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LEGENDS OF ROCK - # 32 - Lou Reed, prima parte
28/04/2014 (2105 letture)
Well, the fight is my music, the stick is my sword…
(My Friend George)


Era il 2 Marzo del 1942 quando un altro piccolo bambino nasceva al Beth El Hospital di Brooklyn. Non che fosse un avvenimento di grande rilievo per la società: almeno in quel momento la nascita di Lewis Allan Reed, figlio riccioluto di una giovane coppia ebrea, non destava nessun stupore e così sarebbe stato per qualche tempo. Nato in una famiglia di ceto medio nella Brooklyn degli anni quaranta, il piccolo Lou non sembrava aver nulla di cui preoccuparsi. Il padre, Sidney George Reed, un revisore fiscale e la madre, Toby Futterman Reed, ex reginetta di bellezza cercarono sempre di non far mancare nulla al figlio, ricoprendolo di attenzioni e affetto come ogni primogenito ebraico, forse in modo anche troppo morboso. Tuttavia, quello che inizialmente si presentava come un ambiente famigliare sereno divenne presto un vero e proprio campo di battaglia, con il piccolo Lou che si schierava apertamente contro le proprie figure genitoriali. Il vero cambiamento netto per il ragazzo ci fu nel 1953 quando la famiglia decise di lasciare Brooklyn per trasferirsi a Freeport, Long Island. Per Lou fu la prima vera delusione: vedersi strappato da una città che tanto amava -già al tempo- per essere trasportato in una noiosa e provinciale cittadina di periferia fu un colpo abbastanza pesante. Lou si sentiva incatenato a delle persone che odiava e per giunta in un posto scialbo che non faceva al caso suo. Reputava il padre come poco più di un idiota e vedeva la madre come una sua sottoposta; molti dissero che era solo una sua visione delle cose, ma fatto sta che per un carattere forte come il suo era qualcosa di inammissibile.
Queste motivazioni portarono il ragazzo ad assumere tutti gli atteggiamenti che potessero anche solo vagamente infastidire la famiglia; il suo spirito ribelle, il suo amore sconfinato per la musica e la chitarra non erano certo viste come le migliori delle passioni. Nello stesso periodo iniziò a formarsi il carattere sessuale di Lou e da li in poi furono seri problemi. Giovane e ancora confuso riguardo la sessualità, Lewis non sapeva di cosa si trattasse in modo strettamente fisico; fu chiara però, in più di un occasione, un’attrazione verso qualcuno del suo stesso sesso, che portò alla consapevolezza di un nuovo atteggiamento che i suoi genitori aberravano. Fu così che Lou, senza nemmeno aver avuto la possibilità di verificare la propria omosessualità e nonostante frequentasse solo ragazze, nel 1959 venne mandato da uno psichiatra che consigliò ai genitori delle sedute presso il Creedmore State Psychiatric Hospital. In parole povere si trattava di sedute di elettroshock per correggere gli aspetti che secondo loro non andavano nel carattere del ragazzo.

