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CORREVA L’ANNO - # 20 - 1989
09/08/2013 (4270 letture)
Un'aggressione estrema. Un vulcano che erutta, un terremoto devastante: con una forza d'urto spaventosa il thrash metal traghetta ad un epilogo più che degno l'imponente decade ottantiana, contraddistinta da un vorticoso crescendo di uscite memorabili e diramazioni stilistiche affascinanti. Il periodo aureo si conclude con una nuova infornata di pubblicazioni leggendarie, per la gioia delirante degli appassionati, sempre muniti di chiodo d'ordinanza, borchie, catene, t-shirt delle band più disparate e gilet in jeans zeppi di toppe coloratissime. Aggressione estrema è la locuzione che meglio sintetizza la dirompenza assunta dai maggiori esponenti del thrash, il genere più in forma del momento, per lo meno in ambito metal: ai piedi del Muro di Berlino, abbattuto da venti di rivoluzione, la vecchia Triade continuava a martoriare le resistenze degli ascoltatori, maturando ed affinando i propri strumenti di distruzione. Con Extreme Aggression i Kreator, leader assoluti del temibile trio, raggiungevano un apice creativo e compositivo difficilmente eguagliabile, mantenendo inalterata la violenza delle proprie mazzate ma sfoggiando trame più curate seppur ancora semplici e dirette, completate da suoni finalmente nitidi, da un'esecuzione tecnica ineccepibile e da una precisione chirurgica dei musicisti: la caotica orgia di caos risalente a Pleasure To Kill, disco seminale per l'estremizzazione totale del genere, era ormai alle spalle. Ora gli ancor giovani killers di Essen completavano la loro opera stordente con piena coscienza della propria forza, dimostrandosi non solo veementi ragazzi ribelli ma anche musicisti eccellenti; il cammino, iniziato col precedente Terrible Certainty, si compiva ora con un disco massacrante, caratterizzato da riff feroci, velocità insostenibili, assoli fiammanti e testi affilati come rasoi; asciutto e pulito nel suono, il platter si apriva con l'irresistibile titletrack: l'urlaccio di Mille Petrozza, l'accanimento ritmico di Ventor, i riottosi stop'n'go e le ferventi ritmiche a rincorsa contribuivano ad innalzare un nuovo inno per i thrashers puristi. Da subito emergevano le peculiarità dell'intero full length: tanti riff letali sparati in rapidissima successione, ma anche sezioni soliste molto più melodiche e pregiate rispetto ad un passato in cui prevalevano schegge grezze e atonali. La voce strozzata di Mille Petrozza si scagliava furibonda su una serie di frustate telluriche, le quali andavano ad incarnare una sorta di vangelo per ogni fedelissimo del genere: le liriche del cantante e chitarrista italo-tedesco si fecero sempre più profonde, esistenzialiste, affrontando anche la difesa ecologica del pianeta, la falsità insita nell'animo umano o il radicale spirito di appartenenza alla scena musicale più pura. L'intera tracklist era un compendio di classici, dalle dinamitarde No Reason To Exist e Love Us Or Hate Us -una magistrale dichiarazione d'intenti, probabilmente il testo più passionale mai scritto da Petrozza- al capolavoro Betrayer, una mitragliata secca e velocissima, infarcita di stacchi micidiali e ripartenze repentine: una sassaiola terrificante, immancabile -assieme alla titletrack- in un'ipotetica top ten dei migliori pezzi thrash metal mai realizzati. Stream of Consciousness, Some Pain Will Last o l'efferata Bringer Of Torture erano alcuni dei restanti vertici qualitativi del disco, che manteneva elevatissime la rabbia e l'attenzione per tutti i suoi trentasette minuti e mezzo di durata. L'ascolto era incendiato da un'eccitazione costante, un turbinio di adrenalina e rabbia sfogate eccezionalmente attraverso scorribande da headbanging e riff impattanti, quelli partoriti dalla furia cieca e dal realismo verace di Mille Petrozza, un ragazzo con la testa sulle spalle che ha sempre cercato di incarnare dei valori sociali, politici ed umani di alto livello, denunciando le ingiustizie e la corruzione dei potenti album dopo album: 'Chi mi vede come un dannato pessimista sbaglia, io sono solo un occhio vigile sulle cose dei nostri giorni. Non ho soluzioni per nessuno e non pretendo nemmeno di essere d'aiuto; intendo convertire energie negative in qualcosa di positivo, e la musica rappresenta un canale preferenziale in questo senso, molto diretto ed efficace. Quando scrivo un testo cerco di immaginarmi la reazione della gente, la provoco raccontando una verità scomoda e senza filtri; questo è da sempre il mio stile e mi piace sentirmi parte della rabbia che cresce, rappresentare una valvola di sfogo per tutti'. Il salto di qualità fu dunque notevole sotto tutti gli aspetti e coincise con l'approdo ad un nuovo contratto discografico; Extreme Aggression fu infatti realizzato sotto l'egida della Epic Records, che lo promosse anche con il primo videoclip dell'act mitteleuropeo: si trattava proprio di Betrayer, ed era crudo e farneticante quanto il pezzo stesso. I Kreator si imbarcarono in un importante tour nordamericano con i Suicidal Tendencies, portando nel Nuovo Continente tutta la ferocia più aspra del thrash tedesco: le platee a stelle e strisce conobbero il sangue e la cruenza dello scatenato Demone Teutonico, che per l'occasione non poté contare sul secondo chitarrista Jörg Trzebiatowsk, rimpiazzato a dovere da Bogusz Rutkiewicz. L'importanza e l'influenza della corazzata di Essen era tale che il regista Thomas Schadt girò un documentario sull'aspetto sociale dell'heavy metal sull'area della Ruhr (Thrash Altenessen), nel quale la figura di Petrozza e compagni era centrale, come la storia pretende giustamente che sia.

Negli stessi mesi anche i Sodom compivano un passo avanti straordinario, rilasciando l'epocale Agent Orange, un disco di thrash devastante e brutale come i predecessori, ma ineccepibile nella produzione ed eccellente sotto il profilo tecnico, forte di composizioni più accurate e precise; sospinti da riff al vetriolo, da ritmiche schiacciasassi e dalla voce rude di Tom Angelripper, i feroci minatori di Gelsenkirchen si dimostrarono ormai musicisti competenti e maturi, fucina di pezzi urticanti destinati a divenire essenziali per ogni appassionato del genere, e non solo. Già con la feroce titletrack si intuiva l'accresciuto potenziale dei tedeschi, capaci di spaziare tra ritmiche serrate e rallentamenti cadenzati, peraltro assemblando il tutto con un assolo di pregevole fattura; Tired and Red esaltava l'efficacia delle sezioni strumentali e l'incisività del riffing, scoccato dalle sei corde di Angelripper e Frank Blackfire, mentre Incest si presentava come una mazzata incontenibile, grazie allo scrosciante lavoro di Chris Witchunter alle pelli. Se Remember The Fallen aveva le fattezze di un autentico anthem, Exhibition Bout e Baptism Of Fire colpivano dirette con le loro compatte ritmiche a rincorsa; il classico destinato a spargere il sangue nei concerti era però Ausgebombt, il classico pezzo stradaiolo e dalle influenze punk che i Sodom hanno sempre amato inserire nelle loro tracklist. Si trattava di un brano gonfio di adrenalina, con un drumwork martellante ed un chorus da pugni al cielo; l'ispirazione motorheadiana era palese anche per un sordo. Angelripper si stava accorgendo che qualcosa era cambiato, e la sua band non era più un semplice gruppetto di amici che suonava nei sudici pub locali: 'Non ho mai pensato di poter conquistare le classifiche e nemmeno l'ho mai desiderato, tuttavia dopo l'uscita di ‘Persecution Mania’ e, soprattutto, ‘Agent Orange’, le cose cambiarono anche per noi: il pubblico, che già ci seguiva con passione, aumentò notevolmente e il passaparola fece girare il nostro nome in luoghi di cui ignoravamo persino l'esistenza'. La svolta, però, la fecero i media, i quali iniziarono a capire che il movimento non era più circoscritto, forse solo per convenienza: 'Sembra strano pensarlo oggi, ma un tempo una recensione positiva o negativa era davvero in grado di spostare le vendite di un album, anche di migliaia di copie, quindi è facile capire quanto fosse importante la mano dei giornalisti per una band la cui proposta non fosse proprio simile a quella dei Beatles! Tutto poi venne di conseguenza: tour sempre più grandi e coi quali abbiamo potuto visitare ogni angolo del pianeta, maggiori entrate e la possibilità di vivere grazie alla musica, che ancora oggi a distanza di tanti anni credo sia la cosa più bella di tutta la storia'. Il platter continuava nel complesso a manifestare una più acuta attenzione sociale nelle liriche: nonostante i moralisti tacciassero i Sodom di inneggiare alla guerra, in realtà la band non faceva che schierarsi apertamente contro ogni conflitto, denunciandone le crudezze e utilizzando temi bellici come una sorta di documentario. Nel dettaglio, Agent Orange prestava un'attenzione particolare alla guerra nel Vietnam -il titolo si rifà infatti al nome di un erbicida, l'Agente Arancio, utilizzato dall'esercito americano nel conflitto in questione per distruggere le foreste che offrivano riparo ai Viet Cong- e fu supportato attraverso un lungo tour durante tutto il 1989. Purtroppo Blackfire non partecipò a questa importante serie di concerti: alcuni dissensi con i suoi compagni, accusati di darci troppo dentro con l'alcool, lo portarono infatti a lasciare la band per entrare temporaneamente nei Kreator. Nonostante tutto, l'album entrò di diritto tra i masterpieces più illustri, influenti e potenti dell'intera storia del thrash, permettendo ai suoi artefici di uscire dall'underground: solo al termine di quella sfiancante tournèe, infatti, Angelripper poté abbandonare l’odiato lavoro in miniera, ereditato generazione dopo generazione, per dedicarsi appieno alla sua carriera di musicista.

