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SOUTHERN ROCK - # 2 - The Southern River Flows
18/03/2013 (2554 letture)
LA STASI E L’ATTESA RINASCITA
Se il vostro amore per le similitudini riesce a supportare questo sforzo figurativo, potremmo cercare di immaginare la musica rock come un grande fiume, che scorre più o meno placidamente. Di questo grande fiume, uno dei più importanti nel mondo della musica, il southern rock costituisce a sua volta un affluente di un certo rilievo. Come tutti i corsi d’acqua, la sua vita è scandita da eventi e stagioni, che ne determinano via via l’ingrossarsi della portata o perfino le grandi siccità, finanche all’esaurirsi della sorgente, piuttosto che le inondazioni per l’eccessivo carico. Se gli anni 70 per il southern rock hanno costituito la fase primordiale e la maturità esplosiva, nella quale il nostro genere/fiume ha conosciuto il grande successo e la maggior diffusione, il decennio successivo, come già anticipato nel precedente articolo dedicato a questo particolare tipo di musica, può essere paragonato ad una grande e prolungata stagione di siccità. Le cause di questo stato di cose sono già state in gran parte analizzate e le richiameremo velocemente: innanzitutto, la morte di alcuni degli esponenti fondamentali del genere, tra i quali ricordiamo Duane Allman, Berry Oakley, Ronnie Van Zant, Steve Gaines, Cassie Gaines, ai quali si aggiungerà il 28 aprile 1980 Tommy Caldwell e via via molti altri, con una frequenza quasi incredibile. Eventi che determineranno lo scioglimento dei Lynyrd Skynyrd nel 1977, quello della Allman Brothers Band nel 1976 a cui fa seguito una poco brillante reunion nel 1978 che porta al definitivo stop nel 1982, e il progressivo ridimensionamento della Marshall Tucker Band, ovverosia i tre gruppi fondamentali del genere. In secondo luogo, lo stile di vita dissoluto e le peripezie interne anche delle band della seconda ondata, porteranno alcuni abbandoni eccellenti, tra gli altri segnaliamo: Danny Joe Brown che lascerà i Molly Hatchet per due volte, Henry Paul che saluterà gli Outlaws più volte nel corso della carriera o ancora Lowell George che invece romperà con i Little Feat. A questo si aggiunga il fiume di soldi che aveva investito il genere a partire dalla seconda metà degli anni 70, il quale contribuì in maniera determinante a portare verso una standardizzazione del suono e dell’identità e alla nascita di miriadi di gruppi-clone, che non apporteranno niente al genere, se non una copia sbiadita e ripetuta centinaia di volte della stessa musica, della stessa identità, delle stesse gesta. Non secondario poi il venir meno di un punto di riferimento cardine come la Capricorn Records, che fallirà nel 1979, lasciando alle major il controllo sulle band prima esercitato da un’etichetta indipendente nata dall’amore per il genere stesso. Infine, si segnala il progressivo abbandono da parte delle band della seconda ondata delle sonorità southern, verso i comodi approdi dei generi “puri”: country, hard rock, addirittura pop, blues. Insomma, l’età della maturità, per un genere nato da poco più di dieci anni, sembrava già indicare o la fine del sogno o la progressiva trasformazione dei ribelli del Sud in “impiegati della musica”. Impressione confermata comunque anche dallo scioglimento di numerose band della seconda ondata (Molly Hatchet, Outlaws, Blackfoot, Doc Holliday e così via) nella seconda metà degli anni 80.
A fronte di un quadro fosco e apparentemente definitivo, va però ricordato un dato fondamentale. Se è vero, come è vero, che il grande successo commerciale del genere e la sua progressiva standardizzazione furono eventi forse anche inevitabili vista la catena degli eventi, altrettanto vero e non sottovalutabile fu il fatto che i fans statunitensi non mollarono mai il colpo nei confronti del southern rock. Che fosse sotto le mentite spoglie dell’hard rock/AOR o sotto quelle del country/blues di maniera, il successo di alcune band non venne mai meno ed altrettanto vivo rimasero l’amore e la passione nei confronti delle band madri del movimento, i cui cataloghi continuavano a vendere e la cui leggenda sembrava non dovesse morire mai. Riprendendo la similitudine iniziale, il fiume del southern rock in realtà, pur in forte periodo di siccità, non smise mai di fluire, magari infilandosi sotto terra, magari smarrendo un po’ il percorso originario, ma continuò a dare il suo apporto al corso d’acqua principale, tanto che cappelli da cowboy, stivali, camice da lavoro, magliette da redneck e alto voltaggio rimasero costantemente nell’immaginario collettivo legato alla musica rock. Si trattava solo di attendere una stagione più felice. La quale, come nelle migliori storie, non tardò ad arrivare verso dalla seconda del decennio.

GEORGIA SATELLITES E THE BLACK CROWES: I NUOVI ALFIERI DEL SUD
La nostra storia può e deve ricominciare quindi da due band assolutamente fondamentali per quella che sarà la rinascita del genere: Georgia Satellites e The Black Crowes. Mentre la seconda ha conosciuto e conosce tutt’ora una fama internazionale, legata anche al grosso successo che incontrerà nella platea hard’n’heavy, per l’errata iniziale inclusione del gruppo nella marea di band glam/street di fine anni 80, per i primi il tempo ha progressivamente portato una coltre di polvere a nascondere un po’ l’importanza e la grandezza del nome. I due gruppi esibiscono un tratto comune fondamentale, che le unisce alle band primordiali del southern: l’amore incondizionato per il rock’n’roll primigenio e per il rock/blues di Rolling Stones e Faces; non secondariamente, entrambe le band provengono inoltre da Atlanta. Queste le coordinate di due band sovversive e che andranno in netta controtendenza rispetto alle megaproduzioni patinate dell’hard rock anni 80.

