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DON AIREY - Il Peocio, Trofarello (TO), 15/03/14
20/03/2014 (1953 letture)
Dopo aver ascoltato Keyed Up, il nuovo disco di Don Airey, c’era grande attesa per sentire alcuni di questi nuovi brani dal vivo. L’artista inglese, meglio conosciuto come l’attuale tastierista dei Deep Purple, possiede un curriculum musicistae da far invidia al mondo, vantando collaborazioni storiche tra le quali il grande Gary Moore, la seconda formazione dei Colosseum di Jon Hiseman, Cozy Powell, i Rainbow, i Whitesnake e chi più ne ha, più ne metta. Se su disco le sue qualità tecnico-esecutive appaiono già ben delineate ed evidenti, dal vivo il nostro caro Don sembra avere una marcia in più; avendolo già visto con i Deep Purple nel 2009 -all’epoca fautore di una prova eccezionale con un assolo da brividi- avevo già una buona idea di ciò cui avrei assistito, eppure il tastierista inglese è riuscito a stupire lo stesso.

Partiti in macchina alle 19:30 noi, due chitarristi e un tastierista, curiosi di saggiare di persona le capacità di questo leggendario musicista, ci siamo apprestati a compiere i 60 km che ci dividono dallo storico locale Il Peocio. Nel tragitto -a pochi minuti dall’arrivo- siamo incappati su una statale chiusa per una fiaccolata dall’eccezionale tempistica, che ci ha costretto a modificare parzialmente il nostro percorso. Fortunatamente questa concomitanza non ci ha causato grossi problemi, visto che la serata sarebbe cominciata a un orario ben più avanzato. Giunti al locale c’è tempo per fare la tessera da socio, prendere al tavolino del merchandise l’ultimo disco del buon Don che, nel frattempo, se la spassa allegramente in una tavolata lì vicino con la sua band; dopodiché c’è ancora tutto il tempo per mangiare un hamburger, bere una birra e quindi scendere al piano di sotto del locale, tanto per dare un’occhiata alla strumentazione. Il locale, non eccessivamente grande, è come al solito ben organizzato e sul palco spiccano i due Moog, la tastiera e l’immancabile Hammond di Don Airey. Vista la nostra curiosità principalmente rivolta verso il tastierista -e ci mancherebbe- abbiamo preso posto in prima fila esattamente di fronte a lui, sfruttando la bellezza del Peocio che, come sempre, offre dei concerti di alto livello in una location intima e soddisfacente. Dopo un rapido soundcheck conclusivo, verso le 23 la band sale sul palco acclamata dai presenti che, pur essendo un gruppo abbastanza nutrito in correlazione alle dimensioni del locale, sono meno di quanto ci si sarebbe potuto aspettare; per l’ennesima volta, si prova quella sensazione di una grande occasione parzialmente sprecata, alla faccia di chi fa i salti mortali per organizzare concerti di tutto rispetto. Lasciando da parte la dovuta critica, possiamo concentrarci sui cinque musicisti che sono appena saliti sul palco e che daranno a vita, di lì a poco, a un grande concerto.

Oltre al protagonista assoluto, nella line-up figurano il simpatico Carl Sentance (singer dei Persian Risk), il tumultuoso Darrin Mooney (Primal Scream, Gary Moore) alle pelli, il funkeggiante chitarrista dei Jamiroquai, Rob Harris e il performante bassista Lawrence Cottle, famoso per la sua collaborazione con Eric Clapton e in Headless Cross dei Black Sabbath. Una band di tutto rispetto che, sin dalle prime note di 3 in the Morning, rende subito chiare le capacità tecniche e melodiche della loro proposta. L’Hammond di Don Airey ci spara subito in faccia il suo sound pastoso e travolgente, innescato dalle sapienti dita del tastierista che non si risparmia nemmeno per un secondo, armeggiando con naturalezza con tutte le regolazioni degli strumenti durante le fasi ritmiche. Su A Light in the Sky il tastierista sfoggia tutte le sue qualità, intessendo un assolo a velocità pazzesca e, quasi senza sforzo, raddoppiando ulteriormente le note per una rapidissima scala in crescendo; roba da lasciare veramente a bocca aperta. Il resto della band lavora bene: la voce di Carl Sentance, pur non avendo un’estensione vocale memorabile, è melodica e grintosa al contempo, sempre adatta alla proposta dimostrando una versatilità di alto livello; la chitarra di Rob Harris si prodiga in alcuni assoli classici, affianca Don Airey in riff solisti di tastiera-chitarra, spazia bene dal blues all’hard rock con apparente facilità, pur lasciando intendere che le sue capacità maggiori si mostrino sulle ritmiche più funkeggianti; Lawrence Cottle rimane per tutto il concerto in seconda linea, insieme con Darrin Mooney, ma entrambi sciorinano una prestazione convincente e offrono un paio d’assoli di buon livello tecnico-melodico. La scaletta è ben bilanciata -forse solo chi si aspettava più Deep Purple è rimasto deluso- e offre uno spaccato della carriera del Don, spaziando dai fasti dei Rainbow, sino a pezzi di chiara matrice blues che richiamano i trascorsi con Gary Moore. E’ proprio a quest’ultimo che viene dedicata la splendida Mini Suite, brano in cui figurano delle linee chitarristiche registrate dal guitar-hero di Belfast prima della sua prematura scomparsa. Le sparute imprecisioni live coinvolgono soprattutto la band a supporto di un perfetto Don Airey, sempre preciso e attento a ogni dettaglio, pur avendo il suo bel daffare con microfoni ed effettistica varia, oltre che con roadie non eccessivamente svegli. Sfortunato Rob Harris che, proprio nel bel mezzo dell’assolo di The Way I Feel Inside, strappa il cantino ed è costretto a sostituire chitarra; anche qui, basta una semplice occhiata con Don Airey per farlo partire automaticamente in un’improvvisazione solista da applausi a scena aperta. Da menzione anche la rielaborazione di Difficult to Cure, title track del disco dei Rainbow del 1981, simpaticamente presentata da Airey come Difficult to Play, semplice preludio a una cavalcata tecnica tra hard rock e musica classica. Dopodiché si passa a una melodica Over the Rainbow, per poi scivolare nel rock n’ roll più puro con All Night Long, sulla quale Carl Sentance si diverte a duettare con noi del pubblico, mettendoci sempre più in difficoltà con i cambi di tonalità. Dopo la consueta uscita di scena, in attesa delle forti acclamazioni da parte del pubblico, il quintetto rientra per chiudere alla grande la serata con la rainbowiana Since You’ve Been Gone, la blueseggiante Gimme Some Lovin’ -con un assolo di hammond da far impallidire chiunque- e l’immancabile Black Night purpleiana. Passano alcuni minuti dopo la fine del concerto e tutti i musicisti sono nel locale per firmare autografi e scattare foto, lo stesso Don Airey attorniato per parecchio tempo tra vinili storici degli anni settanta da autografare e fotografie nelle quali posare accanto a fan di ogni età. Grande professionalità e grande disponibilità pongono la ciliegina sulla torta di un concerto memorabile.

