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FOSCH FEST - Arena Sound, Bagnatica (BG), 13-14 luglio 2013
20/07/2013 (3810 letture)
INTRODUZIONE
a cura di Carolina Pletti "Kara"


Il Fosch Fest è diventato un appuntamento immancabile per gli appassionati di folk metal (e non solo). Ormai alla quinta edizione, da un piccolo festival di paese come ce ne sono tanti è diventato un evento di tutto rispetto, con due giorni di durata ed un ricco bill che ci propone ogni anno un variegato assortimento di band, principalmente folk e viking, con qualche escursione in generi limitrofi, riuscendo a portare in Italia gruppi che altrimenti ci sogneremmo di vedere. Un evento a cui vale la pena partecipare, e non solo per le band. Altri punti a favore di questo evento sono:
1 - l'ottimo cibo. Con un po' di pazienza per la coda (del tutto accettabile per una situazione come questa), si può gustare una buona pizza o dell'ottima carne a prezzi veramente contenuti
2 - le bevande. Birra a volontà, tra cui dell'ottima artigianale, e un fantastico (e bastardissimo) idromele.
3 - le bancarelle. Poche ma ben fornite, con tutto quello che un vero folkster può desiderare: cd, monili dall'aria pagana, accessori in pelle, abbigliamento.
4 - last but not least, gli stessi visitatori del festival. L'atmosfera di festa sfrenata che si respira al Fosch è eccezionale anche per un festival metal. La gente avrà pure un bel dire che i folkster sono sporchi e sempre ubriachi e a prenderli in giro perchè si divertono ad ascoltare "le musichine piripì", ma non esiste pubblico migliore! Nessun altro genere può vantare degli appassionati con così tanta voglia di divertirsi: sempre in mezzo al pit, non dicono mai di no ad un bel wall of death, sono pronti a mostrare tutto il loro entusiasmo fin dalle prime band nonostante il sole cocente. E le band ringraziano: in poche altre occasioni mi è capitato di vedere musicisti più sorridenti. I gruppi italiani sono in parte abituati al calore del pubblico del Fosch (quelli che ci hanno suonato per la prima volta quest'anno erano probabilmente in mezzo alla gente l'anno scorso), ma gli stranieri ci rimangono ogni volta di sasso, soprattutto chi viene in Italia per la prima volta. E poi il pubblico del Fosch è uno spettacolo da vedere: c'è chi si veste da barbaro, chi da fatina, chi vaga con un accappatoio a forma di squalo. Ci sono kilt di tutte le fogge e le misure, volti dipinti di tutti i colori, assurdi accessori, bizzarre pettinature. Oltre al pit, anche il resto del festival è molto animato: i tendoni dove si mangia sono un fiorire di coretti (indovinate qual'era il più gettonato?), il campeggio è teatro di strani rituali (matrimoni bavaresi?). Bellissimo anche il gruppo di ragazzini che, nella pausa tra un gruppo e l'altro, si è esibito con un'intera scaletta cantata in falsetto, a partire da You Are a Pirate (dato che gli Alestorm non la sanno più suonare), passando per Metal La-La-La-La-La, e per finire Con Passo Pesante. L'anno prossimo voglio vederli sul palco! Altra cosa che vorrei vedere l'anno prossimo, è una delle band che mi canta "Osteria numero..." versione folk metal. Chi raccoglierà la sfida?

DAY I

MALADECIA

a cura di Carolina Pletti "Kara"


Quest'anno aprono le danze i Maladecia, una band di scoppiati provenienti dalla provincia di Cuneo con una forte passione per il folklore della loro zona. In un certo senso sono assimilabili ai Korpiklaani: anche in questo caso si tratta di "musica da vecchi suonata con chitarre pesanti". Per quanto mi riguarda, trovo la loro proposta parecchio interessante: invece di pescare le parti folkloristiche dalla musica celtica, i Maladecia ci fanno conoscere il lato spassoso, festaiolo, ma a volte anche malinconico delle loro tradizioni locali, grazie ad organetto, cornamusa e flauto. I loro pezzi sono resi interessanti anche dal fatto che oltre allo stridente cantato in scream (opera del chitarrista Maurizio) c'è una massiccia presenza di cantato pulito in stile folk (opera soprattutto di Paolo, che suona l'organetto, ma anche di Maurizio).
Sono appena le 4, ma la gente sotto al palco è già pronta a fare casino, e già dal primo pezzo inizia a condire il pogo con danze da "festival del folklore". I brani proposti sono per la maggior parte rivisitazioni di musiche tradizionali, che per far muovere la gente funzionano alla grande (d'altronde se hanno resistito al passare del tempo un motivo ci sarà), assieme a qualche brano composto da loro con uno stile perfettamente coerente e all'immancabile cover di Vodka, ribattezzata Grappa. Nel complesso, la mezz'ora della loro esibizione passa in un battibaleno, anche grazie all'ottima capacità che la band dimostra nell'intrattenere e coinvolgere il pubblico, e si rivela perfetta per aprire le danze del Fosch.

