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WORMFOOD + ERDH - Avanguardismo, Tradizione e Visioni Futuristiche (Prima Parte)
08/06/2013 (1413 letture)
La storia musicale è ricca di talenti che non sempre hanno ricevuto il riscontro che meritavano da parte del pubblico, per i motivi più svariati. Siamo convinti che tra i nostri compiti ci sia anche quello di dare spazio e voce a personalità che meriterebbero maggiore visibilità e sulle cui enormi potenzialità crediamo fermamente. Questa volta siamo entrati in contatto con un artista francese, Emmanuel Lévy, leader dei Wormfood (una band eccentrica, avanguardistica, dai forti connotati francesi e dalla storia travagliata) e vocalist di un nuovo progetto, Erdh, che coniuga sonorità cibernetiche a rabbuianti richiami goth.
E’ un momento particolare per la storia di questo artista, dato che lo scorso anno sono stati rieditati vecchi lavori targati
Wormfood in
Décade(nt), da pochi mesi è uscito l’album del suo nuovo progetto (Resilient), si preannuncia (come vedremo) la composizione di un nuovo album della sua band storica e le premesse ci sono tutte per prevedere che ne venga fuori un disco di grandissimo interesse. E’ il momento giusto per ripercorrere insieme a lui i passi che lo hanno condotto fino a qui ed è fondamentalmente su questo aspetto che verterà la prima parte di questa intervista, presentata in questa sede. In via sperimentale, questa volta verrà riportata in calce anche la versione originale (in inglese) per consentire, a chi ci segue da oltre i confini della nostra penisola, di poter attingere direttamente alla fonte senza l’ausilio di strumenti di traduzione automatica che spesso non rendono appieno il senso del testo.


VERSIONE ITALIANA
(Scroll Down for the ENGLISH Version)

Metal3K: Ciao Emmanuel, benvenuto su Metallized.it!
Dopo aver ascoltato e recensito le tue ultime uscite con Wormfood e Erdh, devo dire che il mio interesse per il tuo lavoro è diventato molto intenso e penso proprio che meriterebbe molta attenzione anche da parte dei nostri lettori. Quindi è davvero un piacere per me porti alcune domande, al fine di rivelare alcuni punti che riguardano la tua storia e, più in generale, per comprendere meglio la tua musica direttamente attraverso le tue parole.
Sei pronto per iniziare?
Emmanuel Lévy: "Ciao Andrea" e grazie mille per il tuo interesse. "Prego"... (ride, N.d.R.)

Metal3K: Cercando di riassumere la tua esperienza in questi anni, la prima parola che mi viene in mente è "avanguardismo". Sembra quasi che tu sia continuamente alla ricerca di nuovi stimoli, che tu eviti sempre di seguire una tendenza consolidata e preferisca scavare nella sperimentazione. Sei d'accordo con queste affermazioni? Come lo spiegheresti o, meglio, da dove proviene questa tue attitudine?
Emmanuel Lévy: Sì sono d'accordo, ma sai è difficile analizzare questo processo. Onestamente, non ho mai scritto una canzone pensando tra me e me "io voglio assolutamente che suoni avanguardista"; cerco di creare le melodie che mi attraggono quando ascolto i miei dischi preferiti e per quanto riguarda i miei gusti musicali strani, eterogenei (dal goth/doom metal alla varietà francese), ciò spesso dà vita a risultati sperimentali. Poi, la mia priorità è quella di creare qualcosa che sia quanto più personale possibile. Da dove proviene? Dai miei limiti. Ho capito presto che non sarei stato mai un chitarrista veloce, ad esempio, così ho deciso di suonare melodie molto basse, pesanti. Poi, ho notato che non sono bravo a cantare usando un grunt brutale, così mi sono concentrato sugli aspetti emotivi ed ho lavorato sulla mia voce pulita, eccetera. Sono per lo più guidato dagli impedimenti e dai limiti.

