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SUMMER BREEZE - Day 2 - Dinkelsbühl, Germania, 16/08/2013
27/08/2013 (3461 letture)
Le temperature si alzano per questo secondo giorno di Summer Breeze, con il termometro che arriva a sfiorare i trenta gradi. Quest'anno i concerti hanno inizio dopo le 12, più tardi rispetto agli scorsi anni, e questo dà modo ai visitatori del festival di potersi godere un giro per il borgo medievale di Dinkelsbühl. Molti dei visitatori del festival decidono di prendere la macchina o il bus navetta per dirigersi verso la cittadina, dove è possibile rinfrescarsi in piscina o riposare sui prati che circondano le mura. Dinkelsbühl fornisce inoltre anche altri tipi di attrattive: oltre a trattarsi di una meta turistica importante, una delle perle della Romantische Straße, è anche la meta perfetta per gli amanti della birra e della buona carne. Nei molti ottimi gasthaus è possibile assaggiare la birra scura tipica della zona (prodotta nel birrificio alle porte della città), la dunkel, ed alcune specialità locali come la gustosa spalla di maiale ed i medaglioni di maiale con gli spaetzle.
Anche l'area shopping del festival offre soddisfazione ai molti desiderosi di fare acquisti: sono presenti numerosi stand di etichette discografiche (ridimensionatissimo quello della Nuclear Blast) tra cui Napalm Records, Season Of Mist, la tricolore Punishment 18, ma anche stand in cui si possono trovare vere e proprie rarità. Molti inoltre hanno ampliato la zona riservata ai vinili, mostrando come questo mercato sia in crescita.
Si trovano anche numerose bancarelle di abbigliamento ed accessori: dagli stivali alle magliette, dai copricapi più vari agli accessori in pelle, passando inoltre per stand in cui si possono acquistare piercing o altri in cui vengono fatti tatuaggi con inchiostro temporaneo. Come di consueto, non manca lo stand in cui si possono far brandizzare con il logo del Summer Breeze i propri acessori. A concludere questa breve carrellata, l'inusuale stand che si occupa della vendita di dildi, a cui molte occhiate sospette e risate sono state rivolte dai passanti.
Ma, pur proponendo una merce atipica per un contesto di un concerto open air, questo punto vendita non risulta più fuori contesto degli insoliti personaggi che si possono incontrare tanto in zona festival, quanto per le strade del campeggio. Vediamone insieme qualche esempio.

MIRABOLANTI BIZZARRIE E STRAVAGANZE ASSORTITE
“Bentornati, cari spettatori, ad un altro appuntamento con la rubrica che vi porta direttamente negli abissi, nei recessi e negli orifizi del genere umano, il vostro occhio sulla brulicante latrina che è l’aggregazione dello sapiens homo quando vengono a cadere i principi della civiltà!
Ricordiamo rapidamente a tutti voi quali sono i primi cambiamenti che incorrono quando un gran numero di persone, libere da qualsivoglia regola morale, si radunano: perdita del senso del pudore e dell’amor proprio, promiscuità ed affinità cavalleresca le fenomenologie esplorate nel corso del nostro precedente appuntamento. In quest’occasione assistiamo invece alla nascita di una forma di culto primordiale, rispecchiando i principi fallocentrici tipici delle forme religiose preistoriche: esemplari maschili traviati che vagano a proprio piacimento per la zona del festival con il membro di fuori, altri invece preferiscono indossare vesti che ne raffigurano le sembianze; altri ancora adorano divinità femminee, pertanto decidono di indossare copricapi dotati di mammelle, quando non prediligono direttamente un vestiario sessualmente ambiguo.
Ma non è tutto, il bisogno di una forma di culto spinge gli esemplari più audaci a creare degli idoli le cui parti del corpo sono costituite da curcubitacee assortite, tondeggianti fantocci verdastri che vengono adorati finché la decomposizione non ha la meglio su di loro, per essere poi distrutti; chi invece è più sviluppato opta direttamente per assumere l’aspetto di divinità dalle sembianze zoomorfe, scegliendo conigli, coccodrilli, pinguini, cinghiali ed altre bestie risultanti dall’accozzaglia di vesti disponibili.
Come di consueto, anche l’emulazione dei propri eroi riveste un ruolo importante nella specie umana: chi sceglie i guardiani del potere, chi l’uomo latrina (con tanto di scopettini usati come copricapo e carta igienica avvolta al collo come una sciarpa), chi ancora guerrieri interstellari bardati di pesantissime armature (pertanto sempre alla ricerca di un fazzoletto d’ombra), certo è che né la calura né l’ingombro dei costumi sembra scoraggiare i nostri simpatici amici dalla pratica della vestizione.
Per concludere, i più coraggiosi emulano le bestie, lanciandosi in incontri corpo a corpo nelle più disparate modalità: chi, come li cornuti animali, decide di cercare di prendersi a cornate, ottenendo solo di prendere delle fenomenali craniate; chi si avvinghia e si rovescia a terra senza pietà; chi ancora opta per una suina trasformazione e decide di scontrarsi rotolando nel fango (come se ci fosse solo terra e acqua in quel pantano!). Non c’è che da aggiungere che non escono vincitori da questi duelli, ma tipicamente solo due doloranti e zoppicanti sconfitti, che si spalleggiano e ridono forsennatamente, quando non si appellano in modo colorito.

