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CORREVA L’ANNO - # 29 - 1994 seconda parte
20/01/2014 (3575 letture)
Come avevano fatto Megadeth e Metallica, molte icone del thrash metal ottantiano affrontarono gli anni novanta con una voglia di rinnovamento, motivato da velleità commerciali oppure da esigenze artistiche ma pur sempre caratterizzato da un taglio drastico con le taglienti mitragliate dei tempi che furono. Assieme a tanti cambi di rotta più o meno genuini, tuttavia, vi era anche chi non scendeva affatto a compromessi, all'interno del settore: in primis gli Slayer, che -come abbiamo visto- in quel 1994 avevano sì salutato Dave Lombardo ma avevano anche recuperato la furia spietata di Reign in Blood, convogliata in un disco killer come Divine Intervention. Anche Get What You Deserve, sesto studio album dei leggendari tedeschi Sodom -pur presentando delle sensibili novità strutturali- si scagliava sul mercato con una veemenza massacrante, mantenendo vive ed incorruttibili le tendenze distruttive della band europea. Si trattava di una bordata asettica e violentissima: un suono quadrato, compatto, asciutto e violento, che seguiva la devastante direzione death metal intrapresa dal combo di Gelsenkirchen con gli ultimi due lavori Better Off Dead e Tapping The Vein -assolutamente massacranti e più feroci del thrash classico dei masterpieces tradizionali come l'insuperabile Agent Orange- ma la rielaborava in chiave hardcore, minimizzando le strutture e ispessendo la ferocia complessiva. La creatura di Tom Angelripper confermò il giovane chitarrista Andy Brings e sostituì il tellurico drummer Witchhunter con l'altrettanto scrosciante Atomic Steif, il quale imbastì un impattante muro ritmico sul quale costruire le asfissianti e rapidissime composizioni del terzetto; in questo disco restava cruda e gutturale l'interpretazione vocale, mentre come detto si accentuò notevolmente la componente hardcore-punk da sempre nelle corde della band: un elemento evincibile anche dalla durata non elevata dei pezzi, oltre che dalla loro estrema essenzialità e dalla rabbia vomitata in ogni singolo brano. La titletrack era una mazzata impressionante per potenza e velocità, assolutamente trascinante ed era seguita da altre sfuriate come la spigolosa Jabba the Hut o la velocissima Jesus Screamer, nella quale il drumwork si faceva davvero straripante. Pur non essendo un capolavoro, l'album era valido e feroce, uno sfogo di rabbia e potenza con gli attributi che confermava il pericoloso stato di forma dei nostri: martellamenti impellenti e assoli convulsi caratterizzavano brani come Delight in Slaying o perentori olocausti ritmici quali Into Perdition, mentre la foga straripante dell'hardcore e la precisione letale del thrash si combinavano in binomi assassini come Unbury the Hatchet, Sodomized, Silence is Consent o Erwachet, con il riffery punk ed il vigoroso drumwork sempre in primissimo piano. Witchhunter era stato allontanato per motivi personali molto delicati, come spiegherà in seguito Angelripper: 'I problemi con Chris erano iniziati qualche anno prima. Viveva una situazione personale molto difficile, con questa fidanzata che apparteneva ai testimoni di Geova e voleva che abbandonasse i Sodom e la "musica del diavolo". Iniziò a saltare le prove, le sessions in studio, ci costrinse ad annullare qualche concerto e parallelamente iniziò a bere molto. Abbiamo dovuto dirgli che non potevamo andare avanti così. Fu durissimo per me, ma dovevo farlo. Non criticavo il fatto che bevesse, tutti noi amiamo bere, ma non puoi bere tutti i giorni e tutte le sere liquori pesanti e poi sperare che il tuo lavoro non ne risenta'. Forse la band perse un po' di fantasia nel cambio, dato che Get What You Deserve era molto più statico e unidirezionale, con i brani che non si discostavano l'uno dall'altro e si presentavano quasi tutti sotto la forma di corse a perdifiato, secche, concise, crude e prive di trame significative. Zero spiragli melodici e sfuriate ritmiche impellenti e rapidissime -Freaks of Nature, Gomorrah- erano all'ordine del giorno: rispetto ai dischi precedenti spiccava proprio questa accresciuta ermeticità, la quale non concedeva alcun refrain elettrizzante, di quelli da urlare in coro tanto cari ai puristi del thrash. Pochissimi erano gli attimi di sosta concessi dall'asfissiante accanimento ritmico del platter; questi coincidevano col punk da osteria della divertente Die Stumme Ursel o con la cadenza ritmata del mid-time Eat Me, le eccezioni che confermavano la regola. Non che fossero dei virtuosi, i Sodom degli anni precedenti, tuttavia erano soliti allineare dei riff tonanti ed incisivi, oltre che pezzi ricchi di stacchi, stop'n'go e assoli esplosivi. Tutti elementi che venivano meno, eliminati nel nome di quell'essenzialità scarna e di quella soffocante violenza hardcore che pervadeva tutti i solchi del nuovo album e che sarebbe rimasta evidente anche nel successivo Masquerade In Blood. Angelripper era comunque soddisfatto del risultato: 'L'album è aggressivo, registrato in maniera molto cruda e senza sovraincisioni, uno dei miei dischi preferiti proprio per lo spirito distruttivo che lo anima'. Ai consueti testi bellici vennero affiancate frecciate contro i Testimoni di Geova -tra l'altro già presenti in passato- ed episodi all'insegna dell'humour nero; la band si autocelebrò con Marooned Live, un documento dalla produzione sporca ma che riversava dalle casse energia allo stato brado, offrendo ben ventuno pezzi e concentrandosi soprattutto sul materiale post-1989.

