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DARK LUNACY - Nemo propheta in patria
15/12/2013 (2248 letture)
In occasione dell'uscita del Live in Mexico City, che ha sancito non solo il ritorno dei nostrani Dark Lunacy in sede live ma anche il rientro dopo dieci anni sui palchi di Città del Messico, terra in cui sono particolarmente seguiti e apprezzati, abbiamo avuto modo di scambiare alcune battute con il loro leader carismatico Mike Lunacy.

MrFreddy: Ciao ragazzi, intanto vi dò il benvenuto sulle pagine di Metallized e vi ringrazio per averci concesso questa intervista. Recentemente avete pubblicato Live in Mexico City. Essendo questo il vostro primo live album, come avete vissuto questa esperienza e cosa ne pensate del risultato? Perché avete scelto come location Città del Messico?
Mike: Grazie per il benvenuto Federico. Il piacere di essere qui con i lettori di Metallized è tutto mio. Venendo alla domanda, siamo assolutamente soddisfatti di questo live album. L'esperienza è stata molto positiva sotto tutti gli aspetti. Il Messico, infatti, non si è dimostrato solamente appassionato di Dark Lunacy, ma anche straordinariamente organizzato e pronto, mettendo in campo tutto ciò che era necessario perché l'evento venisse realizzato al meglio. La scelta di Città del Messico è stata dettata dai numeri oggettivi in termini di vendite che i Lunacy hanno in alcuni paesi. Tra questi, il Messico è uno dei mercati più importanti. Motivo principale che ha portato la Fuel Records (la nostra etichetta discografica) e l'agenzia Messicana The Art Record ad avviare tutte le procedure per realizzare un evento in grande stile.

MrFreddy: Personalmente ho sempre visto la musica di band come la vostra, che propongono un sound altamente drammatico, come un'esperienza piuttosto "intima" per l'ascoltatore e l'artista in ugual misura. Qual è il segreto per proporre con efficacia musica così emozionale dal vivo?
Mike: Credo che una band che si rispetti abbia il dovere morale e professionale di saper riprodurre in chiave live ogni singola nota che registra in studio. Se hai il privilegio di portare il tuo lavoro in giro per il mondo, l'essere un musicista altamente preparato deve essere dato per scontato. Personalmente, ogni volta che mi sono imbattuto in band che non hanno la capacità di trasmettere di persona ciò che scrivono in studio, mi ha lasciato quanto mai (uso un termine gentile) affranto. Viviamo in un mondo dove tutto è finzione… se ci si mettono anche le band di un genere alternativo come il metal, a "plastificare" le cose, vuol dire che qualcosa non ha funzionato. Tornando alla domanda, uno show dei Dark Lunacy, punta a trasmettere emozioni attraverso l'interpretazione di ogni singolo musicista e la musica ne diventa il suo naturale contorno. Se dai tutto te stesso e lo fai comunque con classe, il pubblico se ne accorge e ti restituisce inevitabilmente l'emozione.

MrFreddy: Che genere di accoglienza sta ricevendo questo Live in Mexico City? Corrisponde alle vostre aspettative oppure no?
Mike: Non posso darti conferme assolute perché la promozione vera e propria ha avuto inizio in questi giorni, ma la partenza è stata molto buona. Confido in un ottimo risultato.

MrFreddy: Durante la registrazione del live album avete vissuto qualche situazione strana o particolare che ritenete valga la pena di raccontare?
Mike: La cosa più emozionante è da attribuire alla passione dei messicani. Una passione in grado di scaturire un'energia che difficilmente può essere descritta e che si ricollega in parte alla domanda precedente. Durante lo show, eravamo investiti da autentiche bordate di volume sprigionato dal boato del pubblico. Sicuramente gran parte di questo effetto è dovuto all'enorme numero di spettatori presenti ma oltre a questo, si percepiva un qualcosa di magico a livello d'intesa.

MrFreddy: In questo periodo, nella band, il ruolo di bassista dal vivo è ricoperto da Jacopo Rossi. Che opinione avete di lui e cosa vi ha spinto a rivolgervi a lui per questa collaborazione?
Mike: Jacopo è un signor musicista. Sono artisti come lui che rendono grande una band e sono molto orgoglioso di averlo al mio fianco. Nello specifico, il segreto di Jacopo sta nell'aver capito ciò che serve ai Dark Lunacy e averlo messo a disposizione fin dal primo giorno. Ho lavorato con tanti bravi musicisti in questi anni, ma non tutti sono realmente riusciti a capire che essere un Dark Lunacy richiede qualcosa di più del semplice saper suonare da paura. Ma solo nel momento in cui ne fai parte puoi rendertene conto; per questo non ti intratterrò con grandi parole ma con una semplice frase che possa rendere l'idea: "in questa band la musica arriva prima del musicista".