LOU QUINSE
a cura di Guendalina Truden "Morganne91"


Quando i Maladecia lasciano il palco, il tempo del soundcheck ed ecco arrivare i torinesi Lou Quinse, ovvero "Quindici" in patois franco-provenzale (dialetto tipico delle valli piemontesi), numero che nei tarocchi rappresenta il Diavolo.
La proposta musicale di questi ragazzi, connubio di folk dato dagli strumenti tradizionali, i testi in dialetto provenzale/occitano e sonorità estreme date dalla voce di Daniele Quaranta, incontra quasi subito il favore del pubblico, che si prodiga in poghi e wall of death ignoranti (una costante di tutto il festival, a dire la verità!). La setlist scelta riprende buona parte dei brani dell'EP omonimo fresco di remaster e qualcosa da Rondeau De La Forca, con in più anche un brano inedito del futuro album su cui la band è attualmente al lavoro.
Complessivamente l'esibizione è stata buona, anche se l'impianto audio ha creato un bel pò di problemi, tra strumenti che non si sentivano e volumi mal calibrati, ma nonostante ciò si tratta di una valida band e di presenziare a un loro show ne vale davvero la pena.

WOLFCHANT
a cura di Giovanni Perin "GioMasteR"


Il pomeriggio inizia a farsi caldo quando salgono on stage i teutonici Wolfchant, energico sestetto dedito ad un epic pagan metal a tinte sinfoniche, pronti ad infiammare il pubblico con i brani del recente Embraced By Fire. Terminata l’intro Devouring Flames, la band attacca con la titletrack dell’ultima fatica, mettendo in luce di possedere un certo rodaggio sui palchi: suoni cristallini (più cari al power che al pagan, genere comunque presente nella miscela sonora dei nostri) e ben bilanciati, esecuzione priva di sbavature (tutti suonano a click e gli inserti sinfonici vengono introdotti tramite delle basi) e musicisti energici e sempre impegnati a coinvolgere il pubblico. La scelta della doppia voce si rivela tanto vincente dal vivo quanto lo è su disco: Lokhi e Nortwin sono due cantanti versatili che si accompagnano in molti duetti, rinforzandosi a vicenda sia nelle linee clean che nello scream, incitano l’audience a più riprese, come quando Lokhi brinda al pubblico, dichiarando:

We’re German…we love beer!

L’uscita strappa un sorriso anche agli spettatori più difficili, che riescono a farsi coinvolgere dall’atmosfera festosa (ma mai eccessivamente goliardica) della band in Never Too Drunk, lasciandosi poi trasportare indietro nel tempo con brani riproposti da Call Of The Black Winds e A Pagan Storm, in cui la proposta della band era più ruvida e un po’ meno laccata che nell’ultima fatica.
L’ottimo lavoro della coppia asce, molto in gamba il solista Skaahl, unito ad una robusta sezione ritmica, consente al six-piece di fare breccia nel pubblico e lasciare un’impressione positiva negli ascoltatori a fine esibizione. I Wolfchant sono una band che sicuramente dal vivo risulta più energica coinvolgente che su disco, complice anche la professionalità dei musicisti, riuscendo ad accattivare una larga fetta di pubblico grazie alla particolarità della propria proposta.


CRUACHAN
a cura di Carolina Pletti "Kara"


I Cruachan non hanno bisogno di lunghe presentazioni, essendo tra i padri del folk metal e tra i pionieri del folk metal estremo. La band di Keith Fay è reduce di diversi cambiamenti nella lineup (l'ultimo, recentissimo acquisto è il batterista, l'argentino Mauro Frison) ed è fresca di un ritorno alle sonorità estreme delle origini dopo l'uscita dalla band di Karen Gilligan. La loro performance ci trasporta per un'ora in Irlanda, ed anche il tempo si adegua, tanto che comincia a piovere poco prima che i celti mettano piede sul palco, per finire poco dopo la loro uscita di scena. Visto il tempo ed il fatto che molta gente si trova ancora in coda per la cena, il pubblico davanti al palco è meno numeroso di quello che ci si potrebbe aspettare, ma molto motivato: c'è addirittura chi, per non perdersi una nota, consuma sotto la pioggia davanti al palco le costicine appena ritirate. La performance dei Cruachan spazia tra tutto il loro repertorio, dai primi EP, all'ultimo album, ad alcuni pezzi ancora inediti che saranno contenuti nella prossima uscita. Vengono proposti anche alcuni brani del periodo con Karen, per i quali sale sul palco una guest vocalist italiana, la rossa Jolie Cundari. Purtroppo a metà concerto le inemperie fanno saltare l'audio e causano l'interruzione del concerto, cosa che scatena un momento di panico quando la gente comincia a bisbigliare "ma hanno finito qui?". Per fortuna, il violinista prende in mano la situazione impossessandosi di uno dei microfoni ancora funzionanti e annunciando in perfetto italiano di voler fare sesso con una capra. Con questo gli animi si riscaldano di nuovo, tanto che la gente inizia felice ad inneggiare "capra! capra!". I problemi tecnici vengono fortunatamente risolti in fretta, e i Cruachan ripartono alla grande con Some say the Devil is Dead. La scaletta alterna perfettamente i pezzi più festaioli a quelli più malinconici e a quelli più aggressivi, e il concerto termina con la struggente Ride On (uno dei momenti migliori del concerto), seguita dall'energica I am a Warrior.