Diversi esponenti della grandeur thrash ottantiana stavano cercando di mutare pelle, come detto, in maniera più o meno ponderata. I canadesi Annihilator, capitanati dal mastermind Jeff Waters, tra 1989 e 1990 erano stati i più brillanti e devastanti interpreti del nascente movimento technical thrash, tanto da incarnarne l'essenza stessa attraverso gli epocali Alice In Hell e Never, Neverland: i virtuosismi a gran velocità ed i riff affilati come rasoi dello stesso Waters si incastravano mirabilmente in composizioni elaborate, velocissime e letali, permettendo al thrash stesso di coronare una dimensione eccezionale di stratificazione e complessità strutturale. Il terzo disco, Set The World On Fire, aveva però rappresentanto una forte sterzata melodica, delineandosi come heavy-thrash più morbido e catchy; una svolta fortmente voluta dalla casa discografica e l'unica occasione, a detta di Waters, in cui il chitarrista scese a compromessi. Nel 1994 la band canadese cercò di coniugare la melodia dell'ultimo lavoro con certe scariche thrashy degli esordi: ne nacque King Of The Kill, un disco piacevole e più che discreto nel quale coesistevano mitragliate thrashy comunque molto catchy e melodiche come la travolgente titletrack o la fibrillante Second To None, pezzi accattivanti, heavy e radiofonici al tempo stesso -come le vivaci Bad Child, 21, Speed- e ballate emozionanti quali la struggente Only Be Lonely. Non mancavano mid-time minacciosi come Hell Is A War o la rilassata strumentale Catch the Wind. La formazione si era sgretolata dopo l'addio del singer Aaron Randall, ma King Of The Kill ne risollevò in parte le sorti, pur non riconsegnandola ai fasti splendenti del techno-thrash degli esordi; Waters ne era soddisfatto: 'Questo è l'album che mi ero riproposto di fare quando iniziammo le sessions di Set The World On Fire. Ora abbiamo una nuova etichetta, la Music For Nations, che non detta condizioni e mi lascia libero di scegliere, e quindi le cose vanno decisamente meglio. Questo è il vero spirito Annihilator! Ora possiedo inoltre i miei studi personali dove posso registrare, provare e riprovare tutte le volte che mi viene un'idea e che ne ho voglia. Per la prima volta mi sono trovato ad avere sotto controllo ogni aspetto della produzione, dai suoni alla copertina, e mi sento pienamente soddisfatto dei risultati raggiunti. Per l'occasione, Jeff Waters si ritrovò ad impersonare il ruolo di one-man band per la prima volta nella sua carriera; aiutato dal solo drummer Randy Black, infatti, Waters suonò chitarra ritmica, solista e basso, mettendosi pure dietro al microfono ed interpretando con la sua voce calda e morbida le varie canzoni: 'Ho provato a cantare i pezzi mentre li componevo, tanto per dargli un senso, per poterli suonare meglio. Quando poi ho scritto i testi e li ho cantati mi sono accorto che potevo farcela, che avevo l'attitudine giusta per i miei pezzi. O meglio, credo di interpretarli meglio di chiunque altro per il semplice fatto che sento veramente quello che canto. Non ho programmato nessuna audizione per trovare un cantante, e questo è stato un bel risparmio di tempo. Assoldando un nuovo cantante avrei dovuto spiegargli le mie aspettative, consigliargli come interpretare i brani, insomma: un sacco di problemi che sono felice di aver evitato. Certo, mi rincresce non averci provato prima, chissà quanti casini mi sarei risparmiato e quanti dischi in più avrei realizzato'. Chitarrista tecnicamente ineccepibile, Waters si dimostrò dunque anche cantante di tutto rispetto, perfetto per lo stile della sua band, che era dunque aggressivo ma manteneva sfumature melodiche marcate. Anche altre due band americane, già seminali nella storia del thrash, cercarono in quel 1994 di mostrare una veste aggiornata del proprio sound, dopo le sperimentazioni melodiche degli ultimi lavori. I Testament tornarono al thrash nel corposissimo Low, salutando il chitarrista Skolnick -attratto da sonorità jazz e fusion ma contattato anche dai Savatage- e rinunciando dunque alle sue sperimentazioni heavy metal, le quali avevano reso troppo morbido il precedente The Ritual. Il nuovo lavoro era potente e crudo, ma di certo non era il thrash velocissimo e molto articolato, ricco di riff ed assoli dei primi quattro dischi: era un thrash più moderno, intriso di groove, che forse voleva ripercorrere la strada percorsa dai Pantera e che si rivelò, in ogni caso, gradevole e ben accetto dai fans storici, senza essere un capolavoro. Nel riffing, cupo e possente, era evincibile il background death metal della nuova ascia James Murphy, ex di formazioni come Death e Obituary, mentre il cantato del nativo indiano Chuck Billy tornava intransigente e rabbioso: la robusta titletrack, le ritmate Legions, Hail Mary o All I Could Bleed mostravano ottimi spunti e scorrevano elettrizzanti e coinvolgenti, riservando momenti molto pesanti ed un buon dinamismo, anche se le vecchie scorribande thrashy rimanevano limitate, a vantaggio di un approccio come detto più groovy, puntellato dall'operato sempre preciso dell'altro chitarrista Eric Peterson e dal drumwork cospicuo di John Tempesta. L'unica reminiscenza del lavoro precedente era la suadente mid-ballad Trail of Tears, mentre la mitragliata Dog Faced Gods restava l'episodio più thrashy del lotto, col suo inedito binomio di strofe in growl -una novità per Chuck Billy- e refrain pulito. Era un lavoro importantissimo per i californiani e non solo perché permetteva loro di mantenersi vivi e rispettati: infatti, Low dimostrava la loro bravura nel guardare avanti ed incorporare le influenze death/groove senza snaturarsi o perdere la connessione col tipico sound Testament. Anche i leggendari Overkill adottarono tale scelta stilistica: in realtà già il precedente I Hear Black aveva rappresentato un approccio a sonorità più groovy, ma era apparso troppo melodico e non abbastanza veloce per convincere a pieno i vecchi fans. Il nuovo W.F.O. era più duro e aggressivo: non raggiungeva i vertici qualitativi dei mirabili capolavori del passato thrash come Feel The Fire o The Years Of Decay, ma era un prodotto discreto, del quale ci si doveva accontentare giocoforza.

Proprio a proposito di groove-thrash, il 1994 confermò quanto già emerso nel triennio precedente: i texani Pantera erano i nuovi dominatori della scena, come confermato da Far Beyond Driven, nuovo calibro grosso che andava a completare un trittico di releases memorabili, aperto nel 1990 da Cowboys From Hell. Ancora una volta spiccava una produzione nitida e asciutta, eccellente nella definizione dei consueti riff granitici di Dimebag Darrell -sempre più potenti e pesanti- oltre che del drumwork roccioso e martellante del fratello Vinnie Paul. Il furioso Phil Anselmo sbraitava nel microfono con toni sempre più ossessivi, trainando la band in brani corposi, spessi, dal profilo cospicuo e dal peso probante. La tendenza a muoversi con cadenze tanto dure ed i tipici riff di Darrell rinforzavano il forte groove trasudato dalla band americana, che non disdegnava improvvise accelerazioni thrashy pur scegliendo i ritmi veloci in misura molto minore rispetto al passato. Il quartetto restava il simbolo stesso del nuovo metal, quello che veniva giustappunto definito post-thrash; ecco dunque la band alle prese con rapidissime mazzate spaccaossa quali Strength Beyond Strength o Use My Third Arm, dalla sezione ritmica massacrante, ma anche con riff e ritmi ipnotici -l'arcigna Becoming, uno dei momenti migliori del platter- possenti movimenti ondeggianti da headbanging lento e ritmato -5 Minutes Alone, I'm Broken, Slaughtered- o semplicemente soffocanti come Good Friends and a Bottle of Pills e 25 Years. Al tempo stesso, la band dimostrava di saper spaziare anche nell'arco dello stesso pezzo da opprimenti catarsi sabbathiane ad improvvisi slanci dinamici, come accadeva ad esempio in Hard Lines, Sunken Cheeks. Phil Anselmo era un leader arrogante e carismatico, un ribelle mosso dalla rabbia e dall'orgoglio, che rispondeva così a chi accusava la band di istigare i giovani alla violenza: 'I Pantera hanno un loro modo di vedere le cose e di comporre; se la nostra musica lascia emergere il lato più aggressivo e violento degli individui non è certo un nostro problema'. Forse il nuovo album era nel complesso meno continuo nel songwriting rispetto ai due predecessori, ma restava una badilata considerevole, anche alla luce del fatto che era davvero difficile fare meglio di Vulgar Display of Power. Dichiarava al tempo Vinnie Paul: 'Lo scopo principale era quello di comporre un album che soddisfacesse noi e i fans. Questo è un lavoro al cento per cento Pantera, non c'è nemmeno un momento commerciale, non è un album fatto per le radio, non è qualcosa che vedi sempre in Tv. E' un disco per chi ascolta musica fottutamente heavy, punto! Se ha avuto successo significa che c'è molta gente che ascolta questo genere di musica. Il secondo traguardo era poter fare dei concerti che ci soddisfacessero, non abbiamo mai pensato di poter ottenere un doppio platino. Abbiamo avuto successo solo grazie al duro lavoro, e solo perché l'album debutta al numero uno non significa che tu possa mollare e prendere le cose con più calma. E' vero che iniziamo a vedere qualcosa, finanziariamente parlando, ma non è mai stata questa la motivazione, a quello ci pensa la musica'. Anche Anselmo avvalorava questa testi, spiegando che il grande successo riscosso dalla sua band non garantiva, comunque, un tornaconto economico da rockstar: 'Molti credono che nel momento in cui ottieni successo con il tuo disco, i problemi svaniscano e tutto diventi un paradiso. Stronzate! Mi devo svegliare ogni giorno di buon mattino per lavorare, devo ancora pagare i conti e l'affitto. Oppure mi posso ubriacare, posso andare fuori di testa con l'hashish come può capitare a tutti, ma i problemi rimangono lì e mi tocca sempre fare i conti con la vita e con tutto ciò che comporta. Non c'è niente che ti può far sentire meglio se dentro sei corroso dal dolore e dal disagio. Basta guardare la gente ricca: quanti di loro si suicidano? La felicità non va sempre di pari passo col conto in banca. Ma non credo che i pantera debbano essere per forza associati a sentimenti negativi, siamo solo abili a tradurre in musica ciò che si verifica attorno a noi: per questo le nostre canzoni risultano fottutamente aggressive'. Il gruppo, che completò il disco con la splendida cover di Planet Caravan dei Black Sabbath, ottenne la possibilità di ripartire anche per un nuovo tour mondiale, che tra le altre ebbe tappe in Sud America e Gran Bretagna; il loro lavoro venne pluripremiato e, ancora oggi, rappresenta un affascinante incontro tra le pressanti sonorità settantiane della band di Birmingham e le più moderne esternazioni thrash metal: 'Facciamo solo quello che ci sentiamo di fare e nel modo migliore possibile' -aggiungeva ancora Anselmo- 'Cioè suonando in modo fottutamente pesante e duro. E credo che sappiamo farlo piuttosto bene, forse siamo tra i migliori'. Ai Pantera si rifacevano inequivocabilmente i Machine Head, creatura dell'ex Bay Area thrasher Robb Flynn: i suoni corpulenti, il groove-thrash muscolare e le sparute accelerazioni a rincorsa facevano del loro debutto Burn My Eyes un disco di grande impatto, soprattutto presso le nuove generazioni di appassionati.

