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CORREVA L’ANNO - # 24 - 1991 seconda parte
03/11/2013 (3736 letture)
Come abbiamo visto, i due eventi più importanti del 1991 -in ambito metal- furono sostanzialmente figli dell'evoluzione: da una parte ci fu la svolta tecnica dei Death, con la band di Chuck Schuldiner alle prese con un masterpiece di proporzioni titaniche quale Human, capace di riscrivere i dettami del metal estremo e di centuplicarne le potenzialità; dall'altra, gli iconici alfieri del thrash, i Metallica, optarono per un'evoluzione in senso diametralmente opposto, semplificando oltremodo le strutture nel loro pluripremiato Metallica, il disco che portò il metal alle masse, nelle classifiche e negli scaffali dei supermercati. Due prodotti molto diversi, che a loro modo segnarono un cambiamento radicale nel modo di intendere la musica dura. Se di evoluzione vogliamo parlare, tuttavia, non possiamo prescindere dall'operato degli inglesi Carcass, padri del grindcore britannico, i quali già con Symphonies of Sickness (1989) avevano proposto uno stile più definito e death-oriented. Il 1991 divenne un punto di svolta clamoroso per i temibili macellai di Liverpool, che accolsero in formazione un chitarrista giovane e promettente: Michael Amott. Il nuovo disco si intitolava Necroticism - Descanting The Insalobrous e presentava uno stile rinnovato ed ampliato, innervato da melodie ricercate e riff più complessi che in passato: Amott aveva iniettato nella Carcassa velenose dosi di tecnica, permettendo una stratificazione notevole e contribuendo alla definizione di trame articolate e variegate. I suoi assoli abrasivi erano permeati di intensità lavica ed armonia squillante; quel suono acuto e minaccioso si amalgamava sontuosamente con l'accordatura poderosa tipica dei Carcass, con la chitarra compressa di Bill Steer ed il drumming tellurico di Ken Owen. La band si muoveva granitica, schiacciando tutto sotto i suoi massicci rulli compressori sia quando sceglieva di avanzare con ritmiche velocissime e devastanti sia quando optava per andamenti più cadenzati. Il growling soffocante di Jeff Walker non era più incastrato in pezzi grezzi e privi di ogni minima linea melodica, ma veniva innestato su composizioni ben sviluppate, ancora una volta straripanti nel loro impatto pressante: compatto, quadrato, il sound di Necroticism era scandito da perentorie bordate batteristiche e riff impastati, maligni, eppure la sensazione era quella di trovarsi di fronte a qualcosa di estremamente tecnico nonostante la brutalità dirompente esplosa in ogni singolo pezzo. La differenza tra una band modesta ed una leggendaria spesso sta proprio nella capacità di mescolare perfettamente forza e ingegno, confezionando composizioni veementi ed atmosfere claustrofobiche ma in ogni caso ricche di sezioni, stacchi sfiancanti, spunti geniali e riff elaborati. L'album era uno dei migliori prodotti mai rilasciati in ambito death metal: un manifesto di perfezione all'interno del quale melodia, brutalità, velocità, tecnica e potenza si calibravano con esito micidiale. La formazione britannica era ambiziosa e desiderava restare libera da ogni sorta di catalogazione, come dichiarava il drummer Ken Owen: 'Noi conglobiamo tanti generi, dal rock all'heavy metal classico, quando invece i tre quarti delle death metal bands non fanno altro che riproporre le solite cose'. Le radici restavano death metal, ma la stagnazione del genere aveva portato i quattro europei a spingersi oltre, toccando livelli qualitativi strepitosi: le tiratissime e serrate ritmiche di Symposium of Sickness o l'alternanza travolgente di fiondate telluriche ed arpeggi melodici (Pedigree Butchery) conferivano grande varietà ad una scaletta composta da classici imprescindibili; il vocalism marcio e brutale, le ritmiche a rincorsa, i blastbeat straripanti e le stupende sezioni soliste di Incarnated Solvent Abuse ne facevano un lavoro mostruoso, che ogni appassionato di death metal dovrebbe conoscere a menadito. All'interno di ogni canzone si passava repentinamente da passaggi rapidissimi ad altri più trascinati: Lavaging Expectorate of Lysergide Composition era un esempio eccellente di ciò, in quanto dotata di frequenti ed esaltanti cambi di registro, nonché di una sezione solista ancora una volta avvolgente ed intrisa di malinconia; Carneous Cacoffiny presentava marmorei sprazzi slowly, mentre la conclusiva Forensic Clinicism/The Sanguine Article ribadiva la capacità di districarsi tra fendenti rapidi, breakdown catacombali e struggenti assoli melodici. Il pezzo migliore del disco era però Corporal Jigsore Quandary, una canzone massacrante che ben incarnava l'essenza del Carcass-sound: uno scrosciante attacco batteristico spianava la strada ad una pioggia di riff truci e sezioni incalzanti, veloci o velocissime, scandite da una prova distruttiva del granitico Owen e da ricchi spunti melodici in contrapposizione all'insostenibile violenza sonica. Un incedere pressoché irresistibile trascinava l'ascoltatore nelle viscere di un sound pesante ed inesorabile, capace di macinarne l'udito e demolendone le soglie di resistenza: ritmi irresistibili, un vocalism estremo ma coinvolgente ed uno stordente assolo melodico incendiato in chiusura completavano il quadro di un pezzo eccellente, privo di punti deboli. Corporal Jigsore Quandary era, a tutti gli effetti, la canzone migliore mai scritta dai Carcass, il pezzo ideale per lasciarsi ammaliare dal mortuario alone di violenza esalato dalla corazzata inglese. Le tematiche del platter restavano gore-grind, anche se caratterizzate da un velo di ironia provocante, tese alla critica della decadenza morale alla quale siamo sottoposti giorno dopo giorno; giovani ed incoscienti, i Carcass avevano creato qualcosa di nuovo ed originale, molto personale, come testimoniato dalle parole di Walker: 'Rabbia ed arroganza, dico sempre che siamo nati dall'unione di questi due elementi; in ogni forma d'arte, musica, poesia o pittura, l'artista deve avere attitudine per emergere, e se non hai questi elementi non vai da nessuna parte'. Il full length fu supportato da un tour europeo ed americano, il Gods of Grind, affrontato con i nordici Entombed, i doomster Cathedral ed i Confessor: i Carcass erano usciti dalle putride periferie di Liverpool, affermandosi tra le realtà più importanti del panorama death metal internazionale assieme ai Death stessi.

