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GUS G. - CLINIC - Agriturismo La Perciata, Siracusa 11/10/2013
15/10/2013 (1744 letture)
Organizzato dai ragazzi del MMI (Modern Music Institute) di Siracusa nel quadro di un giro di clinics a livello nazionale, l’incontro con Gus G era molto atteso dai chitarristi e dagli addetti ai lavori siciliani. La sua venuta nella Trinacria, inoltre, è stata accompagnata dalla presenza di Andrea Martongelli, (Arthemis, Power Quest) a rendere il tutto ancora più interessante. Ecco come sono andate le cose.

UN CHITARRISTA ED UN PAIO DI DAMIGIANE
Dato che l’orario di inizio della clinic è inusualmente fissato alle 15,30 per problemi legati al volo di ritorno dei protagonisti, affrontiamo l’autostrada intorno alle 13,00 di una giornata piuttosto uggiosa che, in seguito, si trasformerà in temporalesca. Dopo circa due ore e mezzo giungiamo presso la location dell’evento -un agriturismo a pochi minuti dallo svincolo autostradale- dove una ventina di ragazzi stazionano già in attesa di poter accedere alla sala. Sbrigate molto celermente le operazioni di accredito, veniamo introdotti nella zona dietro il set allestito per la clinic. Parlare di vero backstage è improprio, visto che, come si può notare dalle foto, si trattava dell’anticucina del ristorante, normale destinazione d’uso della sala in cui si è tenuto l’evento. La struttura non è certo concepita per gli eventi musicali, quindi nulla da criticare in questo senso. Inoltre è stato anche divertente incontrare per la prima volta Gus G seduto a riscaldarsi davanti ad un paio di damigiane di vino. Scambiamo due chiacchiere e scattiamo qualche foto ricordo con lui ed un più che gentile Andrea Martongelli, i quali, nonostante i tempi siano davvero ristrettissimi, si prestano gentilmente a rilasciarci qualche breve dichiarazione che potete leggere a fondo pagina, poi è tempo di iniziare la clinic.

BASI E CELLULARI
Esattamente all’orario previsto e davanti ad un pubblico di circa cinquanta unità, è Andrea Martongelli, a sua volta introdotto da un membro dell’organizzazione, a presentarsi al pubblico introducendo le modalità dell’esibizione, per poi scaldare il pubblico con l’esecuzione di tre pezzi le cui basi venivano da lui selezionate tramite cellulare: Crossfire, Screaming Ninja e Dark Days, inusuale ballad che farà parte della tracklist del suo primo album solista in uscita nella prima parte del 2014. Dopo un’attesa brevissima, tocca allo stesso Martongelli presentare al pubblico il protagonista dell’evento: Gus G. Il chitarrista, avvalendosi della traduzione di Andrea, presenta brevemente l’impostazione della clinic, per poi partire con alcuni pezzi dei Firewind, il primo dei quali è Wall of Sound, seguito da Insanity e Few Against Many. Durante queste esecuzioni è stato possibile osservare lo stile asciutto, essenziale e preciso di Gus, il quale, senza fronzoli ed orpelli stilistici non essenziali, ha eseguito i pezzi in maniera molto naturale, facendoli sembrare quasi facili.

SHOTS, JAM ED ATTESE
A questo punto è partita la discussione con il pubblico, stimolata dalle domande dei presenti riguardanti i metodi da lui studiati durante le fasi di apprendimento dello strumento (i più diffusi, integrati da video didattici ad esempio di Malmsteen, riviste specializzate e lo studio della chitarra classica al conservatorio di Salonicco), il miglioramento reso necessario dall’entrata nella band di Ozzy e le grasse risate che si possono fare con lui. La discussione si è poi spostata sulle sue influenze extra-metal, ossia sul blues in generale e su quei chitarristi di confine che hanno introdotto (o riportato) elementi blues nel metal, in particolare Gary Moore e Michael Schenker. Ritornando poi al discorso circa la sua entrata nella band di Ozzy -immancabili le domande in questo senso- divertente il suo resoconto sulle modalità con cui è stato contattato ed ha sostenuto il provino. Gus ha raccontato di aver ricevuto una mail da parte del management di Ozzy in cui gli veniva reso noto l’interessamento del Madman per la sua opera e lo si invitava a preparare sette brani per sostenere il provino. La reazione del chitarrista è stata ovviamente di shock, inducendolo a bersi tre shots di whisky nonostante non sia un gran bevitore ed a restare sveglio tre giorni, quasi come se fosse sotto cocaina. Volato a L.A. è entrato in studio (con dieci pezzi pronti al posto dei sette richiesti) ed ha cominciato a jammare con la band, con Ozzy che chiamava il pezzo successivo prima ancora che finisse quello in esecuzione, in modo da ottenere una specie di canzone continua, per poi restare improvvisamente solo in studio senza sapere niente in merito alla sua entrata o meno alla corte di Osbourne. Questo finché il batterista non è venuto a dirgli: “Ti hanno preso”. E lui: “Come fai a saperlo?” “Se no ti avrebbero buttato fuori subito”. La previsione si è poi rivelata esatta, visto che di lì a poco sono stati Ozzy e Sharon in persona a comunicargli ufficialmente la cosa.

