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STONE SOUR + KARNIVOOL - Estragon, Bologna, 12/06/2013
17/06/2013 (1927 letture)
INTRO
Perchè no (mi sono detto); come sempre la distanza non è molta, l’evento si svolge vicino a casa, merita di farci un salto (gusti permettendo) e sicuramente è meglio che stare in casa. In più ci mettiamo una morosa che è impazzita per l’ultimo disco; beh, facciamole un regalo e via che si va.
A distanza di qualche mese dalla loro ultima discesa in Italia, tornano gli Stone Sour, quelli nati dalle ceneri degli Slipknot ("Nodo Scorsoio") (R.I.P.), quelli dove canta proprio lui, Corey Taylor. Sono quelli che la gente identifica con la solita frase: "hai presente i Nickelback in versione più incazzata"? Ebbene proprio loro, nella serata del 13 giugno, dentro un Estragon pieno all’inverosimile, hanno fatto saltare, cantare e commuovere. Meglio andare passo per passo perché non erano gli unici, sta emergendo anche un gruppo di australiani, arzilli come canguri.

KARNIVOOL
Chi conosce già il gruppo in questione poco avrà da dire, ma tantissimo avrà da raccontare. Per gli altri, me compreso, sino a questa serata totalmente all’oscuro della loro esistenza, posso descriverli in poche parole: tre album (Asymmetry è in uscita a breve) e 2 EP all’attivo, girano il mondo con risultati molto soddisfacenti e questa è la prima volta che mettono piede in Italia (così dicono). Musicalmente propongono un prog rock con venature mai troppo heavy e mai troppo eteree, sonorità che lievitano dentro riff dopo riff. Magari alcuni stacchi che fanno perdere la continuità compositiva si potrebbero evitare, ma dal vivo si sa, le canzoni prendono tutto un altro sapore. Il problema più grande di queste canzoni? E’ il problema che si riscontra su altre centinaia di band, vale a dire quello di assomigliare troppo a qualcosa che già conosci. In questo caso specifico, ogni canzone suonata induce il vago ricordo di quel gruppo che tutti sperano sia vivo, che pubblichi un disco domani, in cui il cantante è diventato un imprenditore vinicolo. Insomma, strano ma vero, i Karnivool hanno tutte le caratteristiche dei Tool e scommetto che sia la prima volta che lo sentiate dire di un gruppo (ironia). Scherzi a parte, suonano bene, Ian Kenny ha una voce angelica in certi momenti, tanto aggraziata che quasi non sembra vera; effettua movenze che hanno del ridicolo ma, se combinate con le atmosfere proposte, hanno un loro perché. Il pubblico poi reagisce benissimo e vedi gente che conosce a memoria certe canzoni; ti guardi intorno e vedi anche bambine in spalla al loro papà che cantano. Nel complesso lo show è stato ottimo, è durato 40 minuti buoni ed ha incluso un assaggio del nuovo album in arrivo, con il singolo We Are. L’impianto acustico ha fornito un valido motivo per scaldare gli animi e molto speso i suoni erano così forti da far male le orecchie; è stato lodevole. Ovviamente ora la prova su stereo mi fornirà una conferma delle loro doti, ma sono convinto che tanto lontano non ci sia andato. Per molti ma non per tutti, nell’attesa sempre più lunga di rivedere i padri fondatori all’opera, un ascolto i Karnivool lo meritano; magari sono proprio loro la nuova realtà di cui si ha bisogno.