Nati dall’incontro/scontro tra due bands locali, i Georgia Satellites sono esattamente quello di cui il rock sembrava aver bisogno all’epoca: ribellione, rock senza fronzoli, un suono primigenio e un’attitudine si potrebbe dire “fondamentalista”, che scuoteva i fasti barocchi e le melodie edulcorate del glam rock. La loro epopea si consumerà in realtà tutta negli anni 80, dato che nel 1991 il gruppo si scioglierà con alle spalle appena tre album; eppure, il sasso gettato nello stagno sarà enorme perché il gruppo di Dan Baird e Rick Richards saprà rinnovare la tradizione suonando cover bollenti di Jerry Lee Lewis, Chuck Berry, John Fogerty, Rod Stewart, unendole a composizioni originali alcoliche e a dediche sfrontate a Lynyrd Skynyrd, Bob Seger, Hank Williams, Lowell George. Purtroppo, gli equilibri interno non reggono e per la band la storia finisce proprio nel momento in cui i semi gettati a terra cominciavano a germogliare. Resta il fatto che tutti e tre i dischi rilasciati dalla band (Georgia Satellites del 1986, Open All Night del 1988 e In the Land of Salvation and Sin del 1989) sono dei “must have” assoluti.

Per una band che riapriva il discorso, eccone una che invece spalancava una vera e propria autostrada: i Black Crowes dei fratelli Robinson sono e resteranno sempre il gruppo che ha riportato il suono del Sud ai fasti e al successo che gli competono: i primi tre album, a partire dal successo straordinario di Shake Your Money Maker del 1990 testimoniano il ritrovato connubio tra rock’n’roll e attitudine sudista, tra Rolling Stones e Otis Redding, tra hard rock e blues. Un background che unisce Led Zeppelin, Free, Humble Pie al funk, al soul e alla grande tradizione blues e country , il naturale approdo alla psichedelia e alle jam session memori della Allman Brothers Band e un dualismo tra i due fratelli che ne segnerà in maniera indelebile la storia, sono le carte vincenti di una band che ha ottenuto da subito un enorme riscontro di pubblico con melodie e suoni palesemente retrò, ma affrontati con una veemenza, una urgenza e una profondità di ispirazione che non lasciano dubbi. Tre album di alto livello e poi l’incanto e l’equilibrio tra i due fratelli comincia a venire meno, con Rich (chitarra) sempre più intollerante nei confronti della “star” Chris, corteggiato dai media e perso dietro i grandi sogni hippie e le relazioni sentimentali. Comincia una lenta e lunga transizione, causata anche dall’abbandono del chitarrista Marc Ford, interrotta unicamente dalla grandiosa fiammata del Live at the Geek, esplosiva esibizione a fianco della leggenda Jimmy Page nel 2000, un buon disco di ritorno come Lions nel 2001 e un primo stop che durerà fino al 2005, seguito poi dalla pubblicazione di altri due album (Warpaint nel 2008 e il doppio Before the Frost… Until the Freeze del 2009) e poi un secondo stop, interrotto con l’annuncio del ritorno sulle scene e del lungo tour che li vedrà protagonisti in questo 2013.

IL RITORNO DEGLI DEI
Come più volte richiamato in questi articoli, a determinare gli alti e i bassi di questo genere sono stati a lungo e sempre le due band principali del filone: Lynyrd Skynyrd e Allman Brothers Band. E’ proprio così che alla fine degli anni 80, quando l’attenzione e il successo dei Georgia Satellites e di altre band affini al genere, come i Badlands di Ray Gillen e Jake E. Lee, i Jackyl, i Junkyard e l’arrivo montante della marea grunge, grazie alla quale l’attenzione per la musica anni 70 torna a farsi viva, il definitivo ritorno del genere viene sancito proprio dall’annuncio che nessuno si aspettava: la reunion dei Lynyrd Skynyrd del 1987 e quella della Allman Brothers Band nel 1989. In particolare, la riformazione degli Skynyrds significò davvero molto a dieci anni dalla tragedia del Convair. Gary Rossington, Billy Powell, Leon Wilkeson, Artymus Pyle e il ritrovato Ed King, chiamano il terzo dei fratelli Van Zant, Johnny, a prendere il testimone lasciato da Ronnie, per un tour su larga scala. Alla reunion non parteciperà il chitarrista Allen Collins che aveva condiviso con Rossington e la moglie Dale Krantz, l’avventura della Rossington-Collins Band: il chitarrista, a lungo soggetto ad una vera e propria tossicodipendenza da alcool e droghe era rimasto paralizzato dalla vita in giù a causa di un incidente stradale nel quale aveva invece perso la vita la compagna nel 1986 e morirà nel 1989. Sarà solo uno dei tanti membri dei Lynyrd Skynyrd a perdere la vita prematuramente. Quella che doveva essere una breve avventura legata al tour divenne un enorme successo che generò a sua volta il ritorno discografico del gruppo nel 1991. Da allora la band ha proseguito tra alti e bassi e continui cambi di line up (che nel tempo ha visto il ritorno di Rickey Medlocke dei Blackfoot, il quale era stato nella band per un breve periodo all’inizio degli anni 70 e l’entrata di Hughie Thomasson degli Outlaws, che rimarrà nel gruppo dal 96 al 2005) e il progressivo abbandono o morte di tutti i membri originali della band tranne Gary Rossington. Album dignitosi o anche molto buoni si susseguono a prove infelici o addirittura scadenti, come l’album di Natale Christmas Time Again realizzato nel 2000. Eppure, come testimoniato nel recente Last of a Dying Breed, se della band originale non resta ormai che l’amato ricordo e le coordinate stesse della musica del gruppo sono ben lontane da quelle storiche degli anni 70, la verità è che gli Skynyrds sono ancora una band in grado di incendiare i cuori dei propri fans.

