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AMENRA - Siamo noi il nostro stesso sentiero
03/06/2013 (1416 letture)
Il terzo giorno del Titanic Echo Fest, tenutosi al Bronson di Ravenna, è stato caratterizzato dalla massiccia presenza degli AmenRa, "sconfitti" un paio di giorni prima solo dai Cult of Luna e solo a causa del limitato numero di persone che hanno assistito alla performance della band belga. Un'esperienza unica, estatica, terrificante e struggente. Un'opera completa fatta di musica, visioni e sensazioni. Il cantante Colin Van Eeckhout prova a farci strada nel fitto bosco degli AmenRa, freschi freschi da un album uscito sotto Neurot Records.

Moro: Prima di iniziare vorrei ringraziarvi per avermi concesso questa intervista e vorrei ringraziarvi per aver assistito al vostro live (al Bronson di Ravenna per il Titanic Echo Festival, il 27 Aprile). Credo fortemente che quello sia stato uno dei migliori live di musica estrema che abbia mai visto.
Colin: Grazie a te per l'impegno. Lo apprezzo davvero molto.

Moro: Partiamo dall'ultimo album, Mass V. Seguendo il vostro profilo Tumblr e la vostra pagina Facebook avevo letto, mesi fa, che avevate scoperto il posto che ha dato origine all'artwork. Potresti dirci di più? Dov'è questo posto, dov'è localizzato di preciso, perché vi ha colpito?
Colin: A Novembre del 2011 alcuni di noi hanno viaggiato verso alcune aree nelle nazioni vicine alla ricerca di qualche luogo, che potremmo chiamare come "sacro", un posto che avrebbe potuto tradurre la nostra musica e le nostre idee in materia, in forma e in luogo. Volevamo che fosse vero, che fosse, in qualche modo, "noi stessi". Detto fatto, siamo incappati in un sito con dei vecchi fortini distrutti risalenti alla Seconda Guerra Mondiale, dei veri e propri bunker. Un assemblamento di potenti costruzioni distrutte dal tempo. Ho immediatamente sentito che eravamo nella direzione giusta, la solitudine e il dolore sofferto ci penetrava all'interno mentre camminavamo li in mezzo. La storia di quel posto ci ha conferito una sorta di aura che non può essere spiegata.
L'abbiamo trovato lungo la costa della città di Wissant, nel nord della Francia. Quella notte due di noi si sono arrampicati sopra uno dei bunker e hanno dormito li, aspettando l'alta marea che arrivasse ad inghiottirci nel mare. Alle prime luci dell'alba scattammo le due foto che hanno dato poi origine alle due copertine dell'album. Qualcun altro ci lanciò del cibo come se fossimo stati imprigionati su quel dannato coso per un po'.
Quel sito è stato demolito dal governo francese mesi fa. Non vi è rimasta alcuna traccia. È come se non ci fosse mai stato. Mai esistito.

Moro: Questo è il vostro primo artwork costituito da una foto reale. Se non erro, gli altri artwork erano fatti da illustrazioni ed elaborazioni in computer grafica. Perché avete sentito questa necessita di cambiare? È come conferire un'impronta decisamente più realistica all' intero album e prendere le distanze da un ipotetico mondo fantastico (o irreale).
Colin: Assolutamente! Volevamo e dovevamo essere reali. Tutto quello che volevamo era avere la possibilità di visitarlo, ogni qualvolta avessimo voluto o ci fossimo sentiti in grado. Ma, sfortunatamente, non è dipeso da noi. Ho avuto varie volte questa visione di tutti noi che andavamo li con le nostre mogli e con i nostri figli. Volevo solo che fosse reale…

Moro: Il simbolismo degli AmenRa è sicuramente il più occulto, strano ed affascinante che abbia mai visto. Come riuscite ad unire e connettere delle tematiche così diverse (sacre, religiose, naturali e post-industriali)?
Colin: Abbiamo iniziato ad usare dei feticci che significavano qualcosa per noi, cose che avevano senso per noi o, per qualche strano caso, che ci dessero forza. Riflettono la nostra visione della vita, della morale e così via. Materializzano il nostro essere. Semplicemente "non lo facciamo", cresce con noi strada facendo.

