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LEGENDS OF ROCK - # 31 - Il Rovescio della Medaglia
20/10/2013 (3417 letture)
Venuto fuori nei primissimi anni della decade degli anni di piombo, in un momento di grande fermento politico e culturale, Il Rovescio della Medaglia si è posto da subito come qualcosa di diverso rispetto al resto dei gruppi italiani, puntando su una sonorità molto dure e successivamente più sinfoniche, producendo così alcuni tra i dischi più interessanti del panorama dell'epoca. Eccovi la sua piccola epopea, sospesa tra musica ed impegno.

DAI LOMBRICHI ALLA BIBBIA
La band nasce a Roma nel 1970, contando su un nucleo di musicisti provenienti da I Lombrichi, che suonavano cover di band rock. Il primo problema è rappresentato dalla difficoltà di contare su un cantante stabile, tanto che a Gianni Mereu succede Sandro Falbo (Le Rivelazioni), fino all'entrata definitiva di Pino Ballarini dai Poema. In tempi in cui probabilmente era più facile trovare spazi dedicati alla musica, anche a causa della saldatura tra attivismo politico ed espressioni artistiche, il gruppo trova rapidamente modo di mettersi in luce, partecipando nel 1971 al 1º Festival di Musica d'Avanguardia e di Nuove Tendenze di Viareggio, vetrina notevole per le novità musicali. Quell'esibizione, fondata sulla loro poi proverbiale irruenza sonora, vale loro un contratto con la RCA che porta all'incisione de La Bibbia, autentico caposaldo dell'hard rock/proto doom made in Italy. Il disco non rappresenta certo una novità in senso assoluto, dato che in altri paesi questa corrente musicale aveva già tanti illustri precedenti. I riferimenti a Deep Purple e Black Sabbath -specialmente questi- inoltre sono più che palesi, ma rappresentano una novità a livello nazionale, pur considerando che il lavoro della Formula Tre in Dies Irae potrebbe costituire una parziale anticipazione di quello de La Bibbia. A questo proposito l'ascolto di Sodoma e Gomorra può ancora oggi stupire chi non conosce il gruppo. La grande novità per l'Italia è rappresentata anche da un altro aspetto importantissimo relativo alla band, qualcosa che nessuno aveva, un vero asso nella manica: un'attrezzatura incredibile che, usata a supporto della personalità dei musicisti coinvolti nel progetto, produceva concerti dal vivo dall'impatto incredibile.

IL MURO ELETTRICO
E' questa la vera novità: ad una musica il cui impatto è quasi nuovo per l'Italia si uniscono una strumentazione ed una amplificazione pazzeschi, che aumentano in tutti i sensi l'impatto delle canzoni, producendo un muro del suono senza precedenti. A questo punto è opportuno chiarire bene di cosa stiamo parlando: amplificazione vocale quadrifonica Mack da 6000 watt per la voce (a questo proposito va ricordato che la Mack era un marchio Cherubini, ossia il negozio romano più in vista del tempo, anche per le vendite a rate quando le rate praticamente non esistevano) e microfoni Semprini, strumenti Gibson e Fender, batteria Hayman "corredata" Premier e Paiste. Forse letta oggi questa attrezzatura sembra non troppo impressionante -anche se 6000 watt in proprio forse ancora continuano a non essere comunissimi- ma bisogna considerare che all'epoca dei fatti si andava in giro con amplificatorini da 20 o 30 watt, improbabili pianole giocattolo di una marca nota oggi per i citofoni e chitarrine buone per le feste di paese con la cover band di Edoardo Vianello. Il tutto era stipato dentro un vero e proprio TIR usato per spostarsi, come nessuno aveva mai fatto in Italia e come in seguito faranno i Pooh. La "capacità di fuoco" del Rovescio Della Medaglia, quindi, era assolutamente notevole e senza termini di paragone, specie considerando che il tutto veniva messo al servizio di uno stile duro ed incisivo come nessuno. Tutto questo però, non sarebbe servito a nulla, se i vari componenti del gruppo non fossero stati in possesso di fondamentali tecnici importanti, capaci di esaltare la strumentazione in loro possesso al servizio della loro pesante musica, col chitarrista Enzo Vita su tutti. Il pubblico apprezza, ed a dispetto di un suono non certo perfetto (ma vero), il disco vende, la casa discografica gongola ed il Rovescio Della Medaglia ottiene buona visibilità, nonostante le immancabili critiche di essere troppo grossolani.

