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LOWLANDS DEATHFEST V - Circolo Culturale Musicale Twilight, Fabbrico (RE), 12/10/2013
18/10/2013 (1498 letture)
Avevo già in mente di andarci mesi addietro, guardavo più volte treni ed alberghi, contattando vari amici che probabilmente sarebbero saliti da Roma, ma a distanza di una settimana dal Lowlands Deathfest tutto era statico, non si smuoveva nulla e mi stavo inesorabilmente preparando a rimanere a casa.
A distanza di due giorni dal festival, la svolta.

Riesco a salire con due amici, uno dei quali avrebbe suonato con gli Indecent Excision (gruppo slam italiano che ha sostituito i tedeschi Medecophobic), organizzandoci direttamente alla data dei Satanika a Roma e prendendo appuntamento per partire in macchina dalla Capitale alla volta del festival di Fabbrico.

Superati i vari inconvenienti mattutini, riusciamo a raggiungere il locale dopo 4-5 ore di viaggio e da subito l’atmosfera è totalmente scherzosa e felice: il festival è organizzato in un capannone nella provincia di Fabbrico, Reggio Emilia, e c'è la possibilità di piazzare tutto il merch che si desidera, lo stesso Mario di Giambattista (Vulvectomy, Devangelic) porta il materiale dei suoi gruppi, per cui vengono ospitate varie etichette e band che hanno qualcosa da vendere. Insomma, un festival assolutamente amichevole e genuino, il tutto a 9 euro di ingresso più 1 euro di tessera.

Un rapido giro nel posto, per notare le birre ad un prezzo conveniente fissato a 3,50 euro ed un menù abbastanza vario, cosa che mi permette di prendere qualche minuto di pausa e recuperare le energie del viaggio senza dannarmi troppo. Ne approfitto anche per sbirciare qualcosa nei vari banchetti e ritrovo -dopo averlo incrociato al Party.San- lo stand della Elektroplasma Musik, che razzio a dovere anche in questa occasione, non spasmodicamente come al festival tedesco, ma comunque ci do dentro.

Bando alle ciance, inizia il festival, sono le 18.00 circa e il primo gruppo a salire sono gli UnkreateD da Cesena, autori di un death metal con tinte moderne, ma non eccessive. L’acustica è accettabile, nonostante l’edificio non sia il massimo, merito anche dell'ottimo lavoro portato avanti sin dall'inizio dal fonico, pur ammettendo alcuni squilibri in alcune aree del locale, in cui si sentiva maggiormente la chitarra, anziché la voce o la batteria. Ma, tenuta conto della location, è tutto più che accettabile ed ho apprezzato anche la scelta dello stesso fonico di dare un suono a grandi linee uguale per tutti, senza dare maggiore risalto ai gruppi di spessore della serata, danneggiando i volti "minori", come quasi sempre accade.

Tornando al live, la proposta degli UnkreateD proviene maggiormente dal full-length del 2011 Godless Redemption, il concerto è ben suonato anche se la band viene accolta con un po’ di timidezza dal pubblico, che rimane piuttosto statico e che sembra apprezzare solo superficialmente la proposta, senza dare cenni di coinvolgimento. Ma del resto si registrano ancora poche presenze, destinate ad aumentare nelle ore successive fino a raggiungere oltre le 100 unità.
La loro performance è comunque lodevole, aprire una serata non è mai semplice, ed il loro death metal è onesto e non pretenzioso.

Dopo una mezz'ora di performance, la band lascia il palco ai successivi Unbirth da Modena, che sprigionano un brutal death metal fortemente tecnico e che soprattutto non tende al deathcore, come ormai fanno molti gruppi che si cimentano nel genere.
Il concerto è indubbiamente più intenso degli UnkreateD, essendoci brani con una struttura più corposa, pieni e pressoché senza momenti morti. Ogni cosa è al posto giusto: tecnica e brutalità perfettamente amalgamate, senza, come detto prima, sfociare nel modernismo di tendenza nel quale ormai tutti si rifugiano e che spesso ha delle affinità col deathcore.
Gli Unbirth escono quest’anno con il full-length Deracinated Celestial Oligarchy per la Amputated Vein Records e le track della setlist sono perlopiù tratte da quest'ultimo lavoro, riuscendo perfettamente a scuotere i cuori dei presenti, accrescendo l’incitamento.

Purtroppo il festival (la cui apertura era fissata per le 17:00), anche se di sabato, pecca un po’ nell'affluenza. Nonostante ci sia una discreta concentrazione di appassionati, è allo stesso modo vero che il luogo richiede un discreto viaggio per raggiungerlo, per cui noteremo il formarsi di un buon numero di presenti a partire dai Mind Snare in poi.