Similare la storia della Allman Brothers Band: a fianco dei membri originali Gregg Allman, Dickey Betts, Jaimoe e Trucks, troviamo il grande talento Warren Haynes alla chitarra e voce, Allen Woody al basso e Johnny Neel tastiera e armonica. Il gruppo rilascia il nuovo album Seven Turns nel 1990, a cui fanno seguito Shades of Two Worlds nel 1991 e Where It All Begins del 1994, tutti dischi di buonissimo livello. A questo punto, Haynes e Woody danno vita ad una delle bands che rinnoveranno e daranno nuovo lustro al genere, i magnifici Gov’t Mule, ai quali dedicheranno presto tutti i suoi sforzi e di cui parleremo meglio in seguito. Nel 1999 Derek Trucks, nipote del batterista Butch, entra nel gruppo come chitarrista, ma le tensioni mai risolte tra Gregg e Betts esplodono nel corso del 2000: prima del tour estivo Betts viene allontanato dalla band, nominalmente a causa del comportamento causato dall’abuso di alcool, ma probabilmente i motivi sono anche legati alle frizioni sulla guida della band, che un cresciuto, maturo e stabile Gregg non è più disposto a lasciare nelle mani del chitarrista. L’uscita da momentanea diventa definitiva e la causa intentata da Betts contro gli ex-compagni sancisce la rottura irreversibile tra le parti. Il ritorno di Warren Haynes, in seguito alla morte di Allen Woody e al momentaneo scioglimento dei Gov’t Mule, dà il via all’ennesima rinascita per il leggendario gruppo, che trova una sua stabilità duratura sancita dallo splendido album Hittin’ the Note del 2003 e dai numerosi live album, vera punta di diamante del gruppo da sempre. Da allora, la band continua ininterrotta la propria attività dal vivo, ma non ha prodotto nuovi dischi in studio.

LA MAREA TORNA A SALIRE
La sveglia suonata da Georgia Satellites e Black Crowes e il ritorno delle due leggende del southern, sancirà la riemersione entusiastica del genere. Altri elementi cardine di questa ritrovata ispirazione furono, come anticipato, l’avvento del grunge, che favorì il riavvicinarsi di molti giovanissimi alle sonorità degli anni 70 ed anche il successo di alcuni interpreti come John Hiatt, Steve Earle, Tom Faulkner, Sonny Landreth e di altri autori come John ‘Cougar’ Mellencamp, Tom Petty e perfino la rimpatriata dei Travelling Wilburys (lo stesso Petty, Bob Dylan, Roy Orbison, George Harrison e Jeff Lynne). Tutti musicisti questi che pur non essendo strettamente collegati al filone southern (tranne forse Steve Earle), contribuirono a rilanciare un certo tipo di immaginario e una musica lontana dagli stereotipi anni 80 e molto più veri e vicini all’ispirazione “roots” e tipicamente rock, che costituirono la base da cui il nuovo suono del Sud riprese vita.

La band che per prima e in misura maggiore contribuì a settare un nuovo livello furono i Gov’t Mule di Warren Haynes e Allen Woody. Formati nel 1994 come gruppo di sfogo per i due musicisti al di fuori della Allman Brothers Band. I due, assieme al batterista Matt Abts, danno vita ad un power trio sulla scia di Cream e Jimi Hendrix Experience, nel quale convogliano il loro amore per l’hard blues e per le lunghe jam di improvvisazione psichedelica, diventando presto uno dei punti di riferimento per il genere, anche se di fatto il southern non costituisce altro che una delle fonti di ispirazione per la band. I tre sono musicisti di lungo corso, che hanno iniziato la loro carriera dieci anni prima e in particolare Warren Haynes è ormai da anni uno dei più grandi talenti chitarristici di tutti i tempi: grande tecnica, feeling invidiabile e una voce semplicemente perfetta per il genere, il pingue chitarrista si è fatto le ossa proprio con la Dickey Betts Band e coronerà il proprio sogno entrando nella reunion della Allman Brothers Band, prima di tentare il passo lungo con una propria band. Il debutto Gov’t Mule del 1995 sancisce la nascita di questa nuova importante realtà che rilascia ancora lo splendido Live from Roseland Ballroom e il secondo fondamentale album Dose nel 1998 per la ritrovata Capricorn Records. Haynes e Woody si dedicano a tempo pieno alla loro creatura, risolvendo gli impegni con la Allman Brothers Band e realizzando un altro stupendo album dal vivo, Live… With a Little Help From Our Friends, uno dei più grandi album dal vivo degli ultimi venti anni, nel quale a fianco dei tre si alternano musicisti come Chuck Leavell (Allman Brothers Band e Rolling Stones, tra gli altri), Marc Ford (ex-Black Crowes), il futuro compagno di scorribande Dereck Trucks ed altri ancora, in lunghe jam sessions condite da numerosissime cover rilette e stravolte dalla grande inventiva della band. Nel 2000 esce il terzo e cupissimo album Life Before Insanity, che si rivelerà purtroppo anche l’ultimo prodotto dalla line up originale: lo splendido talento di Allen Woody, assieme ad Abts una delle più potenti e versatili sezioni ritmiche di sempre, incontra la sua triste fine in circostanze a lungo non chiare. Haynes e Abts decidono comunque di andare avanti, incidendo prima un doppio album di cover (The Deep End, rilasciato in due album separati nel 2001 e nel 2002) assieme ai bassisti che Woody aveva ammirato in vita (tra gli altri Jack Bruce, John Entwistle, Flea, Les Claypool, Victor Wooten, Mike Watt, Chris Squire) e poi con un nuovo album da studio Deja Voodoo del 2004. Haynes è già rientrato stabilmente nella Allman Brothers Band, ma l’amore per la propria creatura e per la memoria di Woody lo portano a mantenere un doppio impegno: Andy Hess diventa il nuovo bassista fisso della formazione, che vede l’ingresso anche di Danny Luis alle tastiere e la pubblicazione di altri album, di cui l’ultimo è By a Thread del 2009.

