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IL PROCESSO - # 9 - Motley Crue
27/03/2014 (2363 letture)
I FATTI ESPOSTI ALLA CORTE
A cura di Saverio Comellini “Lizard”

Care lettrici, cari lettori,

Signori della Giuria,

La Corte di Metallized si riunisce nuovamente per un caso scottante e che farà a lungo parlare di sé. I fatti esposti alla Corte e ai signori giurati nascono da recenti avvenimenti. Come molti di voi sapranno, i Motley Crue, la leggendaria band di Los Angeles tra le maggiori responsabili dell’esplosione dell’ondata glam metal negli anni Ottanta, ha annunciato il proprio definitivo ritiro, dopo la pubblicazione di un album e dopo un lungo tour mondiale di addio. Un evento che nel corso del tempo si è più volte verificato, che la band però stavolta ha voluto sancire con un vero e proprio contratto che impedisce ai membri di riportare ulteriormente in vita la band, siglato davanti alle telecamere con tanto di bare davanti a ciascun membro del gruppo. Una conferenza stampa pacchiana e tremendamente kitsch, in perfetto stile Motley Crue, che ha poi avuto un seguito, in quanto lo stesso frontman Vince Neil avrebbe parzialmente smentito la decisione di ritirarsi del tutto dal music business e che la band avrebbe comunque magari continuato a registrare nuovo materiale. Tutto questo ha scatenato l’inevitabile codazzo di curiosità e polemiche, tra le quali la più insistente è: i Motley Crue sono ancora una band? Come giustificare il comportamento di questi ex-ragazzi? E’ solo questione di business ormai? Dubbi che i fans comunque ricacciano con altrettanta veemenza.
Ecco quindi che la patata bollente sbarca nella nostra Aula e sottoposta al vostro giudizio. Sentiamo quindi la Tesi dell’Accusa e poi quella della Difesa, a cui seguirà il verdetto.

LATESI ACCUSATORIA
A cura di Lorenzo Cardellini “The Spaceman”

