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ACOLYTE - Alla ricerca di qualcosa più in alto
01/09/2013 (1329 letture)
Sono passate solo poche settimane dall’uscita del loro primo full-length, ma gli Acolyte sembrano una marea in piena, continuando a ricevere giorno dopo giorno recensioni positive per il loro Alta. Oggi ho la fortuna di essere in compagnia di Malekh per capire come questa band sia riuscita a trovare la propria strada ed emergere nel panorama prog black.

Wild Wolf: Ciao Malekh, sono lieto di poterti intervistare! Vorrei partire dall’idea del vostro progetto. Come è nato, e cosa avevate in mente di comunicare come nuova band che nel 2013 si affaccia su di una scena musicale abbastanza satura come quella del prog black?
Malekh: Ciao, prima di tutto grazie a te per averci dato l’opportunità di fare quest’intervista!
Artisticamente, ciò che ci siamo proposti di fare era creare della musica che ci piacesse sentire, qualcosa che ci entusiasmasse e ci rendesse felici. E’ sempre difficile spiegare ciò che vorremmo comunicare nello specifico con i nostri testi, poiché non c’è davvero alcun argomento omnicomprensivo, ma solo un insieme di interessi. JT, il nostro cantante, non ha mai smesso di attingere dai classici temi black metal come la misantropia, il disprezzo, sentimenti irreligiosi, o l’esistenzialismo, ma il nostro obiettivo non è quello di cercare di far aprire gli occhi a nessuno su nulla in particolare. Ancora molte cose stanno cambiando in ciò che facciamo.

Wild Wolf: Come è nata l’idea di chiamarvi Acolyte?
Malekh: Il moniker è stato scelto per diverse ragioni. La principale è data dal fatto che noi ci sentiamo particolarmente legati ai nostri predecessori, cioè a quelle grandi band del passato che ci appaiono grandiose come titani e, al confronto delle quali, ci pare di vivere solamente sotto la loro ombra.
Non crediamo che raggiungeremo l’eccezionalità di band come gli Emperor o gli Enslaved, ma senza ombra di dubbio sentiamo che noi non esisteremmo se non fosse stato per loro.
Così, in un certo qual modo, siamo gli accoliti di queste band che ci hanno preceduto, servi che vivono per adempiere le loro richieste, ed diffondere il loro verbo.

Wild Wolf: Partiamo dal vostro ultimo lavoro, uscito pochi giorni fa. L’avete intitolato Alta, come mai questo nome? La copertina è molto suggestiva, pare rappresentare le sembianze di un rettile sullo sfondo di un cielo rosso e scure montagne. Che collegamento c’è fra questo artwork e la vostra musica?
Malekh: Tale nome per l’album è stato scelto poiché Alta è un termine che significa “alto” o “elevato”, e questo significato è inteso in senso metaforico, ipotetico. Crediamo che l’idea di Dio sia particolarmente insidiosa, essendo Dio potente e superiore, l’unico che è davvero onnisciente e onnipotente su tutto. Tale idea è tanto spaventosa quanto fosca, essendo Dio sopra di noi, e noi semplicemente sotto.
Lo scopo dell’artwork è quello di rappresentare un dio malvagio che si trova in cielo, sopra la terra, con nulla sotto se non una nuda natura e realtà tremanti.

Wild Wolf: Il vostro sound è molto influenzato sia dalla scena prog e avant-garde francese (Deathspell Omega, Blut Aus Nord) che norvegese (Virus, Enslaved, Ved Buens Ende). E’ una casualità, oppure si è trattato di una ricerca stilistica? Come definireste la vostra musica?
Malekh: Se riesci semplicemente a definire l’essere un affamato fan “ricerca stilistica”, allora si, lo è stata, ahaha! Scherzi a parte, io e JT siamo sempre stati interessati nelle più variegate ed interessanti forme di musica metal estrema. Noi non siamo mai stati soliti ascoltare qualcosa che suonasse come se fosse stato registrato in un seminterrato nel 1994 (a meno che, ovviamente, non fosse registrato in un seminterrato nel 1994!) e quindi abbiamo sempre coltivato una forte passione per tutto ciò che avesse la natura di una ricerca. Per lungo tempo siamo stati interessati a concetti come le dissonanze armoniche o il caos, e volevamo includere questo tipo di sound in ciò che stavamo facendo. Ad ogni modo, amiamo anche band che sanno come fare ROCK, poiché il groove è un aspetto musicale molto importante per noi, e così cerchiamo di scrivere della musica tale per cui esso possa scavarsi una via nella tua mente allo stesso modo di quelle terribili dissonanze.
E’ sempre stato difficile descrivere la nostra band, anche se molte persone dicono che noi suoniamo black metal. Piuttosto, io dire che suoniamo blackened rock o blackened extreme metal.

