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ALCEST + HEXVESSEL + THE FAUNS - Circolo Colony, Brescia, 08/02/2014
12/02/2014 (2728 letture)
Dopo settimane di precipitazioni ininterrotte, è tempo di andare a prendere qualche raggio di sole: quale migliore occasione se non il concerto di Alcest al circolo Colony? Percorsa la strada in un paio d’ore, giungiamo al locale senza difficoltà verso le otto, fortunatamente l’apertura delle porte è stata anticipata, proprio per non lasciare sotto la pioggia i più tempestivi accorsi. Una volta sbrigate le formalità dell’ingresso finalmente è tempo di vedere se la nuova ubicazione del circolo è migliore di quella di Travagliato. La nuova sede del Colony è ancora più estesa della precedente, costituita da una saletta all’ingresso in cui poter fare comodamente biglietto e tessera ed un salone molto ampio in cui sono presenti numerosi divanetti e tavolini, per poter consumare con comodità la propria cena o anche solo una birra in compagnia degli amici. Il palco è posizionato nell’area a sinistra della sala, sfortunatamente non molto rialzato, per questioni di logistica che non dipendono dal locale, mentre nella zona antistante è presente un grande angolo su cui allestire il merch, permettendo di fare incetta di feticci dei propri beniamini mentre si continua ad assistere alla loro esibizione. La selezione di bevande e cibi che il locale offre è molto varia e a prezzi del tutto abbordabili (gli stessi che si possono trovare in un pub), anche questo fa da contorno ad una serata.

THE FAUNS
Manca qualche minuto alle nove quando sale sul palco la formazione di Bristol, quintetto dalle tinte leggere che mescola nelle proprie composizioni elementi pop, post-rock e qualche punta di shoegaze, dando il via alle danze con Ease Down. Dopo un problema iniziale con la voce di Alison, risolto quasi immediatamente, il morbido timbro della vocalist riesce ad emergere e ben si amalgama con i suoni della band. La solarità della proposta spiazza qualcuno dei presenti, che non si aspettava act più leggeri di Alcest, ma, una volta superato l’impatto iniziale, la musica dei The Fauns risulta decisamente godibile.
Il fulcro delle composizioni è una sezione ritmica energica, su cui si inseriscono le ambientazioni delle sei corde effettate che creano paesaggi d’aurora e nebbioline di effetti, ma è la voce eterea di Alison (spesso accompagnata dal chitarrista Lee) a fare da padrona, ammaliando gli ascoltatori con la sua delicatezza, riuscendo così a trattenere un discreto gruppetto di persone davanti al palco. La performance della cantante fa largo uso di sussurrati, vocalizzi sommersi e afflati, mantenendo un alone spettrale, talmente privo di consistenza da dare l’impressione di trovarsi al di sopra delle nuvole bianche, dove splende un sole raggiante.
La setlist pesca dalle due fatiche della band: The Fauns e Lights, privilegiando quest’ultima, uscita a fine 2013. Si vede come il quintetto sia a proprio agio on stage, riuscendo a riproporre ottimamente i suoni del disco, specie nelle tracce più ricche in effettistica come Fragile, e corroborandoli allo stesso tempo con l’energia che solo un’esibizione dal vivo riesce a trasmettere: l’incalzante The Sun Is Cruising acquista piglio grazie al lavoro di Tom alle pelli e Michael al basso, riuscendo a strappare un sorriso anche ai più scettici.
Nel complesso, pollice alto per i The Fauns, che riescono ad ottenere rispetto ed attenzione anche da un pubblico normalmente non avvezzo a queste calde sonorità.
Un’ultima cosa: se nel frattempo qualcuno avesse capito a cosa servisse la macchina giocattolo attaccata all’asta del microfono di Alison, ce lo faccia sapere.