Vorrei fare una sola domanda alla giuria: i Motley Crue sono ancora apostrofabili col termine band? Secondo il parere dell’accusa, purtroppo, no. Attualmente i Crue rappresentano l’antitesi di questa definizione, un aberrazione del concetto stesso. Sono semplicemente una grande macchina macina soldi, pronta a lucrare sulla fedeltà dei loro fidati fan che da sempre li seguono e crimine più grave in ambito musicale non esiste. Voi penserete giustamente che io stia esagerando, ma vorrei esporre degli argomenti a sostegno delle mie affermazioni. Se analizziamo la storia della band dalla sua nascita possiamo ben vedere come i rapporti interpersonali tra i vari membri non siano stati mai dei migliori, e questo è qualcosa di innegabile, ma comunque non sindacabile, in quanto nel loro caso hanno sempre funzionato creando un alchimia anche tra litigi, discussioni, abbandoni e ritorni. Dal 1981 al 1992 si può osservare la vera e propria ascesa, come siano passati da gruppo di travestiti in tacchi alti a veri e propri rappresentanti del filone glam mondiale. In undici anni questi quattro ragazzi ottennero un successo tale da farli entrare di diritto nella storia del rock ‘n’ roll, ma proprio al culmine della loro fama qualcosa si ruppe. O più semplicemente la situazione diventò talmente insostenibile da collassare. Così nel ’92 l’istrionico Vince Neil decise di abbandonare il gruppo (o venne cacciato, la versione varia a seconda a chi la si chiede) forte del suo presunto seguito e sicuro di poter avere altrettanto successo da solista, tanto da iniziare ad incidere nello stesso anno e pubblicandolo in quello successivo, il suo primo album Exposed. Dall’altra parte troviamo il resto della band, sicuro di aver finalmente abbandonato una palla al piede (certamente non si può definire Neil come parte attiva all’interno della fase di scrittura di qualsiasi disco prodotto dai Crue), in pronta ricerca di un sostituto. Ricerca concretizzata con l’arrivo del riccioluto ex The Scream, John Corabi. L’arrivo di quest’ultimo all’interno della band segnò una svolta di grande rilievo, in quanto il gruppo modificò completamente la propria veste e direzione, passando ad un qualcosa di più adulto e ricercato. Questa svolta, vista oggi, si presenta come ancor più coraggiosa e intelligente e soprattutto necessaria.
Necessaria. Perché mai, direte voi? I Motley avevano compreso quale sarebbe dovuto essere il loro futuro. Compresero un fatto importante: stavano diventando adulti e questo comportava la necessità di una presa di coscienza, una vera e propria crescita. Si stavano rendendo conto di non poter e soprattutto non VOLER (come dimostrerà Nikki con tutti i suoi progetti paralleli) continuare in eterno in quella direzione, che il periodo “Sesso, Droga & Rock ‘N’ Roll” prima o poi sarebbe dovuto finire, che nel mondo succedevano cose e loro erano parte di quel mondo, che dovevano prendere delle decisioni ben precise, ragionate e non semplicemente così come venivano. Avevano trovato il modo di evolversi, di diventare qualcosa di diverso, magari anche superiore a ciò che c’era stato in precedenza, ma soprattutto non volevano incappare in un grosso scoglio: divenire la parodia di loro stessi. In questo modo si passò da una She Goes Down a una Uncle Jack. Il cambiamento e la crescita improvvisa non furono assolutamente visti di buon occhio dai fan della band, ma se si vuole raggiungere un obbiettivo la strada da percorrere è tortuosa. Fatto sta che l’album prodotto non riscosse il successo sperato, così dopo un EP e dopo aver iniziato ad incidere il materiale che poi sarebbe finito su Generation Swine, i Crue dovettero cedere ad un ritorno con la formazione originale.
