Privacy Policy
 
IN EVIDENZA
Album

Metallica
S&M²
Demo

Black Spirit Crown
Gravity
CERCA
ULTIMI COMMENTI
FORUM
ARTICOLI
RECENSIONI
NOTIZIE
DISCHI IN USCITA

29/09/20
SECOND TO SUN
Leviathan

30/09/20
ALEX MELE
Alien Doppelganger

01/10/20
THE ERKONAUTS
I Want It to End

02/10/20
ION OF CHIOS
_reHUManize_

02/10/20
GOREPHILIA
In the Eye of Nothing

02/10/20
NACHTBLUT
Vanitas

02/10/20
SIX FEET UNDER
Nightmares of the Decomposed

02/10/20
ANAAL NATHRAKH
Endarkenment

02/10/20
SCHWARZER ENGEL
Kreuziget Mich

02/10/20
ISENGARD
Varjevndögn

CONCERTI

29/09/20
WITHIN TEMPTATION + EVANESCENCE
MEDIOLANUM FORUM - ASSAGO (MI)

03/10/20
PAGAN FEST
LAGHI MARGONARA - GONZAGA (MN)

03/10/20
SKELETOON
LEGEND CLUB - MILANO

08/10/20
VAN DER GRAAF GENERATOR
TEATRO CELEBRAZIONI - BOLOGNA

09/10/20
VAN DER GRAAF GENERATOR
GRAN TEATRO GEOX - PADOVA

09/10/20
ESOTERIC + NAGA + (ECHO) (ANNULLATO)
TRAFFIC CLUB - ROMA

09/10/20
MORTADO
CIRCUS CLUB - SCANDICCI (FI)

09/10/20
BULLO FEST
LEGEND CLUB - MILANO

10/10/20
ESOTERIC + NAGA + (ECHO) + AFRAID OF DESTINY (ANNULLATO)
SLAUGHTER CLUB - PADERNO DUGNANO (MI)

11/10/20
TWILIGHT FORCE + GUESTS (RINVIATO)
LEGEND CLUB - MILANO

PAIN OF SALVATION + ANNEKE VAN GIERSBERGEN + ARSTIDIR - Estragon, Bologna, 10/04/2013
14/04/2013 (2638 letture)
Un’altra serata all’Estragon, l’ennesimo concerto nel locale dove potrei tranquillamente pagarci l’IMU o fare parte del mobilio stesso. Ma che vuoi che sia, in fin dei conti stasera ci sono i Pain of Salvation e la serata acustica dovrebbe meritare, credo, spero! In più ci aggiungiamo che c’è quel gran donnone dell’Anneke e il gioco è fatto. Ma c’è un altro gruppo, sono islandesi e chissà che faranno e il nome è davvero difficile da dire; non mi resta altro, pago il biglietto d’ingresso, timbro sul polso e via.
Pensando di entrare all’interno di uno dei baluardi della musica dal vivo italiano, vengo catapultato in una dimensione totalmente estranea. Una stanza, un salotto per la precisione è stato costruito sul palco e una carta da parati vintage con fiori e decori viene ad aprirsi al pubblico. All’interno della sala ci sono mobili, abat-jour, tavolini, il vino in bottiglia, delle poltrone comode di color cachi. Il tutto corredato da un poster di Jimi Hendrix sulle pareti. Sembra di essere a casa, o magari di stare per salutare la nonna che sta preparando il the dall’altra parte della parete. Uno scenario insolito ma coinvolgente, sembra che i presupposti ci siano tutti.