Anche per oggi è tutto, ma i misteri che circondano l’uomo sono ben lontani dall’essere svelati! Vi ringraziamo per l'attenzione e vi invitiamo a seguire la prossima puntata di Mirabolanti bizzarrie e stravaganze assortite: la dinamica del triciclo ha ancora molta strada da compiere prima di essere compresa definitivamente!”

Dopo aver approfondito ancora le stranezze che si possono vedere nell’ambiente del festival, torniamo a focalizzarci sulle band che hanno calcato i tre palchi del Summer Breeze in questo assolato 16 agosto.

FEUERSCHWANZ
Tra tutte le band demenziali tedesche (J.B.O., Excrementory Grindfuckers...) i Feuerschwanz sono forse gli unici che risultano piacevoli da ascoltare e divertenti anche senza capire i testi. Fanno quel folk rock alla tedesca, un po' medievale, un po' celtico, un po' da sagra, reso comico sia dai testi (molto incentrati sull'idromele e spesso parodie di gruppi "seri" come Schandmaul e Subway to Sally) che dalle buffe voci di Hauptmann Feuerschwanz (letteralmente "capitano coda di fuoco", ma in tedesco con "coda" si intede anche un'altra cosa...) e del suo compare Prinz Richard Hodenherz (parodia di Löwenherz, cuor di leone, che si traduce con "Principe Riccardo Cuor di Coglione"). Sono loro ad aprire le danze sul Main Stage nel secondo giorno di Summer Breeze suonando sotto un sole cocente davanti ad una folla pronta a fare casino. I nostri entrano in scena vestiti in stile medieval/demenziale/ottocentesco (perchè adesso c'è questa moda per cui tutte le band medievali tedesche si stanno lentamente convertendo in steampunk, e i Feuerschwanz, essendone una parodia, non possono essere da meno). Sul palco sono accompagnati come di consueto dalle discinte Mizen, (dal tedesco gergale "micie"), che fanno da cheerleader della situazione guidando le danze del pubblico. Ma le attenzioni degli spettatori di sesso maschile sono rivolte anche all'allegra Johanna, la violinista, impegnata a danzare su e giù per il palco tanto quanto a suonare il suo strumento. Il momento di massima assurdità viene raggiunto quanto entra sul palco una sorta di Mangoni tedesco vestito da Batman con le ali da fatina. Spassosi.

