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LEPROUS + BLINDEAD + altri - The Theatre Club, Rozzano (MI), 25/10/2013
31/10/2013 (2089 letture)
Venerdì scorso la promettente formazione progressive metal Leprous ha fatto tappa in Italia; il locale designato per la data milanese è stato il Theatre di Rozzano, dove i cinque norvegesi si sono esibiti spalleggiati dai polacchi Blindead e dai nostrani Nefastis, per una serata volta all’approfondimento di sonorità rare e avanguardistiche. Ci racconta la serata Nicolò Brambilla "Nicko".

NEFASTIS
I milanesi Nefastis hanno proposto ai presenti che cominciavano a popolare il locale un death metal melodico non privo in alcuni tratti di consistenti dosi di thrash, dominato da una voce aggressiva e abrasiva che ricorda molto, forse anche per le movenze del frontman, quella dei Death. Mescolano tempi incalzanti ad altri più ariosi e ne emergono interessanti melodie sia chitarristiche che vocali, dando un’interpretazione apprezzabile del genere in cui si muovono, nonché mostrando anche più che discreta disinvoltura sul palco.

BLINDEAD
I Blindead si presentano sul palco con una curata ed efficace struttura scenica, che consta essenzialmente di una serie di filmati, anche relativamente ipnotici e disturbanti, proiettati sul background della scena. Capeggiati dall’altissimo e possente vocalist, il cui aspetto sembra invece completamente estraniarsi dalle sue doti vocali calde e profonde, il sestetto polacco gioca tutta la propria pesantezza sui ritmi lenti e permeanti di una sorta di doom metal forte di evidenti influenze sludge, post-rock e sperimentali. Una proposta musicale non certo comune, né tantomeno prevedibile: ad ampi spazi di atmosfera, che assumono quasi tratti onirici, si alterna la tangibile gravezza dell’accoppiata basso e batteria, tale da fare tremare la cassa toracica grazie anche agli ottimamente calibrati suoni del locale. Accanto allo scheletro ritmico monolitico e inesorabile, ci sono le linee ipnotiche e disturbanti delle chitarre, che tracciano ora giri di estrazione sludge, distorti e ripetitivi, ora riff più aperti e che strizzano l’occhio a sonorità progressive, il tutto percorrendo linee imprevedibili nella totale destrutturazione musicale dei pezzi, che sembrano proseguire per un’inerzia fredda ma al contempo coinvolgente e che non manca di conquistare buona parte delle allenate orecchie degli astanti presenti. Da notare il calore e l’accoglienza verso il bassista in particolare, incredibilmente di nazionalità italiana, che sull’ultimo pezzo scende dal palco per suonare direttamente in mezzo ai supporter.

