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LEGENDS OF ROCK - # 29 - Queen, seconda parte
27/09/2013 (4501 letture)
1977: NEWS OF THE WORLD SEGNA LA SEMPLIFICAZIONE DEL SOUND
Sfarzosi, eccessivi, creativi: nei primi anni Settanta gli inglesi Queen avevano arricchito lo scenario rock mondiale con un sound personale e capace di spaziare tra i generi più disparati. Nella prima parte della loro carriera si erano autoincoronati sovrani di un rock maestoso e ridondante, ma sul finire del decennio, nel 1977, decisero di introdurre alcune semplificazioni al loro approccio musicale. Due inni da stadio come la anthemica We Are The Champions e la ritmata We Will Rock You, pubblicate in un singolo, facevano da apripista al nuovo lavoro e restarono per ventisette settimane in classifica; News of the World era più diretto e grezzo, privo delle classiche composizioni maestose della band inglese: certo, vi erano brani emozionanti come la superba ballata Spread Your Wings, ma a colpire era il rock'n'roll esplosivo di Sheer Heart Attack, con un Mercury aggressivo e sugli scudi nei panni del rocker scatenato, o l'hard pop di It's Late. Non mancavano tuttavia pezzi al piano (All Dead, All Dead), dal sapore retrò (Sleeping On The Sidewalk, cantata da May, o My Melancholy Blues) o melodie leggere e piacevoli come quelle di Who Needs You?, in cui comparivano serene pennate di chitarra classica. A chi accusava la band di egocentrismo, in seguito al testo celebrativo di We Are The Champions, Brian May rispose: 'Non volevamo certo dire che i Queen fossero dei campioni, ma che tutti noi lo siamo. La nostra musica è sempre stata molto coinvolgente, vuole unire le persone in una sensazione comune. E' come in una partita di calcio, solo che con noi sono tutti dalla stessa parte'. La coloratissima copertina presentava un disegno dell'artista statunitense Frank Kelly Freas: si tratta di una sorta di robot che regge i corpi sanguinanti degli stessi musicisti. La band aveva optato per uno stile più semplice, e anche se l'album sembrava leggermente inferiore rispetto ai precedenti era comunque un prodotto di gran rilievo che vendette molto bene. Nessuno si aspettava una tale semplificazione dello stile pomposo della Regina, che comunque restava grandioso e ricco di inni; Freddie ebbe modo di spiegare: 'Il termine rock 'n' roll è solo un'etichetta da cui partire, mi piace pensare che sia una porta spalancata attraverso la quale far passare cose diverse, è ciò che tento di fare da alcuni anni a questa parte. Noi continueremo sempre a fare cose diverse, le etichette provocano confusione e mi danno fastidio'. A novembre 1977 partì dagli Stati Uniti il News of the World Tour, che rafforzò la popolarità dei Queen e permise loro di ampliare il repertorio live. Ad una breve pausa di quattro mesi (all'inizio del 1978) seguì la leg europea del tour, iniziata da Stoccolma ad aprile e terminata un mese dopo a Londra. Generalmente, i quattro inglesi imbastivano una setlist che si apriva con i pezzi più ruvidi e veloci, proseguiva con dei passaggi più rilassati (indirizzati a dare qualche attimo di respiro) e conduceva a termine gli shows con i classici cavalli di battaglia e le canzoni più intense dal punto di vista emotivo: una precisa scelta organizzativa che si sarebbe mantenuta negli anni, rimarcando una volta di più la maniacalità certosina del gruppo e la straordinaria attenzione concessa alle esibizioni dal vivo. La band si rintanò per scrivere del nuovo materiale a Mountain Studios di Montreux, in Svizzera e agli Studio Super Bear di Berre-les-Alpes: qui, una data del Tour De France ispirò Freddie Mercury per la scrittura della colorita e vivace Bicycle Race. Il nuovo lavoro sarebbe stato promosso da due eventi che entrano di diritto nella storia della formazione albionica. Il primo fu il selvaggio party di presentazione, tenutosi al New Dreams Fairmount Hotel di New Orleans, con il quartetto che entrò in scena accompagnato da una steel band. Tra musica e fiumi di alcol si susseguirono esibizioni di nani, ballerini, complessi jazz, equilibristi e spogliarelliste, queste ultime alle prese con spettacoli erotici e lotta nel fango. Due pornostar, nel frattempo, intrattenevano i manager delle case discografiche. Il secondo evento degno di menzione è la gara di biciclette organizzata nello stadio di Wimbledon, con 65 ragazze nude a gareggiare. La foto della giornata venne inserita nel disco in formato poster e la vincitrice finì sulla copertina del 45 giri, che negli Stati Uniti venne censurato con un paio di mutande rosse disegnate sul fondoschiena. Durante i concerti del tour americano che seguirà, le stesse ragazze saliranno sul palco scatenando un sacco di polemiche dalle quali Brian May cercherà di discolparsi così: 'E' solo divertimento, questo rispondo. Non chiedo scusa a nessuno. Nella musica il sesso c'è sempre stato, e noi ci ridiamo sopra'.