IL GIOIELLO DI HEGEL, LA CONTAMINAZIONE DI BACALOV
Nel '72 esce il breve, ma intensissimo Io Come Io. Stavolta la casa discografica sicura dei risultati ottenibili, stanzia un budget di tutto rispetto, producendo tre edizioni differenti dell'opera. Le prime copie, inoltre, recavano un medaglione in bronzo firmato Brandimarte, nome che tutti i lettori residenti nella zona di Firenze dovrebbero aver sentito nominare. Un vinile in ottime condizioni completo del suddetto medaglione, per inciso, può arrivare fino a 2.500 euro sul mercato del collezionismo. Ispirato all'opera di Hegel -forse una scelta eccessiva rispetto alle reali possibilità della band di scrivere testi all'altezza- Io Come Io mostra un gruppo più coeso e più attento alla tecnica pura, mortificata parzialmente dalla scarsa qualità d'incisione dell'album precedente. Il suono inoltre, è quasi puro, diretto, senza effettistica, assolutamente performante. Il disco è inferiore e soprattutto "ritardatario" rispetto a quelli dei Black Sabbath o degli Atomic Rooster, ma mostra segni di una personalità propria e di un intellettualismo lontani da quella dei gruppi inglesi che analizzeremo in coda al pezzo (ascoltare a titolo di esempio Rappresentazione), ed un gruppo sanamente "convinto", capace ed unico, almeno all'interno del panorama nazionale. Il risultato è un disco che necessita di parecchi ascolti per essere assimilato, diversamente da quelli d'oltremanica, ma ancora oggi in grado di regalare soddisfazioni. Nel 1973, dopo l'entrata in formazione del tastierista Franco Di Sabbatino (Il Paese Dei Balocchi), esce Contaminazione, con la collaborazione di Bacalov, o viceversa, se preferite. Probabilmente fu la RCA, entrata -immagino- per mere ragioni commerciali in un settore non suo, a spingere per riportare il Rovescio Della Medaglia nell'alveo di un proposta più in linea con le aspettative di un certo pubblico. Ispirato al Clavicembalo ben Temperato di Bach, Contaminazione è un concept che parla di un mai esistito ventunesimo figlio del compositore ed offre una sintesi eccellente tra rock-hard rock e classica orchestrale. Anche in questo caso Il Rovescio Della Medaglia arriva in ritardo, visto che in primis Osanna e New Trolls, per limitarsi solo all'Italia, lo avevano già fatto. Per di più Bacalov stravolge lo stile del gruppo romano, ma a parte la buona autodifesa del Rovescio, non deve certamente essere stato facile contenere un musicista con un potere contrattuale enormemente più elevato. In ogni caso, questo lavoro propone un'incisione d'alto livello che esalta la musica, risultando assolutamente denso, solido, nonostante uno stile ibrido che lascia una certa libertà agli strumentisti, ed ottime parti vocali veicolanti testi a tratti ermetici. Contaminazione vende molto, pur scatenando prevedibili diatribe con i fans della prima ora, non convinti della svolta meno dura del gruppo. Da notare il parziale plagio di Impotenza dell'Umiltà e della Rassegnazione de Il Paese Dei Balocchi contenuto in La Grande Fuga, opera di Di Sabbatino che proprio da Il Paese Dei Balocchi proveniva. Tutto lascia presagire il definitivo imporsi de Il Rovescio Della Medaglia, quando la sorte sferra un colpo durissimo che ne decreterà di fatto la fine.

