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ROCK HARD FESTIVAL - Live Club, Trezzo Sull'Adda (MI), 14/09/2013
18/09/2013 (2694 letture)
Dopo il grande successo riscosso dalle ultime due edizioni, rispettivamente capeggiate da nomi quali Coroner e Marduk, il monicker del Rock Hard Festival ripropone quest’anno, sempre nell’eccellente Live Club di Trezzo, l’ormai quarta edizione (considerando anche la prima all’Estragon nel 2011). La formula è sempre la stessa, tanti nomi importanti della scena italiana, classica ed estrema, assieme ad altri internazionali del metal, duro, tagliente e senza compromessi; tanto che quest’anno, il bill è assolutamente impressionante, con Sodom, Tankard, Asphyx, Attacker e altre band italiane. Il tutto nella splendida cornice di stand, bancarelle di cd e merch; il luogo ideale per ogni metallaro questo secondo sabato di settembre, in una serenità che qualcuno, purtroppo, ha cercato di rovinare verso il finale. Vediamo com’è andata.

AGONY FACE
Ad aprire, nel primo pomeriggio, la quarta edizione del Rock Hard, sono stati i deathster milanesi Agony Face, che hanno presentato a un già abbastanza nutrito numero di astanti, una particolare e unica reinterpretazione del paradigma death metal, in quello che loro stessi definiscono “Surrealistic Death Metal”, che preferisce alla velocità e alla brutalità, comunque presenti, anche tinte quasi oniriche, tendenti il più delle volte a suoni prog, se non d’avanguardia. Melodie distinte si mescolano con ritmiche complesse e frammentate, spesso in maniera tanto repentina da lasciare interdetti. Surrealistico è l’aggettivo adatto, dato che si presterebbero ben più a una scena di Dalì che a un più classico artwork di Seagrave. L’esibizione è ricca e interessante, anche visivamente, grazie all’ottima scelta di utilizzare pitture fosforescenti sul corpo di tutti e cinque i musicisti, peraltro preparatissimi. Decisamente un gran bell’inizio.

ASGARD
Con il gruppo seguente si cambia letteralmente musica, passando dal tech death al subito identificabile heavy/speed dei ferraresi Asgard, supportato da un numero davvero impressionante di preparatissimi fan, che non esitano nemmeno un attimo a pogare energicamente sulle note in pieno stile US power e i pattern di batteria incalzanti. Ampio spazio è anche lasciato a melodie nette, molto catchy e convincenti, che rendono la proposta degli Asgard, per quanto piuttosto referenziale, originale e personale, nonché fresca e divertente. La voce del cantante ricorda pienamente gli anni d’oro della NWOBHM, con i sui acuti alla Angel Witch, ma anche passaggi più graffianti. Senza troppe difficoltà convincono i presenti durante l’intera esibizione.

NATIONAL SUICIDE
Restiamo sul nostalgico anche con la band successiva, perché i trentini National Suicide riesumano il thrash americano in ogni sua sfaccettatura per regalare al pubblico, ancora una volta pieno di supporters, una mezz’ora di puro e semplice thrash fatto di tupa-tupa e riff graffianti. Le linee vocali dei ritornelli sono anche piuttosto lineari e ricordabili, e danno la possibilità al pubblico di cantare assieme al vocalist, dalla voce estremamente acuta e acida che ricorda un’adolescente Bobby Blitz. In verità l’intera proposta dei National Suicide ricorda molto quella degli Overkill, ma originalità a parte, l’esibizione è coinvincente e soprattutto molto appassionata. Sull’ultima canzone, Let Me See Your Pogo, il pit è in fermento e i cinque lasciano soddisfatti al palco.

DEATH MECHANISM
Tocca poi a una realtà consolidata del panorama thrash italiano, ossia i veronesi Death Mechanism, che senza troppi complimenti (benché davanti a un numero di astanti un po’ inferiore rispetto ai gruppi precedenti) sciorinano un thrash in puro stile Slayer e Sodom, graffiante e abrasivo, totalmente privo di melodia, che alterna ai classici tempi in levare degli azzeccatissimi tagli sui ride o sulla doppia cassa, che rendono il thrash del gruppo freddo e incisivo, benché la struttura dei pezzi lineare e asciutta risulti leggermente noioso dopo diverse tracce. A rendere memorabile questo show per i tre, la partecipazione sul palco di AC Wild e Andy Panigada, i due membri storici dei Bulldozer, band leggendaria della scena italiana per i quali gli stessi Manu e Pozza, rispettivamente batterista e chitarrista/cantante dei Death Mechanism, suonano. Con loro propongono una rispolverata a un classico dei Bulldozer, Don’t Trust No Saints, e una grandiosa reinterpretazione di Fire Fire dei Motorhead.

