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RAGE OF SOUTH - Look for the Truth!
08/03/2014 (1249 letture)
Dopo averci piacevolmente sorpresi con il nu-metal melodico e personale del loro esordio I See, I Say, I Hear, i siciliani Rage of South tornano sulle nostre colonne con un'interessante chiacchierata nella quale ci raccontano non solo gli aspetti musicali ma anche le tematiche sociali che stanno dietro al loro lavoro. Emerge la loro voglia di verità ed il bisogno di trasparenza tra le persone, concetti apparentemente lapalissiani ma che difficilmente trovano seguito tangibile nella vita di tutti i giorni. Ecco la chiacchierata che abbiamo condotto con Tano, voce e chitarra e Salas, batterista del gruppo

The Thrasher: Ciao ragazzi e benvenuti su Metallized. I See, I Say, I Hear è il vostro primo full length ufficiale, una grande soddisfazione direi, anche alla luce dei grandi sacrifici che sicuramente stanno alla base di questo progetto.
Rage of South: Salve a voi compari e ovviamente a tutti i lettori di Metallized che vi seguono! Effettivamente si, come non negare la grande soddisfazione nell’avere oggi un album che è stato partorito con sofferenza, un progetto che oltretutto è nato un bel po’ di anni fa ma che per varie vicissitudini è stato completato solo adesso; ma come si dice: “meglio tardi che mai”. E’ bello sapere che una tua "creatura", ciò per cui hai lavorato, hai sudato, hai dedicato in pieno il tuo tempo la tua vita, sia in giro per essere ascoltato. Sopratutto per il fatto che è il risultato di una tua gavetta, di una crescita e formazione nella scena musicale e anche dal fatto che è interamente autoprodotto, creato e plasmato dall'inizio alla fine.

The Thrasher: Musicalmente vi cimentate con un crossover/nu metal, ma ho notato che non si tratta del solito nu metal trito e ritrito ma qualcosa di più personale, che presta grandissima attenzione alle melodie, soprattutto vocali. Una scelta spontanea o un tentativo di apparire leggermente più accessibili?
Rage of South: Intanto ti ringraziamo per non averci giudicato come la solita brodaglia, quella che trovi esposta a buon mercato mescolata a se stessa con vari surrogati. E’ chiaro che anche il nostro genere (a noi piace chiamarlo stile musicale) ha una base, un'impronta crossover/nu metal, che è il genere che in primis ci ha formati. Abbiamo voluto inserire il nostro stato emotivo nella creazione dei nostri brani. Ogni brano ci rispecchia, ed il metodo compositivo delle canzoni non segue nessuna forzatura volta ad essere più "accessibili", esso è il risultato dell'unione di un nostro bagaglio culturale personale, individuale, che è conseguenza anche della crescita collettiva della band nell’ambito musicale. Come dicevi effettivamente poniamo grande attenzione alle melodie, e come avete avuto modo di ascoltare e sottolineare in questo album si è dato maggiore spazio alle melodie vocali rispetto ad i virtuosismi di chitarre o agli altri strumenti. Questa è stata una scelta totalmente spontanea, c’è da considerare che buona parte dei pezzi sono stati composti molto tempo fa quando non avevamo ancora chiaro il percorso evolutivo che volevamo intraprendere, alcuni pezzi sono stati esclusi volutamente dall’album perché ritenuti “non in linea” con il progetto. Con altri invece si può intravedere una maggiore evoluzione compositiva (esempi chiari sono Prayere Theme of Juliet, in cui la composizione è relativamente più complessa rispetto ad altre songs), infatti proprio queste ultime sono state composte in un secondo momento rispetto alle altre altre.

