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STEVEN WILSON - Auditorium Parco della Musica - Sala Sinopoli, Roma, 04/07/2013
10/07/2013 (2433 letture)
Le premesse di questo concerto, a dire il vero, mi avevano lasciato abbastanza perplesso sia per quanto riguarda l’organizzazione che per le informazioni. Iniziamo col dire che l’evento si è svolto in contemporanea al concerto di Paco De Lucia che suonava in Cavea (l’anfiteatro che sorge all’esterno dell’auditorium parco della musica), in un concerto che in molti avremmo avuto il piacere di poter vedere. Tuttavia, avendo registrato un sold out in entrambe le date, almeno per l’amministrazione, il doppio evento non è stato un problema. A Steven Wilson è stata riservata la sala Sinopoli, quella di media grandezza dell’Auditorium, che conta circa 1100 posti, ovviamente tutti a sedere; una location forse sottodimensionata rispetto al pubblico attirato da questo artista (io, ad esempio, sono andato a prendere i biglietti due settimane prima dell’evento e mi sono sentito rispondere che i posti erano terminati già da un po’). Forse la scelta migliore sarebbe stata riservare per Wilson la Cavea e per De Lucia la Santa Cecilia (sala da più di 2000 posti), ma non potendo conoscere le dinamiche interne della struttura ci accontentiamo di quanto proposto. Il secondo problema riguarda la diffusione delle informazioni, poiché sul sito dell’Auditorium, fino al giorno del concerto, era riportata una line up errata che da tempo era stata corretta sul sito dell’artista. La variazione coinvolgeva nomi talmente altisonanti che credo fosse impensabile non aggiornare l’evento, tanto più che la cosa appariva sul sito di Steven Wilson già da diverse settimane. Nello specifico sono usciti Niko Tsonev alla chitarra e Marco Minnean alla batteria, lasciando il posto a Gutrie Ghovan e Chad Wakerman. Fino all’ultimo momento non era possibile trovare i biglietti, ma la fortuna (veramente incredibile stavolta) ha voluto che ne trovassimo un paio in seconda fila, assolutamente centrali (in pratica avevo Steven a circa 5 o 6 metri davanti a me).

Non faccio mistero dell’entusiasmo con il quale ho partecipato a questo evento. Oltre alla voglia di ascoltare i brani dell’ultimo disco, la mia curiosità era principalmente focalizzata su due aspetti: Chad Wakerman, che non avevo mai sentito in questo contesto (ammetto che si tratta di uno dei miei batteristi preferiti in assoluto, quindi sono un po’ di parte, inoltre ero molto interessato a sentire come il suo drumming si fondesse con il suono proposto da questa band) e vedere questo vero super gruppo in azione. Pensandoci, ognuno di questi musicisti farebbe la differenza in un gruppo formato da strumentisti “normali”, quindi la mia curiosità era legata alle loro personalità, al loro essere in grado di apparire “civili” come da disco e alla loro capacità di avere un’omogeneità perfetta senza sovrastarsi l’un l’altro. “Oppure - mi chiedevo - tenderanno a far uscire le proprie individualità, come spesso accade a dei fenomeni di questo livello?”

Entro in sala con questo dubbio, pur propendendo maggiormente per la prima ipotesi. Il concerto inizia con soli 10 minuti di ritardo rispetto all’orario dichiarato, l’acustica per fortuna stavolta ha graziato il musicista britannico, l’annoso problema del rimbombo dei bassi è stato molto contenuto; il basso di Beggs e la cassa della batteria risultavano molto corposi ma ben definiti. Sicuramente la posizione ha giovato molto e devo dire che il suono era veramente piacevole.
I componenti del gruppo entrano sul palco a luci spente e un potentissimo giro di basso ci annuncia l’inizio di Luminol, uno dei pezzi meglio riusciti del nuovo album di Wilson. Purtroppo, durante il brano, un problema tecnico ammutolisce Gutrie Ghovan impedendogli di eseguire il solo; evidentemente stizzito, riesce a risolverlo con l’ausilio dei tecnici di palco, solo prima del brano successivo. Durante il concerto il gruppo propone tutti i brani contenuti nel nuovo album oltre a diversi pezzi contenuti nei due album precedenti. Giustamente, per finire in bellezza e creare una simmetria nei problemi tecnici, nell’ultimo brano della setlist standard, il telo trasparente che doveva scendere dal soffitto per creare l’atmosfera introduttiva e che, teoricamente, sarebbe servito anche come schermo di proiezione per The Raven that Refused to Sing, rimane impigliato al soffitto, forse ad un faro! I tecnici, dopo molto sforzi inutili, strattonando, cercando di illuminare il telo con una torcia per capire dove si fosse impigliato (il tutto stava prendendo un aspetto veramente grottesco), decidono per la soluzione drastica: farlo cadere e rimuoverlo completamente. Nel frattempo la band era scesa dal palco, tranne Govan che si era seduto di fianco all’amplificatore a “smanettare” sui pedali, lasciando l’intro di The Raven that Refused to Sing come sottofondo. Risolto il problema tecnico, la band ritorna sul palco ed esegue il brano che dà il titolo all’ultimo album.
Si spengono le luci e, in mezzo ad un muro di applausi, i musicisti sono quasi costretti a tornare di nuovo in scena. Tutto l’auditorium si schiaccia sotto il palco, Steven Wilson annuncia il bis dicendo sostanzialmente che, dal momento che i pezzi dei Porcupine Tree li ha scritti lui, li può eseguire quando vuole. La band, quindi, attacca con Radioacrive Toy. Urla ed applausi, fino allo “spellamento” delle mani, accompagnano la fine del concerto; poi un inchino di rito, qualche autografo lasciato al volo, per poi sparire velocemente dal lato palco.

