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ANTROPOFAGUS + VULVECTOMY + BLASPHEMER + LOGIC OF DENIAL + PHOBIC + altri - Live Pub Infinity, Pieve Fissiraga (Lodi), 23/03/2013
29/03/2013 (3044 letture)
Iniziamo subito con una dolorosa ma necessaria premessa: il Bleeding Ears DeathFest si è dimostrato in parte deludente. Nonostante la splendida atmosfera e l’aria puramente underground che si respirava, l’evento è stato afflitto da diversi problemi, specialmente di natura tecnica, che non hanno pregiudicato la resa della serata, ma di sicuro hanno lasciato con l’amaro in bocca band e pubblico. Il festival ha ospitato undici band tra le migliori nel panorama estremo del nostro paese, tutte quante meritevoli di lode per la grande energia posta in ogni singola performance.

Sono giunto al locale attorno alle cinque, circa una mezz’ora dopo l’inizio dell’evento: mi sono così perso, con mio rammarico, i The Bleeding, ai quali spettava l’onore (e l’onere) di aprire una sfilata di oltre otto ore di death metal tricolore, arrivando invece nel mezzo del soundcheck dei milanesi Dire Necro Cerberus. Non appena entrato, l’atmosfera mi ha subito catturato: tra quattro chiacchiere con David dei Cerberus, un tour guidato da Paolo degli In Case Of Carnage – uno degli organizzatori dell’evento – per conoscere di persona i membri della band capitolina e una sbirciata al banchetto dei CD, non ho potuto fare a meno di sentirmi su di giri per l’aria genuina dell’ambiente.

DIRE NECRO CERBERUS
Dopo un quarto d’ora circa i Dire Necro Cerberus hanno iniziato a suonare e ho iniziato a sentire le prime "note stonate". Chiaro, nulla a che vedere con le capacità del quartetto milanese, spaventose; il fatto è che i suoni sono stati davvero vergognosi, con una totale latitanza delle frequenze basse che ha reso il tutto maledettamente impastato e difficilmente distinguibile. Un peccato non capire appieno gli assoli di Sacha e Fabio, o peggio perdere i virtuosismi al basso di David. Se a tutto questo aggiungiamo qualche problema alla drum machine della band, la performance della band ne esce irrimediabilmente rovinata. Seppur dispiaciuto per una band ottima che avrebbe meritato molto di più, mi sono detto: "Può capitare, del resto si è trattato di una delle prime band". Sfortunatamente, la serata ha seguito quasi sempre questa falsariga.

BLOODTRUTH
E’ toccato ai perugini Bloodtruth proseguire con il festival: risolto il problema alle basse frequenze, chitarra e basso erano distinguibili, permettendo di fruire in modo dignitoso della band e del loro brutal death di stampo moderno. Il problema, questa volta, è stato rappresentato dalla voce, troppo bassa – a tratti quasi inudibile. Anche la batteria ha dato qualche noia, con il timpano piombato proprio nei piedi del batterista Giacomo durante gli ultimi pezzi. Nonostante tutto, l’energia del combo era evidente e trascinante… o almeno così credevo. Un’occhiata al pubblico mi ha fatto notare che ben pochi scapocciavano o si muovevano, quasi tutti erano molto statici. Bizzarro, considerato che tiro i Bloodtruth ne hanno avuto da vendere.

UNCONVENTIONAL DISRUPTION
La situazione – di pubblico e di sound – è stata pressoché la medesima con gli Unconventional Disruption, fautori di un death metal/deathcore molto particolare. Questa formazione è risultata però ancora più penalizzata dei Bloodtruth, dal momento che Gory, il cantante, è stato mostruoso come energia e versatilità vocale: l’averlo sentito poco – la voce andava e veniva, letteralmente - è stato un terribile spreco. Gli Unconventional Disruption mi hanno particolarmente convinto con le loro poliritmie, i tempi dispari e la grande tecnica, nonché con la loro esibizione convinta - tanto che non ho esitato a comprare subito promo e maglietta.