Le frange di puristi del thrash non avevano che l'imbarazzo della scelta, in mezzo a tanta abbondanza: se si considera che gli implacabili Overkill rilasciarono in quei mesi uno dei loro masterpieces assoluti, la portata appare ancora più ghiotta. I temibili killers del New Jersey avevano esordito col botto, nel 1985: Feel The Fire univa l'adrenalina e la ferocia tipiche del thrash con l'epos classico dell'heavy, regalando riff pericolosi, assoli scintillanti e ritmiche accelerate, per l'esaltazione degli headbangers; le due releases successive, per quanto valide e ricche di canzoni importanti, erano state però leggermente meno brillanti. Il nuovo The Years Of Decay spazzava via ogni cosa, forte di una produzione curata -migliore rispetto a quella del debut- e di mazzate devastanti, incendiate dall'ugola al vetriolo di Bobby Ellsworth e dal chitarrismo completo di Gustafson, tanto spigoloso e tonante nel riffing quanto avvolgente e trepidante nei solos. In un'intervista rilasciata molti anni dopo, Ellsworth volle focalizzarsi sulla grande passione che ha sempre alimentato il focolare del thrash metal: 'Il thrash è forse il genere musicale heavy metal per eccellenza, parlando in termini musicali e attitudinali, è violento, cattivo, nato come manifestazione di indifferenza totale a quanto accadeva nel mondo e, allo stesso tempo, era mosso dallo spirito e dal motto 'kill the posers', che all'epoca erano i glamster. Il thrash è un genere musicale con migliaia di fans e di gruppi che mai sono finiti -e mai finiranno- in televisione o su Rolling Stone. Rimarremo sempre nel sottobosco, nonostante le voci che compongono il nostro coro siano milioni nel mondo; ed è proprio da questa moltitudine soffocata e sommessa che nasce la grinta del genere: ciascuna band dovrebbe bussare alla porta di ogni ragazzo, abbracciarlo e offrirgli una birra. Se non fosse per i fans nessuna formazione thrash sarebbe diventata famosa: l'audience è stata sempre parte integrante di un vero thrash-show. C'erano le chitarre, gli assoli e il mosh-pit, il crowd-surfing, le chiazze di sangue lasciate sul palco'. Compattate da suoni asciutti e letali, mazzate nervose come Time to Kill portavano l'adrenalina a livelli irresistibili, dimenandosi attorno a riff sfuggenti, tesissime linee vocali e pesanti rallentamenti; un pezzo velenoso e concitato come Elimination era destinato a scatenare fiotti di energia, attraverso massicce bordate ritmiche, incendiarie stilettate soliste e vocals deliranti, acidi sproloqui che si innescavano in una struttura ricca di cambi di tempo e terrificanti stoccate ritmiche. Si trattava di un nuovo cavallo di battaglia, una mitragliata secca che non sarebbe più mancata nelle setlist live; ma era l'intera scaletta ad essere infestata di sinistri riff al vetriolo e pezzi tirati come fionde, intrisi di veleno e ansia come le fibrillanti I Hate e Nothing to Die For, due dei pezzi più efficaci ed affilati mai scritti dall'ispiratissimo quartetto. In essi si condensava tutta la tensione tipica del thrash americano: accelerazioni abrasive e riffery tagliente come un rasoio supportavano l'interpretazione vocale stridente di un immenso Ellsworth, mentre un drumwork tellurico conferiva al tutto una possanza esplosiva. La pesantissima e lunga Playing With Spiders/Skullkrusher era invece il classico episodio slow tempo nel quale la band modulava il proprio incedere, adottando sonorità quasi sabbathiane in un'avanzata oscura e maciullante prima di recuperare la consueta ferocia in Birth of Tension o Evil Never Dies; quest'ultima concludeva il platter con continui stop e ripartenze, rigettando in esso un'ulteriore ed ancor più drastica dose di ansia e tensione. Il devastante Dawn Of The Decade Tour, sostenuto con i poderosi Testament, fu un epilettico bagno di sangue e sudore, un inno continuo e scatenato all'headbanging nel quale la band si espresse a livelli elevatissimi, sprigionando una forza d'urto senza pari; fu l'ultima razzia con Gustafson alla chitarra: dissidi interni porteranno il musicista a lasciare la band nel corso del 1990. Tra le band più rappresentative della scena thrash metal internazionale, proprio i californiani Testament erano emersi grazie al devastante connubio tra tecnica, potenza e melodia: i due dischi d'esordio sintetizzavano la stratificazione compositiva dei Metallica con la forza d'urto inaudita degli Slayer, elementi cementati attraverso canzoni ben articolate, riff affilati, ritmiche schiacciasassi e scintillanti fendenti melodici in fase solista: il talento di Alex Skolnick -chitarrista con radici nel jazz, nel funky e nella fusion- era evidente e faceva bella mostra di sé in assoli avvolgenti e ricercati. Con il 1989, la band di San Francisco iniettò nuova melodia nella propria musica, creando composizioni più variegate e non incentrate soltanto sulla velocità; in Practice What You Preach rimanevano impattanti le accelerazioni ritmiche impellenti, ma comparivano anche riff e linee vocali più melodiche. Il thrash della formazione californiana si era dunque evoluto e aggiornato in maniera intelligente, onde evitare la mera ripetizione di concetti già espressi. I consueti riff cupi e tonanti si concentravano negli up-time più urticanti come Perilous Nation, Time Is Coming, Blessed in Contempt e nella stessa opener Practice What You Preach, brani trascinanti e dotati di accelerazioni improvvise e repentine, di impatto assolutamente elettrizzante; in essi, Skolnick dava libero sfogo alla sua arte, sfoggiando assoli melodici di ottima fattura. La precisione ritmica dell'altro chitarrista, Eric Peterson, ed il vocalism aspro e profondo del gigantesco nativo indiano Chuck Billy mettevano sul disco l'inconfondibile marchio dei Testament, prominente anche nelle martellanti fiondate ritmiche guidate dietro le pelli da Louie Clemente; la band si destreggiava poi in episodi più melodici e quasi privi di tempi veloci come Envy Life, Blessed in Contempt e la dolce semi-ballata (con finale arrembante) The Ballad, offrendo anche interessanti momenti esplosivi in episodi come le dinamiche e trascinanti Sins of Omission e Nightmare (Coming Back to You): anche senza schiacciare il piede sull'acceleratore in maniera compulsiva dall'inizio alla fine, i Testament riuscivano a tenere vivissima l'attenzione, confermandosi dei grandi musicisti. Chuck Billy, che in precedenza adottava uno stile canoro urlato, utilizzava ora una gamma di tecniche vocali più ampie, sfruttando al massimo quanto imparato in alcune vecchie lezioni di canto; in un'intervista del tempo affermava: 'Questo disco è orientato a più ascoltatori, non solo ai fans più irriducibili del metal; ci sono molte più persone che stanno iniziando a venire ai nostri concerti, credo che stiamo iniziando a raggiungere anche ascoltatori più maturi, che ascoltano anche i Black Sabbath e non solo i Metallica, ma anche quelli che non vogliono acquistare il nuovo Slayer in quanto lo reputano troppo pesante. Le canzoni di questo disco sono scritte meglio rispetto a quelle del precedente e per le persone sarà più facile relazionarsi con ciò che diciamo nei testi'. Infatti, con questo full length vennero abbandonati i temi occulti o esclusivamente basati sulla violenza, a favore di argomentazioni sociali e di natura esistenzialista, incentrate sulla cronaca o sulla quotidianità. Fu con questo disco che il gruppo della Bay Area trovò una propria definizione personale e si distaccò completamente dalle proprie influenze primarie, perdendo forse alcuni decimi di veemenza ma acquisendo maggiori spunti melodici e migliorate qualità compositive. Del resto, il thrash stesso era cresciuto e non poteva più restare ancorato a dei cliché: un album interamente costituito da mazzate urgenti senza capo né coda era limitato e limitante, perché le potenzialità offerte da questo genere musicale erano e rimangono vaste ed importanti. I Testament, che del thrash erano delle icone, sapevano benissimo come esplorare tutte queste sfaccettature che la loro musica offriva, passando indistintamente dagli attacchi frontali più impetuosi a brani comunque duri, dinamici e travolgenti ma non necessariamente forsennati: la strada aperta dai Metallica di Ride The Lightning, insomma, non smetteva di fare proseliti. Dalla California proveniva anche il ruggito feroce dei Dark Angel, forti di un disco di thrash violento come Leave Scars: la rozzezza dei primi anni ora lasciava spazio a rasoiate ancora tremende ma meglio congegnate, pilotate dal drumwork dinamitardo di Gene Hoglan.

