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BORKNAGAR + MANEGARM + IN VAIN + EREB ALTOR + SHADE EMPIRE - E20 Underground, Montecchio Maggiore (VI) – Traffic Live Club, Roma; 12-13/03/2014
18/03/2014 (3365 letture)
LA DATA VICENTINA
La prima tappa italiana del “Nifelheim Festival - The Winter Eclipse Tour” approda in provincia di Vicenza. L’E20 è un club underground, facilmente raggiungibile a pochi minuti di strada dal casello di Montecchio e strutturato a forma di elle, dopo un breve tratto d’ingresso si trova il palco sulla sinistra, disposto in verso perpendicolare rispetto ad esso, con il bar antistante. Sulla destra si trova anche una zona allestita per il merchandise e dei comodi appendiabiti (incustoditi, ma gratuiti) sui quali lasciare la giacca se la temperatura sale troppo. Il locale offre inoltre una buona selezione di bevande e per la serata ha organizzato un happy hour (qualsiasi birra a metà prezzo, per un’ora a partire dalle 19.30) per invogliare i partecipanti a prendere parte all’evento dall’inizio.
La zona concerti è spaziosa ed il palco rialzato a sufficienza da consentire una buona visuale anche a chi si piazza nelle ultime file, fattore che garantisce la godibilità di un evento a tutti i presente, senza la necessità di fare a pugni per aggiudicarsi la prima fila.

SHADE EMPIRE
L’esibizione dei finlandesi inizia puntualmente, sulle note dell’opener di Omega Arcane: tocca infatti alle orchestrazioni di Ruins accogliere con magniloquenza gli esigui spettatori presenti davanti al palco, prima dell’ingresso on stage degli Shade Empire. Pur risicati in uno spazio ridotto, i sei non si lasciano intimidire ed incitano a più riprese anche il pubblico, che inizialmente fatica a lasciarsi andare, ma si scioglie dopo i primi pezzi. I suoni, molto confusi ed impastati all’inizio (non si distingue il rullante, pur vedendo il batterista sbracciarsi per il blast beat) migliorano con il procedere del concerto e la band acquisisce convinzione di pari passo: Olli Savolainen si dà all’headbanging nelle pause tastieristiche, Juha Harju interpreta i brani con convinzione e in Slitwrist Ecstasy il suo cantato si arricchisce di una forte gestualità. La setlist proposta riesce a fondere bene l’aspetto sintetico dei finnici (più accentuato in Zero Nexus e nei predecessori) con la loro anima sinfonica, proponendo una serie di brani azzeccati, seppure non del tutto valorizzati a livello sonoro.
Nonostante la penalizzazione, gli Shade Empire hanno offerto un buono show ai presenti, la speranza è quella di rivederli in una prossima occasione con dei suoni all’altezza del mastodontico lavoro di arrangiamento svolto in studio.

SETLIST SHADE EMPIRE:
1. Ruins
2. Blood Colours The White
3. Dawnless Days
4. Traveler Of Unlight
5. Slitwrist Ecstasy
6. Nomad


EREB ALTOR
Una persona che conoscesse i Bathory quel tanto che basta per riconoscerne lo stile, ma non i singoli pezzi, potrebbe tranquillamente scambiare gli Ereb Altor per una band tributo. E il giubbetto di jeans del cantante confermerebbe questa impressione, dato che il 90% delle toppe che ci sono cucite sopra portano il nome della band di Quorthorn (le altre, tra l'altro, sono di loro stessi e della loro band precedente). E invece, il combo svedese suona pezzi propri, salvo per qualche sporadica cover in sede live, come nel caso della Twilight of the Gods proposta in questa serata. Una band che non si può certo definire innovativa, quindi, ma che è riuscita comunque a produrre una discografia piuttosto interessante. I quattro album della band, infatti, contengono episodi che hanno molto in comune tra loro, ma anche alcune differenze, introducendo in alcuni casi influenze doom (By Honour), in altri influenze black (Gastrike). In sede live, ci propongono, oltre alla sopra citata cover, un assaggino per ognuno dei quattro full-length. Nei limiti consentiti dal genere, quindi, la setlist risulta piuttosto variegata. La band riesce a coinvolgere subito il pubblico presente davanti al palco, che partecipa ai cori per tutta la durata del live unendosi alle voci dei due chitarristi Mats e Ragnar. Ad accompagnare i due ed il batterista Tord in sede live c'è il bassista Kristofer Nilsson, che suona con entusiasmo picchiando con forza sulle corde del proprio strumento. Complice anche la breve durata, il live è intenso e lascia i presenti soddisfatti.