Diverse uscite importanti arricchirono la scena metal estrema, col movimento death capace di raggiungere ormai la sua piena maturità artistica. Ormai assurti al rango di leggende del metal più brutale, conosciuti e temuti anche al di fuori della nicchia alla quale erano inevitabilmente circoscritti, i Cannibal Corpse confermarono la loro predisposizione alla strage, facendo scorrere nuovo sangue con le tremende badilate soniche ed i consueti testi volgari di The Bleeding, quarto album di una discografia messa a punto nel più immondo macello che la mente umana possa concepire. Velocità insostenibili, blastbeat furibondi, controtempo repentini, decelerazioni catacombali e ripartenze frontali, chitarre compresse, riff brutali, un growling bassissimo e mostruoso, assoli al fulmicotone, una potenza stentorea esalata da composizioni pesanti come il cemento: gli elementi che avevano fatto della band floridiana un'icona del brutal death metal erano letali ed impressionanti come non mai, accentuati da una produzione corposa e solida. L'album era leggermente meno feroce del predecessore, nel senso che la violenza distruttiva di Tomb Of The Mutilated venne leggermente mitigata da un approccio vocale più duttile, grazie al quale Chris Barnes completò la sua evoluzione stilistica; dettagli, che alle orecchie meno allenate passerebbero inosservati: il cantante offriva ancora una prova insalubre, vomitata direttamente dalle viscere. Il complesso americano non lesinava momenti di violenza devastante, pur producendosi in riff e refrain più catchy come quelli della mortale Stripped, Raped and Strangled. La doppietta iniziale, costituita da Staring Through the Eyes of the Dead e Fucked with a Knife era un binomio efferato destinato a spappolare sotto farneticanti macelli ultraveloci le carni degli ignari ascoltatori, mentre le mitragliate ritmiche a rincorsa di Pulverized o The Pick-Axe Murders -con i suoi acuminati slanci solistici ed il tellurico lavoro di Paul Mazurkiewicz alle pelli- rappresentavano mazzate implacabili, al cospetto delle quale era impossibile restare fermi. L'estremismo e la brutalità della proposta erano ostici, destinati a pochi eroici sostenitori; eppure i Cannibal Corpse erano esecutori dall'elevato quoziente tecnico, che facevano a pezzi le loro vittime con lancinanti e chirurgiche coltellate chitarristiche. Le fattezze massicce di Return to Flesh, i riff folli, malsani, contorti ed isterici di She was Asking for It -con la sua linea di basso micidiale- il veleno colante ed i blastbeat sistematici della titletrack, la scrosciante Force Fed Broken Glass e la schizofrena di An Experiment in Homicide completavano uno dei dischi più duri e immondi mai uditi fino a quel momento. Alex Webster, bassista e membro fondatore, una volta ha spiegato come l'eterogenità stilistica sia alla base del sound della sua formazione: 'E' proprio ciò che vogliamo fare. I Cannibal Corpse suonano brutal death metal, in questo non vogliamo cambiare assolutamente, ma cerchiamo di essere vari tanto quanto è possibile. Per fare ciò utilizziamo diverse tecniche compositive per ogni singolo brano: uno più veloce, l’altro più lento e pesante, uno molto complesso ed articolato, l’altro più diretto e semplice. Ogni pezzo ha la sua identità ed il suo carattere'. Anni dopo, Webster ha anche dichiarato che l'uscita di The Bleeding coincise col momento di massima popolarità per i cannibali floridiani: 'Il momento contraddistinto dal maggior picco di vendite è passato da un bel po’, il nostro album di maggior successo è stato ‘The Bleeding’, e da allora non abbiamo più raggiunto tali vette. Questo è uno dei motivi per cui non mi preoccupo del dowloading selvaggio che c’è su internet, oramai il nostro periodo di vacche grasse è passato, abbiamo venduto quello che dovevamo vendere, non mi preoccupo del futuro'. I britannici Napalm Death, padri del grindcore che negli ultimi due dischi avevano sterzato in un death metal potente e di stampo floridiano, con il quinto Fear, Emptiness, Despair compirono un ulteriore step nella loro evoluzione stilistica. Il disco che consegnarono ai posteri era un'altra importante pietra miliare nella scena death metal continentale e si presentava come prodotto lineare ma al contempo ben strutturato, caratterizzato da innovazioni cospicue: infatti i cinque inglesi ne costruirono il nucleo su uno zoccolo diro di riff fortemente tendenti al groove metal, inserendo anche strutture ed elementi tipici dell'industrial; nel disco la band correva ancora, ma introduceva anche robusti passaggi mid-time e diminuiva, in ogni caso, la velocità improbabile delle sue tradizionali e caustiche mitragliate, presentandosi sotto una foggia nuova e saltellante, pur sempre asfittica e cruda ma non più devastante come nel recente passato. Nonostante fosse permeato da un'aura angosciante e da suoni più corposi e profondi che mai, l'album era diretto e moderno nelle dinamiche, tanto che viene considerato all'unanimità come un lavoro sperimentale per l'act inglese. L'interpretazione vocale di Barney Greenway era feroce e monocorde come al solito, eppure le canzoni fluivano con piglio notevole, forti di un riffing tesissimo, nevrotico, che nella sua semplicità martellava l'ascoltatore con foga, forza ed insistenza. Il drumwork era schiacciante, anche se meno feroce rispetto alle releases precedenti: il blastbeat trovava spazio minore, anche se le sonorità cupe scaturite dall'impianto ritmico di Danny Herrera erano a dir poco soffocanti, aggrappate a granitici tappeti di doppia cassa. Ecco dunque i cinque britannici atterrire l'ascoltatore col tiro carico e potente della trascinante Twist the Knife (Slowly), col nevrotico ipnotismo dell'angosciante Hung, con le dinamiche scatenate di Remains Nameless, More than Meets the Eye, Retching on the Dirt e Throwaway, o con l'andamento maciullante di Plague Rages. La vecchia ferocia del grindcore tornava a colpire nei blastbeat spietati e nel riffing immondo di Primed Time o Fasting on Deception; gli elementi groovy erano evdenti nella pesantissima State of Mind, che mostrava metriche differenti e decelerazioni sfiancanti, ma anche i plumbei break rallentati di Armageddon X 7 dimostravano che il five-pieces inglese non era più dedito soltanto alla velocità massacrante ammirata con impeto nei primi quattro lavori, ma guardava proprio alla nascente scena groove metal oltre che a certe spigolature taurine proprie del death scandinavo, Entombed in primis. Spiegava al tempo Shane Embury, bassista della