Moro: Ho sempre pensato alla vostra iconografia come qualcosa di antico. O meglio, qualcosa che diventerà antico fra due o tre secoli. Le vostre location e i vostri paesaggi hanno subito la mano dell'uomo ma la presenza dell'uomo stesso non è più li da tantissimo tempo. È un'interpretazione corretta? Potresti chiarire meglio questo concetto?
Colin: Non possiamo parlare di un concetto, ma più di una visione. È qualcosa di universale in ogni luogo e in ogni tempo. E' qualcosa di indirizzato verso il centro dei sentimenti o delle emozioni, istinti primordiali che prevalgono su tutto. Un dolore universale, una solitudine che vive dentro noi tutti.

Moro: Un'altra cose che vorrei chiederti è questo concentrarvi sulle "strutture portanti": le strutture portanti architettoniche delle chiese e delle cattedrali, gli alberi secchi, i piloni di cemento. In qualche modo voi, rappresentando lo scheletro delle cose, le spogliate da ogni ornamento e decorazione, rivelando solo la struttura interna...qualcosa del genere accade alla vostra musica: è diretta, pesante e senza fronzoli.
Colin: Ci asteniamo da tutti i dettagli non necessari, sono una mera zavorra che proietta ombra sulla vera essenza delle cose, o sulla verità, se preferisci.

Moro: E questo concept l'ho ritrovato nella traccia Boden, dove l'intero tribale è fatto da percussioni metalliche, residui post-bellici e ritrovamenti militari. Dal vivo avete creato una specie di sacra teatralità, molto incantevole. L'atmosfera era molto più amplificata rispetto all'album.
Colin: I ritualismi e i tribalismo sono cose che amiamo mostrare, sempre di più.

Moro: Mi sono divertito a vedere la vostra impostazione a triangolo sul palco. Colin: con la scelta di cantare di spalle, ma allo stesso tempo di avere una forte presenza scenica, ti senti più come il "leader" della band o una sorta di portavoce del pubblico?
Colin: La leadership è qualcosa che detesto. Non ci può essere un leader in quello che facciamo. È una cooperazione. Sul palco mi sento come una sorta di concorrente, mi sento in competizione con qualcosa. Cerco di portare tutti con me, ovunque io vada, che gli piaccia o no.

Moro: Quali sono i significati del video che avete proiettato durante il live (sembra essere il video ufficiale di Boden, ma non riesco a confermare se sia stato rilasciato prima o dopo il tour, ndr)? Le interessanti simbologie della donna vestita di bianco, il feticcio di zampe all'interno della scatola…Perché il numero di zampe è cresciuto da tre a sei (diventando, da uno dei loghi della band, ad una sorta di logo di questo tour)? Il video mi ha ricordato fortemente Begotten di Elias Mehrige. Vi ha influenzato?
Colin: La donna potrebbe essere la purezza e il foglio bianco ancora non scritto. Siamo tutti noi. Siamo noi che percorriamo il nostro sentiero… e poi ad un certo punto trovi una scatola e ti domandi se vorresti aprirla oppure no. Siamo noi il nostro stesso sentiero.
Begotten ci ha ispirato molto, si.
Le tre zampe erano i tre originari fondatori degli AmenRa. Ora siamo in sei.

Moro: E, musicalmente parlando, quali sono state le vostre influenze dagli esordi fino ad oggi? Quali sono stati gli album che vi hanno colpito?
Colin: Colpito? mh...l'ultimo degli OM sicuramente. Poi, più in generale, Neurosis, Crowbar, Catharsis, Bolt Thrower, Massive Attack, Portishead, 16 Horsepower, Tool

Moro: Grazie mille per l'intervista. È stata un'esperienza veramente drammatica (nel modo più positivo possibile…credo…).



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