SETLIST EREB ALTOR:
1. Fire Meets Ice
2. The Mistress of Wisdom
3. By Honour
4. Twilight of the Gods
5. Myrding


IN VAIN
Tra le band più attese della serata ci sono sicuramente gli In Vain, ed ai presenti non manca certo la curiosità di verificare la resa dal vivo dei brani di Ænigma, tanto che una nutrita schiera di persone si avvicina al palco non appena attacca l’intro acustica di Captivating Solitude. Il sestetto si presenta sul palco con Baard Kolstad alle pelli e Alexander Lebowski Bøe al basso, ma dimostra ben presto un’alchimia rodata anche per questa formazione, riuscendo a riproporre fedelmente i propri brani anche per quanto riguarda la scelta dei suoni, che si avvicinano molto a quelli scelti su disco. In quest’occasione Sindre Nedland decide di lasciare da parte le tastiere (presenti comunque come basi) per focalizzarsi sul cantato e sulla presenza scenica, seppure finendo per rubare inevitabilmente la scena allo screamer Andreas Frigstad, il cui spazio sembra restringersi quando divide la prima fila con il collega. Kjetil Pedersen ed il bassista donano supporto al frontman negli intrecci di voce pulita, riuscendo a creare atmosfere vivide che trasportano gli ascoltatori tra i fiordi norvegesi, dando una voce al vento e al mare.
Nella mezz’ora abbondante a disposizione del sestetto si concentra soprattutto sull’ultima fatica, ma trova anche il tempo di spolverare la possente October’s Monody dal debutto The Latter Rain, in cui la sezione ritmica preme il pedale sull’acceleratore, tra i blast beat di Baard e fast picking delle due asce. Al confronto con l’impeto incontrollato del passato, i nuovi pezzi appaiono molto più ragionati ed incanalati, merito soprattutto della fluidità nel songwriting acquisita col tempo da Johnar Håland e soci.
Non manca l’occasione di riunire i fratelli Nedland sul palco e questa prende il nome di Image Of Time, in cui Sindre e Lazare si rincorrono tra le clean vocals per poi raggiungersi in corrispondenza del duetto finale.
Lo show scorre in un soffio e si conclude con l’intensa Floating On The Murmuring Tide, tra lunghe sezioni soliste, sfumature d’ambiente con l’e-bow e struggenti passaggi vocali siamo costretti a salutare gli In Vain, con la speranza di poterli apprezzare in veste di headliner un giorno.

SETLIST IN VAIN:
1. Captivating Solitude
2. Against The Grain
3. Hymne Til Havet
4. October’s Monody
5. Image of Time
6. Floating On The Murmuring Tide


MÅNEGARM
Il combo svedese è reduce da un cambiamento di stile piuttosto grosso: dopo l'abbandono del violinista Janne Liljeqvist, mai sostituito, la band ha rinunciato quasi del tutto alle influenze folk, accentuando invece il lato epico e viking. La band adesso è composta da quattro musicisti: il chitarrista e fondatore Jonas "Rune" Almquist, il cantante e bassista Erik Grawsiö, il chitarrista Markus Andé ed il batterista Jacob Hallegren. Gli strumenti folk, quindi, sono completamente spariti dalla formazione standard della band. Come per sottolineare l'intenzione di staccarsi dal passato, in sede live la band non utilizza basi registrate (salvo in alcune intro) e quando suona i brani dagli album precedenti a Legions of the North, ad esempio Nattsjäl, drömsjäl, li riarrangia in modo da coprire le parti di violino con le chitarre. I brani dal vivo rendono bene, in particolare quelli tratti dal nuovo album, dato che è stato composto per essere suonato da questa formazione senza strumenti folk. Anche in questo caso, come per le band precedenti, il live è valorizzato da suoni piuttosto buoni (ogni tanto il basso si sentiva un po' troppo, sospetto anche a causa del cantante che si regolava il volume da solo, ma la cosa non ha dato troppo disturbo). Il cantante Erik passa senza problemi dal growl al cantato melodico, e riesce a coinvolgere il pubblico nei cori. Durante il concerto, la gente è abbastanza accalcata sotto al palco e piuttosto partecipe. Devo dire però che la mancanza del violino un po' si sente, soprattutto perchè era un elemento che aggiungeva una certa varietà ai brani dei Månegarm. La band, infatti, ha prodotto parecchi pezzi che, presi uno ad uno, sono molto epici e coinvolgenti, ma bisogna riconoscere anche che sono piuttosto simili tra di loro: ritornelli melodici ed epici cantati in pulito, alternati a strofe più dure e dai ritmi marziali, che vengono cantate in growl. Anche per i Månegarm, quindi, forse ancor più che per gli Ereb Altor, la durata relativamente breve del live è stata un elemento a favore, facendo sì che il concerto fosse divertente e che si interrompesse appena in tempo prima di risultare troppo ripetitivo.