ALESTORM
a cura di Guendalina Truden "Morganne91"


Ed eccoci finalmente arrivati al momento clou della serata: la ciurma scozzese si riunisce sulla nave nel mare di pubblico durante la tempesta e attacca con The Quest. Purtroppo per la prima metà del live sono costretta per il maltempo a restare riparata sotto il tendone della zona pizzeria per la mia salute molto cagionevole (essendo in quel momento vietati gli ombrelli nell'area concerti ci siamo fatti una bella doccia durante i Cruachan!).
Dal mio "osservatorio", da cui per fortuna si gode di una discreta visuale, a discapito però dell'audio, si vede la folla dei temerari che va visibilmente in delirio e pende dalle labbra del frontman (già alticcio) Chris Bowes, ottimo intrattenitore che tra un pezzo e l'altro entra in confidenza con gli astanti, creando assieme ai compagni un clima festaiolo non sempre ritrovabile in altre band dello stesso calibro.
Quando miracolosamente non scende più nemmeno una goccia dal cielo, corro subito verso il palco, proprio a metà concerto; qui l'impianto audio non dà tanti problemi (come è successo invece alle band precedenti), non c'è alcuna stonatura e riesco a godere appieno del suddetto clima festaiolo, col pubblico che poga, fa girotondi e voga... sì, ho detto bene, voga! Durante pezzi come Wolves Of The Sea e Keelhauled è il delirio collettivo, talmente tale che quando Chris chiama il wall of death durante Captain's Morgan Revenge (già verso la fine) il pubblico sbaglia tutto e parte scoordinatamente senza aspettare il segnale!
E per concludere, non poteva mancare il gran finale con Rum, in cui Chris fa crowdsurfing per farsi portare al bar, la conclusione di una giornata indimenticabile che nemmeno il temporale è riuscito a rovinare.

Un consiglio spassionato: non chiedete ai ragazzi di suonarvi You Are a Pirate, vi diranno che non la fanno perchè non sanno suonarla!

SETLIST ALESTORM

01. The Quest
02. The Sunk'n Norwegian
03. Shipwrecked
04. Leviathan
05. Over The Seas
06. Midget Saw
07. Nancy The Tavern Wench
08. The Huntmaster
09. Pirate Song
10. Back Through Time
11. Wenches & Mead
12. Death Throes Of The Terrorsquid
13. Wolves Of The Sea
14. Keelhauled
15. Rumpelkombo
Encore:
16. Set Sail And Conquer
17. Captain's Morgan Revenge
18. Rum

DAY II

ARTAIUS

a cura di Giovanni Perin "GioMasteR"


Duole dirlo fin da subito, ma la prova dei modenesi Artaius è quella che ha lasciato più amaro in bocca: tra tutte le band esibitesi nei due giorni di festival i nostri rappresentavano sicuramente una delle più particolari e più accattivanti, ma una serie di inconvenienti e difficoltà tecniche hanno minato l’abbondante mezz’ora a disposizione del gruppo.
A dare inizio alla catena di sfortune è il problema con i suoni della tastiera, che causa una breve interruzione nell’esibizione, dopo che l’intro di pianoforte aveva accattivato i presenti sotto il palco. Una serie di imprevisti che fanno andare e venire il suono della chitarra, continuano ad inficiare l’esibizione fino al termine, segnando prove interessanti come Through The Gates Of Time e Wind Of Revenge
Sintetizzare la proposta degli Artaius in un semplice prog/folk tenderebbe ad essere riduttivo, perché di fatto la band si lascia andare ad una serie di sperimentazioni a tutto tondo nel filone, facendo ampio uso di synth ed elementi estranei al folk, giocando inoltre i passaggi di umori tra l’alternanza della voce di Sara Cucci e quella del tastierista Giovanni Grandi, dedito alle harsh vocals (in piena natura haggardiana). Il ruolo degli strumenti tipici, suonati da Mia Spattini, è marginale, forse solo qualche incursione del piffero a volte appare non del tutto azzeccata, ma questi si inseriscono in modo interessante nelle composizioni della band, non limitandosi a suonare le tipiche melodie di facile presa.
L’impressione conclusiva è che Artaius abbiano davvero delle buone frecce al proprio arco, ma necessitino di un po’ più tempo per arrivare a valorizzare pienamente le proprie esibizioni e riuscire a comunicare lo stesso potenziale che è trasmesso dall’ascolto su disco. Va anche detto a discapito del sestetto che tutti i membri che lo compongono sono piuttosto giovani, dunque hanno il tempo dalla propria parte per poter far tesoro degli imprevisti che possono accadere on stage, e che l’orario (con tanto di sole all’apice della sua ferocia) dell’esibizione non ha certo giovato al coinvolgimento del pubblico, sebbene Sara abbia richiesto numerose volte un po’ di partecipazione alla folla.
Originali, ma c’è ancora del lavoro da fare per colmare l’incomunicabilità che si è avvertita domenica; con il sostegno dei propri fan e qualche ora in più di sala prove questi ragazzi potrebbero davvero distinguersi dalla massa di act folk che continuano ad emergere.

