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ALTER BRIDGE + HALESTORM - Atlantico, Roma, 11/11/2013
16/11/2013 (3999 letture)
LET THE WIND CARRY YOU ATLANTICO
Lo so, la metrica è totalmente sballata, ma il verso (liberamente) tratto dalla splendida Blackbird è il migliore per descrivere la situazione climatica che caratterizza la sera dell'11 novembre, mentre mi reco in macchina verso l'Atlantico per assistere al concerto romano degli Alter Bridge: da un paio di giorni, infatti, sulla Capitale è calato all'improvviso l'autunno, accompagnato da un delizioso vento di tramontana che per quest'anno ha mandato definitivamente in soffitta le maniche corte. Non a caso, essendo partito da casa con largo anticipo, ne approfitto per concedermi la prima cioccolata calda stagionale in compagnia della mia ragazza, prima di far definitivamente rotta verso l'Atlantico, in cui negli anni passati ho assistito a show eccellenti di band quali Megadeth, Slayer, Deftones, Helloween, Stratovarius ed Alice in Chains. L'idea della calda bevanda si rivela quanto mai azzeccata quando, giunto sul posto, noto con malcelato disappunto che i cancelli, contrariamente a quanto indicato sul biglietto, non sono ancora aperti (arrivo verso le 19, un'ora prima dell'inizio dei concerti e, teoricamente, un'ora dopo l'apertura) e che di conseguenza si è formata una lunghissima fila. Naturalmente, quando alla fine si comincia ad entrare, gestire una fila di centinaia di persone diventa operazione lunga e laboriosa, che porta il sottoscritto e molti altri a trascorrere un'ora buona in fila, in compagnia del suddetto vento di tramontana e di qualche sporadica goccia di pioggia che, grazie al Cielo, non è foriera di un temporale. Fortunatamente lungo il tragitto ho modo di incontrare il piccolo gruppo di amici con cui mi ero dato appuntamento, fra i quali il ragazzo che mi ha rimediato un biglietto per questo show in extremis ed il collega ed amico di Metallized Fabio Rossi, meglio noto come HMITL, che riesco finalmente ad incontrare di persona. La loro presenza riscalda un po' l'atmosfera e, se ho sempre lodato l'eccellente organizzazione dell'Atlantico, questa sera il locale si merita decisamente una nota negativa sul registro.

HALESTORM
Quando, dopo un tempo che ci sembra infinito, riusciamo ad entrare, notiamo con ulteriore disappunto che gli Halestorm, di spalla agli Alter Bridge in questo tour, hanno già iniziato il loro show da un po'; devo ammettere che ero piuttosto curioso di saggiare dal vivo l'energia di questa giovane band, che molti lodano per la sua capacità di unire un robusto hard rock moderno e melodie accattivanti e che altrettanti liquidano come la solita band ruffiana che deve tutto alla bellezza della cantante. Ci bastano pochi minuti per renderci conto che, se la bellezza è indubbiamente d'aiuto per una gentil donzella che intenda intraprendere questa carriera, Elizabeth "Lzzy" Hale tuttavia non si limita a quella: la sua voce è bella, potente e molto gradevole da ascoltare sia nei momenti più dolci, sia in quelli più duri, dove fra l'altro la nostra sciorina notevoli dose di aggressività: il culmine, in tal senso, si raggiunge con un'interessante cover di Dissident Aggressor, dei Judas Priest, dove la ragazza imita alla grande le spaventose urla di sua maestà Rob Halford. Va comunque segnalato che la goliardica audience romana (quella maschile, almeno) pare apprezzare maggiormente le qualità fisiche della pulzella rispetto a quelle canore, intonando in coro un sempreverde Ollellé, ollallà, faccela vedé, faccela toccà cui Lzzy, che ovviamente non ne capisce il messaggio sottilmente ermetico, risponde sorridendo e dicendo che è bello essere qui con noi. Chissà se poi gliel'avranno spiegato…l'altro mattatore della serata è il fratello della cantante, il batterista Arejay Hale: il capelluto drummer è autore di una prova scatenata e di un assolo totalmente folle, durante il quale si diverte a saltare sulla sua batteria e ad intonare i primi versi di Last Resort, dei Papa Roach, facendo immaginare a molti che la band attacchi con la cover del brano, cosa che poi non avviene. Il pubblico, in ogni caso, risponde egualmente bene ai brani conclusivi, la delicata Here's to Us e la più sostenuta I Miss the Misery, dotata di una melodia che si infila implacabilmente in testa. La chiusura dello show da parte degli Halestorm è accompagnata da scroscianti e meritatissimi applausi, dato che i ragazzi sono stati autori di un'ottima prova, decisamente più energica rispetto a quella offerta su disco.