UN TIR RUBATO, UN MICHELE DI PASSAGGIO
Come abbiamo visto prima, il complesso -per usare il termine allora in auge- ha investito una cifra mostruosa per la strumentazione e viaggia su un TIR per portarsi tutto appresso. Non è difficile notarlo parcheggiato nella zona di Via Trionfale, a Roma, e proprio per questo viene adocchiato da qualcuno a cui quell'attrezzatura fa troppa gola. In passato ci sono già stati dei tentativi di furto degli strumenti, in particolare della Les Paul di Vita, finché un brutto giorno di dicembre il mezzo scompare nel nulla, lasciando i musicisti in difficoltà. I vari concerti già schedulati vengono cancellati, la disperazione si impadronisce dei ragazzi nonostante una serata di beneficenza organizzata per loro già il 31 Gennaio del '74 da altre realtà del giro prog. In particolare è il cantante Pino Ballarini ad accusare il colpo. Entra in depressione ed alla fine lascia la band, che così comincia a sfaldarsi. Come spessissimo accade quando si parla di progressive italiano, la storia si intreccia col mito oppure con personaggi che associare oggi alla musica di un certo tipo può risultare quasi incredibile. Ballarini lascia l'Italia per la Svizzera, ma la band cerca di andare avanti lo stesso. Al suo posto viene chiamato un giovanissimo cantante/chitarrista non ancora diciottenne, ma già in grado di segnalarsi con una formazione molto promettente. La band si chiama Semiramis, il cantante Michele Zarrillo. Ebbene sì, il futuro violentatore di farfalle, per chi non lo sapesse, ad inizio anni 70 era attivo in un ambito ben diverso rispetto a quello per cui è oggi noto, ma questa è un'altra storia. Il filo del discorso musicale de Il Rovescio Della Medaglia è ormai spezzato e l'avventura termina tristemente. Nel 1975 comunque, come accadeva per molti gruppi (P.F.M. ad esempio), viene pubblicata la versione inglese di Contaminazione, già preparata a suo tempo ed intitolata Contamination. Sostanzialmente si tratta di una pura operazione di mercimonio artistico perpetrata dalla casa discografica, perché la band non era più in condizione di sostenere un eventuale tour a sostegno, né la nuova versione può essere accreditata di credenziali artistiche particolari, dato che si tratta semplicemente della traduzione in inglese dei testi del disco originale, cantati peraltro in maniera improbabile, mentre la musica è quasi identica.

PETER GABRIEL, ALAN SORRENTI E DON BACKY
Vita cerca intanto di proseguire come gruppo strumentale inserendo in formazione Tony Walmsley e Mark Harris dai Napoli Centrale con Gino Campoli alla batteria. L'esperimento funky che ne viene fuori frutta un 45 giri e qualche apparizione live, per poi esaurirsi nell'arco di circa sei mesi. Sembra tutto perduto, ma nel 1977, improvvisamente si apre per il chitarrista una incredibile opportunità: entrare nella band di Peter Gabriel. In quel periodo Peter è alla ricerca di un chitarrista ed i due hanno un amico in comune, il famoso fotografo e traduttore Armando Gallo, il quale propone proprio Vita all'ex Genesis. Gabriel ascolta qualche registrazione e concede il suo benestare, invitando Enzo a Londra. Anche stavolta, però, capita qualcosa che rovina tutto. La morte del padre ed alcuni problemi personali inchiodano Vita a Roma, facendolo giungere a Londra con tre mesi di ritardo sull'invito, quando Gabriel sta partendo per gli U.S.A.; troppo tardi. Egli decide allora di restare comunque nella capitale inglese, ma proprio in quel periodo esplode il fenomeno punk, non c'è posto per chi suona ad un certo livello. Tornato a Roma lavora con David Zard a Liberi Tutti, poi all'inizio degli anni 80 esperienze da nightclub e la collaborazione con alcuni cantanti come Don Backy ed Alan Sorrenti. Nell'88 esce Giudizio Avrai, live bootleg registrato nel 1975. Il richiamo del rock è troppo per forte per Vita e, negli anni 90, si prospetta la possibilità di ritornare sulla scena facendo la musica che sente con Il Ritorno, ma anche stavolta le cose finiscono male, addirittura in tribunale con una causa intentata dal produttore, ma vinta dal chitarrista. Nel 2000 la decisione di far tutto da sé. Scrive Microstorie, lo registra utilizzando un Mac ed affida poi le parti a vari musicisti, finendolo nel 2006 e riuscendo a farlo uscire nel 2011 con Roberto Tiranti alla voce. Questa per ora l'ultima testimonianza discografica di una storia che, forse, non è ancora finita.