1978/1979: JAZZ ED IL LIVE KILLERS CONCLUDONO ALLA GRANDE L'EPOCA ROCK
A novembre 1978 fu presentato alla stampa il nuovo Jazz: in realtà, di jazz c'era ben poco in quanto il disco si apriva con le incalzanti vocals orientali di Mustapha e proseguiva con brani come le orecchiabili Fat Bottomed Girls e Bicycle Race, dotate di refrain coinvolgenti e da cantare in coro; il pezzo migliore e più duro del lotto era la trascinante Don't Stop Me Now, assieme all'hard rock di Let me Entertain You: episodi tosti nel riffing e, nel caso di Don't Stop Me Now, irresistibili dal punto di vista vocale. Toccanti e passionali erano le ballate Jealousy (al piano) e In Only Seven Days, curioso il vaudeville di Dreamers Ball, coinvolgente e piacevole l'hard pop di If You Can't Beat Them, sperimentali le prime commistioni danzerecce di Fun It (cantata da Taylor): la voce di Mercury era speciale proprio per quel suo sapore ruvido ma al contempo melodico, eccezionale nel rendere ottime anche le canzoni più catchy. Il titolo era quasi un pretesto per trarre in inganno l'incompetente stampa nazionale, come confermato dalle parole battagliere di Mercury: 'Siamo un bersaglio molto comodo, perché siamo diventati famosi più in fretta di qualsiasi altro gruppo. Ma le nostre pistole sono cariche e noi siamo pronti a usarle, se spareremo per primi sopravvivremo'. Sempre sagace e dalla battuta pronta, il cantante amava lasciare di sasso i giornalisti, sempre alle prese con domande banali e superficiali: 'Vuoi sapere le ragioni del successo dei Queen, mio caro? Il mio eccezionale carisma, naturalmente'. In linea globale, il disco riprendeva sonorità molto varie ed una certa pomposità, pur senza spingersi alle trame auliche del biennio 1975/76 e possedendo alcune tracce non imprescindibili: probabilmente, l'obbiettivo era quello di dimostrare che il vecchio hard rock non era superato, ma poteva ancora battagliare col punk. A ottobre partì il Jazz Tour, che trascinò la band inglese nel primo anno dalla fondazione senza nuovi dischi in studio; a proposito dell'importanza dell'impatto live della sua band, Freddie una volta affermò: 'Le canzoni dei Queen sono pura evasione. Dopo averle ascoltate, gli spettatori possono andarsene, dire che è stato grandioso e tornare ai loro problemi'. Non che i Queen avessero intenzione di restarsene con le mani in mano, anzi: il 1979 fu l'anno del colossale Live Killers Tour, del quale fu estratto il Live Killers, che concludeva la prima parte di una carriera sontuosa -l'epoca rock, quella dalle sonorità più dure- e si poneva come testamento di tutto il grande materiale settantiano della Regina. L'album sfoggiava una scaletta gonfia di energia e classici vecchi e nuovi, ed offriva una spettacolare copertina in cui i quattro componenti della band accoglievano trionfanti le ovazioni del pubblico, sotto una cascata di luci e colori. Il tour offrì uno spettacolo unico e completo, con scenografie grandiose ed un Freddie Mercury assoluto protagonista: la sua voce possente svettava stentorea nei travolgenti ritornelli ed il suo carisma coinvolgeva il pubblico nell'eccitazione globale, col singer che invitava la gente a cantare con lui. Uno showman nato, un animale da palco senza pari: un personaggio unico e inimitabile, che donava una clamorosa spinta in più all'eccellente bagaglio tecnico dei suoi compagni e che al tempo dichiarava: 'Non voglio che la gente ci consideri solo una band di hard rock classico, perché sappiamo fare molto di più. Se ci vedi sul palco capisci cosa siamo davvero. E' gratificante sapere che le persone ti vogliono, e mi piace che il pubblico risponda. A volte farebbero meglio a stare seduti e ascoltare le canzoni, ma io ricevo molta più energia quando il pubblico va su di giri'. In quel periodo, Mercury soleva salire sul palco con un giubbetto in pelle da motociclista, catene, cappello da poliziotto e occhiali da sole: un look molto heavy metal, tanto che fomentò una piccola rivalità con il Dio dell'Acciaio, Rob Halford. Questi sfidò Mercury in una prova motociclistica, ed il singer dei Queen rispose dicendo che avrebbe accettato soltanto se il leader dei Judas Priest si fosse esibito -come lui- con il Royal Ballet: non se ne fece nulla, ma la stima tra i due non cessò di certo. I Queen si esibirono in tutto il mondo, esaltando il celebre Budokan di Tokyo e suonando davanti a trentamila persone a Saarbrucken; la formazione inglese era all'apice, in un momento di forma strepitosa e con un palmares conclamato che già in quel momento ne facevano un'autentica icona rock mondiale. Ma la voglia di vivere il rock più viscerale non si era esaurita, nemmeno dopo aver toccato il cielo: infatti, a fine anno fu organizzato il Crazy Tour, che prevedeva esibizioni in club e piccoli spazi per cercare un maggior contatto col pubblico. La tournèe si concluse con lo spettacolo natalizio all'Hammersmith Odeon, assieme a The Who, Wings e The Clash, con un concerto benefico a favore della popolazione cambogiana. Il nuovo singolo, Crazy Little Thing Called Love, ebbe naturalmente un successo incredibile: si trattava di un brano rockabilly molto accattivante, che ribadiva e sottolineava la capacità della band di cimentarsi tanto con generi popolari quanto con ramificazioni più datate e blasonate nell'ambito rock.