EVENOIRE
a cura di Giovanni Perin "GioMasteR"


Il caldo pomeriggio non accenna a volersi placare quando salgono sul palco i cremonesi Evenoire, capitanati da Lisy Stefanoni. All’attacco dell’intro e della successiva Girl By The Lake (estratta dal primo full della band, Vitriol) qualche perplessità ha attraversato la platea, comprensibile dato che il sound della band ha molto in comune con gli act symphonic capitanati da una voce femminile, salvo poi dissiparsi con il proseguire dell’esibizione: il quintetto recupera anche degli aspetti folk nei propri brani (esaltati dall’uso del flauto traverso, suonato da Lisy), allo stesso modo in cui ama inserire qualche sperimentazione di matrice prog. Se nel complesso il tipo di proposta non brilla per originalità, va anche detto che gli Evenoire riescono a trovare una serie di soluzione personali e ad evitare la staticità di cui soffrono alcuni nomi concorrenti: una larga fetta del merito va al fine lavoro negli arpeggi di Alessandro Gervasi e Toshiro Brunelli, in grado di creare una grande varietà di atmosfere diverse e di colpire gli ascoltatori; l’uso di inserti sinfonici e del flauto caratterizzano ulteriormente la proposta dei nostri.
Passando per episodi più cupi (Days Of The Blackbird) e brani dal sapore esotico (Misleading Paradise) la setlist riesce a tenere un discreto gruppo di persone sotto il sole cocente, incuriositi dalla particolare miscela di influenze e dai suoni cristallini del five-piece, l’ottima esecuzione dimostra come la preparazione della band sia certamente notevole, con una sezione ritmica solida e che non sbaglia un colpo. A voler essere puntigliosi un unico aspetto penalizza, anche se non in modo troppo accentuato, l’esibizione degli Evenoire: una certa staticità on stage, in particolare nel caso della frontwoman che prova ad accattivare i fans con qualche movimento suadente, ma non altrettanto naturale.
Minstrel Of Dolomites, brano dall’accentuato sapore folk, conclude la quarantina di minuti a disposizione dei cremonesi, confermando la buona impressione avuta dalle precedenti esecuzioni: gli Evenoire non sono una band da sottovalutare.

ULVEDHARR
a cura di Carolina Pletti "Kara"


Un pannello di legno pirografato annuncia l'entrata in scena degli Ulvedharr, band thrash/death lombarda che ci permette di fare un momento di pausa da flauti ed orchestrazioni e di dare il via ad un pogo come si deve, senza troppe danze di mezzo. Il repertorio degli Ulvedharr è composto da pezzi diretti, aggressivi, ma che non si fanno mancare una buona dose di epicità. Il meglio la band lo dà sul palco, grazie all'ottima capacità del frontman Ark di interagire con il pubblico, coinvolgendolo e guidando il pit. È anche questo il motivo per cui un certo numero di persone si stacca dalla zona d'ombra nella quale si era rifugiata e sfida i raggi del sole per posizionarsi davanti al palco e godersi il concerto al meglio. Gli Ulvedharr iniziano a scaldare il pubblico già dal soundcheck, quando Ark si accorge che se invece di "Check" dice "Ciocc" la gente si sente presa in causa e risponde. In prima fila c'è un discreto zoccolo duro di fan locali, che iniziano da subito ad inneggiare urlando il nome della band. La mezz'oretta della loro esibizione passa in fretta, a colpi di scapocciate e wall of death. La presenza in zona di Lisy Stefanoni e Pagan permette agli Ulvedharr di averli ospiti sul palco così come su disco. Lisy sale sul palco per Ymir song e ci rimane anche per Harald Hárfagri, per la quale viene raggiunta da Pagan, che sale con un balzo e si impossessa della scena con l'aria di chi non ce la faceva più a stare solo a guardare. Altro momento topico del live è ovviamente la riuscitissima Onward to Valhalla, per la quale Ark richiede la collaborazione del pubblico che si mostra subito prontissimo ad urlare a squarciagola il ritornello.