SETLIST MÅNEGARM:
1. Arise (intro)
2. Legions of the North
3. Eternity Awaits
4. Nattsjäl, drömsjäl
5. Hordes of Hell
6. Sigrblot
7. Vedergällningens tid
8. Sons of War
9. Hemfärd


BORKNAGAR
Giunge finalmente l’ora degli headliner e la platea si affolla: nonostante l’assenza di Vintersorg sia stata comunicata con diversi giorni di anticipo, la curiosità sulle doti vocali di Athera (sconosciuto ai più), chiamato a sostituirlo, è più che giustificata.
Si comincia con The Genuine Pulse, che mostra subito la forma della band: Baard non sembra affaticato, pur dopo aver suonato tutto il set degli In Vain, ed è implacabile sul proprio drumkit; le asce Øystein Garnes Brun e Jens F. Ryland spingono sull’acceleratore e Athera ha immediatamente l’opportunità di sfoggiare le proprie doti vocali, vantando uno scream arcigno ed un timbro pulito che molto si avvicina a quello di Andreas Hedlund, il cantante inoltre si fa notare per scolare diverse birre per tutta la durata dell’esibizione, senza che la performance ne risenta. L’operato di Lazare tende a non emergere troppo dall’amalgama complessivo, ma nei passaggi salienti è ben udibile e Vortex, pur non potendo eguagliare l’abilità al basso (e nemmeno il numero di corde!) di Tyr, ben si difende bene con il proprio strumento, tuttavia già dal ritornello del primo brano si percepisce che qualcosa non vada per il verso giusto: mancano tutte le backing vocals, fatto di non poco peso visto che metà della band è composta da cantanti.
Salvo questo inconveniente, l’esecuzione è priva di sbavature e così si mantiene per la maggior parte dei brani successivi, pescati quasi tutti dagli album in cui è presente Vortex (privilegiando in particolar modo The Archaic Course e Quintessence), che fa anche da anfitrione e intrattiene il pubblico, spiegando che Vintersorg è alle prese con le registrazioni, ricordando i tempi in cui il lavoro vocale era compito di Garm prima di annunciare The Eye Of Oden. Al termine di quest’ultima, la band si allontana lasciando sul palco solo il proprio giovane batterista che, non pago dello sforzo di suonare con due band la stessa sera, ammalia i presenti con un assolo in cui da saggio di tutta la propria abilità, tra incastri, poliritmie e ritmiche intricate, nei pochi minuti a propria disposizione Baard Kolstad riesce a tenere alta l’attenzione dei presenti.
Quando la band fa ritorno sul palco, Athera rimane dietro le quinte, lasciando che sia il solo Vortex a cantare Frostrite e Universal, per poi rientrare durante l’intermezzo Embers. Manca poco al termine dell’esibizione ed i passaggi arpeggiati di Dawn Of The End fanno presagire che la conclusione sia dietro l’angolo, la goliardia di Vortex è in aumento e in qualche passaggio questo dimentica di cantare o attacca in ritardo, apparendo quasi più concentrato nelle proprie smorfie che nel lavoro vocale, fortunatamente l’inconveniente inficia solo pochi passaggi.
L’ora abbondante a disposizione dei Borknagar si conclude con la magnificente Colossus, tra progressioni di accordi e rullate, lasciando il pubblico ampiamente soddisfatto, dopo quasi quattro ore di concerti che hanno mostrato le molte sfaccettature del metal estremo.