Direttamente nelle viscere dell'Inferno, molto più grezzi e caotici, i Morbid Angel stavano affilando gli artigli: la fervente scena della Florida andava partorendo molte death metal bands di valore, in quel periodo, e la formazione di Trey Azagthoth era pronta per emergere tra le realtà più efferate del settore. Il loro secondo album, Blessed Are the Sick, era più definito e personale del primo: intriso di atmosfere pesantissime e magmatiche, il disco presentava un riffing distorto e morboso, pesante e tombale; alle tiratissime ritmiche thrashy -scandite dal drumwork massacrante di Peter Sandoval- si aggiungevano anche passaggi doomy, arpeggi acustici desolanti (che rimarcavano la passione di Azagthoth per la classica), assoli taglienti e scroscianti raffiche di blast beats. I rapidissimi beat batteristici ed i rallentamenti marmorei di Fall from Grace, le integerrime frustate ritmiche di Brainstorm o la deborante violenza di Day of Suffering creavano scenari raccapriccianti e opprimenti, mentre pezzi come la cadenzata titletrack evidenziavano il cambio di rotta rispetto al debut: Altars of Madness era stato una scarica di mitragliatore piantata in mezzo agli occhi, incessante e caratterizzata da continui up-time, mentre Blessed Are the Sick era più corposo e denso, incentrato su pezzi più vari e capaci di sfumare dall'up allo slow tempo più funereo. Attraverso questa mutazione l'act di Tampa cercò di puntare l'attenzione su riflessioni introspettive e relative all'animo umano; chitarre penetranti, bassissime e batteria furibonda vengono colte con una produzione pulita ma ovattata. Anche Azagthot confermò la crescita stilistica coincisa con questo full length: 'Il secondo disco ha sorpreso tutti coloro che si aspettavano un sequel di Altars Of Madness. invece creammo qualcosa di diverso ed è questa la strada da seguire, ovvero cercare sempre di superarsi, di rimanere ispirati. Non avrebbe avuto senso come musicista e compositore ripetere le stesse cose'. In brani come Unholy Blasphemies si aggrediva con ferocia e velocità esecutiva, ricalcando le dinamiche thrashy del debut; la chitarra acustica di Richard Brunelle tracciava struggenti passaggi melodici nella strumentale acustica Desolate Ways, mentre la voce impasatata e cavernosa del bassista David Vincent infestava il platter di linee estreme e pachidermiche. Brani come The Ancient Ones o Abominations concludevano la scaletta con i loro profili intimidatori e la disarmante forza espressa dai tamburi di Sandoval, trattando tematiche oscure e misteriose. David Vincent, adepto della Chiesa di Satana, non ha mai fatto mistero del suo disprezzo per le religioni, con particolari riguardi per quella cristiana: 'Un sacco di gente sta iniziando a capire quanto siano in realtà corrotti tutti quei maledetti preti di merda. L'Impero Romano, ai tempi di Cesare, prima di diventare il Sacro Romano Impero, rappresentava una società perfetta. I romani avevano tutto il mondo sotto il loro dominio; poi è arrivata la Chiesa ed ha rovinato tutto; la Chiesa rovina tutto ciò che tocca. Ha rovinato tante culture, ha rovinato l'Europa. Ha imposto le proprie idee con la spada, ed adesso sta morendo per la spada. Ed io penso che questo sia magnifico. Sono contento di poter assistere a questa disfatta, perché io sono stato anti-cristiano da sempre, io so che il cristianesimo è sbagliato e vederlo crollare mi riempie di gioia. Spero che sarà sostituito dalle religioni originarie di ogni terra, come il paganesimo. Il mondo va avanti da secoli a forza di lavaggi del cervello: prima converti tutti ad un'unica religione, poi imponi un metodo di governo su scala mondiale.Finora c'è stato soltanto un Signore delle Marionette incaricato di assicurarsi che ognuno vedesse, sentisse e pensasse le cose giuste. La gente è stanca di vivere in schemi prefissati ed univoci, è stanca di dire sempre di sì. Nessuno parla più il latino e questo è un danno dal punto di vista culturale; ogni popolo dovrebbe impegnarsi per mantenere la sua identità separata da quella degli altri popoli. Nell'antichità i romani non si ponevano alcun problema nel gettare i cristiani in pasto ai leoni, perché i cristiani erano considerati degli invasori e predicando la loro religione condannavano la cultura pagana, criticando il modo di vivere dei romani. Ma i romani non accettavano queste stronzate, li buttavano direttamente nell'arena. Oggi sarei contento se la storia si ripetesse, tutto il Vaticano meriterebbe di essere gettato nell'arena'. L'egocentrismo è fin da subito emerso con totale e sprezzante evidenza all'interno dei Morbid Angel, anche se Trey Azagthoth si è sempre dichiarato tutt'altro che satanista; ad ogni modo il visionario chitarrista, indole egoista e carattere arrogante, folgorato dalle mitologia sumera e mesopotamica, ha più volte avuto modo di esprimersi su temi così delicati: 'I cristiani hanno la mente ottusa e seguono il branco. Se non credi in Gesù Cristo, per loro automaticamente rappresenti il male. Che si fottano! I satanisti sono i veri leader, perché credono in loro stessi e seguono solo quello che ritengono sia giusto. Essere satanisti significa essere fedeli a se stessi e a nessun altro, Satana non ama le persone che sono pecore. Non sto dicendo che io credo in Satana, ma che credo in me stesso. Appartenere alla Chiesa di Satana non è nulla di così eclatante, è come essere membri di un circolo sportivo o politico. Trovo il credo satanista un antidoto a tutte le religioni precostituite, siano esse il cristianesimo o l'islamismo, basate su principi soffocanti e imposizioni rigide. L'unica credenza precostituita per cui nutro un minimo di rispetto è il buddismo, che per lo meno si rifà al paganesimo'. Se i Morbid Angel erano fautori di un death metal granitico e brutale, completamente opposta era la direzione che gli Atheist presero col loro secondo album, Unquestionable Presence, discostandosi dall'ibrido tra techno thrash e techno death del debut per assestarsi su coordinate progressive death, venate di jazz e fusion. Le registrazioni dell'album furono completate in un clima drammatico, in quanto il bassista Roger Patterson, di soli ventidue anni, morì a febbraio in un incidente del tourbus: un parallelo inquietante con la storia del compianto Cliff Burton ed una tragedia per la band floridiana, che si tirò fuori dal momento critico con un disco epocale, capace di riscrivere le coordinate del death tecnico. Sonorità cybernetiche, voci effettate, elementi fusion, visioni psichedeliche e tecnica in abbondanza caratterizzavano questo lavoro, che andrà ad influenzare decine di band di nuova generazione.

Il panorama estremo di quell'inizio decennio fu scosso inesorabilmente dall'uscita di Arise, quarto album dei brasiliani Sepultura: il Paese sudamericano, continuamente afflitto dalla povertà, dalla prostituzione minorile, dagli scandali politici e dal degrado delle Favelas, aveva piazzato una sua band sul grande palcoscenico dell'heavy metal e non aveva nessuna voglia di rinunciare alla crescente popolarità dei fratelli Cavalera. Alla faccia della Samba, i Sepultura continuarono ad appesantire il loro suono, sterzando dal complesso techno-thrash del memorabile Beneath The Remains ad un thrash-death devastante e potentissimo, sempre curato nella tecnica e negli arrangiamenti. Il produttore-guru Scott Burns contribuì a spingere la band di Belo Horizonte a livelli stabili e invidiabili di fama e rispetto: caratteristica vincente del platter era l'alternanza di frangenti estremamente aggressivi e veloci ad altri brani pesanti e ben ritmati; Max Cavalera, leader della band, sferrava riff impattanti e cantava tematiche sociali con la sua voce sempre più gutturale, mentre il fratello Igor guidava la truppa col suo tellurico e rapidissimo lavoro al drumkit, perentorio nell'innalzare un inscalfibile e potente muro sonoro. Sciorinando una nuova serie di cavalli di battaglia massacranti e spettacolari, i Sepultura si dimostrarono musicisti maturi e consapevoli della propria forza; anche gli assoli di chitarra, veloci e taglienti, possedevano un quid qualitativo sempre più affinato, come ricordava il guitarist Andreas Kisser parlando di certe aperture melodiche: 'Amo fare queste cose, perché ritengo che gli assoli buttati a caso non siano di aiuto alle canzoni; se non innesti delle parti melodiche, non dai respiro alla song: e a quel punto ti ritrovi con