Nessuna delle due parti voleva ristabilire il vecchio status quo, non c’era più nessuna sorta di alchimia o di semplice desiderio di tornare a suonare insieme, l’unica cosa che da lì in poi avrebbe tenuto unita la pantomima dei Motley Crue aveva un nome preciso, ovvero “guadagno”. Neil tornò in formazione per un puro volere economico, tanto che a organizzare il fatidico incontro furono schiere di avvocati insieme ad Allen Kovac. Da qui in poi la “band” si disgregò completamente, Vince rientrò in formazione come membro fantasma, comparendo solamente nei live e su disco, ma senza dare nessun tipo di contributo e ritornando a creare non pochi problemi. Tommy, iniziatosi a dedicare alla musica elettronica proprio in quegli anni e preso da faccende personali, si disinteressò completamente di tutto ciò che riguardava il gruppo, abbandonandolo addirittura nel 1999. Mick distrutto dalla malattia, dall’abuso di farmaci e da grandi problemi finanziari causati dai divorzi si rinchiuse sempre di più in se stesso. Nikki Sixx si ritrovò completamente solo agli albori del duemila, con un album da scrivere e senza nessun aiuto da parte dei suoi colleghi e decise così di chiamare a se l’amico James Michael. Il duo scrisse insieme praticamente quasi l’intero New Tatto (da notare che successivamente Michael insieme a Dj Ashba, formerà la line up della nuova band di Nikki, i Sixx A.M.). Nel 2000, con la fine del New Tattoo Tour, tutto si era concluso e forse, dopo la decisone rivelatasi sbagliata di cercare un ritorno agli antichi fasti tutti quanti avevano scelto di mettere la parola fine ai Motley Crue, con una parvenza di decenza almeno. Ogni membro della band si dedicò ai propri progetti personali fino al 2004, quando per una “fede ritrovata”, rinnovato sodalizio o più semplicemente bisogno di denaro, i Crue decisero di ricostruire il loro immenso circo per il (primo) reunion/farewell tour. Anche in questo caso i fatti andarono diversamente: nemmeno a dirlo il tour fu un successo, seguito da un nuovo Greatest Hits. Di lì in poi seguirono tour su tour, fino al 2008 con la nuova pubblicazione che avrebbe segnato il ritorno dei Motley Crue sulle scene con tredici nuovi sfavillanti pezzi. Il che sarebbe meraviglioso se non fosse per un piccolo dettaglio, ovvero, il disco venne scritto interamente da… i Sixx A.M. con l’aggiunta di Marti Frederiksen. E qui arriviamo a uno dei punti cruciali dell’accusa: quale band, definitasi tale può far uscire un disco in cui troviamo un solo membro a dare un contributo fondamentale con l’aggiunta di altri membri che formano un gruppo completamente differente?? Qui ci troviamo di fronte a dei pezzi scritti dai Sixx A.M. e registrati dai Crue. Altro dettaglio, se la giura avesse ancora qualche dubbio sull’impersonalità di quest’album, aggiungiamo anche che è stato registrato singolarmente da ogni membro nei propri studi privati e solo successivamente mixato insieme.
Arriviamo all’ultimo deprimente capitolo di questa monumentale arringa: gli anni recenti.
Oltre a tutti i problemi già elencati i Crue ne hanno uno ancora peggiore, ovvero, le attuali prestazioni live, che sfiorano il ridicolo. Musicalmente parlando non c’è nulla da dire, ognuno fa il suo dovere, persino Mick Mars (una leggenda d’uomo) che si ritrova in piedi per miracolo. La nota dolente constatabile in un qualsiasi video che troverete è la voce. Saranno gli anni che avanzano, i troppi chili che ormai iniziano a farsi sentire (e vedere) ma Vince Neil è completamente stremato. Questi, visibilmente provato, cerca ancora di scorrazzare qua e la, arrancando tra vocalizzi inesistenti, decine di stonature, testi delle canzoni mangiati e suoni degni del miglior doppiatore di Paolino Paperino. Insomma, cose migliori si trovano persino tra le cover band. Il tutto ovviamente viene smentito dalla ciurma, con un Neil che arriva ad affermare “Vogliamo smettere ora perché siamo al top della nostra forma!”. Così i Crue hanno annunciato un ultimo interminabile tour al quale non seguirà più nulla, con tanto di contratto controfirmato che impedisce al gruppo un eventuale ritorno sulle scene. Ovviamente il tutto è stato già rettificato, specificando che questa sarà una fine solo parziale. Indovinate un po’ chi è corso subito ai ripari? Eh sì, proprio lui, il nostro Neil.