The Thrasher: Certe melodie di chitarra (e per la verità anche una t-shirt degli Iron Maiden che compare nel booklet) non nascondono qualche influenza classic metal. Ho visto giusto? Quali sono, in generale, le band e gli artisti che più hanno influenzato il vostro background?
Rage of South: Come dicevo prima, ognuno di noi ha il proprio bagaglio culturale musicale che spazia dai vari rami del rock e del metal e che ha di sicuro influenzato il suo stile. Dopo tutto, chi da buon metallaro e non, non ha mai ascoltato i grandi del classic metal, o qualsiasi pilastro della musica rock? Ma non sono loro che maggiormente hanno influenzato il nostro sound. Come band siamo prima di tutto una famiglia, essendo dei grandi amici da molto tempo abbiamo quasi sempre ascoltato le stesse band, che ci dilettavamo ad eseguirle come cover. Le nostre maggiori influenze sono state date dalle band d'oltre oceano che calcavano le scene di punta negli anni 90 sino ad oggi... Thrash, Nu, Crossover etc etc. Naturalmente ognuno di noi predilige un determinato stile musicale pur avendo ascoltato e suonato da sempre vari generi e stili musicali. Proprio questo credo sia fondamentale nella crescita di un gruppo. La parola stessa porta con se un significato molto più grande di quello che oggi gli si attribuisce, in un gruppo ci si deve confrontare insieme, proporre le proprie idee e riconoscere gli errori. E’ un po’ come una convivenza o un matrimonio, anche in un gruppo ci sono degli equilibri (molte volte sottili) che non bisogna spezzare, previa la fine del progetto.

The Thrasher: Quali sono secondo te i pezzi migliori o più rappresentativi del disco? Personalmente ho trovato molto piacevoli Sheep, That Fear About Me, Reflection, The Falling Down e Theme Of Juliet.
Rage of South: Al momento siamo molto legati a Prayer anche perché è la canzone con cui stiamo facendo il primo videoclip ufficiale della band. Anche Sheep è una canzone che nella sua semplicità è di un impatto notevole e ciò ci piace molto. La nostra filosofia è quella che non per forza aggettivi come “difficile” e “complesso” rendono un pezzo bello. La finalità della musica secondo noi è quella di dare un messaggio, (molte volte anche non esplicito), che però viene comunque recepito dall’ascoltatore. Potrà sembrarvi banale e scontato ma... non ci sono per noi dei pezzi migliori o più rappresentativi nel nostro album. Ogni singolo brano è qualcosa di speciale per noi. Descrive noi stessi, le nostre storie, gli stati d'animo, le nostre ideologie, i nostri pensieri e tutto quello che abbiamo vissuto nel periodo in cui abbiamo composto questi brani. Ti faccio alcuni esempi: Let Me Die è stata creata in un periodo dove il tema dell'eutanasia era molto discusso, così abbiamo voluto dire la nostra sulla situazione. That Fear About Me parla della tematica politica/sociale del pregiudizio, del razzismo sotto tutte le sue forme che siano sessuali o derivate da etnie o da semplici differenze. Ma si sa, molto spesso l'uomo ha paura di ciò che non capisce, invece che tentare di comprendere una determinata cosa la etichetta come un pericolo e conseguentemente se ne allontana. Silence parla della piaga immane e perversa che è la pedofilia. Sheep ad esempio non è solo acida e critica nel testo ma lo è anche nella struttura musicale e nella composizione di ogni singolo strumento, così come del resto lo sono un po’ tutti i nostri pezzi. Gli altri brani parlano di tutti i tabù, i problemi socio politici di cui la nostra terra va in contro in questa era.

The Thrasher: Ti va di spiegarci più nel dettaglio gli argomenti trattati nei brani che ti ho elencato e negli altri testi del disco?
Rage of South: Il disco tratta di argomentazioni abbastanza forti, esclusi alcuni pezzi che parlano del disagio generale che ognuno di noi si trova a provare almeno una volta nella vita; ci sono alcuni pezzi che hanno messaggi espliciti in su determinate tematiche che affliggono la società odierna. Let Me Die come detto parla dell’eutanasia; racconta gli ultimi momenti di vita di un malato terminale che chiede la morte alla propria famiglia, ma che non la può avere a causa della attuale legge in materia che tratta questo argomento (in tanti stati come del resto anche in Italia) con una certa ambiguità. Anche all’interno del gruppo ci sono pareri discordanti in merito, quindi non ci siamo sentiti di sbilanciarci molto con la canzone, ed è proprio per tale motivo che alla fine del pezzo infatti si sente il cuore del malato fermarsi e poi dopo qualche istante ripartire, lasciando in sospeso la questione. In Silence parliamo di pedofilia, è la storia immaginaria di una adolescente a cui viene commessa una violenza e a cui viene intimato di stare zitta e mantenere un comportamento omertoso. La frase del ritornello dice infatti: “se vuoi il mio silenzio, tagliami la gola”, ed è proprio questo lo stato d’animo della ragazzina che si ribella a tutto ciò. Tra le canzoni che hai citato Theme of Juliet parla di un amore ormai perduto , mentre Sheep è un dito puntato contro tutta quella massa che oggi (come del resto in passato) si trova a perdere quella che è la dignità del singolo individuo quando è portata ad inseguire le altre “pecore”. Per quest’ultimo pezzo è stato realizzato un video lyrics che fa chiari riferimenti ad i vari aspetti trattati, dalla religione al potere consumistico e mediatico che oramai ci circonda e ci rende schiavi.