A fianco dei Gov’t Mule, sono numerose le jam band che prendono forma e otterranno un grande successo rilanciando un circuito di grandissimo diffusione: tra questi la band che ha ottenuto il più grande riscontro sono indubbiamente i Widespread Panic, gruppo proveniente ancora una volta dalla Georgia (Athens) e che rilancerà la neonata Capricorn Records proponendo un riuscito ed infuocato connubio di rock, blues, country, psichedelia, condito da numerose divagazioni in altri generi tra cui la musica latina e il funk. Formatisi nel 1986 e autori di numerosi album in studio (ben 11), i Widespread Panic sono famosi innanzitutto per le infuocate esibizioni dal vivo, grazie alle quali il gruppo ha ottenuto numerosi riconoscimenti e l’accostamento ad autentiche leggende del rock come Grateful Dead e Allman Brothers Band, pubblicando anche otto live album. Nel mezzo di un percorso in continua ascesa e, purtroppo nella più triste delle tradizioni del southern rock, arriva la morte del chitarrista Michael Houser nel 2002 a causa di un cancro al pancreas.

Altra jam band di buonissimo livello e altra band proveniente da Athens, i Tishamingo hanno attraversato il firmamento del southern rock a partire dai primissimi anni 90, facendosi le ossa e lottando a lungo per continuare a portare avanti il proprio sogno. Tra le bands qui trattate i Tishamingo sono probabilmente quelli più fortemente legati alla tradizione dei maestri Lynyrd Skynyrd e Allman Brothers Band e i due album rilasciati nel 2000 e nel 2005 (il primo Tishamingo e il secondo Wear N Tear) sono tra i più fulgidi e riusciti esempi di southern rock omaggianti le origini usciti in tempi recenti. L’ispirazione è evidente, ma la grande abilità strumentale e le riuscite melodie imbastite danno vita a due album che fanno rivivere con forza il sogno dei pionieri del southern. Il terzo album, The Point arriva nel 2012 dopo diversi anni di silenzio discografico.

Citiamo infine una sfortunata quanto talentuosa band che non ha forse raccolto quanto meritava: gli Screamin' Cheetah Wheelies da Nashville, Tennesse. Formatosi nei primi anni 90, il gruppo gira attorno alla vocalità “nera” e avvincente di Mike Farris, firmando un contratto con la Atlantic Records nel 1993 ed uscendo nel 1994 con il primo album Screaming Cheetah Wheelies che grazie al successo del singolo Ride the Tide, proietterà il gruppo in una buona posizione di classifica. Il secondo disco arriva grazie alla firma con la storica Capricorn, con l’uscita di Magnolia, album dalle grandi ambizioni prodotto e mixato dal celebre duo Michael Barbiero/Steve Thompson, che vedrà anche la partecipazione di Warren Haynes. Nonostante la buonissima prova e i presupposti, però, la carriera del gruppo non sembra decollare e così anche il terzo album Big Wheel, pur fruttando un successo discreto, non garantisce loro una stabilità tale da giustificare gli investimenti fatti finora. E’ così che la band dopo il 2000 si scioglie, Mike Farris realizzerà due album da solista, mentre il resto della band continuerà a suonare assieme sotto altri nomi. Una promessa mancata.

Oltre alle nuove band, che ovviamente questo piccolo elenco è ben lungi dall’esaurire, gli anni 90 vedranno anche il ritorno di numerose band della seconda ondata, che si riformeranno sull’onda lunga del ritrovato successo per il genere. I primi sono proprio i Molly Hatchet, che si riuniranno attorno alla figura di Bobby Ingram, chitarrista che era entrato nella band alla fine degli anni 80 dopo aver fatto parte del gruppo di Danny Joe Brown e che darà vita ad una nuova formazione assieme al tastierista John Galvin e alla bella voce di Phil McCormack. Il gruppo girerà gli States lungo tutti gli anni 90 riproponendo il classico repertorio, finché nel 1998 il lungo digiuno discografico venne interrotto dal più che valido Silent Reign of Heroes, col quale faranno ritorno anche le famose copertine eroiche mutuate da Frank Franzetta. Da allora il gruppo rilascia altri tre album da studio (l’ultimo è Justice de 2010, seguito poi dal cover album Regrinding the Axes del 2012) e vede anche il ritorno del membro originale e principale compositore della formazione storica Dave Hlubeck. Altra band che aveva tenuto duro sono gli Outlaws, gruppo che aveva finito per abbracciare una forma di hard rock piuttosto schietto, ma che aveva visto la propria popolarità sparire giorno dopo giorno fino all’uscita del leader Hughie Thomasson che accettò la chiamata dei Lynyrd Skynyrd nel 1996, in seguito alla morte di due membri del gruppo Billy Jones e Frank O’Keefe. Nel 2000 il gruppo rilasciò un nuovo album da studio (So Low), ma le reazioni furono così tiepide da convincere Thomasson a mantenere la sua posizione negli Skynyrds fino al 2005, anno che avrebbe dovuto sancire il ritorno in forma definitiva della band. In realtà, Henry Paul e Dave Robbins lasceranno nuovamente la band nel 2006, mentre il leader Hughie Thomasson morirà il 9 settembre 2007; a questo punto, Paul e gli altri ex della band torneranno per una reunion che rischia di non sembrare figlia della più pura onestà intellettuale e che ha dato vita anche ad un nuovo album da studio, It’s About Pride, uscito il 25 settembre 2012.
Ma sono numerose le band storiche del southern rock che ancora calcano le scene, ecco un rapido elenco di quelle in tour nel corso del 2011, tratto da Wikipedia: Atlanta Rhythm Section (ARS), Marshall Tucker Band, Molly Hatchet, Outlaws, Gregg Allman, Allman Brothers Band, Lynyrd Skynyrd, ZZ Top, Canned Heat, Black Oak Arkansas, Blackfoot, .38 Special e Dickey Betts, tanto per citarne alcuni.

