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PROMETHEUS - # 4 - Ludwig Van Beethoven, l'Uomo contro il Destino
15/06/2013 (6081 letture)
Puntuale come un orologio svizzero in ritardo ed ovviamente dotato di cinturino in metallo, torna la nostra rubrica dedicata alla scoperta od alla riscoperta di una serie di musicisti classici, che però hanno in qualche modo influenzato anche il mondo del rock. Vuoi per lasciti direttamente musicali, per attitudini e/o atteggiamenti personali o per tutte e due le cose insieme. Questa volta ci occuperemo di una vera icona della cultura mondiale, quel mostro sacro che rispondeva al nome di Ludwig Van Beethoven.

UN MOZART MANCATO
Noto per essere stato contemporaneamente il primo dei romantici e, con una forzatura, anche l'ultimo dei classicisti, è passato altresì alla storia per la sua sordità che però non gli ha impedito affatto di comporre grandissima musica. Figlio e nipote di musicista, manifestò le sue doti molto presto, tanto che il padre accarezzò l'idea di farne un secondo Mozart, portandolo giovanissimo ad esibirsi in pubblico come lui. Il carattere autoritario al limite della violenza del padre però, impedì di fatto la cosa, ed anche i maestri da lui scelti non contribuirono a sviluppare in maniera significativa l'arte di Beethoven. Importante per lui fu diventare maestro dei figli di Helene von Breuning, fatto che gli diede modo di introdursi in un ambiente più stimolante dal punto di vista intellettuale, divenendo a sua volta allievo di Christian Gottlob Neefe e cominciando così a comporre le prime opere pianistiche. Nel 1784 il "datore di lavoro" del padre, ossia l'arciduca Maximilian Franz d'Asburgo lo nomina secondo organista di corte con un discreto appannaggio. Nel 1787 incontra Mozart a Vienna e nel 1792 il conte Waldstein presenta Beethoven a Franz Joseph Haydn. L'illustre musicista gli propone il trasferimento a Vienna dopo aver letto una sua opera ed esserene rimasto colpito, cosa che egli fa anche se per questo deve lasciare la famiglia in Germania, nel frattempo alle prese con grossi problemi causati da alcuni lutti e dal padre sempre più alcolizzato ed incapace di provvedere agli altri.

DI INVASIONI E GARE DI BRAVURA
Beethoven arriva a Vienna ventiduenne ed ancora poco conosciuto. Gli studi con Haydn però, procedono per scossoni a causa di forti divergenze caratteriali. Egli prosegue a studiare anche con altri compositori, fra i quali Salieri, infine il trasferimento definitivo nella capitale austriaca insieme alla notizia della morte del padre e la perdita della sua pensione e dello stipendio che gli era comunque garantito, a causa di sconvolgimenti politici in patria, intanto invasa dai francesi. Dopo la pubblicazione di alcune sue opere, nel 1795 tiene il suo primo concerto per piano (essere un pianista era quello che aveva in mente di fare nella vita), ovviamente con musiche sue. Nel 1796 è in tour nella Mittleuropa, suscitando entusiasmi di piazza e critiche feroci da parte di addetti ai lavori troppo legati all'epopea mozartiana per riconoscere "in diretta" il suo valore. La cosa, a ben pensarci, accade ancora oggi all'apparire di fenomeni musicali nuovi che producono frattura con un passato ancora recente. Comincia ad interessarsi massicciamente di letteratura, forgiando così un certo spirito romantico, già accompagnato dalle pulsioni sociali dell'epoca. Compone numerose opere come Sonate per piano n. 5 e n. 7, le prime Sonate per violino e pianoforte e partecipa a numerose gare riservate ai virtuosi (veri scontri musicali pubblici, un po' come se oggi Vai, Satriani e personaggi simili si sfidassero per vedere chi è il più bravo) che lo rendono popolarissimo e stimato come esecutore. Comincia a lavorare ad opere davvero importanti quali Concerto per pianoforte e orchestra n. 1, il Settimino per fiati ed archi, la Patetica ed altre, cominciando a manifestare la propria personalità sganciata da quella di Haydn. Beethoven guadagna bene e comincia ad essere conosciuto anche all'estero.