band: 'La voglia che avevamo di misurarci con noi stessi e di crescere come musicisti ci ha portati per forza di cose a creare un album come questo. E' un lavoro che mostra i Napalm Death più maturi e padroni di sé e si distacca, anche se non in maniera eccessiva, dalla nostra vecchia formula e da certe velocità in puro stile Napalm. Non abbiamo rinnegato certi elementi tipici, tanto è vero che sono presenti anche questa volta; però alcuni suoni sono insoliti, più adulti e slow, appaiono rallentati e modificati. Ma fai attenzione, è una lentezza relativa perché la nostra proverbiale aggressività non è affatto passata in secondo piano! Parlerei piuttosto di una lenta crescita dovuta al fatto che, rispetto ai tempi di 'Utopia Banished', Jesse e Mitch sono ormai perfettamente inseriti nel gruppo. Il primo passo è stato fatto col disco, il secondo sarà concretamente visibile dal vivo: solo così sarà possibile accorgersi che parlare di lentezza per noi è e sarà sempre fuori luogo'! Embury rifiutava l'etichetta restrittiva di grindcore-band: 'Capisco che certe definizioni siano utili alla stampa, ma per un artista sono sempre restrittive e soffocanti. Preferisco pensare alla nostra musica come ad un insieme di diversi elementi, credo sia più giusto così'. Il riffing non era certo vario o ricercato, anzi piuttosto scarno e tagliente: ma era quello che faceva al caso di questa formazione sanguigna, che non puntava certo al tecnicismo ma cercava da sempre di risvegliare coscienze sociali attraverso una musica brutale e dissonante: 'Questo è un disco disperato, reale e crudo, anche nei sentimenti che esprime. Anche se noi non siamo individui costantemente depressi, la nostra visione della vita è 'doomy', dominata da pensieri neri e sconsolati che si riflettono nella nostra musica. Questo album è una raccolta di impressioni. Come nella vita, anche su disco ci chiediamo quale sia il senso della nostra esistenza, quale sarà il nostro futuro o perché a volte ci sentiamo così vuoti ed apatici'. Nel complesso, il suono del lavoro era più moderno nelle ritmiche e nelle strutture ed incorporava un flavour vagamente groovy: un tentativo di aggiornare il proprio stile che alcuni non capirono, ma che di fatto manteneva la band di Birmingham pesante e violenta, devastante anche nel suo tour di supporto al fianco di Entombed, Obituary e Machine Head. Gli stessi Obituary si ritrovarono in quei mesi a dover dar seguito ad un trittico di dischi che li aveva proiettati nella leggenda, mostrando la faccia più marcia ed ossessiva del death metal Made in Florida: Slowly We Rot, Cause Of Death e The End Complete. In questi album seminali si avvertiva la palese tendenza ad incastrare le consuete e furibonde sventagliate ritmiche all'interno di composizioni cadenzate, pesantissime e maciullanti; il nuovo World Demise accentuava questa tendenza, nel senso che presentava ancora tempi molto lenti, ma riduceva drasticamente -se non quasi totalmente- la presenza di certe accelerazioni repentine, che fino a quel momento erano state fondamentali per creare spettacolari stacchi lento/veloce. Il full length era dunque clautrofobico più che mai, dotato di suoni molto corposi e di un groove rocciosissimo, ma era anche leggermente meno brillante e vario dei predecessori; si aggrappava ad alcune folate di veemenza, udibili nelle frenetiche accelerazioni di brani come Solid State e a certe micce esplose nell'arco di brevi ma efficaci sezioni soliste e seppelliva l'ascoltatore sotto uno schiacciante alone di sofferenza disagiante. Con il loro terzo omonimo album, gli olandesi Asphyx sterzarono ulteriormente in un death granitico e dalle forti connotazioni doomy, dando un'impronta significativa alla scena estrema europea. Nonostante l'addio dell'importante cantante/bassista Martin Van Drunen, la formazione di Oldenzaal seppe sfornare un altro prodotto importante, nel quale coesistevano brani aggressivi ed altri più ponderati. Anche i britannici Bolt Thrower proseguirono un simile discorso stilistico col loro quinto disco, For Victory, il quale consolidò il buono stato di forma della taurina belva di Coventry. Tellurici sussulti smuovevano intanto l'underground, col debutto fragoroso di una brutal death band canadese dall'impatto devastante: Blasphemy Made Flesh lasciava echeggiare il ruggito immondo dei Cryptopsy, che di lì a poco avrebbero mostrato qualità tecniche notevoli con un disco come None So Vile (1996). I brasiliani Sarcofago destarono a loro modo clamore, attraverso il loro quarto disco Hate: da un lato essi fecero storcere il naso dei puristi, registrando il platter con una drum-machine, ma dall'altro si candidarono a paladini del pensiero individualista, tagliandosi di netto i capelli con un'intento preciso:'Ogni idiota nel mondo della musica oggi ha capelli lunghi, indossa t-shirt di Nirvana e Pearl Jam, eccetera. Non abbiamo nulla contro queste band, ma siamo contrari all'effetto carrozzone che queste mode possono causare. E non va bene quando tutto diventa una moda, poiché queste rendono la gente stupida' (Wagner Lamounier, voce e chitarra della band). Anche l'ambito nascente del death melodico stava vivendo anni importanti, se è vero come è vero che in quel 1994 uscirono due dischi notevoli quali Terminal Spirit Disease -terzo lavoro degli svedesi At The Gates, seminali per l'introduzione di riff melodici e malinconici sui classici canovacci death- e Lunar Strain dei loro connazionali In Flames. Proprio l'esordio degli In Flames mostrava un interessante incrocio tra il classico death scandinavo ed alcuni ammorbidimenti melodici derivanti dalla musica folkloristica svedese, ma anche accelerazioni feroci, vocalizzi strozzati ed elementi ancora affini al black di matrice nordica. Il risultato era pregevole proprio per la straordinaria armonia melodica che si creava dal contrasto tra il malinconico lavoro delle chitarre e la soffocante pesantezza delle vocals: viole e violini si accostavano a probanti blastbeat, in un disco innovativo e dotato di un'anima meravigliosa, un piccolo gioiello ancora grezzo -anche nella produzione- che rappresentava assieme a releases simili una nuova faccia del death metal. Parlando di doom classico e quindi abbandonando i vibranti meandri del death, si segnalarono col loro terzo full length gli americani Pentagram: Be Forewarned era un ulteriore esempio di avvenuta maturità, anche se suonava ancora fortemente retrò, con quei granitici riffoni settantiani e l'interpretazione vocale agile e sottile di Bobby Liebling.

