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CORREVA L’ANNO - # 22 - 1990 seconda parte
21/09/2013 (4186 letture)
L'heavy metal entra negli anni Novanta in grande stile, con una sontuosa infornata di nuovi capolavori in tutti i suoi sottogeneri. Il thrash metal, che aveva concluso la decade precedente con un'autentica pioggia di dischi epocali, era ancora in stato di grazia, come abbiamo visto nella prima puntata dedicata al memorabile 1990, ma un album in particolare merita un'analisi separata rispetto agli altri masterpieces, in quanto dotato di alcune caratteristiche innovative che gli garantirono un impatto rivoluzionario: si tratta di Cowboys From Hell, dei rigenerati Pantera. I texani avevano definitivamente abbandonato gli spandex, il trucco e i capelli cotonati ed ora avevano messo a punto una cospicua novità anche nel loro sound, passando dall'heavy colorito degli anni ottanta ad un poderoso e granitico stile denso di groove, aggrappato ai riff possenti e quasi sabbathiani del chitarrista Dimebag Darrell. Era una sorta di thrash moderno e difatti verrà presto ribattezzato post-thrash, o thrash-groove: si discostava dal thrash tradizionale proprio per lo spessore marmoreo del riffing e per la presenza di brani molto pesanti, non per forza tirati. Certo, la velocità era importante in pezzi come Heresy (uno degli episodi più frenetici del platter), dalla ritmica a rincorsa tipicamente thrashy in avvio, e Domination, nuovo frastornante classico di un genere -il thrash- che improvvisamente si riscopriva voglioso di novità ed evoluzione, anche a costo di allontanarsi dalla tradizione; massicci breakdown si alternavano alle classiche fiondate ritmiche, iniziando a dividere drasticamente l'audience tra puristi e innovatori. La sezione conclusiva, un break marmoreo cadenzato e malvagio, infuocata da un fibrillante assolo di Darrell, era destinata a imporre una nuova scuola nel modo di concepire il metal ed il thrash: il 1990 fu uno spartiacque, non solo tra due decenni. La stessa Shattered si presentava dinamica e a tratti molto rapida, con il canto acutissimo di Anselmo; fin dalle corpulente note della titletrack, scelta come opener e caratterizzata da un moto oscillatorio duro come il granito, era avvertibile la portata del nuovo corso. Spettacolare era il frequente e repentino passaggio da assalti ritmici martellanti a corposi rallentamenti ondeggianti, come nel caso di Clash with Reality, mentre la conclusiva The Art of Shredding metteva in luce l'abilità tecnica e compositiva del quartetto. Primal Concrete Sledge esaltava lo scrosciante lavoro di Vinnie Paul col doppio pedale, Psycho Holiday incedeva ipnotica ed ossessiva, prima che l'epica Cemetery Gates spezzasse il ritmo col suo avvio da mid-ballad e la successiva alternanza tra possenti riff stridenti ed emotivi passaggi melodici. Suoni nitidi e asettici esaltavano la potenza glaciale del drumwork, mentre colossali breakdown conferivano al tutto un'atmosfera pesantissima, incoraggiando headbanging continui; cupe e tostissime, Medicine Man o Message In Blood dimostrarono quanto radicalmente fosse cambiato lo stile dei quattro americani. L'irrobustimento vigoroso delle linee di chitarra andò di pari passo con quello delle vocals: Phil Anselmo, che pur manteneva presenti alcuni acuti laceranti, abbandonava ora l'emulazione halfordiana di Power Metal per ricercare uno stile personale ed abrasivo, che sarà imitato da un sacco di band ispirate dalla clamorosa svolta dell'act texano. Rob Halford stesso ebbe modo di esprimersi a loro proposito: 'I Pantera erano tutt'altra cosa prima di Cowboys from Hell; evidentemente volevano sopravvivere ed evidentemente sentivano di avere qualcos'altro da dire oltre quello che facevano nei primi tempi. Sono stati un ottimo esempio di come prendere quello sviluppo del metal e portarlo a una nuova definizione in funzione del sound. La prima volta che ho ascoltato quel disco ho pensato: 'Oh mio Dio, che roba è'? Era semplicemente incredibile, per quanto riguarda quello che faceva Dimebag. Ruota sempre tutto intorno al cantante e al chitarrista: loro hanno ispirato anche me'. Amante del whiskey, dell'erba e delle belle texane a seno nudo, Dime rispondeva così quando gli si chiedeva come amasse definirsi: 'Un musicista in grado di proporre qualcosa in più dei soliti tre accordi di base: bang, bang, bang, yeah man! Questo mi riporta alle mie origini, quando Randy Rhoads arricchì di influenze classiche la musica di Ozzy ed un certo Eddie Van Halen fece la sua comparsa in scena. Sono cresciuto con loro, e mi fa piacere che la gente lo capisca. Trovo ridicolo che certi musicisti suonino non più di tre corde e si limitino a riproporre i soliti tre accordi: io preferisco che il mio stile vada oltre'. Aggressivo, arrogante e irrispettoso, Phil Anselmo saltava sul palco come un ossesso, dimenandosi in vocalizzi rabbiosi e corse a perdifiato; nelle interviste il singer confermava spesso la sua attitudine strafottente, concedendo poche parole e mostrando un ego molto forte: 'Facciamo solo quello che ci sentiamo di fare e nel modo migliore possibile, cioè suonando in modo fottutamente pesante e duro. E credo che sappiamo farlo piuttosto bene, forse siamo tra i migliori'. Il Cowboys from Hell Tour permise ai texani di calcare il palco assieme ad Exodus e Suicidal Tendencies, giungendo nel 1991 al fianco di AC/DC e Metallica davanti all'oceanica platea del Monsters of Rock di Mosca: il Cielo era stato raggiunto.

L'Acciaio classico e tradizionale, compattatosi sotto le prorompenti fattezze del power metal, pulsava fervido e scintillante sul fedele suolo germanico, roccaforte dalla quale i prodi Blind Guardian rilasciarono Tales from the Twilight World, terzo capitolo della loro saga: di fatto, il coronamento del primo mini-ciclo di una carriera sontuosa ed immacolata, il sigillo definitivo che permise ai Bardi di Krefeld di acquisire una maturità definita e di spiccare il salto di qualità a livello internazionale. Il full length proseguiva sulla scia dei due predecessori: pezzi ben composti, riff imperiosi, trame melodiche avvolgenti e devastanti galoppate ad elevata velocità, caratterizzate da ritmiche thrashy e chorus imponenti, oltre che da un flavour serioso ed intimidatorio. L'epicità era sempre maggiore, mentre gli sfavillanti assalti chitarristici di André Olbrich e Marcus Siepen si facevano sempre più curati, fluidi e cristallini. A guidare il plotoncino teutonico vi era sempre la figura bonaria di Hansi Kursh, bassista e cantante, il quale con la sua voce possente traghettava l'ascoltatore in lande fantastiche e terre incantate. I brani presenti nel disco possedevano trame molto più articolate ed una qualità sorprendente: memorabili erano l'opener Traveler In Time, ricca di rapide accelerazioni e melodie eroiche, l'irresistibile galoppata ultra-speed Welcome To Dying o la poderosa Goodbye My Friend, brano statuario dalle sfumature emozionanti. Velocità e potenza erano primarie in queste composizioni, incastonate in importanti variazioni ritmiche; la band tedesca era incontenibile quando schiacciava il piede sull'acceleratore, cosa che capitava con frequenza. Insostenibili ed irresistibili erano mazzate quali The Last Candle, Tommyknockers o l'impetuosa Lost in a Twilight Hall, mentre la strumentale Weird Dreams iniziava ad approfondire i risvolti medievali che in seguito costituiranno l'asse portante del sound di questa formazione. Le tematiche trattate erano colte e di derivazione letteraria, ma non solo: si citavano i romanzi Dune di Frank Herbert e Folating Dragon di Peter Straub, il film ET di Spielberg e soprattutto la saga tolkeniana Il Signore Degli Anelli (celebrata nella solenne Lord of the Rings), un ciclo da cui i Blind Guardian attingeranno parecchio negli anni a venire. Ricordava Hansi Kursh a proposito di questo importante periodo per la sua band: 'Tanto divertimento in studio, in misura maggiore sia rispetto a prima che a dopo; le nostre canzoni erano più sfrontate e fresche, la produzione non ottima ma i cori ugualmente potenti. per la prima volta abbiamo registrato ad Amburgo, città che offre tante possibilità di divertimento, a livello di feste e birra. C'era una grande atmosfera in studio, abbiamo