Il concerto è finito senza che ci accorgessimo minimamente di aver ascoltato quasi due ore di musica, questo grazie ad una band veramente incredibile che permette al leader di dare un po’ di “colore” ai brani, senza aver alcun ruolo di spicco negli stessi. A onor del vero, bisogna comunque dire che il buon Steven si è cimentato con basso, chitarra e tastiere. Riguardo alla band, data l’eccezionalità degli elementi, faccio una valutazione delle singole prestazioni. Partiamo da quello che è rimasto più in ombra, Theo Travis, polistrumentista britannico di classe ‘64 che ha militato in gruppi eccezionali nel panorama progressivo inglese, nomi come Gong, Soft Machine, Hatfield & the North e gli stessi Porcupine Tree. Esecutore di diversi temi e di alcuni bellissimi assoli all’interno della serata, merita di considerato in modo particolare per l’eccezionale lavoro in sordina, per quegli interventi di sax e flauto che danno tantissimo al sound generale del gruppo. Adam Holzman è un’altra figura poco appariscente, ma è lui il vero insostituibile della band, per la presenza sia in fase di arrangiamento dei brani che nelle performance live. Il suo ruolo può essere assimilato a quello rivestito da Lyle Mays nel Pat Metheny Group, dove scrive e arrangia, insieme a Metheny, praticamente tutti i brani. Leggere le sue collaborazioni fa sgranare gli occhi: lo vediamo apparire in Tutu di Miles Davis, con Mike Mainieri e Michael Braker; negli Steps Ahead, con Michel Petrucciani, Marcus Miller e molti altri nomi del circuito Jazz/Fusion degli anni ’80 e ’90. La sua prestazione è stata immensa, pur rimanendo sempre in sordina; è lui che costituisce gran parte del sound della band. La sua performance è pressoché perfetta: pulito, preciso, in circa due ore di concerto non gli si è sentito fare una nota di troppo, una frase che uscisse anche minimamente dal contesto o una leggera indecisione.
Che dire di Nick Beggs: un tiro incredibile, un suono grosso, corposo, un ottimo utilizzo dello stick bass oltre al fatto che è un bravissimo cantante; perfino nei pezzi più complessi è riuscito sempre ad intervenire con cori di ritmica ed intonazione perfette. Anche lui, in quanto a collaborazioni, si difende bene. I nomi Steve Howe e Steve Hacket vi dicono niente? Va fatto notare, tra l’altro, che è in assoluto il membro che regge meglio il palco di tutta la band. In alcuni casi mi ha ricordato un po’ Cris Squire (Yes), specialmente in alcune parti cantate dove esegue dei fraseggi che cercano di riallacciarsi alla melodia della voce.
Guthrie Govan, sicuramente uno dei migliori chitarristi usciti negli ultimi 20 anni (tecnica sopraffina, gusto eccezionale ed un fattore per me fondamentale, la capacità di restare in sordina quando è il turno degli altri), durante i soli o nelle parti cantate costituisce una presenza percettibile solo nel suono generale; il problema nasce quando gli si lascia spazio (è uno che può far venire grandi complessi ai chitarristi presenti in sala!).
Chad Wakerman fu uno dei pupilli del Maestro (F. Zappa), arruolato nelle sue schiere all’età di 21 anni, andò a sostituire l’uscente Vinnie Colaiuta rimanendo nel suo ruolo sino alla morte di Frank. La sua carriera è piena di collaborazioni importantissime, ma quella che spicca di più, oltre ovviamente che con Zappa, è con Allan Holdsworth e, oramai da 30 anni, suona più o meno stabilmente nella band di quello che probabilmente è il chitarrista più influente nella storia della Fusion. La prestazione è stata anche per lui eccelsa, la sua è stata una tecnica imbarazzante (in senso buono), con un gusto unico ed una precisione maniacale; è esattamente quello che ci si aspettava da lui.
Steven Wilson si conferma sempre un personaggio interessantissimo che, pur non essendo dotato di grande tecnica con alcuno strumento, pur non avendo una grande voce, né una tecnica vocale particolarmente raffinata, ha tuttavia una cosa che in pochi hanno: le idee. Se lo si prendesse come mero esecutore, su quel palco sarebbe veramente fuori luogo; uno qualunque degli altri componenti è infinitamente più preparato e talentuoso con il proprio strumento, ma tutta quella struttura, quei suoni, quelle atmosfere sono frutto della sua mente. A lui va il merito di aver creato un gruppo così valido e di continuare da anni a sfornare capolavori. Tra l’altro, Wilson ha un talento particolare: non solo ingaggia “gente forte”, ingaggia la gente giusta per tirare fuori il massimo dai suoi brani.
Come descrivere l’evento in sintesi: un live che rivedrei altre 100 volte senza stancarmi.