Il 1994 è l'anno in cui viene pubblicato il disco black metal per antonomasia, il manifesto assoluto dell'odio umano: De Mysteriis Dom. Sathanas dei norvegesi Mayhem. La band, in attività fin dal 1984, era passata indenne attraverso il suicidio del suo carismatico frontman Dead -'Dead voleva fare musica cattiva per persone cattive, ma vedeva solo persone che andavano in giro con tute, cappelli, scarpe da baseball. Le odiava tanto e non vedeva più una ragione per perdere tempo con loro', spiegò il chitarrista Euronymous- e l'omicidio dello stesso Euronymous per mano di Varg Vikernes; il bassista, da poco entrato nella formazione, lo riteneva incapace di dare seguito concreto e tangibile ai suoi tanti proclami e lo fece fuori a coltellate nel 1993. Il batterista Hellhammer decise di sciogliere la band, la cui figura era sufficientemente perversa e sporca di sangue per dare alla luce l'abominevole capolavoro: De Mysteriis Dom. Sathanas uscì dunque postumo, nel 1994, prima che Hellhammer stesso decidesse di rimettere in piedi il progetto. Il disco, che riprendeva alcuni pezzi suonati nel truculento e leggendario Live in Leipzig, possedeva un’aura malvagia e occulta, gravemente appesantito dai riflessi di cronaca nera che indelebilmente lo elevavano a fotografia più truce e veritiera delle truculente vicende del black metal norvegese; feroci blastbeat, vocalism rauco e rantolante, atmosfere malsane, composizioni violentissime alternate a passaggi evocativi: tutto questo era contenuto nelle otto agghiaccianti e minimali canzoni che componevano l'ossatura del disco, tra massacranti accelerazioni in doppia cassa e scarni accordi di chitarra ripetuti fino allo sfinimento. Pesante, insalubre, permeato da una disgraziata aura di tormenta perenne, l'album evoca immagini di messe nere e figure incappucciate attorno agli altari, rappresentando la geniale definizione di un genere relativamente nuovo e destinato ad imporsi nel corso della metà di quel decennio. Affermerà in seguito il cantante ungherese Attila Csihar, il quinto vocalist del gruppo a partire dal 1984, entrato nella band nel 1992 per sostituire Dead: 'Ricordo di aver dedicato un giorno intero a registrare la titletrack, un brano difficilissimo. Euronymous mi spiegò come voleva che cantassi il verso 'a demon flies'. Erano grandi musicisti, Euronymous e Blackthorn suonavano la chitarra benissimo e Vikernes era un bassista molto giovane ma bravo, anche molto professionale. Hellhammer era incredibile alla batteria. Sono stati molto gentili con me e con mia moglie'. Canzoni come Funeral Fog, la titletrack o Freezing Moon divennero immediatamente delle pietre miliari del metal estremo, innalzando i Mayhem a band simbolo del genere medesimo. I giovani terroristi del black metal adottarono fin da subito uno stile visivo costituito da face-paint, borchie fino all'altezza del gomito, torce e accette: di fatto estremizzarono oltremodo il look cuoioborchiato dei pionieri Judas Priest e Venom, che era stato enfatizzato assieme al denim da tante formazioni thrash ottantiane -Sodom, Destruction, Voivod, Celtic Frost- ma che invece era stato rifiutato dalle icone del thrash anti-estetico -il Big Four californiano e tutte le altre band thrash statunitensi- e del death, esclusa qualche eccezione. Ad accomunare i blackster scandinavi era anche l'ambientalismo ostentato, il quale portava sulle copertine di molti album anfratti naturali mozzafiato e istantanee delle inquietanti foreste nordiche, nelle quali echeggiavano latrati terrificanti e marce spirituali. Ritenuto un emblema massimo del black metal assieme aDe Mysteriis Dom Sathanas, Hvis Lyset Tar Oss, terzo album dei Burzum, si presentava come una mediazione tra i due estremi che caratterizzano la produzione di Varg Vikernes: il violento black metal e il dark ambient che caratterizzerà le produzioni del norvegese durante gli anni del carcere. Il disco era un gelido e plumbeo viaggio in luoghi remoti ed arcani, governati dall'inquietudine e abbandonati ad una alienazione ingestibile dell'essere umano; una sensazione di trance che si ripercuoteva nella musica scarna, affidata alla ripetizione maniacale del riff, della linea vocale e del blast beat. L'album fu registrato tra il 1992 e 1993 ed uscì mentre il Conte pagava dietro le sbarre i terribili crimini dell'Inner Circle. Transilvanian Hunger dei norvegesi Darkthrone era un altro caposaldo del genere, un disco violento e nichilista che incarnava la misantropia e l'alienazione umana nei loro risvolti più oscuri ed inquietanti: una pozza di sangue sulla fredda neve del Nord, una mazzata minimalisma attraverso la quale la band dava seguito all'efferato masterpiece Under A Funeral Moon ignorando volutamente e bellamente la tecnica, lo studio e la cultura musicale occidentale. Più o meno in contemporanea usciva In The Nightside Eclipse, primo full length completo dei connazionali Emperor, un lavoro che sorprendeva in quanto capace di sfoggiare un pregevole lavoro orchestrale che enfatizzava e valorizzava le atmosfere, senza compromettere l'aggressività delle composizioni: un'innovazione significativa per un genere fino ad allora conosciuto per la sua furia dissennata e la qualità tecnica grezza, quanto mai approssimativa se non addirittura ripudiata. Era uno dei lavori più riuscito del settore, in quel 1994, assieme all'esordio dei britannici Cradle of Filth, The Principle Of Evil Made Flesh, altra pietra miliare: un album spurio e bastardo che introduceva spruzzate sinfoniche su una base ritmica ancora devota al death metal e su un vocalism più orientato al classico black nordico. Violento, morboso ed al contempo erotico, l'album era un manifesto di black metal rivisto e rivisitato, che da subito creò uno spartiacque tra indefessi puristi e ascoltatori più open-minded: la band stessa ostentava borchie e face-painting in emulazione dei truci capiscuola norvegesi, eppure andava incontro ad una difficile accettazione da parte dei conservatori. Sprazzi dark, atmosfere gotiche da orgia pseudo-satanica e armonizzazioni in quantità facevano da contraltare al vocalism apocalittico di Dani Filth, il quale interpretava le sue liriche viziose –ispirate ai grandi autori della letteratura inglese tardo-medioevale– con uno screaming acido e perverso; con un atteggiamento furbesco ed un approccio tematico vampiresco, la band inglese sapeva forse di possedere la capacità di sfondare anche al di fuori del circuito chiuso del black metal, come difatti sarebbe avvenuto negli anni a venire. Ma l'infornata di classici del Male non si limitava a queste uscite: i giovani Gorgoroth, norvegesi pure loro, debuttarono con l'imponente e glaciale Pentagram, nel quale contribuirono a loro volta a sancire i dogmi sacri del genere -riff brutali ripetuti allo spasimo su poche corde, vocals rantolanti, atmosfere soffocanti, drumming rapidissimo; i Marduk, che dovevano il loro moniker al Dio del Caos babilonese, si consacrarono sulla scena col sanguinario Opus Nocturne, terzo full length della loro carriera, iniziata nel 1990. Ancora, i Dimmu Borgir debuttarono col furioso For All Tid prima di diventare uno dei nomi più noti della scena. Non solo dalla Norvegia, tuttavia, sibilava il vento del Nord: i finlandesi Impaled Nazarene, molto prolifici -avevano rilasciato ben tre album nel 1993- sferrarono la loro zampata occulta con il valido Suomi Finland Perkele, ennesima e mostruosa dose di violenza e velocità. I Bathory del mastermind Quorthon, infine, delusero in parte i loro fans storici con la transizione thrash metal di Requiem, il loro settimo studio-album.