LEPROUS
Qualche minuto dopo, fanno capolino sul palco gli attesi headliner, che cominciano da sé i preparativi per lo show, con tanto di accurato allestimento della scena. Infatti anche i Leprous, come i Blindead, accompagnano l’intera esibizione con una serie di riprese di vario genere, spesso piuttosto enigmatiche, trasmesse da 4 schermi, ciascuno posto sugli amplificatori e che contribuiscono all’assoluta atipicità dell’ambientazione scenica dei progster norvegesi, che non tardano a salire sul palco e a scaldare subito l’atmosfera con l’appassionata Foe, opener del nuovo album Coal, caratterizzato da una forte componente vocale, che diventa lo strumento privilegiato, fino al finale, quasi totalmente a capella, che è a dir poco da brividi: la voce di Einar è limpidissima e magnificamente pilotata dalle sue abilità disumane, che rendono la sua gola un vero e proprio organo le cui note sono modulate con stupefacente perfezione e riempiono la sala di riverberi idilliaci. Segue un altrettanto coinvolgente The Valley, pezzo più di altri giocato su linee vocali immediatamente riconoscibili, molto orecchiabili e cristalline, contro l’evoluzione ritmica assolutamente imprevedibile del pezzo, una tendenza che più volte riaffiora nello stile dell’ultima fatica discografica del gruppo. Visibilmente emozionato e soddisfatto del feedback del pubblico entusiasta, il magistrale vocalist si lascia andare anche a qualche movenza scenica a cui i Leprous sono, a dire il vero, poco avvezzi rispetto ad altri gruppi, come avevo potuto notare durante la loro esibizione all’Hellfest; non manca quindi di salire sulle spie e cantare piegato verso gli entusiasti, partecipi della vibrazione emotiva dalla sua voce tersa e potente. Non pochi sono gli estratti dal nuovo album, soprattutto all’inizio del set, che progredisce senza esprimere immediatamente tutto il proprio potenziale offensivo; infatti, anche l’ottima The Cloak culla gli ascoltatori con melodie vocali commoventi, supportati da una coppia di batteria e basso potenzialmente detonanti rispetto alla più fumosa sezione armonica delle chitarre: i suoni sono infatti perfettamente calibrati e ogni colpo risuona chiaro e netto nelle orecchie, senza che l’amalgama generale ne risulti appesantito o in qualche modo occultato. Viene anche presentato il nuovo bassista, Martin, uniformato anch’egli all’ormai rodata tenuta del gruppo, che sale sul palco in camicia e gilet di seta, ma che si lascia andare insieme agli altri a un headbanging che ben dimostra la sua agiatezza nell’esibirsi con la formazione. La parte centrale del set riesplora invece il precedente Bilateral, più dinamico ed entusiasmante rispetto al riflessivo e sperimentale Coal, e forse anche più adatto alla performance del live; Restless dà subito una scossa energica all’atmosfera, i chitarristi Tor e Oysten mostrano il meglio di sé in un intreccio di riff complesso ma intelligibile e ispirato, magistralmente condotto dai misurati movimenti del batterista Baard Kolstad, forse il musicista più promettente del quintetto, pilotando il gruppo in una serie allucinante di tempi composti, accelerazioni, dimezzamenti, senza perdere in alcun modo il tiro, ma lanciandosi invece in fill su piatti e pelli da far accapponare la pelle. Si riconferma alla grande sulla meravigliosa Thorns, anch’essa dal penultimo album, che mescola varietà e dinamicità a una ricerca melodica assolutamente irresistibile, soprattutto nelle splendido ritornello, ma anche negli stacchi così ben calibrati. Il momento di pura apoteosi è la (da parte mia) attesissima Forced Entry, in cui l’orchestra allucinante dei Leprous si destreggia in un pezzo particolarmente pesante, il più metalloso degli estratti da Bilateral, forte di riff portanti assolutamente detonanti, in cui chitarre e basso si spalleggiano tagliando all’unisono l’aria vibrante e densa. Medesimo spazio trovano anche le tastiere e le voci, ma l’evoluzione del pezzo, nei suoi 10 minuti di durata, mette in luce ogni minima sfaccettatura del talento del gruppo, compreso quello solistico, che normalmente non detiene un ruolo di protagonismo nel songwriting dei Leprous. Anche sulla ripresa finale, il muro musicale dei Leprous è travolgente ma così ben amministrato, è semplicemente spettacolare. Quindi, attraversata la sezione più turbolenta dell’esibizione, tornano a esplorare le melodie più struggenti e i pezzi più lenti. Tra gli altri, spicca la da me molto sperata Acquired Taste, che a tratti definirei addirittura toccante. Dopo un altro estratto da Coal, Echo, i Leprous propongono la più violenta ed abrasiva Contaminate Me, forte di una pesantissima sezione ritmica, quasi accostabile, per la sua irregolarità e i suoi riff sincopati, alle tendenze del prog metal più moderno e tecnico, mostrando un’oscurità molto affine al metal estremo, caratteristica che, se non del tutto inedita, è decisamente più atipica nel discorso musicale che i Leprous hanno tenuto durante lo show. In questa, gioca un ruolo la voce graffiante di Ihsahn, molto legato ai Leprous, che rappresentano, tra l’altro, la formazione live del suo progetto solista. Einar, benché non dia propriamente il meglio sulle harsh vocal, si sostituisce dignitosamente al maestro dando prova, insieme agli altri, di una versatilità assolutamente pregevole. Al termine del pezzo, abbandonano il palco con pochi cenni di saluto, come loro solito; un comportamento che farebbe sperare in un bis, che però non ci sarà, anche se non ci si può dire insoddisfatti dell’oltre ora e mezza di set condotta in maniera assolutamente ineccepibile, un vero trionfo per la musica metal in una delle sue forme più espressive.