IN CASE OF CARNAGE
E’ giunto quindi uno dei momenti che più aspettavo, ossia la prova degli In Case Of Carnage, in occasione della quale ho indossato al volo la loro maglietta, acquistata assieme al loro EP d’esordio, Medication Time. Il sestetto romano è giunto in Lombardia dopo un massacrante viaggio dalla capitale iniziato alle tre di notte. I ragazzi mi hanno detto di sentirsi un po’ stanchi e fiacchi e si sono scusati di eventuali delusioni dovute a questo. Non oso immaginare cosa avrebbero fatto se fossero stati in piena forma! Il technical death della formazione è stato spettacolare – sempre pregiudicato dall’impianto scadente – e sul palco gli In Case hanno fatto faville! Menzione particolare per Giulio Galati alla batteria – in forze anche in altre band come Hideous Divinity e Ade, una macchina vera e propria, e ai due cantanti, Helleonore e Paolo, eccezionali per abilità e presenza scenica. Paolo è riuscito a coinvolgere un po’ di più il pubblico - mi ha anche posto il microfono per cantare durante le splendide Two Sides of a Man e Shrift– ed Helleonore è stata capace di alleggerire il problema della voce bassa – credo che anche con il microfono spento i suoi potentissimi scream sarebbero stati in grado di lacerare l’aria. Questa esibizione è quella che più mi ha catturato, assieme a quella degli Antropofagus qualche ora più tardi.

INDECENT EXCISION
Vista interamente la valida prestazione dei romani In Case of Carnage, con il loro deathcore energico e la riuscita contrapposizione delle due voci dei frontman, quella più cavernosa, maschile, e quella in scream femminile, cosa rara e decisamente interessante per il genere proposto, il prossimo gruppo che ho la possibilità di sentire suonare solo gli Indecent Excision, duo slam di Bolzano che sale sul palco sprovvisto letteralmente di un batterista (la drum machine cercherà più o meno di colmarne l’assenza), ma con un frontman di notevole presenza, anche fisica. Il genere proposto è uno slam death metal senza compromessi, pochi picchi di velocità ma invece carico di groove, nonostante a mio parere piuttosto ripetitivo nel complesso della prestazione, la quale ha comunque goduto di suoni più che accettabili (forse per la facilità di gestione di un’unica chitarra, rispetto a una pluralità di strumenti).

PHOBIC
Decisamente più interessato alla proposta musicale dei Phobic, che ho saputo avrebbero proposto un death metal aggressivo dai richiami Swedish, mi appresto ad assistere alla loro esibizione. Le aspettative sono però tradite da un sound che come per molti altri episodi della serata, è assolutamente insufficiente, come nota la band stessa, nonché i loro "colleghi" sotto il palco che avrebbero suonato dopo di loro. Senza fare troppe pieghe, il quartetto varesino dà incipit al proprio show, ma è evidentemente sulla difensiva davanti alla scarsa gestibilità non solo del suono diretto al pubblico, ma anche delle spie. Esperienza e un minimo di carisma aiutano, ma fino a un certo punto, e con una scaletta dimezzata - dato il tempo piuttosto lungo che la sistemazione dei suoni aveva richiesto, i Phobic lasciano il palco insoddisfatti. Ed è un peccato, perché quanto ho potuto sentire sia su disco che in sede live, per quel poco che hanno suonato, era più che convincente; il mio augurio è di poterli risentire al pieno delle loro potenzialità.

LOGIC OF DENIAL
Scambiata qualche parola con gli Antropofagus, sempre disponibilissimi e anche loro un po’ preoccupati di ritrovarsi in una situazione analoga a quella dei Phobic, attendo fiducioso l’esibizione dei Logic of Denial, gruppo death metal tanto tecnico e brutale quanto giovane, che ha rilasciato il proprio nuovo full length Atonement proprio all’inizio di questo 2013 riscuotendo un successo di critica notevole, e non stento a crederlo: in situazioni sonore non molto migliori, sebbene questa volta gli strumenti fossero quantomeno distinguibili - a parte qualche carenza sul volume della chitarra e il ride caduto sulla batteria durante una canzone, senza fare una piega i quattro emiliani iniziano a martellare con l’opener Reek of Perpetual Infamy, dimostrandosi in pochi minuti la rivelazione assoluta della serata. Precisi, compatti, puliti, aggressivi e di enorme impatto, i pezzi lasciano a bocca aperta e sul palco non hanno un minimo tentennamento. Anche qui, con mio enorme (a dir poco) rammarico, scaletta dimezzata; la band lascerà il palco dopo solo 4 o 5 pezzi. Un solo assaggio insomma, ma molti concordano sul fatto che i Logic of Denial si siano imposti senza se e senza ma sulla serata all’Infinity. Chapeau, davvero.

