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PROMETHEUS - # 8 - Franz Liszt, il grande virtuoso
14/02/2014 (3805 letture)
Noto anche per le espressioni di grande partecipazione che accompagnavano le sue esecuzioni, talmente "forti" da procurargli abbondanti prese per i fondelli, Franz Liszt amava improvvisare, calarsi completamente nella musica strumentale e lasciarsi trasportare, anche a costo -come vedremo- di sembrare eccessivo. Caratteristica questa, che lo rende vicino a certi moderni virtuosi che arrivano a distruggere lo strumento sul palco. Questa, in breve, la sua storia.

UN PIANISTA ED UNA SCRITTRICE
Lo abbiamo già sottolineato in alcune delle puntate precedenti di questa serie, riferendoci ad altre grandi figure che abbiamo trattato, ma anche nel caso di Listz, il talento, quando c'è, si manifesta quasi sempre molto precocemente. Dotato da madre natura di mani oversize che sembravano progettate appositamente per la tastiera del pianoforte, il nostro comincia a segnalarsi agli addetti ai lavori non ancora decenne. Trasferitosi con la famiglia a Vienna, proveniente dall'Ungheria e dopo aver già studiato col padre, in Austria prosegue la sua formazione prendendo lezioni di composizione da Salieri (proprio quello legato alla vicenda Mozart) e di pianoforte con Carl Czerny, per poi proseguire con l'italiano Ferdinando Paër. La sua dedizione, però, non gli frutta l'entrata al conservatorio. Una sua prima opera intitolata Don Sanche, lo mostra ancora acerbo. Il suo talento di musicista, tuttavia, lo porta già nel 1825 (quattordicenne) ad esibirsi al cospetto di Re Giorgio IV, mentre l'anno successivo affronta già un tour (per usare un termine moderno) in Svizzera e Francia. Diciassettenne si stabilisce a Parigi, dove si mantiene impartendo lezioni di musica ed ha modo di assistere ad numerose e formative prime, oltre che di stringere importati rapporti, ad esempio con Chopin e George Sand, ma soprattutto con Marie d'Agoult. Con la contessa scrittrice, egli stringe un rapporto di amicizia molto stretto, per usare un eufemismo, che culmina in una fuga d'amore di circa quattro anni, condita dalla nascita di tre figli (Cosima sposerà Wagner) ed in un divorzio della donna da suo marito. Di questo periodo Album d'un Voyageur e 3 Années de Pèlerinage i cui titoli sono emblematici. E' qui che comincia con più chiarezza a manifestarsi la modernità di Listz, il quale mette in piedi un abbozzo di ciò che oggi chiameremmo "performance", oltre a partecipare ad una di quelle disfide tra musicisti superpreparati -in questo caso contro il pianista austriaco Sigismund Thalberg- che già abbiamo segnalato in alcune puntate precedenti di Prometheus. Anche in questo caso, scopriamo che molte delle cose che consideriamo moderne, in realtà hanno radici nei secoli precedenti. La gara viene organizzata dalla principessa/patriota italiana Cristina Trivulzio di Belgiojoso, esule a Parigi. Si sussurra che Listz provasse un certo trasporto per la bella principessa, ritratta anche da Hayez, provocando grande gelosia in Marie d'Agoult, anche per la concorrennza delle due nell'accaparrarsi frequentatori dei loro salotti, tra i quali Bellini e Balzac. Abbiamo tutto: un'impresaria, due virtuosi dello strumento, un palco importante ed un pubblico selezionato. Chissà, forse oggi ci sarebbero le telecamere e Simona Ventura in giuria; lasciamo perdere. La coppia si trasferisce in Italia nel 1837 (altro fatto comune all'epoca tra artisti, oggi pura fantascienza; riflettiamoci), soggiornando a Como, venezia, Bologna, San Rossore, Firenze e Milano. Da notare come, anche all'epoca, il pubblico italiano, probabilmente legato per atavica tradizione al canto, non accolse bene le esibizioni totalmente strumentali di Listz. Una situazione che si trascina ancora oggi, dato che, come sappiamo, gli appassionati dei solisti e gli acquirenti di cd strumentali siano un'esigua minoranza rispetto al totale del bacino d'utenza complessivo degli appassionati di musica. Un aspetto forse da approfondire, ma probabilmente non è questa la sede adatta. Ad ogni modo, di questi anni musica (Années de Pèlerinage) e scritti, questi ultimi più che altro ispirati dalla compagna, pèr quanto da lui firmati.