1980: THE GAME INAUGURA IL PERIODO DELLE INNOVAZIONI POP-ROCK OTTANTIANE
Terminato il Crazy Tour la band pubblicò con successo il toccante singolo Save Me (1980) e, accompagnata dal nuovo produttore Reinhold Mack, iniziò registrare un disco che sarebbe servito per la colonna sonora del film Flash Gordon, commissionato dal produttore italiano Dino De Laurentiis. Si pensò ad un puro esperimento, esterno all'attività vera e propria della band; e, invece, i Queen tornarono sul mercato con una svolta significativa, anticipata dal singolo Play The Game e tangibile nel nuovo lavoro, The Game. Il singolo era una piacevole e rilassata ballata pop-rock con tanto di bell'assolo melodico, ma era il resto a stupire: composizioni poco elaborate, suoni asciutti, l'utilizzo del sintetizzatore -ripudiato fino a quel momento- e persino qualche sperimentalismo electro-pop, tangibile nella modernissima e ritmata Another One Bites The Dust, scritta da John Deacon e pubblicata come singolo in agosto. Questo pezzo ebbe un successo clamoroso e spinse la band in alto nelle classifiche internazionali, portandole una fama clamorosa ed una popolarità ormai mainstream. Mercury commentava con orgoglio: 'Facciamo sempre cose che la gente non si aspetta e abbiamo sempre messo il collo sotto la lama, fin dagli inizi: "spazzatura pretenziosa", dicevano. Ma i Queen sono questo. Alla fine la gente lo ha capito'. Anni dopo, John Deacon espresse il suo parere a proposito dell'introduzione dei sintetizzatori, fatto clamoroso se si pensa che fino a quel punto i dischi della band sfoggiavano l'orgogliosa dicitura "no synth": 'Volevamo conoscere meglio le nuove tecnologie, e i sintetizzatori erano diventati facili da utilizzare, non come i primi Moog. Bastava schiacciare un bottone per duplicare tutti i suoni e gli strumenti. Straordinario'. Il platter era comunque discreto, per quanto meno potente dei precedenti, e piaceva per la melodia catchy di Need Your Loving Tonight o Rock It - Prime Give (un pop-rock molto orecchiabile e coinvolgente), per l'emozionante prova vocale di Brian May in Sall Away Sweet Sister, per l'elegante e retrò Don't Try Suicide e, soprattutto, per l'avvincente rockabilly di Crazy Little Thing Called Love: in questa canzone era ancora Freddie Mercury a giganteggiare, con un tono piacione in pieno stile anni cinquanta. Il produttore Reinhold Mack ricordò in seguito la genesi del brano: 'Freddie venne in studio con un'idea e mi chiese di fargli registrare la voce e la chitarra ritmica prima che arrivassero gli altri. Era convinto che la bellezza di una canzone si potesse catturare registrando il più in fretta possibile, in modo da non disperdere l'ispirazione'. Anche Freddie stesso, con la consueta ironia, parlò a riguardo: 'Ho scritto Crazy Little Thing Called Love in bagno. Mi sono fatto mettere un pianoforte di fianco al letto, di notte mi sveglio e scrivo canzoni senza nemmeno accendere la luce'. Spinta dal successo del disco, la band si imbarcò nel The Game Tour, che riscosse il tutto esaurito in ognuna delle 46 date sul suolo americano. La band si presentò sul palco con immutata energia, ma anche con un look rinnovato: abbandonate tutine e chiome fluenti, Freddie Mercury sfoggiava un taglio di capelli molto corto, giubbotti in pelle nera e scarpe da ginnastica. Un gesto simbolico, che dimostrava come il cantante non si riconoscesse più negli eccessi degli inizi e, conosciute le prime pugnalate alle spalle ed i primi tradimenti, decise di adottare un approccio più sobrio. Dietro alla sfarzosa apparenza della rockstar festaiola si celava un uomo solo con tanto bisogno di affetto vero, e non di parassiti che approfittavano dei suoi sentimenti soltanto per interesse: 'Il successo mi ha portato soldi e fama, ma non quello di cui tutti abbiamo bisogno. Un rapporto d'amore'. Anche la copertina del disco, che raffigurava la band in bianco e nero, con giubbotti di pelle e sguardi duri, sembrava voler sottolineare l'immagine più asciutta, quasi in contrasto con la potenza musicale che -invece- andava in senso opposto, ammorbidendosi. Il cantante iniziò anche ad esibire un robusto paio di baffoni da macho, vicini all'estetica gay del tempo, e a Chicago fu subissato da un lancio di lamette da barba che non solo non lo scalfì, ma ne rinvigorì l'orgoglio: 'Pensate che li dovrei tenere questi baffi? No? Fottetevi! Un sacco di gente li odiava anche a San Francisco, mi hanno chiesto di tagliarli ma ho mandato affanculo anche loro'. Terminato il tour, i quattro tornarono in patria e ultimarono le registrazioni della colonna sonora di Flash Gordon: il disco omonimo conteneva frammenti parlati tratti dal film e due sole tracce cantate (non certo eccezionali), annettendo al suo interno sonorità modernistiche ed effetti 'spaziali'; ma si trattava di un lavoro davvero poco interessante, del tutto evitabile dal punto di vista meramente artistico. La Regina tornò on the road a ottobre, per la leg europea del The Game Tour e poi per il South America Bites