Metal3K: Un altro aspetto rilevante della tua musica è stata la tua cura dell’interpretazione, protesa ad aggiungere quel tocco di teatralità che infarcisce le tue esecuzioni di pathos ed imprevedibilità. È forse questo il motivo principale per cui France è risultato un così grande album e molti dei vostri sostenitori (come me) sperano ancora che voi possiate tornare ad un approccio simile, prima o poi.
Qual è stata la genesi di France e che importanza ha avuto per il tuo percorso artistico?
Emmanuel Lévy: France sembra essere un album "cult" per molte persone. In quel periodo (2004), la Code666 ci diede l'occasione di firmare il nostro primo contratto e di rilasciare la nostra musica in tutto il mondo, e sono molto grato a loro per questo. È stato come un "sogno che si avvera" vedere i Wormfood spingersi ad un livello successivo e guadagnare qualche riconoscimento. France era infatti la versione espansa, ri-registrata del nostro cd autoprodotto Jeux d'Enfants (2003). Secondo me, rimane un pezzo molto divertente di musica psicotica con una forte identità francese, sono ancora orgoglioso del nostro lavoro, ma naturalmente mi rendo anche conto che sono stati commessi molti errori in occasione di quella prima release. Forse abbiamo tentato di mettere troppa carne al fuoco in quel disco. Può darsi che non lo abbiamo promosso bene per mancanza di esperienza e di metodo -abbiamo pensato ingenuamente che la nostra label facesse il lavoro per noi! Avremmo dovuto tentare di ottenere più concerti, ed avremmo dovuto lavorare più duramente. Poi, rapidamente sperimentammo le nostre prime battaglie di ego ed i cambiamenti di line-up, e così via... Ma fu un tempo spensierato, ed abbiamo gran bei ricordi di allora. Nessun rimpianto.
Infine, come ho già detto in recenti interviste, credo sinceramente che il prossimo disco dei Wormfood riporterà in vita quella follia orchestrale/teatrale iniziale, pur mantenendo i toni maturi e tetri posti in essere con Posthume. Ho davvero fiducia nelle reali capacità musicali della nostra line-up, e stiamo lavorando sodo per dare vita ad una nuova opera per cui sarà valsa la pena aspettare. Entreremo in studio quest'anno. Questo è tutto quello che posso dire per ora. Ti senti rassicurato?

Metal3K: In alcuni momenti, ascoltando alcuni passaggi della tua musica, non si può non richiamare alla mente il sound dei Type O Negative mentre, ascoltando la tua voce, non si può non pensare a Peter Steele. È chiaro che quelli citati hanno sempre rappresentato dei punti di riferimento per te, anche se inseriti in un contesto molto personale ed originale. Ci sono alcuni episodi o ricordi particolari che ti legano a quella band ed a quell’artista? Dal tuo punto di vista, quali sono le ragioni principali per cui sono stati così speciali ed indimenticabili per l’intero panorama musicale?
Emmanuel Lévy: Peter Steele è il mio eroe, è stato il primo ad influenzarmi. In 20 anni, non ho mai scoperto un cantante migliore. Dall'inizio degli anni '90, ho imparato a cantare "con" Peter Steele, in effetti. Quando ero un adolescente, ogni volta che ascoltavo i Type O Negative o i Carnivore in camera mia, ci cantavo sopra. Così è iniziata. È davvero così semplice come sembra. E lascia che ti dica una cosa, a quel tempo, io avevo veramente paura di non riuscire mai a raggiungere i suoi toni bassi (io sono alto solo 1,78 m!), così ho continuato ad allenarmi, imitandolo nella mia camera da letto. Non avrei mai pensato che sarei stato un cantante un giorno. Più tardi, dopo alcune uscite, ho trovato il mio giusto tono di voce (grazie al mio produttore Axel Wursthorn da Carnival in Coal/Walnut Groove Studios), ma di tanto in tanto, il Peter Steele dentro di me ricompare e srotolo la mia "r" di nuovo!
Ho visto Peter Steele due volte nella mia vita. La prima volta fu nel 1996, durante il tour di October Rust, a Parigi. È stata una delle migliori performance live che io abbia mai visto; ho ancora una reliquia, una corda del basso che un "roadie" mi ha dato dopo lo spettacolo (!). La seconda volta è stata sempre a Parigi, nel 1999... ed è stato un disastro totale, perché il suono era orribile. Ci sarebbe potuta essere una terza volta. Quando i Carnivore si riunirono nel 2006, ho prenotato un biglietto per la loro esibizione in Francia. Il mio amico Paul Bento (chitarrista dei Carnivore ed al sitar nei Type O Negative) mi offrì la possibilità di partecipare ad un party con i ragazzi nel backstage. Lo spettacolo fu annullato all'ultimo minuto, e la band andò direttamente in Germania. Un anno dopo, Peter Steele morì.
Paul Bento una volta mi disse di aver fatto ascoltare a Peter Steele i Wormfood e che a lui piacquero. Ciò mi tocca profondamente. Inoltre, mi sento molto fortunato ad essere amico di Paul, è un onore lavorare con lui, ed ha fatto un ottimo lavoro con il sitar su Posthume. Non vedo l'ora di invitarlo di nuovo a partecipare alla realizzazione di un nuovo disco.
Vedi, potrei parlare di Type O Negative e Peter Steele riempiendo pagine e pagine... Erano speciali ed indimenticabili, in tanti modi! Personalmente, oltre al tono unico ed alla loro musica, io sono appassionato del loro umorismo nero e carico di auto-denigrazione. Ed a loro non importava affatto di quello che pensa la gente, il che è la pura essenza delle leggende del rock'n'roll.

