ragazzino, e fino a Season hanno sfornato autentici capolavori di metallo estremo,band fondamentale,trà l'altro anche live non mi hanno mai tradito,nelle 5 volte visti dal 1986 al 1993 han sempre fatto show pazzeschi!Degli ultimi dischi ho apprezzato God,per la sua irruenza,cattiveria e per un Araya infuriato come pochi!Gli altri dischi mi han deluso,e per il futuro visto come stanno andando non li vedo per niente bene!
Billoz
Giovedì 25 Aprile 2013, 18.02.15
13
baxialby, intendevi tHrash, cmq si gli Slayer sono immensi e anche Rust in Peace è un ottimo album, ma non credi di essere un po' duro? ci sono un sacco di altri gruppi che meritano attenzione.. magari non molti di Los Angeles...
baxialby
Venerdì 15 Marzo 2013, 18.51.48
12
Gli Slayer sono l'unico gruppo Trash metal. E sono gli unici che mi emozionano assieme al raro unico e straordinario album dei Megadeth - Rust in Peace. Tutti gli altri ci han solo provato....
the Thrasher
Sabato 9 Marzo 2013, 13.57.59
11
@therox68: probabilmente il mio è stato un refuso, abbiamo provveduto a omettere l'errore!
the Thrasher
Sabato 9 Marzo 2013, 13.10.27
10
grazie Xutj, i tuoi complimenti mi fanno veramente grandissimo piacere!
xutij
Venerdì 8 Marzo 2013, 22.07.06
9
Gli occhiali verdi di King sono tra le cose più brutte che io abbia mai visto. Bell'articolo,si vede proprio tutta la passione che ci metti nel descrivere la musica e le gesta dei tuoi gruppi preferiti.Ti faccio davvero i complimenti per la tua scrittura,Rino,riesci a canalizzare tutta l'attenzione sull'argomento,donandogli sempre un atmosfera tra l'epico e un retrogusto amaro per tempi ormai lontani e idilliaci,sembra quasi di vedere delle vecchie foto ingiallite mentre leggo i tuoi articoli. Bravo.
xXx
Venerdì 8 Marzo 2013, 15.28.41
8
King non fare il cazzone e riprendi subito Lombardo e Hannemann torna presto. VOI 4 SIETE GLI SLAYER!!! bravo Gissi bell'articolo!
uatu
Venerdì 8 Marzo 2013, 15.23.55
7
veramente ottimo pezzo! Ci sono notizie del gruppo di supporto delle date di giugno?
Evil Never Dies
Venerdì 8 Marzo 2013, 14.48.45
6
complimenti per l'articolo!!!
Radamanthis
Venerdì 8 Marzo 2013, 12.41.03
5
Purtroppo gli Slayer oggi hanno un grosso problema di stabilità della formazione dovuta a svariate cause e questo mi lascia un pò l'amaro in bocca, soprattutto dopo aver letto questo bellissimo articolo. Spero che tornino loro 4, i 4 cacciatori, e compongano nuovamente capolavori del calibro di questi malvagi capolavori!!!
therox68
Venerdì 8 Marzo 2013, 12.25.51
4
Rino Gissi "The Thrasher: è un pò di tempo che non ascolto Show No Mercy ma credo di ricordare che non ci sia nè doppio pedale nè doppia cassa nell'album in questione.
The Thrasher
Venerdì 8 Marzo 2013, 12.21.00
3
Grazie dei complimenti, ragazzi! lo scopo era proprio quello di far dimenticare le polemiche recenti e riscoprire/gustare quegli album per i quali parliamo tanto di questi signori
AL
Venerdì 8 Marzo 2013, 9.40.24
2
articolone da paura. bravo Rino come sempre! mi ha fatto venir voglia di ascoltarmi Hell awaits.! pensavo che kerry fosse più vecchio...
Master Killer
Venerdì 8 Marzo 2013, 3.20.50
1
Un articolo molto interessante, ora riesco a capire il vero senso di alcune canzoni sopratutto quelle di Hell Awaits grande Rino!!!!
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