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PROTEST THE HERO + TESSERACT + THE SAFETY FIRE + INTERVALS - Live Forum, Assago (MI), 23/01/2014
28/01/2014 (2424 letture)
Diario di bordo, Giovedì ventitré gennaio, ore 15:43. Da qualche parte nell’hinterland milanese…

Tutto era pronto per la partenza: chiavi della macchina, patente, soldi, cellulare, scarpe da concerto, zaino… Check! Così, dopo esserci idratati a sufficienza e svuotati di tutti i liquidi corporei in eccesso che avrebbero potuto compromettere in modo alquanto tragico le quattro ore di attesa all’apertura dei cancelli che ci attendevano, io e il mio compagno di avventura salimmo in macchina: il primo passo era fare benzina, a seguire scegliere un po’ di musica preparatoria all’evento e impostare l’indirizzo sul navigatore: via Giuseppe di Vittorio 6, Assago, Milano.
Ma quando il tuo navigatore non viene aggiornato da oltre due anni, il percorso da quest’ultimo scelto diventa affidabile quanto orientarsi con la stella polare, di giorno.
Non sto qui a descrivervi i dettagli, vi basti sapere che rispetto ai venti minuti di autostrada previsti, arrivammo a destinazione solo un’ora più tardi, alle 16:44.
Giunti sul posto notiamo avanti a noi un gruppo più o meno ristretto di persone piazzato di fronte al piccolo cancello blu del Live Forum, composto perlopiù da elementi di sesso maschile, intenti a parlare fitti tra di loro ridacchiando e sparando una serie di massime sui gruppi della serata. Mentre tutti s’intrattengono in profonde discussioni musicali, alle nostre spalle, cinque individui di chiara nazionalità inglese si avvicinano a noi con un pallone giallo proponendoci quattro palleggi nel parcheggio di fronte. Io e altri due ci aggreghiamo a loro e scopro, guardando meglio le facce, che uno di loro è Joaquin Ardiles, chitarrista dei The Safety Fire. Dopo qualche minuto, constatata la mia totale incapacità in questo sport, mi dimetto dal gruppetto andando a riprendermi il posto nella fila non prima di aver stretto la mano a quest’ultimo e di essermi congratulato per l’ottimo lavoro svolto nell’ultimo disco del gruppo.

Passano i secondi, i minuti e le ore quando, alle 20:02 i cancelli si aprono e la folla inizia a spingere e a comprimere l’aria respirabile. Io e il mio socio siamo tra i primi a entrare.
Troviamo una buona posizione centrale davanti al piccolo palco del forum, osservando i vari tecnici equalizzare il suono e disporre la batteria secondo le linee guida. Entra il primo gruppo, parte una base da un computer e il concerto ha ufficialmente inizio.

INTERVALS
Seppure fossero in pochi a conoscere le loro canzoni, nel giro di pochi minuti dall’inizio della loro performance tutto il pubblico nel forum viene coinvolto dal quartetto canadese, puramente djent, composto dall’impassibile batterista Anup Sastry, dai chitarristi Lukas Guyader e Aaron Marshall e dal neo arrivato cantante Mike Semesky. Proprio quest’ultimo si rivela essere una vera forza della natura, capace di tenere testa alle marmoree chitarre ad accordatura ribassata per tutta la durata della loro esibizione senza sbagliare un colpo, facendosi sentire senza essere sovrastato dall’insieme degli strumenti, il tutto con la sola potenza della sua voce pulita, senza mai ricorrere a scream o growl.
Non conoscendo approfonditamente la discografia del gruppo non saprei dire se la performance sia stata al livello delle loro registrazioni in studio, ma sta di fatto che, per essere un gruppo spalla alle prime armi, il livello toccato dagli Intervals ha raggiunto sicuramente vette molto alte da far invidia ad altri gruppi ben più consolidati di loro.

THE SAFETY FIRE
Con l’uscita di scena del gruppo precedente, arrivano sul palco i cinque londinesi che si mettono di buona lena a smontare e a rimontare la strumentazione sul palco, collaborando con gli ingegneri e con i fonici posti al mixer dall’altro capo della sala. Nel giro di pochi minuti tutto è pronto e arriva per loro il momento di suonare.
Il gruppo è sicuramente in forma, nelle prime file quasi tutti conoscono a memoria le canzoni e qualcuno aveva preventivamente preparato uno striscione a loro dedicato ("Fuck TSF"). Così iniziamo a cantare insieme a Sean McWeeney il quale, purtroppo, anche a causa di una serie di motivi tecnici, si sente a fatica rispetto al resto degli strumenti.
La scaletta s’incentra prevalentemente sui brani di punta dell’ultimo Mouth of Swords fatta eccezione per una sola canzone tratta dal debutto, Huge Hammers, dove Sean non resiste e si lancia sul pubblico surfando tra la folla urlante. Grande la prova di Lori Peri al basso, convinto, inventivo e coinvolgente, che da ampia dimostrazione delle sue abilità di esecutore mentre il chitarrista, Darya Nagle, sembra più preoccupato a confabulare con lo sguardo in direzione del mixer, evitando volontariamente o involontariamente qualsiasi tipo di contatto, anche visivo, col pubblico. Nonostante questo, l’esibizione procede alla grande e il gruppo sembra apprezzare la nostra calorosa accoglienza, ringraziandoci e rendendosi disponibile, a fine concerto, per foto e autografi.