UN PUBBLICO SORDO COME LUI
A partire dal 1796 però, egli comincia a fare i conti anche con i primi problemi di udito, le cui cause non sono mai state definite con certezza, che lo renderanno completamente sordo nel 1820. Questo anche a causa delle solite cure approssimative disponibili al tempo. In questo periodo la presa di coscienza del problema e delle sue conseguenze soprattutto sulle sue uscite pubbliche, lo rende scontroso, restio a mischiarsi alla gente, in uno stato spesso prossimo alla depressione suicida e di conseguenza anche meno popolare presso un pubblico che non mancherà per questo di muovergli accuse fuori luogo. E' qui che Beethoven decide di darsi alla composizione, tralasciando i concerti. Di questo periodo sono La Primavera, Al Chiar Di Luna, la Seconda Sinfonia ed il Concerto per Pianoforte n. 3 - Eroica; comincia la magniloquenza dell'arte del compositore. Come quasi sempre succede davanti alle novità, la gente si manifesta impreparata all'atto della sua presentazione del 1807 per questioni di lunghezza eccessiva, cosa che spinge Beethoven a promettersi -senza poi mantenere- di non comporre nulla che superi i sessanta minuti nel futuro. Comincia a mutare anche il suo stile al pianoforte, adesso più sinfonico e pomposo, più eroico. Di questo periodo L'Appassionata ed il Triplo Concerto, indi passa all'opera, ma anche il Fidelio viene accolto male, mentre oggi è considerato importantissimo per il repertorio lirico.

UN INDIPENDENTE DA CLASSIFICA
Dal 1806 la sordità sembra creargli meno ansie, restituendolo alla vita sociale. Compone capolavori come Concerto per pianoforte n. 4, i Tre Quartetti per archi n. 7, n. 8 e n. 9, la Quarta Sinfonia ed il Concerto per Violino, sempre sotto l'ala del principe Carl Lichnowsky, col quale però litiga aspramente per essersi rifiutato di suonare per degli ufficiali francesi. E' l'inizio della sua attività da "indipendente", un po' come se un grosso artista di oggi si liberasse di un contratto favorevole, ma troppo limitante, e cominciasse a gestire da solo l'attività discografica e concertistica, fornendoci ancora una volta un aggancio tra un passato non così passato ed un presente non completamente nuovo. La sua vena eroica può trovare libertà espressiva nella Quinta Sinfonia e nella Pastorale, con il concerto del 22 Dicembre 1808 che ne fa una star assoluta. Se ci fossero state le charts, Beethoven sarebbe stato in quel momento al n. 1. Sempre nel 1808 rifiuta un grosso ingaggio da Girolamo Bonaparte, per poi accettare una rendita di 4.000 fiorini annui da parte di un pool di mecenati quali l'Arciduca Rodolfo, il Principe Kinsky e il Principe Lobkowitz, messisi in società al fine di farlo restare a Vienna. La ripresa della guerra tra Austria e Francia però, manda tutto all'aria, visto che nessuno è più in grado di pagare la somma pattuita. Nonostante la prenda piuttosto male, continua a produrre opere di rilievo come il Concerto per pianoforte n. 5.

