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VAN DER GRAAF GENERATOR - Live Club, Trezzo sull'Adda (MI), 03/07/2013
08/07/2013 (1962 letture)
Confesso che ciò che mi ha spinto ad assistere al concerto che gli storici Van Der Graaf Generator hanno tenuto mercoledì 3 luglio è stata la semplice curiosità di vedere dal vivo una delle progressive band più influenti dei primi anni '70. Diciamolo chiaramente, il gruppo inglese non rientra nella lista delle mie formazioni preferite. L’occasione, però, era ghiotta: musica oscura ed onirica nella suggestiva cornice di Villa Clerici, a Milano. Manco a farlo apposta, per motivi logistici e organizzativi, la location salta, e il concerto viene trasferito al Live Club di Trezzo d’Adda. Quanti concerti visti al Live di Trezzo… ma per una proposta musicale come quella del trio inglese, la sola idea di entrare nel locale in questione mette i brividi. Ma proseguiamo per gradi.

Manca un quarto d’ora alle 21.00 quando io e due miei amici arriviamo a destinazione, e poco più di un’ora all’inizio del concerto. Già il fatto di trovare le sedie all’interno del club è un sollievo. Era ovvio che ci sarebbero state, ma non si sa mai come vanno a finire queste cose. Ad ogni modo, la disposizione dei posti a sedere pensata per Villa Clerici viene riprodotta quanto più fedelmente possibile all’interno del locale. All’esterno, invece, sotto una tensostruttura ha luogo una breve conferenza pre-spettacolo in cui lo scrittore Paolo Carnelli illustra il frutto di un proprio lavoro durato ben sei anni, ovvero una biografia dei Van Der Graaf che ha come tema il rapporto tra la band britannica ed il nostro Belpaese. Molti gli aneddoti divertenti e tra un episodio bucolico ed uno cittadino viene ribadito il fatto che senza il successo ottenuto in Italia il gruppo della terra d’Albione non avrebbe avuto né stimoli per proseguire, né soddisfazioni artistiche. Al termine della conferenza prendiamo posto e attendiamo l’inizio dello spettacolo. Alle 22.00 in punto Peter Hammill e soci fanno il loro ingresso sul palco e dopo dei fugaci saluti (in italiano) la band attacca con Over the Hill, brano estratto da Trisector, il primo album senza lo storico sassofonista David Jackson. Fin dalle prime note dell’organo di Hugh Banton si ha l’impressione di assistere a qualcosa di folle. L’arzigogolata mente di Hammill si traduce alla perfezione nelle note che avvolgono gli spettatori in un abbraccio psichedelico che poco ha a che fare con la razionalità. La successiva Flight, pescata dal repertorio solita del leader, è un ulteriore messaggio di libertà artistica che incanta per la maestria e la perizia dell’esecuzione, anche se l’eccessiva lunghezza minaccia in qualche punto l’attenzione del pubblico. È del 2011, invece, Your Time Starts Now, più breve ma non per questo priva di atmosfera. Il charleston di Guy Evans introduce Lifetime seguita da All That Before, sempre da Trisector. Per buttarsi a capofitto negli anni 70 bisogna aspettare Scorched Earth: l’andamento è cupo e articolato ed un efficace, seppur semplice, gioco di luci sul sipario alle spalle dei tre musicisti impreziosisce un brano di per sé già parecchio suggestivo. Due accordi di piano elettrico e il pubblico va in delirio, riconoscendo l’intro di A Plague of Lighthouse Keepers, magistrale suite di più di venti minuti tratta da Pawn Hearts, capolavoro indiscusso del combo inglese. L’esecuzione è da brividi lungo la schiena, perché se la tecnica e la coesione sono cose che si perfezionano con la pratica, la teatralità e l’espressività sono qualità innate che il signor Hammill ha avuto la cortesia di condividere con il mondo. Al termine della suite, preceduta e seguita da una standing ovation, la band lascia il palco per qualche minuto, ma tornata sotto le luci saluta gli spettatori con Gog, altra traccia della carriera solista di Hammill. Poco più di un quarto d’ora di estro e ispirazione accompagnano l’audience alla fine del concerto.

Non credevo sarebbe stato così impegnativo, perché è inequivocabile che i Van Der Graaf non siano una band easy-listening, ma sono più che soddisfatto di aver assistito ad una dimostrazione di bravura d’altri tempi. La voce da attore shakespeariano e l’incredibile estensione di Peter Hammill sono una sorpresa, soprattutto considerando che la fonte è un anzianotto alto e gracile come un fuscello. In definitiva, consiglio a tutti, almeno una volta nella vita, di assistere ad un concerto di una band che ha dato tanto alla storia della musica mondiale, in una Paese che ha da sempre ricambiato degnamente artisti quali gli stessi Van Der Graaf Generator.

Setlist

1. Over the Hill
2. Flight
3. Your Time Starts Now
4. Lifetime
5. All That Before
6. Scorched Earth
7. A Plague of Lighthouse Keepers
8. Gog



Riccardo
Mercoledì 10 Luglio 2013, 20.23.59
5
Sono d'accordo sulla scaletta non eccezionale, a parte Scorched Earth e A Plague of.... Ma davanti ad un concerto di questi mostri del prog mi sarebbe andato bene tutto! Soprattutto per uno che li adora e non li ha mai visti dal vivo... @ayreon: anch'io sarò a vedere Steve Hackett al Gruvillage. Sono in un posto un po' laterale e spero che il suono sia buono. Nello stessa arena ho visto Ian Anderson ma ero al centro e si sentiva abbastanza bene.
ayreon
Lunedì 8 Luglio 2013, 17.15.28
4
non rimpiango di averli persi,la scaletta mi garba assai poco,troppa roba nuova.Resto a torino e mi preparo a vedere Steve Hackett e Alan Parson
hm is the law
Lunedì 8 Luglio 2013, 13.04.42
3
Manca Jackson eccome se manca
Le Marquis de Fremont
Lunedì 8 Luglio 2013, 9.37.52
2
Aggiungo, (pardon...) che forse questa setlist e questo tipo di brani è dovuto anche al fatto che manca David Jackson. Curiosità: Hammill, nella foto, non somiglia a Bellamy dei Muse?
Le Marquis de Fremont
Lunedì 8 Luglio 2013, 9.34.16
1
Well, pur affascinante ma mi sembra che la setlist non sia di facilissima digestione ma a Peter Hammill, piace ora questa musica. Oltre a A Plague of Lighthouse Keepers, hanno un'altra ventina di canzoni assolutamente mozzafiato e intensissime, dai primi album, fino a The Quiet Zone/The Pleasure Dome e se volessero farebbero un superconcerto solo con la metà di queste. Quello era quanto facevano negli anni '70 ma ora devono, ovviamente, promuovere i loro ultimi album. Classe da vendere, of course ma rimango legato al "vecchio" sound.
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