CRIPPLE BASTARDS
Si avvicina la sera e i Cripple Bastards calcano il palco del locale davanti a un pubblico assetato di rabbia, una voglia che gli storici grinders italiani soddisfano rapidamente, dando incipit allo show con un primo e fulminante set dedicato al loro (ormai) classico Misantropo a Senso Unico, lanciatissimi in ben dieci estratti di puro odio, tra cui la titletrack o l’attesa Morte da Tossico. Non c’è che dire, l’assalto musicale è impressionante, le pelli non lasciano fiato e la risposta nel pit non è da meno – inoltre, va detto, sentire Giulio cantare in italiano e con simile potenza, con lo sguardo fisso nel vuoto, fa decisamente effetto. Un’esibizione acida, che lascia senza parole gli impreparati, totalmente soddisfatti i fan del gruppo, alcuni interdetti, ma non c’è compromesso quando si tratta di questa leggenda del grind nazionale. Nella parte successiva del pezzo prongono molti estratti da Variante alla Morte e alcuni precedenti, nel finale un’immancabile Italia di Merda, e un breve encore che si chiude con Karma del Riscatto. Senza parole, puro odio, non guardano in faccia nessuno.

ATTACKER
Gli statunitensi Attacker sono il primo gruppo straniero a salire sul palco, proponendo un US power molto simile a quelli dei connazionali e a loro contemporanei Omen e Vicious Rumors. Gli Attacker hanno infatti un’esperienza ormai trentennale nell’heavy metal, che non esitano a dimostrare con uno show magistralmente condotto, tra pezzi carichi di pathos e epicità, oppure più aggressivi e detonanti, che lasciano spazio a belle melodie solistiche e linee vocali accattivanti, grazie anche alla splendida e potente voce del singer, che tocca acuti assolutamente impressionanti. Un muro sonoro estremamente compatto e una risposta dal pubblico intensa e coinvolta, sia sui classici che sui pezzi nuovi, che mantengono il medesimo vibe e uno stile immutato ma tutt’altro che arrugginito. Sebbene non siano tra i nomi più conosciuti della scena, gli Attacker non mancano di stupire e conquistare la fetta di fan più appassionati alle sonorità classiche del metal.

ASPHYX
Pur dovendovi avvertire che per quanto riguarda questa recensione sarò totalmente di parte, inizio subito col dire che gli Asphyx hanno conquistato la serata. L’attesissimo quartetto olandese è acclamatissimo durante il soundcheck (che si fanno da soli) quando già cori, applausi e un accenno di movimento strappano un sorriso a uno stupito e carichissimo Martin Van Drunen, prima che per davvero attacchi, dopo l’immancabile tape iniziale, con un’impietosa Vermin, permettendo al pubblico di scatenare l’energia trattenuta come una molla fino all’ultimo secondo prima dell’inizio dei deathsters Asphyx. Tra classici come M.S. Bismark o successi recenti come Death The Brutal Way, i quattro assicurano un assalto sonoro senza spazio per respirare, intensificato da una batteria netta e suoni bassi intensi e alti, ben amalgamati con l’insistente ronzio chitarristico in nome dell’effetto più old school possibile. Il fermento violento del pit si calma un po’ in occasione dei pezzi più doom-oriented, da sempre uno dei punti di forza della classica formazione olandese, come We Doom You To Death dal più recente e acclamatissimo Deathhammer, o verso il finale, la magmatica The Rack che ben si contrappone alla violenza thrashosa di una Wasteland of Terror. Martin ribadisce più volte di voler spendere meno parole possibili sacrificando qualsiasi dialogo per portare avanti uno show in cui gli Asphyx, abituati a gloriose scalette da due ore nelle serate da headliner, devono esprimere il loro intero potenziale distruttivo un po’ alle strette coi tempi. In verità, c’è tempo anche per un altro paio di classici; tra le altre, la bellicosa Asphyx (Forgotten War) che scatena l’headbaning più sfrenato. Voltandomi dalla prima fila, constato con enorme piacere che il pubblico per gli Asphyx si estende fino all’ingresso del live club; anche Martin lo nota, ringrazia più volte e dopo una rapida presentazione di Bob, Alwin e Paul, ci ricompensa nel migliore dei modi.
Sinistre note aprono lente Last One On Earth, e poi è una cavalcata funebre verso la fine e per loro, solo inchini.
PS: ci è dispiaciuto sapere, come riportatomi dalla nostra Selenia Marinelli che ha incontrato e parlato in maniera ufficiosa con lui, che il batterista Bob Bagchus, membro originale e fondatore della formazione, ha deciso di lasciare il gruppo per dedicarsi alla famiglia. Aspettando l'annuncio ufficiale, porgiamo tutta la nostra stima per l’enorme tributo che ha pagato al death metal e tutto il rispetto per la sua decisione! Grande e grazie!