SETLIST BORKNAGAR:
1. The Genuine Pulse
2. Oceans Rise
3. Epochalypse
4. Ruins of the Future
5. Ad Noctum
6. The Eye of Oden
[Drum Solo]
7. Frostrite
8. Universal
9. Embers
10. The Dawn of the End
11. Colossus


LA DATA ROMANA
Luogo prescelto per la tappa romana del “Nifelheim Festival - The Winter Eclipse Tour” è come ormai di consueto il Traffic Live Club, dove la comunità metal romana sembra aver trovato la propria “home sweet home” dopo un lungo periodo di faticose ed incerte peregrinazioni. Il locale, per la sua planimetria come pure per il suo alzato, non eccelle certo in acustica, ma la sua natura prettamente underground non può non farcelo amare. Ci sembra anzi che i metaller romani non solo abbiano trovato una sede stabile (che peraltro non è l’unica), per i concerti dei loro beniamini, ma che anche l’atmosfera in generale, grazie ad una più proficua sinergia tra i vari soggetti organizzatori degli eventi, si sia ravvivata e la proverbiale pigrizia del pubblico della Capitale consequenzialmente ridotta.

Anche i più precoci avventori che arrivano in tempo per il concerto degli Shade Empire non si fanno coinvolgere particolarmente dai volenterosi musicisti e preferiscono godersi pacificamente una birra prima che il locale ed il relativo bar si affollino.
Arriva poi il turno degli Ereb Altor, che fanno allontanare dallo spillatore quantomeno i fan dei Bathory.
Si inizia a fare sul serio con gli In Vain, che peraltro sembrano essere molto attesi da una buona parte del pubblico, in particolare da quello più giovane. In questo caso avviene una singolare inversione dei ruoli: sono i più attempati, magari venuti solo per i Borknagar, a farsi coinvolgere dall’entusiasmo dei ragazzi. E gli In Vain, da parte loro, non deludono le attese, esibendosi in un concerto pregevole per scelta dei brani, esecuzione ed entusiasmo profuso, nonostante i problemi tecnici che ne rendono difficoltoso l’avvio. Il gruppo, quasi al termine della performance, viene raggiunto sul palco da Lars Are "Lazare" Nedland tastierista dei Borknagar nonché singer e polistrumentista nei Solefald, che canta un brano assieme ai due singer.
Dopo una musica raffinata come quella degli In Vain sembra quasi provvidenziale l’apparire sul palco dei Manegarm con il loro metal efficace e grezzo ispirato alla mitologia norrena. Il tono predominante è quello eroico e battagliero caratteristico della band: magari non sarà il massimo dell’originalità ma il pubblico lo apprezza molto, incitando di continuo i nostri e non mancando d’intonare neppure uno dei loro cori epici.
Eccoci finalmente agli headliner della serata. Quando i sei corpulenti norvegesi salgono sul palco (che li contiene a fatica), mi accorgo che il main vocalist Vintersorg è stato sostituito da Pål “Athera” Mathiesen dei Susperia e dei Chrome Division. Probabilmente si tratta di un rimpiazzo temporaneo per questo breve tour invernale. Pur apprezzando la performance del nuovo singer devo dire che la differenza con il concerto al quale ho assistito nel 2012 all’Inferno Festival di Oslo, esibizione che ha visto Vintersorg al microfono, si è sentita nitidamente.
Che dire del concerto? Da una all star band come sono oggi i Borknagar, peraltro, sottolineiamolo, con un ICS Vortex in perfetta forma artistica, è lecito aspettarsi il massimo! Ebbene, in quest’ottica posso affermare che il concerto pur essendo stato di alto livello (del resto sarebbe bastata la sola The Dawn of the End per mandarci a casa felici!), non ha raggiunto l’eccellenza per due specifici motivi: da una parte l’eccessiva breve durata e dall’altra una penalizzazione del sound in generale che non ha consentito all’auditorio di coglierne gli aspetti più fini, le sfumature più raffinate (tanto per esemplificare, un suono più pulito avrebbe reso giustizia alle tastiere di Lazare, decisamente sacrificate), che lo compongono e che anzi contribuiscono a definirne l’originalità.
Concludo il live report con una nota particolare: i Borknagar dimostrano di credere molto nel loro giovane batterista ed a ragione, aggiungo io, perché in effetti è molto bravo. Trovano infatti il tempo di riservargli un assolo anche in un concerto non troppo lungo.

Introduzione, report della data vicentina di Shade Empire, In Vain e Borknagar a cura di Giovanni Perin “GioMasteR”, report della data vicentina di Ereb Altor e Månegarm a cura di Carolina Pletti “Kara”; report della data di Roma a cura di Floriana Ausili “RosaVelata”.
Tutte le foto a cura di
Vincenzo Cappelleri “Viç” e Floriana Ausili “RosaVelata”.



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