LA STRIZZA DELL’IMPROVVISATORE
È il caso di ritornare a suonare: Till the End of Time ed un altro paio di pezzi fanno risalire la tensione, riportando il focus della manifestazione sulla musica vera e propria. Terminato questo nuovo intermezzo, Gus si lancia in una minuziosa descrizione della sua attrezzatura, immagino per ragioni contrattuali, viste le numerosissime citazioni dei vari marchi di cui è endorser. Di questa parte da citare la scanalatura delle corde da lui utilizzata, una 10/56 con accordatura un tono sotto. Entriamo quindi nella parte finale della clinic con alcune altre domande su Ozzy come persona, a quanto pare estremamente divertente e capace di incitare chi suona con lui a metterci del proprio, non limitandosi a replicare quanto fatto dai predecessori, almeno in sede live. Altre domande hanno riguardato la pesantezza dell’eredità di Zakk Wylde, da lui molto rispettato e sulle tecniche utilizzate, la “strizza” che ancora accompagna chi si espone su un palco e sulla necessità di lavorare duramente per imporsi, specialmente provenendo da una terra che, come la Grecia, non brilla per cultura rock-metal. A questo proposito, di tecnica in particolare si è parlato piuttosto poco, con Gus che ha insistito molto sulla capacità di improvvisare senza pensare minimamente a cosa si deve fare ed a quali tecniche utilizzare mentre lo si fa. Il tutto a patto di possedere un solido bagaglio di studi alle spalle, che consente al musicista di lasciarsi andare dal vivo senza troppi rischi di brutte figure, fermo restando che le improvvisazioni possono riuscire più o meno bene, proprio in quanto tali. Molto divertenti i suoi ricordi, sollecitati da una domanda in proposito del suo lavoro con i Dream Evil, prima, entusiasmante esperienza professionale, divertente anche per i suoi testi definiti quasi imbarazzanti ripensandoci oggi. Clinic che termina puntualissima alle 17,30 con Scream ed un altro paio di canzoni, prima delle foto di rito, gli autografi e la consegna degli attestati di partecipazione agli interessati, il tutto sempre in maniera veloce -l’aereo incombeva- ma informale.

DUE ORE MOLTO CORTE
Tirando le somme, quella di Gus G è stata una clinic un po’ diversa rispetto alle molte delle quali vi abbiamo dato contezza, con un po’ più di musica (non certo un male, dal mio punto di vista) e con pochi discorsi relativi alla tecnica pura. Questo ha fatto sembrare la clinic stessa molto più corta delle due ore che è effettivamente durata, segno che alla fine dei conti non c’è stato il tempo di annoiarsi. Gus, come tutti i veri, grandi musicisti, si è rivelato molto alla mano e disponibile, disposto da subito a scherzare dopo esserci conosciuti ed altrettanto disposto a parlare ai nostri microfoni pur a ridosso dell’inizio dell’esibizione e durante il riscaldamento ed a scattare qualche foto informale a bordo piscina. Altrettanta la disponibilità e l’entusiasmo da parte di Andrea Martongelli, sia nei nostri confronti che in quelli dell’evento in sé.
Prima di chiudere, dunque, ecco le brevissime interviste con i due musicisti.

INTERVISTA GUS G
Francesco: Ciao Gus. Immagino che ti chiedano in continuazione del tuo lavoro con Ozzy e che qualcuno lo farà anche questo pomeriggio. Io invece vorrei chiederti di parlarmi di Gus G come chitarrista, a prescindere da quello che fai con Ozzy.
Gus: Sì, certo. Ho la mia band, i Firewind, ormai da molti anni, ed in passato ho suonato con molti altri gruppi, Dream Evil, Arch Enemy, Nigthrage, incidendo oltre quindici album. Penso a me stesso semplicemente come un musicista hard rock/heavy metal, tutto qui.