OPERA IX
a cura di Giovanni Perin "GioMasteR"


Tocca ai biellesi Opera IX portare il sigillo della fiamma nera su Bagnatica, capitanati dal mastermind e chitarrista Ossian. Una discreta folla si riunisce sotto il palco per assistere al rito dei cinque occultisti (il quartetto è aiutato da Alexandros alle tastiere dal vivo), che hanno personalizzato il palco con numerosi banner che raffigurano l’artwork del recente Strix Maledictae In Aeternum. Lo show ha inizio con l’oscura Battle Cry, introducendo gli accoliti radunatisi al fumoso clima che caratterizza gli album degli Opera IX, grazie inoltre ad una scelta di suoni molto old school, che non lasciano intendere in modo nitido l’operato della band, ma riescono a restituire calore. Si prosegue con diversi brani pescati da Strix Maledictae In Aeternum: Dead Tree Ballad, Eyes In The Wheel ed il primo singolo estratto, Mandragora, ma anche Maleventum trova spazio per un richiamo (In The Raven’s Eyes).Il pubblico sembra apprezzare, sorvolando su qualche svista nell’esecuzione, merito anche della presenza scenica di Alexandros e M The Bard (svicolato dall’incombenza della chitarra) che tengono il palco con naturalezza e coinvolgono a più riprese gli accorsi al rituale. In molti si chiedono il motivo dello strano copricapo indossato da Ossian, per poi scoprire che dei problemi di salute hanno rischiato di far saltare l’esibizione dei nostri, ma che il chitarrista ha voluto a tutti i costi presenziare a quest’edizione del Fosch Fest.
Lo show degli Opera IX è onesto, certo non aiutato dalla luce solare e dalla mancanza dell’elemento logistico di una sede raccolta, magari al lume di candela, ma ripercorre la recente discografia tirando fuori una sequenza di brani accattivanti e riesce a far partecipare i presenti, raccogliendo una certa soddisfazione. Da rivedere in opportuna sede.

SKYFORGER
a cura di Carolina Pletti "Kara"


È il momento di un'altra chicca: il Fosch Fest porta per la prima volta in Italia gli Skyforger, una band di nicchia, tra le più amate dagli estimatori del folk e del pagan metal ma ancora non molto conosciuta dalla massa. A Bagnatica il sole non è ancora tramontato e la temperatura è torrida, ma i nostri Lettoni non si risparmiano e si presentano sul palco in costume tipico, completo di cappello di pelliccia per quanto riguarda il cantante. Ma non è solo la resistenza al caldo quello che colpisce della band: è soprattutto il fatto che, salito sul palco, il cantante Peteris esordisce parlando in italiano! E non si limita ai soliti "buonasera", "grazie" e "come state", ma presenta ogni singolo brano che la band suona, aiutandosi solo ogni tanto con l'inglese. La band è orfana del polistrumentista Kaspars Barbals, per cui è costretta a riarrangiare i pezzi per suonarli senza flauti e cornamuse. Devo dire, però, che la mancanza dei fiati non si fa troppo sentire: i pezzi sono più scarni, ma anche più diretti, e riescono comunque a mantenere il loro spirito folk. L'atteggiamento della band sul palco riflette una grande umiltà ed un forte amore per le tradizioni della propria patria: Peteris ci tiene a spiegare le origini ed il significato di ogni pezzo che suonano per permettere un apprezzamento più consapevole al pubblico, e dopo ogni brano ringrazia sempre sia in italiano che in lettone. La setlist spazia da brani tratti dai primi album (Kauja pie Saules), all'ultimo Kurbads, passando quindi da sonorità più estreme ad altre più heavy. Il concerto si conclude con le atmosfere malinconiche di Migla, migla, rasa, rasa, privata del flauto ma non per questo meno intensa.

ENSIFERUM
a cura di Gianluca Leone "Room 101"