LEAVES’ EYES
Cinquanta minuti a partire dalle 15.00 non sono una premessa incoraggiante, soprattutto con un solleone che potrebbe scoraggiare anche i fan più incalliti, ma nonostante ciò l’attesissima Liv sale sul palco con il consueto e caratteristico sorriso sulle note dell’opener dell’ultimo Meredead (Spirits’ Masquerade). Ammessa, in apertura, una certa difficoltà a bilanciare i suoni (difetto che ricorrerà frequentemente sul Pain Stage), il set dei tedeschi scorre rapido e godurioso grazie anche alle belle My Destiny, Take The Devil In Me e Elegy. Lato vocale nulla da eccepire né nella Kristine né in Alexander Krull che formano incontestabilmente una bella coppia timbrica, mentre lato strumentale un pizzico di cattiveria in più non avrebbe per nulla guastato, essendo l’ensemble spesso sovrastato dai risuoni delle sinfonie. Detto questo, la formula dei Leaves’ Eyes rende molto bene in formato live e a mio avviso sovrasta senza appello i vari concorrenti (anche più blasonati): i due cantanti sanno tenere eccezionalmente il palco e il pubblico, regalando soddisfazioni che nemmeno la preparatissima coppia Demurtas/Hidle (Tristania) possono assicurare. Da notare la mise “simil-contadinella bavarese” della Kristine che abbassa un poco il suo impatto visivo. Per me promossi.

MERRIMACK
Al Party Stage si comincia a suonare metal estremo fin dal primo pomeriggio, dopo i Winterfylleth è oggi il turno dei loro rivali d'oltremanica: i francesi Merrimack. Attivi fin da metà anni '90 ma mai usciti dal marasma delle band “accattivanti ma nulla di più”, i cinque parigini portano sul palco il recente The Acausal Mass, dimostrando come è possibile strizzare l'occhio contemporaneamente tanto alla scuola svedese (nelle accelerazioni) quanto a quella francese (per arpeggi e dissonanze).
Seppure il songwriting non sia dei più originali, la band si dimostra preparata dal vivo ed accompagnata da un'aura di malessere emanata direttamente dal singer Vestal, il cui torso è completamente ricoperto di cicatrici da autolesionismo. L'impatto visivo è forte, i momenti in cui il corpo si inarca in pose grottesche non fanno che risaltare l'irregolarità dell'epidermide, salvo poi far sfociare la gestualità del cantante in atteggiamenti kvarforthiani: si comincia con spintoni assortiti nei confronti dei propri musicisti, qualche sputo qua e là ed atteggiamenti sempre più controversi. Fortunatamente per il pubblico (un po' meno per Vestal), la band non sembra intenzionata a farsi maltrattare sul palco, tanto che a più riprese il bassista Daethorn, complice una corporatura massiccia, non solo non barcolla agli spintoni del vocalist, ma gli restituisce il favore, rischiando di farlo cadere pesantemente.
Al di là dello squallido teatrino sul palco, la prova dell'intera band è decente, ma un po' troppo statica per i quaranta minuti a disposizione dei Merrimack, che faticano a fare breccia sul pubblico pomeridiano.

MISANTHROPE
I Misanthrope non sono mai stati un gruppo semplice da comprendere, soprattutto agli esordi, anche se la loro “stranezza” con il tempo si è ammorbidita, probabilmente a fronte di un messaggio che con la prog-fusion di Variation On Inductive Theories e Miracles: Totem Taboo non poteva ragionevolmente essere veicolato a più di una manciata di metal radical-chic. Lo show di questo Summer Breeze 2013 lascia intravedere un combo preparato, entusiasta, energico e, ovviamente, totalmente “crazy”. I pochi brani presentati (complice la lungaggine compositiva ed i soli quaranta minuti a disposizione) mostrano una scelta di suoni incredibilmente azzeccata: l’unica chitarra presente (quella di Scemama) risuona con vigore tra i power chords ed i continui virtuosismi, ben amalgamata con il quattro corde del fondatore e leader Jean-Jacques Moréac e le percussioni di Gael Féret. Tra un contorsionismo e l’altro, i nostri trovano anche spazio per sparare qualche tempos vigoroso sul quale far sfogare l’ugola un po’ affaticata (dall’età) di S.A.S. che, in definitiva, è l’unica debolezza di uno show che ha accontentato i pochissimi presenti e che si è concluso (con la titletrack dell’ultimo Aenigma Mystica) tra fiumi di champagne francese. Nella scaletta non si è ascoltato nessun esemplare seminale, ma solo tracce da Visionaire (Future Futile) in poi (Eden Massacre, Nevrose).