STONE SOUR
Milioni di parole dovrebbero spendersi su chi preferisci questi o gli altri. Se meritano di esistere, se hanno fatto la mossa del music business. Ma non finirei più, mi limito a descrivervi un concerto da "superpartes", senza dare sfogo a qualsivoglia critica e/o apprezzamento generale. Detto questo, si parte alle 22:45 con un caldo atomico, la sala è stracolma di gente ed i flash degli smartphone sostituiscono quelle che 20 anni fa erano fiamme sugli accendini. Come nell’ultimo tour passato da Milano a supporto di House Of Gold & Bones Pt. 1 l’inizio è riservato alla doppietta, ormai diventata un must, Gone Sovereign/Absolute Zero (l’una senza l’altra non hanno più senso oramai) e la folla si scatena. Corey ovviamente in prima fila tiene alta la tensione cantando con quanta più voce ha in corpo, è palese che ci tiene molto a questa data, come a tutte le altre. Più in generale si vede quanto tenga a far diventare gli Stone Sour un punto di riferimento all’interno della scena rock e metal. Pur avendo cantato le stesse canzoni centinaia e centinai di volte, riesce sempre a trovare un modo per stupire e stupirsi della reazione del pubblico. La scaletta si incentra per la maggior parte sul doppio album appena uscito, presentando però solo un estratto dalla seconda fatica, quel singolo Do Me a Favour che non ha incontrato grandi aspettative dalle anteprime presentate in rete. Non ci sono cali, tutte le canzoni sono state scelte accuratamente per avere molta omogeneità e risultare vincenti di fronte ad un pubblico che si aspetta molto. Questo accade anche perché i brani "soft" sono lasciati al caso, se non verso la fine dove Taylor da solo sul palco intona in acustico Bother e Thought Glass, giusto per regalare dieci minuti di calma durante i quali poter tirare fiato, perché l’adrenalina è a livelli ottimali. Proprio durante Bother il pubblico inizia a cantare, coprendo Corey con la voce; lui lascia cantare tutti e, cessando anche di suonare, si passa le mani sugli occhi per asciugarsi le lacrime, dopodiché ringrazia commosso perché non se lo aspettava; uno splendido siparietto da ricordare ai posteri.
Andiamo avanti però: essendo il 12 di Giugno, il giorno prima il nuovo album di chi sappiamo è uscito e la dedica viene spontanea a quel gruppo che, testuali parole da parte del frontman: "Ha inventato tutto e senza il quale nessuno di noi sarebbe qui in questo momento". A questo punto viene riproposta Children of the Grave in un versione a primo acchito quasi irriconoscibile. Giuro che io stesso ho avuto difficoltà nei primi momenti a riconoscerla. La seconda cover scelta, seppur in versione ridotta, è Nutshell degli Alice In Chains; di questa è stato proposto solamente il primo verso, non se ne capisce il motivo, ma così è e così rimarrà nella storia di questo concerto. L’aveva accennato all’inizio che questa sarebbe stata una serata un po’ speciale e così sembra essere con queste improvvise variazioni di scaletta rispetto alle date dei giorni precedenti. La fine si avvicina inesorabile: dopo Last Of The Real, viene chiesto quante canzoni il gruppo deve suonare. A decidere è il pubblico che attraverso la gara di urla tra una, due o tre sceglie all’unanimità: "Three more songs".
Il finale è dedicato al loro probabile migliore album di sempre, quel Come What (ever) May che ha fatto il suo sporco dovere negli ultimi anni. Due sui tre ultimi brani vengono pescati dal secondo album infatti, mentre quello centrale, quello che tutti ricordano per essere stato il loro primo vagito ufficiale, è quello che anima di più l’intera serata. Get Inside sarà sempre una macchina da guerra, grazie alla quale ci si ricorda da dove si è partiti e dove si vuole arrivare, concetto semplice ma sicuramente impresso bene nella mente degli statunitensi.
Dovrei accennare agli altri membri del gruppo ma lo faccio solo per dovere di cronaca, poiché sono rimasti totalmente impassibili ed apatici all’atmosfera, fiancheggiando Corey senza oscurarlo, quasi con totale riverenza verso quest’ultimo. Root e Rand hanno dalla loro il vantaggio di conoscere le canzoni a memoria e suonano senza nemmeno guardare la chitarra (Rand ne ha una a pois davvero inguardabile). D’altra parte, però, se si considera che il livello di difficoltà dei brani sia pari a zero, potrebbero anche cimentarsi in qualche gioco, qualche passaggio particolare, mentre la prestazione offerta rimane di mestiere e nulla più. Johny Choy, il nuovo entrato, risulta inefficace, ha un’ottima presenza scenica ma musicalmente potrebbe anche non esserci ed in molti non se ne accorgerebbero nemmeno. Una menzione a parte va fatta per Roy che, con una prestazione come sempre superlativa, spacca il retrobottega ai canarini, divertendo e facendo divertire il pubblico. Questa è la sua dimensione, questo è il ruolo a lui congeniale e non ci potrebbe mai essere un batterista migliore per gli Stone Sour.