The Thrasher: In linea generale, nella vostra biografia parlate di testi che parlano di rabbia sociale, tabù, omertà e storie di vita. Vuoi spiegarci meglio i percorsi di riflessione che volete innescare con le vostre liriche?
Rage of South: Nei nostri brani parliamo di tematiche che raccontano le nostre esperienze, di come e in che situazione siamo cresciuti, storie che ci riguardano anche in maniera personale, vicende che abbiamo vissuto in maniera diretta e indiretta. Ogni brano racconta il nostro modo di vedere le cose, diamo semplicemente un nostro filo di pensiero, che man mano notiamo essere molto simile a tutti coloro che ci ascoltano. Quello che vogliamo dire è la nostra verità. Quella verità che per varie fobie non viene raccontata e che è tenuta celata per far si che non si venga a sapere. Oggi il mondo va così veloce che realmente credo non gliene fotte un cazzo a nessuno dei tuoi problemi perché ognuno ha i suoi. E questo ci porta ad essere cechi di fronte alle avversità di un tuo simile. Sappiamo cosa proviamo noi e basta. Ma se tu mi confidi quel disagio e probabile che abbiamo subito le stesse situazioni, vissuto le stesse avventure e superate in maniera differente per come siamo differenti l'uno a l'altra. Allora io sarò li al tuo fianco ad urlare insieme a te e ad invogliare gli altri a farlo. Vogliamo che si urli la propria rabbia, che la si manifesti da far in modo che non accada mai più. Come disse un grande: "non condivido le tue idee, ma sono disposto a tutto per aiutarti a professarle".

The Thrasher: Qual è il significato dello scimpanzé incravattato che campeggia sulla copertina del disco?

Rage of South: Come si può vedere attraverso i nostri canali mediatici la scimmia è la figura chiave della band. Nel nostro logo essa raffigura l'essere che non è affetto da alcun comportamento omertoso, il suo sguardo è impassibile e non lascia trapelare alcuna emozione. Le tre scimmie che idealmente lo compongono si strappano di dosso le loro proibizioni per fondersi in un unico elemento che raffiguri l'essere che ora vede, parla e dice tutto. Abbiamo voluto utilizzare proprio questo animale per rappresentare il nostro primo album. Lo scimpanzé intanto come tipologia di animale sta a rappresentare il primate con le sembianze a noi più vicine. La stessa teoria Darwiniana vuole farci credere che l’uomo sia l’evoluzione della scimmia (anche se non ci sono prove a favore di questa tesi), per cui lo abbiamo scelto e vestito in giacca e cravatta, per raffigurare l’uomo moderno che oggi ha tutti i mezzi (economici, tecnologici,ecc..) e tutte le conoscenze per gestire una vita dignitosa, ma che al contrario, proprio come il nostro primate, in realtà non si è mai evoluto del tutto. Proprio il termine “evoluzione” è la parola chiave per descrivere l’artwork del disco, un’evoluzione umana che segue logiche e fini che sono puramente materiali e consumistici. Un’evoluzione che non tiene più conto di quelli che dovrebbero essere i valori umani e sociali oltre che di un rispetto “fisico” che si deve alla terra; questo pianeta dove noi viviamo, ma che non è nostro poiché noi siamo solo degli ospiti passeggeri.