ORPHANED LAND
Già piacevolmente colpito dall'esibizione degli Orphaned Land al Summer Breeze del 2010, decido di verificare se gli israeliani siano pronti a bissare il successo. La band non ha bisogno di particolari presentazioni, la miscela unica di progressive e musica orientali è già un biglietto da visita sufficiente: il particolare impegno della band nel voler creare armonia tra le grandi religioni, concetto particolarmente necessario nella terra da cui proviene il quintetto, non fa che elevare il valore degli sforzi di Kobi Farhi e soci.
La band si presenta sul palco con Yossi Sassi che imbraccia la sua bouzoukitara, il frontman abbigliato con tunica e bracciali tipici, non sentendo nessun tipo di difficoltà nell'approcciarsi al numeroso pubblico accorso. I suoni sono ottimi, anzi migliori che su disco, arricchiti in armoniche e spessore, gli Orphaned Land non hanno incertezze nell'esecuzione e sono dinamici sul palco, in particolare il lavoro di Kobi aiuta non poco a colmare il tipico gap tra band e pubblico: il frontman infatti incita a più riprese l'audience, chiedendo di cantare, di muovere le mani e di saltare, ottenendo un feedback incredibile e facendo sprigionare agli accorsi un'energia come raramente si è visto sotto la Party Tent.
La setlist pesca in gran parte da Mabool, ma non si dimentica del recente All Is One, che viene omaggiato con la piacevolissima Simple Man e la cadenzatissima titletrack, brani che rendono bene dal vivo nonostante necessitino dell'uso di basi.
Avvicinandosi al termine dell'esibizione, Kobi invita sul palco Mariangela Demurtas dei Tristania per duettare su Sapari, dando vita ad una collaborazione riuscitissima e rilanciata dal carisma on stage della cantante sarda, che tra movenze esotiche e vocalizzi vertiginosi dimostra un forte affiatamento con la band.
Il tempo a disposizione degli israeliani si conclude troppo presto e lascia il pubblico con un sapore di amaro in bocca: la performance è stata incredibile e ricca di un calore che in molti non si sarebbero attesi, partono i primi cori per richiamare sul palco la band, ma l'inflessibile organizzazione tedesca non dà ulteriore spazio (per non sforare con gli orari) e fa inesorabilmente la playlist da cambio palco. Assolutamente da rivedere!