The Dust, nel quale -alla faccia di numerose difficoltà di organizzazione- furono toccati per la prima volta paesi calorosi come Brasile e Argentina. A San Paolo, la band suonò di fronte a 131.000 spettatori, incendiando una bolgia senza pari e da guinness dei primati per un concerto rock; la stampa inglese criticò aspramente la scelta della band di suonare in paesi dai forti regimi dittatoriali come l'Argentina, ma Roger Taylor le rispose con coraggio e non presenziò all'incontro voluto dal Presidente Viola: 'Non siamo andati lì con una benda sugli occhi, sapevamo cosa stava succedendo. Non abbiamo suonato per i governi, abbiamo suonato per la gente. Per qualche ora abbiamo reso felici migliaia di argentini. Siamo sicuri che la musica rock non serva proprio a niente'? Nello stesso mese, Taylor pubblicò il primo disco solista di un membro dei Queen, quel Fun In Space che lo vedeva all'opera con tutti gli strumenti.

1982: HOT SPACE, IL CLAMOROSO FLOP ELCTRO-POP E I FORTI DISSAPORI INTERNI
I quattro inglesi, tornati dal fortunato tour americano, si misero a lavorare ad un nuovo lavoro nei Mountain Studio. Questi erano frequentati anche dall'apprezzato cantante David Bowie, il quale strinse amicizia con May e Mercury a tal punto da contribuire alla realizzazione di una canzone, Under Pressure. Si trattava di un pezzo decisamente pop, con il duetto tra Mercury e Bowie a riempire una trama semplice e priva di chitarrismi notevoli. Dopo la pubblicazione del singolo di Under Pressure, la band tornò in Sudamerica per il Gluttons for Punishment Tour (prosecuzione del precedente tour) ma decise di sospendere lo stesso in Messico, saltando alcune date per ragioni di sicurezza. I dieci anni della band furono celebrati nel 1981 con l'uscita del primo Greatest Hits (che però si concentrava sui successi commerciali ed ingiustamente soprassedeva sui primi dischi) ed una raccolta di tutti i video realizzati fino a quel momento (Greatest Flix). I Musicland di Monaco ospitarono la band a dicembre: la vita notturna ed una certa stanchezza compositiva influenzarono in negativo il nuovo processo di songwriting, che accusò un calo clamoroso e determinò un accresciuto feeling con la dance: il deludente Hot Space (1982) era improntato quasi esclusivamente sull'elettronica, ridondava di sintetizzatori e sembrava ripudiare quasi completamente l'hard rock. Brian May ebbe modo di spiegare i motivi della svolta, riconducendoli ad una improvvisa voglia di mettersi al passo coi tempi: 'Tutto partì dalla discoteca Sugar Shack di Monaco, la mia preferita. Era una discoteca rock con un impianto eccezionale, e il fatto che alcuni nostri pezzi non suonassero bene in quell'impianto ci spinse a cambiare tutto e usare il sintetizzatore, anche se non sapevamo come fare'. A parte Under Pressure, non vi era traccia di brani veramente belli: neppure il singolo Body language, un'eresia dance-rock che venne pure censurato per il video hot. Durante l'Hot Space Tour, Mercury volle occuparsi in maniera minore delle parti di piano e pertanto fu ingaggiato il tastierista Morgan Fisher, che sarebbe rimasto nella band fino al 1984 (sostituito poi da Spike Edney). I fans di lunga data rimasero a dir poco scioccati da un disco così sperimentale: neppure l'R&B di Back Chat o il soul di Cool Cat rialzarono le quotazioni del platter, che sparì in fretta dalle stazioni rock e minò la fama del quartetto oltreoceano: la seconda parte del tour fu, infatti, l'ultima nel Nordamerica. Molti danno la colpa di questo imprevedibile passo falso -il primo e, forse, l'unico tonfo così doloroso nella carriera della band- ad un periodo di feste e vita sregolata, che portò anche ad una certa fretta nella composizione. Brian May ammise candidamente: 'Non lavoravamo bene in studio. La vita sregolata ci faceva arrivare tardi, eravamo sempre stanchi e soprattutto per me e Freddie le distrazioni sentimentali erano distruttive'. La delusione dei fans e alcuni problemi interni portarono la band ad un periodo sabbatico: nel 1983 non vennero programmate né tournèe né pubblicazioni, ed i quattro musicisti (a parte John Deacon, che si dedicò alla famiglia) iniziarono a lavorare ad alcuni progetti solisti. Sempre il chitarrista inglese confermò che si trattava di un periodo davvero delicato a livello personale: 'Cominciavamo a starci sui nervi e a non sopportarci più, ma non abbiamo mai pensato di scioglierci. Non importa quanto talento tu abbia, la band è sempre più importante dei suoi singoli componenti'. Più ironico sarà Freddie Mercury quando, anni dopo, verrà interpellato sulle diatribe interne: 'Ho sempre pensato che saremmo andati avanti cinque anni e poi ci saremmo sciolti, ma alla fine siamo diventati troppo vecchi per dividerci. Mettere in piedi una nuova band a quarant'anni? Sarebbe troppo stupido'! Al di là di certi commenti simpatici, Freddie era fedelissimo alla Corona: 'Non ho mai avuto intenzione di andare in tour per conto mio o di lasciare i Queen. Senza gli altri sarei nessuno'.