conosciuto tanta gente simpatica e divertente. Fu il nostro primo successo commerciale in Germania e Giappone, rimanemmo a lungo in classifica e finalmente potevamo vedere il nostro futuro come band professionista. Fortunatamente la nostra label é fallita e noi siamo approdati alla Virgin, cosa che ci ha dato grandi vantaggi in seguito. Arrivò anche il nostro primo tour vero e proprio, assieme agli Iced Earth, altra esperienza molto divertente. Abbiamo fatto un sacco di feste assieme, e per questo abbiamo anche dovuto cancellare qualche data'! Compatti e sicuri delle proprie qualità, i quattro ragazzi tedeschi stavano rapidamente evolvendo il loro stile, spingendosi sempre più in alto in un'ipotetica piramide gerarchica della scena metal internazionale: il rispetto e la stima nei loro confronti era crescente, ormai erano una realtà solida e giustamente riconosciuta. Curiosamente, il gruppo aveva stabilito il proprio covo in un ex bunker antibombe risalente alla II Guerra Mondiale, all'interno del quale furono ricavati un ufficio per Hansi (che faceva anche da manager), una sala prove, un magazzino dove archiviare birre, cd e merchandising ed una sala registrazione, nella quale venivano incisi demo e promo-tape. In quei mesi, una band nuova ravvivò notevolmente la scena: si trattava dei Gamma Ray, anch'essi tedeschi, trainati dalla mente e dalle sei corde di Kai Hansen, il brillante chitarrista degli Helloween che, dopo l'importante saga dei due Keepers aveva lasciato la band per eccessive discussioni interne. Hansen, con i suoi riff marmorei ed i suoi assoli folgoranti, era considerato a tutti gli effetti uno dei padri del power metal tedesco; ma aveva intuito che qualcosa si era deteriorato, in casa Helloween e sentiva il bisogno di staccare la spina. Troppi riflettori sul gruppo, troppe diatribe tra lui, Kiske e Weikath: la nuova formazione era più a misura d'uomo e permetteva al rosso musicista di esprimere la propria arte senza costrizioni od obblighi di sorta. Infatti, l'esordio che ne nacque possedeva molteplici caratteristiche e non si incancreniva solo sul classico canovaccio speed-power. Si chiamava Heading For Tomorrow e per esso fu arruolato il singer Ralf Scheepers, dalla timbrica molto vicina a quella di Kiske: non a caso, quando militava nei Tyran' Pace era stato avvicinato proprio dagli Helloween, prima che questi assoldassero il biondo ragazzo di Amburgo. Il disco possedeva delle coordinate speed metal, ma era difficile cogliere un mood imperante: si alternavano pezzi dal taglio più pomposo ad altri quasi rock-oriented. Le composizioni migliori restavano quelle direttamente figlie dello speed teutonico, galoppate rapide ed esaltanti, infervorate da riff tanto possenti quanto melodici e positivi: ma erano soltanto un paio, in una scaletta varia e colorita. L'armonia e la solarità dei suoni era centrale, per i Gamma Ray, ancora più che negli Helloween: le loro composizioni trasparivano un gioioso senso di speranza ed energia positiva. Fu un esordio positivo, che richiedette gran fatica, come ricorda Hansen: 'Heading For Tomorrow rappresentò la consapevolezza di essere finalmente fuori da una situazione che non mi stava rendendo affatto felice. mi occupai sia del songwriting che della produzione di quell'album, per cui ero troppo occupato per rendermi conto se il materiale che avevo tra le mani fosse buono o no'. L'album si apriva con l'ariosa vampata di energia sprigionata da Lust For Life, una corsa sfrenata esaltata da un poderoso riff power metal e dal vocalism gioviale e positivo di Scheepers, assolutamente trascinante; Kai Hansen si dilettava poi in una ricca sezione strumentale, culminante in un valido assolo. Altrettanto irruente era Hold Your Ground, un up-tempo imbevuto di linee vocali molto allegre. Space Eater si candidava ad essere l'episodio più tenebroso del platter, col suo riffing roccioso e l'incedere misterioso; Heaven Can Wait era un anthem semplice e scanzonato, Silence una delicata e suggestiva ballata, mentre Free Time si poneva come un hard rock assai spensierato e dal ritornello catchy. Money invece incarnava tutta l'attitudine scherzosa dell'act tedesco: musicalmente era molto tirata, ma delle linee vocali sguaiate e istrioniche la rendevano assai goliardica. La titletrack concludeva l'album come mid-time solenne e evocativo, districandosi in oltre quattordici minuti di musica godibilissima e dal profilo quasi progressive. Oltreoceano debuttavano invece gli Iced Earth, citati in precedenza da Hansi Kursh, col disco omonimo: un heavy/power metal devastante e velocissimo, caratterizzato da scorribande spaccaossa e da riffoni poderosi. La band si rifaceva allo stile priestiano, ma lo rivisitava con grande potenza, ravvivando le composizioni con una notevole quantità di riff e con inaspettate aperture melodiche; la voce acuta di Gene Adam si muoveva discreta su inarrestabili galoppate strumentali, dettate dalle chitarre roboanti di Randall Shawver e Jon Schaffer (leader maximo della band) oltre che dal terremotante drumming di Mike McGill, esaltato da una produzione quadrata e corposa. Un disco eccellente, che anticipava una buona serie di lavori importanti e che definiva il cosiddetto power americano, molto più cupo e feroce di quello tedesco.

A sorpresa, fu la certezza Iron Maiden a scivolare fuori pista, in quel ricco 1990. La Vergine di Ferro aveva vissuto un decennio di splendore straordinario, passando dai due rivoluzionari dischi degli esordi ad uno stile più epico e pomposo, santificato da galoppate monumentali, arrangiamenti complessi, cascate di note in sede solista e vocals assolutamente epiche, garantite dall'ugola inimitabile di Bruce Dickinson; eppure il nuovo disco, No Prayer for the Dying, era essenziale e semplicistico, quasi a voler rappresentare un ritorno alle radici stradaiole della band: una pagina diametralmente opposta rispetto al pomposo Seventh Son of a Seventh Son, che soli due anni prima aveva rappresentato l'apice progressive del quintetto albionico. Tra le varie cause di questa svolta va indicato anche l'abbandono del prodigioso chitarrista Adrian Smith, un musicista dal tocco morbido, fluido e cristallino la cui eredità venne raccolta dal ruvido Janick Gers, che aveva suonato su Tattooed Millionaire, il primo disco solista di Dickinson. Era dal 1982 che la band non registrava sul suolo natio: in questa occasione, fu affittato il celebre studio su ruote dei Rolling Stones, portato nella proprietà di Steve Harris per le incisioni. La voce del singer era quasi sprecata per l'hard rock basico proposto ora dal combo di Steve Harris: anche Tattooed Millionaire era un disco street-oriented, peraltro molto bello e gradevole, ma sentire gli Iron Maiden alle prese con composizioni brevi e lineari come le pur catchy Tailgunner, Holy Smoke o Bring Your Daughter To the Slaughter -a tratti addirittura allegre- destava quanto meno curiosità. Per molti, No Prayer For The Dying è il disco meno significativo della band inglese: a suo modo è una testimonianza importante, una parentesi breve di transizione nella quale l'act britannico si mette alla prova con sonorità più rozze e scarne negli arrangiamenti. Le sole Mother Russia e No Prayer For The Dying presentavano alcuni elementi tradizionali del sound maideniano, come una certa vena epica ed alcune melodie chitarristiche pulite ed emozionanti; non vennero abbandonati solo le strutture complesse, ma anche i sintetizzatori: nonostante questo ritorno allo stile ruvido degli esordi, i fans non furono molto contenti del prodotto e criticarono la scarsa ispirazione tecnica, lirica e compositiva dei propri beniamini. Lo stesso ‘No Prayer on the Road’ presentava scenografie più povere rispetto allo sfarzo spettacolare dei tour precedenti. Nel biennio successivo Steve Harris dichiarò eloquentemente che 'No Prayer è più aggressivo dei dischi precedenti, ma credo che alcuni fans fossero scontenti della direzione che abbiamo intrapreso, e penso che saranno felici di vedere che stiamo tornando ad uno stile più potente'. Forse la band si era soltanto stufata di produzioni mastodontiche e tour imperiali, preferendo adottare un approccio più easy, quasi attinente a quello dei colossi del thrash che in quel momento andavano