Metal3K: Hai sempre dato l’impressione di sentirti a tuo agio con diversi stili musicali ed il tuo registro vocale è in grado di adattarsi a diversi scenari senza grossi problemi. Secondo te, quali stili sono più adatti alle tue corde vocali o, diciamo, quali sono i tuoi preferiti?
Emmanuel Lévy: Ti ringrazio molto per il complimento. Non mi piace cantare utilizzando grunt black/death... Quindi, direi che i miei stili preferiti sono quelli melodici. Cerco sempre di ampliare le mie capacità vocali: Melted Space (progetto sinfonico di Pierre le Pape), Erdh e Wormfood offrono sfide molto diverse. Ho anche intenzione di registrare presto un album noise/pop psichedelico con Axel Wursthorn, il nome del progetto è The Lovotics, abbiamo già composto belle canzoni, e spero davvero che troveremo il tempo di finire questo lavoro.

Metal3K: Dopo aver toccato il punto più alto della tua carriera con i Wormfood, grazie al geniale France, seguì un lungo periodo buio (durato 5-6 anni), durante il quale avete lavorato al vostro ultimo full length Posthume. Quindi si verificò una trasformazione radicale ed inaspettata del vostro sound, che risultò più intimo, pessimista ed oscuro. Ti dispiacerebbe spiegarci che cosa ha significato quel periodo per te? Quella trasformazione è stata davvero voluta e pianificata o fu solo il risultato naturale della tua evoluzione personale?
Emmanuel Lévy: Tutto quel periodo fu caratterizzato da rifiuti, sofferenze, perdite e depressione. Subito dopo France, abbiamo sperimentato i nostri primi cambi di formazione nei Wormfood: abbiamo licenziato il nostro ex batterista Alexis Damien, il tastierista Tim Zecevic ha lasciato la band. Alcune esibizioni sembravano molto deludenti, litigavamo sempre per definire una direzione artistica per il disco successivo, e le vendite dei dischi non ci trasformarono in miliardari di successo... La spensieratezza era definitivamente finita. Con tre di noi che si unirono nei live alla band Carnival in Coal, ci fu al tempo stesso un po' di confusione circa le nostre priorità. Poi, la mia vita personale crollò in molti modi. Ho cercato davvero di trovare sollievo nella composizione di Posthume ma fu più come autodistruggersi, e in più il risultato inquietò i miei ex-compagni di band. E infine, non una singola etichetta si interessò a realizzare il nostro deprimente album. Sicuramente Wormfood sarebbe dovuto finire in quel momento. Sorprendentemente, è sopravvissuto.
Nulla è voluto o programmato, la musica segue la mia evoluzione personale, hai ragione. È un sincero processo di creazione. Ed è per questo che sono orgoglioso di Posthume. È doloroso, nudo e vero.