del puro casino'. L'avvio tambureggiante dell'opener e titletrack, Arise, lasciava esplodere fin da subito tempi tirati ed un vocalism ruggente, ritmi potenti e tesi, break massicci e assoli lancinanti; un possente e articolato avvio strumentale apriva il roccioso mid-time Dead Embryonic Cells, infervorato da accelerazioni imponenti e da un violento lavoro ritmico, mentre Desperate Cry veniva resa irresistibile dal mirabile utilizzo di ritmiche differenti ma sempre efficaci: si passava da momenti pachidermici a frenetiche sfuriate thrashy, accompagnate da un assolo acuminato e letale oltre che da vigorosi breakdown. Murder e Subtraction erano concitati assalti frontali che sfumavano in andamenti ipnotici e continue ripartenze, mentre Altered State sfoggiava affascinanti ritmi tribali, una potenza sonora stentorea e alcuni riff sinistri molto desolanti; le bordate di Igor Cavalera generavano elettrizzanti momenti thrashy e sfociavano in inesorabili tappeti di doppia cassa, prima di prodursi in claustrofobici rallentamenti da headbanging, evidenti e schiaccianti anche in Meaningless Movements. Probabilmente neanche nei suoi sogni più rosei Max Cavalera avrebbe potuto profetizzare un ruolo così importante per la sua band, nella storia contemporanea della musica estrema: 'A inizio carriera non avrei mai immaginato di diventare tanto popolare con i Sepultura e per questo mi capita spesso di pensare che sono un fortunato bastardo. Ora abbiamo i soldi per vivere senza patemi, ma è stata dura perché venivamo da un paese povero e non siamo mai scesi a patti con nessuno; certo, le nostre possibilità sono aumentate, sia come uomini -perché non siamo più ingenui ragazzi- che come musicisti: dischi molto attesi, lunghe tournèe, pressioni continue. Ma i Sepultura hanno lo spirito di una grande famiglia, a cui appartengono anche roadies, managers e quant'altro. Questa unione così solida fa sì che tutto funzioni al meglio all'interno del gruppo e del suo entourage; l'amicizia è la molla che ci motiva e ci fa andare avanti, con allegria e gioia: non ce ne frega un cazzo della vuota vita da rockstar. La scaletta del disco era interamente valida ed ugualmente distruttiva, dalla prima traccia alla conclusiva Infected Voice, con i suoi movimenti inquietanti, la stordente sezione solista e le serrate ritmiche a rincorsa; i suoni erano compatti, corposi, le chitarre molto pesanti e basse, le atmosfere cupissime: riff poderosi venivano macinati con inerzia e ferocia, annichilendo l'ascoltatore sotto un'avanzata tellurica, costantemente eccitata da ritmi diversificati ma sempre travolgenti. Igor Cavalera ebbe modo, a suo tempo, di parlare della disastrosa situazione sociale vissuta nel suo Paese: 'E' difficile spiegare in maniera soddisfacente tutto il complesso di problemi che affliggono il Brasile oggi; vorremmo che le cose migliorassero, ma ogni volta che torniamo a casa ci accorgiamo di come tutto, invece, non faccia che andare sempre peggio. La speranza di un miglioramento è veramente scarsa. Sono sinceramente convinto che la musica rappresenti senz'altro uno dei mezzi migliori -se non il migliore in assoluto- per arrivare al cuore della gente e dei giovani in particolare, per parlare loro dei problemi e delle necessità che colpiscono tutti, indistintamente. Il fatto è che la musica viene recepita in maniera diretta e tranquilla, non ha il sapore di un trattato sociologico, tanto meno di un'assurda quanto sterile e controproducente predica dall'alto verso il basso. Nelle nostre canzoni si parla di guerra, di violenza, di ingiustizie politiche e sociali; il loro intento è quello di scuotere, di spronare la gente a reagire. Con le nostre parole vogliamo impedire che i giovani entrino in un'inutile spirale di violenza: non vogliamo che si risponda a quest'ultima con dell'altra violenza fine a sé stessa, né che si soccomba rinunciando a combattere. La musica può insegnare, può indicare come ottenere una vita migliore, in pace con gli altri'. Il batterista sottolineò a più riprese l'importanza del messaggio sociale insito nei testi: 'Come persone noi siamo dei ragazzi positivi, ma ciò non può essere valido allo stesso modo per la nostra musica, che è invece principalmente realistica. positivo è il nostro messaggio di rivolta, ma perché la lotta sia forte e decisa è necessario non illudere la gente. Nelle nostre canzoni non prospettiamo una vita tanto felice quanto inesistente, buttiamo in faccia alla gente la realtà così com'è, nuda e cruda, e ciò perché solo così i ragazzi riescono a comprendere la necessità e l'impellenza di fare qualcosa, di reagire'. Arise, per il quale fu incisa anche una cover della motorhediana Orgasmatron, fu il primo disco dei Sepultura inciso fuori dal Brasile: in seguito alla consacrazione internazionale la band si sarebbe trasferita a Phoenix, in Arizona; nel corso del 1992 il disco fu supportato con tour al fianco di Helmet, Ministry, Alice In Chains e soprattutto Ozzy Osbourne.

Dove poteva spingersi la degenerazione sonora del metal estremo, forse, nessuno lo sapeva. Il death metal e il grindcore erano i generi più violenti e frastornanti mai uditi prima, ma i paletti della brutalità erano inesorabilmente destinati a essere spostati ancora oltre. Un mattatoio abbandonato, chiazze di sangue schiantate sulle pareti, qualche folle dai tratti mostruosi e armato di motosega che si aggira per i corridoi: in questo scenario sembrava essere stato confezionato Butchered At Birth, secondo lavoro dei Cannibal Corpse. La band aveva drasticamente incattivito i suoni dell'esordio, portandoli a conseguenze ancora più drastiche: un growl catacombale e feroci blastbeat scuotevano pezzi tellurici e morbosi, innervati da liriche splatter-gore e terrificanti raffiche di veemenza sonora. Le chitarre erano basse e compresse, i riff corposi e doloranti: titoli raccapriccianti come Meat Hook Sodomy, Gutted, Living Dissection, Under The Rotted Flesh, Vomit The Soul o Rancid Amputation tracciavano un vomitevole arazzo di morte e putrefazione, insozzato da pezzi di carne umana macellata e fetidi liquidi corporali. L'intenzione era quella di shockare e provocare, ispirandosi agli amati film splatter-horror per dare un contraltare tematico alla musica immonda e furibonda della band: ne conseguì quello che molti considerano il primo vero disco di brutal death, infinitamente più pesante, veloce e massacrante di qualsiasi altra cosa fosse stata udita in precedenza. Nel disco imperava il caos apparente, anche se il valore tecnico dei musicisti -alle prese con partiture complesse, rese con precisione chirurgica nonostante l'improbabile velocità alla quale venivano scagliate- era indiscutibile: riff contorti, growl marcescente, atmosfere rarefatte e rapidissimi blastbeat creavano uno scenario desolante e farneticante, che sembrava riflettere tutte le più folli psicosi che la mente umana potesse esplorare. La copertina del disco, che fu censurata in molti paesi, raffigurava due zombie intenti a macellare il corpo di una donna, con diversi feti umani appesi al soffitto. Nel corso degli anni novanta, il bassista Alex Webster parlò così a riguardo dei testi della sua band: 'Per lo più si tratta di incubi prodotti dalla nostra immaginazione e di trasposizioni in parole e musica di certe nostre paure e tensioni interiori. Quando scrivo delle efferatezze di un serial killer mi preme penetrare nella sua mente, per comprendere i meccanismi e gli stati d'animo che lo hanno condotto a compiere tali orrori. Dietro ad azioni come quelle compiute dai killer seriali si celano paranoie ed energie negative comuni a buona parte della gente, con la differenza che nel caso degli assassini tale ossessioni vengono spinte all'estremo ed esasperate, fino ad implodere dentro di loro e ad esplodere in massacri e carneficine. in certi casi credo di essere riuscito a comprendere le motivazioni che hanno spinto questi esseri a commettere gesti così disperati e nefandi; non voglio dire che li giustifico, ma solo che in parte li capisco'. Autentici pionieri ed icona del death europeo, gli Entombed tornarono a farsi sentire dopo aver fatto tremare i pavimenti col precedente Left Hand Path (1990); Nicke Andersson, batterista e autentico leader del combo della band, aveva dovuto fronteggiare diversi problemi e rimescolamenti di line-up dopo l'addio inaspettato del singer Lars-Göran Petrov, decidendo di impugnare egli