TIAMAT
Per apprezzare il prossimo brano essere vecchi non è necessario, ma aiuta!
Tale incipit, usato da Johan Edlund per lanciare Brighter of the Sun (Skeleton Skeletron), mi rieccheggia nelle tempie non appena percepisco la stupenda The Sleeping Beauty tratta dal capolavoro Clouds del lontano 1992, brano che con la commovente Gaia chiude lo spettacolo dei Tiamat. Accanto a me un gruppetto di quarantenni (miei coetanei, insomma) danno sfogo all'headbanging mentre il pubblico antistante, sempre numeroso ma lontanissimo dalle cifre registrate dai limitrofi Anthrax e Lamb Of God, rimane un po' inebetito dalla lentezza di queste cariatidi del dark-gothic metal. I minuti che separano dalla chiusura sono molto intimi, grazie anche alla pacatezza di un Edlund che non smette di ringraziare per la presenza (di fatto da quasi headliner) nell’edizione 2013 del Summer Breeze. Ma partiamo dall'inizio: pur essendomi recato in transenna con lo sconforto provocato da una seconda parte di carriera non confacente ai miei gusti personali, lo show degli svedesi è stato invece una più che piacevole sorpresa, valorizzata peraltro dalle buone condizioni auditive che si sono generate nel corso dello spettacolo: l'iniziale trambusto del basso di Anders Iwers si è infatti ammorbidito lasciando uno spazio importante allo spettro del quattro corde, senza tuttavia permettere che lo stesso coprisse il prodotto dei due axemen. Edlund, ben supportato dalla chitarra di Ojersson - oltre che dalla sezione d'accompagno -, si limita alle ritmiche e agli arpeggi, concentrandosi sul cantato che, per l'occasione, risuona piuttosto fedele, pur considerando la timbrica ostile e una estensione francamente limitata. L'atmosfera diviene presto molto calda, sia grazie alla bella tracklist sia per merito dei giochi cromatici realizzati con i fari che ricordano alcuni momenti darkwave degli ormai lontanissimi '80. I brani scelti per lo show pescano principalmente dagli ultimi dieci anni di attività, muovendosi da Judas Christ (Vote For Love) al recente The Scarred People, la cui titletrack apre le danze. Presenti Prey (Cain) e Amanethes (Until The Hellhounds Sleep Again, Misantropolis) ed in chiusura i brani storici già citati. Buona restituzione, buona chimica, buono spettacolo. Bravi Tiamat!

LAMB OF GOD
Il duro compito di tenere le redini del Main Stage per novanta minuti, durata tutt'altro che indifferente, la seconda sera investe i Lamb Of God, quintetto della Virginia che propone un metal fatto di groove, qualche spruzzatina thrash e imbeccate core.
Lo show si apre con la doppietta Desolation/Ghost Walking: da subito i suoni sono molto nitidi e identici al novello Resolution, Randy Blythe è un animale scatenato che non smette di muoversi e saltare per tutto il palco, mantenendo comunque una prestazione vocale molto fedele a quanto inciso su disco. Il frontman non solo è attivo durante la riproposizione dei brani, ma è carismatico con il pubblico anche tra una canzone e l'altra: salendo sul palchetto personale a mo' di predicatore, Blythe incita la folla e si lascia andare anche a qualche battuta sulle sue recenti dispute legali, scatenando infine le risate quando tira ripetutamente in ballo David Hasselhoff.
Nonostante Resolution sia uscito recentemente, la band opta per una scaletta che include molti classici (Walk With Me In Hell, Now You've Got Something To Die For, Redneck, Black Label) e tocca praticamente tutti i capitoli della discografia degli americani, proponendo uno show energico e suonato in modo impeccabile. Spiccano in particolare gli incastri del batterista Chris Adler, vero e proprio motore ritmico del quintetto, e la prova vocale dell'inarrestabile Blythe, ma anche il comparto delle corde non scherza, portando a casa una prova decisamente positiva.
Poco altro da aggiungere: i Lamb Of God infliggono una dura lezione di esibizione dal vivo a molti dei concorrenti presenti a quest'edizione, vincendo senza dubbio il premio come miglior band headliner esibitasi sul Main Stage.