DALLA SCRITTRICE ALLA PRINCIPESSA, PASSANDO PER WAGNER
Una svolta importantissima si ha nel 1840. Listz viene in contattto con Schumann e Wagner, stringendo un rapporto notevole soprattutto col secondo. I due elaborano una nuova forma di pianismo. Il solista un po' innamorato di sé stesso, si proietta verso una forma d'arte più ampia, più vicina alle forme espressive wagneriane, che si riflette nei numerosissimi concerti del periodo. Esaurito il rapporto con Marie d'Agoult, ne inizia uno nuovo con la principessa Caroline Von Sayn-Wittgenstein, spostandosi con lei a Weimar, in Polonia, dove inizia a lavorare al poema sinfonico Les Préludes ed alla Sinfonia Berg. Sono anni di grande prolificità per lui, nonostante la morte del figlio Daniel, con centinaia di composizioni all'attivo. Le più importanti, probabilmente sono il Totentanz, i due concerti per pianoforte ed orchestra ed il poema sinfonico Mazeppa. Comincia anche a svilupparsi in lui un impulso religioso che andrà aumentando. Del 1862, infatti, il Cantico del sol di San Francesco d'Assisi, ma anche la morte di una figlia, per la quale scriverà più tardi La Notte. Forse in conseguenza di ciò e del deteriorasi del rapporto con Wagner per questioni familiari (vedi bio Wagner), decide di ritirarsi presso il monastero della Madonna del Rosario di Roma. Nel 1865, riceve la "tonsura" e gli "ordini minori" (praticamente: diventa un chierico), da lì in poi la musica sacra sarà il focus principale della sua opera, che si concretizzerà, ad esempio nella Missa Choralis e nel Christus. Inoltre, da questo punto in poi, all'attività di compositore, affianca quella che oggi chiameremmo "da promoter", organizzando vari eventi in collaborazione col pianista Alexander I. Siloti. Partecipando però al festival di Bayreuth -evento organizzato da Wagner- contrae una grave forma di polmonite che, in pochissimo tempo, lo porta alla morte. Noto per le sue espressioni facciali che accompagnavano le sue esecuzioni e per una fisicità che si estendeva a tutto il suo corpo durante i concerti, fatti che lo rendevano spesso ridicolo agli occhi dei contemporanei, ma anche segno di assoluto coinvolgimento nella musica tipico del rock e, probabilmente, del metal in particolare (quante volte ci siamo sentiti dire, magari da un amico o da un familiare, se un certo artista all'opera in un video non era un drogato e/o un mezzo pazzo, solo perché assorto nella musica e coinvolto anche fisicamente nella sua esecuzione?), Listz lasciò un'eredita fondamentale alla musica moderna, anche se più in termini di atteggiamento che dal punto di vista compositivo. Ciò anche per ciò che riguarda una tendenza all'improvvisazione foriera di novità, che ci trasciniamo dietro ancora oggi. Di questo e di altre questioni tecniche, però, ci parlerà una voce nuova all'interno di questa serie, quella del nostro Sergio Maria Millesi "Ribbon", il quale, da buon critico, non manca di farci notare i pro ed i contro del personaggio; a lui la parola.

UN DON GIOVANNI DELL'INTELLETTO
Di artisti che dividono i giudizi della critica è piena la storia, ma la biografia di Liszt è un esempio di come gli eroi romantici non fossero solo una finzione letteraria. Amato da molti e da altrettanti denigrato, ebbe come principali critiche quelle di scrivere melodie banali, armonie sfacciatamente pompose, di esagerare nelle forme e di essere ripetitivo e addirittura noioso. Certo, al giorno d’oggi non ci si può esimere dal considerarlo uno dei maggiori compositori dell’800, ma non manca chi ancora lo considera sopravvalutato e tende a rispettarlo solo perché fa parte di un mondo ideale che, essendo parte di un glorioso passato, nobilita anche l’artista più modesto.
Tuttavia, soprattutto negli ultimi anni, l’aspetto di Liszt che colpisce di più non è una caratteristica musicale, ma morale: era di animo nobile. La sua libertà, sia intellettuale sia spirituale, ne fece una persona attenta a chi gli stava attorno, sempre prodigo di complimenti e pronto a difendere gli amici. La sua vanità trasmetteva tenerezza più che antipatia, e non si vergognava della semplicità. Era un Don Giovanni, ma non nell’accezione classica: non circuiva giovani fanciulle per ottenere un vacuo piacere carnale, bensì amava il genere femminile, ne rispettava l’intelletto e trattava le donne come sue pari, tanto che ebbe ammiratrici di tutte le età. Ovviamente ciò non esclude che si sia abbandonato svariate volte a travolgenti passioni. Tornando ad aspetti più tecnici, il fatto che Liszt non avesse pregiudizi nei confronti dei materiali musicali dai quali partire per elaborare le proprie opere, è lo scoglio più difficile da superare per poter apprezzare il suo lavoro. Un musicofilo purista fatica a gradire il fatto che la maggior parte del materiale musicale del compositore ungherese sia in realtà di altri compositori, oppure scontato o scadente. In realtà, nell’ultimo periodo della sua vita, egli affinò la sua sensibilità, ma ormai ciò che aveva scritto era bastato ad inquadrarlo come "accattone musicale", senza contare che le composizioni più tarde rimasero inedite fino a non molto tempo fa. Quello che però Liszt fu in grado di fare con i suoi Studi cambiò completamente l’approccio al pianoforte e alla musica stessa. Non che prima di lui mancassero composizioni atte ad affinare la tecnica, ma il fatto che ciò che egli scrisse dovette essere da lui stesso rivisitato più di una volta prima di poterlo affidare ad altri esecutori, dà l’idea dell’unicità del suo talento. È ovvio che l’aspetto melodico ed armonico di tali composizioni non siano eccelsi, ma del resto lo scopo degli Studi è quello di portare un pianista ad una maggiore consapevolezza sulla tastiera.