1984: THE WORKS, LA RINASCITA DELLA REGINA ED IL SUCCESSO MONDIALE
I Queen ripartirono nel 1984 da Los Angeles, lavorando ad un nuovo progetto: ne nacque il singolo Radio Ga-Ga che -pur essendo contraddistinto da sfumature electro-pop- possedeva un buon tiro ed un ritornello catchy destinato a diventare un tormentone. Il video conteneva spezzoni del film Metropolis e si piazzò molto in alto nelle classifiche di vendita inglesi, anticipando di circa un mesetto l'uscita di The Works, un lavoro che cercava di recuperare lo stile hard rock di The Game pur mantenendo marcate peculiarità pop: si trattava dell'album del rilancio definitivo. La band era comunque più brillante rispetto ad Hot Space e regalò qualche buon momento di rock duro come Tear It Up e Hammer To Fall, quest'ultima dotata di un riffing roccioso e di un vocalism aggressivo che finalmente ricongiungevano la band col suo passato più hard, per la gioia di May: 'Ho sempre apprezzato il nostro materiale più duro. Alla fine il nostro ultimo album è risultato molto duro, ma ho dovuto lottare parecchio per farlo in questo modo. Abbiamo realizzato diverse fantastiche armonie e parecchie cose heavy che non avevamo fatto per anni. Le tensioni si sono sempre rivolte contro di me, perché nessuno nella band è attratto dal materiale da cui sono attratto io. Ottengo la massima soddisfazione dalle cose che possano martellare e che producano eccitazione. Sostanzialmente, io sono un ragazzino con la chitarra, amo il suono grasso, potente. Ma questo per gli altri non conta, e con questo sono d'accordo anch'io: il brano viene prima di tutto, il risultato è sempre un compromesso'. Non mancavano ballate molto toccanti come l'elegante It's A Hard Life e l'intensa Is This The World We Created?, un viaggio acustico nelle emozioni più intime e suggestive dell'animo umano: in linea generale è da osservare come la voce calda e potente di Mercury provocasse brividi forti, trasformando in una piccola perla anche un brano altrimenti normale. Man On The Prowl era il consueto esperimento retrò, un curioso r'n'r in stile anni cinquanta, mentre Keep Passing The Open Windows era un brano semplice e catchy, molto piacevole per quanto senza grandi pretese. Grande successo ricevette il singolo I Want To Break Free, un altro esempio di pop rock dalle forti tinte melodiche e dalle linee vocali accattivanti: famosissimo è anche il videoclip del brano, nel quale i quattro musicisti recitavano travestiti da casalinghe, per volontà del sempre dissacrante Freddie Mercury: 'Mi piace ridicolizzarmi. Se fossi stato una persona seria non avrei fatto la rockstar. La sola cosa che mi fa andare avanti è che rido di me stesso'. Questo disco coincise anche con un indirizzo lirico più attento al sociale e rappresentò l'ennesimo successo commerciale, facendo man bassa di alte posizioni nelle classifiche di tutto il globo; sulla copertina mostrava una bella foto in bianco e nero della band, con i quattro musicisti seduti per terra e in abiti casual. Addirittura, la formazione inglese fu presente come ospite al Festival di Sanremo, e si esibì sul Palco dell'Ariston suonando per due serate in playback Radio Ga-Ga (nonostante le pressioni di Mercury per suonare dal vivo). Ad agosto partì il The Works Tour, caratterizzato da sgargianti costumi futuristici ispirati proprio da Metropolis: la scenografia moderna e le sempre spettacolari esibizioni della band garantirono il tutto esaurito praticamente immediato nei concerti britannici, con i Queen ormai alle prese con scalette zeppe di hit orecchiabili famosissimi e ben pochi estratti degli esordi rock. Ovviamente non mancava mai l'incredibile Bohemian Rapsody, ma si trattava solo di una piccola parentesi tra una Radio Ga-Ga ed una Another One Bites The Dust; Mercury correva tra scalette e rampe, destreggiandosi in pose da macho e portando in giro per tutto il palco l'asta del suo microfono. Per la prima volta la band si esibì in Sudafrica, accettando di suonare per dodici date a Sun City, città simbolo dell'apartheid nella quale le Nazioni Unite avevano vietato le esibizioni artistiche: molte furono le critiche che colpirono la band -accusata di suonare nella culla delle discriminazioni razziali pur di arrotondare il proprio conto corrente- ma May rispose semplicemente di aver suonato per un pubblico di tutte le razze, senza essere neanche lontanamente una formazione politicizzata. Terminato il tour, venne registrata una canzone natalizia che non venne destinata a nessun disco in studio: Thank God It's Christmas.