Metal3K: Sembra che tu abbia un rapporto conflittuale con il tuo pseudonimo "El Worm", a cui ancora molte persone ti associano. Solo una curiosità: qual è la ragione per cui a volte nella tua carriera lo hai utilizzato, mentre in seguito lo hai abbandonato?
Emmanuel Lévy: All'inizio ho pensato che il mio nome, "Emmanuel Lévy", suonasse troppo biblico, e che non era "cool" per un cantante metal. Io non sono una persona religiosa, e tecnicamente, nonostante il mio nome, io non sono ebreo, mentre mia madre è cattolica. Così presi questo pseudonimo, "El Worm". E oggi, beh... Non me ne frega più un cazzo! Sono più sicuro di me, si vede. Queste radici ebraiche sono una parte della mia identità. In più, se sto scrivendo canzoni sincere, io non voglio nascondermi dietro un nome d'arte o un atteggiamento falso.

CONTIINUA... (Clicca qui)



ENGLISH VERSION

Metal3K: Hi Emmanuel, welcome to Metallized.it!
After having listened to and reviewed your last releases with Wormfood and Erdh, I have to say that my own interest on your work has become very intense and I really think that it would deserve much attention from our readers too. So it is really a pleasure for me to ask you some questions, in order to disclose some points regarding your story and, more in general, to better understand your music directly through your words.
Are you ready to start?
Emmanuel Lévy: Ciao Andrea and thanks a lot for your interest. Prego... (smiling, Ed.)

Metal3K: Trying to summarize your experience during these years, the first word coming up to my mind is "avant-gardism". It almost seems that you are continuously in search of new stimuli, that you always avoid following a consolidated trend and prefer to dig into experimentation. Do you agree with these statements? How would you explain that or, better, where does this inclination originates from?
Emmanuel Lévy: Yes I agree, but it's difficult to analyze this process, you know. Honestly, I never write a song thinking to myself "I absolutely want it to sound avant-gardist"; I try to create the melodies I enjoy when I'm listening to my favorite records and regarding my strange, heterogeneous musical tastes (from goth/doom metal to French variety), it often give birth to experimental results. Then, my priority is to create something as personal as possible. Where does it originates from? From my own limits. I understood early that I'll never be a fast guitar player, for example, so I decided to play very low, heavy tunes. Then, I noticed that I'm not good at brutal grunt singing, so I focused on emotional aspects and worked my clean vocals. Etc. I'm mostly led by contrariness and limits.

Metal3K: Another relevant aspect of your music has been your care of interpretation, intended to add that touch of theatricality which provides your performances with pathos and unpredictability. It is perhaps the main reason why France resulted in a so great album and many of your supporters (as well as me) are still hoping that you will come back to a similar approach sooner or later.
What was the genesis of France and how much importance did it have for your artistic development?
Emmanuel Lévy: France seems to be a "cult" album for many people. At this time (2004), Code666 gave us the opportunity to ink our first contract and release our music worldwide, and I'm very thankful to them for that. It was like a "dream coming true" to see Wormfood arrive to a next level and gain some recognition. France was in fact the expanded, re-recorded version of our self-released cd Jeux d'Enfants (2003). According to me, it remains a highly enjoyable piece of psychotic music with a strong French identity, I'm still proud of our work, but naturally I can also see a lot of mistakes for this first release. Maybe we tried to put too much things on this record. Maybe we did not promote it well by lack of experience and method -we thought naively that our label will do the work for us! We should have tried to find more gigs, and worked harder. Then, we quickly encountered our first ego battles and line-up changes, and so on... But it was a happy-go-lucky time, and great memories. No regrets.
Finally, I already said it in recent interviews, but I sincerely think that the next Wormfood record will bring this initial orchestral/theatrical madness back to life, while preserving the mature, somber tones set with Posthume. I really have faith in our actual line-up's musical skills, and we've been working hard to give birth to a new opus that will be worth the wait. We're entering the studio this year. That's all I can say for now. Feel reassured?