SOUTHERN ROCK: L’INFLUENZA SULLA MUSICA ODIERNA
Riprendendo la similitudine con cui abbiamo aperto questo articolo e senza la pretesa di esaurire un argomento per certi versi infinito, potremmo dire che il fiume del southern rock dall’inizio degli anni 90 e fino ai giorni nostri, ha saputo percorrere un lungo tratto, rivelandosi non solo fortemente radicato nella realtà musicale degli States, ma pronto anche ad essere feconda fonte di ispirazione per altrettanti generi musicali che da esso hanno tratto parte della propria identità. Ebbene, al di là delle importanti band più o meno direttamente riconducibili al genere e agli autori che da un certo tipo di tematiche hanno saputo trarre ispirazione per raccontare un’America più vera e legata alla vita quotidiana, esistono numerosissime band che dal southern hanno tratto ispirazione per creare un qualcosa di nuovo e diverso, ciascuna nel proprio ambito di riferimento. Come non citare ad esempio l’intero filone sludge, che da un background fatto di hardcore, doom primigenio e southern rock, ha creato un qualcosa di completamente nuovo, grazie a bands seminali quali Melvins, Acid Bath, Eyehategod, Soilent Green, Corrosion of Conformity e, infine, Down? Come non rimarcare le profonde influenze southern in bands riconducibili al filone alternative come Uncle Tupelo, Blind Melon, Kings of Leon, Band of Horses, My Morning Jacket, Kid Rock, Fabolous Thunderbirds? O ancora, quasi tutte le band afferenti al post grunge, a partire da ShineDown, Nickelback, Saliva, 3 Doors Down, Black Stone CherryTheory of a Madman? Per non dire di altri nuovi campioni come Drive-By Truckers, Dead Horse, Black Mountain, Night Horse, Dead Meadow, Pride & Glory e Black Label Society, e perfino tra le tante band del retro rock, a partire dai Rival Sons, per passare da The Answer, Silvertide, Parlor Mob, Graveyard e la lista è forse solo all’inizio, considerando anche gruppi come gli irriverenti Nashville Pussy, Royal Trux, The Four Horsemen e Alabama Thunderpussy. L’ombra lunga di un genere nato alla fine degli anni 60 continua oggi ad insinuarsi in molte pieghe della musica odierna e se è vero che nuovi eroi stentano ad emergere in quello che è il filone principale (anche se la Tedeschi Trucks Band formata da Derek Trucks con la moglie Susan Tedeschi promette scintille), altrettanto non può dirsi delle sue molteplici derivazioni che si dimostrano feconde e ancora fortemente suggestive, come dimostrano ad esempio l’ultimo album dei grandi Mastodon (The Hunter del 2011) e quelli dei Red Fang. Una influenza che finalmente ha ottenuto un riconoscimento che tardava ad arrivare con l’ingresso più volte osteggiato da molta critica liberal (che in questo caso si rivelerà assai poco liberal, verrebbe da dire) sia della Allman Brother Band che dei Lynyrd Skynyrd nella Rock’n’Roll Hall of Fame, rispettivamente nel 1995 e nel 2005. Non che ci fosse un gran bisogno di un riconoscimento del genere per band che hanno lasciato un’impronta così marcate, indelebile ed indimenticabile, ma a volte anche per tanti degni e ribelli figli del Sud, un po’ di formalismo non può guastare.



tino
Mercoledì 16 Ottobre 2019, 17.06.58
37
jason isbell che suona I know a little, se vi capita guardatevi l'esibizione sul tubo, chitarrista magnifico
Area
Mercoledì 16 Ottobre 2019, 13.19.29
36
Non é una scena che mi attira particolarmente. Di quelle zone degli States preferisco roba Country Rock tipo Willie Nelson, autentica voce da Cowboy come Johnny Cash.
ObscureSolstice
Martedì 15 Ottobre 2019, 21.05.21
35
"Tu vuó fá l'americano...Senti a me chi te lo fa fá? Tu vuoi vivere alla moda, ma se bevi whisky and soda...senti a me chi te lo fa fá? Tu abballi 'o rock and roll, tu giochi a baseball, ma i soldi per i camel, marlboro e i ciddí - chi te li dá? - La borsetta di mammá"...ahi ahi. Dopo ascolti pure punkkk, che è nato in Usa, e ddopo che vuó fa'? Lo vuoi 'a denigrar l'americannn, in stile italian voltagabbannn"...ahi ahi. Eeeeh...itttalianiii, figli del popolo ludico dell'infanzia perduta spensierata davanti ai quei bei telefilm americani di pasaggi sconfinati lontani da noi, ma quanti ce n'erano? Eeeeeh...Daisy duke, è sempre stata la mia fiamma dai tempi dei tempi fin da ragazzino, anche prima di Lita Ford. Magnifica. Il southern rock è stata una sonorità che mi è sempre piaciuta, non sempre lo seguo per gli sterminati generi a cui faccio riferimento, ma riflette in quello che sono io, come per chiunque la musica dovrebbe essere a specchiarci in quello che ci piace, nei valori anche. Ogni tanto è bello ritornarci, che sia country popolare puro con i suddetti strumenti che ne caratterizzano, tra i paesaggi western del sud o che sia country rock southern rock con chitarre che ruggiscono ma sempre non esagerando col certo appeal giusto
Rasta
Martedì 15 Ottobre 2019, 18.33.01
34
Ciao Rob Fleming. Già. Peccato che non ci sia ancora praticamente niente. Grande JIM DANDYYYY !!!!!!!!!! Un salutone!!!
Rob Fleming
Martedì 15 Ottobre 2019, 16.55.39
33
OUTLAWS AND MOONSHINE: mi paiono una versione attualizzata dei Black Oak Arkansas. Mica male, proprio mica male...
Rasta
Martedì 15 Ottobre 2019, 14.23.17
32
X Rob Fleming al 20: grazie della dritta, avevo già qualcosa, niente male, ... avercene!. Su consiglio di Metal Shock (28), sempre attento alle giovani promesse, sto dando invece un ascolto (quel poco che c'è) agli OUTLAWS AND MOONSHINE. Il cantante è davvero fiero e molto Southern. Anche le canzoni. Molto dirette come piace a me. A voler trovargli un difetto, x i miei gusti, le chitarre troppo Metal moderno, come suoni; iperpompate. E' una cosa da un po' di anni. Il Southern Rock mi piace + semplice, rurale. Dovrebbe trasmettere quell'aria di fattoria di Zio Jesse, con capre, galline e tutto il resto, ma con il Generale parcheggiato davanti alla veranda. E che Daisy non fosse mia cugina. Cosa ci volete fare, ho un anima vintage. /// Comunque grazie a tutti e due!