UN DEMOCRATICO MALATO
L'anno di grazia 1812 si rivela basilare per Beethoven. Mentre si sottopone a cure termali a Teplitz, scrive senza inviarlo il celebre carteggio Lettera all'amata immortale per una donna mai identificata con certezza, ed incontra Goethe, col quale intratterà rapporti complessivamente burrascosi culminati nel famoso "incidente di Teplitz", col musicista sdegnato dalla deferenza di Goethe per L'Imperatrice e la sua corte. Nel 1814 viene indicato al Congresso di Vienna come musicista nazionale, ma da un paio di anni egli è di nuovo in uno stato di angoscia e di scarsa ispirazione, sentendo anche che il gusto del pubbico stava mutando verso forme più spensierate di musica, identificando in Rossini il portatore del nuovo stile. Come vedete, anche in questo le discrasie tra un mercato che cambia e gli esponenti di un certo stile che si adattano con difficoltà, non sono certo una novità dei nostri tempi. Le autorità non lo vedono bene, essendo lui un democratico e lo "attenzionano" spesso. Muore un fratello e Beethoven assume la tutela del nipote, il quale gli procurerà una serie infinita di guai. La sordità intanto, avanza inesorabile; da ricordare solo le due Sonate per violoncello n. 4 e 5, la Sonata per pianoforte n. 28 ed i Lieder An die ferne Geliebte. Oltre alla sordità egli si ammala per cause che analizzeremo brevemente in chiusura dello scritto, mentre le sue condizioni finanziarie precipitano. Medita ancora il suicidio, ma riesce a superare il momento.

QUADERNI E SUICIDI
Nel 1817 comincia a riprendersi ed a lavorare alla Sonata per piano n. 29 op. 106, detta Hammerklavier. Così complessa -come quasi tutto quello che comporrà da qui fino alla morte- da essere giudicata non eseguibile dai contemporanei che tiravano in ballo la sordità del compositore per giustificarsi. Sempre più isolato dalla sua infermità, comunica con allievi e leccapiedi tramite i quaderni di conversazione, cui si affida per comunicare col resto del mondo. Si avvicina al Cristianesimo e compone -in quattro anni- la Missa Solemnis, ma anche le ultime Sonate per pianoforte opere n. 30, 31, 32 e le 33 variazioni Diabelli. Finita la Missa Solemnis comincia la Nona Sinfonia, che poi sarà eseguita nel 1824 con grande successo, specialmente in Inghilterra ed in Prussia. Tale è il responso, che Beethoven medita il trasferimento a Londra, mai effettuato. Infine i cinque Quartetti per archi finali. Nel 1825 Beethoven cambia casa per l'ultima volta, riprendendo a lavorare con vigore a numerosi progetti. Nell'estate del 1826 lo troviamo in piena attività quando il nipote, in contrasto con lui, tenta il suicidio mediante un colpo di pistola andato a vuoto, venendo infine fatto arruolare ed allontanare dalla città. Dalla faccenda viene fuori un grosso scandalo, con zio e nipote che si trasferiscono per un po' ospiti (paganti) del fratello di Beethoven, al fine di far calmare le acque. Tornato in città in Dicembre a bordo di un carro scoperto, incappa in un forte maltempo sulla via del ritorno, ammalandosi fatalmente di una polmonite che nell'arco di quattro mesi lo condurrà alla morte, che sopraggiungerà il 26 Marzo del 1827 all'età di 52 anni. Secondo le ultime scoperte, Beethoven potrebbe essere stato tormentato per tutta la vita da intossicazione da piombo (probabilmente contenuto nei calici per il vino da lui molto gradito), che potrebbe aver anche causato la sua sordità, oltre che i dolori che lo tormentavano continuamente. Così se ne andava un autentico genio della musica, come al solito non pienamente valutato come tale in vita.

Tutto qui? Ovviamente no. Queste infatti sono le stringate note biografiche su di lui, utili ad introdurvi al personaggio/uomo, insomma: a Ludwig prima che a Beethoven. Per darvi le coordinate musicali necessarie ad orientarvi all'interno dell'opera del compositore di Bonn, è necessario l'intervento del nostro Giovanni Perin "GioMasteR".