ALTER BRIDGE
Nella mezzora di tempo che trascorre fra la fine del concerto degli Halestorm e l'inizio dello show degli headliners della serata ho modo di imbattermi in un paio di amici della cui presenza non ero al corrente, anche loro accorsi all'Atlantico per non perdersi la calata romana di Myles Kennedy e soci; la cosa che salta all'occhio a tutti noi è la presenza di gente di tutte le età e di tutti i gusti musicali, con t-shirt che omaggiano tanto gli Elvenking quanto i Metallica; anche questo è un segno della trasversalità della proposta musicale della band statunitense, in grado di mettere d'accordo un numero davvero sorprendente di persone. Le nostre elucubrazioni più o meno sensate hanno infine termine alle 21.15 in punto, quando le luci del locale si spengono ed un boato accompagna l'ingresso sul palco degli Alter Bridge, che attaccano subito con Addicted to Pain, primo singolo del recente Fortress: il pubblico va subito in estasi e mostra di conoscere perfettamente i versi della canzone, a mio giudizio una delle migliori di un album eccellente; tuttavia sono inevitabilmente i grandi classici del passato ed in particolare del capolavoro Blackbird a suscitare il maggiore entusiasmo ed i musicisti lo sanno perfettamente, tanto che, nel corso dello spettacolo, dosano sapientemente i brani estratti dalla loro nuova creatura, intervallandoli con abbondanza di hit: dopo Addicted to Pain, ad esempio, troviamo ben tre canzoni di Blackbird, vale a dire White Knuckles, Come to Life e la più delicata Before Tomorrow Comes. I volumi sono forse un po' troppo sbilanciati a favore delle chitarre (in particolare quella di Mark Tremonti), che a tratti sembrano soffocare basso e batteria, ma il tutto non inficia la resa dello show, che i quattro portano avanti con impeccabile maestria. Naturalmente, per quanto Brian Marshall e Scott Phillips siano abili –il secondo è migliorato molto a detta di HMITL-, i riflettori non possono essere puntati che sui due mastermind della band, vale a dire Myles Kennedy e Mark Tremonti: del resto, ciò che a giudizio del sottoscritto e non solo rende speciali gli Alter Bridge è proprio la presenza dei due leader, in grado di fondere le proprie diverse influenze musicali per dar vita a brani in perfetto equilibrio fra melodia e pesantezza, da affidare poi alla voce cristallina di uno dei cantanti più dotati della sua generazione. Il buon Myles si rende infatti protagonista di una prova da brividi e, anche se non tocca proprio tutti gli acuti da lui raggiunti in studio, sprigiona egualmente pathos a galloni; sembra inoltre essere di ottimo umore, dal momento che, fra un brano e l'altro, scherza affabilmente col pubblico, nonché col responsabile delle luci del palco, dalle quali ogni tanto gioca a nascondersi. Mark, dal canto suo, resta più in disparte, occupandosi di martellare le corde della sua chitarra con la solita ferocia; si concede però un momento di gloria anche al microfono quando viene eseguita Waters Rising, che su disco non mi aveva particolarmente colpito e che qui invece si rivela un brano dalla sorprendente potenza. Proprio in seguito a Waters Rising lo show tocca il primo dei suoi apici, con l'esecuzione consecutiva di tre pezzi da novanta quali la malinconica Broken Wings, la potente Metalingus e, naturalmente, l'immancabile Blackbird, intonata a squarciagola da tutti i presenti. Sembra impossibile eguagliare la bellezza di un simile trittico…eppure Myles Kenendy ha ancora diverse frecce al suo arco e, quando scocca la prima, diversi cuori si sciolgono ancor più di quanto non abbiano già fatto: il singer esegue infatti una toccante versione acustica di Watch Over You, accompagnato da Lzzy Hale e, ancora una volta, da tutti gli spettatori. Quasi ci dispiace, dopo una simile performance, che gli Alter Bridge si ripresentino sul palco al completo per eseguire ulteriori estratti da Fortress, intervallati come di consueto da brani più risalenti, quali Isolation e Open Your Eyes. Infine, quando tutti si aspettano Slip to the Void o Coming Home, i quattro suonano un po' inaspettatamente Calm the Fire (che ci abbiano visti un po' troppo focosi durante lo show?), prima di unirsi a noi in un ultimo abbraccio collettivo sulle note della splendida Rise Today. E' la degna conclusione di quasi due ore di grande musica.