BLASPHEMER
Decisamente interessato all’esibizione dei Blasphemer, che già conoscevo e seguivo, sebbene attendevo di vederli per la prima volta, noto che ancora una volta i problemi dell’impianto rendono il soundcheck del gruppo frustrante e quasi inconcludente, perché già dopo la conclusione del primo pezzo il quartetto brianzolo (il secondo chitarrista aveva infatti da qualche tempo lasciato il gruppo) è costretto a fermarsi a causa dei feedback incredibilmente potenti che disturbano i musicisti. Sia Simone, il chitarrista, che Maso, bassista (che si era poco prima esibito con i Phobic), invitano il pubblico a collaborare e a scaldare un pò l’atmosfera; quindi, dopo un paio di minuti, ricominciano più decisi di prima, dimostrandosi in pochi pezzi il gruppo musicalmente più brutale della serata. La voce di Paolo sovrasta facilmente qualsiasi strumento con un cantato gutturale impressionante, mentre la sezione ritmica ritrova rapidamente chiarezza e coerenza con la chitarra e, nonostante la persistenza di qualche problema, l’esperienza dei musicisti e la carica dei Blasphemer lasciano le difficoltà in secondo piano rispetto all’annichilente esecuzione di pezzi come Kuru Laughing Death, Devouring Deception o Nihilist Prayers of Death - tratti dal primo full length On the Inexistence of God e l’EP Devouring Deception, nonché qualche nuovo estratto dal futuro album, in un susseguirsi di riff brutali, cambi di tempo, blast beat e un assalto vocale quadruplo, a cui partecipa anche il batterista, che è insieme al songwriting uno dei punti più convincenti. Oltre all’aspetto musicale che ho più che apprezzato, il comportamento sul palco, nonostante i problemi, è stato più che lodevole e dopo un’apertura che sembrava essere sconsolante (soprattutto per i musicisti), i Blasphemer hanno martellato i timpani dei presenti con il loro brutal death letteralmente privo di compromessi.

VULVECTOMY
Si torna sullo slam per l’ultimo gruppo prima degli headliner Antropofagus: salgono sul palco i pugliesi Vulvectomy, marci e deviati tanto nel nome quanto nella proposta musicale. Come per i precedenti Indecent Excision, la drum machine, così come in tutti gli album della band, sostituisce il batterista in carne e ossa, ma come ho già detto per gli Indecent, "economizzare" su un membro della band così fondamentale significa avere un’evidente handicap in sede live, senza contare l’assenza del bassista per infortunio, che lascia al solo chitarrista Mario "l’onore e l’onere" di tirare avanti. Ma la musica dei Vulvectomy sembra disinteressarsene e con disinvoltura il frontman Diego annuncia pezzi come Azoospermic Infertility, "dedicata ai maschietti", così come anche una Gangrenous Testicular Defourmities. Ma forse i titoli servono solo per far sorridere i supporter presenti, soprattutto perché dubito dell’esistenza di lyrics, così anche di una vera e propria distinguibilità dei pezzi suonati, una vera e propria sequela di nefandezze musicali caratterizzate da rallentamenti contrapposti a cambi di velocità, riff fangosi e vocal gutturali assolutamente monocordi. Infatti la proposta musicale dei Vulvectomy risulterebbe assolutamente ripetitiva e forse anche un po’ noiosa, ma non dimentichiamoci che parliamo di un gruppo slam che non va approcciato con troppa serietà; non certo il caso di discutere troppo approfonditamente dell’aspetto musicale: piuttosto riescono con successo a portare a termine lo scopo della loro musica, quello di far divertire i pochi presenti e fare aprire un pit tanto improbabile quanto divertente (a cui non potevo certo sottrarmi), e l’esibizione si chiude con "Tutti sotto, come disse Cicciolina" quale invito ad avvicinarsi al palco e contribuire all’aria di cazzeggio e marciume. Detto questo, è il turno degli Antropofagus.