stesso anche il microfono dopo una serie di cattive scelte. Il disco che nacque, Clandestine, era più complesso nelle cuciture, negli stacchi, nel riffing, e recuperava la compatta violenza dell'esordio, mostrando però sfaccettature più evolute. La band nordica doveva confermarsi dopo un debut clamoroso, ritenuto un importante pilastro del death internazionale, feroce e devastante come pochi: ci riuscì con un prodotto maturo e più vario, che pur tendeva a dividere la critica. Per alcuni, Clandestine era leggermente inferiore al predecessore; ad ogni modo si trattava di un disco notevolissimo e potente, nel quale il riffing affilato reiniziava a mietere vittime (Sinners Bleed, Blessed Be) ed in cui ad assalti frontali assolutamente letali (Living Dead) si affiancavano brani pesanti, dinamici ma non per forza ancorati alla classica ritmica thrash-death. Questa era evidente ed elettrizzante in pezzi diretti e veloci come la stessa Sinners Bleed, ma veniva completata da riff e strutture più variegate e atipiche, le quali contribuivano a creare un prodotto ben articolato e intriso di forza e personalità. Il drumming di Andersson era apocalittico e prorompente, esaltato da una produzione nitida e da suoni pieni, corposissimi; qualche critica giunse sull'operato vocale del mastermind scandinavo, che tuttavia se la cavava senza troppe sventure anche al microfono. Il suo tono sgraziato portava una dose non sempre esaltante di esasperazione, in brani comunque bilanciati da curate sezioni soliste (Stranger Aeons, Crawl); tra i momenti migliori del platter spiccava la velenosissima e letale Chaos Breed, con le sue ripartenze sfibranti, l'assolo fulminante e le ritmiche martellanti, ma tutto il disco era un viaggio tra lande desolanti e ambientazioni oscure, accentuate dal riffing macabro e sinistro di mazzate quali Severe Burns, che si apriva su cadenze funeree per esplodere poi nel consueto esercizio di foga distruttiva. L'ambito estremo dell'epoca veniva rimpolpato da un cospicuo numero di uscite considerevoli, come il debutto degli Asphyx, The Rack: in esso vibrava la timbrica caratteristica di Martin Van Drunen, uscito dai Pestilence e considerato una delle migliori voci death metal. L'album era sofferente ed intriso di angosciose sezioni doom, anteposte e fulminee accelerazioni; proprio i Pestilence, nel frattempo, stabilizzarono la line-up con l'ingresso di Tony Choy al basso ed il passaggio di Mameli alla voce: Testimony of the Ancients, il nuovo disco, segnava una sorta di svolta stilistica in quanto caratterizzato da linee più tecniche; curiosi ed insoliti erano alcuni intermezzi strumentali, in un concept nel quale facevano capolino anche le tastiere. Il 1991 fu l'anno dell'affermazione dei Bolt Thrower, tradizionalmente accostati al grindcore e sterzanti con War Master verso atmosfere epiche; queste ultime ben sposavano le tematiche belliche, rafforzate da riff e rallentamenti significativi (Cenotaph). Ex componenti dei Death non restavano con le mani in mano e facevano sentire ancora la loro rabbia: il drummer Chris Reifert non era più un ragazzino e, con i suoi Autopsy, era pronto a dimostrare la sua avvenuta maturità. Un posto nella leggenda, assicurato dalla sua partecipazione al seminale Scream Bloody Gore, ce l'aveva già; col suo nuovo disco, Mental Funeral (il secondo per la sua formazione) sottolineava la natura oscura della band, che qui distillava riff cupi e andamenti lenti molto pesanti. Da molti ritenuto il capolavoro degli Autopsy, il full length era anche intriso da elementi gore. A differenza di Reinert, Rick Rozz aveva lasciato la band di Chuck Schuldiner in maniera non proprio amichevole -accusato di scarsa dedizione ed alto tradimento- prima di mettersi in proprio con i Massacre: il loro From Beyond era un buon disco di classico death americano, con riferimenti al sound di Slayer e Venom. Nella tracklist colpiva la presenza di Corpsegrinder, un brano scritto da Schuldiner e comparso in un vecchio demo dei Death: nel booklet, tuttavia, Rozz si accaparrò l'esclusiva del songwriting, facendo irritare ancora una volta il mastermind delle sei corde, che affermò, disgustato: 'Possono dire quello che vogliono, ma ho scritto io quella canzone. Ennesimo esempio degli espedienti usati da quelle persone subdole che mi accusano di ogni tipo di ingiustizia. Dannazione, almeno non devo rubare la musica di nessuno, me la scrivo io'. Uno dei manifesti del brutal death, Effigy of the Forgotten, portava per la prima volta sugli scaffali i tremendi Suffocation: il growl cavernoso di Frank Mullen era veemente e sugli scudi, mentre la band si districava tra blast beat farneticanti, immonde accelerazioni e rallentamenti opprimenti. Il secondo disco degli inglesi Paradise Lost, l'immenso Gothic, poneva appunto i semi primigeni del gothic metal, derivato dal doom/death tipico della band britannica: assieme a My Dying Bride ed Anathema, i Paradise Lost comporranno un trio fondamentale per lo sviluppo del genere.

Come la scena death metal si manteneva viva grazie alle importanti iniezioni di tecnica e maturità compositiva, anche in ambito thrash era diventato chiara l'importanza della progressione costante: lo avevano ben capito gli svizzeri Coroner, che con tre album di thrash sempre più elaborato si erano proposti all'attenzione generale già a fine anni ottanta. Il loro nuovo Mental Vortex completava la loro ascesa e si poneva come capolavoro assoluto di thrash complesso e progressivo, esaltato dal lavoro velocissimo ed ipertecnico di Tommy Vetterli con le sei corde; il preciso chitarrista trascinava un terzetto capace di evolversi senza mai ripetersi, che in questa release mostrava le sfaccettature più ampie del proprio spettro sonoro. Non solo thrash dunque: le fiondate impellenti che avevano contraddistinto i dischi precedenti trovavano ora spazio più limitato, a favore di una tracklist variegata. La voce aspra di Ron Royce ben calzava nel sound del trio elvetico, una delle realtà più sottovalutate della scena metal mondiale; il tellurico e corposo apporto di Marquis Marky alla batteria sigillava il tutto con compattezza, dando al disco un sound quadrato e definito, molto tecnico e capace di lasciar emergere ogni singolo strumento. Riff asimmetrici e controtempi elaborati erano frequenti, innescati per lo più in potenti mid-tempos contorti e stordenti per la loro progressione costante. L'opener Divine Step era il brano migliore e più tirato del lotto, un'esaltante ed appagante corsa ritmica a rincorsa, impostata su un drumwork asciutto ed incalzante e rifinita da riff affilati; continui cambi di tempo la mantenevano vivida fino al pregevole assolo finale, prima del ritorno al motivo portante. Son Of Lilith incedeva cupa, possente e caracollante, mentre Semtex Revolution era un altro pezzo da novanta, infarcito di riff contorti ed intersezioni improbabili, cambi di registro e stacchi repentini; robustissimo il lavoro di Marky alla batteria, così come del resto anche in Sirens, altro mid-time acceso ad intervalli da accelerazioni impattanti. Il riffery roccioso e marziale dell'intimidatoria Metamorphosis veniva irrobustito da un andamento poderoso e da un assolo fibrillante, mentre Pale Sister era uno dei capitoli più sperimentali del lotto: controtempo continui, un riffing insolito e cervellotico, elementi quasi jazzati mescolati a repentine accelerazioni thrashy e all'immancabile ottimo guitar-solo, fluido e ricco di scale prog-metal. Gli elementi più devastanti facevano nuovamente la loro comparsa in About Life, una stoccata ritmica rapida e poderosa che -assieme a Divine Step- rappresentava l'apice thrashy del disco. Proprio il drummer ebbe modo di parlare delle ampie visioni musicali delle quali si fregiava la sua band, motivo basilare della grande qualità e complessità che costituivano il Coroner-sound: 'Penso che dovremmo essere tutti più aperti verso altre cose, sarei molto contento se i fans del thrash metal ascoltassero anche altri generi; è stupido ascoltare un solo tipo di musica. A me piace il jazz, la roba anni sessanta e settanta: sono un grande fans dei Doors'. Il full length rappresentava il climax qualitativo e la compiuta maturità della strepitosa band centro-europea, ma proprio in seguito alla sua pubblicazione iniziarono a manifestarsi i problemi che avrebbero portato all'ingiusto scioglimento della band, avvenuto nel 1995: una promozione