Con questo vorrei comunicare a voi tutto lo sconforto dell’accusa. In un periodo in cui le reunion proliferano come i governi cambiati dallo stato italiano IO voglio esprimere il mio dissenso, la mia rabbia e frustrazione. Sì carissimi, perché personalmente sono stanco di essere preso in giro e deriso da agglomerati di persone (non band) che se ne infischiano del loro seguito, strumentalizzando qualsiasi cosa, mostrandosi irrispettosi, fregandosene di ciò che viene proposto al pubblico, nonostante sia qualcosa di penoso. Propongo quindi alla corte di abolire la definizione di “band” nei confronti di questi personaggi e di VIETARE qualsiasi mossa commerciale cerchino di compiere, ovvero, chiedo alla corte che ai Motley Crue non sia più permesso nessun tipo di prestazione dal vivo, e che non possano più pubblicare nulla sotto il loro monicker, impedendogli così di lucrare sulle spalle di chi li ha sempre adorati (me in primis).

Chiudo con una citazione: al tempo in cui John Corabi faceva ancora parte dei Crue, Kovac -il loro manager-, lo aggredì verbalmente dicendo “Tu non sei una star!”. Corabi rifletté a lungo su questo e nella loro biografia, The Dirt, disse: Mi incolpavano di non essere una star. Non capivo cosa volessero dire. Nessuno può diventare una star da solo, sono i fan a renderti tale.
Magari, a conti fatti, i Crue avrebbero dovuto chiedere al loro ex-frontman di insegnargli un po’ di umiltà, probabilmente le cose sarebbero andate in modo diverso.