ANTROPOFAGUS by Nicko
Intorno alla mezzanotte gli Antropofagus cominciano il soundcheck e sembra che la maggior parte dei problemi che avevano afflitto i gruppi precedenti siano stati in linea di massima risolti. Senza troppo preavviso Architecture of Lust apre lo show, e Davide "BrutalDave" la fa subito da padrone, dimostrando di essere uno dei musicisti più preparati della scena estrema internazionale. E se la sezione ritmica è compatta e incisiva (solo Jacopo al basso è meno udibile), d’altra parte Francesco "Meatgrinder" rende giustizia al suo nome d’arte, sia per precisione che presenza scenica: come ho avuto modo di dirgli dopo lo show, mi ricorda un sacco Vigna degli Immolation nelle movenze. Ma impressioni a parte, l’esibizione scorre via senza intoppi e Tya riveste come si deve il ruolo di frontman scapocciando con un pubblico ora un po’ più nutrito. La scaletta riprende quasi interamente il recente masterpiece Architecture of Lust, con le velocissime Sanguinis Beastiae Solium, che non disdegna però linee melodiche nella sezione solistica, e Eternity to Devour tra le migliori, nonché l’episodio più lento di Sadistic Illusive Puritanism, di morbosa ispirazione ai Morbid Angel, e le due tracce dal debutto No Waste of Flesh, Loving You In Decay e Thick Putrefaction Stink, dalla brutalità old school che fomenta l’headbanging di quei pochi astanti effettivamente attivi. La violentissima Demise of Carnal Principle chiude la serata tra gli applausi dei supporter presenti. Poche note di demerito, forse la voce leggermente sulle difese nel finale, probabilmente perché un po’ coperta dagli strumenti, e qualche minimo problema di udibilità della chitarra, ma l’esibizione ha un bilancio totalmente positivo e gli Antropofagus si sono riconfermati un’oleata macchina da guerra anche in sede live, nonché ottime persone con cui scambiare due parole giù dal palco. Alla prossima!

ANTROPOFAGUS by MrFreddy
Non ho potuto fare a meno di provare una certa eccitazione nel vedere live per la prima volta gli Antropofagus, un gruppo che considero autentica istituzione del death made in Italy. Il mio unico timore era legato alle problematiche di natura tecnica che hanno dato bella mostra di sé nel corso dell’evento. Gli Antropofagus sono consapevoli della qualità dell’impianto e si prendono tutto il tempo necessario per poter garantire a pubblico e band uno show degno, con risultati evidenti. L’apertura della performance è affidata alla title-track dell’ultimo album Architectures of Lust e dal punto di vista fonico si ha finalmente qualcosa di degno, nonostante la sezione ritmica sia messa leggermente in ombra come volume. Naturalmente, BrutalDave dietro alle pelli se ne infischia e picchia come un fabbro, come si conviene ad uno dei batteristi estremi più rinomati in Italia e non solo. Anche Meatgrinder spicca particolarmente, con la sua presenza scenica fantastica e la sua abilità chirurgica nel suonare riff e occasionali assoli ad alta velocità. Tya è un ottimo frontman e lo dimostra più volte coinvolgendo il pubblico come nessun altro gruppo è riuscito a fare in questa serata. La sua performance vocale non dà segni di cedimento, a dispetto del volume che andava e veniva – mostruoso in Sanguinis Bestiae Solium e in Demise of the Carnal Principle, tra le altre. La setlist ha coperto quasi tutto il secondo album della band, con due pezzi dallo storico No Waste of Flesh, vale a dire Loving You in Decay – introdotta magistralmente da Tya che, con fare da latin lover, ha annunciato "La prossima è una canzone d’amore…" – e Thick Putrefaction Stink. All’ultima nota della conclusiva Demise of the Carnal Principle l’adrenalina scorre ancora nelle vene: gli Antropofagus se ne infischiano di qualsiasi problema tecnico e distruggono tutto e tutti. Una prova eccellente da una band che in studio come dal vivo continua imperterrita a garantire qualità e passione. Quale migliore coronamento ad una serata come questa? Non resta che sperare che l’evento si ripeta in futuro, magari con un impianto migliore e un pubblico più partecipe.