The Thrasher: Voi provenite dalla Sicilia, una terra che dall'esterno viene sempre vista con sospetti e pregiudizi, come se oltre alla criminalità non ci fosse nient'altro. Ovviamente non è così, vi va di parlarci del legame che avete con la vostra terra?
Rage of South: La Sicilia è un posto stupendo, ed i pregiudizi verso i Siciliani penso ci sono e ci saranno sempre, come del resto molti Siciliani guardano malvolentieri quelli che chiamano dalle nostre parti “i continentali”, ovviamente non va fatta di tutta l’erba un fascio (e meno male), ma i sospetti ed i pregiudizi fanno parte del genere umano e sono radicati nella nostra natura. Questa xenofobia del resto c’è e la ritroviamo in un altro grosso problema che affligge l’umanità e che è il razzismo appunto, tema peraltro trattato nell’album con il brano That Fear About Me. Certamente molte persone associano per ignoranza alla Sicilia mafia e criminalità, e questo è un marchio che credo ci porteremo sulle spalle (ahimè) ancora per molti anni, ma sono sicuro (e lo dico per esperienza) che colui che ha un pregiudizio verso una determinata cosa o persona, prima o dopo nella vita sarà costretto a ricredersi, perché è la vita stessa che ci riserva continuamente occasione di cambiamento, spesso anche contro il nostro volere. Personalmente abbiamo un forte legame con la nostra terra anche se non lo mettiamo in evidenza musicalmente parlando, non siamo una band folk. Ma il nostro legame è puramente spirituale, amiamo tutto di essa, i luoghi, le tradizioni, il calore della gente e anche se è molto ostica come terra (chiamala pure sindrome di Stoccolma) più sono stati i calci presi e le difficoltà superate e più ne siamo legati. Questa terra nel bene o nel male ci ha plasmati, ci ha spronati a crescere, ci ha dato la possibilità di farci vedere il valore effettivo delle cose, fiducia, rispetto, onore, (nel termine più pulito possibile) sono valori ben radicati nella nostra cultura. Forse per il fatto che vogliamo far vedere che i pregiudizi che ne colorano gli aggettivi sono puramente insensati. Per le ingiustizie create da un gruppo di sciacalli noi non ne possiamo pagare le conseguenze, non siamo gli artefici, al contrario ne siamo solo le vittime silenziose. E' molto difficile distinguersi ovunque quando la gente ti etichetta per gli avvenimenti orrendi che sono successi negli anni 80 e 90. Come diceva mia nonna “il mondo è bello perché vario”, anche qua ci stanno le persone che meritano e le teste di cazzo, e questo da ancora più fastidio quando le teste di cazzo sono intrappolate nel loro bigottismo e nella loro ignoranza. E' questa omertà che regge i pilastri di questo cancro, eliminando l'omertà toglierai la terra da sotto i piedi e farai crollare i pilastri.

The Thrasher: La 'cultura dell'omertà' di cui si diceva prima è qualcosa di fortemente radicato nel nostro popolo. Credete che noi italiani riusciremo mai a scrollarci di dosso i tanti luoghi comuni che secoli di corruzione, menefreghismo e confusione politica hanno creato?
Rage of South: Prima di tutto dovremmo essere noi i primi a cercare di cambiare le cose. Come si dice: " per migliorare il mondo bisogna migliorare prima se stessi". Dobbiamo modificare il nostro concetto di sociale, in Italia ne abbiamo travisato il significato, dobbiamo ragionare da popolo unito e non farci la guerra come i Guelfi e i Ghibellini, sono i burattinai che reggono i fili che dobbiamo spodestare, dannazione, siamo un unico popolo e dobbiamo ragionare come esso e non come facciamo adesso che prima penso a salvaguardare il mio culo e arraffo più che posso e poi, se rimane qualcosa, forse te la offro. Dobbiamo ristabilire la meritocrazia pura nel senso etimologico della parola. Troppi arrivisti ignoranti figli di massoni stanno lacerando il nostro paese, e se saremo uniti come un solo corpo e una sola mente riusciremo in breve tempo a ristabilire l'onore del nostro nome e scrollarci di dosso tutto il marcio che per ora ci avvinghia e ci soffoca.