LA TESI DIFENSIVA
A cura di Cristiano Chignola “Fenrir”

Ci ritroviamo quest'oggi riuniti per discutere di un argomento che definire spinoso sarebbe poco. Parlare e, soprattutto, sparlare dei Motley Crue pare essere diventato da vari anni a questa parte una delle pratiche preferite di moltissime persone. D'altronde non potrebbe essere altrimenti: questa è una di quelle band che non conosce rivali nel campo degli scandali; ma non è anche vero che in particolar modo questa caratteristica li ha resi un'icona dell'hard rock dorato degli anni ottanta? Vorrei porre all'attenzione della Corte alcune questioni sollevate negli ultimi anni riguardanti questa banda di ragazzacci: innanzitutto, come è possibile affermare che i Motley Crue non abbiano più senso di esistere? Eppure mi pare chiaro che le accuse della massa si scaglino proprio in questa direzione. Il gruppo è riuscito a stagliarsi talmente in alto durante gli anni ottanta da risultare persino oggi una delle poche realtà riuscite a sopravvivere al devastante vortice di cambiamento dei Ninties (seppur commettendo alcuni passi falsi, di cui parlerò dopo), a differenza della gran maggior parte dei propri colleghi, eppure ora che i nostri intraprendono il tour d'addio in molti si riducono persino ad esultare. Ciò rientra a far parte della dell'infinita discussione riguardante le reunion: ok, quindi voi mi state dicendo che se Corabi fosse rimasto al microfono dei Crue oggi sarebbero una band migliore di quella che sono? Mai balla più grossa fu sparata. Con la decisione di lasciar andare Vince i Motley hanno commesso un autentico mezzo suicidio, evidenziato poi dall'insuccesso di Motley Crue del 94. Le canzoni erano piatte, prive di piglio, e mancava quella voce graffiante al microfono; insomma, Motley Crue non era un disco dei Motley Crue! Vogliamo parlare poi dei testi seriosi e filo-grunge? Ci avevano già pensato i vari Nirvana e Pearl Jam a farci cadere le palle, se ci si erano messi anche i Motley Crue significava davvero che qualcosa stava andando storto. Invece di procedere per la propria vera strada, quella del rock'n roll, Nikki e compagni avevano commesso quello che è stato il più grande passo falso della loro carriera, cedendo alle sonorità in voga negli anni novanta. Quindi invece di ottenere il rispetto di nuovi fan, il gruppo aveva perso quello dei vecchi senza guadagnarci nulla. "Accidents Can Happen", tuttavia mi è capitato varie volte di sentire osannare il disco del 94 come il migliore(!) della discografia dei Motley Crue, quando in realtà stiamo parlando di un lavoro che con quest'ultimi ha poco o nulla a che fare e nettamente inferiore ai precedenti. E qui giungiamo al problema: Corabi, per quanto la difesa stessa lo reputi un ottimo artista, con i Crue non c'entrava assolutamente nulla. Non aveva l'attitudine e la grinta giusta, non aveva il rock'n roll nel sangue, e si vedeva. Le parole di Vince Neil erano emblematiche: Everybody has forgotten about showmanship. People don't look like rock stars any more. They just look like regular dudes off the street. La realtà è che Nikki avrebbe dovuto cambiare nome alla band, se realmente cambiare era la sua intenzione; ed anche dopo il rientro di Vince i Crue commisero un'altro errore: la musica presente in Generation Swine, con le sue sperimentazioni industrial, risultava poco azzeccata ed inadatta al quartetto; insomma, si sentiva che questo tipo di proposta non faceva per loro. Il ritorno all'hard rock di New Tattoo è stata una manna dal cielo e già si notava come la grinta fosse tornata (nonostante si faccia sentire la mancanza di Lee alle pelli). Saints of Los Angeles poi è stato uno dei migliori dischi hard rock della decade 2000-2010, dato che mescolava alla perfezione elementi hard rock moderni con quelli classici di stampo ottantiano. E giusto che siamo in tema, vi chiedo, signori della Corte, chi era il cantante dei Motley durante gli anni 80? Ebbene, proprio lui: il tanto criticato Vince Neil. Chi meglio di lui oggi può interpretare le canzoni del gruppo? Il biondino è sempre stato un personaggio scatenato ed incapace di passare inosservato: arrogante, sfrontato, donnaiolo ed assolutamente fuori di testa (cosa aspettarsi d'altronde da un ragazzo nato e cresciuto ad Hollywood?); gli altri del gruppo non sono mai stati da meno, ma le critiche peggiori vengono spesso e volentieri rivolte a Vince. Egli pare quasi essere colpevole di reato solo per il fatto di essere rientrato a far parte dei Motley in seguito allo scarso successo della parentesi con Corabi. Poche storie signori miei, quello che va capito è che la voce dei Crue è e sempre resterà Vince Neil, in tutta la sua innegabile limitatezza artistica, che tuttavia troppo spesso viene accentuata fino alla nausea da gente che di Exposed (disco del '93 nettamente superiore a Motley Crue con cui il biondo si è preso una dovuta rivincita) non ha mai nemmeno sentito parlare. La vocina stridula e graffiante è innegabilmente la caratteristica essenziale per il sound dei veri Motley Crue. Se volete accanirvi contro di lui, dimenticandovi chi è che canta in capolavori come Girls Girls Girls e Dr. Feelgood, beh accanitevi pure, il problema è solo vostro. La verità è che Nikki, Tommy, e Mick sono sempre stati dei veri e propri provocatori ed il fatto che la loro storia stia per giungere al termine, ci riempie di tristezza. Come come? Dissidi interni? Ci sono sempre stati, dal primo giorno e continueranno ad esserci fino all'ultimo. Insomma, ve li immaginereste i Motley Crue seri e puliti? Ma aspettate, quelli sono i Crue del 94! Capite quindi, cari Giurati, che intendo dire?

