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CONVULSE + DISMA + GUEST - Blue Rose Saloon, Bresso, 02/11/2013 - Closer Club, Roma, 03/11/2013 - Freakout Club, Bologna, 04/11/2013
08/11/2013 (2279 letture)
INTRODUZIONE
Il tour Days of Death 2013 che ha solcato l'Europa nei primi di novembre è stato certamente uno dei più degni di attenzione nel panorama underground estremo, segnando ben tre tappe sul territorio italiano, rispettivamente a Milano, Roma e Bologna. I protagonisti di questa imperdibile irruzione di death metal oscuro e intransigente sui palchi della Penisola sono stati gli statunitensi Disma, che contano nella propria formazione due membri dei Funebrarum e l'eccezionale Craig Pillard alla voce, direttamente dai fasti degli Incantation di Onward to Gologotha e Mortal Throne of Nazarene, e i da poco riformatisi Convulse, formazione deathster finlandese, che negli anni '90 cavalcò l'ondata death metal nazionale accanto ai primi Amorphis, Demigod e Demilich, per fare qualche nome, e che è tornata a calcare i palchi per raccogliere quel poco di gloria che il loro eccezionale debutto World Without God non riuscì ad accaparrarsi durante la prima parte della loro carriera. Ci parlerà della data milanese Nicolò Brambilla "Nicko", mentre si occuperà di un resoconto della data nella capitale Selenia Marinelli "Stjarna"; infine, per la più totale completezza, non mancherà da parte di Simone Ferri "Blackout" il commento della data bolognese, in cui Disma e Convulse sono stati accompagnati dai doomster Lord Vicar. Buona lettura!

02/11/2013 – Blue Rose Saloon, Bresso (Milano)

Pioggia e clima freddo accompagnano in tarda serata l'apertura del noto locale milanese a pochi minuti dall'esibizione del bill reclutato per la data nordica, che comprende, oltre a Disma e Convulse, gli italiani Voids of Vomit e i Presumed Dead, giovane gruppo locale. L'affollamento della strada sulla quale si affaccia la location è già di per sé strabiliante, ma una simile quantità di gente risulta ancor più sorprendentemente densa una volta gremite le quattro mura del piccolo Blue Rose. Infatti, davanti agli opener Presumed Dead, il pubblico comincia ad essere piuttosto numeroso, chi attratto da merch e dischi alle bancarelle, chi da una birra e chi dallo show di questi giovani ragazzi, che propongono un death metal vecchia scuola che tributa -senza eccessive pretese di originalità- i vari Pestilence, Cancer e Pungent Stench. L'assenza del bassista penalizza il sound generale del gruppo, che riesce comunque a mantenere un certo tiro. Ad ogni modo, la qualità dei pezzi e dei riff sbiadisce attorno ad un songwriting apparentemente un po' approssimativo, con sezioni suonate con poca precisione, nonché una staticità sul palco che non si addice molto ad una band del genere. Va anche detto che i musicisti sono piuttosto giovani e hanno aggressività non trascurabile, ma l'aspetto musicale necessita di ulteriore maturazione. Azzeccata però la scelta della cover di CFC dei Cancer al termine del set.
Seguono i bresciani Voids of Vomit, realtà death metal italiana attiva sulla scena da qualche anno, che propone un sound vicino a quello old school di Asphyx, Entombed e Autopsy, riproponendosi in riff e ritmi tipicamente familiari, molto impetuosi e oscuri. Decisamente la presenza scenica non manca e il gruppo è fomentato dall'enorme supporto del pubblico locale, impegnato in un moshpit davvero violento davanti al palco. La qualità della performance strumentale è degna di nota ed alcuni pezzi riescono a sprigionare aggressività e abrasività, mentre altri sono opacizzati da un songwriting più standard e da svecchiare, sebbene coerente all'intransigenza sonora dei Voids of Vomit, che paga, in parte, con riff già sentiti e poco entusiasmanti, a cui si alternato pezzi più riusciti e coinvolgenti. Anche la voce del singer risulta un po' deludente, perdendo potenza verso le ultime battute del set. Apprezzata la cover finale, con cui il gruppo bresciano ha tributato i Gorefest, il giudizio complessivo risente di alcuni difetti non trascurabili, ma tiene certamente conto di un'esibizione marcia ed imbastardita dall'attitudine del gruppo che ben si presta a una serata del genere.