The Thrasher: Molte band sostengono che il rock non dovrebbe occuparsi di politica o di tematiche sociali; io non la penso affatto così e credo che anzi sia un modo efficace per smuovere le coscienze dei più giovani. Suppongo che anche voi la vediate così, giusto?
Rage of South: Noi la pensiamo esattamente così. E’ giusto che la musica parli di tutto purché non sia un messaggio estremo sia a livello sociale che politico. Perché se il tuo pensiero è estremo è come se guardassi da una sola prospettiva le cose, se osservi il mondo con un occhio solo (che sia il destro o il sinistro), non avrai mai una visione limpida della situazione, ma sarà sempre alterata dal tuo scarso campo visivo. Se al contrario la tua visione è centrale ti ritroverai con un campo visivo maggiore, questo perché stai guardando con tutti e due gli occhi aperti, quindi la tua visione politico sociale sarà ampia e razionale. La musica deve essere un messaggio che smuova le coscienze dei giovani altrimenti non esisterebbe la libertà sacro santa di pensiero, resteremmo chiusi in un barattolo... saremmo vuoti. Da sempre la musica è stata sinonimo di protesta o di messaggio sociale politico, dal blues al punk al rock sino ad oggi, e anche se ci sono band che non approvano ciò non si rendono conto che anche se parli della cosa più banale del mondo, quella cosa banalissima sarà sempre il frutto di un tuo pensiero di una tua esperienza che si è plasmata da una situazione politico-sociale che è avvenuta nel corso della tua vita.

The Thrasher: Sul retro del vostro CD è citato Luigi Pirandello: 'lungo la strada si possono incontrare ogni giorno milioni di maschere e pochi volti'. Anch'io trovo molto attuale la visione del vostro grande conterraneo, ma c'è qualche altro motivo particolare che vi ha spinti a volerlo tributare così?
Rage of South: Luigi Pirandello per quanto sia uno scrittore che ha vissuto a cavallo tra l'800 e il 900, ha composto delle poesie, dei drammi e delle opere dalle retoriche attualissime. La sua visione dei drammi rivisti in chiave moderna sarebbero all'ordine del giorno. Lui parla di maschere, e per noi la maschera più pressante è quella dell'omertà. Lui coglie nel perfettamente nel segno, infatti viviamo in un’era in cui le persone si nascondono dietro una maschera per paura di essere identificati per quello che sono. I media, Internet ed i social network sotto questo aspetto non è che aiutino tanto, l’informazione stessa è filtrata, e se c’è uno scambio di informazioni, di opinioni, spesso questo riguarda argomenti inutili. Anche questo fa parte della maschera che tutti i giorni indossiamo, mi chiedo se la gente può vivere dignitosamente senza un cellulare da 700 €, mi chiedo perché una madre debba comprare un tablet o un cellulare alla figlia di 8 anni se non per dimostrare alle persone uno status di benessere sociale (e fidatevi che queste molte volte sono proprio le persone che hanno difficoltà ad arrivare a fine mese). Impieghiamo l’80% della nostra vita a fare un lavoro che nella maggior parte dei casi non piace e questo per rincorrere quello stato sociale che “ci dicono” sia giusto. La maschera te la mettono davanti, alla fine nessuno ti obbliga ad indossarla.

The Thrasher: Anche dal punto di vista musicale siamo un popolo bacchettone e disunito, che si riempie la bocca parlando di 'supporto' ma finendo poi per creare una scena frazionata e piena di pugnalate alle spalle, tutti pronti ad incensare gli 'amici degli amici' e a tirare fango su realtà presunte concorrenti. Perché c'è tutto questo astio e come vedete la scena nella vostra Sicilia?
Rage of South: Questo ad oggi è il vero problema per chi fa musica in questo paese, nel mondo ci sono migliaia di musicisti, band, cantanti eccezionali, e l’Italia certo non fa eccezione. Anche qui c’entra il mercato consumistico fine a se stesso, l’artista deve vendere ed è questa l’unica cosa che importa. Le grandi Major hanno attraversato (e lo stanno facendo tuttora) un periodo di grande e profonda crisi, periodo dove nessuno investe nelle band e negli artisti. La musica in Italia è quella dei grandi nomi blasonati e dei nuovi nomi che si formano grazie ad i talent show, il mercato è morto, non si vende più un disco e come dici bene tutto il resto è una “guerra tra poveri”dove ci si scaglia l'uno contro l'altro in una lotta senza vincitori né vinti. Dalle nostre parti è un bordello riuscire a suonare in giro, perché vieni giudicato ancor prima che tu ti sia esibito. I locali definiscono la tua musica troppo rumorosa e incapace di attrarre la clientela che porta profitto. Tutto da noi a livello musicale viene conteggiato in base a quanta gente porti a vedere i tuoi concerti e non per la qualità della tua musica. Spesso finisci per macinare chilometri di asfalto per poter suonare con la speranza che agli organizzatori non venga imposto di staccare tutto. Fai prima a risolvere i conflitti in medio oriente che a farti sentire in Sicilia.