SETLIST LEPROUS - Rozzano (MI)
1. Foe
2. The Valley
3. Chronic
4. The Cloak
5. Restless
6. Dare You
7. Thorn
8. Forced Entry
9. Coal
10. Acquired Taste
11. Echo
12. Contaminate Me



UN APPROFONDITO COMMENTO DALLA DATA DI CALVARI (GE)
Muddy Waters, Calvari (GE), 27/10/2013
A cura di Diego Trubia "Er Trucido"

Era lo scorso primo di aprile quando i Leprous annunciarono che una data del tour di supporto a Coal si sarebbe tenuta a Genova. Sulle prime avevo pensato ad un Pesce d'Aprile oppure di aver letto Genova invece Geneva (Ginevra).
Invece no, uno dei gruppi che più ho apprezzato negli ultimi anni si presentavano a pochi chilometri da casa in quel di Calvari, nella Valfontabuona, un'occasione più unica che rara.
Come perdersela?


La location è il Muddy Waters, locale abbastanza spazioso che al mio arrivo è ancora semivuoto, cosa comprensibile dato che mancava ancora un'ora all'inizio del concerto. Alle 21.00 in punto i genovesi Thought Machine salgono sul palco, introdotti da un nastro registrato che li presenta letteralmente attivandoli ed uno per uno, col favore delle tenebre, spuntano dai i loro nascondigli. Il genere proposto è un prog metal con inserti elettronici, che puntano a dare concretezza musicale alla fredda sensazione cyber che la band vorrebbe trasmettere, anche visivamente. I brani sono estratti dall'omonimo disco di debutto pubblicato lo scorso anno e sono caratterizzati talvolta da ritornelli più accessibili, da riff e ritmiche dallo stampo duro e passaggi tipicamente prog, il tutto condito dall'algido suono del synth. Una piccola pecca è stata rappresentata dai suoni di chitarra, inizialmente bassi, e dalla voce di Simona Aileen Pala a volte sovrastata da quella degli altri. La cantante si è mostrata molto versatile, interpretando vari registri passando da parti più melodiche e pulite ad altre in growl (per puro gusto personale avrei preferito che le seconde fossero di più). Peccato solo che nella traccia finale The Hole Of Schizophrenia abbia avuto dei problemi con l'audio e sia stata praticamente azzerata come volume.

La band termina lo show tra gli applausi ed in un batter d'occhio smonta la propria attrezzatura (completamente autonoma rispetto agli altri gruppi) per lasciare posto ai polacchi Blindead, autori di un ibrido musicale che a tratti pare ricordare i The Ocean e che vede alla chitarra l'ex-Behemoth Havoc. L'atmosfera è molto più intimista col cantante Nick che quasi non parla con il pubblico e si limita ad alternare il registro pulito a quello growl, mentre sullo sfondo vengono proiettate immagini in bianco e nero che aumentano l'atmosfera plumbea della proposta. La band ha recentemente pubblicato un nuovo disco intitolato Absence, dal quale ho riconosciuto il singolo s1. Una piccola nota di colore sta nella presenza di un pezzo d'Italia in line-up: il bassista è infatti è italiano ed è Matteo Bassoli che si occupa anche (con ottimo profitto) della seconda voce. Il tempo a loro disposizione finisce ed il pubblico ha gradito, molti ragazzi che conoscevo infatti sono rimasti piacevolmente sorpresi dalla proposta dei Blindead ed io stesso non posso che esserlo a mia volta.
Inaspettati.