E', dunque, il turno dei finlandesi Convulse, quando ormai l'orologio segna quasi la mezzanotte. Come previsto, il set comincia con l'inconfondibile intro di World Without God e l'omonimo pezzo, un immediato fendente di death metal scandinavo riesumato per l'occasione dai primi anni '90 e svecchiato da una presenza live più che buona per una band da così tanto lontano dalle scene. L'impatto è, infatti, immediato, le chitarre zanzarose ronzano nelle orecchie degli astanti assieme al cantato gutturale del singer e leader Rami Jamsa. Tra queste considerazioni, si può purtroppo notare subito quanto l'afflusso di pubblico -e dunque la sua partecipazione- sia assolutamente inferiore a quella che si era vista per i nostrani Voids of Vomit, benché l'esibizione dei Convulse non abbia nulla di imputabile, ma sia invece solida e convincente. Il set prosegue tra i molti pezzi del celebre debutto, che invitano tutti i presenti a scapocciare all'unisono con i quattro deathster veterani finlandesi: da citare Putrid Intercourse e la marcissima Blasphemous Verses, quest'ultima caratterizzata da uno dei riffing più aggressivi e potenti proposti dai Convulse, nonché da un'ispiratissima parte centrale doom-oriented, che si sviluppa su ben pensate armonizzazioni. Non mancano un paio d'estratti anche dal nuovo album Evil Prevails in uscita a novembre, ma la formazione, dei cui membri originari restano solo il cantante e il bassista, sembra preferire i classici del lontano debutto e prosegue su questa linea novantiana, tra riff taglienti, rallentamenti magmatici, chorus monolitici e inattese esplorazioni melodiche. L'unica pecca potrebbe essere riconosciuta nella voce, non proprio all'altezza degli sfarzi passati quanto, invece, la componente strumentale dell'esibizione. Chiudono il set con la detonante accoppiata False Religion e Godless Truth, che raccolgono i consensi e gli applausi di un pubblico ora più caldo e numeroso.

A luci praticamente spente, i Disma aprono lo show con il pezzo più lento e putrescente del loro set, Vault of Membros, che mostra subito di che pasta è fatta il doom/death brutale e marcio alla base del loro recente Towards the Megalith: un assalto di riff rocciosi e abissali scandito da un ritmo inesorabile e funereo, a cui si accompagna il growl disumano di Craig Pillard (come già detto, ex-Incantation), in grado sollevare le piastrelle e risvegliare i morti. Non mancano le accelerazioni, spesso compulsive e caotiche, che sollevano un'infernale avvicendarsi di blast beat, riverberi sinistri e piatti torturati dal drummer Shane Eldridge, ma la formula generale dei Disma sembra prediligere tinte cupe ed oppressive, spesso in accordo con tempi più lenti e groove pesantissimi. Se pezzi come Spectral Domination mettono in luce la radice più old school del gruppo, richiamando direttamente i "progenitori" Incantation, nei quali anche lo stesso chitarrista e former Bill Venner ha militato, altri come Chasm of Oceanus mettono in luce l'innato fascino per la morte e la morbosità in quei riff, che sembrano scorrere viscosi e scuri come pece e nelle atmosfere soffocanti, scandite in ben calibrati momenti da sezioni lanciate eseguite con ottima padronanza e con un tiro eccezionale. Tra le altre viene presentata anche la nuova Unwept in Oblivion, pezzo inserito nello split con i Convulse, Days of Death e che ha, appunto, dato nome al relativo tour. Prima dell'encore finale, la title track dell'album Towards the Megalith segna uno dei pezzi più oscuri e magmatici del set, funestata dall'aria pestilenziale che aleggia sul songwriting del combo americano; in particolare l'outro è pilotata attraverso una sezione quasi esclusivamente atmosferica, che sembra letteralmente portare la morte verso la chiusura dello show. Ultima traccia è la più d'impatto Chaos Apparition, che permette ai presenti di riprendersi il controllo del sudato e caotico pit, comunque piuttosto attivo durante tutto lo show nonostante i caratteri musicali dei Disma.

03/11/2013 – Closer Club, Roma

Il concerto di questa sera è molto atteso ed ambito da tutti gli appassionati che si nutrono di quella fetta di death metal meno blasonata, più underground e certamente più genuina. Protagonisti indiscussi sono due grandi nomi del genere, i brutali Disma e la combo finlandese dei Convulse, che in questa occasione rappresenteranno rispettivamente la faccia americana e quella europea dell'old school.
E' un live particolarmente sentito, perché fortemente voluto da tutti noi fans che abbiamo per giorni condiviso lo status delle band che erano alla disperata ricerca di qualche data italiana da inserire nel loro tour. Dopo tanta tenacia, alla fine il Days of Death è passato anche qui da Roma e chi si è preso carico di concretizzare questa possibilità sono stati amici, gente non professionista e che non fa di mestiere l'organizzatore, semplici appassionati che, però, hanno saputo condurre tutte le operazioni con una professionalità davvero notevole.