Un arpeggio inquietante ed un soffio di vento impetuoso giungevano nel frattempo dal Brasile, terra apparentemente poco incline a sonorità ruvide; eppure con Beneath The Remains anche i Sepultura entrarono di prepotenza nell'olimpo dei giganti del genere. Dischi potenti, rapidi e scarnificanti come il mirabile Schizophrenia ne avevano già messo in mostra le doti, ma il nuovo lavoro era molto di più: una produzione finalmente nitida e professionale spazzava via le mal definite releases precedenti, mentre una serie impressionante di riffs brutali prometteva di mettere al tappeto anche l'ascoltatore più ferrato; le ritmiche spietate di Igor Cavalera innescavano serrate vertiginose, sorrette dal feroce lavoro alle sei corde del fratello Max e di Andreas Kisser, che già nell'opener e titletrack dimostravano di aver raggiunto un ottimo livello tecnico: trame in continua e repentina evoluzione, stacchi improvvisi, violenza ferale, precisione estrema ed un sorprendente incrocio di riff assassini andavano a comporre una tracklist da delirio. I ritmi tribali, le atmosfere opprimenti e le accelerazioni da knockout della superba Inner Self, esaltata dallo scrosciante lavoro col doppio pedale di Igor, o le vorticose sfuriate di Stronger Than Hate, incendiata da lancinanti fiammate soliste, erano autentiche micce esplosive, nuovo pane per la sempre affamata platea thrash metal; Max Cavalera si faceva cantore di tematiche più impegnate rispetto agli esordi, utilizzando la sua voce cupa e cavernosa in furiose invettive antipolitiche. Il suono era potentissimo e compatto, tecnico e iniettato di truculenti assaggi di death metal: il riff acuminato di Mass Hypnosis ne è un chiaro esempio; Sarcastic Existence e Slaves of Pain si aprivano invece come intricate matasse di riff dinamitardi ed assalti ritmici poderosi, sintesi dell'estrema ricercatezza sonora affiancata alla pura veemenza esecutiva. Il thrash velocissimo di Hungry e Lobotomy era fonte inesauribile di headbanging sfrenati, costanti e perentori fino all'ultimo istante di Primitive Future, la mazzata che concludeva il disco con immutato fervore ed un'avvolgente sezione solistica, incredibile se confrontata agli assoli atonali dei primi tempi. Quasi inaspettatamente, i quattro ragazzi di Belo Horizonte si trovarono proiettati in una dimensione internazionale, acclamati anche al di là dell'Oceano; ricordava Igor Cavalera in un'intervista di inizio anni novanta: 'E' successo tutto all'improvviso, ma probabilmente ce ne siamo accorti solo quando la nostra vita è diventata una serie interminabile di concerti, registrazioni ed interviste. Il solo compromesso a cui abbiamo dovuto sottostare è stato quello di vedere accelerata al massimo la nostra giornata e la nostra stessa esistenza. Devo dire che non sempre è bello come sembra, spesso è molto duro e stancante e qualche volta viene anche voglia di smettere ma di sicuro la band e tutta questa vita è ciò che abbiamo sempre sognato e, per ora, ne siamo davvero contenti'. L'album fu supportato da un tour molto lungo e sfiancante, che per larga parte portò l'act sudamericano in Europa; di fatto, l'enorme popolarità riscontrata dalla formazione dei fratelli Cavalera permise al metal brasiliano di uscire dalla nicchia, come sottolineava lo stesso Igor nel 1991: 'Grazie a noi la stampa e i promoters americani hanno iniziato ad interessarsi alla scena locale, così parecchi gruppi del nostro giro hanno avuto una possibilità in più per uscire dal proprio garage'. Significativo il caso dei Sarcofago, che con Rotting sterzavano dal dozzinale thrash/black del disco precedente ad un suono più definito e robusto; i Sarcofago correvano a mille all'ora e dispensavano frequenti blastbeat, rientrando a loro modo in una frangia di precursori anche per quanto concerne l'utilizzo del corpse paint. Nonostante il grande impatto sulla scena thrash-death mondiale, i Sepultura restavano essenzialmente ragazzi con la testa sulle spalle: 'Siamo rimasti gli stessi di sempre, sia nel modo di presentarci agli altri sul palco sia nel nostro modo di vivere; sicuramente siamo cresciuti come musicisti, ma ciò che conta è che siamo rimasti naturali, sinceri, e non ci siamo montati la testa per il successo che abbiamo ottenuto. Beh, a pensarci bene qualcosa è cambiato: oggi noi sappiamo esattamente chi siamo e cosa vogliamo'. Volevano suonare, duro e veloce ma senza appiattirsi su standard statici: di lì a poco, infatti, avrebbero maturato un'evoluzione stilistica ulteriore, accorpando maggiori influenze death metal e sonorità pregne di groove. L'apoteosi massima del thrash coincise però con il coronamento di un percorso evolutivo iniziato da band progressiste come i Coroner, e contraddistinto da un cospicuo incremento tecnico; grazie ad Alice In Hell dei canadesi Annihilator si poteva parlare a tutti gli effetti di technical thrash, un genere molto più complesso e strutturato rispetto alle strutture primigenie. Anima della band era il virtuoso guitarist Jeff Waters, cresciuto a pane e hard'n'heavy: dalle sue dita scaturivano riff taglienti e frenetici, ma anche composizioni sviluppate, ricche di stacchi, assoli melodici sfiziosi, ripartenze frenetiche e cambi di registro costanti. Naturalmente la velocità era centrale e devastante, letale per infuocare riff sfuggenti come quelli delle velenosissime Welcome To Your Death o Human Insecticide, irresistibili coktail di adrenalina e rabbia che divennero immediatamente dei classici, infarciti di riff concitati e velocità frenetiche: proporre tali bordate iperattive alla platea del tempo, in pieno orgasmo da thrash metal, era come gettare fiammiferi accesi nel serbatoio di un tir. Entrambe le tracce annettevano al proprio interno un elevato numero di riff impazziti ed urticanti; ma nonostante fossero delle mitragliate devastanti esse erano anche caratterizzate dal consueto tecnicismo, evidente nell'incrocio mozzafiato di sezioni differenti a velocità insostenibile. L'ugola al vetriolo di Randy Rampage dava una carica in più al tutto, producendosi in refrain da pugno al cielo; la stabilità della line-up, però, era solo un miraggio: tanti cambi avevano preceduto l'uscita del disco, un vero caposaldo del thrash ottantiano, e molti altri sarebbero seguiti nell'immediato. La band, forte di urticanti scorribande velocissime come la titletrack, Wicked Mystic o la frastornante Ligeia, possedeva una pulizia sonora ed una perizia tecnica fuori dagli schemi: le canzoni erano dotate di un quid qualitativo sorprendente e il platter suonava decisamente all'avanguardia. Per supportarlo, l'act di Ottawa si unì ai Testament nella loro calata sul suolo canadese, facendo conoscere a platee sempre più vaste la sua musica eccitante e radioattiva, ma precisa ed evoluta dal punto di vista compositivo. Tra i solchi dell'opera è racchiuso un potenziale ritmico ed un arsenale di riff stordenti incredibile: Waters era in forma smagliante e dal suo genio scaturivano schegge killer a gettito continuo; la tellurica Schizos (Are Never Alone), è eloquente in tal senso: una tempesta di riff esagitati e ritmiche impetuose, che ancora oggi suona moderna e al passo coi tempi. Testi e musica alternavano momenti più cupi a sfumature goliardiche: l'ironia non è mai mancata alla band canadese, che ha da subito scelto di mantenere un profilo serio ma non serioso. Eddie Van Halen era stato la molla che aveva spinto Jeff Waters non solo ad amare e scoprire passo dopo passo la musica dura, ma anche ad imbracciare la chitarra ed evolversi con costanza seguendo un piano preciso: 'Tutti si impegnavano per copiare i suoi assoli ed i suoi tapping, ma a me ha insegnato anche qualcos'altro; mi ha insegnato la chitarra ritmica ed il songwriting. Avevo tanti amici che passavano ore sugli assoli di Eddie, su quelli di Malmsteen e di Randy Rhoads, ma alla base di tutto c'è la capacità di scrivere canzoni e di mettere una base ritmica importante. Ed è quello che io ho sempre cercato di fare, studiando Van Halen e non solo. Malcom Young è un chitarrista ritmico eccezionale, per esempio; ma ce ne sono tanti altri, da Glenn Tipton a James Hetfield, da Kerry King a Jeff Hanneman. Tutti si impegnavano sugli assoli, io volevo imparare i loro riff. Per me i buoni chitarristi devono avere tre qualità: essere buoni solisti, essere buoni ritmici e saper scrivere buone canzoni. Van Halen mi ha influenzato, come altri, ma è stato uno dei miei eroi all'inizio, fino alla metà degli anni ottanta; allora non potevi ascoltare hard rock e thrash metal assieme, altrimenti eri considerato un poser! Ed io ero un ragazzino, ero influenzato da chi mi stava attorno ed ero preso dai suoni sempre più heavy che circolavano. C'era una divisione enorme allora'. Anche gli svizzeri Coroner, che furono tra i primi a riversare nella loro musica un coefficiente tecnico sempre più marcato, rilasciarono in quel 1989 un disco di grande valore ed importanza storica: No More Color, terza pubblicazione del terzetto elvetico, usciva letteralmente dagli schemi dell'epoca, incendiato da riff asimmetrici e malati, accelerazioni fulminanti e composizioni a dir poco originali. Il chitarrista Tommy Vetterli iniettava di fantasia ogni singola nota, modulando con ripartenze e rallentamenti le sue tracce, generalmente tirate ma comunque capaci di abbracciare svariate ambientazioni sonore; progressioni al limite del jazz arricchivano un disco di thrash letale e sperimentale al tempo stesso, un manifesto futuristico trainato da pezzi memorabili come Last Entertainment. I Coroner erano musicisti ispirati e ricchi di idee; ricordava il drummer Marquis Marky: 'Il titolo è un invito ad allontanarsi dalle distrazioni che ci circondano, al fine di una più profonda conoscenza di noi stessi e con l'intento di acquisire maggiori dettagli sugli aspetti più semplici della vita. Siamo circondati da pubblicità e stupidaggini di poco conto, pastoie che non ci permettono di concentrarci sulle cose più ricche di significato. In troppi vivono accontentandosi di cose futili , non prendendo neanche in considerazione l'idea di superare quell'empasse; la cover dell'album rappresenta in pieno questo concetto, un tentativo di liberarsi del bombardamento visivo per focalizzarsi sui veri argomenti importanti'. Il tour di supporto, preparato con Rage e Sabbat, saltò prima di partire; la band riuscì però a sbarcare in America, al fianco dei Kreator: 'Il tour con i Kreator andò veramente bene, inoltre eravamo loro amici e non avevamo alcun tipo di problema, pur convivendo tutti in un angusto tour-bus. Suonammo oltre quaranta gig, attraverso gli States, il Canada e il Messico: praticamente facemmo più shows in quella tornata che nei precedenti tre anni messi insieme'.

