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FATES WARNING + DIVIDE MULTITUDE + MASTER EXPERIENCE - Colony, Brescia, 13/10/2013
17/10/2013 (2967 letture)
La storia è sempre quella, passano gli anni ma l'attitudine non cambia. Se la musica chiama non si può non rispondere e stasera i Fates Warning più che richiamarmi mi hanno urlato nello stomaco. Questa è l’unica data italiana del tour che promuove il nuovissimo Darkness in a Different Light a ben sette anni distanza dalla loro ultima apparizione, in quell'Evolution festival a Firenze che in molti ricordano ancora piacevolmente. Al loro fianco ci sono i norvegesi Divided Multitude e gli italiani Master Experience. Ecco a voi il racconto della serata passo passo.

MASTER EXPERIENCE
Sono le otto su per giù ed il locale sembra ancora vuoto; sembra perché la nuova location del Colony è molto ampia e il pubblico è disperso tra birre, banchetti di dischi e divanetti. Questo aspetto sicuramente può sembrare ostile ad una live performance, ma così non è. La prestazione dei nostrani Master Experience è ispirata ad un prog di stampo classico e propone in diversi momenti spunti di interesse, dati i costanti richiami ai Fates Warning (scoprirò poi che suonarono all’inizio della loro carriera diverse cover del gruppo statunitense ed ecco scoperto l’altarino). Ciò non deve essere visto come un male, sia chiaro, solo che in alcuni momenti la sensazione di essere ancora di fronte alla cover band di questi ultimi è salita prepotentemente; oserei dire che il marchio degli insegnanti è ancora forte nelle venature del gruppo, ma andiamo avanti. La scaletta prevede brani estratti dall'ultimo album in studio Billions of Graves, un concept album che propone diversi spunti di riflessione. Perché il mio entusiasmo non sale a livelli colossali? Semplice, le canzoni non decollano, pur essendo tecnicamente valide non ci sono momenti che fanno sussultare e man mano la gente sotto il palco defluisce verso il birrificio presente. A dispetto di tutto c’è da segnalare il brano strumentale, che fa in modo che il gruppo si lasci andare senza incappare in errori di presunto plagio. Quarantacinque minuti e si chiude qui la prestazione, tra alti e bassi, ma meritevoli d’attenzione, perché ricordiamoci che sotto sotto in Italia la musica viene suonata, a dispetto dei grossi nomi internazionali.

DIVIDE MULTITUDE
Una canzone gipsy, cinque norvegesi sul palco e un odore di intimo che alleggia nell’aria: tutto questo direte che senso ha? Semplicemente la descrizione in sintesi dell’inizio del concerto dei Divided Multitude, né più né meno. Sembra paradossale ma il primo riff che sentiamo da loro viene proprio da ritmi messicani, tipici dei centroamericani, tanto simpatici quanto poco inclini al metal sotto molteplici aspetti. I tempi cambiano, le sonorità si fan più corpose e veloci, c’è meno istinto prog-rock se paragonato al concerto precedente ed una volontà più dedita al metal in senso stretto. I cinque propongono un set molto appassionato ed equilibrato che prende in toto la loro discografia, che comprende ben cinque album in studio. Si vede che sono musicisti competenti e hanno navigato tra un palco e l’altro; c’è però qualcosa che lascia l’amaro in bocca nella loro proposta, perché seppur l’inizio sia terremotante, man mano che i brani si accavallano l’uno con l’altro c’è un senso di apatia, di piattezza all’inverosimile. Non ci sono canzoni con piru piru infinitesimali, non ci sono masturbazioni fini a se stesse degli strumenti; sono pratici, concisi ed hanno un ottimo senso della melodia. Peccato che a fine concerto ho avuto la sensazione di aver ascoltato un brano unico diviso in più parti. Non me ne vogliano i fan del gruppo, ma credo che si possano tranquillamente mettere in mezzo al calderone del "bravi ma…".
Il pubblico sembra gradire, questo è palese ma non c’è nessuno che salta e si entusiasma, ennesima prova che, gira e rigira, son tutti lì per i Fates Warning e al loro posto anche un supergruppo potrebbe passere inosservato dopo tutto. Spero in un riascolto a breve per verificare le mie sensazioni, ma per ora è un punto interrogativo. Saranno norvegesi, avranno un cantate anche caruccio, ma la sostanza stenta a decollare.