Ad aprire la serata ci sono i Demonomancy, band black che abbiamo avuto modo di vedere e recensire anche in occasione del concerto di Bunker 66 e Barbarian. Le casse vomitano riff decisi e plettrate rabbiose e le presenze nella sala al piano inferiore del Closer ammontano già ad un buon numero, sintomo che la band sia molto apprezzata dalla crew dei metallari accorsi questa sera. Se dal punto di vista stilistico il black metal dei Demonomancy potrebbe apparire "fuori luogo" in una serata death-centrica, non si può di certo dire la stessa cosa per quanto riguarda il coinvolgimento, con una presenza scenica molto impattante, enfatizzata dalla glacialità dell'esibizione, che di certo non sfigura se accostata a quella delle altre bands.

I Disma sono il gruppo che personalmente attendevo con maggiore enfasi tra quelli presenti nel bill. Abbiamo già detto in incipit la storia di questa gemma del death old school e non sarà mia intenzione ripeterla, ma devo ammettere che trovarsi di fronte Craig Pillard fa un certo effetto, se si ripensa al grande contributo vocale che ha dato nei già citati capolavori degli Incantation. La band darà il via ad uno show senza paragoni, dove si raggiungerà l'apice della serata in termini di marciume e di cattiveria. Sarà letteralmente come scendere negli Inferi, con una voce così profonda e cavernosa da tingere l'intera proposta musicale di venature doom pesanti e stoppose, come testimoniato dalle prime note di Vault of Membros. La sensazione è che ci si trovi davanti ad una delle death metal band migliori del panorama attuale e non mi sento di essere eccessiva nello stilare questo giudizio, perché quanti hanno presenziato anche solo ad uno di questi tre giorni di concerti italici ha potuto testare con le proprie orecchie l'immensa bravura dei deathsters americani. I pezzi, che già su disco si accanivano morbosamente trascinando l'ascoltatore in un incubo, dal vivo acquistano ancora più ferocia. E' come se la loro musica diventasse di carne e con mani sporche ed incrostrate ci afferrasse e ci riducesse in brandelli. Sembra un po' di essere i protagonisti del celebre quadro di Francisco Goya, Saturno Che Divora I Suoi Figli; ovviamente noi siamo succubi ed a termine della performance rimarrà ben poco delle nostre carcasse.

Giungiamo al termine con i Convulse, che vengono accolti da un pubblico sensibilmente meno numeroso rispetto ai loro predecessori, ma che ci regaleranno una prestazione davvero ottima. Dopo aver ripreso coscienza, ci caliamo nel vivo del concerto dei finlandesi con il celebre intro di World Without God, che riaccende gli animi e ci dà la forza per spingerci nell'ultima mezz'ora di headbanding furioso. L'aspetto sul quale avevo un po' di riserve era in merito alla resa live dei brani del nuovo album, Evil Prevails, che dai primi ascolti non mi aveva dato un'impressione positiva. I Convulse, tuttavia, ci faranno capire che i lunghi anni di assenza dalle scene (ben diciannove dall'ultimo Reflections del 1994) non li hanno arruginiti, ma che, al contrario, in sede live pezzi come We Kill Our Kind hanno guadagnato molti punti, non interrompendo il filo di enfasi che è stato costante nel corso di tutto il concerto. Siamo forse un po' stanchi per aver regalato tutte le energie durante l'esibizione dei Disma, per cui la risposta del pubblico sarà più posata (ma non eccessivamente), tanto che prima che la band ci conceda gli ultimi due encore, sarà lo stesso frontman Rami Jämsä a chiederci se vogliamo di più.
Discutendo successivamente con altri amici che avevano avuto la stessa constatazione in merito alla differente resa delle nuove track in studio e live, siamo giunti a conclusione che, probabilmente, una delle cause che rende un po' scialba -rispetto alla reale potenzialità- la nuova proposta dei finlandesi, risieda in una produzione non eccellente, che attenua e non rende giustizia agli sforzi investiti della band.

Una serata memoriabile, dunque, di quelle che a Roma vorremmo vedere più spesso. Certo, ci sarebbe ancora da lavorare sulle presenze, ma come attenuante potremmo utilizzare la vicinanza con il festival Interiora, che si è svolto proprio nei due giorni precedenti al concerto presso il Forte Prenestino, nonché la collocazione della data di domenica, giorno un po' ostico rispetto al week end che avrebbe, probabilmente, regalato una manciata di persone in più. E', comunque, un ottimo risultato rispetto alla presenza media che c'è ultimamente in giro per i concerti della Capitale, che è specchio di una situazione ben precisa: serate di questo tipo a Roma potrebbero funzionare, di gente interessata ce n'è e questa sera lo ha dimostrato, quindi l'auspicio sarebbe di riproporre anche in un futuro -non troppo lontano- situazioni del genere che ci regalino un clima di autentico e sano metal.