Detto ciò, anche l'esibizione degli Unbirth volge al termine, lasciando spazio ai sudtirolesi Indecent Excision. Il duo slam brutal death proveniente da Bolzano e dintorni vede l’aggiunta del batterista Alessandro ‘’Venders’’ Santilli e, dopo qualche cambio di formazione, torna con l’EP Rise of the Paraphiliac Demigod nel 2013, a distanza di due anni dal full Deification of the Grotesque. Ciò che propongono è puro e moderno slamming brutal death metal, senza mezzi termini o fuorvianti tendenze.
Suonano bene e, nonostante non ci sia il basso, la pesantezza della chitarra riesce senza troppe difficoltà a dare corposità alle canzoni, con bei breakdown tipici, pig squealing e accordi che suonano come macigni. Il repertorio presentato live annovera per lo più brani tratti dalle release poc'anzi citate e proprio sulle loro note il pubblico inizia ad infoltirsi (ci aggiriamo intorno al centinaio) e, dunque, anche l’apprezzamento risulta assai più nutrito rispetto all'inizio.

Assolutamente buona anche la loro performance, in effetti tutti i gruppi finora hanno suonato davvero bene, ma a mio modesto parere l’unica cosa che stona è proprio l’affluenza: nonostante ci aggiriamo intorno alle 150 unità, è comunque un numero scarso per il quantitativo di band e di banchetti presenti, ove è possibile supportare davvero gruppi del settore e non, grazie alla presenza sia di etichette dedite alle sonorità slam e brutal, che di distro più old school. Ce n’era per tutti insomma, una serata umile e pura come se ne vedono poche.

Scendono gli Indecent Excision ed è il turno dei Mind Snare, l’unico gruppo che si distacca dagli altri, in quanto sono volti più all'old-school proveniente dalla fine degli anni ’80, suonando un brutal death metal classicissimo, quando ancora pig squeal e breakdown non esistevano in maniera così asfissiante.
A mio parere, li preferivo quando erano in tre, ma ciò non toglie che la loro performance sia assolutamente degna del loro nome che, purtroppo, a distanza di oltre vent'anni, non è riuscito ad acquistare una certa notorietà. Eppure andrebbero riscoperti e, come loro, anche parecchie altre band italiane che sono state offuscate dai nomi blasonati del nostro Paese, che senz'altro hanno avuto molto più di quanto meritassero.

Lasciando da parte questi discorsi, la scaletta della loro serata si concentrata sulla nuova release, un promo uscito questo anno e prodotto con la nuova formazione a quattro membri, passando in rassegna anche brani estratti dai dischi del passato come From Blood to Dust, sui quali il pubblico si è mostrato più statico e si è diradato. Molti, infatti, escono fuori a chiacchierare e credo che il motivo sia da ascrivere alle loro sonorità più retrò rispetto agli altri, fatto che denota che la maggior parte dei presenti sia più rivolta al modernismo ed ai suoni pompati e che giustificherebbe il minore interesse dedicato ai Mind Snare, che ad ogni modo conducono un concerto molto intenso. Ho apprezzato molto la canzone Blood and Dust, che è praticamente la mia preferita, e mentre continuavano a suonare ne ho approfittato per andare al merch e procurarmi il loro secondo disco, The Noble Ancestry, venduto alla modicissima cifra di 5 euro.
Mi aspetto buone cose da loro, la formazione è rodata e quindi sarebbe pure ora di fare un nuovo album!

Esaurito il tempo a disposizione, i ragazzi scendono dalla pedana per lasciare il posto agli Hideous Divinity. Su di loro mi sono già espresso in altra sede, non apprezzando la loro proposta eccessivamente tecnica, ma questo è un discorso soggettivo, poiché non apprezzo particolarmente il technical death moderno, ma ciò non toglie che i musicisti in questione siano assolutamente ottimi e meritino di essere inquadrati con una certa obiettività.
Qualche minuto di soundcheck e poi giù con le tracce dall'unico album Obeisance Rising del 2011. Il gruppo nasce nel 2007 con tutti membri italiani, nonostante la loro prima città di provenienza sia Oslo, Norvegia. Nel corso della loro carriera hanno avuto modo di esibirsi in parecchie circostanze, così da maturare una certa esperienza live, che per altro risulterà molto evidente, a partire dalla semplice "postura" fino ad arrivare al modo di interagire col pubblico. Quest'ultimo apprezza a pieno il loro concerto, con del sano headbanging che diffonde nell'aria un’atmosfera festosa.
Il concerto prosegue con un minutaggio leggermente superiore a quelli precedenti: ci stiamo avvicinando ai gruppi importanti della serata ed i ragazzi hanno il tempo giusto per sfoggiare la loro capacità ed espressività live.

Adesso lascio la parola a Guenda, che darà voce alle performance di Mass Infection e Cenotaph, quest’ultimi divenuti headliner a causa del forfait - comunicato a distanza di un giorno dal festival- degli olandesi Centurian.