Dopo due giorni estremamente intensi il Fosch Fest 2013 si avvia lentamente verso la conclusione; senza fretta però, manca ancora infatti il pezzo forte della seconda giornata, quegli Ensiferum che pare abbiano richiamato da soli una discreta fetta del pubblico presente in quel di Bagnatica.
Dopo l'ottima prestazione degli Skyforger il palco viene rivoluzionato dai fonici della band finnica che mettono a punto amplificazione e strumenti per quella che si preannuncia una grande esibizione.
Dal canto mio sono curioso di vedere se la band bisserà l'ottima prestazione di Romagnano Sesia e quale sarà la setlist proposta, ma andiamo con ordine.
Alle 22.40 l'intro registrata Symbols da il via al concerto (in lieve ritardo sulla tabella di marcia), i nostri si fiondano sul palco spinti da un pubblico estremamente caldo nonostante la stanchezza accumulata nel corso di questa lunga ma entusiasmante due giorni.
Si parte con In My Sword I Trust, estratta dall'ultimo disco Unsung Heroes, canzone che dal vivo risulta molto più energica rispetto alla versione cd, anche grazie al drumming chirurgico e potente di Janne Parviainen.
Qualche piccolo inconveniente fa iniziare però il concerto leggermente in salita: per il primo minuto la voce di Petri è praticamente inesistente, inoltre lo stesso – probabilmente ancora un po' freddo – incespica in un paio di occasioni sbagliando una frase e un passaggio di chitarra, nulla di grave in ogni caso, si tratta di imprevisti comuni quando si suona dal vivo.
Nemmeno un attimo per respirare e si prosegue con Guardians of Fate, ed è impossibile non posare gli occhi su quella "trottola" che risponde al nome di Sami Hinkka: il bassista finnico è il vero mattatore della serata, interagisce con il pubblico, lo incita, si muove come un invasato, ma nel mentre esegue col suo sei corde dei passaggi complicati e piuttosto veloci che ne provano il grande valore.
Dopo una From Afar tritaossa come poche si ritorna ad Unsung Heroes per la più morbida Burning Leaves (ai limiti nel commovente nei refrain e nell'intermezzo cantato in finlandese).
Si continua con la festaiola One More Magic Potion e la cattivissima Retribution Shall Be Mine dove si mette in luce finalmente anche la giovane Emmi che esegue in maniera estremamente pulita l'assolo di moog.
Iniziano poi le sorprese, il concerto non è poi iniziato da molto e già viene annunciata l'immancabile Lai Lai Hei, c'è poco da descrivere quando ci si trova davanti ad una canzone in grado di far cantare tutto il pubblico delle strofe in finlandese a squarciagola!
Si passa poi ad Ahti (a quanto ricordo non eseguita dal vivo ultimamente nei passaggi italiani) e alla stupenda Stone Cold Metal (con immancabile intermezzo "Morriconiano").
Con Twilight Tavern torniamo nuovamente sul festaiolo andante, ma si tratta solo di un preludio alla successiva – ed attesissima – Victory Song, canzone imponente in tutta la sua lunga durata (ho sempre apprezzato la capacità degli Ensiferum di scrivere canzoni che nonostante un minutaggio consistente non calano mai d'intensità).
I nostri escono poi dal palco in attesa di essere richiamati, mentre il pubblico rimane invero un po' stupito dato che ci si aspettava una prestazione un po' più lunga (mentre è passata appena un'ora).
La band rientra comunque rapidamente (con Sami che si diletta dietro le tastiere per qualche secondo), per poi regalarci l'ultimo pezzo della serata: l'immancabile (pena il linciaggio) Iron che scatena l'ultimo pogo di quest'edizione del Fosch Fest.
Prima dei saluti Markus fa ancora in tempo a sfoggiare le sue doti, suonandoci una versione accelerata della colonna sonora di Star Wars mentre tiene la chitarra dietro la nuca, un modo simpatico di salutare tutti tra gli applausi.
Che dire?
Una delle esibizioni più intense del Fosch Fest 2013 (ma non certo l'unica), gli Ensiferum hanno dimostrato ancora una volta il loro valore e la loro estrema professionalità pur divertendosi e facendo divertire.
Chapeau!



SETLIST ENSIFERUM
1. Symbols
2. In My Sword I Trust
3. Guardians of Fate
4. From Afar
5. Burning Leaves
6. One More Magic Potion
7. Retribution Shall Be Mine
8. Lai Lai Hei
9. Ahti
10. Stone Cold Metal
11. Twilight Tavern
12. Victory Song
Encore:
13. Iron
14. Star Wars Theme

CONCLUSIONI
a cura di Giovanni Perin "GioMasteR"


Con la conclusione dell’esibizione degli Ensiferum, volge al termine anche la quinta edizione del Fosch Fest, dopo undici band e più di dodici ore di concerti, lasciando una folla di persone soddisfatte che continuano a non capacitarsi di come il tempo sia volato così velocemente. C’è chi non vuole perdere l’occasione di un’ultima birra o decide di brindare alla riuscita del festival con un idromele, chi fa un’ultima capatina ai banchetti del merch, convinto dalle ultime esibizioni, chi si prepara a fare ritorno a casa, ognuno intento in qualcosa di diverso, ma tutti soddisfatti dal week end trascorso a Bagnatica.
Il Fosch Fest è oramai diventato un appuntamento al quale ogni anno partecipano sempre più persone, in grado di offrire molta buona musica, divertimento, cibo e bevande e ogni sorta di intrattenimento folkloristico a prezzi davvero onesti. Di anno in anno si notano dei miglioramenti che vengono a braccetto con l’aumento del numero di spettatori che accorrono, apportando un continuo sostegno, fondamentale perché sia possibile la crescita del festival, e confermando come la formula così proposta sia decisamente riuscita.
Non solo un’occasione per radunare un sacco di metallari desiderosi di fare casino in compagnia o per assistere a molte esibizioni dei propri beniamini ad un prezzo assolutamente contenuto, ma anche una soddisfazione per la completa riuscita di un evento di musica dal vivo, fattore da non sottovalutare di questi tempi.
Un plauso all’organizzazione, che anche quest’anno ha allestito un festival di tutto rispetto in cui si valorizzano i nomi nostrani e allo stesso tempo si offre uno spettacolo di professionisti, riuscendo a diversificare sempre il bill e variare le proposte delle band coinvolte, il tutto ad un prezzo davvero accessibile ed organizzato in modo preciso. Questo è il primo passo per dimostrare che non serve varcare l’arco alpino per trovare un open air meritevole, è sufficiente guardarsi intorno e valorizzare ciò che si ha.