SETLIST ASPHYX
Intro: The Quest of Absurdity
1. Vermin
2. Food For The Ignorant
3. Death the Brutal Way
4. M.S. Bismarck
5. Deathhammer
6. We Doom You to Death
7. Wasteland of Terror
8. Scorbutics
9. Asphyx (Forgotten War)
10. The Rack
11. Last One on Earth


TANKARD
Si passa da toni meno seri e agghiaccianti a quelli più scherzosi, ironici e soprattutto alcolici dei mitici thrasher tedeschi Tankard, che tornano a calcare i palchi italiani dopo pochi mesi di assenza, trovando un’accoglienza molto calorosa e ben poco sobria dal pubblico di Trezzo, che subito acclama al suo ingresso la formazione teutonica e il suo carismatico leader Gerre, che ringrazia immediatamente il pubblico mostrando la pancia da birra, che è in forma altrettanto smagliante. Attaccano immediatamente con un classico del gruppo, Zombie Attack, cori e pogo si scatenano in men che non si dica; l’acida voce del singer è assolutamente carica e lo stesso si può dire per gli altri tre musicisti, e in particolare per un coinvolto e Frank, il bassista e unico membro fondatore insieme a Gerre, che salta da una parte all’altra incitando le prime file. Un unico problema affligge la fine del primo pezzo, la testata dell’ampli del chitarrista Andy lo abbandona a metà del brano, e Frank e Olaf continuano in stile drum ‘n’ bass fino alla fine. Dopo pochi minuti persi (i quali purtroppo ci costeranno una Die with a Beer in your Hand, presente nella scaletta cartacea ma non in quella effettivamente suonata), riattaccano con Time Warp e un’acclamatissima The Morning After. Il locale è stracolmo e il pubblico in piena attività, fomentato, tra le altre, da pezzi come Stay Thirsty! e, al centro della scaletta, un’insperata ma incredibile Maniac Forces. L’esibizione è davvero al cardiopalma, e sebbene qualche singolo più recente convinca di meno, si sanno riprendere immediatamente con ottimi classici. Sul finale, l’immancabile Chemical Invasion, per la quale Gerre invita una bella ragazza dal pubblico a ballare una sorta di walzer sull’intro. Indimenticabile la scena in cui il cantante, chiedendole in nome, capisce “Laura”, e intona allegramente Laura non c’è, è andata via con accento tedesco, tra le risate, gli applausi e qualche dubbio degli astanti. Il pezzo procede poi con la sua classica furia thrashosa, mentre i Tankard stessi ne approfittano per passarci diverse lattine di birra della loro utopica scorta (sembra che ne abbiano chieste 100 solo per loro!). Al termine, Gerre ci fa intonare, a capella, l’intro di (Empty) Tankard, e il delirio è totale. We need another beer!!!
Colossali!