Dopo un veloce cambio di palco, è il turno del brutal death dei Mass Infection a continuare la serata. Poche parole da spendere: il quartetto greco, in attività da dieci anni e con due full-lenght all'attivo, dimostra di saperci fare sul palco del Twilight, attirando le attenzioni del pubblico (un po' statico a dire la verità, a parte ovviamente qualche pogatore temerario).
Menzione d'onore a Nick e George S., rispettivamente chitarrista e cantante chitarrista, che elargiscono aggressività ad ogni riff, nonché a George T. dietro le pelli, che insieme garantiscono la perfetta riuscita dell'esibizione, che ho apprezzato talmente tanto da avere la sensazione che sia terminata fin troppo presto.
Spero seriamente in un loro ritorno in terra italica e ve li consiglio: non ve ne pentirete.

Con l'ingresso dei Cenotaph ci avviamo già alle battute conclusive di questo festival, causa la defezione dell'ultimo minuto dei Centurian. A parte questo, la formazione turca è una sorpresa su tutti i fronti: per la prima volta in Italia, con vent'anni di attività e cinque full-lenght alle spalle, non ne sbagliano una. La prima caratteristica che balza all'orecchio è la batteria di Alican Erba? che spicca sugli altri strumenti ed è un vero e proprio colpo allo stomaco. Per non parlare del frontman Batu Çetin, che riesce ad entrare in confidenza col pubblico senza nemmeno troppe difficoltà. Anche le plettrate del (meno espansivo) chitarrista Erkin Öztürk sono aggressive al punto giusto, mentre il bassista turnista Burak Tvs si diverte così tanto a suonare in mezzo al pubblico, che in un eccesso di entusiasmo fa staccare il jack dall'amplificatore, episodio che tuttavia lo farà continuare a suonare come se niente fosse.

Anche in questo caso il pubblico è un po' statico (nonché diminuito in numero), tanto che è lo stesso Çetin a chiedere più movimento, incitazione che farà avanzare un paio di "crowdsurfer" (se così si può definire qualcuno che si fa portare da quattro persone).
Tuttavia si sa, le cose belle non sono fatte per durare, ed anche per i Cenotaph arriva il momento dei saluti a mezzanotte passata, lasciandoci il ricordo di una bella serata e la promessa di rivederli in sede live quando si presenterà l'occasione. Anche loro consigliati vivamente!

Tirando le somme, non c'è nulla da discutere sulla riuscita di questo Lowlands Deathfest V, a mio avviso molto ben organizzato, nonostante l'improvviso forfait degli headliners. Un'esperienza sicuramente da ripetere, non solo per sostenere la scena underground, ma anche per ampliare le proprie conoscenze in questo ambito.
Detto ciò, attendiamo fiduciosi l'edizione numero VI di questo Deathfest della Bassa... Alla prossima!

Introduzione e report di UnkreateD, Unbirth, Indecent Excision, Mind Snare e Hideous Divinity a cura di Simone Ferri "Blackout"
Report di Mass Infection e Cenotaph e conclusioni finali a cura di Guendalina Truden "Morganne91"



waste of air
Venerdì 18 Ottobre 2013, 13.32.36
4
Dire qualcosa no? Ho la sala prove a un minuto da Fabbrico, ci si poteva fare una birra! Mannaggia a voi!
LAMBRUSCORE
Venerdì 18 Ottobre 2013, 13.17.29
3
C'ero, bella serata, arrivati mentre suonavano i Mind Snare, comprato 2 loro cd al prezzo di 5 euro l'uno, questo è underground, non chi ne chiede anche 15 per un cd...Buoni i gruppi e il pubblico, il Lowlands fino adesso non mi ha mai deluso, quindi mi aspetto l'anno prossimo il VI.
Blackout
Venerdì 18 Ottobre 2013, 11.56.02
2
Proprio perché live hanno saputo fare entrambi dei concerti soddisfacenti, il pubblico ha apprezzato molto, quindi non mi sembra giusto partire prevenuti (potevo starmene tranquillamente fuori a bere una birra) anche se il genere proposto non mi piace, senza fare favoritismi o roba simile. Quindi ecco, anche se un genere, o gruppo che sia, non mi piace, ma fa un bel concerto, è giusto dirlo senza pesare troppo i termini da usare. Tutti bravi e bella serata.
Vittorio
Venerdì 18 Ottobre 2013, 11.18.41
1
Mi spiace essermelo perso, purtroppo non è sempre semplice organizzarsi tra famiglia, lavoro, etc. Magari sarà per la prossima volta, comunque certi festival sono assolutamente da supportare. In questo senso, il prossimo Bleeding Ears di aprile 2014 sembra tostissimo. E' in queste occasioni che si sente odore di "scena". Detto questo, bel report. Una domanda per Simone Blackout, dici di non amare troppo il technical death moderno, eppure hai parole di elogio per gli Unbirth, i quali, pur essendo diversi dagli Hideous Divinity, sono comunque molto tecnici....Così, giusto per capire
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ARTICOLI
18/10/2013
Live Report
LOWLANDS DEATHFEST V
Circolo Culturale Musicale Twilight, Fabbrico (RE), 12/10/2013
 
 
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