TROPPO ITALIANI PER SFONDARE
C'è un elemento essenziale riguardante la band romana e la scena nazionale in generale da tenere ben presente: la capacità di rendere mediterraneo un prodotto tipicamente inglese come l'hard rock, con i pregi ed i difetti che ciò comportava. Il Rovescio Della Medaglia non è stato certo il primo gruppo a proporre certe sonorità, ispirandosi, come detto, a gruppi albionici che ottennero sempre un successo ben maggiore a livello internazionale. I motivi di queste differenze sono fondamentali per analizzare l'impatto del Rovescio Della Medaglia. Circa la sua importanza "interna" non c'è molto da disquisire, si tratta certamente del primo gruppo italiano a proporre un hard rock strutturato e violento per l'epoca, ponendosi quindi come epigoni di un intero settore. Il mischiare questo approccio musicale con elementi sinfo-progressivi è però tipico della scena italiana, assolutamente superiore nel suo complesso a quella inglese e soprattutto molto fortemente connessa alla scena politico-sociale dell'epoca. Il tutto comporta dei vantaggi culturali (spesso analizzabili solo a grande distanza dai fatti) e degli svantaggi in termini di possibilità di diffusione della musica a livello internazionale. Ciò che fregò Il Rovescio Della Medaglia -oltre al pasticciaccio brutto de Via Trionfale- furono essenzialmente due cose: intanto l'essere stati in ritardo sull'esplosione del tipo di musica suonata -ma questo non ha impedito a migliaia di gruppi in ogni epoca di imporsi-, ma soprattutto l'essere così italiani, così fusi con la scena nazionale e la cultura dell'epoca, da non essere esportabili. Laddove molte band inglesi parlavano di occulto o di fumo sull'acqua, ossia di temi facilmente comprensibili da tutti o comunque in grado di affascinare tutti, in Italia nulla poteva sfuggire all'impegno sociale e culturale, restando invischiato nei confini nazionali sia per questioni linguistiche, sia per la difficoltà estrema di tradurre credibilmente certi testi, sia ancora per l'ermetismo che contraddistingueva parte di quelli targati Rovescio Della Medaglia, talvolta incomprensibili allo stesso pubblico nazionale e -diciamolo- agli stessi membri del gruppo. A questo proposito da segnalare il lavoro sui testi del paroliere Bardotti insieme con Gepy. In parole povere, Il Rovescio Della Medaglia è contemporaneamente un prodotto tipico ed atipico della scena italiana degli anni 70. E' atipico perché ha portato in Italia un genere assolutamente non radicato nella mentalità e nella cultura nazionale, veicolandolo inoltre con una mentalità da star, utilizzando una attrezzatura ultra-professionale anche fuori dal palco. Le enormi spese per il suo mantenimento saranno alla base della fine della band dopo il furto, anche se va notato che in realtà anche alcune piccole tensioni interne stavano cominciando a fare capolino. E' tipico perché comunque legato ad un intellettualismo da alcuni giudicato di facciata, ad un gusto solo nostro e ad un piglio di borgata tipico della loro romanità.