Wild Wolf: Ho letto sulla vostra biografia che nei vostri testi cercate di inserire sensazioni ed esperienze personali che avete vissuto in prima persona. Come nascono i testi che poi inserite nei vostri brani?
JT: Passo molto del mio tempo rimuginando, un po’ come chiunque, su cose che mi interessano, confondono, arrabbiano o mi affascinano, in un modo o in un altro. Partendo da qui, sono giunto alla conclusione per la quale cerco di comunicare ciò che sento in un modo che sia piacevole per me da un punto di vista estetico, e di scrivere, così, qualcosa di poetico. Non posso essere sicuro di aver raggiunto tale obiettivo tanto quanto avrei voluto, ma continuerò a provarci. Scrivo molto riguardo a come sento gli esseri umani vedere il loro posto nell’universo e questo mi conduce inevitabilmente a temi come la religione o la misantropia, dal momento che sono un tale allegro carattere in tal senso. Cerco di evitare più che posso alcunché di proclamato a proposito di temi come la verità o conoscenze superiori, con l’unica eccezione della traccia The Nameless Expanse, nella quale ho descritto come mi sono sentito venendo cresciuto da cattolico, e di come persone invasate, che credono o meno, possano essere a proposito del loro sentirsi giusti. E’ una visione delle cose che può veramente portare ad alcuni ripugnanti comportamenti, ed è per lo più per questa ragione che cerco di scrivere ragionando piuttosto che per asserzioni belle e buone.
Non c’è alcun programma o schema principale da seguire, le canzoni sono, invece, più che altro un’espressione di emozioni che sento fermamente in ogni momento della mia vita e vorrei poter esprimere, il prima possibile, avendo gli Acolyte la libertà di farlo, qualcosa di più positivo.

Wild Wolf: Come prende vita il songwriting? Registrate separatamente e poi cercate di amalgamare al meglio le vostre idee o concordate già un percorso di massima preventivo che cercate di sviluppare al meglio?
Malekh: Beh, io sono il principale songwriter della band, per cui di solito scrivo del materiale in anticipo, e poi lo rendo un demo nel mio home-studio. Successivamente, porto alla band il materiale e lo proviamo, in modo che, durante tale processo, il batterista possa fare dei suggerimenti o Chris (il primo chitarrista) possa scrivere delle sezioni d’accompagnamento, cosicché l’intera opera, alla fine, possa prendere una propria forma. Di solito le canzoni si chiudono abbastanza differentemente rispetto alle versioni demo, poiché, ad esempio, il batterista potrebbe iniziare a suonare, all’improvviso, giri al doppio della velocità, e ciò cambierebbe evidentemente l’intera intelaiatura della traccia e noi, quindi, dovremmo a nostra volta adeguarci.
E’ un processo davvero esaltante e mi fido sempre dei miei compagni nel sapere che cosa è giusto o meno per ogni traccia e per la band.

Wild Wolf: Avete qualche vostro rito scaramantico o uno stato d’animo particolare che cercate di ricreare quando registrate della nuova musica?
Malekh: Fino ad ora, abbiamo fatto solo due sessioni di registrazione e credo che l’unica, vera sensazione che provassimo fosse il panico ahahaha! Non abbiamo avuto granché tempo per registrare tutte le parti che stavamo facendo allo studio e quindi siamo stati abbastanza precipitosi. Non credo, comunque, che poi nella registrazione finale si sia percepita così tanto la fretta. Piuttosto penso che qualcosa di quella convulsa natura ed aggressività possa aver dato una mano, il che è ottimo.
Uno stato d’animo di urgenza può spesso rivelarsi come un gran positivo fattore in questo tipo di musica!

Wild Wolf: Vi aspettavate di ricevere una così buona accoglienza da parte del pubblico già alla vostra prima uscita?
Malekh: Abbiamo riscosso un largo consenso fino ad ora? Non sono molto sicuro se l’abbiamo davvero riscosso, ma certamente abbiamo ricevuto numerose recensioni positive, anche se ci sentiamo ancora come un’anonima band che proviene dall’Inghilterra. Ciononostante vorremmo riuscire a cambiare tutto ciò e credo che ora, dal momento che il nostro album è sul mercato, potremmo davvero rientrare con i costi, farci un nome ed esibirci in giro.
Ci piacerebbe molto suonare in Europa, ma non siamo ancora certi se avremmo un qualche tipo di seguito là fuori.