Alla luce di quanto detto chiedo alla giuria di assolvere il gruppo da ogni accusa, in quanto ritengo impossibile intentare causa contro questi ragazzi semplicemente per essere quello che sono e che sono sempre stati. Vero,gli anni ottanta erano tutta un'altra cosa: altri tempi, altra grinta; tuttavia credo personalmente che rivedere i veri Motley Crue -ovvero Nikki, Tommy, e Mick- riproporre oggi, nel 2014, i pezzi di Shout at The Devil (1984) o di Dr. Feelgood (1989) davanti ad un pubblico colmo di persone che non ha potuto vivere durante quegli anni sia una cosa davvero, davvero bella. Potete dire quello che volete ma il fascino nostalgico è innegabile.

"On With The Show" quindi, anche se ancora per poco. Purtroppo.

IL VERDETTO FINALE
A cura di Saverio Comellini “Lizard”

Sentiti i pareri delle parti e colte le implicazioni del caso portato alla nostra attenzione, questa Corte ritiene che quanto espresso tanto dall’Accusa quanto dalla Difesa abbia una sua fondata valenza. E’ infatti palese e sotto gli occhi di tutti il fatto che i Motley Crue non siano più una vera band da anni. Le dinamiche interne del gruppo testimoniano di un big bang nel 1992 che in realtà non è mai stato ricomposto, come testimoniato peraltro dalla stessa band nell’autobiografia The Dirt e confermato ad esempio dall’abbandono di Tommy Lee, poi rientrato successivamente all’ovile dopo il fallimento della propria carriera con i Methods of Mayhem prima e come solista poi, dalla carriera di Nikki Sixx con i propri Sixx A.M. e dal sostanziale silenzio che vige attorno alla band nei momenti in cui non è in tour o in promozione. La band resta assieme e continua a produrre dischi sotto il proprio glorioso moniker solo per soldi, non c’è altro. Il fallimento commerciale dell’album Motley Crue è bastato a gettare nel panico il duo Sixx/Lee, che una volta abbandonato il sicuro alveo compositivo che aveva caratterizzato la carriera della band fino a quel momento, non ha saputo più cogliere il bandolo della matassa e al contempo ha smesso di fidarsi di John Corabi, pretendendo di fare a meno di lui e umiliandolo come cantante, musicista e compositore, fino a farne il capro espiatorio e facendolo fuori a favore del ritorno di Vince Neil, per mera convenienza commerciale. Tutto questo è chiaro e confermato dalle parole degli stessi imputati, senza possibilità di dubbio. D’altra parte, si vuole dare il giusto rilievo anche alle parole della Difesa: la voce di Neil, se non il suo inesistente contributo compositivo, caratterizzano la proposta dei Motley Crue almeno quanto le tematiche edoniste e sessiste e questo costituisce la fortuna e il limite stesso della band, oltre il quale il gruppo non ha più avuto il coraggio di andare, accettando di fatto di essere costretto a recitare una parte e, d’altra parte, conservando il diritto di esistere solo grazie ad esso. La costante reiterazione della polvere di stelle ottantiana è così diventata l’unica ragione dell’esistenza di questo gruppo. Condizione che i nostri accettano solo per un periodo di tempo breve e definito, ogni tot anni, mentre cercano un modo per liberarsi per sempre della carcassa del gruppo. Chi può impedire loro di fare questo? Non certo questa Corte. La materia è controversa e certamente non sancita da norme di legge: si potrebbe condannare qualcuno per truffa, se questi offre al proprio pubblico esattamente quello che questi vuole, al meglio delle proprie possibilità? Evidentemente no. Chi paga vuole questo e questo ottiene. Siamo quindi in una condizione di stallo, che solo i fans o la band stessa può sbloccare. Finché il gruppo vedrà una facile occasione di guadagno continuerà a riesumare il glorioso monicker, sicuro che i fans accorreranno felici. Finché i fan vedranno la band tornare, continueranno a voler accedere a questo circo chiassoso, in cerca della gloria di una stagione che non è mai tornata.

La Corte ha anzichenò valutato la possibilità di costringere il gruppo ad indossare un cartello giallo con la scritta “VENDESI” sulle magliette, come avvertenza per i fans, così come si fa con i prodotti dannosi alla salute o che possono avere effetti collaterali, come il fumo o i farmaci, ma la pregiudizialità di una simile iniziativa e la sostanzialità mancanza degli stessi effetti collaterali, ci ha convinti a tornare sui nostri passi.
Pur in presenza quindi di una evidente menzogna perpetrata dalla band e ripetuta negli anni, non possiamo non constatare l’assenza di un qualunque danno causato da essa. La Corte procede quindi con l’assoluzione dei Motley Crue, ammonendo però la band al rispetto di quanto da loro stessi sancito tramite contratto con i propri fans.

La seduta è tolta, la parola alla Giuria.