UN DISTRUTTORE DI PIANOFORTI
Un altro aspetto che va considerato, soprattutto alla luce della sua tendenza di riscrivere brani di altri o propri, è che egli fu forse il primo a concepire la musica per essere eseguita in pubblico e non come un insieme di regole, tradizione ed estro teorico. La spasmodica ricerca di suoni e dinamiche caratterizza tutto il suo repertorio. Questa è una caratteristica simile a quella degli aedi della Grecia arcaica: si sapeva il metro del poema (esametro dattilico), si sapeva il tema narrativo e si conoscevano formule standard come "allora a lui/lei rispose + epiteto + nome". Il bravo aedo riusciva ad improvvisare nell’esecuzione orale estemporanea in modo da raccontare sempre la stessa storia, ma ogni volta in modo diverso.
Dunque Liszt non era solo un eccellente pianista, era IL pianista. Gli aneddoti che lo riguardano sono numerosissimi, da un suo pianoforte dalle meccaniche durissime per fare pratica ed allenare i muscoli delle dita, al fatto che durante un concerto abbia rotto prima uno, poi un secondo strumento nella foga dell'esecuzione e che abbia dovuto terminare la serata con un terzo pianoforte, per la gioia dei proprietari del teatro. Ma al di là dell'immenso contributo all'evoluzione della tecnica pianistica, a lui si deve anche la codifica di un nuovo genere musicale: il poema sinfonico.
Nel primo quarto del XIX secolo, la sinfonia in quanto opera d'arte venne messa in discussione. Si riteneva, infatti, che sarebbe stato impossibile avvicinarsi ai livelli raggiunti da Beethoven. Mendelssohn, Schumann e Gade ottennero un notevole successo con le loro sinfonie, attenuando il dibattito, ma molti continuavano a ritenere incerto il futuro di quella forma musicale. Alcuni compositori (tra i quali anche Mendelssohn) diressero così le loro attenzioni all'ouverture concerto, considerandolo un tramite per veicolare idee musicali, narrative e pittoriche. Tra il 1845 ed il 1847 César Franck scrisse un primo esempio di poema sinfonico basato su una poesia di Hugo, ma questo non venne mai pubblicato né eseguito dal vivo. Fu dunque Liszt, partendo dall’idea di ampliare singoli movimenti orchestrali, ad immaginare di fondere la complessità del primo movimento di una sinfonia con l'obiettivo dell'ouverture concerto di ispirare nell'ascoltatore scene, immagini o sentimenti. Da sempre il primo movimento di una sonata è considerato la parte più importante dell'intera composizione, ma Liszt aveva bisogno di qualcosa che trascendesse la forma sonata tipica del primo movimento, in modo da avere una maggiore flessibilità nello sviluppo dei temi, ma allo stesso tempo una maggiore compattezza dell'unità musicale. Il primo accorgimento fu quello di ricorrere alla forma ciclica di stampo Beethoveniano, ovvero una tecnica che prevedeva la ricorrenza di un tema in più movimenti come espediente unificante e di ampliarne la definizione in modo da combinare sezioni differenti in una struttura ciclica ad un solo movimento. Il secondo si rifaceva alla trasformazione tematica, ovvero la tendenza a sviluppare da un tema principale non una sua rielaborazione, ma una vera e propria mutazione in un materiale completamente nuovo. In sostanza, ancora una volta egli non inventa nulla, ma unisce due pratiche musicali in una, dando vita ad un nuovo genere che avrebbe poi caratterizzato il Romanticismo ed il Post-Romanticismo. La prova della genialità della sua idea è che tutti i più grandi compositori (a lui contemporanei e successivi) si confrontarono con il poema sinfonico: Debussy, Dukas, Dvorák, Gershwin, Holst, Rachmaninoff, Rimsky-Korsakov, Saint-Saëns, Schoenberg, Scriabin, Schostakovich, Sibelius, Strauss, Stravinsky, Tchaikovsky, Wagner, Webern, etc…

L'anima di Franz Liszt è quindi quella di un uomo generoso che tanto dava agli altri e tanto riceveva. È forse proprio per questo che si trovava meglio ad elaborare qualcosa di già esistente, piuttosto che inventare qualcosa di nuovo. Lavoisier, parlando della fisica, diceva che "nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma", e Liszt sembra essere la conferma di ciò anche nel mondo musicale. In fondo, se noi esseri umani dobbiamo tutti obbedire alle leggi della fisica, non è forse ovvio che anche i nostri prodotti ne debbano sottostare?