04/11/2013 – Freakout Club, Bologna

Mi lascio alle spalle la bella serata di Convulse e Disma a Roma, una serata importante, una serata metal di come se ne vedono poche ultimamente, per ripartire il giorno dopo alla volta di Bologna, ove il tour sarebbe approdato. Nel capoluogo emiliano si incrociano, tuttavia, due tour: quello già citato di Convulse e Disma e quello dei Lord Vicar, accompagnati dai Purple Hill Witch. Proprio per questa particolarità, che rende senz'altro la data bolognese diversa dalle precedenti due tappe del tour, mi concentrerò in questo report soprattutto sulle due band doom.

Arrivo in città in serata intorno alle 18:30, mi incontro con il grande xSALx alla stazione e ci avviamo verso il piccolo, ma accogliente, Freakout Club, facendo prima tappa in un hotel nelle vicinanze per non ripetere l'errore della nottata in stazione dopo gli Anatomia, che mi ha procurato un bel mal di schiena e un ostinato raffreddore. Le presenze sono minori rispetto a quelle di Roma e dovremmo aggirarci intorno alle 50 unità.
La serata viene aperta dai norvegesi Purple Hill Witch, autori di un doom abbastanza allegrotto e non eccessivamente pesante, che prende influenze qua e là dagli immancabili Black Sabbath, Pentagram, Kyuss e Sleep. La band si fa apprezzare, ma alla lunga esprime qualcosa di già sentito, senza infamia e senza lode, che tuttavia si presta ad essere una buona apertura di serata, mentre si è rilassati a sorseggiare una fresca birra.
Invece di proseguire coi Lord Vicar, a salire saranno i Convulse che, nonostante qualche titubanza sorta in auge alla nuova release Evil Prevails, faranno un'ottima performance, rendendo convincenti anche i nuovi pezzi che su disco non mi avevano entusiasmato.
Arriva il turno dei Disma e della voce abissale di Craig Pillard, che suonano brani tratti tutti da Towards the Megalith, bellissimo album del 2011, con eccezione per Unwept in Oblivion, tratta dallo split coi Convulse, edito quest'anno dalla Doomentia Records.
La serata è conclusa dal quartetto finlandese dei Lord Vicar, capitanati dall'ex Reverend Bizarre, Kimi Karki, insieme a Christian Linderson (ex-Count Raven, ex-Saint Vitus), che danno spettacolo con il loro doom metal classico, lento ed energico allo stesso tempo, alternando brani tratti dai due full-length, come Sings of Osiris Slain, Child Witness, Sinking City, Between the Blue Temple and the North Tower e The Funeral Pyre. L'esperienza di vederli è assolutamente consigliabile a tutti gli amanti del genere, in special modo -ovviamente- a chi apprezza l'operato dei Reverend Bizarre. Degna di nota anche la presenza scenica e la loro espressività, con Christian Linderson che nel bel mezzo della performance scende nell'area pubblico con asta e microfono.
I Lord Vicar sono un gruppo che va preso così, con la loro semplicità e maestria, dediti al doom metal che colpisce dritto alle emozioni della persona, scuotedo quelle sensazioni che talvolta solo questo genere riesce a trasmettere.

"The child bears witness to the evil deeds of man
The horror that he sees he cannot understand
A loss of innocence can never be re-gained
A soul that once was pure now indelibly stained
"

SETLIST CONVULSE
Intro
1. World Without God
2. Putrid Intercourse
3. Blasphemous Verses
4. We Kill Our Kind
5. Powerstruggle of Belief
6. Resuscitation of Evilness
7. Oceans of Dust
8. False Religion
9. Godless Truth


SETLIST DISMA
1. Vault of Membros
2. Spectral Domination
3. Chasm of Oceanus
4. Unwept in Oblivion
5. Lost in the Burial Fog
6. Towards the Megalith
7. Chaos Apparition



xSALx
Venerdì 8 Novembre 2013, 17.33.51
2
Una serata magnifica, pioggia di merda a parte. Un grazie di cuore a simone per tutto, ci si vede alla prossima.
wangel
Venerdì 8 Novembre 2013, 16.45.49
1
presente a Milano...Disma IMMENSI!! I Convulse mi hanno stupito ed il loro show è stato perfetto...cazzo suonano davvero alla grande!!! Ero curioso anche di sentire le band nostrane Presumed Dead e Voids of Vomit...passione e attitudine ma alla fine boh...non mi hanno lasciato nulla....alcuni brani dei V.o.V suonavano belli tosti ma le bands successive ( Convulse e Disma ) sembravano di un' altro pianeta...
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08/11/2013
Live Report
CONVULSE + DISMA + GUEST
Blue Rose Saloon, Bresso, 02/11/2013 - Closer Club, Roma, 03/11/2013 - Freakout Club, Bologna, 04/11/2013
 
 
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