SETLIST ANTROPOFAGUS
1. Architectures of Lust
2. Sanguinis Bestiae Solium
3. Exposition of Deformities
4. Loving You in Decay
5. Thick Putrefaction Stink
6. Sadistic Illusive Puritanism
7. Eternity to Devour
8. The Lament Configuration
9. Demise of the Carnal Principle


CREDITS
Introduzione e report da The Bleeding a In Case of Carnage + Antropofagus a cura di Federico Arata "MrFreddy".
Report da Indecent Excision a Antropofagus e foto a cura di Nicolò Brambilla "Nicko".



blaster
Mercoledì 10 Aprile 2013, 5.52.28
12
Grazie luca5150 per le info,sono d' accordo anke con te per la questione amplificazione dei chitarristi e devo ammettere che a livello di suono vulvectomy e antropofagus avevano una grande definizione.per quanto concerne il palco sono in completo accordo con andy71 palco 1 metro sollevato da terra con diffusori attaccati al soffitto inclinati di 10 o 20 gradi verso il basso e tu ascoltatore davanti al palco con la batteria e tutta la sua acustica in faccia la o le chitarre che ti sparano direttamente 100 watt di volume il basso che te ne spara almeno altri 250 e le voci che esconodalle spie insieme a tutto il resto ed alle casse sopra la testa direi che ci vorrebbe un miracolo per capirci qualcosa.CMQ io mi sono divertito mi e parso di capire che nella recensione si parla di problemi di natura tecnica ma a me sembra che chi l'ha scritta abbia solo raccolto le lagnanze delle band senza soffermarsi veramente sui suoni e l'acustica . ciao
luca 5150
Martedì 9 Aprile 2013, 18.37.44
11
Dimenticavo per blaster: il fonico del bleeding ears fest si chiama mickey il chitarrista degli avful li ho visti circa dieci anni fa a rozzano allo spazio aurora insieme a nobody (del grande clod the ripper sempre lui) e gory blister (grandissimi) mi aveva veramente massacrato aveva una delle prime sette corde ibanez e faceva sweep e string skipping suonando brutal grind .
luca 5150
Martedì 9 Aprile 2013, 18.27.07
10
cazzeggiavo per il sito metallizzed e ho notato la recensione di questo live a cui ho partecipato anche io.Nel complesso tutte le band mi hanno massacrato con la loro violenza e brutalita' i suoni erano in linea con la maggior parte dei festival del nostro genere direi decisamente molto ma molto meglio del tatto festival di giugno al the theatre organizzato dal grande clod the ripper.Chi ha lasciato i post qui sotto ha centrato il problema l'acustica del locale e il posizionamento dei diffusori ...cazzo possono farci solo karaoke per vecchi sordi,mettiamoci anche che alcuni chitarristi oltra alle testate avevano a corredo un fottio di pedalini che deturpano il suono e la frittata e fatta.Io coduco da anni una campagna contro i venditori di strumentazione che pur di vendere delle testate inadatte per il nostro genere inculano gli ignari chitarristi. ho visto teste engl brugera marshall mesa boogie(splendida dual rectified) un box line 6 che mi e sembrato l'unico ad avere un suono spettacolare( costo circa 200 euro) usato da vulvectomy e antropofagus.cosa aggiungere? non stiamo a casa a farci le pippe o a bere in qualche pub merdoso supportiamo questi festival spendiamo questi cazzo di 10 euro per persone come baldini clod the ripper e tutti queli che organizzano questi festival. ciao Luca 5150 Ibanez k7,peavey 5150 II ,cassa peavey.
andy 71
Martedì 9 Aprile 2013, 9.28.54
9
Blaster@in più aggiungiamo quel fastidioso dislivello fronte palco sul soffitto che bene non fà,complimenti per la tua preparazione tecnica al riguardo nè sai un botto!
blaster
Martedì 9 Aprile 2013, 5.48.11
8
concordo con te andy 71 per l'acustica dell infinity e aggiungo ke ho apprezzzato che tutte le chitarre non erano microfonate ma entravano in linea con delle d.i box (scelta giustissima in quanto per evitare quel fastidioso effetto rumble che tutti i chitarristi death metal si portano dietro per il massiccio uso delle frequenze mediobasse e basse dei loro suoni e per questo sostengo che il fonico sia stato in gamba) Devo anche ammettere che davanti al palco si capiva poco o nulla mentre in fondo i suoni erano tra loro equilibrati e ben amalgamati credo dovuto al mal posizionamento dell impianto e delle spie palco che si fondevano con i suoni del palco stesso e con il disturbo da alternata chiamato rumble dovuto a troppe sorgenti elettriche non schermate adeguatamente per concludere visto la mancanza di batteristi esperti in questo genere anche la scelta delle drum machine da non confondere con trigger ed expander e accettabile visto che i brani vengono scritti via midi con criteri di conoscenza assoluta della metrica di composizione e di esecuzione casse in 16 rullanti in 32 paradiddle terzinati etc etc ma il fascino di un batterista che suona in diretta queste cose be non ha rivali