Jimi The Ghost
Sabato 15 Febbraio 2014, 23.05.09
6
Franz Liszt ha decisamente influenzato la musica contemporanea come nessun altro. La scala per toni interi con i relativi accordi di cinque e sei suoni è apparso nei pentagrammi, probabilmente, grazie all'ungherese. La scala per toni interi è formata da sei suoni a distanza uguale tra loro in maniera simmetrica. Viene chiamata "scala esagonale o esatonica" E' una scala che ricorda appunto le armonie dei popoli esotici, (forse sarà a causa della sua influenza geografica), che insieme alla triade aumentata, essa risulta essere costantemente presente in tutti frammenti di opere classiche moderne, come ben citati dall'ottimo duo di scrittori Raven e Ribbon. Oltre ad essere una scala ampiamente utilizzata da Debussy, (che prederà il nome in scala Debussy e che appunto la sviluppò partendo da Liszt) è quella che fa divertire i chitarristi virtuosi metal, da Steve Vai a Friedman al grande Greg Howe, come tantissimi artisti della musica jazz e tanti altri altri rock. Per esempio se si ascolta "Strange Deja Vu" dei Dream Theater, Petrucci la fa in esatonale. Liszt fa scelte stilistiche virtuose e sono assaporabili in "le Rapsodie", in particolare nella 9 e 14, che sono da subito fluide ed elastiche se confrontate a quelle di Brahms. In sintesi il periodo romantico aveva regalato grandi artisti: Chopin con la sua capacità di reinterpretazione di musica popolare tradizionale in forme romantiche e introspettive; Liszt con la sua visione in un raffinato manierismo di forma spirituale. L'elaborazione e l'innovazione del discorso musicale sono le basi di questo straordinario virtuoso. Nel tema principale della "Faust-Symphonie" di Listz si può apprezzare già una serie dodecafonica. Straordinaria inventiva atonale! L'artista Ungherese ha avuto il merito di ampliare le forme musicali e lo sviluppo dell'armonia in funzione di un innovativo linguaggio musicale.In definitiva credo che senza Liszt , nella musica classica, non avremmo mai potuto ascoltare il Tristano e il Parsifal di Wagner, le opere di Debussy se pur maggiormente influenzate da Chipin. Certo che con il tempo verranno sviluppate e maggiormente organizzate, ma senza le nuove armonie proposte dall'ungherese, oggi, non avremmo quelle dissonanze a volte incomprensibili, ma che tanto ci affascinano di quella musica che definiamo come "progressive" o di "sperimentazione". Liszt: Uno dei maggiori innovatori moderni. Ancora un caloroso plauso al team Metallized! Jimi TG
Unia
Sabato 15 Febbraio 2014, 17.23.48
5
Studiando "Storia della Musica Moderna e Contemporanea" in uni, questi articoli di Prometheus mi serviranno! In particolare abbiamo ascoltato la melodia "Nuvole Grigie" di Liszt, "La Lugubre Gondola" (requiem per Wagner giusto?), e ovviamente la famosa "Campanella". Un altro grande musicista, molto influente sul versante malicolico-doom a mio avviso...
Unia
Sabato 15 Febbraio 2014, 17.20.57
4
Studiando "Storia della Musica Moderna e Contemporanea" in uni, questi articoli di Prometheus mi serviranno! In particolare abbiamo ascoltato la melodia "Nuvole Grigie" di Liszt, "La Lugubre Gondola" (requiem per Wagner giusto?), e ovviamente la famosa "Campanella". Un altro grande musicista, molto influente sul versante malicolico-doom a mio avviso...
jek
Sabato 15 Febbraio 2014, 17.10.29
3
Tra i musicisti già trattati Liszt è quello che meno conosco. Mi ha fatto piacere leggere la sua storia, sempre interessanti e intelligenti questi articoli sono tanta cultura. Complimenti a Raven e al co-autore
Raven
Venerdì 14 Febbraio 2014, 12.45.56
2
Sempre da estendere anche al co-autore.
Radamanthis
Venerdì 14 Febbraio 2014, 12.31.04
1
Sempre molto interessanti questi articoli di Raven sui grandi musicisti classici del passato. I miei complimenti!
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