1985: ROCK IN RIO, LA RITROVATA COESIONE E LE ARENE AI PIEDI DELLA REGINA
Gli ultimi eventi avevano fatto calare la popolarità della band, che per rilanciarsi partecipò al mastodontico Rock In Rio (1985), assieme ad artisti della scena hard rock ed heavy metal mondiale come AC/DC, Iron Maiden e Yes: la Regina calcò le assi del palco brasiliano aprendo e chiudendo l'evento, ed esibendosi di fronte a 250.000 spettatori in visibilio. Lo show fu trasmesso in diretta televisiva in tutto il Sudamerica, e ne fu realizzato una raccolta live dal titolo omonimo. La band si espresse con grandissima energia, tenendo il palco con carisma, teatralità e mestiere: fu un successo di proporzioni titaniche, dopo cui riprese il The Works Tour. Rodati da tanti anni di concerti impegnativi, i Queen si ritrovarono con sempre maggior frequenza a suonare nei grandi stadi, partecipando ad eventi di caratura internazionale come il Live Aid (13 luglio 1985), uno show umanitario organizzato da Bob Geldof allo scopo di ricavare fondi in favore delle popolazioni dell'Etiopia, colpite da una grave carestia; la partecipazione dei rocker inglesi era determinante, secondo Geldof la popolarità che l'act britannico vantava in Sudamerica era straordinaria, e rappresentava un incentivo notevole per la coscienza e la morale del pubblico che avrebbe partecipato all'evento. I Nostri, inizialmente titubanti (soprattutto a causa dell'esiguo minutaggio garantito per le esibizioni), accettarono l'offerta e si esibirono al Wembley Stadium di Londra, riempiendo i venti minuti concessi loro con Bohemian Rhapsody, Radio Ga Ga, Hammer to Fall, Crazy Little Thing Called Love, We Will Rock You e We Are the Champions davanti a 72.000 spettatori. Fu un trionfo: la stampa, da sempre intransigente col four pieces di Sua Maestà, definì memorabile la loro performance e celebrò 'il mito di insuperabile frontman' cucito addosso a Freddie. Non ci si poteva aspettare di meglio, dagli impreparati e ciarlatani giornalisti musicali: serviva un evento mondano, magari benefico, per aprire gli occhi a chi aveva sempre denigrato lo stile pomposo della Regina, anche al cospetto dei primissimi dischi, quelli sì di caratura davvero colossale. Brian May analizzava il momento positivo con umiltà e oggettività: 'Abbiamo avuto i nostri alti e bassi, il pubblico deve rendersene conto. Tutti pensano che non possiamo sbagliare, che sia facile per noi fare un disco, ma non è così. Ci sono vari livelli di successo e siamo consapevoli che il nostro prossimo album potrebbe sempre essere l'ultimo. Non ci piace ripeterci, quindi c'è sempre la possibilità che al pubblico non piaccia quel che facciamo'. Anche John Deacon, che qualche tempo prima aveva rilasciato dichiarazioni sconfortanti ('I Queen non sono più un gruppo realmente unito ma quattro individualità che lavoravano insieme') sottolineò come questa esperienza avesse ridato grande entusiasmo alla sua band: ''Il Live Aid ci ha totalmente rivitalizzati, restituendoci l'entusiasmo di un tempo. Aggiunse Roger Taylor: 'Dopo tanti anni assieme, senza cambi di formazione, ci esaltiamo ancora quando siamo insieme in studio e ascoltiamo la musica che abbiamo scritto. Siamo come ragazzini'. I quattro si misero dunque a lavorare ad un nuovo disco, che fu anticipato dal singolo One Vision (ispirato da un discorso di Martin Luther King Jr), e furono contattati dal regista Russel Mulcahy per la realizzazione della colonna sonora del film Highlander - L'ultimo Immortale: il full length sarebbe stato comunque un lavoro autonomo e svincolato del film, al quale avrebbe semplicemente prestato le sue canzoni. In quel periodo, Freddie Mercury pubblicò anche il suo primo lavoro solista, Mr. Bad Guy, il quale conteneva un misto di ballate e pezzi funky.