andrew
Lunedì 22 Luglio 2013, 19.49.08
23
io pure soddisfattissimo di quest'edizione..ps sentito la nuova track dei tyr ? si preannuncia un altro spettacolo...spero che un anno prima o poi arrivino anche qui al fosch
Theo
Lunedì 22 Luglio 2013, 19.44.12
22
Ma si, Andrew, io infatti sono contentissimo così... Certo che se gli Ensiferum avessero fatto un paio di canzoni in più dopo Iron allora sarebbe proprio stata la perfezione, ma sono stati ligissimi e hanno concluso alle 23.58... Forse glielo hanno anche imposto per il ritardo degli Alestorm il giorno prima... Chissà. Ad ogni modo, chissenefrega il festival è stato una figata come al solito e canzone più o canzone meno sono stato molto, molto, soddisfatto da tutti i gruppi
andrew
Lunedì 22 Luglio 2013, 18.32.49
21
@room 101, esatto a fare la somma di tutto esce cosi si @theo pure a me sorvola sempre il pensiero che magari chi lo sa il comune rogni e magari lanci multe..pero quando sei li 8 9 ore in prima fila vuoi che sfoderino tutte le carte che hanno XD .. per gli ensiferum a pensarci 2 volte devono anche dosare le proprie forze: toccano 70 80 posti all'anno in giro per il mondo..
Kara
Lunedì 22 Luglio 2013, 18.04.50
20
@The Void: direi la seconda XD riguardo all'affluenza: c'è da considerare che l'anno scorso i Folkstone hanno riunito quasi tutti gli spettatori del festival davanti al palco, mentre quest'anno è vero che la maggior parte dei presenti era lì per gli Ensiferum, ma non la totalità. La gente sembra di meno anche perchè era più sparsa. Poi i numeri esatti io non li ho, quindi non so quanti fossimo effettivamente.
Room 101
Lunedì 22 Luglio 2013, 18.02.13
19
@andrew: un'ora circa quando sono usciti prima dell'encore, almeno così mi è sembrato, in totale penso sia durato circa un'ora e venti se conti ancora il ritorno un po' incasinato, Iron, e tutti i lunghi saluti dopo
The Void
Lunedì 22 Luglio 2013, 17.53.29
18
@andrew, theo: ora me la sento...o è una cosa ultramega tecnica oppure erano ubriachi fradici in studio e hanno sparato note a caso allora xD
Theo
Lunedì 22 Luglio 2013, 17.31.34
17
@Andrew: Vero quel che dici. Vero anche che -meno male abbiano sforato gli Alestorm- a patto che questo non arrechi danno al festival con il comune e robe simili, io a volte penso pure a questo... Comunque grande festival con o senza "You Are A Pirate", e anzi se devo essere sincero la setlist degli Alestorm era proprio perfetta così
andrew
Lunedì 22 Luglio 2013, 16.37.20
16
meno male che hanno sforato! ahahah han finito alle 0 30 cmq gli ensiferum hanno fatto dalle 22 35 piu o meno fino a mezzanotte quindi un'ora e mezza...non un'ora come dice sopra nel report...
Theo
Lunedì 22 Luglio 2013, 16.20.45
15
Non la volevano suonare perchè si erano preparati un'altra setlist e hanno pure sforato di un quarto d'ora semplice XD
andrew
Lunedì 22 Luglio 2013, 16.19.11
14
@the void...chris " no we only play serious songs" e ancora "we don't even know how to play that!" e strimpella sulla keytar, non sn capaci si vede boh XD
The Void
Lunedì 22 Luglio 2013, 14.44.27
13
Che vuol dire che gli Alestorm "non sanno più suonare You are the pirate"?? xD
andrew
Lunedì 22 Luglio 2013, 8.55.31
12
temporale e alestorm doppietta perfetta XD
Johnny Bosic
Lunedì 22 Luglio 2013, 3.07.56
11
"C'è addirittura chi, per non perdersi una nota, consuma sotto la pioggia davanti al palco le costicine appena ritirate." Eccomi qua! ahahahahaha Ottimo report!
Deon barton
Domenica 21 Luglio 2013, 22.42.27
10
Cazzo i Lou quinse.............purissima TORINO HARCORE FOLK METAL!!!!!!!!!!!!i migliori del festival,pura attitudine.
Jezolk
Domenica 21 Luglio 2013, 21.08.41
9
Ottimo report e ottimo festival! posso confermare che C'era meno gente dell'anno scorso! Cmq a mio parere Alestorm sopra tutti, Cruachan subito dietro. All'anno prossimo!
AL
Domenica 21 Luglio 2013, 14.53.12
8