andy 71
Lunedì 8 Aprile 2013, 10.11.11
7
Sono della zona e purtroppo l'Infinity come acustica non è assolutamente fatto per live death metal soprattutto,tutte le band death e brutal viste e sentite avevano un sound pessimo,a questo live no c'ero però non stento acredere che non si capisse una mazza.poi leggendo,magari qualche persona esperta in più per i suoni ci vorrebbe,è un genere troppo particolare e necessita per forza di esperti del settore per i suoni,poi ovvio anche il locale adeguato.Però un plauso al grande Paolo baldini che si sbatte come un pazzo per fare dei gran concerti,in vece di parlare come tanti lui fà davvero Grande!Lambruscore@Concordo in pieno no live drums,no music!Non esiste presentarsi con una cazzo di drum machine,sopratutto in generi come il metal e che cazzo!Non arrivi alla tecnica sufficiente?fai canzoni più semplici,non trovi drummer adeguati?fai canzoni più semplici!PUNTO!
blaster
Domenica 7 Aprile 2013, 23.08.13
6
sono un appassionato del genere e lo seguo costantemente .purtroppo non sono d' accordo sulla recensione fatta da voi.Credo che in generale 10 band che eseguono un live check sound al volo tra un cambio e l'altro n sia complesso ottenere un buon suono . Se voi siete esperti in tecnica del suono ,studio delle rifrazioni armoniche e di gestione di situazioni live.... per quanto mi riguarda ho trovato accettabile il tutto trane forse i phobic che avevano una cassa totalmente acustica e ho visto anche un fonico che tanti anni fa' forse suonava in una band death metal (ma forse mi sbaglio) che correva e si sbatteva da solo per soddisfare le esigenze di tuti i musicisti A questo punto credo che gli organizzatori dovrebbero garantire locali adeguati se vogliono offire un suono adeguato e non spillarci i soldi del biglietto lasciando musicisti e tutti quelli che dano una mano in situazioni imbarazzanti. CMQ detto questo a me e piaciuto moltissimo e da musicista posso solo dire che quando sali sul palco devi solo pensare a suonare i tuoi pezzi come un treno in corsa e spaccare. ciao
Metal3K
Sabato 30 Marzo 2013, 17.07.51
5
@baldini: grazie per essere intervenuto
baldini\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\
Sabato 30 Marzo 2013, 16.37.26
4
come organizzatore, non posso che scusarmi per i problemi riscontrati in fase live, nonostante i sopraluoghi fatti al locale. MA, quando il Blue Rose di Bresso mi ha comunicato l'impossibilita' di fare il live per problemi di orario, l?infiniti di Lodi e' stato l'unico locale ad accoglierci, e per questo devo solo ringraziarli. Logicamente l'evento dell'anno prossimo verra' fatto in altra location, all'altezza dell'evento. non finiro' di ringraziare le 120 persone, le band, lo staff e gli amici che hanno preso parte o che mi hanno aiutato!!! Vi aspettero' il 3 maggio 2014!!!!!!!
MrFreddy
Sabato 30 Marzo 2013, 13.44.18
3
Speriamo in bene per l'anno prossimo, dunque!
Nitro
Venerdì 29 Marzo 2013, 22.49.56
2
Ho letto che il prox anno ci sarà la seconda edizione! \m/..\m/
LAMBRUSCORE
Venerdì 29 Marzo 2013, 19.51.56
1
So che molti mi odieranno ,non c'ero ma dico solo una cosa: non supportate chi suona con una drum machine dal vivo, mi è capitato di assistere a boiate del genere, tutto il supporto a chi si fa il culo con gli strumenti, comunque, che siano musicisti validi o no, poco importa, ma la batteria in questo genere va sempre e comunque suonata da un batterista umano, ok???
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29/03/2013
Live Report
ANTROPOFAGUS + VULVECTOMY + BLASPHEMER + LOGIC OF DENIAL + PHOBIC + altri
Live Pub Infinity, Pieve Fissiraga (Lodi), 23/03/2013
 
 
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