La Germania era ormai divenuta la roccaforte del metal melodico, epico e veloce: uno stile che oggi definiamo come power, ma che all'epoca era ancora visto come una sorta di incrocio tra l'heavy tradizionale e lo speed più sfrenato. Anche se le attenzioni generali erano catalizzate sui prodigiosi Helloween, la scena teutonica stava pulsando vistosamente, producendo un interessante sottobosco di formazioni dal futuro garantito. La realtà più evidente rispondeva al nome di Blind Guardian: i ragazzi di Krefeld avevano esordito l'anno prima con un disco ancora ruvido eppure già intriso di spiragli eccezionali di melodia, velocità esecutiva e brillantezza compositiva, Battalions Of Fear. Il nuovo lavoro, Follow The Blind, era più maturo e meglio prodotto; in esso i giovani metallers tedeschi ribadivano la loro forma e la formidabile forza d'urto delle loro cavalcate, sintetizzate mirabilmente nella devastante opener Banish From Sanctuary: un'irresistibile fiondata a briglie sciolte, caratterizzata da ritmiche thrashy e vocals ultra-epiche, cucite ad arte dagli splendidi assoli di André Olbrich e Marcus Siepen. I riff squillanti e le vigorose accelerazioni di Damned for All Time, i ritmi oscuri della titletrack, la velocità straripante ed il chorus travolgente dell'esplosiva Fast to Madness o l'impatto della leggendaria Valhalla costituivano una scaletta emozionante, che rivelava tutte le potenzialità della truppa germanica; in particolare, Valhalla stessa era destinata a divenire un classico tra i classici, immancabile nei live-shows e caratterizzata da un prestigioso duetto vocale tra il ruvido singer Hansi Kürsch e l'iconico Kai Hansen, chitarrista simbolo dell'epopea-Helloween; il brano, poderoso ma iniettato di fibrillanti stille melodiche, ricalcava a sua volta le peculiarità dell'intero full length, riuscendo ad emozionare ed avvolgere in meravigliose trame chitarristiche nonostante la potenza e l'irruenza con la quale i ragazzi sferravano i loro assalti all'arma bianca, sfrecciando nell'etere come possenti cavalieri al galoppo. Le ritmiche terremotanti di Thomas Stauch e la sezione solista più ricercata di Olbrich erano il fiore all'occhiello nel sound del Guardiano Cieco, che tuttavia poteva contare anche sull'apporto saliente del già citato cantante e bassista Hansi Kürsch, alle prese con strofe e refrain sacrali ma al contempo impattanti, scagliati in corsa con una timbrica rude ed eroica. Kursh è sempre stato un individuo molto critico nei confronti del proprio lavoro, ma la sua dichiarazione secondo la quale questo album possedesse certi cori e ritornelli più deboli di altri non trova effettivo riscontro nella pratica: l'ascolto era coinvolgente ed esaltante dal primo minuto. Ricorda proprio Kursh: 'Con questo disco siamo arrivati in Giappone, eravamo la curiosità underground tedesca. Nessun tour, solo concerti singoli, soprattutto nei weekend, ma con una buona affluenza. Musicalmente eravamo già migliorati, ma avevamo tutti un lavoro e non potevamo concentrarci totalmente sulla band. C'era un feeling più pessimista nel gruppo, a causa di questo doppio impegno che ci gravava sulle spalle'. Il connubio tra la velocità dello speed-thrash e la combinazione di atmosfera e melodia cristallina tipiche dell'heavy classico -con particolari citazioni agli imprescindibili Iron Maiden- era stupefacente e avrebbe assunto un ruolo sempre più marcato nello scenario delle variegate diramazioni metalliche presenti sul mercato di inizio decennio: l'ispirazione fantasy e le citazioni letterarie, con particolare riferimento all'opera di Tolkien, avrebbero fatto capolino con sempre più frequenza nelle composizioni dei futuri Bardi. La scena era maturata, gli albori degli anni ottanta e il metal rudimentale degli esordi era ormai già un affare per nostalgici: la crescita ed il movimento costante, che sono alla base del progresso e dell'evoluzione, avevano portato all'ascesa di band come i Queensryche, che nel 1988 avevano partorito il colossale Operation:Mindcrime, ed i Fates Warning, che in quei mesi tornavano sul mercato con Perfect Symmetry, un titolo che riassumeva il mirabile intreccio di riff ed architetture; ora il cosiddetto Big Three del prog metal si arricchiva con la spettacolare pubblicazione di When Dream And Day Unite dei Dream Theater: una portata succulenta in cui si amalgamavano tempi dispari, galoppate epiche, sterzate thrashy (devastante l'opener A Fortune In Lies) ed atmosfere oniriche, accompagnate dalla timbrica fortemente melodica e toccante di Charlie Dominici, evidentemente influenzata dal vocalism di formazioni come Rush e Journey. La musica dei Dream Theater, nati come Majesty era incentrata sul drumwork solido e fantasioso di Mike Portnoy e sul chitarrismo fluido ed articolato del già sorprendente John Petrucci. La melodia era profonda e variegata in brani come Status Seeker, mentre The Killing Hand si articolava in ben cinque movimenti transitori e l'emozionante Light Fuse And Get Away manteneva un profilo cupo ed intimidatorio, con alcune accelerazioni terrificanti e linee vocali enfatiche; ma era la portentosa strumentale The Ytse Jam a firmare il prestigioso biglietto da visita del combo statunitense con una superba serie di riff metallici e assoli fastosi incastonati in una struttura in costante movimento, per cinque minuti tortuosi ed intensissimi. After Life era un altro gioiello lucente, con il suo riffato tesissimo e le carezzevoli melodie vocali e chitarristiche ad intrecciarsi con esito mozzafiato; le tastiere di Kevin Moore completavano il tutto, con un tocco settantiano di chiara matrice prog, tra l'altro assai insolito per un contesto heavy metal. Le radici dei giovani musicisti erano disparate, come ricorda Portnoy: 'Amavamo la musica progressive e macchinosa -Rush, Yes, Dixie Dregs, Frank Zappa- e ci piaceva anche la musica pesante: Iron Maiden, Black Sabbath, Metallica, Queensryche. Per noi non era una sorta di formula magica o scientifica che avrebbe cambiato il mondo, eravamo solo tre ragazzi al college (lui, Petrucci e il bassista John Myung, di origini coreane; Dominici fu ingaggiato in seguito, ndr) che suonavano tanto per divertirsi. Cercavamo di riempire un vuoto per noi stessi, in quanto fan, perché volevamo creare la musica che avremmo voluto ascoltare'. Il risultato, per l'appunto, era un incrocio tra Rush e Metallica: la ricerca del cantante era stata ostica, ma con il pur controverso Dominici sembrava essersi trovata la formula giusta: il singer era l'elemento anomalo del gruppo, perché proveniva da una band pop ed era più anziano rispetto ai tre fondatori; difatti, non sarebbe durato molto: la separazione sembrava imminente, e alla fine Dominici preferì cercarsi contesti più idonei, lasciando la band nel caos. Sarebbero dovuti passare ben tre anni per sostituire il singer, ma nel frattempo When Dream And Day Unite fece parlare molto di sé, aprendo varchi inimmaginabili nella rigida gerarchia metal mondiale. Portnoy descriverà l'approccio dalla band come 'un sacco di note, un sacco di tempi dispari, riff pesanti ed uno stile complesso: l'attenzione doveva essere sempre concentrata sui musicisti, questo era ciò che ci piaceva'. Una recensione del tempo scrisse che il disco era consigliato 'A chiunque ascolti dai Rush ai Queensryche' e la cosa non poté che inorgoglire i giovani statunitensi: il cammino era ancora irto, ma il punto di partenza non indifferente.