The Thrasher: Vi è mai capitato di dover fare i conti con qualche situazione spiacevole da quando siete nel mondo della musica?
Rage of South: Se per situazioni spiacevoli intendi quelle del tipo: “la serata X è stata rinviata a causa rivolta popolare del vicinato”, proprietari di locali che non ti pagano e ti mostrano lo scontrino di quello che ti sei bevuto... oppure presentarsi in luoghi dove appena ti vedono cominciano lamentarsi del fatto che quello che fai è solo rumore, allora si, ne abbiamo vissute. Ma alla fine penso che se uno crede in ciò che fa, niente ti può fermare e questi episodi ti possono solo rendere più forte.

The Thrasher: Qual è, invece, l'episodio più buffo o divertente che vi è capitato sul palco?
Rage of South: Situazioni belle e buffe credo si presentino sia fuori che sopra il palco anche perché quando ti confronti con altri gruppi spesso nasce anche un amicizia. Nel nostro caso per citare qualche episodio è stato esilarante vedere un componente del nostro gruppo (nell'enfasi dell'esibizione) spaccare il pavimento del palco ed incastrarsi dentro il piede, oppure vedere che lo speaker si gasa a tal punto da mettersi a torso nudo e agitare la maglietta fomentando la folla. Tempo fa in una serata mentre suonavamo un pezzo (Rise) in onore dei Pantera, durante l'assolo di chitarra il nostro batterista perde una delle bacchette, e mentre con l'altra mano cerca di raccogliere la bacchetta si accorge di una birra al suo fianco, allora lascia perdere come priorità la bacchetta e mentre suona si tracanna quella birra; finita di berla raccoglie la bacchetta e riprende a suonare normalmente. Sono queste piccole cose che poi ti fanno scordare tutti i sacrifici che si fanno fino a notte fonda quando sono le 4:00 del mattino e hai finito in quell’istante di scaricare l’ampli della chitarra e sai che tra 4 ore dovrai essere a lavoro.

The Thrasher: Provate a immaginare il bill del vostro festival dei sogni: con quali band e in che ordine vi piacerebbe suonare?
Rage of South: Immaginare un festival... heheheh wow! Immaginiamo un festival con Slayer, Pantera, Sepultura, Slipknot, Deftones, i vecchi Korn, i Limp Bizkit, Lamb of God, Machine Head e anche qualcuno delle nuove leve. Potere condividere con loro lo stesso palco è un sogno, l'ordine non importa l'importante sarebbe suonare e divertirsi.

The Thrasher: Voi siete attivi ormai dal 2009, quali obbiettivi avete per il futuro imminente?
Rage of South: Abbiamo intenzione di fare dei live per promuovere l'album, al momento abbiamo in cantiere un video musicale e stiamo già gettando le basi per creare un nuovo album. La cosa che più conta è che mai prima di adesso siamo stati così decisi nel portare avanti il nostro progetto, di lavoro ne abbiamo tanto da fare e le difficoltà sono tante, ma non per questo siamo scoraggiati...anzi al contrario!

The Thrasher: L’intervista è finita, grazie per il vostro tempo. Vi lascio la domanda finale per lasciare un messaggio ai nostri lettori, se vi va.
Rage of South: Che dire… a voi della redazione e ai vostri lettori diciamo: In alto i boccali agli amici di Metallized, grazie per la chiacchierata! Respect by Rage of South! \m/



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