FINNTROLL
È giunta l'ora per i finlandesi di mettere a ferro e fuoco il Summer Breeze. Non vedevo l'ora di risentire i loro celebri canti di battaglia trolleschi e di assistere dal vivo agli schizzatissimi brani tratti dal nuovo Blodsvept, per cui ho cercato una posizione che permettesse una visuale almeno parziale del Pain Stage ed ho atteso l'inizio con trepidazione. I sei salgono sul Pain Stage con le loro orecchie a punta con sullo sfondo dei banner raffiguranti lo splendido artwork opera del chitarrista Skrymer. Purtroppo, però, quando attaccano con Blodsvept le chitarre sono praticamente assenti. Provo ad avvicinarmi alla torre del mixer, dove la situazione migliora un po' (forse hanno anche aggiustato i volumi), ma rimane tragica: le chitarre si intuiscono più che sentirsi e la tastiera appare e scompare. Al che decido di tentare il tutto per tutto e mi faccio strada tra la folla (trenitalia docet) fino alle prime file, aspettandomi la carneficina visto il casino che c'era stato con i Korpiklaani. E invece, per quanto la gente si scateni con headbanging e danze sul posto, il moshpit non è tanto esteso e la situazione con i crowd surfers è perfettamente sotto controllo, tanto che ne devo sostenere solo tre o quattro. Per qualche motivo sembra che qui al Summer Breeze facciano più casino con le band più tranquille. In quarta fila, essendoci meno persone a schermare il suono che esce dalle casse poste a terra, le chitarre si riescono finalmente a sentire e posso a godermi il concerto che ho tanto atteso. La setlist dà un buon assaggio del nuovo album: al mio arrivo davanti al palco tocca al ritmo swing di Mordminnen, urlata da un Vreth più che mai espressivo e trascinante. Non mancano nemmeno gli irriducibili pezzi forti degli album passati, come la grandiosa Trollhammaren e la selvaggia Jaktens Tid, accolta con un boato dal pubblico. Per concludere, per chi come me ha avuto la fortuna di arrivare alle prime file è stato come sempre un gran concerto, dato che i pezzi della band finlandese rendono ottimamente dal vivo. Chi occupava posizioni più distanti dal palco, invece, si è ascoltato i Finntroll senza le chitarre. La gente sembrava contenta lo stesso, a giudicare dalle urla, ma per me non è una situazione accettabile per una band co-headliner in un festival da 90 euro al biglietto. Spero di poterli rivedere presto in condizioni migliori.

MARDUK
L'armata svedese torna sul palco e non intende fare prigionieri: capitanata dall'affilatissima ugola di Mortuus e dalla batteria/mortaio di Lars Broddesson, la formazione spende poche parole tra un brano e l'altro, preferendo far parlare la propria musica. C'è spazio per le uscite più recenti, Serpent Sermon e Wormwood, ma anche per i classici come Christraping Black Metal e Azrael, bilanciando così l'anima più greve e funerea che si respira nelle ultime release, con le micidiali sfuriate del passato. I suoni delle chitarre sono di panzeriana memoria, creando un fitto ronzio nelle parti in fast picking, scaldando invece gli accordi di durata maggiore, tanto che il riffing mantiene sempre un paradossale calore (dovuto alla fusione della mediosità dei suoni dell'ascia con lo spessore del basso) anche nei fraseggi più laceranti.
Il finale di ogni brano è seguito dal boato di un cannone che riecheggia, sorprendendo sulle prime il pubblico, ma diventando poi un'abituale intervallo che consente alla band di mantenere l'atmosfera anche al di fuori delle esecuzioni vere e proprie.
Complice la tarda ora ed una giornata faticosa, la prova dei Marduk è genuinamente straniante, sincera nel proporsi ed al tempo stesso solenne, quasi liturgica, specie quando sono eseguiti i brani delle ultime fatiche; praticamente assenti gli orpelli (ricordo ancora le esibizioni di Gorgoroth e Dark Funeral qualche anno fa al Summer Breeze, fatte di molte fiamme ma poca sostanza) ma ben presente l'odore putrescente che si respira su disco.

Si conclude anche la seconda giornata, tra la soddisfazione generale e la stanchezza che inizia ad accumularsi sulle spalle dei campeggiatori più festaioli. Ciò nonostante, il festival non dorme mai: anche mentre cala la notte su Dinkelsbühl, c'è sempre una griglia accesa, uno stereo in funzione, una birra che viene stappata, segno che il clima di festa portato dal Summer Breeze finisce per contagiare proprio tutti. Naturalmente il nostro viaggio non termina qui, manca ancora la giornata conclusiva, non meno ricca in band rispetto alle precedenti, dunque restate sintonizzati!