Andrew lloyd
Sabato 29 Marzo 2014, 13.01.38
14
Musicalmente finiti con Dr. Feelgood ( anche se il disco con Corabi non era male). Da metà anni Novanta non sono più una vera band.
Argo
Giovedì 27 Marzo 2014, 22.46.01
13
Band fondamentale almeno per il mio mondo musicale, Shout at the devil è stato uno dei primi album che abbia mai ascoltato e mi ha segnato veramente. Nel bene o nel male, mi fa sempre piacere quando si parla dei Crue.
jek
Giovedì 27 Marzo 2014, 19.55.53
12
Come si dice "l'erba grama non muore mai", colpevoli e condannati a lavorare in una miniera del Sud Africa.
tommi
Giovedì 27 Marzo 2014, 19.14.20
11
ragazzi cosa si può fare se non assolverli? i numeri uno sempre e comunque! i crue sono e sono sempre stati una grandissima truffa ma allo stesso tempo rappresentano ed hanno rappresentato la quintessenza del rock n roll style...mi risulta impossibile non amarli dato che da quando li ho conosciuti adolescente non riesco ad associare nessun altro prima di loro alla figura(che forse ognuno di noi ha sognato almeno una volta di essere) della rockstar...mitici e consentitemi di dire fare un plauso alla vera anima della band Nikki Sixx un grandissimo songwriter oggi meglio di ieri...
hulk
Giovedì 27 Marzo 2014, 18.45.36
10
@Arraya,non sei l'unico anche a me piace tantissimo quell'album omonimo,non capisco perchè fu un mezzo flop,giudico la prova di Corabi eccellente,era una band che osava,con dei suoni all'avanguardia,e con il cantante a mio avviso sottovalutato per le sue capacità,e che secondo me aveva nelle sue corde vocali l'irruenza e la sfrontatezza derivanti dalla rabbia punk,furono in grado di creare,dei pezzi che non mi stancherei mai di ascoltare come l'agguerrita hooligan's holiday e le durissime,tiratissime e devastanti,uncle jack e til death do us part,veramente dal tiro micidiale.forse e dico forse pagò il fatto del successo in quel periodo dei gruppi grunge,altrimenti non so spiegarmelo.Per il resto di questo gruppo ho amato solo 2 album Dr. Feel Good e Shouth At The Devil,l'ultimo non mi ha fatto fare i salti mortali,gli ho sempre preferito un po più i Guns,che seppure hanno avuto una carriera più breve,e avessero avuto un po più di giudizio,sarebbero diventati i veri eredi dei Roling Stone per me.Anche per me dunque assolti ma per vecchiaia.Comunque voglio ricordare che il metal non è soltanto episodi negativi,ricordo anche tanti fatti positivi,ne cito alcuni,come quello dei Def Leppards verso il loro sfortunato batterista,dei Dream Theather verso James Labrie quando ebbe problemi alle corde vocali,e il fatto più emblematico del metal,quello di Iommi dei Black Sabbath,per l'incidente alle dita avrebbero potuto litigare e sciogliersi,ma per la tenacia di lui e la comprensione dei compagni,senza quell'episodio non staremmo neanche qui a commentare,visto poi l'enorme importanza che ebbe nella storia e sviluppo del metal.
HeroOfSand_14
Giovedì 27 Marzo 2014, 14.28.50
9
Anche secondo me Saints Of è un gran disco, canzoni tirate e la voce di Neil che, almeno in studio, regge. Adesso, però, è inascoltabile..la questione è: vale la pena di spendere 60-70 euro per sentire un uomo finito gracchiare? Bisogna pensarci, visto che si potrebbe fare solo per vedere all'opera delle leggende, vedere Nikki, Mars e Tommy..ma Neil? Una persona che non riconosce che non ne ha più, pur di incassare ancora, non è una persona intelligente, secondo me. Non che sia mai stato un cantante poi, ma è lo stesso discorso di Ozzy: un non-cantante che fa storia. Piuttosto, aspetto un altro libro come Dirt o The Heroin Diares, che ho amato alla follia, e i miei soldi li spendo la..
xXx
Giovedì 27 Marzo 2014, 13.10.04
8
assolti decisamente! grandissimi motley crue!
Radamanthis
Giovedì 27 Marzo 2014, 11.37.27
7
@Arrraya: io indipendentemente da Neil o Corabi alla voce, l'omonimo disco del 94 è l'unico che non ho mai digerito...Invece reputo veramente bello l'ultimo Saints of L.A.
Arrraya
Giovedì 27 Marzo 2014, 11.29.45
6
Ma sono l'unico a cui piace L'omonimo del 1994 con Corabi alla voce? Discone. Comunque per me sono andati. Assolti per vecchiaia. "Too fast for love" e Shout at the Devil"...solo per questi album assoluzione piena, indipendentemente dalle beghe, dai segni del tempo ecc. L'unico loro errore è stata la reunion con Neil.