Il momento degli headliner arriva intorno alle 23 e la formazione norvegese attacca con il brano di apertura del recente Coal, Foe, traccia che apre il concerto in maniera più pacata, ma Einar Solberg mostra subito le sue capacità, cantando, suonando le tastiere e, quando non è impegnato con queste ultime, facendo sfoggio di una gestualità e di una padronanza del palco invidiabile. Ai lati di questo sono posizionati quattro monitor che rimandano immagini (a dire il vero abbastanza criptiche), le quali però rimangono un po' sacrificate e nascoste dal gruppo e dalla strumentazione alla fine. La prima parte del set è costituita dai brani dell'ultimo album, che dal vivo paiono acquistare maggiore spessore rispetto alla prova in studio, specialmente The Valley e Chronic. La band sfodera anche materiale dal passato nella parte centrale della setlist, con una Forced Entry impeccabile per tutti i suoi dieci minuti e Dare You, uno dei due estratti da Tall Poppy Syndrome.
Nonostante la giovane età, i Leprous tengono il palco in maniera egregia, suonando perfetti (e con un'uscita a dir poco energica in termini di suoni ed equalizzazioni) ma non stando curvi sullo strumento, fermi ed immobili. La verve sul palco è evidente, i ragazzi si divertono e ci sanno fare e non faccio fatica a pensare che l'esperienza sui palchi d'Europa in questi anni (sia da soli che con il loro padre putativo Ihsahn) li abbia resi sicuri di sé, sia se si confrontano con festival smisurati che con audience più intime. L'unico forse più straniato da questo era il bassista, Martin Skrebergene, nuovo entrato nella band che dal punto di vista del coinvolgimento se ne stava un po' sulle sue. L'altra metà della sezione ritmica vedeva invece il giovane talento Baard Kolstad (già con Borknagar, Ics Vortex, In Vain, Solefald) autentica rivelazione della serata, perfettamente amalgamato con la band nonostante possa essere considerato un turnista di lusso.
L'ultima parte del set riprende ancora il recente album, contrapponendo l'onirica Echo a quell'incubo sonoro costituito da distorsioni, urla e dissonanze di Contaminate Me, il brano che preferisco di Coal a dirla tutta. I Leprous escono dal palco e salutano, per poi rientrare e suonare un ultimo pezzo, Passing, traccia di apertura di Tall Poppy Syndrome con la quale chiudono un concerto formalmente perfetto da un punto di vista musicale e del coinvolgimento.
L’unica pecca forse è stata la voce in screaming di Einar, che a volte faceva un po' fatica, ma il cantante/tastierista non si è risparmiato per tutta la durata del concerto ed è ciò che conta. Personalmente avrei gradito forse l'esclusione di un brano di Coal a favore della grandiosa Waste Of Air (in certe date all'estere aggiunta alla setlist), ma tutto non si può avere ed essendo il tour di supporto all'album la scelta è comprensibile.

I Leprous escono vincitori da questa serata, nonostante l'affluenza non proprio da grandi occasioni come oramai il pubblico italiano ci ha abituato. Possono non piacere musicalmente, ma non si può dire che questi ragazzi non siano in grado di stare sul palco e non ci mettano il cento per cento nelle loro esibizioni.
La prossima volta fatevi un favore ed andateli a vedere.

SETLIST LEPROUS - Calvari (GE)
1. Foe
2. The Valley
3. Chronic
4. The Cloak
5. Restless
6. Dare You
7. Thorn
8. Forced Entry
9. Coal
10. Acquired Taste
11. Echo
12. Contaminate Me
13. Passing



Er Trucido
Venerdì 1 Novembre 2013, 10.17.48
2
Veramente era della grandiosa, hai mica fatto outing?
waste of air
Giovedì 31 Ottobre 2013, 23.14.22
1
Adoro, Diego, quando mi dai del grandioso!
IMMAGINI
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La locandina della data di Rozzano
ARTICOLI
31/10/2013
Live Report
LEPROUS + BLINDEAD + altri
The Theatre Club, Rozzano (MI), 25/10/2013
 
 
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