FATES WARNING
Alle 21:50 -minuto più, minuto meno- finalmente i cinque statunitensi solcano il palco del Colony, a ben sette anni di distanza dall’Evolution fest di Firenze, in un caldo pomeriggio di luglio che lasciò boccheggiare i presenti facendo poco apprezzare le sfumature melodiche dei progster. Questa sera le sensazioni che si provano sono differenti in tutto e per tutto. C’è interesse nello scoprire i nuovi concepimenti ed il loro impatto in sede live. C’è curiosità nel capire se sono ancora in grado dopo tutti questi anni di assenza di stupire e stupirsi dell’affetto del pubblico. C’è sopratutto una voglia comune, tra il pubblico, di lasciarsi trasportare da ritmiche oniriche, mai scontate e mai prive di fascino. Ma, soprattutto, come sarà la nuova line up, modellata a dovere per questo tour?
Basta ciancicare e veniamo al sodo. Si inizia con One Thousand Fires e gli animi si accendono, anche se è una nuova nata non fa testo perché la classe non è acqua e i nuovi membri dimostrano di essere a proprio agio col repertorio. Da Darkness in a different light vengono pescate tre canzoni in tutto lungo la setlist. Queste lasciano intravedere i nuovi principi compositivi, mantenendo uno stretto legame con il passato. L’avvicendarsi di passato e presente è il tormentone della serata, spaziando da Point Of View, a Part III, al celeberrimo A Pleasent Shade Of Grey, per sconfinare verso Another Perfect Day e via discorrendo. La band è spettacolare, se dovessi dare qualche tratto distintivo dei singoli membri direi: Ray Adler è in strepitosa forma e non smette di incantare ad ogni strofa, non sente il passare dell’età o ha fatto un patto col diavolo, perché non sbaglia una virgola; Jim Matheos è un signore molto distinto, lo sappiamo questo, e zitto zitto crea caleidoscopiche strutture con una facilità invidiabile, ormai è risaputo che senza questo gruppo, senza Jim, molte delle band prog famose o meno non sarebbero mai esistite e questa sera ciò è stato confermato un’ennesima volta. Devo parlarvi del camaleontico Joy Vera? Un funambolo in tutto e per tutto, fisiognomicamente e musicalmente parlando, una macchina da guerra e il suo basso è fondamentale nell’economia del gruppo, di cui lui ne è membro fondamentale. Bobby Jarzombek è un batterista navigato e parlarne male sarebbe solo controproducente, ormai fa parte della line-up ufficiale da sei anni e potrebbe essere definito "di casa". Per quanto riguarda Abdow, del quale non avevo mai sentito nulla prima, ho notato che rimane in disparte tutto il tempo compiendo il suo dovere a menadito, senza errori e senza intralciare mai la visibilità del mastro burattinaio Jim. È stato un ottimo acquisto sotto tutti gli aspetti, senza nulla togliere a Frank Aresti.
Il concerto è durato un’ora e quaranta, c’è stato perfino un encore dedicato a Still Remains e si sono registrati tanti applausi a scena aperta. Erano lì tutti per loro perché a fine concerto l’area palco era piena, un segnale ottimo direi che fa ben sperare perché, come detto da Ray a metà concerto, "Splendidi, siete splendidi e penso che dovremmo tornare presto qui": io ci conto!

CONCLUSIONE
Sono le 23:30, si chiude baracca e burattini, finito lo show i cinque prendono frettolosamente la strada dei camerini. Poco importa perché il regalo l’han già fatto con uno show memorabile, con una prestazione cristallina ed un certezza: i maestri sono sempre dietro le grandi platee, chi manovra e gestisce i fili non si fa vedere ma silenziosamente dimostra agli altri come si creano sogni.
Note dolenti? Sì, se così possiamo definirle: mancanza di merchandising ufficiale da parte della band principe, una misera maglietta e nulla più ed il perché ancora me lo chiedo.
Riguardo al prezzo è stato carino il siparietto mentre si tornava a casa in macchina: "30€ son tanti però" - "Sì è vero, non sono pochi, ma son sempre i Fates Warning. Però son sempre 30€” - "Però son sempre i Fates Warning".
Già 30 euro non sono pochi, è vero, ma non me ne pento, più passano gli anni e più dò meno valore ai soldi in queste occasioni, perché le emozioni che vengono trasmesse sono così forti che meritano di essere vissute e il denaro non può comprarle in nessun’altra maniera.
Chiamatemi romantico, chiametemi sciocco, ma per il sottoscritto il prog ha sempre portato e sempre porterà Fates Warning come nome e cognome.



marco
Venerdì 16 Ottobre 2020, 19.17.49
5
visti come spalla ai Dream Theater a Roma nel 1995...incredibili...
marmar
Giovedì 17 Ottobre 2013, 21.04.52
4
Bello, ma avevo un ricordo diverso dei monumentali Fates e mi tengo quello. Questa è quasi un'altra band, più heavy e monolitica, fatta sempre da ottimi musicisti (anche Jarzombek è bravo ma Zonder è ad un altro livello), ma che mi lascia più freddo, come d'altronde l'ultimo disco, che pur non mi dispiace. E' stato comunque bello, pur in una serata che mi vedeva fisicamente a ko, vedere gente del calibro di Alder, Matheos e Vera (che tosto!) a pochi metri, si tratta sempre di gente di assoluto valore ed anzi colgo occasione per ringraziare il buon Jim per tutto quello di buono, anzi ottimo, che ha saputo fare negli ultimi 25 anni (anche per gli O.S.I.). Non male il posto, con ottimi divanetti ad accogliere "vecchiacci" malandati come il sottoscritto, e son riuscito a tornare a casa anche con una misera maglietta...
dario
Giovedì 17 Ottobre 2013, 20.34.03
3
Bel report Andrea ! Serata pazzesca; al solo pensiero mi tornano i brividi. Che gruppo immenso i Fates. Mai speso cosi volentieri 30 euro. Peccato per il merchandising ufficiale : una misera maglietta e nemmeno dell'ultimo Lp....va beh, cio che conta però è quello che hanno lasciato sul palco. Abdow mi ha incantato. E' vero: se ne sta quasi in disparte, come a dire no no....sono loro i Fates Warning io sono nuovo ! Ma che classe, bravissimo. Anche i DIVIDE MULTITUDE hanno ben figurato a mio parere e mi sono pentito di non aver preso il loro cd. Ha fatto un certo effetto anche vederli lì , in zona bar tranquilli che si sbevacchiavano una birrozza !
PaulThrash
Giovedì 17 Ottobre 2013, 11.30.48
2
Decisamente un live fenomenale...poi i suoni erano fantastici, non avrei modificato una virgola! Ottimi anche i Divided Moltitude ed i Master Experience, mi spiace non aver preso i loro cd, come al solito me ne pento troppo tardi
rockberto
Giovedì 17 Ottobre 2013, 8.42.12
1
veramente dopo aver preso frettolosamente la via dei camerini, (a parte che davanti al merchandising c'erano i Divided Multitude), i Fates Warning sono dopo un po' tornati fuori, e hanno firmato autografi e fatto foto con il pubblico rimasto lì senza problemi.
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