SETLIST TANKARD
1. Zombie Attack
2. Time Warp
3. The Morning After
4. Not One Day Dead (But One Day Mad)
5. Stay Thirsty!
6. The Beauty and the Beast
7. Slipping from Reality
8. Rules for Fools
9. Maniac Forces
10. Rapid Fire (A Tyrant's Elegy)
11. Rectifier
12. Chemical Invasion
13. A Girl Called Cerveza
14. (Empty) Tankard


SODOM
Passate le undici e issato l’impressionante telone con l’inconfondibile logo azzurro, Bernemann, il nuovo batterista Makka e l’immancabile “Onkel” Tom Angelripper salgono sul palco e senza troppe esitazioni attaccano con un’aggressiva In War And Pieces. I suoni tagliano l’aria, lo show dei Sodom è davvero una battaglia, il moshpit si estende in ogni direzione e impazzisce totalmente sulle successive Sodomy And Lust e Outbreak of Evil, suonate con un’aggressività degna dei passati tempi adolescenziali; certo non credevo che i Sodom, passati attraverso una carriera ormai più che trentennale, avessero mantenuto un’attitudine così old school e un attaccamento tale ai vecchi pezzi. Tra le più calme e “headbangabile” M-16 e The Saw Is The Law, Tom e soci infilano allegramente un frammento della (a primo impatto) sconcertante e divertentissima cover di Surfin’ Bird, diventata tanto celebre tra i fan della formazione tedesca da essere ormai riproposta ad ogni live. Appena dopo Stigmatized, l’unico (e violentissimo) estratto dall’ultimo Epitome of Torture, del resto stranamente ignorato, il trio di Gelsenkirchen tributa un altro grande trio (oltre a quello che Tom porta sulla maglietta, come vedrete dalle foto): non mancano infatti di proporre una splendida reinterpretazione di Iron Fist dei Motorhead, già cavallo di battaglia delle esibizioni del gruppo negli anni Ottanta. Ed è di nuovo vecchia scuola con una a dir poco ignorantissima Burst Command 'til War e la sinistra e oscura Proselytism Real dall’album di debutto. Anche Among The Wierdcong, opener del loro capolavoro del 2001 M-16, ha un impatto spaventoso, bellicosa com’è nel suo incedere. Lo show continua senza problemi (e con una scaletta sensazionale) fino alla bastardissima Blasphemer. Attaccano poi con Agent Orange, la reazione del pubblico è prontissima ma purtroppo, ecco lo spiacevole atto al quale avevo appena accennato nell’introduzione: in quello che viene inizialmente interpretato come un wall of death, il pubblico si disperde, ma si nota subito che molti sono diretti verso le uscite che danno sull’area aperta all’interno del perimetro del Live Club. Trovandomi in prima fila non mi sono accorto immediatamente dell’accaduto; poco dopo, accusando tutti alcuni colpi di tosse (compresi i Sodom sul palco), si è capito che qualche sostanza, probabilmente gas urticante al peperoncino, da una lattina aperta o qualcosa del genere, è stato liberato nel pit proprio durante Agent Orange, con una puntualità tanto coerente e creativa quanto molesta e assolutamente vergognosa, che ha rovinato il finale della serata a molti fan dei Sodom proprio verso la chiusura e i classici assoluti del gruppo. Un gesto tanto stupido, sconsiderato e fastidioso, per motivi ancora incerti… forse per favorire alcuni furti avvenuti nel frattempo, non si sa; una vera e propria vergogna, un comportamento irrispettoso per i presenti e per chi, nell’organizzazione, ha lavorato duramente nei mesi addietro per rendere possibile questo festival. I Sodom, sconcertati, proseguono con Ausgebombt, purtroppo privata della giusta atmosfera. Poco dopo prendono una pausa, dopo addirittura un freddo “Goodnight.” probabilmente pensando che il pubblico avesse lasciato il locale.
Chiarita la situazione, ritornano sul palco davanti al locale ancora un po’ vuoto, ma che lentamente si riempie un po’ di più (non certo del tutto però) per il finale più atomico che si potesse sentire, nell’ordine Nuclear Winter, Remember the Fallen e Bombenhagel, suonate con energia, ma con evidente scazzo per l’accaduto, un po’ di dispiacere e l’evidente desiderio di ripristinare l’atmosfera vibrante che c’era poco prima e che di certo aveva dato vita a un concerto memorabile. Pochi altri rimpianti, anche la chiusura è stata dignitosissima, e personalmente sono contentissimo per una delle scalette più memorabili che si potessero aspettare. Sul finale di Bombenhagel il pubblico è ormai tornato a gremire il locale, il saluto ai Sodom è reso ancora più caloroso, come dei soldati che hanno voluto tornare per l’ultimo scontro e poi, il saluto a un’istituzione indiscutibile del metal.