per la maggiore; i brani del full length sparirono prestissimo dalle setlist live, con un Dickinson molto critico a riguardo ('Quel disco aveva canzoni eccellenti, ma suonava di merda') ed un Harris che, anni dopo, riassunse il tutto così: 'Non penso sia il nostro album migliore, ma nemmeno il peggiore. Ci sono canzoni fottutamente buone su quel disco; si capiva dalla reazione del pubblico quando dal vivo suonavamo canzoni come Holy Smoke o Tailgunner. A me piace la produzione di quel disco e ritengo alcuni pezzi come Mother Russia veramente di alto livello'. La band aprì il tour a Milton Keynes (Inghilterra), sotto il falso moniker di Holy Smokers; la serata successiva segnò dunque il debutto vero e proprio di Gers in formazione (20 settembre 1990, a Southampton): le ventuno date del tour britannico videro anche il primo live in Irlanda e la tradizionale chiusura all'Hammersmith Odeon di Londra, dopodiché i cinque partirono per l'Europa toccando la Spagna, l'Italia con quattro date (Milano, Firenze, Roma e Treviso) e la Germania. Una laringite colpì Bruce Dickinson, facendo ridurre il concerto di Saarbrucken e saltare quattro date, tra le quali una prevista a Torino; il tour riprese sul suolo inglese e si concluse con nuovi spettacoli in terra tedesca. Tra il gennaio e il marzo 1991 sarebbe toccato all'America, quindi al Giappone: nel mezzo, vennero recuperati anche alcuni shows europei cancellati per i problemi del singer. Assieme ai titani inglesi, si esibirono sui vari palchi anche gli Anthrax ed i Wolsfbane, una formazione britannica capitanata da un cantante rozzo ma pieno di entusiasmo: Blaze Bayley. La scaletta maideniana più comune prevedeva le nuove Tailgunner (che, essendo l'opener del disco, venne tradizionalmente utilizzata come primo brano in setlist), Holy Smoke, The Assassin, No Prayer for the Dying, Hooks In You, Bring Your Daughter To The Slaughter e Public Enema Number One, quindi i classici Wratchild, Die With Your Boots On, Hallowed Be Thy Name, 22 Acacia Avenue, The Clairoyant, 2 Minutes to Midnight, The Trooper, Heaven Can Wait, Iron Maiden, The Number of the Beast, Run to the Hills, Sanctuary e, sporadicamente, The Prisoner e The Evil That Men Do. A proposito di hard rock e icone del genere: il 1990 coincise anche col clamoroso ritorno in auge degli AC/DC, che si riscoprirono sorprendentemente ispirati nel loro potente The Razors Edge, trainato dall'irresistibile Thunderstruck e dall'immarcescibile 'passo' di Angus Young; ma importanti novità erano in serbo su un proscenio fresco e diametralmente opposto rispetto a quello appena citato: quello del prog-metal, ancora lontano dal suo successo commerciale. Due anni di lunghi tour e concerti avevano tenuto i Queensryche lontani dalle scene dopo il rilascio del loro capolavoro assoluto, Operation Mindcrime (1988), uno dei concept più belli della storia del prog-metal; il 1990 vide il gran ritorno dell'act di Seattle, che con l'ottimo Empire confermò il proprio stato di grazia e si fece conoscere ad ogni angolo del globo. L'album era ancora intriso di atmosfere decadenti e tematiche sociali, trascinato dalla voce melodica e versatile di Geoff Tate così come dalla chitarra morbido e avvolgente di Chris DeGarmo, che già nell'assolo della travolgente opener Best I Can dava un notevole saggio delle proprie capacità; riff molto belli e metallici accompagnavano il crescendo emotivo di The Thin Line, mentre Tate si rendeva autore di una performance passionale nella bellissima Jet City Woman. La lenta e soft Della Brown, con la sua suadente sezione melodica, la stupenda Another Rainy Night (Without You) -intensa nel riffing, toccante nel vocalism, molto coinvolgente nel refrain- e la statuaria titletrack Empire costituivano il corpo centrale del platter, che presentava arrangiamenti più semplici e diretti rispetto al passato, per quanto ancora raffinati e ricercati. Altri ottimi brani erano Resistance (col suo mood dinamico e catchy), lo struggente singolo Silent Lucidity, e la carismatica Anybody Listening, caratterizzata da passaggi chitarristici molto intimistici. In un'intervista del tempo, Chris DeGarmo affermò: 'Il successo non ci ha cambiati per nulla; l'unica cosa che è cambiata è che ora ci possiamo permettere di realizzare i nostri sogni. Scott (Rockenfield, il batterista ndr) si è finalmente potuto permettere una macchina che tanto desiderava e così via. Ma non siamo affatto cambiati come persone, siamo sempre gli stessi di una volta, solo più maturi'. Anni dopo, il chitarrista ricorderà il periodo post-Empire come il migliore della propria carriera: 'Questo è stato il disco che dopo tanti anni di lavoro ci ha ripagato totalmente di tutti gli sforzi; inoltre ci ha permesso di esibirci in arene sempre più grandi, davanti a sempre più kids e ci ha dato la possibilità economica di allestire il live-show che desideravamo'. Per la precisione, il ‘Building Empires Tour’ permise alla band di eseguire nella sua interezza non tanto l'album da promuovere quanto il vecchio masterpiece Operation Mindcrime, al quale venivano aggiunti alcuni estratti dal nuovo lavoro; si trattava del primo tour da headliner per la formazione americana, che rimase on the road per ben diciotto mesi. Nel sound dei Queensryche si riflettevano le emozioni più disparate e influenze ricchissime, molto variegate: questo generava una miscellanea di sonorità melodiche dalle molteplici sfaccettature. Affermava DeGarmo: 'Noi non ci poniamo alcun limite, quindi ascoltiamo qualsiasi tipo di musica: classica, jazz, rock. Non c'è alcun problema. Non amiamo le classificazioni, i settarismi; la musica deve essere un modo per ampliare le proprie cognizioni, la propria mente'.

Lev Tolstoj sosteneva che 'Gli uomini di genio sono incapaci di studiare in gioventù perché sentono inconsciamente che bisogna imparare tutto in modo diverso da come lo impara la massa'. Charles Michael Schuldiner, di fatto, aveva imparato a sfrecciare sulle sei corde da autodidatta, ponendo poi i semi primordiali del death metal quando era ancora un ragazzino; dopodiché aveva intrapreso un cammino di evoluzione e progressione che lo avrebbe portato negli anni novanta a generare il techno-death, dopo essere passato attraverso innumerevoli tempeste e tradimenti dolorosi. L'incontenibile genio del chitarrista americano non poteva restare 'limitato' all'universo death metal brutale e primigenio da lui stesso creato: la svolta non tardò ad arrivare e coincise con il terzo album dei suoi Death, Spiritual Healing, prima infiltrazione di tecnicismi elevati e spunti jazz/blues nel sound potente e violento della band americana. Con una line-up ancora falcidiata da dissapori, il disco si presentava asciutto, dall'impatto devastante, ancora una volta letale nel riffery ma dotato di interstrutture più articolate, splendidamente cucite l'una all'altra con maestria. Si trattava di death metal potente e devastante, classico ed intimidatorio nella sua intensa opera di ossessivo nichilismo, eppure evoluto e ricercato sotto il profilo tecnico. Prepotenti e dominanti avanzate rapide, dal tiro massacrante, si alternavano ad ipnotici e marmorei passaggi slow-tempo, completati da una sezione solista molto melodica, per quanto ancora malvagia e sinistra; si era al cospetto di uno stile complesso ma al contempo crudo e spinto, tanto pesante e claustrofobico nelle atmosfere quanto scarnificante nelle furibonde accelerazioni dettate dal drumming, scrosciante e vigoroso, asciutto nei suoni e straripante nell'impatto. Era un lavoro difficilmente accessibile anche dal punto di vista vocale, oltre che caustico e pressante nel lavoro alle pelli di Bill Andrews, un batterista non certo virtuoso ma comunque capace di scoccare bordate devastanti e poderosi assalti ritmici, quadrati e martellanti. Liricamente, Schuldiner abbandonava le tematiche gore degli esordi per concentrarsi su temi più realistici e filosofici, fortemente critici nei confronti di una società decadente e corrotta: l'aborto, la droga, la falsità delle persone, il credo cieco e remissivo nelle religioni e le ingiustizie perpetuate dai rappresentanti della chiesa erano solo alcuni dei problemi più scottanti trattati attraverso pezzi tellurici, destinati al ruolo di nuovi classici