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TRIBULATION - Musica per gente ai margini
09/08/2013 (1600 letture)
Black Face: Salve Tribulation, benvenuti su Metallized.it! Innanzitutto, i miei complimenti per la vostra nuova release Formulas of Death. Adam, dopo averlo ascoltato e recensito, vorrei farti una domanda: come definiresti il vostro genere, o meglio, quali parole useresti per descrivere il vostro genere a coloro che ancora non vi conoscono?
Adam Zaars: Grazie. Direi che suoniamo Extreme Psychedelic Grand Heavy Metal Black Rock. Ma non mi piacerebbe presentare la mia band così, quindi credo che rimaniamo attaccati al termine Death metal. In realtà suoniamo solo musica e vengono fuori canzoni orientate al metal o rock estremo.

Black Face: Secondo te, quanto il vostro stile è influenzato da altre band (riporta alcuni nomi, per favore, se ce ne sono) o, piuttosto, quanto proviene dalla vostra personalità?
Adam Zaars: Oramai si è spesso influenzati da altre band, ma penso che ci siamo separati da questo fatto (anche se non del tutto) tempo fa, probabilmente prima della stesura del nuovo album. Non possiamo tralasciare influenze di band come Morbid Angel, Mayhem o altri gruppi simili. Ma abbiamo avuto questo genere di musica nel nostro sistema per un lungo tempo. Direi che le più grandi influenze per le nuove canzoni sono quelle band provenienti da lato meno estremo del metal, Iron Maiden in particolare.

Black Face: Secondo il mio punto di vista, l’album è caratterizzato da un forte senso di innovazione e originalità, percepibile sin dalle prime note: non avete paura che qualcosa di così innovativo possa essere recepito solo in parte dall’ascoltatore?
Adam Zaars: Penso che possa essere il caso di alcune persone, ma non quelle che dovrebbero ascoltarlo. Voglio dire, chiunque può ovviamente ascoltare l'album, ma se è per un particolare gruppo di persone non è sicuramente per le persone che hanno paura del diverso e del nuovo. È per gente ai margini che ha il coraggio di pensare "fuori dalla scatola"; ciò risulta strano e originale. La musica ovviamente può sembrare strana ad alcune persone e mi riferisco a quel pubblico che trova il tutto molto naturale. Sono sicuro che alcune persone che trovano il nostro lavoro opprimente cambieranno parere in futuro.

Black Face: Quale procedura seguite solitamente per la composizione?
Adam Zaars: Non mi sento di dire molto su questo. Trovo che sia molto personale, qualcosa che dovrebbe essere tenuto all'interno della band il più possibile. Credo che lo vedo come una sorta di formula che dovrebbe essere tenuta all'interno della sfera creativa delle persone coinvolte. Chissà cosa sarebbe successo altrimenti? Ma posso dire che per questo album abbiamo usato il più possibile la fase di scrittura "inconscia". Con questo voglio dire che non abbiamo mai costruito le canzoni insieme e non ci siamo mai seduti con gli strumenti ed abbiamo costretto la melodia a venire fuori. Abbiamo aspettato che le melodie venissero da noi, che ci apparissero. So che suona strano, così come è un cliché nel metal underground ma, se la gente guardasse altrove, troverebbe che questo è il modo (religioso, sacro) con cui la vera arte è stata prodotta. Voi portate a questo mondo ciò che si trova in un altro, in senso letterale e metaforarico.

Black Face: Chi scrive i testi e di cosa trattano solitamente?
Adam Zaars: Io ho scritto la maggior parte dei testi di questo album. Ho anche avuto un pò d’aiuto da parte della mia dolce metà Susanna e del nostro amico Konstantin. Hanno a che fare con ciò che è innaturale. Hanno a che fare con gli stati liminali e con gli "esseri", con i luoghi da cui provengono e quelli in cui ci possono portare. L'album è in gran parte incentrato sulla ricerca alchemica dell’immortalità e sul declino che si usa per sapere, la ricerca della affilatura dei denti che macinano i pilastri di una certa visione del mondo con cui non siamo in grado di connetterci pienamente. Si tratta di un’iniziazione ad una nuova visione del mondo. I testi sono anche legati in un certo modo al folklore svedese.

Black Face: Cosa ha di diverso Formulas of Death rispetto al suo predecessore, The Horror? E che cos’hanno maggiormente in comune?
Adam Zaars: La cosa che hanno in comune è che sono stati suonati dalla stessa band. Le cose che non hanno in comune sono che sono stati registrati con un intervallo di sei anni l’uno dall’altro e che siamo diventati altre persone in questi sei anni. Senza voler stupire nessuno, eravamo ancora a scuola quando abbiamo registrato il primo album.

Black Face: La cover è molto strana: che cosa rappresenta? In che modo è legata al titolo o al concept di Formulas of Death?
Adam Zaars: Il titolo può essere paragonato a un certo proverbio indù che dice che ci sono molti sentieri sulla stessa montagna. Ci sono molte formule. La copertina rappresenta l'intero album. È davvero l'immagine perfetta per l'album. La signora è una forza, una forza divina, Shakti, e lei è sotto la superficie, che è dall'altra parte. Lei è già trascesa. Essa ha anche un’atmosfera folkloristica che va di pari passo con l'album, lei può essere Randa, o il suo equivalente acquoso, se uno sceglie di vederla in questo modo. E' ovviamente oscura e minacciosa, nonché adatta a segnalare l'incertezza della situazione e "l'ignoto".

Black Face: Se dovessi scegliere una o più canzoni fra le più rappresentative dell’album, quale sceglieresti e perché?
Adam Zaars: Sceglierei tre tracce: Rånda, Ultra Silvam e Apparitions. Sono diventate l’essenza dell’album in molti modi e rappresentano, secondo me, i picchi di questa esperienza. Possono (o non possono) essere un suggerimento di dove l’album voglia portare.

Black Face: Cosa ne pensi del ruolo di Internet nella promozione della vostra musica? Potrebbe essere più un vantaggio per voi o un inconveniente, a causa dell’uso illegale del file sharing?
Adam Zaars: È probabilmente un vantaggio o almeno lo usiamo a nostro vantaggio. Non siamo preoccupati per il download illegale, non c'è niente che tu possa fare, è quello che è e io non lo vedo come un danno. L'industria musicale intera è cambiata a causa di esso e dovrà adattarsi ad esso. Siamo ancora molto underground e, a questo punto, posso solo vedere il vantaggio dello strumento come mezzo per raggiungere più persone che possano eventualmente apprezzare la nostra musica.

Black Face: Siete solo musicisti o avete anche altre occupazioni nella vita reale?
Adam Zaars: Siamo molte cose ma direi che siamo artisti con modi diversi di esprimere la nostra arte. Sia me che Jonathan (chitarra) lavoriamo con la grafica e roba del genere.

Black Face: Avete già organizzato un tour promozionale per l’album? Verrete anche in Italia?
Adam Zaars: In realtà, siamo già stati in Italia un paio di mesi fa. Contiamo di tornare, dal momento che stiamo organizzando altri tour.

Black Face: Cosa vorresti dire ai fan italiani che vi sostengono e apprezzano la vostra musica?
Adam Zaars: Non seguite il vostro capo.

Black Face: Grazie mille per la tua disponibilità!



Max
Venerdì 9 Agosto 2013, 9.07.55
1
Per me disco dell'anno... Bello anche il concerto di marzo al blue rose saloon!
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