Il tutto si chiude a mezzanotte precisa, dopo 85 minuti di concerto; la folla esce soddisfatta, tuttavia la sensazione di aver assistito ad un concerto coinvolgente ma di mestiere rimane impressa sugli sguardi di molti.

SETLIST STONE SOUR
1. Gone Sovereign
2. Absolute Zero
3. Mission Statement
4. Made of Scars
5. Do Me a Favor
6. RU486
7. Children of the Grave (Black Sabbath cover)
8. Say You'll Haunt Me
9. Nutshell (Alice in Chains cover, primo verso)
10. Bother
11. Through Glass
12. The Travelers, Pt. 2
13. Last of the Real
---Encore---
14. Hell & Consequences
15. Get Inside
16. 30/30-150

OUTRO

Il caldo ha soffocato un po’ tutti, guai a non ammetterlo. ma questo poco conta. Gente di ogni estrazione sociale ed età era presente. Diversi erano i genitori che accompagnavano i propri figli o che alla fine aspettavano fuori dall’Estragon in macchina. Alla mia età (quest’anno le primavere sono ben trenta) non mi sentivo fuori luogo perché il bello di serate come questa è che riescono ad unire le persone, non importa quali siano i gruppi che ascolti, il nome sulla maglietta e se hai i capelli lunghi o corti. Importa esserci e cantare durante il ritornello, magari sbagliando le parole perché lo hai sentito due volte in croce, e, perché no, saltare tutti insieme a tempo. Non importa niente, se non il fatto che sia i Karnivool che gli Stone Sour abbiano regalato emozioni a tanti stasera. Li guardi soddisfatti mentre escono e sei contento per loro, perché loro sono contenti.
Come detto poc’anzi, musicalmente parlando la prestazione offerta ha lasciato qualche alone di incertezza, l’idea che fosse tutto preparato e di mestiere è forte, ma alla fine ogni carrozzone ha necessità di vivere. La certezza è una sola indipendentemente da tutto: Slipknot e Stone Sour hanno distanze siderali l’uno dall’altro e, oggi più che mai, ciò è stato confermato; ridurre questi ultimi a "membri che provengono dai nove mascherati" risulta riduttivo.
Il prezzo di €35 non so come definirlo, ma ormai sono quelli gli standard a cui ci hanno abituato. In casa non avevo voglia di starci ed, a conti fatti, è stata un’ottima scelta a dispetto di tutto.



ad astra
Martedì 25 Giugno 2013, 12.56.44
7
si hai ragione sulla presenza live e sul disco nuovo...pero ora come ora è tutto incerto con data da destinarsi...fondamentalmente anche se la speranza è l'ultima a mprire il tutto verrebbe probabikmente dettato da contratti e manager senza una vera volonta..ma si parla do ipotesi in ejtrambi i casi
vascomistaisulcazzo
Martedì 25 Giugno 2013, 0.32.28
6
Taaut con tutto rispetto ma il tuo paragrafo è un pugno nei testicoli. Non dici nulla di sbagliato ma pure tu sembra che del concerto sei andato via con l'agendina per segnarti tutte le paranoie, cioè hai scritto 8 righe sulla storia dei plettri. Sulla recensione invece non ho capito il discorso degli Slipknot e il relativo R.I.P. il gruppo è vivo e vegeto, suona dal vivo e ha in programma un 2014 dedicato al nuovo album e direi per fortuna visto la pochezza degli Stone Sour.