SETLIST THE FAUNS
1. Ease Down
2. Roads Meets The Sky
3. Lights
4. Lovestruck
5. 4am
6. In Flames
7. Fragile
8. The Sun Is Cruising
9. With You
10. Seven Hours


HEXVESSEL
Sampei, Sampei
pescatore, grandi orecchie a sventola
sorriso di sole Sampei

ma che sara'
pescecane, spada, che sara'
e' questione di momenti, abbocchera'

amica tua
una canna fatta di magia
e quell'amo con la calamita
impossibile cambiare strada
oh Sampei


Oh..scusate mi ero lasciato prendere dalle fisionomie del gentleman sul palco. Matt McNerney infatti è un inglese che innamorato della Finlanda, si è trasferito direttamente ad Helsinki creando questo mirabolante gruppo. I nostri propongono, un genere molto particolare, intimo ed atmosferico, si autodefiniscono Psychedelic Forest Folk e a conti fatti non sono tanto lontani dalla realtà dei fatti. La loro musica è radicata negli anni 70 con tante venature moderne che risentono quasi del passare del tempo. Sul palco silenziosi e a tratti quasi imbarazzati, offrono una prestazione gentile ed eterea. Le canzoni sono lunghe e contorte, non per questo prive di simbolismi e fonti che spaziano dal doom al folk, passando per rock senza perdere un filo della loro integrità, che risulta vincente. Non ci sono dubbi che l’asso nella manica del gruppo sia il polistrumentista Kimmo Helen che con totale nonchalance passa dal violino, alle tastiere per sconfinare nella tromba; riesce ad aggiungere quel pathos che rischierebbe di far affievolire in alcuni momenti la prestazione del gruppo. La verità infatti, per quanto amara sia, è che in certi momenti si sentiva il bisogno di provare qualche vibrazione in più, si rischiava quasi di perdersi nei meandri delle loro sfumature fin tropo monotone. La cover finale si Yoko Ono (Woman of Salem), ottimamente realizzata è la conclusione perfetta e permette di comprendere come alla band piaccia spaziare ed unire in un gigantesco calderone tutte le influenze da cui pesca la propria originalità.

SETLIST HEXVESSEL:
1. The Tunnel at the End of the Light
2. Woods to Conjure
3. I Am the Ritual
4. His Portal Tomb
5. Unseen Sun
6. Woman of Salem


ALCEST
Giunge finalmente l’ora dei tanto attesi francesi capitanati da Neige, che salgono sul palco con la formazione estesa che da qualche tempo ripropongono dal vivo: oltre al mastermind ad occuparsi di voce e chitarra e al batterista Winterhalter (unici due membri fissi) troviamo Zero (all’anagrafe Pierre Corson) alla chitarra e ai backing vocals e Indria Saray al basso.
Come dalle aspettative, Wings e Opale aprono l’esibizione, accecando gli accorsi con la propria luminosità, per poi lasciare spazio a Summer’s Glory, da Les Voyages De L’Âme, che nel finale vede un breve intoppo nei suoni.
Tra un brano e l’altro c’è chi mormora che gli Alcest hanno intrapreso una via senza ritorno e chi si ritiene soddisfatto anche del nuovo corso, certo è che tutti rimangono incantati ad assistere all’esibizione, colpiti dalla rinnovata presenza scenica di Neige: il frontman si muove (naturalmente senza strafare), si lascia andare a lunghi duetti strumentali con i compagni e spesso lascia che sia Zero ad occuparsi della parte vocale, specie nei vocalizzi d’ambiente. Ad onor del vero, va segnalato che la performance canora di Corson supera di gran lunga quella di Paut, che in sede live tende a mostrare il fianco a causa di qualche sbavatura, unica pecca in un’esibizione curatissima dal punto di vista sonoro, seppure aiutata da qualche base. Impressionante la resa dell’effettistica, che non si differenzia in nulla da quanto si può sentire in Shelter, offrendo lunghi sciabordii di riverberi (Voix Sereines), timbri vibranti (Shelter) e arpeggi delicati.
La performance rispolvera i vecchi tempi a partire da Là Où Naissent Les Couleurs , che regala scream, doppia cassa e blast-beat al pubblico, ricevendo una risposta energica da esso. Pur essendo tutti consapevoli che l’esibizione sarebbe stata incentrata su Shelter, i presenti dimostrano di apprezzare ampiamente i richiami al passato e pure Winterhalter non sembra dimostrare alcuna difficoltà nell’esplorare i territori senza l’ausilio del trigger, dando un ottimo saggio delle proprie capacità in Beings Of Light.
Poco prima termine dell’esibizione c’è ancora tempo per ripescare qualcosa da Écailles De Lune, con la toccante Sur L'Océan Couleur De Fer, per cui le sole corde rimangono sul palco; in quest’occasione gli intrecci vocali non deludono, mostrando un’intesa decisamente rodata tra i due cantanti, mentre Indria crea una solida base con le proprie basse frequenze.
Un ultimo sguardo al passato con la titletrack del debutto e poi i francesi si congedano con Délivrance, brano che sembra concepito apposta per essere messo al termine della scaletta: sfumando delicatamente gli strumenti fino a lasciare una ragnatela di archi e vocalizzi, la band lascia il palco tra gli sguardi tristi dei presenti. In molti ne vorrebbero ancora, anche chi ha storto il naso di fronte ai brani più recenti ha ceduto all’emozione dei classici e l’atmosfera intima del locale (complice anche la ridotta altezza del palco) ha contribuito a creare un rituale di liberazione che ha coinvolto tanto i musicisti quanto la folla.