Introduzione, report di Feuerschwanz e Finntroll a cura di Carolina Pletti “Kara”.
Report di Leaves' Eyes, Misanthrope e Tiamat a cura di
Massimiliano Giaresti “Giasse”.
Conclusione, “mirabolanti bizzarrie e stravaganze assortite” e report di Merrimack, Orphaned Land, Lamb Of God, e Marduk a cura di
Giovanni Perin “GioMasteR”.
Tutte le fotografie a cura di
Cristina Mazzero e Vincenzo-Maria Cappelleri.



AL
Venerdì 30 Agosto 2013, 9.13.33
7
anche io felice per i Lamb of God. grande band che merita!
GioMasteR
Mercoledì 28 Agosto 2013, 17.19.48
6
Tranquillo, era giusto per avere un parere sul migliore tra quei 3, dato che io la vedo diversamente! Avrai modo di vedere domani il mio parere sull'esibizione degli In Flames, non voglio spoilerarti niente prima che sia caricato il report
andreastark
Mercoledì 28 Agosto 2013, 16.33.33
5
Sicuramente non i Sabaton, direi gli In Flames che secondo me hanno fatto uno spettacolo visivamente bello, ben suonato ed anche furbo...nel senso che il buon Friden, memore degli errori del passato, ha imparato a colloquiare di più con il pubblico in modo da poter rifiatare ed evitare le stecche inevitabili per una voce consumata come la sua.... Poi ragazzi che devo dirvi.... a me piacciono gli In Flames di qualunque fase della loro carriera anche se mi manca terribilmente Stromblad e Gelotte dovrebbe lasciar perdere gli assoli e farli fare a Engelin che come solista è molto meglio. Attenzione....re degli headliner non vuol dire che sia stato il miglior concerto che ho visto in questo Summer Breeze....
GioMasteR
Mercoledì 28 Agosto 2013, 13.54.59
4
Grande andreastark: hai sperimentato anche tu il beergarden? Sul re degli headliner (Sabaton, Lamb Of God, In Flames) io non ho avuto dubbi, tu invece chi avresti incoronato?
Giaxomo
Mercoledì 28 Agosto 2013, 12.01.44
3
Il concerto dei Finntroll qui al Summer Breeze da te descritto mi ha fatto fare un tuffo nel passato all'Heidenfest del 2011 quando sono stati headliner. Ottima esibizione anche là, Estragon pieno come al solito, ma tastiere e basso impercettibili e chitarre che sovrastavano la batteria e in parte la voce. Peccato, un vero peccato.
andreastark
Mercoledì 28 Agosto 2013, 10.20.27
2
Il secondo giorno ho visto solo 4 concerti in compenso ho passato parecchio tempo a Dinkelsbuhl e con le sue birre: ANTHRAX: stesso discorso fatto per gli Exodus....una vera lezione di thrash metal vecchia scuola ...una vera lezione di tenuta live(....e dire che tra gli storici nomi del thrash sono quelli che apprezzo di meno) TIAMAT: non li sentivo più dai tempi di Wildhoney e partivo decisamente prevenuto ed invece hanno sfoderato un concerto bellissimo e coivolgente con molte canzoni dal feeling seventies e pinkfloydiano mettendo in risalto una band che suona veramente bene(menzione particolare per il chitarrista)...grandi LAMB OF GOD: proprio non li digerisco e per il sottoscritto decisamente non il miglior headliner del festival....Capaci, violenti ma non mi hanno comunicato nulla.... FINNTROLL: pienone di gente per un concerto molto coinvolgente anche se a volte penalizzato dai suoni....grande band bell'impatto visivo pezzi trascinanti finale della serata col botto!!!!
Matocc
Mercoledì 28 Agosto 2013, 0.18.01
1
contentissimo per il "Lamb Of God miglior band headliner"... chissà che bella cartella han tirato giù! grandissimi
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