OPEN YOUR EYES
L'uscita dall'Atlantico è meno degna, dal momento che, mentre noi eravamo troppo occupati a perdere la voce ed a saltellare a ritmo di musica, le sporadiche gocce di pioggia di inizio serata si sono trasformate in temporale. Urge dunque una veloce camminata che ci consenta di anticipare l'uscita dal parcheggio di tutti gli spettatori, cosa che per fortuna riusciamo a fare, evitando di restare imbottigliati nel traffico. Cos'altro possiamo aggiungere sullo spettacolo cui abbiamo assistito? Non molto, a dire il vero, ma c'è comunque spazio per una breve considerazione: il titolo scelto per il paragrafo naturalmente non è casuale, dal momento che ritengo sia giunto il momento di aprire definitivamente i nostri occhi: gli Alter Bridge hanno macinato un mare di chilometri da quando erano definiti, con un certo disprezzo, i Creed con un nuovo cantante e sono oggi indubbiamente annoverabili fra i nomi di punta del movimento hard rock moderno. Possono piacere o non piacere, su questo non si discute, ma la validità e la potenza espressiva della loro proposta musicale non sono più trascurabili. Lunga vita agli Alter Bridge, augurandoci che possano crescere ancora.

SETLIST HALESTORM
1. Love Bites (So Do I)
2. Mz. Hyde
3. It's Not You
4. Freak Like Me
5. Rock Show
6. Break In
7. Familiar Taste of Poison
8. Drum Solo
9. Dissident Aggressor (Judas Priest cover)
10. I Get Off
11. Here's to Us
12. I Miss the Misery

SETLIST ALTER BRIDGE
1. Addicted to Pain
2. White Knuckles
3. Come to Life
4. Before Tomorrow Comes
5. Cry of Achilles
6. Ghost of Days Gone By
7. Ties That Bind
8. Waters Rising
9. Broken Wings
10. Metalingus
11. Blackbird
12. Watch Over You (acustica)
13. Farther Than the Sun
14. Lover
15. Isolation
16. Open Your Eyes