inadeguata da parte della Noise e la scarsa lungimiranza del pubblico resero inevitabile uno split doloroso per ogni vero appassionato di metal. Anche i Dark Angel superarono sé stessi nel corso del 1991, prima di venire inghiottiti da problemi interni che portarono allo scioglimento della band: i losangelini completarono la loro maturazione culminando nel thrash tecnico di Time Does Not Heal, esaltato dal drumming ciclopico di Gene Hoglan e dal ricercato lavoro chitarristico di Eric Meyer. Il thrash rozzo degli esordi era stato dunque scalzato da una progressione costante ed in soli quattro dischi la formazione aveva cambiato volto: la frase che campeggiava sulla confezione del disco ('9 songs, 67 minutes, 246 riffs') era l'estrema sintesi del coefficiente tecnico toccato in quell'ultima releases, a cui sarebbero seguiti insanabili diverbi tra i musicisti. Mentre gli Heathen davano alle stampe Victims of Deception, i Nuclear Assault riproponevano il loro thrash-hardcore -un pò stantio, ormai- in Out Of Order, i Voivod pubblicavano Angel Rat ed i Laaz Rockit Nothing$ $acred; dal Brasile soffiava ancora la rabbia marcescente dei Sarcofago, tornati sugli scaffali dei negozi con The Laws of Scourge. I Signori della Distruzione, gli Slayer, concludevano nel frattempo la prima parte di carriera, separandosi dal temibile Dave Lombardo ed immortalando la loro epopea d'oro nel monumentale doppio live Decade Of Aggression, un disco che fotografava il meglio del repertorio dell'efferata squadriglia californiana. Da Hell Awaits e The Antichrist a South Of Heaven e War Enemble, passando per Angel Of Death, Raining Blood o Jesus Saves, il live era un autentico bignami del thrash metal più spinto, un'enciclopedia di violenza e sangue sciorinato alla velocità della luce, con una band in forma smagliante ed i fans in preda al delirio totale. Ad aumentare il valore del live, inoltre, vi era il fatto che questo fu prodotto senza l'apporto di sovraincisioni e dunque mostrava il reale impatto on stage dei quattro losangelini, né più né meno.

Alle spalle dei grandi nomi o dei dischi di punta rilasciati nel corso dell'annata si muoveva una scena ricca di uscite più o meno significative, tra i generi più disparati, oltre che di avvenimenti importanti -più nel male che nel bene- da segnare in rosso sul calendario. Il discreto On the Prowl proseguiva l'occidentalizzazione dello stile classico dei nippnici Loudness, l'immarcescibile Udo gracchiava ancora nel roccioso Timebomb ed i decani Motorhead non smettevano di far vibrare il loro granitico ed immutabile hard'n'heavy, rilasciando l'ottimo 1916. La graffiante melodia e le struggenti ballate tipiche dello street/glam persistevano in Slave to the Grind, nuovo lavoro degli Skid Row, sempre capitanati dall'istrionico e simpaticissimo Sebastian Bach; il loro fu l'unico album metal capace di debuttare direttamente alla posizione numero uno di Billboard. Mentre i coriacei Cirith Ungol cercavano di mantenere vivido il loro epos attraverso Paradise Lost, con Welcome to the Ball tornavano sulla scena i Vicious Rumors; la consueta eleganza caratterizzava Streets: A Rock Opera, pomposo nuovo lavoro dei fratelli Oliva e dei loro Savatage, frattanto i britannici Skyclad iniziavano la loro opera di connessione tra metal e folk nello sperimentale con The Wayward Sons of Mother Earth. Se i sottovalutati Fates Warning rimarcavano il loro sound progressivo con Parallels, gli Anthrax, esponenti del Big Four del thrash metal americano, andarono davvero controcorrente -una cosa che avevano sempre fatto, del resto- pubblicando nella raccolta di B-sides Attack of the Killer B's il pezzo Bring The Noise, nel quale si esibivano assieme ai rappers Public Enemy in una sorta di crossover tra metal e rap, parecchio tempo prima dell'avvento del nu-metal: i fans più accaniti della band erano forse abituati a certe follie dell'ultim'ora, mentre qualche purista tra i più conservatori storse il naso. I venerati e misteriosi Bathory, nel frattempo, continuavano a rilasciare pietre miliari. Dopo Hammerhearth, il geniale Quorthon andò a comporre Twilight Of The Gods, un album colmo di pathos e atmosfere crepuscolari, figlie del pesante incedere di ritmi cadenzati e di epici brani dai tempi lenti, ristagnanti ed ipnotici. L'espressività toccava vertici notevoli, tra iceberg e terre gelate, sublimandosi nei monumentali quattordici minuti della titletrack, una monolitica e solenne marcia giocata tra chitarre elettriche e acustiche capace di trasmettere un senso di angoscia e di tristezza decadente. In Italia colpivano ancora i Death SS (Heavy Demons), mentre il pubblico alternativo osservava incuriosito l'operato dei Soundgarden di Badmotorfinger o dei Type O Negative di Slow, Deep and Hard. Un disco, tuttavia, rimane impresso con colori più vividi degli altri negli annali della musica dura: Nevermind dei Nirvana. Con le sue trame semplici, negazione di ogni tecnicismo ed i suoi testi intrisi di sofferenza e disagio, l'album divenne il disco grunge per antonomasia e portò questo genere sotto i riflettori grazie alla forza dei ritornelli radiofonici di pezzi come Smells Like Teen Spirit. I Nirvana, capipopolo della scena di Seattle, erano animati dallo stato mentale del loro leader Kurt Cobain, chitarrista e cantante, un ragazzo problematico ed introverso che mal sopportava la fama e le crescenti attenzioni dei media, così come si trovava a disagio di fronte alle platee in estasi: non fu facile per lui ritrovarsi improvvisamente al centro del mondo, con un disco che -pur contenendo linee vocali aggressive ed elementi tratti dal punk, sapientemente mescolati con sfumature pop e drammatiche riflessioni esistenziali- sdoganò la musica dura alle orecchie della gente comune, contribuendo a sua volta a portarla nelle case di tutti. Nevermind ricevette un disco d'oro, un disco di diamante e ben dieci dischi di platino, vendette oltre venticinque milioni di copie e rappresentò, assieme al Black Album e ai due Use Your Illusion, il momento di massima popolarità della musica rock alternativa, che in quel 1991 divenne una vera e propria moda. Mentre il metal ed il rock classico sembravano sempre più materia da collezionisti e conservatori, le camicie in flanella divennero la divisa ufficiale di tanti adolescenti in cerca di qualcosa in cui riflettere i propri malumori. Tuttavia è anche un anno drammatico, il 1991, iniziato con la morte di Steve Clark (chitarrista dei Def Leppard) a causa di un mix mortale tra alcol e antidepressivi, e concluso col drammatico annuncio della malattia che aveva colpito Freddie Mercury, maestosa voce dei rockers Queen: l'istrionico e carismatico cantante inglese confermò le sempre più insistenti voci secondo le quali aveva contratto il virus dell'HIV e il 24 novembre morì a causa delle complicazioni seguite ad una bronchite. Il suo fisico deperito non resse, privandoci di una delle più grandi voci della storia del rock e di un personaggio spesso dipinto come animale da party e gigante del palco ma che, in realtà, possedeva un animo sensibile ed un costante velo di tristezza. Il leader dei Queen soffriva oltremodo l'assenza di amore vero e l'eccesso di interesse materiale nei confronti della rockstar Mercury anziché dell'uomo Freddie, ma era sempre riuscito a mascherare il suo disagio sotto le spoglie del macho indipendente. Tragica fine, seppur autoindotta, anche per Per Yngve Ohlin, alias Dead, voce dei truculenti blackster norvegesi Mayhem, il quale si sparò un colpo di fucile in testa e lasciò un biglietto con scritto 'scusate per il sangue'. Secondo la leggenda, i suoi compagni di band crearono monili e collane con i resti del suo cervello spappolato, mentre utilizzarono la foto del suo cranio esploso per la copertina dell'EP Dawn of the Black Hearts. Secondo il chitarrista Euronymous, la causa del suicidio fu il fatto che Dead non sopportasse più la presenza di falsi blackster e poser assortiti nella scena norvegese: 'Dead voleva fare musica cattiva per persone cattive, ma vedeva solo persone che andavano in giro con tute, cappelli, scarpe da baseball. Le odiava tanto e non vedeva più una ragione per perdere tempo con loro'. Il fanatismo della frangia più estrema del metal, dunque, aveva macchiato col sangue le pagine di cronaca: era solo l'inizio, perché nell'imminente futuro si sarebbe superato ogni limite, macchiandosi con roghi e omicidi.