ÁRSTÍÐIR
Teoricamente dovevano uscire questi giovani musicisti, purtroppo così non è stato, c’è stato un intermezzo, una piccola scenetta. Un campanello di casa suona e si sente il rumore dei passi di qualcuno sulle scale. Una porta si apre e dal nulla compare Daniel, il cantante dei Pain of Salvation, proprio lui. Inizia raccontare del perché della scenografia e, sedendosi sulla poltrona in prima fila, spiega che l’idea è venuta ricordandosi come sua nonna gli raccontava sempre le stesse storie e lui da piccolo la ascoltava decine di volte senza batter ciglio. L’epoca in cui è cresciuto, gli anni 70, sono ancora vivi dentro molte persone e vorrebbe dargli il giusto tributo (sempre che ne sia in grado, secondo lui) attraverso questo tour. Anche se il concerto non dovesse piacere, ci sarà sempre un alone di ricordo ed i ricordi non cancelleranno mai le persone che ne fanno parte.
Un altro suono di campanello e dalla porta escono gli Árstíðir, sei ragazzi dalla giovane età, bianchi color latte salutano il pubblico e dal nulla iniziano a comporre una melodia nota a tutti i presenti. In apertura ci viene presentato un duetto tra Daniel e gli islandesi, le note sono quelle di Road Salt che, eseguita con viola e violoncello, prende tutto un altro spessore, un feeling tutto nuovo tra il pubblico che inizia ad assieparsi sorpreso sotto il palco. Una canzone e solo una, lo svedese di turno saluta i presenti e si allontana verso le retrovie. Ora lo show prende forma nella sua scaletta vera e propria.
Il nome della band in islandese significa "stagioni" e probabilmente il simbolismo dietro c’è. La loro musica è coinvolgente, entra nell’anima e, una volta tanto, il cuore batte sereno lasciando il corpo in preda a questi voli onirici che liberano da ogni malcontento. Le armonie sono leggere e soavi, non esiste un vero frontman, forse perché non c’è necessità alcuna. Ad ogni canzone le parti vocali vengono intraprese da ognuno dei musicisti. Intonano anche una canzone a cappella, stile coro gospel. Il pubblico segue e ad ogni finale subentra un applauso fragoroso. Uno fuori tema è stato elargito per l’apparizione di Anneke, che ci ha deliziati con una canzone degli Anathema, ma sembrava quasi intimidita o fuori luogo. Mi è quasi venuto da chiedermi: perché stai rovinando tutto questo?
Gli islandesi ci salutano poi con una delle loro canzoni più belle del loro ultimo album, Shades, e la magia si conclude. Mezz’ora di concerto, poco più di uno ricordo svanisce e, silenziosi come erano arrivati, si inoltrano nel backstage.

ANNEKE VAN GIERSBERGEN
Nemmeno il tempo di prendere un birra che la rossa olandese è sul palco, sola e accompagnata dalla sua unica chitarra acustica e dal suo sorriso. Solare e delicata, si vede benissimo che è a suo agio sul palco; seppur la gente latiti in platea, il frastuono degli applausi è vigoroso. Le canzoni del suo repertorio personale vengono snocciolate una ad una senza lasciare il segno. Purtroppo l’accompagnamento scarno e povero che ha scelto non mette in risalto le sue doti canore. Ancora è difficile credere come l’ex cantante dei The Gathering sia caduta in una mediocrità sonora così palese quanto noiosa. L’aspetto caratteriale non deve ingannare l’ascoltatore, che si trova ad ascoltare banali composizioni che un qualunque musicista X compone in due ore.
Quando sul palco tornano gli Árstíðir il tutto prende più spessore, la base d’archi rende giustizia e gli sbadigli lasciano spazio ad un’ammirevole dimostrazione canora. Una sola collaborazione, come nello show precedente, giusto il tempo di assaggiare quanto di buono ci potrebbe essere. Guardi intorno e vedi persone che cantano, si abbracciano e ad occhi chiusi fanno il verso ad un ventriloquo ma la realtà è che la sua dolce grazia compensa la scialba prestazione. L’eccezione alla sua prestazione è stata la cover di Cyndi Lauper, Time After Time: eseguita in questa atmosfera ha tonalità ambrate, quei colori che lasciano uno strascico di malinconia alla prestazione del "poteva ma…".
Dieci minuti dopo la si trova al banchetto del merchandising a firmare autografi e a parlare con tutti i presenti.