---- ENCORE ----

17. Calm the Fire
18. Rise Today



Screamforme77
Domenica 17 Novembre 2013, 17.23.21
8
Gran bel concerto, gran bella scaletta(anche se Brand New Start e Fortress non le avrei fatte mancare), Kennedy con la voce stava davvero da dio, tale e quale come si sente in studio, persino in pezzi impegnativi come Calm The Fire, davvero impressionata ! E Tremonti è sempre il solito Tremonti ! Bella serata, mi ha fatto piacere rincontrare dopo più di 3 anni, personalmente HMITL da quando l'avevo conosciuto sempre all'Atlantico e conosciuto, sempre personalmente Barry. Gli Halestorm quando li ascoltai per scoprirli, appena saputo che sarebbero stati la band spalla, non mi fecero una grande impressione, proprio per i motivi elencati da Herr Julius nel commento 5; ma dopo aver visto la loro performance, li sto un po rivalutando. Sull'organizzazione a quanto ho letto sia nel report che nei vostri commenti penso che forse è stato un bene essere arrivato un po in ritardo(causa disorientamento ). Perfettamente d'accordo con Robocoppola sull'acustica: avevo notato anch'io questa cosa. Lunga vita agli Alter Bridge, una delle migliori band degli ultimi anni !
herr julius
Domenica 17 Novembre 2013, 13.36.10
7
se c'è una cosa che odio sono i palchi bassi
robocoppola
Domenica 17 Novembre 2013, 11.32.17
6
Andrebbero spese anche due parole sull'acustica (pessima!) e sul palco montato un po' troppo basso. 40cm in più non avrebbero nuociuto, da dietro non si vedeva quasi niente. Io mi sono salvato perché sono discretamente alto, ma vicino a me c'era una ragazza bassina e non so davvero come l'abbia visto sto concerto. Quanto all'acustica, temo che gli AB abbiano sbagliato qualcosa al soundcheck, visto che gli Halestorm si sentivano molto meglio, con un suono molto più pulito.
herr julius
Sabato 16 Novembre 2013, 18.45.34
5
Peccato me lo sono perso, sono sicuramente una delle band attuali che apprezzo di più anche se secondo me non sono tantissimo originali...Myles è fantastico anche se secondo me tende molto a citare Chris Cornell, le musiche sono accattivanti con un piglio modernista che, adesso molti mi impallineranno, assomiglia parecchio ai nostrani lacuna (band che amo alla follia). Comunque sono stato pigro se fossi stato + vicino sarei andato sicuramente. Gli Halestorm mi piacciono anche per l'avvenenza della cantante...però da disco mi stufano, hanno troppo quelle melodie moderne da teenager alla avril lavigne per intenderci
Elluis
Sabato 16 Novembre 2013, 16.19.11
4
Visti un mese fa alla Wembley Arena di Londra con Halestorm e Shinedown di supporto, e hanno fatto un concerto della madonna ! A Milano invece li ho visti più sottotono, Myles Kennedy secondo me non stava bene con la voce e verso la fine ha fatto un po di fatica soprattutto sugli acuti e anche il ritmo del concerto ne ha un po risentito, erano meno briosi, li ho trovati un po più frenati ! Nonostante ciò cmq hanno fatto un signor concerto e penso che ad oggi siano una delle migliori realtà nel loro genere (come si classificano, alternative, heavy...... boh chissenefrega !!) A Milano tra l'altro erano presenti diverse telecamere dato che il concerto filmato al Forum di Assago farà parte del loro prossimo dvd !
Rufus Tiger
Sabato 16 Novembre 2013, 14.54.35
3
Bravo !!! IN ITALIA NON C'E' UN CAZZO DI RISPETTO PER LE BANDS DI SUPPORTO !!!!
hm is the law
Sabato 16 Novembre 2013, 9.57.37
2
Magnifica serata inficiata da un'organizzazione dilettantesca, davvero una delle peggiori da me riscontrate negli ultimi tempi. Era la terza volta che vedevo gli Alter Bridge dal vivo e confermo le osservazioni conclusive di Andrea aggiungendo che Mykes Kennedy è il miglior singer nel panorama hard rock contemporaneo.
Roberto
Sabato 16 Novembre 2013, 1.05.23
1
C'ero anch'io a questo concerto e sono rimasto infastidito dal ritardo col quale ci hanno fatto entrare. Io ero là già alle sei e un quarto e comunque mi sono perso una o due canzoni degli Halestorm, che ero molto curioso di sentire dal vivo. Insomma, ci si lamenta più o meno ovunque del poco rispetto che gli italiani dimostrano verso le band di supporto, però magari con un'organizzazione migliore (tipo aprire i cancelli una mezz'oretta prima) dubito che la gente avrebbe snobbato il gruppo dei fratelli Hale. Per il resto concordo in tutto e per tutto con la recensione, avevo fatto considerazioni molto simili coi miei amici dopo il concerto e nei giorni successivi.
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