LA CONFLITTUALITA' DELL'ITALIA, LA LIBERTA' INGLESE
La trattazione di temi alti, quasi sempre obbligatoriamente contenenti "conflittualità" e aderenza ai dettami della "controcultura" (due termini il cui significato può essere compreso appieno solo da chi oggi ha più di 50 anni), ha prodotto una serie infinita di gruppi la cui valenza, da esaminare caso per caso, ha il suo perchè solo all'interno dei confini nazionali. Non è infatti un caso che quasi solo gruppi come la P.F.M., lontanissimi dal coinvolgimento politico e per questo a loro tempo ferocemente osteggiati, siano stati attenzionati dagli addetti ai lavori e dal pubblico anglofono. I gruppi inglesi, invece, liberi da legacci imposti culturalmente, erano più liberi di spaziare musicalmente, di essere più lineari senza dover fare i conti con una storia ingombrante e molto più facilmente in grado di raggiungere il pubblico di tutto il mondo, trattando temi più universali non legati alla situazione locale e più alla portata di tutti, ovunque si trovassero. La cosa, per inciso, ha riguardato e riguarda tutt'ora ogni forma d'espressione artistica. Nel caso del RDM, la sua storia era in un certo senso segnata. La novità riguardava solo l'Italia e solo in Italia ebbe eco, ossia all'interno di una nazione che non aveva alcun potere ed alcuna voglia di supportarli più di tanto. I loro testi poi, non li aiutavano, rimanendo alcune volte più abbozzati che realmente sviluppati nelle parti più intellegibili e incomprensibili in altre. Una scelta di campo perdente in partenza. Eppure, anche se troppo italiana in tutti i sensi per durare, quella del Rovescio Della Medaglia è una storia importante, che racconta di musica dura, di voglia di suonarla, di fare spettacolo, di incatenare il pubblico ad un muro del suono mai sentito prima, di far caciara, di esplorare contemporaneamente il nuovo e la tradizione, diventando così la Bibbia della Contaminazione.



Raven
Martedì 22 Ottobre 2013, 22.19.48
15
E con piacere si risente Pincheloco
pincheloco
Martedì 22 Ottobre 2013, 21.55.12
14
Fantastici, dischi che ho consumato ormai. Un articolo così non poteva che essere del mitico raven
Raven
Martedì 22 Ottobre 2013, 14.44.22
13
Un ringraziamento al Marchese. Il politico in musica in Francia, per quel poco che ne so, è stato un fenomeno da singoli cantori, non tanto da gruppi (citi alcuni nomi tu stesso a questo proposito), mentre in italia è stato principalmente una cosa che ha riguardato i gruppi per cause sociali. Il "gruppo" in senso lato era diventato centrale nel modo di intendere la vita a tutti i livelli, mentre solo in un secondo tempo è venuta fuori un'ondata cantautorale impegnata, che però negli anni è andata perdendo di spinta. Ad esempio il primo Venditti non ha nulla a che spartire con quello degli ultimi 20 anni almeno, tanto per fare un nome. Ha ragione anche Samba quando dice che il nuovo, se fuori target, viene eliminato o inglobato e cambiato per renderlo decodificabile dall'"uomo medio", pertanto reso vuoto e privo di significato reale.
Sambalzalzal
Martedì 22 Ottobre 2013, 8.11.11
12
Bellissimo articolo e mitici IRDM anche se come Arraya@ ho sempre preferito Il Banco soprattutto per certi ricordi "sentimentali". Comunque non si discute, si è fatto tanto e si poteva fare tanto ma intorno all'arte e specialmente nella musica in Italia si è fatto sempre muro in maniera più o meno compatta. Ogni volta che all'orizzonte si staglia qualche cosa di nuovo e di valido subito si tenta di osteggiarlo o comunque di cambiarlo per poterlo inglobare in quelli che sono i prodotti di largo consumo. Alterandolo, quel prodotto esclusivo muore o cessa di essere unico. E la storia tristemente si ripete. E' successo nel prog ma è successo e continua ad accadere anche nel metal. Provincialismo, come dice Jek@? io penso ci sia di tutto un po'. Da quello alla paura di confrontarsi, vivere ed ascoltare il "diverso". Fortunatamente, per chi vuole, questi dischi vivono ancora!