Taaut
Martedì 18 Giugno 2013, 9.45.05
5
Mi limito agli Stone Sour perchè i Karnivool li conoscevo poco, non mi sono dispiaciuti ma nemmeno mi hanno esaltato nè li approfondirò eccessivamente (al di là della performance danzereccia del cantante: meritevole). Non so se si possa effettivamente dire, ma concerto 'telefonato' se ce n'è uno. Per carità, han suonato bene e Corey ha offerto una performance vocale di rilievo, senz'altro meglio rispetto a tanti live apparsi in rete su Youtube o altrove, ma la tracklist era quella prevista, le canzoni del passato sono sempre le stesse (rispolverare qualche traccia che magari non ha avuto particolari eco all'epoca e, risentita oggi live, potrebbe rinfrescarsi e rinverdirsi? sarebbe un mio auspicio), le canzoni nuove - come evidenziato anche da Master Killer - pure. Sono un estimatore degli Stone Sour da tempo immemore, dopo anni di attesa finalmente è arrivato quello che io reputo il disco-manifesto (cioè HoGaB I-II), e loro che fanno? Soltanto i singoli del primo, salvo poche eccezioni, e soltanto i singoli del secondo? Nel tour di promozione di questi 2 dischi e soprattutto del secondo, proprio? Sinceramente sono piuttosto amareggiato, ero preparato perchè su setlist.com si capiva benissimo che pezzi eccellenti secondo me come Sadist o Peckinpah non sarebbero stati proposti, così come la titletrack o The Conflagration o la stessa '82 già citata di Masterpower. Mi domando: che vogliano proporre un secondo tour puntando maggiormente sugli ultimi 2 album? HoGaB pt.2 praticamente non l'hanno ancora suonato, dal vivo. PS. Solo io non riesco a sopportare quei siparietti - chiunque li proponga - fra cantante e pubblico in cui il primo ripete allo sfinimento che questo pubblico è il migliore ecc. ecc.? Capisco ingraziarsi la platea, ma si può pure essere un pò meno falsi e paraculi, se me lo consentite. PS. Alla fine del concerto sono stati distribuiti i plettri. Posto che io preferisco sempre quelli che i chitarristi gettano al pubblico mentre suonano, pur se consumati dall'utilizzo (questo è il bello, secondo me: è un live), si sono accalcate 2-3 file davanti al palco per raccogliere al volo quelli lanciati dagli addetti ai lavori, presi da strip posti sul palco prima ancora del concerto. Ebbene, gli addetti ai lavori li lanciavano praticamente tutti nelle stesse direzioni e si sono visti un paio di ragazzi uscirsene con addirittura 3 plettri (su un totale di una decina), ovviamente uguali. Ero accanto a ragazzi che si erano fatti centinaia di km d'auto pur di vedere gli Stone Sour, e li ho sentiti distintamente lamentarsi e dispiacersi di questo comportamento: sinceramente credo abbiano ragione, sarà una sciocchezza ma li capisco.
Ad Astra
Lunedì 17 Giugno 2013, 18.52.20
4
@manuel. infatti il mio appunto, probabilmente potevo esprimerlo meglio, era riguardante la prestazione dei 3 con le asce. ROy e sopratutto corey hanno eseguito perfettamente il compito da loro chiesto. chiesto in primis dal pubblico. per quei tre magari sarà un problema comportamentale ma sembravano distaccati dal gruppo.... niente più considerando poi le diverse apparizioni live che vidi degli slipknot mi vien proprio da pensare che Root sia così di natura scazzato ad vitam!
Manuel
Lunedì 17 Giugno 2013, 14.08.42
3
Sorry...il "ma" sta per "la"...
Manuel
Lunedì 17 Giugno 2013, 14.07.58
2
Ottimo live report!!! Unico appunto al "mestieranti"; può darsi che lo siano Root, Rand e Choy, ma Roy e, soprattutto, Corey non potrebbero suonare/cantare così se non "sentissero" ma musica che fanno...soprattutto credo che Corey sia attualmente uno dei migliori vocalist in circolazione! P.S io di "primavere" ne ho 34...e non mi sentivo assolutamente fuori luogo!
Master Killer
Lunedì 17 Giugno 2013, 11.24.38
1
Sarà stata una bella serata allora, peccato che non ha voluto cantare nuove canzoni come "82" "The House of Gold and Bones" e "Black John" oppure citare canzoni del passato ma che rimangono spettacolari tipo "Inhale" "Monolith" "Reborn" oppure "Come What (ever) May"
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