MrFreddy: Sono passati tre anni dalla pubblicazione di Weaver of the Forgotten. So che la registrazione del nuovo album procede a pieno regime! Potete fornire qualche anticipazione riguardo al concept attorno al quale ruoterà il vostro prossimo disco? Dal punto di vista musicale, proseguirete nella direzione più progressiva intrapresa da Weaver of the Forgotten o imboccherete strade ancora diverse?
Mike: Come ogni disco dei Lunacy che si rispetti, sarà ovviamente diverso dai quattro precedenti. Il mio parere è condizionato dalla passione messa in questo nuovo lavoro ma, cercando di lasciare da parte i valori affettivi, mi sento di dire che questo album lascerà un segno importante. Per la prima volta in carriera, ho dato piena libertà alla mia creatività, senza compromessi e con l'aiuto dei ragazzi che hanno musicato magistralmente le linee tracciate dal sottoscritto, ciò che ne è venuto fuori, mi appaga sotto ogni punto di vista. Riassumendo, nel prossimo album, ci sarà un ritorno preponderante alle atmosfere russe di The Diarist, alle melodie malinconiche di Forget Me Not, troveremo gli arrangiamenti di Devoid e la romantica freddezza di Weaver Of Forgotten… ma non aspettarti una mescola di ciò che ho appena descritto. Il nuovo album ha una personalità assoluta. La gioia impagabile è che per l'ennesima volta siamo riusciti a rimetterci in discussione, riuscendo a sorprendere in primo gli stessi che l'hanno scritto.
Il concept poi è particolarmente difficile da metabolizzare al primo impatto e di certo farà parlare di sé. Ma, con grande sfacciataggine, mi prendo la licenza di aspettare ancora un po' di tempo prima di svelarne i contenuti e di parlartene -se vorrai- quando saremo a ridosso dell'uscita (prevista per aprile 2014).

MrFreddy: Qual è il vostro metodo per comporre canzoni? Si tratta di un processo che coinvolge tutti i membri del gruppo in maniera attiva o solo qualcuno in particolare? Scrivendo un nuovo album, viene prima la musica o il concept? Quanto il testo influenza la musica di una canzone (o viceversa)?
Mike: Negli anni (soprattutto dal 2006 in avanti), la formazione è cambiata nella sua totalità e va da sé che i metodi di composizione si siano per forza di cose modificati. Facendoti però un riassunto generale potrei dirti che il metodo è sostanzialmente questo: Mike scrive il concept sotto forma di racconto romanzato badando molto più al contenuto che alla forma. Finita la stesura del concept, si inizia a musicare il tutto, costruendo una sorta di colonna sonora che si sviluppa in una serie di canzoni che man mano prendono forma. Finite le parti musicali, inizio la stesura dei testi. Infine si entra in studio e si registra. Noi produciamo un album ogni 3-4 anni perché esso porta con sé un mondo che nasce dalle esperienze importanti di chi ti sta parlando e proprio perché importanti, tali esperienze hanno bisogno di essere metabolizzate, plasmate dall'anima e successivamente condivise.

MrFreddy: Da oltre un decennio collaborate con l'etichetta italiana Fuel Records. Quali sono i fattori che hanno portato a un rapporto band/label così longevo?
Mike: I fattori sono sostanzialmente due. Il primo (e commercialmente più importante) è nei numeri. Nonostante la caduta del mercato discografico, i Lunacy sono riusciti a fare breccia in alcuni paesi importanti come Russia e Giappone. Questo consente alla Fuel Records di reinvestire costantemente su di noi.
Il secondo è il lato umano che ci siamo reciprocamente guadagnati con il lavoro e la serietà nel farlo.