1986: A KIND OF MAGIC, LIVE MAGIC E LIVE AT WEMBLEY: SUL TETTO DEL MONDO
Anticipato dal successo clamoroso del singolo omonimo, A Kind Of Magic uscì nell'estate 1986 piazzando subito al primo posto nelle classifiche nazionali la sua coloratissima copertina, nella quale comparivano i Queen in una sorta di versione-cartoon, con fisici pompati e sgargianti giacche gialle. L'album proseguiva la scia stilistica del precedente, ed era dunque ricco di pezzi melodici, dall'orecchiabilissimo tiro pop-rock come la bella opener One Vision o la celebre power ballad Friends Will Be Friends (arricchita da un assolo di chitarra morbido e semplice). L'onirica e "magica" title-track, con i suoi toni soft e le vocals sognanti, era uno dei picchi assoluti del disco; assolutamente meravigliose erano One Year of Love, una ballata struggente dotata di vocals intensissime ed abbellita da un emozionante assolo di sax, e Who Wants to Live Forever, una composizione suggestiva e dai toni epici, quasi operistici, con un Freddie Mercury imponente, capace di toccare corde ed emozioni inviolabili. Gimme The Prize era più rocciosa, non irresistibile (tanto che non piacque molto nemmeno agli stessi suoi autori); Pain Is So Close to Pleasure e Don't Lose Your Head contenevano reminescenze dance-rock riconducibili alla sterzata stilistica di inizio Eighties, mentre Princes of the Universe concludeva il disco sprigionando un'energia epica ed un flavour cinematografico che quasi rispolverava la classica pomposità dei Queen in chiave moderna. In essa, Mercury sfoggiava una prova evocativa e con sprazzi molto aggressivi, mentre May rispolverava riffoni corposi e atmosfere esaltanti. Il disco, dunque, fu un notevole passo avanti e rilanciò in grande stile la formazione inglese: era completo e ispirato dal punto di vista creativo, oltre a mettere in luce le qualità di tutti i musicisti, i quali scrissero uno dei quattro singoli a testa: A Kind of Magic, One Vision, Friends Will Be Friends, Who Wants to Live Forever. Freddie Mercury affermava trionfante: 'Mettere una band come noi in studio di registrazione è come tirare una bomba: non può far altro che esplodere'. Il Magic Tour partì da Stoccolma e passò alla storia come l'ultimo nonché il più grande, spettacolare e sfarzoso di tutta la carriera dei Queen, grazie ad un palco mastodontico e ad un pirotecnico impianto luci: circa un milione di spettatori affollò le platee nel corso delle 26 date di tournèe, con i biglietti per le sei serate britanniche polverizzati da oltre 400.000 fans scatenati. Memorabili furono le esibizioni dell'11 e 12 luglio nell'Arena di Wembley davanti a 70.000 spettatori: la prestazione monstre della band, la voce imperiosa di Freddie Mercury e la sontuosa tenuta del palco resero memorabili quelle notti, nelle quali fu sciorinato un repertorio ricchissimo di classici del rock inglese come Bohemian Rhapsody e Tie Your Mother Down, oltre all'immancabile messe di hit conosciute ormai ad ogni latitudine: i brani del repertorio più recente come Friends Will Be Friends, Radio Ga Ga o I Want To Break Free si prestavano magnificamente al ruolo di inni da stadio, facendo cantare tutto il pubblico in coro e provocando emozioni vertiginose. Ma del resto quella di saper scuotere e coinvolgere il pubblico era sempre stata una dote innata nei Queen, trascinati dall'immenso Freddie Mercury in tenuta sgargiante (il suo giubbotto giallo ed i suoi pantaloni bianchi sono forse l'immagine più popolare che ci resta del singer): anche di fronte ad anthems meno freschi come We Will Rock You o We Are The Champions le platee reagirono con grande trasporto. Il cantante concludeva gli show sulle note dell'inno britannico, God Save The Queen, vestito da Re e con tanto di mantello e corona: un'immagine fortemente simbolica. Roger Taylor affermò orgoglioso: 'Abbiamo un palco così grande e così bello che farà sembrare Ben Hur un episodio dei Muppets. Siamo la migliore live band del mondo in questo momento e abbiamo intenzione di dimostrarlo'. Anche se il tour doveva concludersi a Marbella, in Spagna, fu organizzata un'ulteriore tappa ungherese, che permise ai nostri di diventare la prima band rock occidentale ad esibirsi oltre la cortina di ferro; naturalmente, fu un altro trionfo, una prestazione vocale che vide ancora una volta Mercury sugli scudi, in un regale completo bianco. Tuttavia, nel party post-concerto, il cantante fece trapelare che quello sarebbe stato l'ultimo concerto della sua band, cosa che alimentò le voci di scioglimento. Le migliori esibizioni del tour vennero immortalate nel Live Magic, un album dal vivo che diventerà una sorta di testamento: infatti, di lì a poco anche John Deacon iniziò ad accusare segnali di cedimento, arrivando sull'orlo di un collasso nervoso a causa della stressante vita on the road.