Le Marquis de Fremont
Lunedì 21 Ottobre 2013, 22.53.18
11
Una recensione di questo livello e di questi argomenti, non poteva che essere fatta da Monsieur Raven, uno dei recensori/membri della zine di più ampia cultura musicale e che mi ha sempre coinvolto e affascinato nei suoi articoli. Più che fare i complimenti non saprei cosa altro fare per manifestare la mia ammirazione. Vorrei poi dire, che noi in Francia, in quegli anni, per vie un po' oscure, sapevamo di questi gruppi Italiani che facevano prog a livelli, in molti casi, anche migliori, di quello Inglese. Bien sûr, ho conosciuto più tardi gruppi come RDM e alcuni album citati, non li conosco. Ho saputo poi, della influenza "politica" di alcune band e la cosa, da Francese, mi stupisce, perché noi abbiamo sempre dato una valenza politica a certa nostra musica, è naturale. Gli chansonniers, avevano prima di tutto dei testi politicamente rilevanti, poi veniva la bella canzone. Léo Ferré, per esempio ma anche Brel o lo stesso Yves Montand. Certo. gli Inglesi erano meno "impegnati" ma l'impegno politico dei gruppi Italiani (Area, ad esempio) è soprattutto una nota di merito. Poi, RDM fa musica non immediata, ma di grande interesse, come tutto il prog Italiano degli anni '70. Merci, Monsieur Raven.
Raven
Lunedì 21 Ottobre 2013, 21.31.37
10
ehm.. il riferimento alla 1000 andava in coda al mio ultimo commento alla rece dei Warlord
Raven
Lunedì 21 Ottobre 2013, 21.24.08
9
@ Jek : Onorato @ Tutti : Purtroppo i gruppi importanti persi per strada sono tantissimi, e recuperi di questo tipo crediamo siano fondamentali per non perderne la memoria, anche se il RDM non è mai stato dimenticato, almeno in certi ambienti. Circa Le Orme c'è una tripla recensione con interventi di Aldo Tagliapietra, del Museo abbiamo una recensione e ad Arrraya consiglierei di cercare quella dei J.E.T. , se non già letta. PS - Ancora grazie a tutti per i complimenti per la n. 1000.
Arrraya
Lunedì 21 Ottobre 2013, 20.45.35
8
Di questo passo un bell' articolo su "LE ORME" e "MUSEO ROSENBACH" con Golzi dei Matia Bazar sugli scudi
Arrraya
Lunedì 21 Ottobre 2013, 20.42.22
7
Grande articolo. Quando in Italia si creava musica con le palle. Sinceramente mi son sempre piaciuti molto di piu della Pfm e degli Area, ma comunque sempre dietro il Banco Del Mutuo Soccorso. Poi Zarrillo è il classico esempio di musicista dotato che poi sceglie la pagnotta facile, comunque un chitarrista rispettabilissimo. Questa era l' italia musicale.
jek
Lunedì 21 Ottobre 2013, 20.37.56
6
Questi non li conoscevo, comunque la loro storia rende l'idea di come sia duro fare del rock in Italia in anni poi dove nel mondo spopolava. Sarà forse il nostro innato provincialismo. (anch'io dovrei fare il mio buon mea culpa). Per fortuna che ogni tanto c'è Raven e Metallized che fanno un'operazione "recupro vittime dell'indifferenza"
Raven
Lunedì 21 Ottobre 2013, 17.38.01
5
Ed immagina l'impatto al tempo dell'uscita.
blackstar
Lunedì 21 Ottobre 2013, 17.36.47
4
Li sto ascoltando proprio adesso. Non di facile fruizione ma la qualità è indubbia. Già per il fatto di cantare in italiano su pezzi hard rock merita grande rispetto.
ulo ditark
Lunedì 21 Ottobre 2013, 15.54.35
3
Ci suonò anche Richard Benson, come turnista dal vivo.
-Cobray
Lunedì 21 Ottobre 2013, 14.47.43
2
La Bibbia è uno dei miei album preferiti del prog tutto. Ricordano i Black Sabbath che, in quell'anno, pubblicavano Master of Reality!
MPostmortem
Lunedì 21 Ottobre 2013, 7.41.49
1
Bella finestra sul passato, complimenti.
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