PAIN OF SALVATION
Tre quarti d’ora d’attesa per il clou della serata. Il vento non cambia e saremo in duecentocinquanta persone scarse. Purtroppo o per fortuna, la grande folla che ci si aspettava non è accorsa. Alle 22.25 Daniel si presenta nuovamente da solo sul palco, tutto "ingellato" e profumato. Dice che per motivazioni contrattuali lo show non inizierà prima delle 22.30 e tra una chiacchiera e l’altra discorre di come vorrebbe che la gente dedicasse più tempo ai ricordi, ripetendo nuovamente che sua nonna aveva un arredamento simile e che ovviamente ci tiene a recuperarlo in quanto carico di ricordi. Il campanello suona e man mano i ragazzi del gruppo salgono silenziosi e si mettono a sedere nelle più disparate posizioni. Senza fretta l’inizio è affidato a Falling Down, che dovrebbe essere una teorica nuova canzone. Niente di eclatante, ma abbiamo ascoltato di peggio da parte loro nell’immediato passato.
Da armonie prettamente acustiche, con due chitarre solamente, si passa finalmente ad un intero set di strumenti e anche la batteria prende vita, là in un angolo, sepolta tra pareti vintage, ci sono una gran cassa e qualche tom. Ad utilizzare questa strumentazione sarà ovviamente Leo Margarit, batterista ormai da diversi anni del gruppo. Da questo momento in avanti effettuerà una prestazione a dir poco impeccabile sotto ogni aspetto, una vera salvezza per coloro che soffrivano di sonno arretrato. Scherzi a parte, la scaletta va avanti goliardica e il clima non pone limiti ai nostri che snocciolano qualche perla, tra cui la cover di Help Me Make Throught the Night sul divano insieme a "prezzemolino" Anneke. Sembra di aver di fronte una coppia di innamorati che se la raccontano e fanno a gara a chi ama di più l’altro, teneri quanto magnifici nel cantato. Una cosa strana succede quando il frontman si posiziona sulla poltrona in fondo alla stanza: quasi assonnato e "spaparazzato", inizia a fare un mix tra reggae, jazz e swing di una canzone che pensavo di conoscere, ma che in quel momento mi è risultata ostica. Eppure il titolo l’ho sulla punta della lingua. E solo all’urlo finale, dopo 5-6 minuti di jam-session, si scopre essere una versione rimodernata, storpiata, destrutturata di Holy Diver. Un tributo, chiamatelo omaggio simpatico a Ronnie James Dio, ma nulla più!
Vogliamo parlare di quando sento il nome Lou Reed? Dentro me sale una risatina e penso "I AM THE TABLE", ma una splendida cover di Perfect day viene eseguita con il pubblico a formare effetto dolby surround. Emozionante e da pelle d’oca, d’anatra e selvaggina per tutti! Lacrimoni personali per il duo Second Love (l’amore tra adolescenti) e Iter Impius (beh, farà sempre la sua porca figura dal vivo e ai detrattori consiglio di pensarci due volte).
Intanto c’era sempre Anneke che girava con la sua birra in mano tra il pubblico.
Andando avanti tra una canzone e l’altra, il pubblico interagisce e in una serata dove i fiammiferi stile anni ‘80 avrebbero dovuto farla da padroni, spuntano qua e la ottocentomilioni di schermi a LED che immortalano, registrano, storpiano la visuale di una serata con i contro fiocchi. Avevo l’accendino con me, ma sarei stato preso magari per quello che voleva fumare in mezzo agli altri; dannata tecnologia, a volte ti detesto! Sotto certi aspetti, i tagli sofferti da alcune canzoni, le parti vocali lasciate indietro e i testi non citati a perfezione han lasciato un po’ di amaro in bocca; sono stati ovviamente 3 o 4 casi isolati su due ore di concerto ma fanno riflettere un pochino. Arrivati alla fine ovviamente salutano tutti e il fatidico "WE WANT MORE" vive tra le bocche dei presenti. Cinque minuti di attesa e Daniel recita la famosa: "ONE MORE ONLY!": peccato che dell’encore facciano parte tre canzoni. Ancora oggi mi chiedo il perché della scelta di 1979 presa dall’ultimo Road Salt a dispetto della loro versione di Hallelujah. Eppure ne han costruite di canzoni che meritano di stare in chiusura. Detto ciò tutti i partecipanti si riuniscono sul palco e con un grande saluto a tutti intonano in coro il testo, seguiti dal pubblico a cappella.
Si spengono le luci, due ore sono trascorse e mi sento soddisfatto, pur non avendo visto una prestazione soddisfacente al 100%, il contesto della serata mi ha lasciato un calore che nelle precedenti esibizioni dei Pain of Salvation latitava. Le mie perplessità sono svanite ed ho il piacere di essere testimone di un tour che avrebbe toccato l’animo di molti.