UN NOTO MOTIVETTO
Come è già stato accennato, il ruolo di Beethoven nella storia della musica è molto particolare: tanto formalmente vincolato al classicismo (si percepiranno a lungo le influenze di Haydn nelle sue opere) ed alle sue regole, quanto vicino al romanticismo per l’enfasi sentimentale e le tematiche delle sue opere. La produzione del tedesco spazia su molti fronti, toccando opere per solo pianoforte, musica da camera, concerti per strumento solista ed orchestra (giungendo a comporre un Concerto Triplo per Pianoforte, Violino, Violoncello ed Orchestra, in cui gli strumenti solisti sono tre) e sinfonie, opere queste ultime che hanno contribuito non poco a rendere universale la fama di Beethoven.
Diciamolo senza troppi indugi: se il coro del Lacrimosa di Mozart è ad oggi uno dei passaggi più conosciuti anche dai profani della musica classica, l’esordio della Sinfonia n. 5, “Il Destino che bussa alla porta” (chi non vedrebbe anche un riferimento alla progressiva sordità che si stava impadronendo del talento di Ludwig?), è universalmente riconosciuto, allo stesso modo in cui il coro dell’Inno alla Gioia, presente nella Sinfonia n. 9 è divenuto patrimonio dell’umanità e rappresenta l’Unione Europea. Per non parlare di Per Elisa, il cui motivetto è entrato nelle case di tutti i novizi al pianoforte, simbolo di come la bellezza non debba necessariamente associarsi all'elaborazione formale.

UN EPICO CRESCENDO
Dal punto di vista compositivo, Beethoven si caratterizza per un generale equilibrio che ne pervade le opere, per la calma con cui il compositore sviluppa i temi (giocando su variazioni e armonizzazioni diverse per uno stesso motivo, l’incipit della Sinfonia n. 5 è un esempio lampante di questa dote del tedesco) lasciando che questi si impadroniscano anche di un intero movimento, ma crescendo gradualmente attraverso i continui richiami, quasi come se il compositore fosse un mastro vetraio che stirasse la pasta fusa di un particolare della figura che modellerà, concedendosi un momentaneo passaggio ad un particolare per poi ritorna a tirare e lavorare la stessa zona. La stessa calma viene riflessa dall’abilità con cui il maestro riesce ad inserire dei movimenti concitati all’interno di opere dal carattere più pacato senza farli apparire fuori luogo: la Sinfonia n.6, “Pastorale”, romantica nell’ideale del forte legame con la natura e tanto delicata nel simularne il risveglio nei primi movimenti, accoglie una scena temporalesca nel IV movimento, lasciando che i veloci passaggi di archetto (le nuvole che scorrono velocemente nel cielo) introducano un tema di trilli e vibrati, sottesi da un intenso fondo di timpani ed accenti repentini come tuoni. In passaggi come questi si nota il carattere precursore dell’intensità romantica: a tutti gli effetti le regole della tradizione classica non vengono abbandonate, i cromatismi rimangono sentieri vergini, ma nonostante ciò le costruzioni dei temi riescono a spostarsi su accordi inconsueti, giocano intensamente sui cambi di tonalità attraverso le cadenze, trillano su cascate di note, caratteristiche tutte che si possono ritrovare nella Sonata n. 23, “Appassionata”, lasciando che emergano un prepotente istinto romantico e l’intensità sentimentale dipinta dai chiaroscuri di pianoforte.
La stessa intensità pervade la Sinfonia n.3, “Eroica”, in cui ritroviamo una drammatica marcia funebre nel II movimento, tema dallo sviluppo lento ma inesorabile, in grado di alleggerire l’opprimente carico delle tensioni in passaggi dal suono che oggi definiremmo epico, reso unico dalla solennità del sacrificio e dalla delicatezza con cui si esprimono i fiati.