del genere. Stacchi e ripartenze, cambi di tempo e scroscianti sezioni ritmiche erano all'ordine del giorno; l'opener Living Monstrosity si apriva sull'onda di un drumwork terremotante e veniva infestata da letali accelerazioni, alternando lugubri e possenti rallentamenti ad assoli spettrali, intrisi di armonie funeree e arricchiti da ripartenze rapide al fulmicotone; la melodia e la qualità tecnica delle sezioni soliste erano elevatissime e costanti, fluide ed avvolgenti nonostante il cupo senso di desolazione che le ammorbava. La produzione, corposa e asciutta, esaltava i suoni di pezzi come Altering the Future, che si apriva cadenzata e pesante come l'avanzata di uno zombie e progrediva spettacolarmente in vorticose accelerazioni thrashy; anche in questo caso, la chitarra solista si avventava in minacciose e stordenti melodie di decadenza, prima di esplodere con impeto irresistibile in accelerazioni travolgenti e mirabili duelli con l'altra ascia. I fraseggi e le scale congiunte delle due chitarre conferivano al platter una dimensione ulteriore, attingendo alla classica tradizione delle twin guitars e rivisitandola in chiave death metal, con un flavour potente e velenoso. La nervosa Defensive Personalities era scandita da impellenti ed insostenibili serrate ritmiche, riff morbosi e spaventosi rallentamenti: questi suonavano ancora più catacombali quando incalzati da improvvise e rapide ripartenze a briglia sciolta, nelle quali la testa oscillava senza remore. Ancora una volta echeggiava statuaria la rara bellezza mortuaria di sezioni soliste curatissime e ribollenti di emozioni: Schuldiner non si ripeteva, ma anzi era brillante nell'incastonare in ogni singolo pezzo una gemma definita e dotata di intuizioni sorprendenti, sempre memorabili ed abrasive. Within The Mind e la titletrack poggiavano su consueti riff macabri e melodici al contempo, annettendo al loro interno tutte le peculiarità del Death sound: avanzate pachidermiche e fulgide accelerazioni, assoli sferzanti ed esaltanti galoppate thrashy dal tiro irresistibile. Low Life spiccava tra i pezzi più violenti mai scritti da Chuck, tanto per le telluriche accelerazioni ritmiche quanto per la vena apocalittica di cui erano intrisi riff e assoli: scale sfibranti e vertiginose correvano sulle sei corde, dando la sensazione di incendiarle; le conclusive Genetic Recostruction e Killing Spree completavano il disco con dinamismo, riprendendo le caratteristiche chiave degli altri pezzi e dunque suonando massicce, coinvolgenti e ricche di passaggi up, mid e slow tempos. Già a questo punto della carriera, la maturità dei Death e di Schuldiner si rivelava clamorosa: il suono era personale e riconoscibile, già di gran lunga superiore rispetto alla qualità media delle death metal bands all'epoca presenti sulla scena. Musicalmente il chitarrista metteva in piedi canzoni perfette ed elaborate, più complesse che in passato, prodotte in maniera pulita e professionale, violentissime nonostante innervate da fili di melodia letale e dotate di ritornelli catchy anche se basati su un growling primitivo; il musicista esprimeva una visione del mondo razionale e misantropica, un'analisi schifata della decadenza alla quale la razza umana è sottoposta. Il cambio di rotta era evidente fin dalla copertina, che non ritraeva più un classico scenario splatter-gore bensì una sottile e piccata critica agli ambienti religiosi e alla fiducia riposta dalla gente comune nei predicatori televisivi. La seconda chitarra fu retta in studio da James Murphy, ma ovviamente era Schuldiner a spadroneggiare con la sua presenza imperativa, i suoi riff brutali e i suoi assoli perentori, così truci e apocalittici. Ci si trovava di fronte ad un nuovo manifesto del death metal, uno dei dischi migliori di sempre; eppure qualcuno osò criticare la lungimiranza dei Death, sostenendo che il death metal non può discostarsi dal classico marciume -lirico e sonoro- in omaggio di strutture più complesse e testi impegnati. Gli stessi ragazzi dei Morbid Angel, altra band proveniente dalla Florida, ebbero modo di criticare tale svolta, ma Schuldiner non si faceva mettere i piedi in testa da nessuno: 'Ho voluto ripulire il suono pur mantenendolo davvero pesante. Scott sicuramente aveva lo stesso obiettivo in mente. Con tanti produttori che ci sono là fuori avremmo potuto perdere l’essenza di questo concetto, invece lavorare con Scott ci ha consentito di raggiungere ciò che è stato Spiritual Healing. Un sacco di gente ha iniziato a prenderci più seriamente, e questa è una cosa che mi ha reso davvero felice. Ho sempre preso molto sul serio la musica. Ognuno ha diritto ad avere una sua opinione. La produzione è migliore e raffinata, ma siamo sicuri che renda l’album davvero così morbido? I riff sono molto brutali, così le parti vocali. Certo, le liriche non sono truculente, e allora? Il contenuto dei testi è qualcosa a cui tengo. Ad alcune band non frega un cazzo dei testi, a me sì. Per quante volte si può cantare di demoni che sgozzano suore? Questo significa avere una mente limitata. Dicono che io non suono più death metal, ma io facevo death metal molto prima che il 99% dei gruppi ora in giro lo facessero'. Con un nuovo masterpieces sugli scaffali dei negozi l'ascesa dei Death avrebbe potuto essere inarrestabile, e invece nuovi problemi stavano per complicare la vita di Chuck: il musicista accusò un periodo di depressione e chiese ai suoi compagni di annullare il prestigioso tour europeo assieme ai Kreator, ma questi non si curarono di lui e partirono alla volta del Vecchio Continente senza il mastermind assoluto dalla band. Ingaggiarono Louie Carrisalez alla voce ed offrirono spettacoli tecnicamente non all'altezza di quello che i Death potevano essere soltanto con Chuck Schuldiner: inoltre, calcarono la mano sulla rabbia del pubblico europeo (deluso dall'assenza del chitarrista) infamandone la figura con storie poco edificanti, ferendolo nel profondo. Chuck non si fece abbattere neanche da una batosta del genere: il tour fu un fallimento, come prevedibile e lui riprese prontamente le redini dei Death, allontanando tutti i traditori e decidendo di rinunciare per sempre ad una line-up stabile, assumendosi il controllo totale del progetto. Stava covando una tremenda vendetta, che si sarebbe compiuta nel disco successivo. Nelle interviste del tempo, Chuck ebbe modo di manifestare tutta la sua delusione e la voglia di rivincita che ora pulsavano nel suo cuore: 'Mi fu riferito da terze persone che gli altri avevano deciso di partire ed esibirsi lo stesso, senza di me. Ne fui colpito, ma pensai: “chi se ne frega, sto troppo male, devo pensare a me stesso ora, poi mi preoccuperò di raccogliere i pezzi”. Dopo due settimane dall’inizio del “loro” tour ricevetti una telefonata da Bill e Terry, a cui rispose mia madre, con cui mi comunicarono che non volevano avere più nulla a che fare con i Death. Credevo fossero degli amici, ma mi sbagliavo. I musicisti possono essere sostituiti, ma gli amici no. Hanno fatto di tutto per infangare il mio nome, hanno detto ai fans che me ne fregavo di loro, che volevo sciogliere i Death e formare un gruppo rock. Al ritorno dall’Europa, Bill mi ha richiamato, dicendomi che in fondo eravamo amici da tanti anni.. eravamo, gli risposi. Butler dovrebbe stare attento a come parla. Non era nemmeno in grado di suonare il basso su Leprosy, che alla fine ho dovuto fare quasi tutto io. E’ la pura verità. Mentire? Potrei, ma mi abbasserei al suo livello e non ne ho alcuna intenzione. Chi è stato cacciato fuori dal gruppo non ha avuto niente di meglio da fare che mentire, ma sono affari suoi. Io non ho tempo da perdere, continuo il mio lavoro e vado per la mia strada. Non nego che alcuni commenti ed atteggiamenti, che miravano solo ad infangare il mio nome, mi hanno ferito. Tuttavia, anche nei momenti più bui, che mi auguro di non rivivere mai più, ho ricevuto tanta solidarietà dai fans, che mi pregavano di continuare a suonare. Questo mi ha dato la forza di andare avanti'. Schuldiner era un ragazzo tranquillo, disponibile ed umile, oltre che un chitarrista prodigioso: il sangue versato da queste ferite lo avrebbe spronato a superare anche il cielo nel successivo Human, il capolavoro irripetibile.