Tirando le somme, abbiamo assistito ad una serata di grande livello, caratterizzata da ottima musica e da una prestazione complessiva davvero valida. Su tutti, com’è giusto che sia, è spiccato un Don Airey in formissima, grandioso esecutore di ritmiche e assoli di ogni genere con una naturalezza spiazzante. Se sulla tastiera effettata e sull’hammond, il buon Don riesce ad essere estremamente efficace e a trasmettere sensazioni esclusivamente positive -certo, su quest’ultimo strumento può non avere lo stesso tocco del leggendario Jon Lord-, è sul Moog che il tastierista inglese sfoggia tutta la sua classe, con scale a velocità supersonica e intermezzi sempre incredibilmente precisi ed efficaci. 20 € (più i classici 5 per la tessera) sono una spesa contenuta a fronte di quanto proposto e, dopo il concerto, risultano davvero ben spesi. Un elogio va anche a Toni e al suo Peocio che, malgrado la partecipazione del pubblico non sia sempre a livelli estremamente soddisfacenti, continua a farsi in quattro -forse anche in otto- per portare grandi nomi in zona e offrirli al popolo del rock a prezzi contenuti. Se la musica storica -quella suonata con passione e sudore- è ancora viva nella nostra zona, il merito è anche suo. Long live Peocio e long live mr. Don Airey.

SETLIST DON AIREY
1. 3 in the Morning
2. A Light in the Sky
3. Solomon’s Song
4. Spotlight Kid
5. Mini Suite
6. Grace
7. Fire
8. The Way I Feel Inside
9. Is This Love?
10. Difficult to Cure
11. Over the Rainbow
12. All Night Long
13. Lost in Hollywood

---- ENCORE ----

14. Since You’ve Been Gone
15. Gimme Some Lovin’
16. Black Night



Matocc
Sabato 22 Marzo 2014, 14.24.14
7
ecco lo sapevo che mi sarei perso un gran live!! dovevo andarci ma per un imprevisto non mi è stato possibile vabbé spero ci sia una prossima volta...
marduk
Sabato 22 Marzo 2014, 2.08.59
6
Sisi...c'era il tutto esaurito...e stata proprio una grande serata di musica...e poi musicisti anche molto alla mano giù dal palco...
Steelminded
Venerdì 21 Marzo 2014, 21.25.17
5
Io l'ho visto in concerto con i Deep Purple e, a parte i soli di Lord, ha fatto un assolo assolo fighissimo... Poi le collaborazioni sono veramente innumerevoli, senza andare su wiki mi ricordo a braccio Ozzy, Black Sabbath, Deep Purple, Jethro Tull, Judas Priest, Rainbow... Non conosco nulla della sua carriera solista ancora, ho sentito un pezzo dall'ultimo ma non ha incontrato i miei gusti.
Er Trucido
Venerdì 21 Marzo 2014, 20.15.02
4
è venuto a Genova come detto dal buon marduk, ma non sono riuscito ad andare a vederlo. Però mi risulta che abbia fatto il tutto esaurito, per cui sono contento lo stesso per la risposta.
Lizard
Venerdì 21 Marzo 2014, 19.28.59
3
Musicista a dir poco grandioso dal curriculum immenso e dalle infinite collabirazioni. Non ho avuto la fortuna di vederlo dal vivo per conto suo, purtroppo.
LORIN
Venerdì 21 Marzo 2014, 18.44.51
2
A me piace molto la sua musica e se fosse passato a suonare più vicino a dove abito io, non mi sarebbe sfuggito. Ricordo molto bene un suo concerto di due anni fa, semplicemente grandioso. Immenso Don.
marduk
Venerdì 21 Marzo 2014, 8.25.30
1
Visti qua a genova...uno spettacolo fantastico
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20/03/2014
Live Report
DON AIREY
Il Peocio, Trofarello (TO), 15/03/14
 
 
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