Francesco: Cosa ti aspetti dall’esperienza di questo pomeriggio e come sono andate quelle dei giorni scorsi?
Gus: Sì, è un giro di quattro clinics tra nord e sud. Questa è la prima volta che vengo in Italia e mi sto divertendo molto. Amo fare le clinics perché è qualcosa di diverso dai normali spettacoli e mi diverte anche un po’. L’ospitalità è stata buona, ho incontrato bella gente lungo la strada, tutte le persone si sono divertite ed ho incontrato molti ragazzi “cool”. È stato molto bello e ne sono molto soddisfatto. Mi sono divertito molto al Nord Italia, la gente mi ha trattato molto bene ed ha partecipato. Non ho ancora tenuto questa clinic, ma Andrea mi ha detto che mi divertirò molto, mi ha detto: “Vedrai che amerai il Sud, sono davvero folli” (nel senso buono, ovviamente - NdA), adesso vedremo, eh eh.

Francesco: Cosa stai preparando adesso?
Gus: Bè, adesso mi appresto ad andare per la prima volta in Australia con i Firewind, poi la prossima primavera farò uscire il mio primo album da solista che sto mixando proprio ora. Ci saranno parecchi ospiti ed alcuni cantanti molto forti. Poi mi prenderò una pausa, quindi spero di tornare a lavorare sul nuovo album di Ozzy, dipenderà anche dagli sviluppi dell’attività dei Black Sabbath.

Il tempo incalza, mancano poco più di cinque minuti alle 15,30, c’è però ancora il tempo per sentire Andrea Martongelli.

Francesco: Ciao Andrea. Innanzi tutto le tue impressioni circa il tuo lavoro durante queste clinics con Gus.
Andrea: Ok, intanto c’è da dire che io e Gus siamo amici dal 2007, quando siamo stati in tour con Angra, Firewind e Power Quest, la band inglese in cui ho suonato per otto anni. Da lì siamo sempre rimasti in contatto, trovandoci spesso in vari fest in cui suoniamo io con gli Arthemis e lui con i Firewind. Siccome sto lavorando con l’MMI da anni come coordinatore della parte di chitarra rock-metal, gli ho detto: Gus, manchi solo tu, stavolta devi esserci.” Lui è stato super contento di farlo e di farlo insieme, così ci saremmo divertiti di più, cosa che infatti sta succedendo. Il pubblico sta rispondendo benissimo e Gus dice che l’accoppiata tra me e lui, essendo molto simili, ma non uguali, rende molto. Questa è una soddisfazione per me e lui è contentissimo.

Francesco: Quindi dobbiamo aspettarci qualcosa da voi due insieme nel prossimo futuro?
Andrea: Questo non lo so. Dipende dagli impegni di entrambi. Io ne ho molti, lui ovviamente molti di più. Ora suonerò in giro per l’Europa con gli Arthemis...

Francesco: Ecco, parlami del tuo lavoro con la band.
Andrea: Adesso stiamo scrivendo materiale nuovo, nel frattempo io sto finendo il mio disco solista che avrà come ospite Micheal Angelo Batio ed altri dei quali non posso ancora dirti. È il mio primo album solista, tra l’altro strumentale e ci tengo a farlo venire davvero bene. Con gli Arthemis suoneremo a fine novembre a Londra, poi all’Hard Rock Hell nel mainstage insieme a The Answer, Airbourne ed altri, registrando nell’occasione il nostro live ufficiale. Poi sappiamo già che parteciperemo ad altri fest europei importanti, ma dobbiamo attendere l’annuncio ufficiale da parte loro per parlarne.

Francesco: Tu che giri molto all’estero, come vedi la situazione relativa alle presenze ai concerti fuori dall’Italia? Qui sono generalmente in calo.
Andrea: Cambia molto da Paese a Paese. A me piace ed è sempre piaciuto suonare in Italia, ed è sempre bello suonare ovunque. La cosa che vedo ad esempio in Inghilterra quando ci suoniamo è che ci sono degli show all ages, cioè con le famiglie al completo e tutti con le magliette delle band, ed è bellissimo. È una cosa che è nella cultura metal del posto da anni.