Rob Fleming
Lunedì 14 Ottobre 2019, 17.56.22
31
Troppo tardi. Una raccolta l'ho presa. Alcuni brani - gli ultimi - mi piacciono pure. Però concordo sul fatto che siamo in serie C, sul testosteronico andante senza troppo fondamento. Però Bad Company è un capolavoro (ah già non è loro...ops)
SkullBeneathTheSkin
Lunedì 14 Ottobre 2019, 17.30.59
30
@Rob Fleming: se hai scoperto i FFDP con quel singolo (concordo sull'inutilità di May) allora ti hanno fregato ma fai ancora in tempo a salvarti. Non c'è niente da scoprire, sono un gruppo di serie C. per quelli che esaltano vedendo salire sul ring undertaker & co. Si, ammetto che il mio paragone FFDP / Nickelback non riguardava il southern in sè, ma il fatto che si somiglino molto per non dire che sembrano proprio i Nickelback.... era per dire che li siamo già alla plastica stampata ad inizione, volumi in serie, valore scarso... bel paragone, potremmo parlare di inquinamento a sto punto. Band di plastica come i FiveFingerDeathPunch inquinano il metal, ma tranqui, di sto passo sarà tutto biodegradato prima del 2030
No Fun
Lunedì 14 Ottobre 2019, 16.26.09
29
Bell'articolo davvero e bella discussione, mi sono segnato varie cose da ascoltare. Non conosco quasi nulla del genere southern/country rock. Del country e basta mi piace un sacco tutto l'immaginario etc però ammetto che quando mi metto ad ascoltare alcune cose mi fa l'effetto di Raul Casadei a parte vari Neil Young Johnny Cash etc. Sul southern inteso come mood sonorità e immaginario trasversale a vari generi mi ci trovo, mi piace nello sludge che tutti conosciamo, Hank III, la Tedeschi Trucks Band di cui ho il magnifico Live From the Fox Oakland, gli Antiseen oppure i Mama Rosin che sono svizzeri ma fanno una musica folle cajun blues rock n roll. Per dire che se anche non ci capisco niente c'è un qualcosa che unisce queste band di melmoso e polveroso assieme, la stessa cosa che fa dire a Drugo Lebowski "I hate the fuckin Eagles, man" . Un'ultima rottura di palle: mi fa sempre piacere leggere il nome dei Royal Trux ma non penso c'entrino qui, fanno un noise garage blues Captain Beefheart etc tipo Jon Spencer and company (vengono dai Pussy Galore pure loro...) anche se è vero che quando si sono spostati in Virginia hanno fatto il loro album più rock-blues e orecchiabile.
Shock
Lunedì 14 Ottobre 2019, 16.22.30
28
Ehm, per favore non mi paragonate i BSC con i Nickleback; i primi anche se non completamente southern specie con gli ultimi album vanno in quella direzione mentre i secondi sono post grunge, e pure scarsi. I FFDP per me, tolta Blue on black, di southern hanno ben poco, sono più un gruppo groove (termine che racchiude tanti gruppi....). Se poi vi sono piaciuti i BlackBerry, mi riferisco in particolare a Rob, provate i OUTLAW AND MOONSHINE, autori di un ottimo debutto, ovviamente passato inosservato dal sito.
Rob Fleming
Lunedì 14 Ottobre 2019, 15.28.01
27
@Skull, hai ragione sui gruppi che citi, non sono southern. Ma per la canzone dei Five Fingers - di fatto li ho "scoperti" proprio con Blue on Black - oltre ad avere un inutilissimo Brian May occorre dire che vede la partecipazione del suo autore Kenny Wayne Shepherd, autentico bluesman, e di tal Brantley Gilbert che dovrebbe suonare country. Tra l'altro, mentre i Blackberry Smoke sono proprio sudisti, i quasi omonimi Black Stone Cherry sono molto più simili ai Nickelback che alla Marshall Tucker Band
tino
Lunedì 14 Ottobre 2019, 14.14.57
26
tra l'altro i blackberry si esibiscono in una riuscita working for mca
tino
Lunedì 14 Ottobre 2019, 14.13.42
25
Non sono un appassionato del genere ma mi affascina tutto quell’immaginario e quelle atmosfere da frontiera western che evoca e quindi ogni tanto mi piace ascoltare qualcosa ma senza riuscire realmente ad appassionarmi in modo da andare oltre i soliti ascolti ag li skynyrd dei quali sono fan da anni. Visto che sono stati citati i blackberry smoke, consiglio caldamente l’ascolto, ma soprattutto la visione, del recente dvd one more for the fans a marcjio lynyrd skynyrd, dove però sul palco si esibiscono diversi artisti più o meno giovani, del genere e non, reinterpretando in modo assolutamente personale ed entusiasmante brani storici della band dell’alab…ooops florida. La band poi fa la sua comparsata finale per tre pezzi finali compresa jam di chiusura. Uno spettacolo veramente per gli occhi e le orecchie
SkullBeneathTheSkin
Lunedì 14 Ottobre 2019, 13.50.36
24
Più che un genere, è uno stile. La radice è nel folk a stelle e strisce, vedasi Daisy Duke con le chiappe al vento nei commenti di qualcuno. Le chiappe al vento le aggiungo io ma sono sottointese. Non sono molto d'accordo su quella che viene individuata come ultima ondata di discepoli o pseudo tali. Non lo sono per niente, o meglio, se misi citano Shinedown e Nickelback siamo in pieno mainstream (parola che tanto piace) quindi in un certo senso ricadiamo nel popolare, ma non direi nel folk. Intendo dire che se ascoltate l'ultimo singolo dei Five Fingers Death Punch con May alla chitarra, ci troverete un mood molto southern ma sembrano i quasi i Nickelback, non gli Skynard o gli ZZTop. Beninteso, bell'articolo, ma le band citate come ultima ondata sono altro, imho. Volete ascoltare un disco pseudo-southern davvero cazzuto? Rebel meets rebel, i Pantera con un vero eroe southern.