UN UOMO SOLO, ALLA RICERCA DI AFFETTO VERO E GENUINITA': FREDDIE MERCURY
Con sempre maggior frequenza, Freddie Mercury tendeva a mostrare il suo lato emotivo più sensibile, sottolineando a più riprese il suo bisogno di affetto genuino: 'Le persone sono spaventate quando mi incontrano, ma in realtà sono una persona timida'. Il ruolo di supereroe che aveva sempre ambito sembrava iniziare ad essere un pesante fardello dal quale era difficile discostarsi, anche se le vampate di orgoglio tornavano costantemente: 'Sono un uomo fatto di estremi. Ho un lato tenero e un lato duro, senza quasi niente in mezzo. Posso essere vulnerabile come un bambino, ma quando sono forte nessuno può fermarmi'. Una volta, parlando della sua bisessualità, Freddie disse: 'Non potrei innamorarmi di un uomo come mi innamoro di una ragazza'. La sua storia più importante, infatti, fu con Mary Austin, con la quale nacque un ancor più solido e profondo rapporto di amicizia dopo la fine della relazione: 'Abbiamo cura l'uno dell'altra, e questa è una meravigliosa forma di amore. Potrei avere tutti i problemi del mondo, ma avrei Mary e questo me li farebbe superare. Non potrebbe esserci una persona migliore a cui lasciare tutto, quando me ne andrò. Naturalmente i miei genitori sono citati nel mio testamento, così come i miei gatti, ma la maggior parte andrà a Mary. Se dovessi morire domani, lei sarebbe l'unica persona in grado di avere a che fare con la mia fortuna. Lei lavora nella mia organizzazione e ha cura del mio aspetto finanziario e di tutte le mie proprietà, è autista, cameriera, giardiniera, promotrice e avvocatessa.' Difficilmente il cantante spazzava il campo da dubbi e curiosità sulle sue preferenze sessuali, preferendo confondere i giornalisti: 'Certo che gioco con la sessualità. Se le persone mi chiedono se sono gay, rispondo che sta a loro scoprirlo'. Nonostante la ricchezza e la fama, Freddie restava un uomo generoso: 'Amo avere molto denaro, ma non sto a contarlo. E poiché ne ho molto più di quello che mi serve, ne regalo parecchio alla gente che mi piace. Cerco di godermi la vita, e se non avessi denaro non smetterei di divertirmi. All'inizio, quando facevo fatica a guadagnare dei soldi, li mettevo da parte per un paio di settimane e poi li bruciavo in un solo giorno, così da avere una vampata di divertimento'. La band si prese una lunga pausa che durò per tutto il 1987 e Mercury iniziò a parlare con sempre più preoccupazione a riguardo del dilagare del virus dell'AIDS, sottoponendosi a diversi test che si rivelarono negativi; purtroppo, i risultati non erano attendibili: il vocalist, in realtà, aveva già contratto l'HIV. Il cantante fece in tempo ad incidere una cover della raffinata The Great Pretender dei Platters e collaborò con la cantante lirica Montserrat Caballè per registrare l'album Barcelona, la cui title-track sarebbe divenuta l'inno dei Giochi Olimpici del 1992, mentre Taylor mise in piedi un progetto parallelo (The Cross) con cui pubblicò l'album Shove It.

(continua)



Unia
Sabato 28 Settembre 2013, 10.41.02
5
Non potevano mancare quattro leggende così! Bravo Rino e God save the Queen!!! Il live at Wembley resterà nella storia del rock.
Ovest
Venerdì 27 Settembre 2013, 19.55.37
4
Comunque nemmeno le copertine di A Night at the Opera e di A Day at the Races erano foto
Matocc
Venerdì 27 Settembre 2013, 18.22.15
3
beh, c'erano anche Put Out the Fire e Las Palabras de Amor... per il resto effettivamente HS è un album un po' così (anche se il basso di Back Chat è divertentissimo e Cool Cat sembra un pezzo degli Imagination)
Madblade
Venerdì 27 Settembre 2013, 14.17.43
2
Per un amante delle sonorità "rock", Hot Space rimane comunque quasi del tutto inascoltabile. L'unico album della Regina di cui apprezzo solo un misero 10% (Under Pressure) e poi neanche così tanto. Tutto il resto è leggenda.
Nikolas
Venerdì 27 Settembre 2013, 8.58.00
1
Uh, qui mi serve del tempo per scrivere un commento lo farò tra qualche giorno mi sa Dico solo che analizzando veramente bene la storia dei Queen e la loro "essenza" Hot Space lo si valuta in maniera diversa da come è stato accolto ai tempi
IMMAGINI
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Poster della band
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Freddie on stage
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La Regina al completo
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Sfondo rosso
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Sfondo nero
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May, Red Special & Mercury
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Quelli di Taylor sono orecchini?
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All Blacks
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On stage
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Queen ed ombre
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I quattro alfieri del pop/rock
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On the road
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Baffi di Freddie in primo piano
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Celebre immagine del cantante
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Con l'asta del microfono
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L'uomo in calzamaglia
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Incoronato
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Freddie sugli scudi
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Un uomo ed il suo microfono
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Con mantello e corona
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May in camicia
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Roger Taylor
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Posa ammiccante
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John Deacon
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Sul palco immortale di Wembley
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Freddie ed il suo pubblico
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Sotto il cielo di Wembley
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May
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