Le Marquis de Fremont
Martedì 8 Aprile 2014, 14.45.53
37
Complimenti ancora Monsieur The Thrasher. Oggi ho ritrovato il tempo (c'era una fiera da preparare...) di leggere e rileggere i suoi masterwork. Non entro nella polemica perché allora proprio non seguivo la scena. Con il senno di poi, vorrei umilmente citare Nasty Reputation di Axel Rudi Pell, War Tears, il mio preferito dei Dark Quarterer e The Astral Sleep dei Tiamat, come umile contributo a lavori del 1991. Au revoir.
Angry Grunger
Martedì 5 Novembre 2013, 23.57.49
36
"qualcuno 20 anni dopo"
Angry Grunger
Martedì 5 Novembre 2013, 23.54.37
35
il metal si è estremizzato ma è finito maggiormente nell'underground..l'hair metal spopolava negli 80s e su MTV e finì a copiare le band grunge del 91 in poi o sciogliersi. Così il thrash e il metal tradizionale. Che poi da sta crisi sia nato qualcos altro come death ecc io non lo so di preciso perchè non seguo tantissimo il metal estremo, però nessuno può dire che divenne piu forte di prima in quegli anni. Il grunge(che col metal ha ben poco di partenza) mise in crisi il metal, che poi uno esca dalla crisi piu forte può essere, ma non si puo dire che non ci sia stata. Se un giorno uscissimo dalla crisi economica che viviamo piu forti, qualcuno 20 anni direbbe che non c'è mai stata, ma la realtà dei fatti è ben diversa.
er colica
Martedì 5 Novembre 2013, 19.23.43
34
io rimango della mia idea che chi dice che nei primi anni 90 il metal era fottuto non ha ascoltato niente, sembra presuntuoso ma è cosi. tutta la scena Death grind dei primi 90 dove la mettiamo? e quella hardcore metal??? per non parlare della sommossa del Death svedese negli anni 90/93??? e la seconda ondata di black scandinavo???? e come dicono altri anche il power (che non amo particolarmente) aveva ammollato dei bei ganci nei primi anni 90, dai ragazzi non prendiamoci in giro e non caschiamo nei luoghi comuni che il metal campa fino al 90 e il grunge ha ucciso tutti, per piacere su.
Angry Grunger
Martedì 5 Novembre 2013, 17.16.29
33
c'è qualche errore di battitura ..ho scritto tutto di getto e di cuore
Angry Grunger
Martedì 5 Novembre 2013, 17.15.28
32
1991 anno della verità: la musica migliore usciva dall'underground e spodestava il metal dal podio, da MTV ricacciandolo nelle cantine dell'underground..come ho goduto in quegli anni...Non dimenticherò mai il metal vecchia maniera sempre più alla deriva...e noi che dilagavamo!! Tipo il tour di Ronnie J.Dio con tappa in Italia cancellata per scarsa prevendita!!! Cosa volete, la mnusoca solo d'immagine doveva sbandare prima o poi. Per fortuna che ora è tutto diverso, il vecchio conbcetto di metal non esiste più se non per qualche povero residuato pre caduta del muro di Berlino ibernato all'89.. Per il resto GRUNGE 100 - metal 0 nel 91.. perxhè non ditemi che il black album è un album metal o i Gunz fuckin rozez..ahahahah
HeroOfSand_14
Martedì 5 Novembre 2013, 14.47.34
31
@Rino: grazie e buon lavoro per le tue prossime rubriche!
the thrasher
Martedì 5 Novembre 2013, 10.35.19
30
@Kriegsphilosophie: quoto in toto. Aggiungo i dischi dei Death, o tante cose faatte nel power (imaginations from the other sides, somewhere far beyond, i 4 iniziali dei gamma ray) o prog (images and words dove lo mettiamo?). è che la gente tende a pensare che ''metal'' sia solo heavy o thrash! non è così, ''metal'' è sempre stato un ciclico movimento di generi. già in ambito heavy nel 1988 o 1990 c'erano molti meno dischi epocali rispetto al 1982 o 1980, ce n'erano di più nel thrash ad esempio; così è normale che, compiuta la sua parabola, nel 1991 il thrash abbia lasciato posto ad altro. non vedo dove sia il problema, secondo me non c'è stata nessuna crisi, anzi, meno male che sono venuti fuori il death o il power perchè a me non sarebbe piaciuto ascoltare sempre e solo ''ride the lightning'' o ''british steel'' per tutta la vita senza conoscere invece la grande varietà death, black, prog e quant'altro coincisa con i 90...