Anche la fetta restante della scena metal del periodo viveva dell'attesa e della trepidazione che i magazines di settore avevano creato attorno ad alcuni nomi noti, ma ormai in declino. C'era molta curiosità attorno ai ragazzacci dei Motley Crue dopo la dipartita del singer Vince Neil, seguita da una sequela incredibile di punzecchiature a mezzo stampa e aspre lotte tra avvocati: l'ingresso in line-up di John Corabi coincise con un album omonimo che destabilizzò i fans storici dell'act losangelino, i quali si ritrovarono tra le mani un esperimento di alternative metal, figlio dell'imperante voga grunge. Faceva effetto ascoltare i quattro in quella veste moderna, più cupa e potente rispetto al suono colorato e divertente di capolavori come Dr. Feelgood o Girls, Girls, Girls, eppure la band sembrava ispirata. I principi del sesso, dell'edonismo e del divertimento a tutti i costi erano cresciuti? Forse, ma il pubblico non era pronto ad apprezzare questa svolta: chiedeva ancora alcol e festini, ballerine svestite e piste di coca, pertanto la band stessa ripudiò immediatamente il disco, affrettandosi a cacciare Corabi per poi pianificare un'immancabile reunion con Neil, che tra l'altro aveva perso nel frattempo la figlioletta, morta di cancro nel 1995 a soli quattro anni. Discreto fu, in quei mesi, anche l'omonimo Dokken della nota band statunitense, riunitasi dopo lo split del 1989 e tornata al suo hard melodico per la gioia dei fan. Tra le seconde linee del thrash, era da segnalare il canonico e alcoolico lavoro d'ordinanza dei tedeschi Tankard, il loro sesto Two-Faced; disco difficile e innovativo anche per gli americani Forbidden, alle prese col travagliato Distortion. Lavoro passabile ma ancora non trascendentale pure per i newyorkesi Demolition Hammer, in studio per l'incisione di Time Bomb. I leggendari Anthrax, freschi dello split con l'eccezionale singer Joey Belladonna, stavano per andare incontro a un periodo assai critico ma, inconsapevoli di ciò, si limitavano a celebrare i fasti del passato col live The Island Years, un prodotto discreto nel quale era possibile tastare ancora una volta l'energia di una formazione incontenibile, alle prese con classici del thrash come caught In A Mosh, AIR, Indians o Metal Thrashing Mad. Era una cartolina dal passato, un tentativo nostalgico di restare aggrappati a un'epoca aurea che si era ormai spenta, per tante vecchie glorie dal passato illustre: una nuova frangia di beniamini movimentava i pomeriggi degli adolescenti, sospinti da sonorità alternative e non più figlie della tradizione. La tetra figura di Marilyn Manson si stagliava all'orizzonte contornata dalla musica meccanica e cinica di Portrait of an American Family, disco d'esordio della sua band: un industrial metal irriverente e feroce, accompagnato da un immaginario stridente costituito da face-paint e rachitici indumenti sadomaso. Non ci volle molto per accostare a Manson la figura dell'Anticristo: i bigotti non potevano che soffocare nel terrore scaturito dalla loro stessa ignoranza, dato che il nuovo Messia Nero altro non era che l'ennesimo emulo di Alice Cooper, ossia un provocatore da palcoscenico e non certo un emissario infernale. Storico, a suo modo, fu anche l'esordio omonimo dei Korn: un concentrato di rabbia e disagio dai contorni criptici, scandito da sonorità moderne e nelle quali il metal si mescolava all'industrial, al rap e all'hip-hop: era l'atto nascente del nu-metal, un genere indigesto per i puristi e privo di tutte le caratteristiche simboliche a loro care, come i lunghi assolo di chitarra. Con Superunknown gli statunitensi Soundgarden si staccarono definitivamente dall'underground per sterzare verso un grunge-sound più introspettivo ed armonico che garantì alla band il successo mondiale, facendo di quel disco il loro lavoro più venduto; ma la scena di Seattle aveva già consumato in fretta i suoi giorni migliori, incamminandosi verso un declino tanto precoce quanto precoce ne era stata l'ascesa. Non morirà, il grunge, ma il 5 aprile rimarrà una data simbolica che sancì un traumatico punto di rottura: Kurt Cobain pose fine alla sua vita tormentata con un colpo di fucile, scatenando dolore e polemiche. Aveva solo 27 anni, una figlia appena nata -Frances Bean- e nessuna emozione ancora in grado di tenerlo vivo: non lo entusiasmava più scrivere musica, né intrattenere la sua non ricercata folla di adepti. Lo scrisse lui stesso in una toccante lettera di addio: 'Il peggior crimine che mi possa venire in mente è quello di fingere e far credere che io mi stia divertendo al 100%. A volte mi sento come se dovessi timbrare il cartellino ogni volta che salgo sul palco. Ho provato tutto quello che è in mio potere per apprezzare questo, e l'apprezzo. Dio mi sia testimone che l'apprezzo, ma non è abbastanza. Ho apprezzato il fatto che io e gli altri abbiamo colpito e intrattenuto tutta questa gente. Ma devo essere uno di quei narcisisti che apprezzano le cose solo quando non ci sono più. Io sono troppo sensibile. Ho bisogno di essere un po' stordito per ritrovare l'entusiasmo che avevo da bambino. Durante gli ultimi tre nostri tour sono riuscito ad apprezzare molto di più le persone che conoscevo personalmente e i fans della nostra musica, ma ancora non riesco a superare la frustrazione, il senso di colpa e l'empatia che ho per tutti. C'è del buono in ognuno di noi e penso che io amo troppo la gente, così tanto che mi sento troppo fottutamente triste. Il piccolo triste, sensibile! Perché non ti diverti e basta? Non lo so! Ho una moglie divina che trasuda ambizione e empatia e una figlia che mi ricorda troppo di quando ero come lei, pieno di amore e gioia'. Proprio a proposito della figlioletta, Kurt aggiunse: 'Bacia tutte le persone che incontra perché tutti sono buoni e nessuno può farle del male. E questo mi terrorizza a tal punto che perdo le mie funzioni vitali. Non posso sopportare l'idea che Frances diventi una miserabile, autodistruttiva rocker come me. Mi è andata bene, molto bene durante questi anni, e ne sono grato, ma è dall'età di sette anni che sono avverso al genere umano. Solo perché a tutti sembra così facile tirare avanti ed essere empatici. Penso sia solo perché io amo troppo e mi rammarico troppo per la gente. Grazie a tutti voi dal fondo del mio bruciante, nauseato stomaco per le vostre lettere e il supporto che mi avete dato negli anni passati. Io sono troppo un bambino incostante, lunatico! E non ho più nessuna emozione e ricordate, è meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente'. Bastò un colpo di fucile a spegnerne la sofferenza e a tramandarne ai posteri la figura dannata ed eternamente insoddisfatta.