Qualcosa di nuovo si udiva nella potente e mostruosa opera prima dei Cannibal Corpse, altra formazione americana dedita all'estremizzazione assoluta del death tradizionale: il loro disco di debutto Eaten Back to Life era sorprendentemente spietato, arroccato su ritmiche martellanti e riff velenosi, distorti e graffianti all'inverosimile. Era il classico disco d'esordio, in quanto mostrava fattezze ancora plasmabili: era fortemente figlio del thrash, tanto nel riffato quanto nelle scorribande all'arma bianca, ancorate ad esaltanti ritmiche a rincorsa (Edible Autopsy). Anche dal punto di vista vocale -per quanto Chris Barnes utilizzasse un tono basso e gutturale- l'album si avvicinava soltanto in parte al mostruoso growling delle uscite successive. Si tratta di un documento interessante, perché ci mostra i Cannibal Corpse alle prese con un sound più assimilabile, meno brutale di quello a cui ci abitueranno fin da Butchered at Birth, eppure già ricco di idee e di una certa qualità tecnica negli arrangiamenti e nell'esecuzione. Liriche e copertina, invece, erano già intrise di quello splatter orripilante che renderà celebre l'act di Buffalo: uno zombie col corpo spappolato, intento a cibarsi dei suoi stessi organi, funge da preludio visivo per una serie di ributtanti odi al massacro carnale dai titoli eloquenti come Shredded Humans, Rotting Head o A Skull Full of Maggots. Il prodotto acquisisce una straordinaria importanza storica, non soltanto perché segna l'avvento sulle scene di una band destinata a diventare uno degli esponenti più celebri e determinanti della musica estrema ma anche e soprattutto perché contribuisce inesorabilmente a spostare oltre certi standard il limite della brutalità annessa alla musica. La depravazione e la violenza tipiche del death metal risuonarono anche lontano dal Nuovo Continente, fino nella fredda Scandinavia, dove acquisirono accezioni e sfumature leggermente differenti e personalizzanti; Left Hand Path, esordio degli svedesi Entombed, incarnava l'essenza del death metal svedese, imperniato su copertine agghiaccianti, schitarrate furiose, improvvisi dai e vai percussivi, profonde deflagrazioni vocali, marcate distorsioni di basso e chitarra, accanimento ritmico costante, accordature bassissime e l'accentuazione dei normali parametri di rapidità insiti nel thrash ottantiano. Altrettanto drastici e terrificanti erano gli Obituary, che col loro secondo Cause of Death non fecero che ribadire i parametri vibranti del debut Slowly We Rot: un death metal potentissimo e claustrofobico, che si incendiava con repentine accelerazioni dopo aver trascinato l'ascoltatore nell'oltretomba di impressionanti passaggi cadenzati. Eppure gli Obituary non erano soltanto attacchi frontali e andature asfissianti: possedevano un qualitativo tecnico non indifferente e la stessa timbrica di John Tardy -cantante dal tono a dir poco angoscioso- era un trademark tutto particolare. Se Infected prediligeva ossessivi ritmi lenti, Body Bag sorprendeva con una drastica impennata centrale ed un successivo break dai tratti pesantissimi; Chopped in Half forniva una caustica dimostrazione di doppio pedale, la cover dei Celtic Frost, Circle of the Tyrants, colpiva dritto in mezzo agli occhi con un'efficace innesto ritmico e Dying possedeva un groove praticamente irresistibile, un assolo di chitarra vertiginoso ed una performance vocale davvero mostruosa; la violenza e lo stato di abbandono insite in brani come Find the Arise e la titletrack era tanto disarmante quanto inquietante, con quest'ultima dotata -in particolare- di un 'tiro' importante. A proposito dei testi violenti, una volta il bassista Frank Watkins ha spiegato: 'Quando ero bambino sono sempre stato affascinato dai film horror e dalla violenza in generale; aggiungici poi il fatto che sono cresciuto in una famiglia non proprio modello, con i miei che si sono lasciati e con mio padre che ha avuto problemi di dipendenze varie, anche di droghe. Certo che, se dovessi scrivere dei testi dopo aver guardato un paio d'ore di TV negli States beh, uscirebbero delle cose violentissime! Comunque, al di là di ogni altro ragionamento, l'idea che abbiamo del mondo attorno a noi non è rassicurante, proprio per niente. Ovviamente poi si tratta sempre di giudicare cosa veramente io o gli altri negli Obituary cogliamo nel mondo attorno a noi, e probabilmente se ci soffermiamo su certe cose che si vedono significa che le sentiamo in qualche modo vicine, magari più di altre. E' difficile dire quanto conta l'ambiente attorno, ma di sicuro vivere negli States non ci aiuta'. Le conclusive Memories Remains e Turned Inside Out non facevano che ribadire il pesantissimo approccio distorto della band floridiana, granitica e corposa come un gigantesco macigno che crolla dritto sulla schiena: uno dei vertici massimi dell'intera storia death metal, senza ombra di dubbio. Il 1990 fu segnato anche dall'esordio di una feroce e blasfema band dedita ad un integerrimo approccio anticristiano: i Deicide. Capitanati dal cantante e bassista Glen Benton, famigerato odiatore di cristiani e da sempre nel mirino degli ambientalisti per i suoi sacrifici animali, Benton perpetuava i suoi attacchi con un vocalism basso e dalle liriche estreme; l'omonimo esordio Deicide era un efferato esercizio di death metal freddo e violento, intriso di odi sataniche, velocità dirompenti e ritmiche spietate, che si manifestavano con soffocante indulgenza e coprivano di inscalfibile pece tutti i rimasugli di luce e speranza. Non c'era un attimo di sosta, nessuna influenza melodica, alcun minuto di respiro: soltanto poderose e continue badilate apocalittiche, mosse sotto colpi vibranti mossi congiuntamente dalle chitarre tombali dei fratelli Hoffman e dal drumming straripante. La martellanti e sguaiate Sacrificial Suicide o Dead By Dawn incarnavano appieno la voce del Demonio ed infatti Benton si è sempre dichiarato ispirato dal Male in persona: 'Io scrivo per Satana, non sono altro che uno strumento nelle sue mani. Il Demonio è responsabile di ciascuno dei nostri dischi, ed è lui stesso a guidarci nelle nostre azioni e a dirci che cosa dobbiamo scrivere. Leggi le parole che compongono i nostri testi e ti accorgerai che quanto dico è la pura verità! Il Maligno è dentro la mia testa e quando compongo non faccio altro che esprimere le visioni contenute all'interno del mio cervello. E' per questo che le nostre liriche sono così profonde; in un nostro disco non troverai mai stronzate su altari e demoni copiate da qualche libro di culti medievali, magari trovato in biblioteca, come fanno altre bands. I nostri lavori nascono così, ispirati dal Demonio in persona! Del resto non ci vedo nulla di strano: i Cristiani dicono che la Bibbia è stata scritta da Dio, io dico che la mia musica è stata scritta da Satana'. L'egocentrismo di quest'uomo ed il suo disprezzo per il prossimo sono sempre stati componenti marcate e avvertibili nel sound potentissimo e glaciale della sua band: 'Io non sono mai stato influenzato da nessuno, ho ascoltato molte band come Slayer e Venom ma sebbene riconosca il valore di alcuni dei loro dischi posso dire di non essere mai stato un loro fan. Io non sono fan di alcuna band, mai lo sono stato e mai lo sarò, io vivo solo per me stesso e degli altri non me ne frega niente'. Nel disco era contenuta la durissima ed autocelebrativa Deicide, che pur non essendo sfrenata nella ritmica possedeva riff perversi ed un incedere autoritario, ponendosi come pezzo più amato da Benton, che diversi anni dopo affermerà: 'La mia canzone che preferisco in assoluto è 'Deicide', contenuta sul nostro album d'esordio del 1990; significa molto per me a livello personale, e non a caso da questo pezzo è nato il nome della band'. In ogni modo, Deicide era un disco importante, tra i più rappresentativi della scena death del periodo. Come del resto lo era Harmony Corruption, il disco con cui i britannici Napalm Death abbandonarono il caotico e scriteriato grindcore dei primi due dischi, assestando i propri connotati stilistici attorno ad uno stile più affine al death classico: la scelta fu voluta e ben ponderata, tanto che il disco fu registrato in Florida, nei rinomati Morrisound Studios del guru Scott Burns. Con questa mossa, i Napalm Death vollero a tutti gli effetti annettere la propria musica agli stilemi del death americano: gran tiro, potenti blastbeat, velocità pressanti ed un pugno di canzoni tra le migliori mai scritte dal combo inglese, che pure non si ritenne del tutto soddisfatto del risultato. Ad ogni modo, Harmony Corruption resta una pietra miliare del genere, forse il lavoro che meglio presenta la storia della band alle orecchie di chi vuole andare oltre il marciume dei primi anni. L'accresciuta maturità del songwriting era evincibile tanto nella struttura dei pezzi quanto nella durata: non a caso, si passava da tracklist di 27-28 pezzi ad un disco con "soltanto" undici tracce. Alcuni shows del tour di supporto furono registrati e documentati nel Live Corruption, prima testimonianza dal vivo della leggendaria band di Birmingham; nel frattempo, il vocalis Barney Greenway trovò anche il tempo di dedicarsi ai Benediction, coi quali incise Subconscious Terror.