Francesco: Ed è una cosa diffusa. Succede anche nel calcio. Padri e figli allo stadio con la maglietta della squadra tutti insieme a tifare. Eppure loro vengono da una bruttissima situazione in questo settore, ma sono riusciti a ribaltarla. Da noi invece la condizione opposta riguarda tutte le forme di spettacolo, siamo sempre quelli che tifano contro la squadra avversaria e non a favore della propria.
Andrea: È vero, poi una cosa che non mi piace è la pigrizia nel muoversi. La gente si scoccia a fare dieci metri. Qui ho detto: “Ragazzi, vi porto Gus G a dieci minuti da casa (supponendo di essere del posto, ovviamente - NdA), ma dovete esserci”. A questi eventi bisogna esserci, se il metal ti piace veramente come dici. È facile scrivere nei vari social network senza metterci la faccia, ma la musica è un’altra cosa, c’è differenza tra ascoltarla e viverla. Tante volte ci si lamenta che non c’è mai niente, ma lo si fa nel pub mentre si spendono 40 euro di birra invece di 10 euro per un concerto, magari privandoti di un’esperienza indimenticabile.

Francesco: E magari in quel pub ci vanno per sentire la cover band di Vasco, Liga e roba simile.
Andrea: Non farmi parlare di queste cose che poi partono... (suppongo delle imprecazioni colorite - NdA). Io capisco e rispetto le persone che magari lo fanno di lavoro e magari ci mantengono la famiglia. Talvolta c’è tanto altro dietro a certe situazioni e bisognerebbe sapere le cose fino in fondo, ma io sono dalla parte di quelli che scrivono musica. Con tutto il rispetto, ma sono ambienti completamente diversi.

Purtroppo il tempo a disposizione per le interviste termina proprio quando la discussione entra nel vivo. Quelli fatti con Andrea Martongelli sono discorsi che su queste pagine abbiamo fatto mille ed una volta, ma non smetteremo ugualmente, perché la musica va protetta affinché lei possa proteggere i migliori momenti delle nostre vite.

Foto a cura di Saverio Micali.



Arrraya
Venerdì 18 Ottobre 2013, 22.22.34
6
Fa piacere sapere che personaggi come Gus, nonostante l' incredibile occasione avuta, siano rimasti spigliati e (come dice raven) non montati. Ragazzi, questo dalla Grecia alla corte di ozzy, ci sarebbe da perdere la testa. ottimo Gus
Raven
Venerdì 18 Ottobre 2013, 18.13.04
5
Chiaramente non poteva stravolgere tutto, inoltre credo che Ozzy apprezzi qualche variazione di stile, ma non certo su disco. Dal vivo le versioni dei vecchi pezzi sono più personali.
brainfucker
Venerdì 18 Ottobre 2013, 17.54.18
4
bravo chitarrista, ma non mi ha mai convinto il cambio di stile che ha fatto con l'ingresso nella band di ozzy, ha praticamente ricalcato lo stile di zakk wylde(pure in particolari come gli armonici o lo stile delle chitarre)
Raven
Mercoledì 16 Ottobre 2013, 21.22.43
3
E come sempre quando si ha a che fare con i grandi, gente molto alla mano e per nulla montata.
deedeesonic
Mercoledì 16 Ottobre 2013, 18.23.04
2
@Hero, condivido in pieno il tuo commento, ma davvero dal Trentino devi fare 8 ore di treno per arrivare a Milano? Roba da pazzi!
HeroOfSand_14
Mercoledì 16 Ottobre 2013, 14.26.59
1
Mi piace lo stile di Gus, davvero un buon chitarrista, e questa clinic fatta in una location "intima", piccola e con poche persone secondo me è veramente originale, come una lazione scolastica effettuata però da un grande professionista del settore. Parole sante quelle di Andrea Martongelli, che non conosco, ma che quando parla delle cover band rispecchia in pieno il parere mio e di molti, ma che non è abbastanza per far cambiare qualcosa in questo paese. Se ci si arrabbia perchè la proprio band preferita non viene a suonare vicino casa, e poi quando succedono eventi di questo genere si sta a casa a guardare la tv, è un controsenso puro, capisco la voglia dei fan metal che abitano al sud visto che passano poche band famose, ma pure da me in Trentino non se ne vedono mai, eppure le 8 ore totali di treno per andare a Milano a vedere qualche gruppo che me sono fatte più che volentieri, la musica dal vivo è tutta un'altra cosa.
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15/10/2013
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GUS G. - CLINIC
Agriturismo La Perciata, Siracusa 11/10/2013
 
 
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