the Thrasher
Martedì 28 Gennaio 2014, 2.42.00
33
Chiaro, quanto dici è ampiamente condivisibile e sotto gli occhi di tutti!
garas
Martedì 28 Gennaio 2014, 2.37.30
32
ho scritto un pò velocemente e con qualche errore, comunque nel precedente messaggio correggo la frase "i primi lavori germinali di death melodico e death metal" con "i primi lavori germinali di death melodico e black metal". Infatti il death metal era già attivo da diversi anni come genere.
garas
Martedì 28 Gennaio 2014, 2.35.07
31
Complimenti per questa iniziativa! Risulta chiaro come per il metal (ma non solo), il 1994 sia stato il vero e proprio anno spartiacque tra il vecchio ed il nuovo, infatti tento a vedere gli ultimi anni 80 ed i primissimi anni 90 come anni di transizione, in cui i vecchi leader della scena dominavano ancora la scena, ma sempre nuove proposte cominciavano a sorgere nel sottobosco. Il passaggio tra metal tradizionale e metal nuovo avviene definitivamente nel 1994, il debutto dei Korn, il nuovo thrash dei Machine Head, lo stesso Marilyn Manson, diciamo anche i fondamenti del new metal nascono tutti in quest'anno. Anche l'estremo xcambia faccia, con i primi germinali lavori di death melodico e il death metal. Insomma nel 1994 si rifonda nel bene e nel male il metal. In ambito rock è ancora un periodo vitale (Nine Inch Nails e i Kyuss fondatori dello stoner lo ben dimostrano) ed è un genere che ancora sa proporre lavori notevoli che si impongono nel mainstream. Anno fondamentale insomma.
LAMBRUSCORE
Martedì 21 Gennaio 2014, 18.28.59
30
Ho capito The thrasher, bene, così parlerò anche di dischi hc che ritengo validi nelle altre annate, bene bene...
er colica
Martedì 21 Gennaio 2014, 18.02.51
29
comunque c'ha ragione LAMBRUSCORE quante etichette inutili, certe le odio. però c'è da dire che ovviamente in uno speciale cosi è normale che non si possa includere tutto uno cerca di mettere più roba possibile ma è normale che gruppi come per esempio i warzore o driller killer vengano tralasciate perché sono troppo underground. d'altronde uno poi mette anche le uscite e gli eventi più famosi e un uscita dei warzone non è che potesse suscitare grande clamore a parte quello degli appassionati ovviamente , quanto invece la morte di kobain o il disco dei korn. magari sul forum si potrebbe fare tutta una lista dei dischi underground usciti negli anni simile allo speciale e allora li si potrebbe mettere anche il gruppo conosciuto solo a 10 persone!!
the Thrasher
Martedì 21 Gennaio 2014, 17.49.50
28
LAMBRUSCORE: no no, per carità, si può parlare di quello che si vuole! solo che io, per scelta editoriale, devo ovviamente pormi dei limiti: questi articoli sono già molto lunghi, se trattassi anche crossover, hard rock, industrial o hardcore, ammesso e non concesso che ne abbia le giuste competenze, sfocerei nelle dieci puntate per ogni annata! qualcosa extra-metal la cito, mi prendo la briga e il piacere di scegliere cosa menzionare (come nel caso di cobain) ma ovviamente non posso parlare di TUTTO mentre voi nei commenti siete liberi di parlare dei dischi che preferite, relativi a quest'annata! Grazie a tutti per i complimenti, in particolare a @spiderman!
LAMBRUSCORE
Martedì 21 Gennaio 2014, 17.46.36
27
Che poi, tanto x polemizzare, non vedo perché possano starci i Korn, anche se riconosco la loro fama e influenza su tantissime bands, mentre altri gruppi no, non erano considerati crossover anche loro? Troppe etichette, secondo me.
er colica
Martedì 21 Gennaio 2014, 17.26.29
26
o e non vi scordate i nailbomb co cavalera che fecero un bel disco di hardcore metal.
galilee
Martedì 21 Gennaio 2014, 16.26.25
25
Complimento per l'articolone.
galilee
Martedì 21 Gennaio 2014, 16.25.57
24
Quoto Lambruscone, nulla è fuori contesto. Basta una batteria, un basso, una chitarra distorta e uno che salta e urla sul palco ed è tutto rock n roll!
LAMBRUSCORE
Martedì 21 Gennaio 2014, 16.11.57
23
...ovvio che scherzo eh???
LAMBRUSCORE
Martedì 21 Gennaio 2014, 16.10.58
22
...poi visto che si parla di Marilyn Manson, allora, va beh, cambio sito, se non posso parlare di hardcore, saluti.
LAMBRUSCORE
Martedì 21 Gennaio 2014, 16.08.39
21
Non avevo letto il post n.5 , quindi il mio post n.14 è fuori luogo, dipende dai punti di vista, dato che sono citati nell'articolo i Nirvana...mo mama....
spiderman
Martedì 21 Gennaio 2014, 15.54.52
20
Scusate e' da poco che commento sui forum di metallized,ma faccio davvero i complimenti a @The Trasher,ottima descrizione e anche ben scritta,anche nell'uso di aggettivi come furia spietata,massacranti e feroci,tellurico,che rendono la descrizione avvincente e se pur lunga per niente noiosa.Vado fuori contesto se cito per il metal scandinavo Vinterskugge di Isengard,della nascita della band black metal siciliana Immolator con l'album de profundis, e dei crossover italiani linea 77 con Ogni cosa al suo posto,oppure della nascita dei simphony x,dei Tiamat con Wildhoney,odegli Unleashed con Victory,degli Zao, Cristian metalcore con Author e Conflict,o dei Satyricon con Dark medieval Times The Shadowthrone,chiedo scusa se gi sono stati citati qui o nella prima parte se mi sono sfuggiti.Ottima la descrizione del metal nordico e di kurt kobein,che lo so non si dovrebbe giudicare,avrei capito uno che ha perso il lavoro a suicidsrsi,ma sinceramente con una figlia ,bo,non lo capiromai perche ha fatto una cavolata simile,comunque rimarra' sempre un grande.Di nuovo complimenti per la rubrica del 1994 e come e' stata sritta, davvero bravo.
FABRYZ
Martedì 21 Gennaio 2014, 14.17.19
19
Con fuori contesto intendevo il fatto che Rino asseriva nel post 5 che correva l'anno " è incentrata sul metal nella sua accezione più pura -quindi heavy classico, thrash, death, power, progressive, black- e tendo dunque a escludere da ciò le contaminazioni e il crossover"...tutto qui
Radamanthis
Martedì 21 Gennaio 2014, 14.14.47
18
Azz, vero...nel 1994 uscì Laura di laura pausini con la grande hit "Stani amori..." Come avete fatto a dimenticare tale opera???? Ahahah
LAMBRUSCORE
Martedì 21 Gennaio 2014, 14.00.38
17
Il titolo dell'articolo è Correva l'anno, penso proprio che tra rock, hc, punk, metal, prog ecc..., e affini, si possa citare un po' di tutto...
LAMBRUSCORE
Martedì 21 Gennaio 2014, 13.58.57
16
Fabryz, Perché FUORI CONTESTO? Non hai mica parlato del successo della Pausini dell'epoca, no? lì allora ti saresti beccato un po' di accidenti, ahah. ricordo anch'io i dischi citati da te, validi nel loro genere.