TESSERACT
Nel giro di una manciata di minuti dalla fine dell’esibizione dei The Safety Fire salgono sul palco i TesseracT, stavolta in forma ridotta, poiché a mancare all’appello sono il secondo chitarrista James Monteith e il cantante Ashe O’Hara (molto malato, spiegherà in seguito il bassista Amos Williams). Comunque, nonostante la formazione in 3/5, la resa dei brani è di tutto rispetto e il pubblico è letteralmente rapito dall’atmosfera quasi ambient e da quell’aura un po’ mistica che il gruppo emana. Più volte Mos si avvicina a piedi nudi verso di noi senza preoccuparsi che le mani sudate dei ragazzi in prima fila possano infierire tra lui e il suo basso.
Sulle note di Nocturne, brano tratto dal loro ultimo lavoro Altered State, noi tutti, nessuno escluso, iniziamo a cantare il ritornello:

You’re the plague within my dreams
Soaring thtough an atmosphere o fan adequate lack of strenght
…And we’re responsible…


Semplicemente epico.

PROTEST THE HERO
Sono le dieci e mezza passate, tutti sono fradici di sudore e partono i primi cedimenti strutturali alle gambe, ma nessuno è intenzionato a mollare la presa. Le luci si abbassano, il pubblico grida e arrivano i veri protagonisti della serata, i Protest the Hero. Da qui in poi la serata degenera in puro delirio.
Seppure il locale fosse piccolo e il pubblico numericamente inferiore rispetto a certi standard "milanesi", il pogo creato nel mezzo del locale è tra i più devastanti che la mente umana possa ricordare. D’altra parte i canadesi sono dei veri animali da palcoscenico, la resa live dei loro brani non ha nulla a che invidiare a quella in studio, anzi, tutto sembra ancora più grosso, ampliato e violento. Rody Walker nello specifico riesce a cantare in modo impressionante stropicciando senza ritegno le proprie corde vocali senza contraccolpi e a essere, al contempo stesso, un valido showman alla Bill Hicks, per intenderci, sparando cazzate una dietro l’altra nei momenti di pausa tra un brano e l’altro.
Il pubblico è letteralmente rapito, salta, urla, canta, bestemmia e fa letteralmente tremare il locale. E io che credevo che certe scene fossero di rito solo ai concerti dei The Dillinger Escape Plan! I brani proposti sono ripescati un po’ da tutti i loro lavori passati e, ovviamente, dall’ottimo Volition che dimostra essere un disco molto versatile per queste trasposizioni live, forse anche più dei brani storici.
Insomma, nessuna delle aspettative è stata delusa. Non si può certo parlare di un concerto perfetto (locale certamente poco adatto e acustica non sempre delle migliori) ma la data di Milano si è rivelata essere quell’appuntamento cui nessun appassionato di prog avrebbe dovuto mancare. Se così fosse, beh, mi dispiace per voi!
Restiamo quindi con la speranza che una serata del genere possa ripetersi al più presto possibile, possibilmente in un locale più adatto. Di concerti così, dopotutto, non se ne vedono tutti i giorni.

SETLIST PROTEST THE HERO
1. Underbite
2. Hair-Trigger
3. Sequoia Throne
4. Clarity
5. The Dissentience
6. Heretics & Killers
7. Bury the Hatchet
8. Mist
9. Bloodmeat
10. C’est la Vie
11. Sex Tapes
12. Tilting Against Windmills
---- ENCORE ----
13. Blindfolds Aside


CREDITS
Si ringrazia Daniele Collu per il reportage fotografico.



nickbass91
Lunedì 24 Febbraio 2014, 16.14.00
5
io c'ero! gran bel concerto! peccato non si sentisse bene!
Povero Yorick
Mercoledì 29 Gennaio 2014, 18.20.15
4
Il locale era sicuramente adatto da un punto di vista estetico, ma non da un punto di vista logistico. Oggettivamente hanno venduto più biglietti del previsto e il locale non poteva sopportare tutta quella gente. Inoltre credo che i problemi acustici siano da imputare in parte proprio alla conformazione della sala, più adatta a ben altro tipo di serate...
Akira
Mercoledì 29 Gennaio 2014, 17.55.49
3
io trovo che il locale era adattissimo invece. generi così di nicchia (soprattutto per il mathcore dei PTH) meritano posti così piccoli, intimi, dove sei sempre vicinissimo al palco e nella bolgia più totale. in pieno stile metalcore (vero) USA dove ho visto concerti in salette più piccole di una stanza da letto XD mi immagino un bel concerto grindcore al LiveForum, o mathcore di quello vero (esiste ancora?). il vero problema della serata è stato l'audio. in particolare il volume della voce che non si sentiva nè con i The Safety Fire nè con i Protest. un peccato. se sistemano l'audio il locale è perfetto per questo tipo di concerti
Christian
Martedì 28 Gennaio 2014, 18.45.02
2
Io ero lì, mi sono divertito molto. epico!
Taste of Chaos
Martedì 28 Gennaio 2014, 8.38.37
1
C'ero anch'io! Il locale era forse troppo piccolo per un evento simile (visto che il pubblico era piuttosto numeroso), piú che di pogo si puó parlare di compressione di masse umane, ma nel complesso è stata una gran serata, tutti i gruppi son stati fantastici!
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