Il metal estremo sembrava aver messo le radici in Florida, se è vero come è vero che in quei mesi veniva rilasciato il debut degli Obituary, Slowly We Rot, un’annichilente mazzata sulla nuca che metteva in risalto il mortuario binomio tra la voce cadenzata e straziata di John Tardy e le vibranti ripartenze veloci: peculiarità della band americana era proprio quella di offrire molte più parti pesanti, quasi doomy, in rapida alternanza con assoli impazziti e serrate ritmiche irresistibili. Da subito, dunque, si denotò uno stile particolare, che molti definirono più lento rispetto alle altre death metal bands: in realtà, gli Obituary erano certamente più lenti nei passaggi cavernosi, ma in quelli rapidi erano devastanti e feroci come pochi altri. Pezzi come 'Til Death dimostrano questa tesi, offrendo un campionario completo nonostante la produzione ancora rocciosa e la tecnica della band ancora perfettibile rispetto alle successive pubblicazioni. A Tampa, nel frattempo, quattro ragazzi stavano contribuendo a loro modo alla codificazione del male: i Morbid Angel, che avevano già impresso le loro folate di furia disumana nel demo Abominations of Desolation, debuttarono per la Combat Records con i riff velenosi e le tempistiche thrashy di Altars Of Madness, una vera pietra miliare per la definizione completa del death metal. Il riffing di Trey Azagthoth era ancora in via di perfezionamento, ma già suonava contorto e dissonante come diverrà tipico dell'act americano; il vocalism gutturale di David Vincent appestava un disco ancora debitore del thrash ottantiano, che toccava il culmine nelle sinistre sonorità infernali di Immortal Rites o Visions from the Dark Side, oltre che con mazzate più concise e secche quali Suffocation, Maze of Torment o Lord of All Fevers & Plague, queste ultime caratterizzate da tratti ultra-thrashy e scosse da veementi bombardamenti ritmici; assoli distorti e psicotici gettavano ulteriore alcool sul fuoco, mentre la produzione pur non eccellente tendeva a dare al tutto un senso di morboso e claustrofobico. Chapel of Ghouls era uno degli episodi più duri del disco con i rapidissimi blast di Pete Sandoval e le inquietanti atmosfere ispirate dalla classica (grande passione di Azagthoth), mentre atmosfere molto pesanti permeavano brani come Damnation. Le tematiche erano ancora sataniche e anti-religiose, in prevalenza, non ancora accecate dalla mistificazione per la mitologia sumera di Azagthoth; l'egocentrico chitarrista avrà modo di spiegare, in seguito: 'Quando uscì ‘Altars Of Madness’ era differente da tutto ciò che circolava; non poteva essere comparato a niente, né ai Cannibal Corpse né ai Deicide, che pure stimo, e tantomeno ai Death. Era e rimane un disco con un feeling unico. Possono definirlo come vogliono, per me rimane un lavoro fondamentale per la scena death e so per certo che ha influenzato migliaia di persone'. La scena estrema inglese, però, non era da meno: gli efferati Carcass abbandonarono presto il caotico e morboso grindcore degli esordi per dedicarsi ad un grind-death più maturo con Symphonies Of Sickness, disco dalla produzione più professionale e costituito da un approccio chitarristico più curato da parte di Bill Steer. Le velocità restavano probanti e furibonde, irrobustite da vigorosi blastbeat e marmorei rallentamenti; riff ipercompressi e stringhe bassissime aprono Reek Of Putrefaction, titletrack del disco precedente, accompagnati da grugniti e rapide stoccate ritmiche; nella sezione solista di questo brano e nel celebre riffing portante della successiva Exhume to Consume era già presente e definito il suono contorto e raccapricciante tipico della formazione di Liverpool, che qui spartiva una truce melodia centrale e cruenti bombardamenti batteristici. La registrazione finalmente eccellente esaltava il notevole miglioramento tecnico dei tre, in particolare di Owen; il basso del singer Jeff Walker si limitava a raddoppiare la chitarra con colate di bitume in brani spiazzanti come Excoriating Abdominal Emanation, resi ancor più efferati da tremende ripartenze e break tambureggianti. Il ritmo cadenzato e maciullante di Raptured in Purulence veniva spazzato via da un improvviso blastbeat, il quale apriva un nuovo sanguinario macello sonoro; se Empathological Necroticism possedeva un groove minaccioso, Embryonic Necropsy And Devourment veniva appestata da un fosco e funerario riff melodico prima di scatenarsi nella consueta opera di demolizione: con una rabbia immonda, i tre ragazzini passavano dalle badilate Swarming Vulgar Mass Of Infected Virulency e Cadaveric Incubator Of Endoparasites -dirette ed immediate in mezzo agli occhi con i loro blastbeat tellurici, i riff impastati e gli assalti di doppia cassa- ai luttuosi olocausti conclusivi, Slash Dementia e Crepitating Bowel Erosion. I testi restavano vomitevoli, intrisi di un immaginario splatter-gore costituito da budella spappolate, escoriazioni, liquidi corporali ed emanazioni addominali; per comporli la band si serviva di veri e propri libri di medicina, anche se lo scopo di tali liriche era esattamente l'opposto di quello che si potrebbe immaginare. I Carcass erano infatti vegetariani e con i loro deliri visionari volevano soltanto disgustare la gente e distoglierla dal consumo di carni animali. Riferiva all'epoca il giovanissimo drummer Ken Owens: 'La band simpatizza per le idee politiche di sinistra ed è contro la violenza, la vivisezione e tutte quelle concezioni tipiche della destra; non vogliamo però promuovere nessuno stile di vita, né tantomeno alcune idee politiche', lasciando ad ognuno la capacità di scelta personale Symphonies of Sickness era uno dei dischi più violenti mai rilasciati fino a quel 1989, ma si fregiava di una importante base strutturale che dunque gli permetteva di discostarsi dai caotici esperimenti di caos primordiale a cui tante band si dedicavano: chitarre bassissime e lancinanti, un growling feroce e cavernoso, un'impellenza ritmica inaudita erano le peculiarità tipiche di questi ragazzini, ai quali certi fans particolarmente folli -che lavoravano in obitori od ospedali- amavano inviare foto e pezzi di cadaveri. Non erano certo squartatori, necrofili o maniaci, i Carcass: volevano soltanto spingere oltre la furia e la velocità delle band che amavano, come i Metallica e ci stavano riuscendo con una veemenza straripante. L'ambito estremo si avvaleva dunque di realtà sempre più consistenti, come gli Autopsy: formati dall'ex drummer di Chuck Schuldiner, l'ottimo Chris Reifert, essi esordirono col ferale Severed Survival, un importante documento di death metal infarcito di violenza e risvolti gore; se molte formazioni del filone puntavano tutto sulla velocità, gli Autopsy manifestavano la loro potenza attraverso una proposta in parte più lenta, ma ugualmente perversa. Gli olandesi Pestilence tornarono alla carica con Consuming Impulse, un disco meno grezzo del clamoroso esordio Malleus Maleficarum ma più incisivo e mirato: i puristi tendono a classificarlo assieme al debut come disco migliore della band, che tuttavia dal successivo Testimony modificherà ed evolverà la propria proposta mutando completamente pelle. Con Realm Of Chaos - Slaves To Darkness, i britannici Bolt Thrower si discostarono dall'inflazionata scena grind locale per dedicarsi ad un death caotico e veemente: ne nacque un altro must del genere, che nell'annata poté contare anche su Slaughter of the Innocent dei Repulsion e World Downfall dei losangelini Terrorizer. Queste due realtà furono molto importanti in ambito underground, soprattutto nel circuito del tape trading; i loro lavori contenevano pezzi scritti nel corso degli anni o addirittura tratti da demo, ed acquisiranno maggior importanza a posteriori. Risale a questi mesi anche Piece of Time dei floridiani Atheist, nati come Ravage e assoluti pionieri del techno-death; essi introdurranno elementi jazz e partiture labirintiche nel loro stile, che in questo debut restava ancora fortemente influenzato dal thrash. In molti, non a caso, reputano Piece of Time l'ideale punto di congiunzione tra techno thrash e techno death: di sicuro, un masterpiece. Le leggende del doom metal, intanto, non stavano a guardare. I sacrali Candlemass incorporarono elementi più dinamici nel loro quarto lavoro Tales of Creation, introducendo sezioni veloci nel loro tradizionale e sepolcrale incedere funereo; i Saint Vitus, figli illegittimi dei primissimi Black Sabbath, confezionarono un altro piccolo gioiello con il loro V, granitica istantanea dall'oltretomba rivestita delle reminescenze seventies (soprattutto vocali) che avevano reso immortale la formazione originaria dell'intero movimento heavy metal.

Gli anni ottanta volgevano al termine, la frustrazione e la rabbia giovanile avevano ormai da tempo scalzato la voglia di bagordi e sul Sunset Boulevard la festa sembrava destinata a finire da un momento all'altro. Questo ai Mötley Crüe non poteva certo andare bene: i ragazzacci losangelini avevano ancora voglia di celebrare l'importanza della Trinità (sesso, droga e rock'n'roll) e, a due anni dal successo clamoroso di Girls Girls Girls, stavano per tornare a far vibrare le loro chitarre. La situazione, in casa Crüe, era drammatica, come affermava Mick Mars: 'Prima di salire sul palco mettevo in fila sei bicchierini di vodka accanto a una lattina aperta di Coca Cola e li buttavo giù uno dopo l'altro; durante il concerto, invece, avevo un bicchiere pieno di vodka, che gli altri pensavano fosse acqua. Dopo mi preparavi una brocca di Mars-Ade (i cui ingredienti sono tequila, orange juice e granatina) e tracannavo anche quella. Avevamo comunque deciso che prima di cominciare a registrare il nuovo album ci saremmo dovuti rimettere tutti a posto, così i ragazzi entravano in terapia, uscivano, si rifacevano e quindi riprendevano la cura per una settimana. Resto convinto che si possa smettere soltanto quando lo si vuole davvero, altrimenti qualsiasi tipo di disintossicazione è inutile'. Il nuovo disco avrebbe dovuto essere un capolavoro, altrimenti la fine sarebbe stata inesorabile per l'act californiano; fu individuato in Bob Rock la persona giusta per tirare fuori il meglio dagli scapestrati glamster americani, che dunque iniziarono un percorso di ripulita globale. Ricorda Nikki Sixx: 'Bob era critico, esigente e molto pignolo riguardo alla puntualità. 'Non è il meglio che potete fare' era la sua frase tipica, non era praticamente mai soddisfatto. Ha costretto Mick ad un minuzioso lavoro di doppiaggio di tutte le chitarre al fine di sincronizzarle; con Vince fu ancora più duro: in certi giorni gli faceva cantare una strofa trenta volte per poi incidere una sola frase o parola, l'unica che gli piacesse'. A sorpresa e alla faccia di chi non avrebbe scommesso un centesimo su di loro, i Mötley Crüe riuscirono a trovare stabilità e rimasero sobri il tempo necessario per registrare uno dei dischi migliori della storia dello street rock: Dr. Feelgood, trainato dalla selvaggia e catchy titletrack. L'album era zeppo di melodie accattivanti e riffoni abrasivi: incarnava ancora una volta il tipico spirito del rock'n'roll, compattandolo sotto una potenza tutta metallica. Ecco dunque brani più tipicamente hard oriented come Rattlesnake Shake o Sticky Sweet alternarsi a zampate cromate come Kickstart My Heart, eccitati da linee vocali e cori irresistibili oltre che da un'attitudine strafottente ed aggressiva esalata dai riff e dagli assoli di Mick Mars. La compattezza trasmessa dalla solida sezione ritmica -Nikki Sixx al basso e Tommy Lee ai tamburi- sintetizzava alla perfezione la differenza tra una comune band glam rock e i sovrani del glam metal: i migliori erano ancora loro, anche da sobri: 'Non uscivamo, non facevamo feste, non mettevamo l'uccello nei posti sbagliati; per la prima volta non eravamo animali selvaggi, ma una macchina perfettamente funzionante. Eravamo sobri e legati a una donna, cazzo, non eravamo mai stati così in forma'! Per molti, quel disco fu l'apice assoluto per il quartetto americano, struggente ed emozionante nelle malinconiche ballate (Without You, Don't Go Away Mad, Time For Change) e selvaggio come un animale da party nella divertentissima Same Ol' Situation. La band supportò il disco con un tour esplosivo, nel quale venne scatenata un'energia impareggiabile: luci, colori, musica e tanto divertimento, città dopo città, backstage dopo backstage. La band suonava e scalava inesorabilmente le classifiche, forte di pezzi radiofonici molto appetibili; per Tommy Lee, tuttavia, qualcuno trattò il four-pieces come una gallina dalle uova d'oro: 'L'Elektra continuava a pubblicare singoli, avevamo date fissate per oltre un anno. Eravamo un meccanismo per fare soldi e ci hanno utilizzati fino a che non ci hanno guastati; non avevamo pause per tirare il fiato, lo stress era arrivato a livelli impensabili, spalancando di fatto le porte al ritorno alle care vecchie abitudini, droghe e donne. Una tournèe iniziata all'insegna del salutismo e della sobrietà si sarebbe conclusa sotto forma di un drogatissimo circo del sesso. Non avevamo comunque smesso di badare all'aspetto scenico; se per il tour di ‘Girls Girls Girls’ avevo utilizzato la batteria rotante, per quello di ‘Dr Feelgood’ inventammo il drumkit volante. La gente mi chiedeva eccitata cosa avrei fatto la prossima volta: non so, forse l'autocombustione'! Iniziarono a sorgere le prime tensioni interne, risolte a scazzottate, che avrebbero portato alla dipartita di Vince Neil, e si creò una situazione di sfinimento mentale e fisico: minati nello spirito, i Crüe andavano incontro ad un futuro incerto e confuso. L'avvento degli anni novanta, i nuovi eccessi da rockstar e quei tour sfiancanti avrebbero scavato ai fianchi della formazione losangelina, che di lì a poco si sarebbe autodistrutta con le proprie mani. Una piacevole sorpresa, nel frattempo, fu rappresentata dal debutto omonimo degli Skid Row: la formazione del New Jersey, trascinata dalla voce avvolgente del belloccio Sebastian Bach, mise a segno un buon colpo in ambito hard metal, mescolando sapientemente pezzi più heavy a ballate strappalacrime (I Remember You) e hit dall'azzeccato sapore radiofonico.