SETLIST PAIN OF SALVATION
1. Falling Home
2. Diffidentia
3. Linoleum
4. Mrs. Modern Mother Mary
5. Ashes
6. Help Me Make It Through The Night (Kris Kristofferson cover)
7. Perfect Day (Lou Reed cover)
8. She Likes to Hide
9. To the Shoreline
10. Holy Diver (Dio cover) (Swing/Reggae/Jazz version)
11. Stress (Swing version)
12. Disco Queen
13. Second Love
14. Iter Impius
15. The Perfect Element
16. Spitfall
17. No Way (extended version)
18. King of Loss
Encore:
19. Dust in the Wind (Kansas cover)
20. Chain Sling
21. 1979
(Accompagnati da Árstíðir and Anneke van Giersbergen
)

ENDING THEMES
Il prezzo fisso, qualsiasi sia il gruppo, ormai è di prassi; il locale lo conoscete in molti e il pacchetto del tour era perfettamente in tema con la serata. Unico appunto è che la vastità dell’area dell’Estragon non ha consentito un approccio più privato ed in sintonia con il tutto. Ovviamente ha influito anche il fatto che ci fossero pochi presenti rispetto alle attese, ma c’era da aspettarselo, in fin dei conti non tutto è possibile. La mia terza esperienza dal vivo con gli svedesi risulta essere la migliore; la crinuta olandese è un animale da palcoscenico (come animale però intendo la lucertola che prende il sole, vista la sua flemma da cantautrice) e i giovani islandesi sono la sorpresa della serata, si dimostrano delicati ed onirici e sono la ciliegina sulla torta. Purtroppo le foto al limite dell’accettabile, dato che ho avuto seri problemi di gestione. Ad ogni modo mi auguro che voi possiate apprezzare il tutto ugualmente, tra una parte sfocata e l’altra.
Grazie per l’attenzione e a presto su questi canali!



Alex Heavysound
Lunedì 15 Aprile 2013, 16.37.36
3
Concerto meraviglioso quando la musica si fonde con l'emozione
ayreon
Lunedì 15 Aprile 2013, 15.41.22
2
rimpiango solo la cover dei kansas,il resto sarà stato per me di una noia mortale
Morganne91
Domenica 14 Aprile 2013, 23.46.44
1
uffa, dovevo esserci pure io cacchio!!!!!!! T_____T la scaletta era anche buona.......
IMMAGINI
Clicca per ingrandire
Locandina
ARTICOLI
14/04/2013
Live Report
PAIN OF SALVATION + ANNEKE VAN GIERSBERGEN + ARSTIDIR
Estragon, Bologna, 10/04/2013
 
 
[RSS Valido] Creative Commons License [CSS Valido]