SETLIST SODOM
1. In War and Pieces
2. Sodomy and Lust
3. M-16
4. Outbreak of Evil
5. Surfin' Bird (The Trashman cover)
6. The Saw is the Law
7. Stigmatized
8. Iron Fist (Motorhead cover)
9. Burst Command 'til War
10. Proselytism Real
11. Among the Weirdcong
12. The Vice of Killing
13. Blasphemer
14. Agent Orange
15. Ausgebombt
16. Sodomized

17. Nuclear Winter
18. Fuck the Police
19. City of God
20. Remember the Fallen
21. Bombenhagel


OUTRO
Una giornata indimenticabile, tanta musica, tanto Metal, amici, cd, un’ottima location. Che dire, ormai a questo Rock Hard sono affezionato. Complimenti enormi all’organizzazione, ai gruppi e un saluto a tutti i presenti, poco credito a tutte le altre cazzate, contano poco rispetto all’energia che si è scatenata quella sera. Horns up!

Tutte le foto a cura di Selenia "Stjärna" Marinelli



Mattia Jonne klaatu
Sabato 21 Settembre 2013, 13.07.39
11
Figa roia che asphyx!!
Er Trucido
Sabato 21 Settembre 2013, 10.56.02
10
Una gran serata, Asphyx mattatori in assoluto. Per i Tankard è stato difficile salire sul palco dopo di loro ma l'hanno fatto con lo spirito giusto. Gran scaletta per i Sodom, peccato che l'episodio descritto abbia fatto perdere tensione nel momento clou.
Benji
Venerdì 20 Settembre 2013, 0.22.33
9
per una sera invece del corno ho alzato il boccale..... grandi Tankard
Ulvez
Giovedì 19 Settembre 2013, 21.14.53
8
probabilmente il miglior concerto a cui abbia mai assistito, mi è piaciuta molto la scaletta 'old school' dei Sodom. anche gli Asphyx sono stati spettacolari, e ho apprezzato molto l'apparizione dei Bulldozer... peccato solo che ho visto poco dei Tankard. vandalismi a parte, è assolutamente da rifare
MPostmortem
Giovedì 19 Settembre 2013, 15.00.31
7
Averne uno al mese di concerto simile! Vittoria per i CB, fantastici!!
Fiery Phoenix
Giovedì 19 Settembre 2013, 14.53.21
6
Asphix grandissimi,anche i Cripple Bastards e i Sodom mi sono molto piaciuti...Non so come,ma durante i Tankard ho avuto un colpo di stanchezza improvviso e quasi mi sono addormentato sulle poltroncine vicino alla scalinata O.o.Ho inoltre odiato molto il gesto di interrompere Agent Orange,ho sentito che sono stati rubati dei chiodi e denaro,oltre alla rottura di alcune automobili.Vergognoso.
Unia
Giovedì 19 Settembre 2013, 13.46.45
5
Gran belle scalette devo dire! Vedremo chi ci sarà l'anno prossimo...
Selenia
Giovedì 19 Settembre 2013, 12.21.28
4
Nei giorni successivi ho vissuto nel ricordo di questo concerto incredibile, gli Asphyx sono stati davvero totali!! Estrema stanchezza per la trasferta/nottata da Roma ma energie ampiamente ricompensate.
NickThrash
Giovedì 19 Settembre 2013, 9.01.54
3
Serata fantastica, asphyx e Cripple Bastards sopra tutti, Van Drunen era emozionato come un bambino x il casino che c'era! Mi sono perso 3 pezzi dei Sodom x colpa di qualche coglione ma non importa, il resto della giornata compensa l'unica nota dolente. Bel report nicko, ci si becca alla prossima edizione
Blackout
Giovedì 19 Settembre 2013, 1.26.40
2
Serata spettacolare, concordo con Sal su tutto, Asphyx e CB bestiali, lode anche ai Sodom per la bella scaletta e per essere rimasti sul palco nonostante l'inconveniente. L'anno prossimo ci riproviamo, assolutamente sì!
xSALx
Giovedì 19 Settembre 2013, 1.01.55
1
Il migliore concerto del 2013, Asphyx eroi della serata, a seguire CB. Un ringraziamento di cuore anche a Simone (Blackout) e Selenia per essere stati miei compagni di viaggio, il prossimo anno si bissa
IMMAGINI
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