Consuete scariche adrenaliniche pulsavano nell'hardcore-thrash dei DRI (attivi con il fondamentale Thrash Zone, manifesto di un cospicuo approfondimento delle peculiarità più prettamente thrashy della band di Houston) e dei Nuclear Assault (Handle with Care); gli appassionati del thrash ottantiano avevano parecchi motivi per godere, anche cercando anche in un’altra fascia di pubblicazioni: Blessing in Disguise dei Metal Church, il live Raw Evil: Live At The Dynamo dei Forbidden o quello dei Destruction (Live Without Sense), l'ennesima fatica degli psichedelici Voivod (Nothingface) o il nuovo azzardo dei progressivi Mekong Delta (The Principle of Doubt), le scariche di energia sempre più corroboranti dei Laaz Rockit (Annihilation Principle) o, spostandosi più che altro in direzione speed-power, Secrets in a Weird World dei tedeschi Rage, i quali proseguivano fieramente la scia dei loro conterranei. Di sicuro, faceva scintille Fabulous Disaster, nuovo lavoro dei californiani Exodus: un'abrasiva scarica di adrenalina, rigonfia di tutte le peculiarità tipiche del thrash della Bay Area. I riff letali della coppia Gary Holt/Rick Hunolt e il vocalism folle di Steve Souza conferivano estrema isteria a brani spigolosi e frenetici come la titletrack o la febbricitante Toxic Waltz, permettendo al disco di superare in qualità il precedente Pleasures Of The Flesh, che era stato un sottile passo indietro rispetto all'epocale esordio di Bonded By Blood. Anche i texani Watchtower erano idealmente classificati come thrash metal band, anche se il loro suono complesso ed iper-virtuoso era ben diverso dalle mazzate nude e crude di tanti colleghi: nel loro secondo disco, Control And Resistance, la band proiettava verso picchi assoluti la propria tecnica, l'aggressività di fondo e l'inventiva del songwriting. La voce perforante di Alan Tecchio si muoveva su intricati algoritmi sonori, registrati con una produzione limpida e asettica; repentini controtempo e riff contorti costituivano trame di ostica comprensione, rendendo il platter un autentico manifesto del techno-thrash. riff letali e ben combinati impreziosivano la titletrack, mentre Hidden Instincts veleggiava su ritmi molto elaborati e Dangerous Toy celebrava il perfetto connubio tra prog e thrash, con mirabili sezioni strumentali ed un assolo chitarristico eccellente. In ambito classico, continuava senza sosta l'attività del mitico King Diamond, il quale pubblicò con la sua band Conspiracy; importante fu il ritorno dei decani Black Sabbath, che con Headless Cross risollevarono le sorti di una carriera in parte compromessa dai continui cambi di line up e da un paio di uscite meno incisive. Della formazione classica restava il solo Tony Iommi: alla batteria sedeva Cozy Powell, mentre il microfono era retto dal bravo Tony Martin, un'ugola evocativa simile a quella di RJ Dio. Il disco, ruvido e quadrato come da tradizione sabbathiana, giunse sul mercato a due anni dal precedente The Eternal Idol. Tra tanti gioielli di metal estremo, la Florida partorì anche un capolavoro di Acciaio classico: si trattava di Gutter Ballet dei Savatage. Il cantante della band, Jon Oliva, era rimasto folgorato da Il Fantasma dell'Opera e decise di traslare il classico heavy metal della sua band verso lidi più melodici e operistici, quasi progressive. Intriso di malinconia e fraseggi di chitarra di qualità, iniettato di elementi sinfonici e destinato a diventare una pietra miliare nella discografia del quintetto americano, l'album presentava dei Savatage nuovi, per certi versi, molto sperimentali e ridondanti: tastiere e pianoforte facevano da contorno al cospicuo lavoro alle sei corde del talentuoso Criss Oliva, fratello di Jon e chitarrista molto apprezzato. Anche la scena metal europea era in buono stato, anche se nessuno ancora poteva immaginare quanto interessante sarebbe stata la carriera degli Stratovarius, una promettente formazione finlandese che nel proprio debut Fright Night esibiva un heavy ancora canonico, lontano dal power-speed che la renderà celebre da lì a pochi anni. Il chitarrista, cantante e leader della band, Timo Tolkki, ricorderà in seguito: 'Si trattava del nostro primo album e fu registrato e mixato in una settimana. Per questo motivo non riesco più ad ascoltarlo. Ci sono un paio di brani all'altezza, ma è il classico primo album, con tutti i suoi errori'. Salutato l'iconico Udo, gli Accept si compattarono attorno al nuovo singer David Reece e pubblicarono il non imprescindibile Eat the Heat; si facevano ancora sentire, nonostante l'età, gli Aerosmith con uno dei loro dischi di maggior successo (Pump) e Alice Cooper, che si dedicò addirittura a due pubblicazioni: Prince Of Darkness e Trash, pluripremiato e ruffianissimo album strapieno di ospiti e del carisma indomito del principe del Grand Guignol. Lontani dagli ascolti dei puristi vi erano invece i Soundgarden (Louder Than Love), capostipiti dell’ondata alternative rock di Seattle e i Nine Inch Nails, di Cleveland: il loro Pretty Hate Machine viene infatti considerato un antesignano dell'industrial metal. Non erano certo degli alfieri dell'heavy metal più puro anche i Faith No More dell'eclettico Mike Patton; essi mescolavano new wave, funk, soul e rock moderno, ma il loro The Real Thing fu promosso con un tour di supporto ai Metallica e rappresenta un gioiello di musica alternativa e crossover. Nel death underground si segnalarono il brutale demo omonimo di una dissennata band floridiana, i Cannibal Corpse e quello degli svedesi Entombed (But Life Goes On). Curiosa, infine, la pubblicazione del primo album dei Venom senza il leader Cronos, sostituito da Demolition Man: Prime Evil, come prevedibile, passò abbastanza inosservato nonostante una qualità più che discreta. Gli anni ottanta si conclusero così, con una nuova infornata di classici da capogiro: il decennio che stava per arrivare sarebbe stato comunque altrettanto prolifico.



LAMBRUSCORE
Sabato 22 Marzo 2014, 11.53.58
57
Il primo disco che mi viene in mente di quell'anno incredibile, è Blood, Sweat & No Tears dei Sick Of It All, chi non ce l'ha è pregato di rimediare, per me ogni pezzo merita un inchino, una venerazione, ahah....Al''epoca ho tirato su parecchi ragazzini con quel disco lì,- io avevo 18 anni comunque, pivello anch'io-, li ho convertiti eheh...certi mi ringraziano ancora per questo....
mg
Sabato 22 Marzo 2014, 11.05.31
56
Ma di che ti preoccupi , qui c è gente che che ha addosso più asfalto del autostrada del sole! , rino sempre grande!
gianmarco
Sabato 22 Marzo 2014, 11.05.24
55
grandi bad brains musicalmente
entropy
Sabato 22 Marzo 2014, 3.01.00
54
che vergogna!!! io l'ho segnato come 89 nelle mie liste!!! ho preso il cd... ed hai ragione!! chiedo scusa!!!