Wild Wolf: E riguardo alla scena inglese? Vi sentite vicini a qualche vostro conterraneo?
Malekh: Certo, ci manteniamo in contatto con diverse altre band! In particolare siamo amici con i ragazzi (e ragazza) degli A Forest of Stars e con la band black metal scozzese Haar, mentre io sono un caro amico dei ragazzi che compongono i Dragged Into Sunlight. Abbiamo, inoltre, formato nuove e fantastiche amicizie con il collettivo di Bristol dei Fever Sea.
E’ bello avere un tale fantastico gruppo di compagni.

Wild Wolf: Come band emergente, riuscire a farsi conoscere ed a diffondere la propria musica sono sempre difficoltà non di poco conto. Che rapporto avete con i canali di condivisione musicale? Pensate siano un buon mezzo di divulgazione per la vostra musica, considerando anche il problema speculare della pirateria digitale?
Malekh: Ad essere onesti, preferirei che questo genere di cose fosse maggiormente accettato. Credo che il download illegale possa essere dannoso entro un certo limite e possa avere, su larga scala, un negativo impatto sulle vendite di dischi (sebbene non sia sicuro al 100% di questo), ma ritengo che per una band di basso profilo come noi, il download illegale o l’ascolto dei nostri brani su Youtube o Spotify, possa aiutarci nell’essere ascoltati da un numero maggiore di persone, persone le quali potrebbero, in fin dei conti, finire per venire ad uno dei nostri live.
Non penso che scaricare illegalmente della musica sia davvero moralmente giusto, ma non ho alcun tipo di problema con persone che rimediano il nostro album in quel modo se non se lo possono permettere, o semplicemente perché vogliono ascoltarlo prima dell’uscita ufficiale. Non è di certo la risposta “politicamente corretta” migliore che potessi darti questa, e credo che, forse, la nostra label (la Mordgrimm, N.d.R.) non sarà così felice di sentirmi dire questo, non lo so, ma questi sono i miei pensieri sulla faccenda.

Wild Wolf: Tornando agli Acolyte, che pensieri avete riguardo al vostro futuro? State già lavorando ad una seconda uscita o vi concentrerete maggiormente sui live adesso?
Malekh: Il secondo album è già stato scritto nel 2010, ma tutto il materiale è ancora in versione demo e da poco abbiamo iniziato a lavorarci sopra come una band. Inoltre, abbiamo recentemente subito vari contrattempi, ma, ad ogni modo, torneremo presto ad esibirci e, spero, a suonare il prima possibile qualcosa estratto dal nuovo materiale in sede live.

Wild Wolf: Ora una domanda un po’ meno incentrata sulla vostra figura di musicisti, ma di ascoltatori, per conoscervi meglio. Siete cinque ragazzi di Manchester. Londra, e l’Inghilterra in generale, assieme agli USA, sono state e sono tutt’ora la culla della musica rock e metal. Come ragazzi nati verso la fine dello scorso millennio, siete cresciuti ascoltando anche musica meno “heavy”, come il prog rock dei Jethro Tull o il rock psichedelico dei Pink Floyd? E con il britpop o il glam rock che rapporti avete?
Malekh: Non sono cresciuto ascoltando band di questo tipo, sono arrivato a loro col tempo, mentre diventavo un adulto. Ad ogni modo, adoro alcune fra le band prog settantiane e quelle più classiche: i King Crimson, i Pink Floyd, i Deep Purple, i Led Zeppelin, i Credence Clearwater Revival fra gli altri, sono fantastici. A proposito del britpop, invece, mi piacciono molto i Blur e Bowie (per quello che ho sentito fino ad ora, ho bisogno di dedicarci ancora del tempo!). Forse la maggior parte delle persone che stanno leggendo quest’intervista non saranno interessate a sapere quali generi non rock o metal mi piacciono, ma trovo fantastica la musica elettronica che è ben prodotta, sono un gran fan di Bjork ed ero solito ascoltare davvero un sacco Michael Jackson mentre stavo crescendo, cosa che, più occasionalmente, faccio ancora adesso. Inoltre apprezzo molto la classica, i miei artisti preferiti sono Beethoven, Rachmaninov, Ravel, Debussy, Lizst e Chopin.

Wild Wolf: Se volete dire un’ultima cosa ai vostri fan, o solo dargli un caloroso saluto, questo è il momento ideale per farlo. Da parte mia, vi saluto e vi ringrazio molto per la disponibilità che avete avuto in questa chiacchierata insieme. E ovviamente un “in bocca al lupo” per i vostri futuri progetti.
Malekh: Ancora molte grazie per l’intervista e, se siete giunti fino a qui, grazie per averla letta! Se siete interessati alla nostra band, il posto migliore per trovarci è su facebook, e, spero davvero che, se voi continuerete a tenere i vostri occhi incollati su di noi, prima o poi riusciremo ad iniziare a suonare alcuni live in Inghilterra ed, a un certo punto, spero anche in Europa! Grazie ancora!



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