FABRYZ
Martedì 21 Gennaio 2014, 13.54.38
15
Lambruscore : Volevo scriverli io alcuni gruppi hardcore usciti nel 94 ma meno male che non l'ho fatto xche' sono andato fuori contesto gia' con i gruppi crossover da me citati qualche post sotto...comunque hai citato alcuni cd grandiosi e che ricordo con piacere soprattutto madball,sick of it all,strife e warzone...secondo me comunque, nonostante fosse + commerciale e melodico, ai tempi anche sul versante californiano uscirono cd hardcore punk niente male come nofx con punk in drublic,rancid con let's go,down by law con punkrockacademyfightsong e bad religion con stranger then fiction
LAMBRUSCORE
Martedì 21 Gennaio 2014, 13.30.41
14
Alcune uscite di quell'anno in campo hc: DISRUPT- Unrest. STRIFE- One truth. DOOM /SELFISH -Split. SICK OF IT ALL -Scratch the surface. MADBALL-Set it off. RYKER'S -Payback time -Brother against Brother. WARZONE- Old school to new school. DRILLER KILLER- Brutalize. UNCURBED -Mental disorder. BONESAW- Abandoned.
the Thrasher
Martedì 21 Gennaio 2014, 13.03.54
13
@Steelminded: grazie a te dei complimenti!
Steelminded
Martedì 21 Gennaio 2014, 11.21.07
12
Arraya: secondo me hai ragione sul grunge... Evviva!
Steelminded
Martedì 21 Gennaio 2014, 11.11.32
11
Letto complimenti sinceri... Mi sembra si tratti di un periodo di profonda crisi per il metal piu tradizionale, con qualche rara eccezione (pantera).. E che tristezza il thrash di quel periodo... A cio fa da contraltare la consacrazione ed ulteriore evoluzione del genere estremo, in particolare di matrice scandinava. Che bello vedere qui rispolverate le dichiarazioni d'archivio dei protagonisti dell'epoca... Veramente un'iniziativa bellissima di Metallized (e credo anche del tutto originale). In ogni caso, bravissimi e grazie.
Steelminded
Martedì 21 Gennaio 2014, 10.16.09
10
Lo leggero' presto, per il momento direi che e' un pol 'anno di grazia del black metal - che ai tempi divenne il mio genere preferito. Ora non piu
Lizard
Martedì 21 Gennaio 2014, 1.11.36
9
Lux chaos: corretto, volevamo vedere se ci leggete con attenzione
lux chaos
Lunedì 20 Gennaio 2014, 23.52.02
8
Grande Rino, bellissimo articolo e ancora un annata con capolavori e capisaldi innovativi anche in questa seconda parte! Bellissimo! P.S. Hai sbagliato tu a scrivere o mi era sfuggito che Van Drunen era anche batterista degli Asphyx oltre che voce?....dovrebbe essere Bagchus il batterista o ricordo storto io? Grande articolo comunque!
Arrraya
Lunedì 20 Gennaio 2014, 22.45.46
7
Il primo dei Machine Head e l'omonimo dei Korn, pur essendo due ottimi album, facevano gia intravedere qualcosa nel cambiamento della scena, cambiamento avvenuto successivamente in maniera negativa. In questo contesto i mostri sacri fecero uscire album non all'altezza, vedi Low dei Testament (parere personale) e i gia citati Slayer nella parte precedente. Gli Overkill non mi convinsero, pur rimanendo una spanna sopra tutti pur in un momento di cambiamento. La scena Death sostitui gia da un paio d'anni, quella thrash , ma io gli preferii quella Grind; estremismo per estremismo tanto vale andare fino in fondo, o no? Per quanto riguarda il Grunge purtroppo non ci scrolleremo mai di dosso l'equivoco che molti portano ancora avanti in merito al genere musicale (MAI ESISTITO), si trattò di una scena che nulla aveva a che fare con un unico genere musicale, quasi un fatto di costume. Considerare grunge i Soundgarden è fuorviante, essendo la band assolutamente particolare, ma rientrante sicuramente nell' Hard Rock acido e psichedelico. Sicuramente "superunknown" fu l'album della svolta mainstream, ma il precedente "badmotorfinger" si può tranquillamente definire discepolo riuscitissimo di un certo linguaggio Sabbathiano, che fa della band di Seattle, una delle piu grandi band di sempre.
Cynic
Lunedì 20 Gennaio 2014, 21.49.37
6
Forbidden, alle prese col travagliato Distortion - ma stiamo scherzando (spero) Distortion è il capolavoro assoluto dei Forbidden, altro che!!!!!!!!
the Thrasher
Lunedì 20 Gennaio 2014, 19.08.56
5
@FABRYZ: grazie infinite dei complimenti, in particolare per quelli sul mio libro, mi fanno enorme piacere e sono felice che sia piaciuto! Per i tuoi appunti su questo articolo: grazie delle segnalazioni, però ci tengo a precisare che 'correva l'anno' è incentrata sul metal nella sua accezione più pura -quindi heavy classico, thrash, death, power, progressive, black- e tendo dunque a escludere da ciò le contaminazioni e il crossover!
FABRYZ
Lunedì 20 Gennaio 2014, 17.54.46
4
Complimenti Rino x il solito splendido articolo..alla roba pestona aggiungerei need to control dei brutal truth, album epocale x il grind...mancano un po' di gruppi crossover che fecero la storia del genere ai tempi tipo i biohazard di state of the world address, i downset con l'esordio,gli helmet di betty,i nine inch nails di the downward spiral,gli infectious grooves di groove family cyco...ma anche i kyuss di sky valley, i therapy? di troublegum,i nostri ritmo tribale con mantra,i nail bomb con point blank...+ di tutti pero' mancano come sempre i suicidal tendencies, stavolta con suicidal for life..non ti piacciono proprio,eh ?...so' che non e' facile prendere in considerazione tutta la scena dei tempi, non te ne sto' facendo una colpa visto l'ottimo lavoro che svolgi in redazione, sia chiaro...anzi prendo spunto da questa considerazione x farti i complimenti x un altro tuo lavoro che ho acquistato di recente: il libro sui death...che dire ? veramente scritto bene e pieno di notizie interessanti con la ciliegina sulla torta rappresentata dallo sviscerare ogni canzone e spiegare la filosofia, anche tramite pezzi dei testi, che sta alla base di ogni singolo cd inciso da chuck...letto in 2 giorni,veramente bello !!!!
manaroth85
Lunedì 20 Gennaio 2014, 12.47.33
3
anzi!!grazie ancora per aver citato i sarcofago!!grande band purtroppo conosciuta da pochi e troppo sottovalutati!!
Radamanthis
Lunedì 20 Gennaio 2014, 10.55.27
2
Bella questa seconda parte, i miei ennesimi e meritatissimi complimenti Rino. Detto ciò questa seconda (secondo i miei gusti) è inferiore alla prima in quento si tratta di album e band non vicinissime alle mie preferenze fatta eccezione di Pantera (ho ancora l'MC originale di Far beyond driven...) e Testament. Dei Crue già parlai nella parte uno (e non certamente bene...), il resto lo snobbo un pò. Una considerazione su Cobain: brutta fine per un'icona della musica rock (grunge), certo una band e un artista che non mi sono mai stati particolarmente a genio a me legato in maniera viscerale alla scena heavy metal anni 80 ma pur sempre un grande della musica poichè capace di creare una nuova tendenza e marchiare a fuoco un'intera epoca (e io aggiungerei....purtroppo...). Lui si è spento lentamente per poi bruciare l'ultima miccia di vita velocemente ma la sua musica e ciò che ha creato non morirà mai e per questo va certamente onorato! RIP Kurt!
manaroth85
Lunedì 20 Gennaio 2014, 9.39.16
1
ottima seconda parte!! immensi i dischi di mayhem, emperor e cradle of filth!! korn e Marilyn manson i migliori
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