Sebbene fosse in continua evoluzione e guardasse con occhio critico al degrado suburbano che gli anni novanta stavano perpetuando, l'heavy metal restava fieramente attaccato anche alle sue radici epiche e mitologiche. Sul suolo scandinavo, imbevuto del sangue di tanti eroi simbolo della mitologia norrena, echeggiava il tuono di Hammerheart, il nuovo lavoro dei Bathory: il grande Quorthon, voce, anima e chitarra della band, riprese il sentiero del precedente Blood Fire Death, abbandonando del tutto il marcescente black metal degli esordi a favore di un viking pomposo ed evocativo, articolato in pezzi epici, cadenzati, infarciti di cori maschili ed appoggiato su narrazioni pagane. Tecnicamente non c'erano virtuosismi, anzi: il platter si presentava grezzo e spigoloso, eppure tronfio di pathos ed atmosfere celebrative, capaci di manifestare dinnanzi agli occhi scenari campali, vallate mozzafiato e imponenti scorci naturali. Per molti si trattava del vertice assoluto nella carriera dei Bathory, un capolavoro inimitabile che avrebbe influenzato tantissime nuove band. Curioso notare come, nello stesso anno, anche i decani Black Sabbath dedicassero un mini-concept alla mitologia norrena; nel loro Tyr, terzo album con il valido Tony Martin alla voce, erano infatti presenti tre tracce dedicate all'omonima divinità della guerra e della giustizia: la sinfonica The Battle Of Tyr, la ballata acustica Odin's Court la più heavy Valhalla. Erano tante le caratteristiche atipiche per la band inglese (come la marcata presenza delle tastiere o la presenza di episodi più veloci come The Law Maker), che tuttavia annetteva tra le sue fila un solo membro originario (Iommi, appunto) e dunque era solo lontana parente del Sabba settantiano. Al di là dei nomi di punta dei vari sottogeneri, tuttavia, si muoveva una scena fertilissima, che produsse tante releases degne di menzione. I Forbidden, statunitensi consegnatisi alle enciclopedie del thrash metal con un esordio micidiale come Forbidden Evil, tornarono all'assalto in quei mesi col più discreto Twisted Into Form; i californiani Death Angel aggiornarono saggiamente il proprio stile, introducendo elementi funky nel loro nuovissimo Act III e dando modo agli appassionati più open-minded di apprezzarne le doti anche in ambiti non canonici. E, mentre gli storici Celtic Frost tornavano su sentieri più thrashy col loro quinto Vanity/Nemesis (che permetteva all'act svizzero di rialzarsi dalle divagazioni pop-glam di Cold Lake), si rifacevano vivi anche i Flotsam And Jetsam e gli Whiplash, rispettivamente con When the Storm Comes Down e Insult to Injury. L'Arizona salutava la nuova batosta targata Sacred Reich: American Way ribadiva la durezza del loro hardcore-thrash con la stessa decisione del debut Ignorance (1987). Anche gli Exodus cercavano di mantenersi vivi e attivi, dando alle stampe Impact Is Imminent, un disco di thrash abbastanza tradizionale e nello stile della band di Frisco. Gli Exhorder, da New Orleans, debuttarono col feroce Slaughter in the Vatican, un thrash metal iniettato di groove e che molti considerano un disco imprescindibile. Nonostante l'evolversi dei tempi, i grandi cantanti tradizionali non perdevano credito e, seppur in tono minore, rilasciarono dei prodotti discreti; ecco dunque tornare sul mercato il folletto italo-americano Ronnie James Dio (con Lock up the Wolves), il gotico danese King Diamond (The Eye) e l'immarcescibile Udo (Staying a Life). I teutonici Rage offrivano il loro consueto ibrido di thrash e power metal in Reflections of a Shadow; sonorità più complesse e barocche filtravano dai nuovi dischi di Yngwie Malmsteen (Eclipse) e dei progressivi Sieges Even (Steps), mentre gli amanti di sonorità alternative potevano avvicinarsi con curiosità ai lavori degli Extreme (Pornograffiti) e degli Alice In Chains, alfieri del fenomeno grunge e freschi di debutto con Facelift. Sembrava già tramontata la stella del glam metal, ridotto ai fiochi lumicini di Cinderella (Heartbreak Station), Poison (Flesh & Blood), Ratt (Detonator) e Warrant, questi ultimi capaci di sbancare le charts col singolo trainante Cherry Pie, titletrack dell'album omonimo. Da segnalare anche l'alcoolico The Meaning of Life dei thrasher tedeschi Tankard, il ritorno della cult-band Vio-Lence (Oppressing the Masses) ed il secondo lavoro dei Sadus del bassista Steve DiGiorgio, il tritaossa Swallowed In Black: thrash metal intransigente, violento ed aggressivo, privo di velleità melodiche, ma molto valido dal punto di vista tecnico. Tornando all'ambito death metal, Dark Recollections dei Carnage rappresentava un tassello fondamentale nella scena svedese, caratterizzato da un suono di chitarra granitico ed inconfondibile: un vero manifesto del genere, assieme al debut degli Entombed. Nella line-up si segnalava Michael Ammott, futura ascia dei Carcass. I Nocturnus di Mike Browning, ex Morbid Angel, esordirono con un disco come The Key, nel quale accentuarono la presenza gelida ed inquietante delle tastiere ed apportarono significative innovazioni in ambito prog-death; da segnalare anche i debutti di Atrocity (Hallucinations) e Tiamat (Sumerian Cry), due entità che in seguito si sposteranno su lidi assolutamente atipici. Ancora aggrappato a classici stilemi death metal, con pachidermiche dosi di doom, Lost Paradise rappresentava infine il disco d'esordio per i britannici Paradise Lost, futuri precursori del gothic metal. Come risulta evidente, il 1990 fu un anno ricchissimo di uscite ed eventi memorabili, e questo nonostante la temporanea assenza dagli studi dei Metallica, che fino al 1988 erano stati gli alfieri dell'intero movimento metal internazionale. Alle loro spalle pulsavano tante realtà di rilievo, anche se il metal restava un fenomeno concesso ancora a pochi. A testimonianza di ciò va ricordato l'aneddoto relativo al celebre Grammy Award, che per la prima volta in quell'anno prevedeva la categoria 'metal': i Four Horsemen ricevettero una nomination per la loro intensa One, ma il premio andò ai Jethro Tull -che di metal non avevano nulla- a causa dell'incompetenza e della confusione mentale dei giurati. Fu anche un anno infausto per Jeff Becerra, leader dei Possessed che rimase gambizzato in una sparatoria alla quale era estraneo: nel bene e nel male, gli eventi che scossero quell'annata furono veramente tanti e destinati a lasciare segni indelebili nella storia del metal.



the Thrasher
Mercoledì 20 Novembre 2013, 16.19.20
51
grazie Marchese, contributo il uo come sempre apprezzatissimo!
Le Marquis de Fremont
Mercoledì 20 Novembre 2013, 15.35.05
50
Ancora una volta, vivissimi complimenti a Monsieur The Thrasher per questa serie di articoli. Io arrivo sempre più tardi perché amo leggere e rileggere e mi piace ripensare a quegli anni, quando non conoscevo per niente questi gruppi, eccetto i Metallica e gli Iron Maiden (e i Black Sabbath). Mi sono rifatto poi con gli interessi e vorrei segnalare, nel 1990 anche il Live dei Candlemass, un demo-cassetta Towards the Sinister dei My Dying Bride, Symphony of the Damned dei Morgana Lefay, Gothic degli Opera IX ma sopratutto In Darkness dei famosissimi Therion (qui ancora grezzi, black o death...). Un piccolo contributo alla monumentale piece di Monsieur The Thrasher. Encore bravo!
Mickey
Domenica 29 Settembre 2013, 23.56.38
49
2 album.
Francesco
Domenica 29 Settembre 2013, 23.46.42
48
Cioè, volete dirmi che gli Ulver non suonano metal? Perdition city c'entra ben poco col metal, ma altre cose fatte dagli Ulver si possono tranquillamente etichettare come metal.
Delirious Nomad
Domenica 29 Settembre 2013, 23.26.15
47
HAHAHA sì lizard hai ragione, chiudiamo... Tornerò ad ascoltarmi il "temibile black metal" di Perdition City, vero manifesto del genere! Tanto anche la colonna sonora di Jurassic Park é metal, dato che il buon Renaz l'ha recensita! Bye bye...
Lizard
Domenica 29 Settembre 2013, 21.24.39
46
E con questo direi cbe abbiamo chiuso l'inreressante excursus, se siete d'accordo
Francesco
Domenica 29 Settembre 2013, 20.48.32
45
Raven e Delirious Nomad: a parte il fatto che gli Ulver neanche mi piacciono, ho detto che suonano black metal visto che secondo il mio ragionamento qualunque gruppo appaia su un sito metal è metal.