Metal3K: In some moments, listening to some passages of your music, one cannot but remind Type O Negative-sound while, hearing your voice, one cannot but think to Peter Steele. It is clear that they have always been strong references for you, even if inserted into a very personal and original context. Are there some particular episodes or remembrances which tie you to those band and artist? According to you, what are the main reasons why they were so special and unforgettable for the whole musical scene?
Emmanuel Lévy: Peter Steele is my hero, my first influence. In twenty years, I've never discovered a better singer. Since the beginning of the 90s, I have learned to sing "with" Peter Steele, in fact. When I was a teenager, each time I was listening to Type O Negative or Carnivore in my bedroom, I was voicing over. So it began. That's really as simple as that. And let me tell you something, at this time, I was sincerely afraid I could never reach his low tones (I'm only 1,78m tall!), so I kept training, imitating in my bedroom. I would have never thought I'll be a singer someday. Later, after a few releases, I found my own voice tone (thanks to my producer Axel Wursthorn from Carnival in Coal/Walnut Groove Studios), but from time to time, the Peter Steele inside me re-appears and I roll my "r"again!
I've seen Peter Steele twice in my life. The first time was in 1996, during the October Rust tour, in Paris. It was one of the best live performance I saw ; I still have a relic, a bass string a roadie gave me after the show (!). The second time, it was also in Paris, in 1999... and it was a total disaster, because the sound was horrible. There could have been a third time. When Carnivore re-united in 2006, I booked a ticket for their venue in France. My friend Paul Bento (Carnivore's guitar player, and Type O Negative's sitar) offered me to party with the guys backstage. The show was canceled at the last minute, and the band went directly to Germany. One year later, Peter Steele died.
Paul Bento told me one time that he made Peter Steele listen to Wormfood and that he enjoyed it. It touches me deeply. Moreover, I feel very lucky to be Paul's friend, It's an honor to work with him, and he did a great sitar work on Posthume. I'm looking forward to inviting him again for a new record.
You see, I could speak of Type O Negative and Peter Steele for pages and pages... They were special and unforgettable in so many ways! Personally, beside the unique tone and music, I'm fond of their black and self-depreciating humor. And they did not care at all about what people think, what is the pure essence of rock'n'roll legends.

Metal3K: You have always seemed to feel at your ease with different musical styles and your vocal register is able to adapt to different scenarios without any relevant issues. According to you, what styles are more suitable to your vocal chords or, let’s say, what are your preferred ones?
Emmanuel Lévy: Thank you very much for the compliment. I don't like to practice grunt black/death vocals... So, I'd say my favorite styles are melodic styles. I always try to expand my vocal skills : Melted Space (Pierre le Pape's symphonic project), Erdh and Wormfood offer very different challenges. I even plan to record a psychedelic noise/pop album with Axel Wursthorn soon, the project's name is The Lovotics, we already have nice songs composed, and I really hope we'll find the time to finish this work.

Metal3K: After having touched the highest point of your career with Wormfood, thanks to the genial France, a long dark period (lasted 5-6 years) followed, during which you worked on your last full length Posthume. Then a radical and unexpected transformation of your sound occurred, resulting more intimate, pessimistic and obscure. Would you mind explaining us what that period meant for you? Was that transformation really wanted and planned or was it just the natural result of your personal evolution?
Emmanuel Lévy: This whole period had been a time of waste, suffering, loss and depression. Soon after France, we encountered our first line-up changes in Wormfood : we fired our former drummer Alexis Damien, keyboardist Tim Zecevic left the band. Some venues appeared to be very disappointing, we were always quarreling to define an artistic direction for the next record, and the album sales did not turn us into successful billionaires... Carefreeness was definitely over. With three of us joining Carnival in Coal's live band, there was in the same time some confusion about our priorities. Then, my personal life collapsed in many ways. I really tried to find relief in the composition of Posthume but it was more self-destructing, and quite disturbing for my ex-bandmates. And finally, not a single label was interested to release our depressive album. Wormfood should have ended definitely at this time. Surprisingly, it survived.
Nothing is wanted or planned, the music follows my personal evolution, you're right. It's a sincere creation work. And that's why I'm proud of Posthume. It's painful, naked and true.

Metal3K: It seems that you have a conflictual relationship with your pseudonym "El Worm", which still many people associate you with. Just a curiosity: what is the reason why sometimes in your career you used it, but then you abandoned it?
Emmanuel Lévy: In the beginning I thought that my name "Emmanuel Lévy" sounded too biblical, and that it wasn't "cool" for a metal singer. I'm not a religious person, and technically, despite my name, I'm not Jewish, as my mother is catholic. So I took this "El Worm" pseudonym. And today, well... I don't give a fuck anymore! I'm more self-confident, you see. These Jewish roots are a part of my identity. More, if I'm writing sincere songs, I don't want to hide behind a stage name or a fake attitude.

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