MrFreddy: Cosa ne pensate della scena metal italiana dal punto di vista artistico, commerciale e per quanto concerne le esibizioni dal vivo? Quali sono le difficoltà e le soddisfazioni che una band particolare come voi prova all'interno di questa scena?
Mike: All'interno della scena italiana i Dark Lunacy hanno il loro pubblico pronto a supportarli calorosamente ad ogni uscita e di questo ringrazio pubblicamente ogni singolo fan. Purtroppo, rispetto all'estero i numeri sono ben diversi ma questo è principalmente legato alla famosa frase che "nessuno è profeta in patria". È una realtà che è sempre esistita e non sarò certo io a giudicarla. La cosa fondamentale è comunque dare sempre il massimo di noi stessi su tutti i palchi che ci vedranno protagonisti nel nostro territorio.
La scena italiana in generale è sempre la solita. Band fantastiche che non hanno la possibilità di farsi valere per ciò che realmente sono e potrebbero dare. Credo che se la smettessimo di farci la guerra tra di noi e ci mettessimo tutti a remare nella stessa direzione, potremmo dare a questa scena gli strumenti giusti per giocare ad armi pari con tutto il mondo.

MrFreddy: Parlateci del vostro rapporto con gli Infernal Poetry. Non solo avete attualmente alcuni membri in comune, ma siete stati compagni di label e avete rilasciato anche uno split. Vi piacerebbe, in futuro, rilasciare un altro split con loro, organizzare un doppio tour o cose simili? Inoltre, avete un rapporto particolare con altre band (italiane e non)? Se sì, con quali e perché?
Mike: Adoro gli Infernal Poetry. Sono tra le mie band preferite. Collaborando a stretto contatto con alcuni di loro, va da sé che vi sia un bellissimo rapporto fondato sulle reciproca stima. Attualmente non vi sono le condizioni per un altro split appunto perché apparteniamo a due label diverse ma il futuro è aperto ad ogni tipo di scenario. Riguardo a possibili tour insieme invece non vi sono le condizioni perché a mio avviso (è ovviamente un parere personale) in un concerto l'occhio vuole la sua parte e due band che si intercambiano gli elementi a mo' di jam session fa perdere pathos allo spettacolo.

MrFreddy: Grazie per la vostra disponibilità, potete approfittare di questo spazio conclusivo per rivolgere alcune parole direttamente ai nostri lettori.
Mike: Grazie a te per l'opportunità che mi hai dato nel fare il riassunto generale degli ultimi avvenimenti in casa Lunacy. Un saluto ai vostri lettori ed un arrivederci a presto!



Sambalzalzal
Lunedì 16 Dicembre 2013, 14.14.20
4
Bellissima intervista e begli spunti di discussione... sempre i soliti ma a quanto pare le cose non cambiano. Andrò alla loro scoperta senza meno!
Le Marquis de Fremont
Lunedì 16 Dicembre 2013, 13.27.17
3
Una delle migliori band in giro. Il loro The Diarist è uno dei miei album preferiti di sempre: assolutamente fantastico e di grande impatto emotivo. E' vero, voi Italiani avete delle band eccellenti, da questi ai Dark End, agli Hortus Animae alla scena veneziana degli Eneth, Fourth Monarchy, L'Ordre du Temple e Dolcinian, i Riul Doamnei fino agli Inner Shrine di cui l'ultimo Pulsar è bellissimo, fino agli immensi Novembre... Forse vengono anche recensiti poco. Qui, per esempio, la recensione di The Diarist non c'è... Ma è un classico che non sapete valorizzare le vostre cose, come Pompei, ad esempio... Au revoir.
AL
Lunedì 16 Dicembre 2013, 12.09.35
2
li ho visti dal vivo e sono dei grandi! consigliatissimi a tutti !!!
d.r.i.
Lunedì 16 Dicembre 2013, 11.56.50
1
Gruppo straordinario che meriterebbe molto più rispetto e audience. Questo pezzo dell'intervista raprresenta una triste realtà "Mike: All’interno della scena italiana i Dark Lunacy hanno il loro pubblico pronto a supportarli calorosamente ad ogni uscita e di questo ringrazio pubblicamente ogni singolo fan. Purtroppo, rispetto all’estero i numeri sono ben diversi ma questo è principalmente legato alla famosa frase che “nessuno è profeta in patria”. È una realtà che è sempre esistita e non sarò certo io a giudicarla. La cosa fondamentale è comunque dare sempre il massimo di noi stessi su tutti i palchi che ci vedranno protagonisti nel nostro territorio. La scena italiana in generale è sempre la solita. Band fantastiche che non hanno la possibilità di farsi valere per ciò che realmente sono e potrebbero dare. Credo che se la smettessimo di farci la guerra tra di noi e ci mettessimo tutti a remare nella stessa direzione, potremmo dare a questa scena gli strumenti giusti per giocare ad armi pari con tutto il mondo. "
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