Replica Van Pelt
Domenica 13 Ottobre 2019, 18.48.50
23
Come genere non mi ha mai preso completamente,ZZ Top a parte (ma è proprio il suono che mi piace,e l'essenza dei 3 strumenti base),è un genere derivativo ma (per me ovviamente) uno "zuppone" tra rock hardrock countryblues e sottoinfluenze varie,non disprezzo il singolo brano,ma un album per intero non lo reggo,troppo dispersivo come sonorità (forse),cosa ben più definita in un album come "la Futura" degli ZZ Top.Si fa giusto per parlare,e bell'articolo.ciao
Galilee
Domenica 13 Ottobre 2019, 18.47.56
22
Un sottogenere del rock niente male e di un certo spessore. Anni fa mi presi bene e per alcuni mesi non ascoltai altro. Non ho un background esagerato, ma le band citate le conosco tutte abbastanza bene. Dal vivo poi ho avuto la fortuna di vedere un bel pò di band interessanti.
Lizard
Domenica 13 Ottobre 2019, 9.14.36
21
Rob: hai tutta la mia invidia
Rob Fleming
Domenica 13 Ottobre 2019, 8.44.03
20
@Fabio Rasta: ieri sotto la recensione dei Black Stone Cherry, @Shock mi ha dato una dritta su un gruppo che conoscevo solo di nome: i BLACKBERRY SMOKE. Non ascolto altro da ieri. Anche ora. Al momento "The Whippoorwill" è quello che preferisco. Non so quando leggerai questo commento, ma se capita dagli un ascolto. Adesso scusa, devo uscire, devo portare a fare colazione Daisy Duke
Fabio Rasta
Martedì 16 Gennaio 2018, 8.38.58
19
Ciao Rob Fleming: anzitutto grazie come sempre dei sapienti consigli. Si, x approccio approfondito intendo proprio partire dagli esordi e crescere insieme alla Band appurando via via se vale la pena proseguire. NOOO!!! LA FUSION NOOOOO!!!! Hai fatto bene a dirmelo. Guai se mi aspetto un disco Southern e mi capita roba tipo AL JARREU o CHICK COREA; con tutto il rispetto x questi grandiosi musicisti, ma li evito come la peste. Ho dato un'occhiata invece alla formazione di questi MAGPIE SALUTE, e vedo finalmente che il fratello + trenki ha tirato fuori i coglioni. Avevo già letto sulla separazione. Spiegò con molto biasimo che litigò con CHRIS xchè voleva silurare o pagare meno il batterista di una vita. I soliti deprecabili atteggiamenti da superstar, e si dimenticano di essere uomini. Peccato invece x ED HARSCH, adoravo il suo piano ed il suo hammond, mai invadenti ma sempre di ottimo gusto. Come dice il Marchese di Fremont au revoir. O tipo alle prossime.
Rob Fleming
Lunedì 15 Gennaio 2018, 19.32.54
18
@Fabio Rasta:i nomi che citi sono in effetti meritevoli di attenti ascolti. I Georgia Satellites sono splendidi, ma non so quanto realmente Southern quanto piuttosto rock and roll (insomma vicini ai Quireboys per capirci). Gli Screamin Chetaah Wheelis senza inventare nulla all'epoca mi piacquero tanto (ma dovrei riascoltarli oggi con orecchie più scafate). Per i Gov't Mule ti consiglio di partire dai primi o da qualche live tipo Live... With a Little Help from Our Friends o i Deep End perché loro sono realmente poliedrici e spaziano dalla fusion (Sco-Mule), al reggae (Dub side of the mule), al blues ai Pink Floyd (Dark side of the mule). In ogni caso se vuoi prendere qualcosa di estremamente valido ed uscito nel 2017 buttati sui Magpie Salute (sono praticamente i Black Crowes senza Chris Robinson)
Fabio Rasta
Lunedì 15 Gennaio 2018, 18.43.12
17
Qui avrei tanto da scoprire, ma bisognerebbe avere dieci vite a disposizione, e invece il tempo è sempre meno; in +, con la manna di internet, la frustrazione è al massimo. Sono almeno 15 anni che mi riprometto di ascoltare i GOV'T MULE, ad esempio, ma rimando sempre l'approccio, in quanto aspetto sempre il momento giusto che prima o poi arriverà. Il Southern, non è l'unico genere che adoro, quindi devo selezionare molto gli ascolti, e gli approcci superficiali cerco di evitarli se posso. Ora devo aggiungere anche i GEORGIA SATELLITES, e questi SCREAMING CHETAAH WHEELIES, che hanno nomi e facce che non mi ispirano, ma le cui lodi del sapiente Lizard mi hanno alquanto colpito. Del resto sono uno di quelli che scoprì i BLACK CROWES al Monster del 91, mentre avevo solo gli AC/DC nella testa e non gli avrei dato un centesimo, e invece diventarono tra i miei ascolti abituali, e ancora oggi metto sicuramente MARK FORD (ancora + di ROBINSON) tra i miei chitarristi preferiti, come sensazioni. Sui commenti sotto di qualche annetto fa: anch'io sono un fanatico di TEX WILLER, e considero Gimme Back My Bullet la sua sigla ideale.
BILLOROCK fci.
Giovedì 21 Marzo 2013, 17.21.39
16
Mi servirebbe un loft solo per i cd, i tex ed i cimeli dell' inter..
il vichingo
Giovedì 21 Marzo 2013, 15.41.58
15
ZAGOR: ecco perchè non li trovavo più in nessun posto . Comunque hai ragione, i primi albi di Magico vento sono molto validi, poi sono un po' scaduti... @Billo: ho il tuo stesso problema, tra centinaia di dischi e di fumetti Bonelli (soprattutto Tex), non so più dove sbattere la testa, ho esaurito lo spazio porca vacca ladra ed il bello è che continuo a comprare dischi...