Sambalzalzal
Giovedì 27 Marzo 2014, 10.35.40
5
Concordo. Io penso che appena arrivano la notorietà ed il successo gli equilibri personali tra i membri di una band si rompono inevitabilmente. Alcuni negli anni riescono a ricucirli per davvero ed altri invece ingoiano il groppo in pubblico e poi dietro le quinte si scannano. Appunto SOL@ parlando di biografie credo che la cosa emerga sia da The Dirt e sia che da quella appena commentata di Duff dei Guns. La fama è una brutta bestia e sfrena anche gli animi più morigerati a lungo andare. Succede con i gruppi amatoriali che si esibiscono la sera nel pub con 20 persone, pensiamo alla band californiana tipo, nella metà degli anni 80' che a 20 anni o poco più parte per tours mondiali. Forse i Crue saltano in un certo senso più all'occhio di altri per la tremenda differenza di qualità tra quanto fatto in passato e quanto proposto in tempi recenti ma più o meno stanno tutti quanti sulla stessa barca. Si parla di gente che vive anche in città, stati se non addirittura continenti diversi che si spedisce i files tramite posta elettronica e che si incontra dopo anni in studio per fare l'ennesimo disco, tour e poi chi s'è visto s'è visto. Sad but true.
Radamanthis
Giovedì 27 Marzo 2014, 10.35.24
4
GIRLS, GIRLS, GIRLS!!!!
SOL
Giovedì 27 Marzo 2014, 10.06.06
3
Ragazzi... come i Crue ce ne sono mille, duemila altri. L'eccezione sono le band a cui ancora si illuminano gli occhi sul palco a quell'età e con quel vissuto, la norma sono dei carrozzoni ben collaudati che seguono le logiche di mercato e di sopravvivenza. Piuttosto, è utile vedere chi lo fa bene e chi lo fa male, ma tentare di individuare un presunto spirito di purezza è un'impresa fallita in partenza. Ci sono casi poi ben più eclatanti... ricordo Johansson pisciare sulla gamba di Tolkki sul palco, ricordo la sguaiataggine dell'ultimo periodo dei Manowar con Columbus, vedo cosa stanno facendo i Queensryche... tutti casi a mio avviso ben peggiori dei Motley, perché arrivavano al limite di ledere persino la qualità degli show. La cosa che poi va ricordata è questa: anche negli anni d'oro, che siamo tutti sempre qui giustamente a celebrare, i Motley avevano le loro divisioni e non si potevano soffrire a vicenda. La differenza è che l'ambizione, l'energia e gli eccessi li tenevano uniti più di adesso agli occhi del pubblico... poi, anni dopo, leggendo The Dirt, Heroin Diaries, Tommyland o la bio di Neil si scopre che ognuno ce l'aveva con l'altro e che tutto erano meno che una band "unita" nel modo romantico che piace tanto ai fan. Quindi... arrendiamoci all'idea che nelle teste delle persone non si può entrare, che non sapremo mai quando una serata o un disco sono fatti per mestiere/recita o il tizio sul palco si sta davvero divertendo e vediamo i fatti: prodotti/qualità, dischi/qualità, show/qualità, stato di forma dei musicisti. So che è un po' cinico, ma è l'unico modo che uno spettatore ha per giudicare se tizio e caio merita ancora di essere seguito o meno. Peraltro, con questa logica non è che i Motley escano vincenti, anzi... ma almeno vengono giudicati sui fatti e non su criteri di purezza che lasciamo un po' il tempo che trovano!
Sambalzalzal
Giovedì 27 Marzo 2014, 9.14.50
2
In particolare ricordo all'epoca tutte le diatribe ed i teatrini con i Guns n Roses messi su probabilmente ad arte dai managements delle due bands per attirare maggiori attenzioni. I Crue alle spalle hanno un sacco di roba buona, belle esibizioni dal vivo, adesso come nel caso dei Guns sono una non band che vive della propria leggenda. Per la cronaca Vince Neil sta fcendo parte del progetto itinerante Metal All Stars assieme ad Udo, BellaDonna, max cavalera, Cronos, Anselmo e tanti altri.
Vitadathrasher
Giovedì 27 Marzo 2014, 8.10.19
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Mah, io con i Crue mi meraviglierei del contrario: se fosse una band unita e facesse musica per passione......Ma qui siamo a Los Angeles, sole, soldi, donne......è un parco giochi e per starci dentro devi giocare come fanno loro, per giocare servono tanti dollaroni....Assolti con simpatia.
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La cover di Rino Gissi
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