Kriegsphilosophie
Martedì 5 Novembre 2013, 10.13.27
29
Anche perché, se davanti a lavori come "Pierced From Within" (1995), "None So Vile" (1996), "She Lay Gutted (1999), "Nesphite" (1993), "Embrace The Emptiness" (1998), "Stream From The Heavens" (1994), "Spheres" (1993), "Chaosphere" (1998), "Inbreeding the Anthropophagi" (1998), ed altri che sicuramente conoscerete, mi venite a dire che il metal era morto, allora c'è qualcosa che non va. Se poi quello che non vi piace non lo calcolate e pensate che sia inutile (a me sembra proprio così, ma forse mi sbaglio), allora questo è un altro discorso. E se le band iniziano a vendersi, è colpa loro, non del grunge. E neanche della Nuclear Blast. Per il resto quoto er colica ed Er Trucido
Sambalzalzal
Martedì 5 Novembre 2013, 10.08.49
28
*scusate il CHE di troppo*
Sambalzalzal
Martedì 5 Novembre 2013, 10.08.09
27
Io penso che come dice Trucido@ che i movimenti in sé non abbiano ucciso il genere, lo hanno fatto le case discografiche e gli addetti ai lavori (stampa, emittenti tv e radio) che ci hanno lucrato sopra e ovviamente tutti quelli che gli sono andati dietro. A me il movimento grunge che è stato si portatore di bands valide ma anche di un certo tipo di messaggio non è mai andato giù. Per quello che è il mio modo di vedere il metal, quindi si parla di opinioni personali, cose tipo il piangersi addosso o buttarsi nel suicidio per andare contro la massa mi sono sempre state sul cazzo. Atteggiamenti totalmente autodistruttivi o totalmente elitari come quelli del black secondo me sono una distorsione. Penso che sia normale da parte di chi gestisce il mainstream tentare il colpaccio quando si rende conto che nell'underground o comunque nella nicchia può esserci materiale potenzialmente esplosivo per creare il fenomeno del momento, sta ai musicisti e a chi segue quel movimento ponderare se accettare o no. Credo qua sia successo il cosìdetto patatrac, qua si è inceppato il meccanismo che fino ad ora aveva fatto godere il genere di buona salute. Anche a livello storico vediamo che quando una certa cultura raggiunge il picco, in quello stesso momento, ha già raggiunto la sua decadenza. Quando le maglie si allargano troppo le cose sfuggono di mano, iniziano ad entrare nelle meccaniche dell'ingranaggio persone che non centrano nulla, tanti cedono alle false lusinghe del successo facile. si inizia a copiare e ripetere in sequenza senza porsi il problema magari di aspettare un poco e cercare di fare qualcosa di originale perché c'è la paura che la gente possa non prenderla bene. Noi oggi ancora stiamo vivendo gli strascichi di quella caduta che ancora non può dirsi conclusa. Arraya@ ricordo benissimo sulla copertina di un HM mustaine con la camicia di flanella a scacchi rossa e nera e li non sai quanto bestemmiai!
the thrasher
Martedì 5 Novembre 2013, 1.13.28
26
@er colica: penso che tu abbia pienamente ragione!
er colica
Martedì 5 Novembre 2013, 0.58.49
25
@ chi crede che il metal era morto : lo sapete che penso io? penso che non è morto un bel niente, non è morto il thrash non è morto il punk non è morto manco il Death a metà dei 90. se poi per molti morto vuol dire che i gruppi principali cambiano rotta o si sciolgono si accomodino, ma fatemelo dire secondo voi l' underground che è?? che ce sta a fa?? se uno si prendesse la briga di cercare bene nel calderone underground dei primi 90 si accorgerebbe che di thrash o quello che è ce ne è a bizzeffe e molte volte anche fatto bene!!!! io credo che quando i killers nirvana esplosero non ammazzarono un bel cazzo ma il fatto era che la gente semplicemente si era rotta le palle dei vari gruppi thrash heavy ,punk ecc e semplicemente non comprava dischi costringendo i grandi nomi a cambiare e a molti altri a tornare nell'undeground ma non a morire sia chiaro. in definitiva chi seguiva il metal tanto per farlo si era stufato dei vari metallica e li aveva ammollati ma invece chi seguiva sul serio certi gruppi continuava a farlo magari non negli stadi ma nei club, ma lo spirito era più vivo che mai e non era morto un cazzo!!!! e detto questo buona notte vado a letto!!!!! haha
Er Trucido
Lunedì 4 Novembre 2013, 23.30.37
24
Dopo 20 anni ancora queste convinzioni? "I veri metallari odiano il grunge" sono basito. Come se fosse possibile che la nascita di un genere possa ucciderne un altro. Le case discografiche uccidono i generi, poteva chiamarsi grunge o gringe, venire da Seattle o da Katmandù ma se le label ci puntano c'è poco da fare.
*__*
Lunedì 4 Novembre 2013, 23.28.21
23
@ Er Trucido, GRAZIE!!!!!!! provvederò immediatamente all' acquisto senza perdere tempo ad ascoltarlo su you tube.
the thrasher
Lunedì 4 Novembre 2013, 23.25.03
22
@fabio: occhio a non cadere nei luoghi comuni. Secondo me la scena grunge o il mainstream non hanno ucciso nulla. il metal è sempre stato un genre figlio di ''cicli'', e il thrash o l'heavy classico avevano già detto ormai tutto. secondo me sarebbero declinati comunque, lasciando emergere invece il death, il power, il black, il progressive, tutti generi che si sono affermati con dischi epocali negli anni 90. i classici ci sono eccome anche dal 1991 in poi...
fabio
Lunedì 4 Novembre 2013, 23.21.21
21
@ Arraya: mi spiace, la merda di seattle uccise il vecchio modo di fare metal. Ricordo a voi tutti che tutti i capolavori Metal con la M maiuscola sono stati scritti prima dell'odiato grunge: Master, Kill em all, gli album storici dei Maiden, dei Megadeth, dei manowar, degli helloween. Quindi avete poco da rimpianger sti album epocali se poi parteggiate per il grunge che cambiò tutto dalla A alla Z. Quindi i grungsters vadano ad ascoltarsi i Korn e compagnia brutta. I veri metallari odiano il grunge PUNTO
Er Trucido
Lunedì 4 Novembre 2013, 23.02.07
20
vai tranquillo, è bello pure quello.
*__*
Lunedì 4 Novembre 2013, 22.15.22
19
Laaz Rockit Nothing$ $acred chi lo ha ascoltato, me lo consiglia? è bello come i due capolavori 1987 - Know Your Enemy 1989 - Annihilation Principle
the thrasher
Lunedì 4 Novembre 2013, 21.28.22
18
@HeroOfSand_14: chiaro, chiaro, le tue osservazioni sono sempre molto gradite e intelligenti!
HeroOfSand_14
Lunedì 4 Novembre 2013, 21.23.55
17
Il mio intervento era solo una idea che avevo da qualche tempo, nulla da dire sul lavorone che fai, visto che ho sempre puntualizzato la tua bravura nel reperire informazioni dell'epoca, riordinarle e trovare anche vecchie interviste inerenti. Non intendendomi di black/death non so quanto il 1991 sia stato cosi importante per il genere, ma ascoltando qualcosa di Human posso capirlo! E sugli Skid Row in effetti hai ragione, meglio lasciarli nel filone hard rock/glam/hair (anche se Slave è un disco più duro e vicino al metal rispetto al debut), per il resto aggiungo solo che 1916, pur essendo strano per essere stato creato dai Motorhead, penso che oggettivamente sia un grandissimo album, il testo della titletrack ne è la prova, e per esempio RAMONES è geniale! Saluti
Arrraya
Lunedì 4 Novembre 2013, 18.17.22
16
E vorrei ricordare quel fin troppo dimenticato "the human factor" dei Metal Church, un album bellissimo e inspiegabilmente poco considerato.
Arrraya
Lunedì 4 Novembre 2013, 18.10.05
15
Ormai il metal stava diventando Mainstream, e credo che molti iniziarono ad odiare i Metallica proprio per questo. Era piu facile vedere del metal in tv (ma non in italia, qualcosina si , ma sempre a livelli da terzo mondo). Fino al 1997 si può parlare benissimo di un bel periodo di scambi di influenze positive, poi il buio, ma attenderemo ad arrivare a quell' anno per sparare le mie cartucce all' uranio impoverito.