presente la domenica. bella giornata e buoni concerti. per me c'era meno gente dell'anno scorso ma alla fine penso che sia stato comunque un successo come sempre. Grandi ulvedahr.. da buoni bergamaschi la parola "cioc" (ubriaco) non poteva che svegliare le masse !!! Skyforger ottima sorpresa, non li conoscevo bene, gli "enfiserum" invece non mi hanno colpito molto!
Theo
Domenica 21 Luglio 2013, 12.46.05
7
@Arvssynd: Non so, a me (non sapendo i numeri ne dell'anno scorso ne di quest'anno) mi è parso in linea con l'anno scorso... Poi non so, aspettiamo dati ufficiosi
Theo
Domenica 21 Luglio 2013, 12.41.09
6
@Arvssynd: Non so, a me (non sapendo i numeri ne dell'anno scorso ne di quest'anno) mi è parso in linea con l'anno scorso... Poi non so, aspettiamo dati ufficiosi
andrew
Domenica 21 Luglio 2013, 11.45.29
5
spettacolare come sempre, buon report dell'evento. unica cosa ci si attendeva molta piu gente specie di domenica. come presenze siamo piu o meno come l'anno scorso
Requiem
Domenica 21 Luglio 2013, 10.11.51
4
Che Fosch ragazzi! Avevo visto gli Alestorm qualche anno fa all'Heidenfest e li ho trovati molto cresciuti, hanno dato molto spettacolo e hanno coinvolto anche il pubblico (e che pubblico!). Gli Ensiferum erano il motivo principale per cui sono andato al Festival e infatti non mi hanno deluso, ma la vera sorpresa sono stati i Cruachan: nonostante la pioggia hanno raccolto una folla bella carica, hanno suonato bene ed erano visibilmente divertiti. Insomma, due giorni indimenticabili.
Arvssynd
Domenica 21 Luglio 2013, 0.53.26
3
Mi dispiace tantissimo di essermi perso gli Skyforger... comunque sbaglio o dalla foto del pubblico degli Ensiferum si vede meno gente rispetto agli altri anni?
Theo
Sabato 20 Luglio 2013, 23.17.09
2
Beh, che dire... Report perfetto, avete detto già tutto Solo mi stupisce di sentire che la voce di Petri nel primo minuto non si sentisse... Sono l'unico che l'ha sentita addirittura coprire i cori del ritornello di In My Sword I Trust (nel quale dovrebbe stare "coperta")? ... Peccato per la mancanza del polistrumentista dei lettoni, però, come giustamente sottolineato nel report, non ha per niente inficiato la performance che è stata di altissimo livello. Certo è che non vedo l'ora di rivederli, sta volta con cornamuse, flauti e tutto il resto Alestorm grandi grandi pure loro, anche se io, dal centro della prima fila ho sentito per quasi tutta l'esibizione suoni tutt'altro che perfetti e cristallini, con bassi davvero troppo saturi che in più occasioni hanno coperto (a volte anche completamente) le pur tante tastiere sul palco. Per il resto ovviamente niente da dire, gli Alestorm son diventati una garanzia di divertimento e buon umore e professionalità dal vivo. Ottime sorprese sono state per me Cruachan e soprattutto Wolfchant da cui non mi aspettavo chissà cosa invece mi hanno spiazzato con dei suoni che mi sono sembrati prima di tutto perfetti, e in secondo luogo per la grandissima professionalità e capacità tecnica. In conclusione, per me, l'esibizione migliore è stata quella dei finlandesi Ensiferum che hanno letteralmente raso al suolo il palco, seguiti dagli ottimi Skyforger (pur penalizati dall'assenza di un membro fondamentale, e quindi, chapeau!) ed Alestorm... Comunque davvero non ci si è potuti lamentare di alcun gruppo. In sostanza, come tutti gli anni, Festival di elevata caratura dove è stato tutto perfetto pure questa volta. Che dire, se non... All'anno prossimo Bagnatica!
El Matador
Sabato 20 Luglio 2013, 22.51.28
1
Ero uno dei fotografi del festival. Organizzazione eccellente, bill veramente interessante - un bel mix di band rinomate ed altre di culto, unite a band underground di qualità - e prezzi veramente irrisori. Peccato solamente per la relativa scarsa affluenza di pubblico, sopratutto paragonata alle scorse edizioni del festival... Un vero peccato, considerato che è praticamente perfetto, nel suo (neanche tanto) piccolo
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