Elluis
Venerdì 21 Marzo 2014, 18.41.20
53
@entropy KOM è dell'88 !
entropy
Venerdì 21 Marzo 2014, 17.47.09
52
ma kings of metal dei manowar? non è del 89? possibile che manchi?
alessio
Venerdì 27 Settembre 2013, 12.16.22
51
@Sambalzalzal probabilmente la persona responsabile dell'episodio che hai raccontato tu è HR il loro cantante storico perché è sempre stato quello più intrippato con il rastafari e i predicozzi su babilonia ecc. ma comunque i bad brains furono sfanculati anche per via dei loro modi non proprio onesti tipo soldi non restituiti o proprio fregati di sana pianta e molte volte al fine di questi gesti c'era sempre la sacra bamba!!! comunque ecco loro sono ottimi musicisti e ancora adesso a livello strumentale sanno il fatto loro apparte HR che live fa pena. sicuramente all' epoca erano molto stronzi ma comunque resta il fatto che hanno fatto dischi da paura, loro comunque ora direbbero bè si all'epoca eravamo giovani e fomentati dalla religione rasta ecc e avemmo un piccolo problemino omofobico!!! hahaha si si problemino!!!!!
Sambalzalzal
Venerdì 27 Settembre 2013, 7.10.59
50
Alessio@ lessi all'epoca,mi ricordo, che da qualche parte negli US successe un casino di un certo livello ad un concerto, uno di loro prese a dare mazzate in testa al pubblico con l'asta del microfono e ne uscirono fuori contusi, feriti ed anche lui se non sbaglio venne menato dalla security e poi arrestato. Quindi penso anche sta cosa sia conseguente agli atteggiamenti che dici tu! Assurdo comunque, veramente non pensavo ci fossero state dietro cose simili!
Almetallo
Giovedì 26 Settembre 2013, 18.37.32
49
So che mi prenderò molto probabilmente degli insulti : D , però quest' anno usciva Bleach dei Nirvana che a mio avviso è un 'ottimo album
alessio
Giovedì 26 Settembre 2013, 10.45.03
48
@Sambalzalzal si i bad brains iniziarono a marcare male in questo senso subito dopo l'uscita del loro primo album che in effetti coincide con la loro conversione al rastari. si erano fatti crescere i dreadlocks e a ogni concerto iniziavano il predicozzo su come fosse ingiusto essere omosessuali o su come le donne don dovessero abortire, ed inoltre erano anche molto contrari al fatto che le ragazze della scena punk e skin si rasassero la testa , in definitiva per usare parole loro quelle ragazze erano come sterili pensa te. a seguito di questi fatti sia la scena di Washington e sia le atre scene iniziarono a boigottare i loro concerti , a rinnegarli e di conseguenza si fecero una brutta nomea. si può dire che il calo dei bad brains si può far coincidere con questi fatti. dopo fecero dischi buoni ugualmente ma la loro credibilità all'interno dell'hardcore fu compromessa di brutto.
Sambalzalzal
Mercoledì 25 Settembre 2013, 23.52.38
47
Ah io sono d'accordissimo con quello che dici, figurati. Secondo me l'estremizzazione di alcuni comportamenti a livello compulsivo denota sempre in realtà una debolezza a livello intimo del soggetto. leggevo per esempio che la maggior parte dei soggetti violenti sono affetti da impotenza ed usano determinati modi di fare per sfogarsi visto che a livello sessuale non riescono a farlo. vabè ma poi ci basti pensare a un Rob Halford, allo stesso Gaahl che può piacere o no ma che è un grandissimo frontman... voglio dire, il fatto che siano gay non mi pare gli abbia comportato chissà quali deficit a livello artistico. Certo è che tutte queste persone devono scontrarsi con l'opinione pubblica e non è sempre facile (meno che mai lo era in passato) anche se non dovrebbe per niente essere così oggi. come ripeto, la musica dovrebbe essere quella che conta...
the Thrasher
Mercoledì 25 Settembre 2013, 23.29.12
46
@Sambalzalzal: I discorsi di forza maschia e affini li trovo alquanto ridicoli e superficiali, e penso che non si dovrebbe 'mascherare' nulla, xk i gusti sessuali dovrebbero rientrare nella sfera personale di ognuno senza influenzare null'altro. voglio dire, ci può benissimo essere un gay che suona black metal senza che questo desti scalpore, così come sicuramente esistono eterosessuali che sono a loro modo sensibili o 'deboli'...
Sambalzalzal
Mercoledì 25 Settembre 2013, 23.21.39
45
Alessio@ ah vedi mi stai parlando di fatti che non conoscevo ed è veramente molto interessante perché penso possa gettare nuova luce su cose che a volte non vengono ben capite all'esterno di una determinata scena. O meglio, ero a conoscenza dei problemi che avevano avuto i BB ma non avevo capito che erano da leggersi in quest'ottica. Sarebbe ottimo aprire un topic nel forum su questo tipo di argomenti... The Thrasher@ ma infatti quella gay è una componente che penso si trovi un po' ovunque e non c'è da vederci nulla di strano (ci mancherebbe). Mi ero soffermato sulle scene più estreme perché negli anni ho notato che tante persone dietro l'aria truce e mascolina nascondono invece ben altri appetiti. Come posso dire... che usano l'immagine per coprire ciò che realmente sono? E più sono deboli e sensibili e più ci danno giù a pose truci. Basti guardare la cosa successa con Gaahl... tanta gente nella scena black gridò ed ancora grida al disonore ma in realtà io credo ci siano ben altre paure dietro, tipo quella di ammettere che anche nel black ci possano essere (e ci sono) esseri umani con i loro gusti sessuali e con le proprie problematiche. Gaahl da gran furbacchione e uomo d'affari si è buttato, altri no ma ce ne sono. Stessa cosa, anche se ripeto non ne sono un esperto, penso accada anche nella scena di estrema destra. tutti i discorsi di potenza e forza maschia e poi però nelle camere da letto succede altro...
the Thrasher
Mercoledì 25 Settembre 2013, 21.44.46
44
Ma il fatto che suonino musica estrema non implica che non possano essere gay, chi l'ha detto? più che altro suna strano quando si tratta di band orientate politicamente e naziskin -anche se ammetto di non conoscerne affatto gli ideali, nè di consocere la differenza tra naziskin e skinhead- ma non fosse per questo non ci vedrei nulla di strano...
alessio
Mercoledì 25 Settembre 2013, 21.23.26
43
@Sambalzalzal guarda quando seppi di questi fatti nella scena hardcore e skin rimasi non dico perplesso ma in un certo senso riflettevo anche io sulla situazione di doversi concedere a qualcuno per mangiare il giorno dopo. che poi gli indizi sui gruppi hardcore gay ce ne sono a bizzeffe basti pensare a gruppi tipo i diks o gli husker du che erano pure dichiarati. i stessi bad brains vennero boigottati più volte per via delle loro idee omofobe conseguenti alle loro credenze rastafari e lessi di alcuni episodi molto brutti che avvennero proprio tra i bad brains e alcuni gruppi hardcore gay.
Sambalzalzal
Mercoledì 25 Settembre 2013, 21.13.31
42
alessio@ si queste cose anche non essendo tanto addentro alla scena skin o hardcore le avevo sentite. specie un frontman in particolare di cui non ricordo il nome mi pare morì pure di hiv alla fine. io penso che tutte queste storie di inculate o comunque trasgressioni sessuali di un certo tipo siano comuni a tutti gli ambienti musicali, anche ai più insospettabili e soprattutto ai più estremi... alla fine ciò che conta è ovviamente la musica ma è ovvio che molte cose fanno ridere e anche riflettere...
alessio
Mercoledì 25 Settembre 2013, 21.11.37
41
io pure parlavo in maniera serena ci mancherebbe
Vitadathrasher
Mercoledì 25 Settembre 2013, 20.55.05
40
Parlo in maniera leggera senza l'intenzione di offendere nessuno sia ben inteso.
the Thrasher
Mercoledì 25 Settembre 2013, 20.37.38
39
*stereotipi
the Thrasher
Mercoledì 25 Settembre 2013, 20.37.05
38
Non decadiamo in sterotipi da osteria però ragazzi...
Vitadathrasher
Mercoledì 25 Settembre 2013, 20.27.47
37
.....ci credo, pelle, borchie, trucco e parrucconi, vuoi che tutto questo non sia magnetico per un gay.....
alessio
Mercoledì 25 Settembre 2013, 19.43.47
36
guarda ti dico che della scena glam anni 80 non sono mai stato interessato ma so che la nella scena hardcore e skin americana c'erano un sacco di gay e molti dei skin stessi che magari prima menavano un omosessuale , poi andavano con qualche ragazzotto hardcore , e molte volte per bisogno di soldi. comunque ci sono molti gay all'interno della musica estrema e molti anche impensabili.
Vitadathrasher
Mercoledì 25 Settembre 2013, 19.38.08
35
In quel contesto di certo non pensavano al "posto giusto" ma solo al "posto".....
Sambalzalzal
Mercoledì 25 Settembre 2013, 19.05.34
34
Mah sicuramente di episodi simili ne saranno capitati a palate in quegli anni ed in quelle condizioni, questo penso sia certo. Non mi pare ne parlino nella biografia in specifico ma penso per una questione di vergogna, a LA in sede di festino penso che dove coglievano coglievano ad un certo punto. Lo stesso Sebastian Bach degli Skid Row si vociferò per anni avere una mezza tresca con Rob Halford, Chissà se la cosa fosse vera oppure no ma lui comunque non la smentì mai. Metallized 2000: la vostra bibbia del gossip!!!!
alessio
Mercoledì 25 Settembre 2013, 18.39.17
33
ma comunque per rimanere in tema "infilalo nel posto giusto" credo che nel giro di feste, festini o droga party girassero anche tanti travelloni e che magari uno già stava fatto e di conseguenza infilava l'uccello nel sedere di un travestito senza nemmeno accorgersene. poi adesso non sono esperto della scena glam dell'epoca ma credo che di gay ne girassero un botto vista la tendenza a truccarsi dei gruppi glam , pensate che era pieno di gay anche nella scena hardcore che era d'aspetto molto più mascolina per cui è molto probabile che girassero un botto di travelli nel giro glam.