Arrraya
Lunedì 4 Novembre 2013, 18.05.27
14
Per "uccidere" intendevo proprio quello che alcuni di voi hanno spiegato meglio: le band che all' uscita del Black Album (album epocale non solo musicalmente) iniziarono a scimmiottare i mid tempo che stavano rendendo i Metallica una band planetaria. Per questo non ritengo il grunge artefice di nessuna colpa in tal senso. Seattle è stata dopotutto l'ultima figlia degli anni '80, le band principali hanno preso vita in quegli anni, band completamente diverse tra di loro, sia musicalmente che attitudinalmente. Non accosterei quella perla miliare di Badmotorfinger con nevermind dei Nirvana. Ad ogni modo evoluzione ci fu tra i gusti dei ragazzi e sinceramente lo vorrei rivivere un periodo simile, pieno di proposte di valore in ogni genere. Come ho gia scritto è un anno da accorpare assolutamente a quello successivo, il 1992, due annate gemelle. Non so chi di voi si ricorda le camice squadrettate dei Megadeth al monsters of rock, un tentativo di accattivarsi o di cambiare immagine, non solo musicale da parte dei Megadeth? o il fiacco "the ritual" dei testament, forse uno degli album piu sputtanabili come tentativo di emulazione del black album. Molti si disaffezionarono perchè non vedevano piu sincerità nella vecchia guardia, alla ricerca di qualcosa che poi li avrebbe spersonalizzati.
the thrasher
Lunedì 4 Novembre 2013, 17.21.40
13
@HeroOfSand_14: apprezzo i complimenti e anche la tua proposta, più che altro ritengo che generi come il death o il black in questo inizio di anni 90 abbiano avuto un ruolo troppo importante mentre il metal classico per quanto ancora capace di sfornare grandi dischi era un genere che aveva già compiuto la sua storia, mentre all'hard rock/glam ho sempre dato un peso secondario in questa serie, appunto perchè lo considero piu affine all'hard rock che al metal in sè (parlo ad esempio del disco degli skid row).
Sambalzalzal
Lunedì 4 Novembre 2013, 16.30.30
12
E' in questo periodo che le grandi emittenti tv iniziano a mostrare i primi segni di potere (che poi diverrà assoluto) e di influenza sull'audience in fatto di musica. Onestamente all'epoca fui felice finalmente di vedere in tv (anche se nel solo spazio ristretto di Headbangers ball) tra i miei gruppi preferiti ma chi se lo sarebbe aspettato che poi quell'andazzo avrebbe condizionato in maniera irreparabile il futuro.
HeroOfSand_14
Lunedì 4 Novembre 2013, 16.29.35
11
Caro Rino, complimenti sempre per il tuo lavoro, am se posso vorrei dire che secondo me sarebbe stato ottimo se avessi dato minor spazio alla scena death/black/thrash in queste ultime uscite, e più a altri generi misti. La mia è solo una proposta, ma visto che non seguo il death/black mi sono trovato un pò spiazzato in queste ultime annate citate, e mi sarebbe piaciuto se avessi approfondito dischi comunque fondamentali per i loro generi come Streets e Welcome To The Ball, per citarne 2, o importanti per aver fatto esplodere totalmente una della migliori voci della musica in Slave To The Grind. Sono solo ipotesi, cosi rischi di non perdere alcuni tuoi fans che non amano certi generi estremi
Radamanthis
Lunedì 4 Novembre 2013, 15.56.01
10
Di questa seconda parte citerei su tutto Skid Row e Savatage, il resto l'ho già detto nella prima parte!
Third Eye
Lunedì 4 Novembre 2013, 15.55.09
9
Comunque, condivido in pieno l'idea espressa da Vitadathrasher (n. 4) secondo il quale è corretto parlare di "artisti senza palle che hanno cambiato linea" per pura convenienza...
Third Eye
Lunedì 4 Novembre 2013, 15.47.33
8
Al di là di tutto aveva ragione Tom Morello nel dire che negli anni '90 ci sarebbe stata la rottura di tutte le barriere musicali...
CauldronBorn
Lunedì 4 Novembre 2013, 15.41.43
7
Quoto il commento 4 di vitadathrasher, troppe band talentuose decisero purtroppo di suicidarsi seguendo formulette ritenute vincenti. Il fatto è che il metal per tutti gli 80's era sì inserito in un contesto di ribellione, ma la perizia strumentale e lo studio della musica raramente veniva in secondo piano. L'ammorbidimento del suono sdoganato dai Metallica poteva ancora essere qualcosa di accettabile. Ma dall'altro lato non sono mai riuscito a farmi piacere nè i panda nichilisti nè i depressi cronici...
Madblade
Lunedì 4 Novembre 2013, 15.24.17
6
1991. L'inizio della fine. Il "jump the shark" del metal.
therox68
Lunedì 4 Novembre 2013, 14.24.35
5
Grande annata ma anche l'anno del'inizio dell'utilizzo fra i più massicci che si erano visti fino a qiel momento dell'heavy rotation per "pompare" un genere che veniva percepito come la "next big thing" dai media mainstream: il Grunge. A dir la verità ci fu anche un brano in particolare per il quale si fece ricorso all'heavy rotation come mai si era vista prima per una band "metal": Nothing Else Matters.
Vitadathrasher
Lunedì 4 Novembre 2013, 12.03.57
4
In questa seconda parte, Heathen, Dark angel e Savatage sono gli album che più ascoltai. In quel periodo per l'effetto novità seguivo black e grunge ma fu un fuoco di paglia, non sono assolutamente i miei generi....Inoltre non credo che il black album o il grunge siano le cause del cambiamento, sono gli artisti senza palle che hanno cambiato linea, scimmiottando ciò che non era nelle loro corde e lasciandoci le penne.
Painkiller
Lunedì 4 Novembre 2013, 11.23.48
3
Concordo sia con Samba sia con Arraya. IL 1991 è per me l'insieme di luci e ombre della nostra musica preferita. A questo anno associo uscite "nefaste" come il black album, use your illusion, prisoners in paradise e nevermind ma anche dischi ancora oggi tra i miei preferiti: Badmotorfinger, Slave to the grind, Voodoo Highway, Arise, Horrorscope, Decade of aggression. E’ anche l’anno dei concerti tra i più belli cui abbia mai assistito…
Sambalzalzal
Lunedì 4 Novembre 2013, 9.55.59
2
Eh si, si parla di veramente belle uscite anche qua ma anche di fatti estremamente tragici per tutto il mondo dell'arte tipo quello della scomparsa del grande Mercury. Arraya@ a parte il punto "cardine" imposto dal Black Album io penso che sia il grunge che il black metal(entrambi con grandi dischi e grandi artisti) abbiano contribuito entrambi alla "fine" ,se non del metal in sé, ma sicuramente al modo di rapportarsi ad esso. Da una parte l'autoglorificazione dell'io alla massima potenza (cazzate tipo "elite" saltarono fuori proprio in quel periodo) del black metal e dall'altra la sua totale annullazione con il movimento grunge. Qualcuno una volta scrisse mi pare in un articolo su Metal Hammer "hanno fatto più morti black metal e grunge che la guerra in Vietnam" beh senza arrivare ad estremi simili io penso però che entrambe le realtà abbiano evidenziato il passaggio traumatico tra gli 80' ed i 90'. Nei 70/80 ci fu ribellione verso la società, in questo periodo invece a mio avviso assistiamo ad una ribellione nella ribellione che poi purtroppo avrà il suo culmine ed i suoi frutti guasti con la fine dei 90'.
Arrraya
Lunedì 4 Novembre 2013, 0.51.55
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bene con la 2° parte. Il giro di boa, lo snodo cruciale verso il cambiamento, anche se lo accorperei insieme al 1992 come annate indivisibili, il biennio che ci regalò il black album che "uccise" il vecchio metal, e l'ultima grande epopea del rock con l'esplosione della scena di Seattle che non uccise proprio niente, ma ci regalò l'ultimo vero bagliore che ancora oggi aspetta un seguito, tanto da ritenere Badmotorfinger uno dei primi tre album dell' intero decennio; un concentrato di Sabbarh e Zeppelin acidissimi, una perla assoluta. In campo strettamente metal sicuramente Angel Rat dei Voivod e Mental Vortex dei Coroner. Poi menzionerei i Monsters of rock di questo biennio 91-92, forse i concerti piu epocali visti in italia.
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