Delirious Nomad
Domenica 29 Settembre 2013, 19.03.03
44
Hahaha! Sì Francesco, ha ragione Raven, con gli Ulver sei rimasto indietro di circa 15 anni
jek
Domenica 29 Settembre 2013, 18.58.30
43
Se effettivamente i Jethro tull sono stati catalogati come metal allora Francesco & c. hanno ragione. Io mi spingo a catalogare i Whitesnake e gli Aerosmith nella categoria Thrash. Daltronde ricordo bene che più di una rivista citava Meat Loaf come uno dei più importanti esponente del metal per cui cazzeggio libero.
the Thrasher
Domenica 29 Settembre 2013, 18.03.56
42
@roberto: se leggi il mio post n.31 ti accorgerai che ho detto la stessa cosa. ma il fatto che queste band erano sulle copertine dei magazine non sgnifica nulla, xk su alcune di quelle coeprtine -ripeto- c'erano anche i green day, se per questo. e non mi sembra che dookie fosse metal. è ovvio che un giornale metal non tratti solo ed esclusivamente metal ma si allarghi ai suoi parenti stretti, così come fanno le webzine. ''metallied'', lo dice la parola, dovrebbe trattare forse solo metal? chi ci impedisce di parlare invece anche di rock, il Padreterno? per il resto, ok possono esserci influenze metal come si dice in un album degli aerosmith o dei kiss ma questo non fa di loro una band metal, perchè si tratta solo di uno o due lavori giunti quando quelle band erano già passate alla storia per altri motivi (sono passate alla storia per il loro apporto al rock con i tanti album settantiani, non certo al metal con uno o due album più metal realizzati ''dopo''). allora i metallica visto che hanno fatto ''load'' andrebbero catalogati come hard rock? load non ha cambiato di una virgola la storia del rock, mentre kill'em all ha cambiato quella del metal, i metallica vanno ricordati per quello. questo è solo un esempio naturalmente,,,
roberto
Domenica 29 Settembre 2013, 17.14.15
41
p.s. e a sostegno di queste mie idee, basta che prendiate un Metal Shock, un HM, o un Flash di fine 80, qualsiasi rivista di settore dell'epoca...potrete trovare sulle copertine oltre a Maiden, Slayer, ecc anche Whitesnake, Def Leppard, Motley, Kiss, ecc
Raven
Domenica 29 Settembre 2013, 17.13.15
40
vedo che con gli Ulver ti sei fermato a parecchi anni fa.
roberto
Domenica 29 Settembre 2013, 17.06.06
39
Riguardo la classificazione dei generi musicali c'è da dire che si evolve nel tempo. Con l'avanzare negli anni 90 di generi sempre più estremi come black metal o nelle classifiche di gruppi come Metallica, Pantera, ecc prima e nu metal poi, il "baricentro" del concetto di musica estrema si modificò. Se negli anni '80 Def Leppard e Bon Jovi venivano catalogati come pop-metal o il glam americano come glam METAL (come riportato tutt'ora anche su wikipedia..in effetti col glam rock dei 70s in effetti c'entrava ben poco), oggi con un baricentro musicale spostato più verso una l'estremo, tali gruppi vengono visti dalla stragrande maggioranza come normali gruppi rock...Perchè la percezione di durezza musicale in 30 anni è cambiata! Infine c'è da dire che i gruppi citati da Francesco hanno avuto un percorso differenziato nel corso degli anni. I Whitesnake con 1987, che all'epoca non era sicuramente considerato come un semplice album di hard rock, vinsero il poll su neonato Metal Shock come album METAL di quell'anno da parte dei lettori. Veniva definito "metal americano". Eh si che i primi Whitesnake suonavano mooolto diversamente. Come Pump degli Aerosmith sicuramente era ben diverso da un Toys in the attic, infatti Pump fu considerato l'influenza principale dei Motley di Dr.Feelgood. I Kiss di primi anni 80 avevano un'impronta molto più metal come in Creatures of the night. Concludendo non voglio dare ragione a Francesco in quanto sti gruppi anche per me sono principalmente hard rock, ma volevo far notare sia quanto la "catalogazione" dei generi musicali vari nel corso degli anni e che una band nel corso degli anni può avere dei mutamenti di stile anche notevoli...AC/DC a parte
Francesco
Domenica 29 Settembre 2013, 16.07.29
38
Raven: non capisco perché hai citato anche gli Ulver visto che suonano black metal.
hm ia the law
Domenica 29 Settembre 2013, 14.56.16
37
E' hard rock non heavy metal è tutt'altro genere a France e si bono su
Francesco
Domenica 29 Settembre 2013, 14.54.08
36
Raven, mi spiego meglio. Motorhead e AC/DC non hanno mai detto di suonare heavy metal, ma ascolta canzoni come 'Orgasmatron' o 'For those about to rock'... Cosa ti sembrano, jazz?
Raven
Domenica 29 Settembre 2013, 14.50.29
35
Capisco, quindi vuoi sapere tu cosa certi gruppi suonano meglio dei gruppi stessi. Perfetto, resta pure della tua idea, io non ho altro da aggiungere.
Francesco
Domenica 29 Settembre 2013, 14.47.47
34
I Motorhead, così come gli AC/DC, non si sono mai considerati un gruppo heavy metal ma ciò non significa che è vero...
Raven
Domenica 29 Settembre 2013, 14.45.44
33
Bè, sbagliate.
Francesco
Domenica 29 Settembre 2013, 14.43.40
32
Raven: questo non è il parere del resto del pianeta come pensi tu, visto che ci sono altre persone che come me considerano Kiss, Whitesnake e Aerosmith gruppi heavy metal.
the Thrasher
Domenica 29 Settembre 2013, 1.48.08
31
Se per te Francesco questi gruppi sono metal sei libero di pensarlo ma non significa che il tuo pensiero è corretto. altrimenti domani mattina potrei svegliarmi e dire che i green day sono metal, anche loro erano su tutte le riviste metal specializzate negli anni '90... il metal deriva da un processo evolutivo nato dall'hard rock, si ispira anche al lavoro delle band che citi ed è per questo che se ne parla su libri, giornali e siti metal. ma non significa che siano metal
hm ia the law
Sabato 28 Settembre 2013, 19.59.21
30
Come i Rainbow e gli AC/DC sono tutti gruppi hard rock, come hard rock erano i Led Zeppelin, i Deep Purple e pure i Black Sabbath. Il metal nell'accezione più pura del termine nasce dopo attraverso un processo evolutivo derivante dalla sacra triade da me citata ed ed esplode dirompente con i Judas Priesto come fatto notare da Delirious Nomad
Delirious Nomad
Sabato 28 Settembre 2013, 19.30.13
29
Teniamo conto del fatto che l'"Heavy Metal" in senso stretto è nato nel '76 con i JP e giunto a maturità nell'80 con la NWOBHM. Sia Kiss che Aerosmith avevano già pubblicato album e/o raggiunto il successo mondiale all'epoca => come potevano suonare un genere non ancora nato? Capirei se la diatriba riguardasse i Motorhead che, dicano quel che vogliono, sono un bell'ibrido e molto difficili da classificare. Ma i Kiss! "Schersum' minga!"
hm ia the law
Sabato 28 Settembre 2013, 19.25.06
28
Kiss, Whitesnake e Aerosmith fanno hard rock non c'è proprio da discutere che poi possano avere venature metal o atteggiamenti glam non c'entra nulla, sono band hard rock punto e basta.
Raven
Sabato 28 Settembre 2013, 18.55.40
27
No Francesco, è il parere del resto del pianeta. Secondo il tuo ragionamento qulaunque gruppo appaia su un sito metal è metal. Mi vengono in mente gli Ulver, tanto per fare un nome. E tutti i gruppi AOR? E gli stessi Motorhead che hanno sempre sostenuto di non essere metal? Ed i Def Leppard? Posso continuare per ore. L'unico dato di fatto è che i gruppi che citi non fanno metal in senso stretto, ma hard rock .
Francesco
Sabato 28 Settembre 2013, 18.45.35
26
Lizard: questo è un parere tuo, per me sono più heavy metal che hard rock.
Lizard
Sabato 28 Settembre 2013, 18.30.24
25
Il che non implica che suonino heavy metal e infatti non lo suonano, visto che al di là del sottogenere sono tutti e tre considerabili hard rock.
Francesco
Sabato 28 Settembre 2013, 18.17.47
24
The Thrasher: non interessa sapere quanti anni ho, è un dato di fatto perché Kiss, Whitesnake e Aerosmith compaiono su ogni sito, libro e rivista che tratta metal.
the Thrasher
Sabato 28 Settembre 2013, 15.09.48
23
Come fai a certificare un dato di fatto, Francesco? Non capisco perchè incaponirsi su questa faccenda, quanti anni hai scusami?
Francesco
Sabato 28 Settembre 2013, 14.18.30
22
Io non sono uno che si inventa la cose, è un dato di fatto che Kiss, Aerosmith e Whitesnake suonano heavy metal e glam metal.