EREDITA' METALLICHE
Il lascito di Beethoven alla musica moderna è a dir poco incalcolabile: oltre all’eredità formale, ai grandi temi che sono divenuti simbolo, colonna sonora e patrimonio dell’umanità, alla monumentale forza sentimentale che le sue opere sono in grado di trasmettere, le composizioni del tedesco sono ancor oggi in grado di ispirare al un vivido sentimentalismo. Si prenda per esempio la Sonata n. 14, “Chiaro Di Luna”: mentre il tema suo primo movimento ha ispirato un gran numero di arpeggi, da Because dei Beatles a The Forsaken dei Fleshgod Apocalypse, il virtuosismo del terzo ha stimolato lo studio e l’impegno di una generazione di musicisti, tra cui va citato l’italiano Michele Vioni ”Dr Viossy” (Killing Touch, Absynth Aura) di cui possiamo trovare un video in cui esegue questo celebre brano. A quasi due secoli dalla sua morte, Beethoven rappresenta un calzante esempio di eroicità e volontà di opporsi al destino, incarnando l’ideale tipicamente romantico che un uomo con la forza delle proprie idee ed una volontà d’acciaio può essere piegato dalle avversità, ma non distrutto da esse.

Come Giomaster ha appena dimostrato, la musica ed i musicisti classici hanno lasciato un'impronta netta nel metal. Talmente netta, che forse solo chi non ascolta il genere può ignorare. Un dato questo, sul quale i detrattori della musica pesante dovrebbero forse riflettere, se solo se ne rendessero conto.