Sambalzalzal
Mercoledì 25 Settembre 2013, 16.49.26
32
Ahahahahahahahah! Pure questo è vero! Se non erro però c'è l'episodio di qualcuno che aveva messo dentro ad una tipa un pesce d'acquario con risultati abbastanza imbarazzanti!
Metal Maniac
Mercoledì 25 Settembre 2013, 15.05.39
31
beh per "posti sbagliati" si può intendere anche un'altra cosa... che ai tempi fossero zoofili?!?
Sambalzalzal
Mercoledì 25 Settembre 2013, 9.02.25
30
omofoba?!?!? Ahahahahahah voleva dire che in quel periodo avevano smesso di trombarsi groupies e mignotte varie! Ma comunque ripeto, se non vi scandalizzate andatevi a leggere la biografia della band perché ne troverete delle belle!
Francesco
Mercoledì 25 Settembre 2013, 2.13.10
29
Spero che 'mettere l'uccello nei posti sbagliati' non sia una frase omofoba...
Sambalzalzal
Martedì 24 Settembre 2013, 21.49.51
28
Oddio Metal Maniac@ non leggerti mai The Dirt, l'autobiografia ufficiale dei Crue...
Metal Maniac
Martedì 24 Settembre 2013, 21.24.17
27
spero che intendano il fatto di non avere altre donne all'infuori delle loro fidanzate ufficiali, altrimenti è meglio non saperlo...
Francesco
Martedì 24 Settembre 2013, 20.57.07
26
Cosa intendono i Motley Crue per 'mettere l'uccello nei posti sbagliati'?
the Thrasher
Venerdì 20 Settembre 2013, 14.41.48
25
Grazie come sempre dei graditissimi complimenti, Marchese! e anche del tuo consueto contributo nei commenti.. a proposito delle tue segnalazioni volevo ricordare che la serie è dedicata soprattutto al metal, pertanto pubblicazioni più affini al rock classico magari non vengono citate. Non è incompletezza, ma una scelta precisa!
Le Marquis de Fremont
Venerdì 20 Settembre 2013, 14.32.25
24
Solito splendido e interessantissimo articolo per uno come me che nell'89 era sopratutto in Asia e mi sono perso (ma non sapevo esistessero...) gran parte dei nomi citati. I complimenti sono di prammatica e non sono ruffiani. Veramente la mia serie di articoli preferita. Ritornando al 1989, visto che tutti hanno un loro "remember", è l'anno in cui ho incontrato una persona con cui poi è finita male, anni dopo e segnalo da profano, Disintegration dei Cure, Seasons End dei Marillion e Letter from Home del Pat Metheny Group. Ma poi ho scoperto essere anche l'anno di Wild Obsession di Axel Rudi Pell e Havamal di Falkenbach. Au revoir.
jek
Lunedì 12 Agosto 2013, 20.05.10
23
Berllissimo articolo Rino, dettagliato e esaustivo. Manca solo la parte che nell'89 mi sono sposato poi c'è tutto
Vitadathrasher
Lunedì 12 Agosto 2013, 18.38.16
22
Nell'89 avevo la paghetta e non mi potevo permettere il lettore CD, ricordo che un lettore portatile costava più di 300000lire e i soldi finivano in vinili e in giochini rigorosamente crakati per amiga 500.
Sambalzalzal
Lunedì 12 Agosto 2013, 8.20.26
21
Benji@ ahahahahahah dici bene! A parte poi le uscite dei gruppi più noti erano gli anni dei demo e delle bands underground! Veramente a parte i soldi a casa in quei periodi iniziava a manifestarsi una soffocante mancanza di spazio
Benji
Lunedì 12 Agosto 2013, 1.16.44
20
Zio bono quanti soldi spesi in cassete nel '89, forse aparte uno o due quelli nominati nell'articolo li ho presi tutti
Cristiano
Domenica 11 Agosto 2013, 18.09.01
19
Finalmente è arrivato il nuovo episodio!! Bello come ed interessante come sempre. Complimenti e viva i Blind Guardian
brainfucker
Domenica 11 Agosto 2013, 11.38.17
18
fa impressione vedere mille petrozza con magliette di gruppi punk, perchè oggi non ha più un cazzo di punk, e si sente!
Sambalzalzal
Domenica 11 Agosto 2013, 11.31.43
17
Finito di leggere ora l'articolo e ancora complimenti a Rino@ per l'accuratezza di descrizione di un quadro veramente molto ampio! Non deve essere stata facile focalizzarsi sui singoli episodi mantenendo comunque una linea! Mi concentro sulla figura del grandissimo Jeff Waters e sui magistrali Annihilator specialmente augurando alla band oggi quel successo che negli anni poteva esserci ma che per una serie di motivi non c'è mai stato al punto che meritavano. Un pensiero anche a Prime Evil dei Venom che a me piacque tantissimo e che ancora continua a piacere! Obbiettivamente da rivalutare!!!
Andy '71 vecchio
Domenica 11 Agosto 2013, 10.22.37
16
Anche questo ragazzi,che anno,tutti i dischi citati,aquistati rigorosamente in vinile,e poi un botto di live,dal 1986 al 1990 circa 1991 tramite un amico son riuscito a vedermi aggratis una marea di super concerti,praticamente tutte le big band ,ancora alla grande,e tanti altri......Anni meravigliosi!The Thrasher, ottimo lavoro come sempre!
Sambalzalzal
Domenica 11 Agosto 2013, 9.30.27
15
therox68@ ahahahahahahahah begli aneddoti!!! Soprattutto uno spaccato interessantissimo sulla pragmaticità delle autorità francesi già all'epoca
LUCI DI FERRO
Sabato 10 Agosto 2013, 20.36.38
14
Lo vidi in offerta ma leggendo la tua rece.. non lo presi poi vedevo sempre james heatfield (metallica) con toppe di Witchfynde - Give em Hell, sparse un po su jeans ecc. e magliette varie e mi sono detto se è piaciuto a lui james heatfield (metallica) perchè non dargli un ascolto ''detto fatto'' lo ascoltai sul tubo e mi piacque tantissimo tante che il mio voto era differente dal tuo giudizio. Però oramai il cd era stato venduto,--->pazienza. Give em Hell ''bellissimo''!!!!
the Thrasher
Sabato 10 Agosto 2013, 19.29.42
13
E cosa c'entra con questo articolo?
LUCI DI FERRO
Sabato 10 Agosto 2013, 19.15.13
12
il Rino è in gamba e come se ci sa fare, però ce sempre un però nella vita di tutti, per colpa del Rino non ho comprato un capolavoro nwobhm Witchfynde - Give em Hell tu pensa che è uno degli album preferiti di james heatfield (metallica)
therox68
Sabato 10 Agosto 2013, 18.52.37
11
xXx: lui non se n'è mai accorto, io non glielo mai detto e siamo rimasti amici... Ma è una tecnica che sconsiglio se dovesse capitare a qualcun altro.
manaroth85
Sabato 10 Agosto 2013, 18.30.15
10
i SARCOFAGO!! uno dei gruppi più sottovalutati di sempre.. i primi 3 4 album definirli capolavori è poco! ottimo articolo come sempre!!!
Screamforme77
Sabato 10 Agosto 2013, 18.26.10
9
E' stato l'anno che ho scoperto il Metal. Quanti bei ricordi ! Anche se parecchi album usciti quell'anno li avrei scoperti dopo !
xXx
Sabato 10 Agosto 2013, 16.55.37
8
Grande articolo thrasher, veramente spettacolare! altrettanto interessante l'anno di therx68...però...mai innamorarsi della ragazza del migliore amico: le donne vanno e vengono ma gli amici, quelli veri, restano x sempre...
Delirious Nomad
Sabato 10 Agosto 2013, 14.49.19
7
Ahia, mi spiace !
therox68
Sabato 10 Agosto 2013, 11.41.37
6
Delirious Nomad: male, molto male...
Radamanthis
Sabato 10 Agosto 2013, 11.38.40
5
ARTICOLONE....
Almetallo
Sabato 10 Agosto 2013, 11.26.14
4
Grande Rino !!!! Fantastico quest' annata per i lavori di Kreator , Sepultura , Dark Angel , Sodom , Obituary , Carcass , Pestilence D.R.I. e Sarcofago
Delirious Nomad
Sabato 10 Agosto 2013, 11.01.39
3
Yeah grande Rino sei tornato! Non mi ero mai reso conto di quanta roba fosse uscita nell' 89... Assurdo! (therox com'è finita con la ragazza? Sono una zitella curiosa )
therox68
Sabato 10 Agosto 2013, 0.59.59
2
Precisazione: per macchina rubata intendo la nostra macchina che ci venne rubata non che noi ne rubammo una e la notte in cella fu dovuta alla decisione della gendamerie francese siccome non avevamo né albergo prenotato né alloggio affittato ed era già notte. Quindi vagabondaggio, quindi cella.
therox68
Sabato 10 Agosto 2013, 0.52.04
1
Cavolo nell' 89 ho fatto talmente di quelle cose -secondo oktoberfest, Parigi con tanto di macchina rubata e notte passata in cella, innamorarsi della ragazza del mio migliore amico, Milano a vedere la David Lee Roth Band, forse era la fine dell' 88 ma cambia poco, e molte altre- che per me leggere interamente questo articolo è stato un colpo al cuore. Il tutto senza considerare tutta la musica citata alla quale aggiungerei un album non metal che io in quell'anno divoravo letteralmente: The Miracle dei Queen. Basta! Voglio la macchina del tempo! E adesso dopo questa mia regressione infantile torno in camera mia a piangere. In kleenex i trust.
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