Setlist:
1. Luminol
2. Drive Home
3. The Pin Drop
4. Postcard
5. The Holy Drinker
6. Deform to Form a Star
7. The Watchmaker
8. Index
9. Insurgentes
10. Harmony Korine
11. No Part of Me
12. Raider II
13. The Raven That Refused to Sing
Bis:
14. Radioactive Toy



domenico
Martedì 14 Ottobre 2014, 14.14.59
8
condivido pienamente il tuo pensiero molto analitico e preciso!
domenico
Martedì 14 Ottobre 2014, 14.14.59
7
condivido pienamente il tuo pensiero molto analitico e preciso!
vascomistaisulcazzo
Mercoledì 24 Luglio 2013, 23.11.41
6
visto pure io a Pistoia, concerto eccelso e di una intensità. Ci rivediamo a novembre caro Steven. Bellissimo report Francesco
Cristina
Martedì 16 Luglio 2013, 14.24.39
5
Ciao a tutti, sono abbastanza daccordo con la tua recensione e mi piace il fatto che sia personale e fatta oltre che annotando qualche nozione e discutendo della tecnica anche con il cuore.Credo che sia Teho che Adam non siano assolutamente passati in "sordina" anzi noi che amiamo Steven sappaimo che sono parte fondamentale dei suoi lavori e del live in questione, Adam specialmente ha fatto degli assolo da brivido.Ecco una delle cose che apprezzo di Steven è di sapersi Nutrire di questi grandissimi con un'umiltà pazzesca, adoro poi di lui il perfetto equilibrio tra essere "matematico" e "leggiadro", adoro che non sia uno dei tanti poeti maledetti ma che sia pieno di idee e uno che possa regalarci ancora capolavori anche se siamo negli anni 0.Adoro la sua spontanea partecipazione al live, ad ogni live con la gestualità delle mani.... Io ho pianto un paio di volte in questo tour pur non essendo la prima volta che li ascolto dal vivo (tranne Gutrie e Chad) e visto che sono pazza e che come diceva Frank appunto da te citato "...Music il the best" ho preso anche il biglietto per Bologna!! Un concerto del genere è anni di vita per chi ama la musica. Cri
Nonno Ippei
Venerdì 12 Luglio 2013, 2.45.42
4
Io vado a sentirlo a Padova a Novembre. Cazzo non vedo l'ora!!
sgrunf
Mercoledì 10 Luglio 2013, 23.13.11
3
Io l'ho visto il giorno dopo a Pistoia e devo dire che è stato veramente un gran bel concerto ...e se penso che prima hanno suonato i mitici Van Der Graaf ,per me fino ad ora è il live dell'anno.
Bloody Karma
Mercoledì 10 Luglio 2013, 13.39.46
2
ci sarei voluto essere, ma per questioni monetarie ho dovuto rimandare....speriamo la prox volta...
IlPerseverante
Mercoledì 10 Luglio 2013, 12.48.51
1
Presente anche io . Gran bel concerto e bel report. Sulla scelta della sala forse ha influito anche l'acustica.... non so...
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