Glam
Venerdì 27 Settembre 2013, 17.33.16
21
P.s. la cosa paradossale è che tutti e 3 i generi che dominavano a inizio anni 90 quindi hair metal, grunge e thrash metal di lì a 5 anni tutti spariranno o si trasformeranno in qualcos'altro
Glam
Venerdì 27 Settembre 2013, 17.26.18
20
@thrasher: mah, l'89/90 era l'apice della diatriba glam/thrash. Io sono del 75 e me lo ricordo bene. Infatti il Monsters of rock 90 fu quello in assoluto più hair metal/glam con Whitesnake, Poison, Aerosmith, Vixen, ecc. E anche Pornograffiti degli Extreme è un album hair metal.. con nette influenze funk. Gli anni di transizione per quanto possa ricordare furono il 91 e il 92 che da un lato videro ancora successi hard rock di stampo 80s/hair metal con Guns/Def Leppard (n.1 nelle charts) /Motley col best (n.2 nelle classifiche)/ Mr.big di Lean Into It/ Van halen di Fuck da un lato in cima alle classifiche e il grunge straripante dall'altra con ten dei Pearl jam, Nevermind dei Nirvana, Soundgarden. Il 90 com'è stato assolutamente un anno ottimo per il thrash, lo fu anche per l'hair metal, californiano o non.
Raven
Giovedì 26 Settembre 2013, 21.16.30
19
Ma dove? Il fatto che siano (ovviamente) trattati abitualmente da siti, riviste e quant'altro che tratti metal, non fa di loro gruppi metal in senso stretto. Il focus di questi articoli mi pare preciso, ed il commento 17 già esaustivo.
Francesco
Giovedì 26 Settembre 2013, 20.34.22
18
The Thrasher: i Whitesnake, i Kiss e gli Aerosmith sono inclusi ovunque tra i gruppi heavy metal e glam metal.
the Thrasher
Mercoledì 25 Settembre 2013, 23.32.30
17
@Francesco: Non esiste una Bibbia che definisce in maniera indiscutibile la classificazione di un gruppo, PER FORTUNA, e quindi ognuno è libero di definirli come vuole. Io personalmente considero questi gruppi hard rock, e molti altri come me -anche qui in redazione- pertanto la discussione è sterile. Se dovessi trattare anche di gruppi hard rock servirebbero cinque o sei puntate per ogni annata, e dovrei trattare anche ACDC (non peno che i witesnake siano più metal degli ACDC), led zeppein, deep purple e decine di altri...
Francesco
Mercoledì 25 Settembre 2013, 23.23.32
16
The Thrasher: i Kiss, i Whitesnake e gli Aerosmith sono inclusi anche loro tra i gruppi heavy metal e glam metal.
Fabryz
Domenica 22 Settembre 2013, 11.02.17
15
Ottimo lavoro,vorrei far notare che nel 1990 e' uscito anche il cd dei sempre sottovalutati suicidal tendencies "lights camera revolution",vero funky thrash suonato da paura,altro che death angel...
Gokronikos
Domenica 22 Settembre 2013, 9.04.00
14
La canzone dei Blind Guardian era "lord of the rings", non "Master of the rings". Quello era il titolo di un album degli helloween.
lux chaos
Domenica 22 Settembre 2013, 2.16.35
13
@Rino: "per invidia nei confronti di qualcosa che loro non avrebbero saputo realizzare neanche partendo con un secolo di vantaggio"....concordo anche con le virgole, Rino! Grazie di questi bellissimi articoli!
the Thrasher
Domenica 22 Settembre 2013, 1.54.04
12
Sì ma in quel 1990 non mi sembra ci siano stati album epocali alla dr. felgood fu cmq un anno di transizione.. poi tieni conto che kiss, whitesnake o aerosmith non li faccio rientrare nel settore ''metal'' e e pertanto non rientrano nel raggio d'azione di ''correva l'anno''. per glam metal intendo la scena losangelina, con i vari poison o cinderella che già all'epoca iniziziavano lentamente a scomparire...
Glam
Domenica 22 Settembre 2013, 1.44.47
11
Uhm..non mi sembra che nel 1990 la stella del glam e dell'hard americano fosse ancora tramontata come c'è scritto nell'articolo. E poi non dimentichiamo che la stella del glam tramontò nello stesso momento che tramontò quella del thrash, sotto i colpi del grunge e dell'alternative. Oltre ai nomi citati, i Motley erano all'apice della popolarità post Dr. Feelgood, i Guns pronti per sfornare l'anno dopo i 2 Use Your Illusion, i Def leppard e i Bon Jovi reduci da album vendutissimi e tour mastodontici, i Whitesnake nalle versione più hair metal che mai al Monsters del 90, i Kiss sempre più glam con Hot In the shade, Aerosmith reduci dal successone di Pump, gli Scorpions con Crazy World con sonorità più hair che mai, i Pretty boy floyd in tour di supporto di Leather Boyz, le Vixen, il successone dei Winger con In The heart of the young, gli L.A. guns forse in un periodo di apice di successo, i nuovi Lynch Mob nati sulle ceneri dei Dokken, gli Enuff'z'nuff a ruota su Mtv,ecc ecc... L'hair metal tramontò all'incirca nel 92/93 e purtroppo il thrash da lì a poco
Delirious Nomad
Domenica 22 Settembre 2013, 1.44.20
10
@Thrasher: personalmente l'ho sempre connotato in negativo, tranne in alcuni casi... Ad esempio certo prog rock tipo ELP o stili Power/Symphonic sono pomposi per natura (i Rhapsody ad esempio) e va bene così... Ma per i Bathory non lo userei proprio (evocativo, epico, esaltante ma anche essenziale, semplice e grezzo... ). Mi rendo conto che sto cercando proprio il pelo non nell'uovo ma nel pollaio intero, solo che quell'aggettivo mi ha colpito molto.
blackie
Domenica 22 Settembre 2013, 1.32.32
9
se non sbaglio (non ricordo se era il 1990 o il 1991)usci anche l ottimo solid ball of rock dei saxon!gli anni 90 a parte poche cose non e che mi abbiano fatto gridare al miracolo (a parte i capolavori senza tempo dei dream theater )
Vitadathrasher
Sabato 21 Settembre 2013, 21.35.20
8
Twisted into form dei Forbidden.......
the Thrasher
Sabato 21 Settembre 2013, 19.36.05
7
@Delirious Nomad: Vero, però il dizionario treccani alla voce ''pomposo'' dice ''Borioso, vanaglorioso, ostentatamente altezzoso e solenne'' per cui può anche starci, direi, non significa soltanto dotato di strutture magniloquenti. Almeno, questa è l'accezione in cui l'ho utilizzato io ! Grazie per i complimenti cmq! @xuti: grazie anche a te!
xutij
Sabato 21 Settembre 2013, 17.04.27
6
Grande Thrasher !
Delirious Nomad
Sabato 21 Settembre 2013, 16.50.54
5
Grandioso! Ogni tanto si fatica a ricordare tutti i lavori fondamentali usciti nello stesso anno, e si rimane scioccati a vederli accostati! Rino, il tuo lavor é splendido come per ognuno degli anni precedenti. Una cosa devo assolutamente contestartela però: Hammerheart... Forse "pomposo" é l'ultimo aggettivo che mi verrebbe in mente per descriverlo. É l'essenzialità, la semplicità fatta musica .
the Thrasher
Sabato 21 Settembre 2013, 16.24.50
4
@lux chaos: vero, capolvori in serie.. Sui morbid angel, che dire? non sopporto quelle critiche nei confronti dei Death, come diceva Chuck loro sono liberi di parlare di demoni suore stuprate dai suddetti quanto vogliono, ma non vedo perchè mettere il naso negli affari degli altri, probabilmente per invidia nei confronti di qualcosa che loro non avrebbero saputo realizzare neanche partendo con un secolo di vantaggio...
the Thrasher
Sabato 21 Settembre 2013, 16.23.10
3
@jek: eh si, per questo 1990 è stato davvero uno sforzo sovrumano: la roba di cui trattare era veramente tanta, sembrava non finisse piu (per fortuna!!) ma è sempre bello immergersi nel passato e riscoprire annate memorabili come questa!
lux chaos
Sabato 21 Settembre 2013, 15.29.32
2
Mamma mia, mamma mia, capolavori a destra e a sinistra, sopra e sotto....Pantera, Gamma Ray, Entombed, Deicide, e Obituary fuori coi loro masterpieces, il primo dei grandi dischi dei Guardian, e il Grande Chuck....certo che leggere i Morbid Angel criticare Chuck per l'evoluzione (stupenda e intelligente) del suono dei Death verso lidi meno "marci" dopo che hanno avuto il coraggio di pubblicare Illud Divinum Cagamus, fa veramente ridere...grande secondo parte Rino!!
jek
Sabato 21 Settembre 2013, 15.21.25
1
Sarà che quando andavo a scuola il tema più lungo era una paginetta, sara che a memoria faccio schifo che resto ammirato dalla bravura di Rino nel mettere in fila e scrivere questi articoli. Impressionante la mole e la qualità delle uscite nel '90. P.S. Anderson col chiodo lo vorrei proprio vedere, forse è per quello che i Grammy Award fanno cagare.
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