ZAGOR
Giovedì 21 Marzo 2013, 15.26.27
14
lizard ...come tutti i vari generi e' comprensibile che non si riesca a citare tutte le realta' musicali che li hanno prodotti resta comunque un'ottimo dossier sul southern ,e' semmai divertente come si sia divagato trasversalmente in merito ad esso anche su i fumetti bonelliani che musica non sono ma si legano a tematiche volendo southern!
Lizard
Mercoledì 20 Marzo 2013, 22.57.09
13
Grazie Andy per i complimenti e per il suggerimento dei dischi di Dan Baird, li ascolterò volentieri!!
Andy '71
Mercoledì 20 Marzo 2013, 17.12.07
12
Grande Lizard per l'articolo stupendo!Io adoro il rock sudista fin da bambino sono un grande appassionato e sentire parlaredi questo genere e dei mostri sacri che l'han creato mi riempie il cuore di gioia,....Bravo anche a parlare di band relativamente più nuove come i fantastici Georgia Satellites che con il loro esordio mi fecero gridare al miracolo.Anche i dischi solisti di Dan Baird sono molto belli.Alla fine degli anni'80 venne fuori una band che mi piaque molto i Tangier che con il loro secondo album "Four Winds"fecero un ottimo disco venato di southern.Grazie ancora per aver dato una bella spolverata e nozioni basilari e particolari su questo genere stupendo che amo follemente.
Lizard
Mercoledì 20 Marzo 2013, 15.40.41
11
@Andreastark: grazie per il commento, fa piacere ricevere il parere di un appassionato del genere in meritoai due appunti che fai, entrambi fondati, diciamo che pur cercando di citare quanti piu' artisti possibili (e mi sono scordato i grandi Raging Slab, come fa notare lo Spirito con la Scure), ho dovuto fare delle scelte, discutibili come tutte le scelte. Sicuramente i Drive-By Truckers meritano un'attenzione particolare e non e' detto che in futuro non ci si possa occupare di loro in modo piu' esteso. Comunque, con "A Southern Opera", gia' dal titolo hanno scritto una pagina importantissima degli ultimi anni.
BILLOROCK fci.
Mercoledì 20 Marzo 2013, 10.07.24
10
hahah grande Vichingoooooo !!! Zagor ammazza che memoria, beh da quel che ricordo, Tex ha fatto parte in alcuni album a situazioni ricorrenti la guerra di secessione, senza prendere posizioni, però tendelzialmente è un unionista visto che è a favore dei Pellerossa e contro la discriminazione. cmq Tex dopo i cd è la seconda mia più grande passione, oramai quasi interrrotta. perchè?? no, non per colpa del tempo, moglie o figlio. ma per motivi logistici, non so più dove metterliiiiiii e guai a buttare i vecchi, mordo!!
brainfucker
Martedì 19 Marzo 2013, 21.29.49
9
i pride & glory sembravano usciti da una macchina del tempo..un disco irripetibile!grandissimi i gov't mule..spero che la gente si accorga di loro
andreastark
Martedì 19 Marzo 2013, 19.37.55
8
Articolo bellissimo e carico di particolari grande Lizard!! .....un appunto....Oggi da circa 15 anni quando si parla di southern si parla di Drive By Truckers band fondamentale nel movimento oggi quindi secondo me era da approfondire il discorso su questa grande band che ha rilasciato grandi dischi e che risulta decisamente più importante dei pur bravi Tishamingo....oltre a questo avrei anche approfondito il discorso su Sonny Landreth....ma a parte queste due cose ti rinnovo ancora i complimenti per questa splendida "indagine" su un meraviglioso e fondamentale movimento musicale.
ZAGOR
Martedì 19 Marzo 2013, 15.23.24
7
ah dimenticavo i pride and glory....peccato che zakk non abbia continuato su quel filone!
ZAGOR
Martedì 19 Marzo 2013, 15.21.52
6
magico vento serie terminata da anni! io ho i primi 20 albi (poi ho piantato li storie troppo oniriche e poco western) ....ai crowes seppur bravi perferisco i raging slab!!!
il vichingo
Martedì 19 Marzo 2013, 14.59.59
5
Grandissimo Tex! I fumetti Bonelli sono un must, bisognerebbe farci un articolo... a proposito: che fine ha fatto Magico Vento? . Tornando al Southern, tra le band citate, oltre ai Lynyrd, apprezzo particolarmente i Black Crowes.
zagor
Martedì 19 Marzo 2013, 14.51.22
4
tex viene dall'arizona che non mi ricordo se era allineata con gli stati del sud ma negli albi: 'tra due bandiere','quando tuona il cannone' e mi sembra 'tramonto rosso' storia in piu' albi sulla guerra di secessione ebbene tex mi pare di ricordare che fosse schierato con gli unionisti! comuque tranqui tex piace molto anche a me ,zagor piu' fantasia e tex piu' legato alla storia del west.....e comandante mark?( ma era la guerra di indipendenza americana) e magico vento? ah magico vento era con i blackfoot lui si southern hero!
BILLOROCK fci.
Martedì 19 Marzo 2013, 13.56.05
3
i Blackfoot, veroooo Ti ringrazio per le info" spirito con la scure" , ma Tex spacca di più
ZAGOR
Martedì 19 Marzo 2013, 13.38.38
2
spettacolare articolo! era ora!...billorock se trovi i primi dischi dei blackfoot dei point blank nonche' dei molly hatchet (ma per loro anche gli ultimi della nuova formazione )ti dovrebbero piacere e poi ci sono gli hayseed dixie che fanno cover dei kiss,ted nugent ac/dc e altro in versione country/blue grass che se ti capita su you tube sono uno spettacolo!! banjo e chitarre per fare you shock me all night long!!!! southern by grace of god!
BILLOROCK fci.
Martedì 19 Marzo 2013, 8.55.26
1
In effetti è già da un pò che coltivo un certo interesse per Southern rock, ed a parte i famosi Lynyrd, gli altri gruppi li conosco poco poco...
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