SETLIST ALCEST:
1. Wings
2. Opale
3. Summer’s Glory
4. L'Eveil Des Muses
5. Là Où Naissent Les Couleurs
6. Voix Sereines
7. Shelter
8. Beings Of Light
9. Autre Temps
10. Sur L'Océan Couleur De Fer
11. Percées De Lumière
12. Souvenirs D'un Autre Monde
13. Délivrance


Le esibizioni sono terminate e le persone cominciano ad incamminarsi, quando viene messo in rotazione un brano country che strappa un sorriso ai presenti. Gli Hexvessel tornano sul palco con movenze danzerecce e finalmente si nota che alle aste degli Alcest erano attaccate due banane, quasi a voler portare avanti una sfida per eccentricità con i The Fauns.
Ancora una volta, chi avesse spiegazioni è pregato di fornirle.

Ricapitolando: la serata è stata inusuale, tra le atmosfere serene di opener e headliner e il teatro psichedelico dei finlandesi (che meriterebbe un capitolo a parte per la potenza e la capacità evocativa dello show che gli Hexvessel hanno allestito, uno spettacolo nello spettacolo), ma non per questo meno interessante; tutte le band hanno dimostrato di saper riproporre ottimamente dal vivo quanto inciso su disco, arricchendo il proprio show con l’impatto che la sede live riesce a regalare, lasciando un pubblico appagato;
il Colony si è rivelato all’altezza delle aspettative anche nella nuova sede grazie ai prezzi abbordabili per le consumazioni, servizi ben tenuti e ampi spazi in cui riposare se fosse necessario. La sola eccezione è la logistica del palco, che non offre una visibilità ottimale a tutti gli spettatori, ma d’altronde immagino non sarebbe stato possibile disporlo in altro modo.
Si torna a casa soddisfatti, sperando di riportare anche qualche raggio di sole raccolto stasera…

Introduzione, report di The Fauns e Alcest e conclusione a cura di Giovanni Perin “GioMasteR”, report di Hexvessel a cura di Andrea Poletti”Ad Astra”.
Tutte le foto a cura di
Sarah Corami "Scontrosa Velenosa".



GioMasteR
Venerdì 14 Febbraio 2014, 12.46.05
3
Kvohst mi ha sempre dato l'idea di essere un personaggio bizzarro Per i suoni posso dire che forse avere le prime file che occupavano la zona antistante al palco può aver influito, così come ricordo di aver visto la crew armeggiare con una cassa, ma ti assicuro che dietro si sentiva veramente molto bene!
Bur
Venerdì 14 Febbraio 2014, 1.16.41
2
Idem per la macchina giocattolo dei The Fauns.... se non erro è stato il cantante degli Hexvessel a mettercela. Scusate il doppio intervento ma ho dimenticato di aggiungere questa cosa nel precedente commento.
Bur
Venerdì 14 Febbraio 2014, 0.56.24
1
Ciao! Io in realtà non saprei dire se le prestazioni vocali di Zero siano state o meno più valide di quelle di Neige... (perché uno è soltanto ai cori quasi femminili mentre l'altro deve cantare dei pezzi anche in scream) sicuro è che i suoni non sono stati per nulla perfetti, noi delle prime file ci siamo spaccati le orecchie per via di una cassa laterale (probabilmentre quella che in due canzoni ha smesso completamente di funzionare per qualche secondo) e forse anche per questo le voci non si sono sentite quasi per nulla. Per le banane.... è stato uno degli scherzi che gli Hexvessel hanno fatto alla band prima (in questo caso) e durante l'esibizione, Neige e soci non sono sembrati neanche troppo sorpresi dall'accaduto, questo fa capire che forse questi tipi di scherzi sono stati di regolare amministrazione durante il tour
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Live Report
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Circolo Colony, Brescia, 08/02/2014
 
 
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