LaSte
Lunedì 17 Giugno 2013, 21.36.02
13
Mamma Beethoven...non c'è niente da fare, amo quest'uomo e la sua opera come nessun altro. Complimenti a Raven e Giomaster per avergli reso onore col loro articolo, e anche a Jimi TG per i suoi interventi sempre magnifici.
Victim of Fate
Lunedì 17 Giugno 2013, 20.01.22
12
Ah Ludwig... Ah... Quante gioie... Se non ci fossi stato tu la musica come oggi la conosciamo non sarebbe esistita, anche se è scontata come affermazione... Grazie a te come ai tuoi colleghi prima e doto di te. Io comunque terrei d' occhio anche Vivaldi per un articolo. Secondo me alla fine è uno dei più influenti nel metal per le sue progressioni ricorrenti e le melodie cantabili. O magari quel simpaticone di Bach che popolò il mondo nel vero senso della parola... Comunque bellissimo articolo!
Absynthe6886
Sabato 15 Giugno 2013, 19.28.54
11
Il GENIO dei genii. L'apice. Beethoven è IL precursore. Dapprima rinnegato, poi riscoperto e ripreso dal tardo romanticismo in avanti (persino Stravinsky ne elogiò il genio che seppe riversare ne La Grande Fuga). Bell'articolo e, per quanto riguarda i film, mi sento di consigliare Amata Immortale, il più accurato dal punto di vista di vista filologico (per quanto ci si prenda diverse libertà anche lì).
Jimi The Ghost
Sabato 15 Giugno 2013, 19.19.32
10
Meraviglioso, Ben scritto e strutturato questo articolo di Gio e Raven. L'effetto della musica di Beethoven sulla psiche è profonda. Ricordate il film "Arancia meccanica"?. Stanley Kubrick conosceva bene la "pedagogia della musica classica" e della scrittura classica del buon Ludwing. Per comprendere questa musica a volte molto difficile, dovremmo leggerla per mezzo di alcuni compositori d'orchestra. Con le loro interpretazioni e magari secondo i loro sviluppi. Gustav Mahler aveva letto nella scrittura musicale di Beethoven un testamento: il dramma musicale, come l'arte romantica in generale, ha le sue radice nel pessimismo. Il romantico cerca di dimenticare la cognizione della relatività, di tutto quanto è terreno con la fuga dalla realtà in un altro mondo, nel mondo della fantasia. La nona sinfonia, invece, -classica nella sua essenza-, permea la realtà e la nobilita. Soltanto una "Sinfonia" può rivelarci l'idea, quella profonda esperienza di "tutti gli uomini diventano fratelli" poichè uniti. Una musica sviluppata in modo epigonico e fraintesa, ma che dischiude a se la verità: l'arte romantica fugge la vita, l'arte classica da forma alla vita. Perchè Beethoven adorava le Sinfonie? Dal greco antico, SINPHONIA si compone di due insiemi SIN e PHONIA, che significano RISUONO, FONICO, che si riconduce a Phaino, ovvero all'orecchio. Be lui ha avuto bisogno, causa la sua mal curata malattia, ad occuparsi di condotto uditivi. Appunto SINFONIA è la musica forte d'insieme, è l'armonia di più parti....C'è un buon testo, (lungi da me una pubblicità a fini di lucro) di Arnold Schonber dal titolo "funzioni strutturali dell'armonia", che illustra i meccanismi della struttura dell'armonia in maniera approfondita, che "divaricano" letteralmente quelle linee del pentagramma e probabilmente vi potrebbero lasciare stupiti di quanto metal ci sia in questo straordinario musicista e quanto oggi invece tanto manca. BRAVI ANCORA. Jimi TG
Raven
Sabato 15 Giugno 2013, 15.47.41
9
La serie è solo all'inizio. Approfitto poi per segnalare ancora una volta l'apporto di Giomaster, senza il quale il tutto si ridurrebbe a semplici biografie.
Unia
Sabato 15 Giugno 2013, 15.45.29
8
Una passione tale che lo portò a comporre l'"Inno alla Gioia", la "Fur Elise", il "Fidelio"... Ed era sordo. Ho visto pure il film "Io e Beethoven", bello. Ci starebbe un articolo su Verdi...
jek
Sabato 15 Giugno 2013, 13.47.22
7
Penso a Beethoven e subito vado Difficult To Cure. Altro articolone dal Raven nazionale
quel mona che sbatte la porta
Sabato 15 Giugno 2013, 11.57.32
6
che genio assoluto quel ludovico van....
BILLOROCK Fci.
Sabato 15 Giugno 2013, 9.54.04
5
ps. non sapevo, della possibile intossicazione da piombo, comunque pare essere il destino dei grandi artisti; dannati, sofferenti e di vita media breve.
BILLOROCK Fci.
Sabato 15 Giugno 2013, 9.50.36
4
Uno dei miei artisti preferiti di sempre, poderoso compositore...
Raven
Sabato 15 Giugno 2013, 9.16.46
3
@Cristiano: ad indagare bene probabilmente potrebbero essere fatti decine e decine di nomi, ma sarebbe diventato troppo lungo e citazionista come pezzo. Quello che ci interessa fare è più stuzzicare la curiosità e dare coordinate rispetto ad una certa situazione. Grazie per i complimenti @Selenia: non avrai pensato davvero che avrei riscritto integralmente un così elaborato ed originale incipit?
Selenia
Sabato 15 Giugno 2013, 7.10.26
2
"Puntuale come un orologio svizzero in ritardo".. *fischietta con non chalance* .. A parte tutto,ottimo articolo come sempre, sono un po' una profana del genere ma gli stimoli che proponete mi fanno venir voglia di approfondire e senz'altro lo farò, per Beethoven e per tutti gli altri della serie
Cristiano
Sabato 15 Giugno 2013, 5.57.31
1
Come sempre complimenti! Citerei anche Danney Alkana che riprende la sinfonia n°5 in "Rock The Bach", come fanno anche i Dark Moor in "The Moon", i Rhapsody Of Fire nel loro ultimo album lo citano in due pezzi ("Tempesta Di Fuoco" e la suite finale) e chisà quanti altri artisti lo hanno citato e lo continueranno a citare. Complimenti ancora comunque, continuate così.
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Prometheus #4, Ludwig Van Beethoven
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