ELETTROSHOCK E SYRACUSE; DUE ESPERIENZE INDIMENTICABILI
Fu così che per otto settimane il mingherlino Lou ricevette scosse elettriche degne del peggiore degli assassini. Inutile dire che queste sedute ebbero effetti disastrosi su di lui, le perdite di memoria a breve termine e il terrore che lo avessero “rotto per sempre” lo fecero chiudere ancora di più in sé. Ovviamente questo non servì a risolvere le problematiche che nonostante tutto continuava ad ostentare. Finita la scuola superiore in quel di Freeport venne accettato alla New York University, ma il nuovo sodalizio nella Grande Mela durò molto poco. Infatti Lou attraversò un periodo di profonda depressione ed iniziò ad entrare in analisi, non riuscì ad integrarsi nell’ambiente studentesco e optò per il ritiro. Decise così di seguire Allan Hayman, suo amico d’infanzia, nell’università privata di Syracuse, scelta che con il senno di poi si rivelerà decisamente migliore per la sua formazione artistica e per quella del rock mondiale. Sul suolo di Syracuse Lou infatti riuscì a coltivare tutte le sue passioni, la poesia, la scrittura e la musica. Si trattò di un periodo molto prolifico sotto quest’aspetto che portò anche all’embrionale creazione di pezzi che poi avrebbero reso grandi sia lui che i Velvet Underground. Lou in quest’ambiente conobbe uno dei suoi amori, Shelley Albin, che per tutto il periodo universitario (ed oltre) resterò la sua musa e compagna, ispirando non poche composizioni. Formò le sue prime band ed incominciò a suonare creandosi un nome a livello studentesco, ma, cosa più importante, conobbe Sterling Morrison, futuro chitarrista dei Velvet Underground. Finito il catartico periodo universitario Lou tornò alla casa dei tanto odiati genitori in cui si soffermò per un discreto lasso di tempo. Inutile dire che i dissidi tornarono agli antichi fasti, con l’artista che inveiva senza mezze misure contro la propria famiglia, fatta eccezione per l’adorata sorella Elizabeth, che amava con tutto se stesso.
Il periodo a casa fu comunque molto importante, in quanto servì, grazie ad amici comuni, a stabilire rapporti con la Pickwick Records. Questa etichetta di bassa lega, produttrice di “mockbuster” musicali, fu un trampolino di lancio per Lou verso la conoscenza degli studi di registrazione e della composizione su commissione.
Alla Pickwick si deve però rendere un merito ancor maggiore: nel 1965 Lou scrisse un’improbabile canzone doo-woop/pop, The Ostrich, che venne pubblicata sotto il nome di un gruppo inesistente chiamato The Primitivies. Siccome ne venne richiesta un’esecuzione televisiva la Pickwick si affrettò a trovare personaggi che potessero imparare velocemente il pezzo e portarlo in giro con Lou; tra i prescelti c’era nientemeno che John Cale.

LA NASCITA DEI VELVET UNDERGROUND
Inutile dire che dopo la parentesi con la Pickwick Lou e John instaurarono immediatamente un grande rapporto e affiatamento e di lì in poi iniziò un’altra storia. I due decisero di cominciare a suonare insieme e nonostante (o per fortuna) John non conoscesse nulla di musica rock -era infatti un musicista classico- il feeling fu immediatamente pazzesco. Lou mostrò all’amico i propri testi, quali Heroin, I’m Waiting For The Man, I’ll Be Your Mirror, lasciandolo completamente stupito. Non erano simili a nulla che avesse mai ascoltato, si trattava qualcosa di unico e innegabilmente “malato” e grazie alla sua aggiunta di viola elettrica e linee di basso il sound divenne ancor più meravigliosamente marcio.
Lou decise così di trasferirsi da Cale per seguire i progetti più da vicino e dedicarsi completamente alla musica. Nonostante tutto, il gruppo che avevano in mente di creare era ancora in fase embrionale e contava solamente loro, fu così che Angus McLise, uno scozzese vicino d’appartamento dei due, entrò in pianta stabile come batterista.
Fortuna volle che un mese dopo aver dato davvero il via al progetto Lou incontrasse al West Village il suo vecchio amico e compagno di università, Sterling Morrison.
Fu così che i Warlocks (nome adottato al tempo dai quattro) incominciarono a dedicarsi alla costruzione dei propri brani. Nei pezzi dove già Lou e John avevano lavorato intervennero Angus e Sterling, portando le ritmiche e ultimando le basi di quelli che sarebbero diventati i grandi cavalli di battaglia della band.
I quattro iniziarono così ad esibirsi al Cinémathèque e trovarono un vero nome grazie all’ex compagno di stanza di Cale, Tony Conrad. Questo si imbatte casualmente in un tascabile sul sesso, lasciato nella spazzatura, chiamato “Velvet Underground”, da cui i ragazzi rubarono letteralmente il nome. Le cose andavano ormai nel modo giusto, almeno fin quando McLise non decise di abbandonare tutto a causa dello stress dovuto al loro imminente primo spettacolo pagato.
Per il gruppo fu un vero problema, in quanto si ritrovarono senza batterista alle porte dell’esibizione. Lou cercò di correre ai ripari contattando Jim Tucker, ex compagno di università, che, a quanto si diceva, avesse una sorella batterista, tale Maureen Tucker.
La soluzione sarebbe dovuta essere momentanea, in quanto Cale non voleva donne all’interno della band, ma Maureen, nonostante le sue limitazioni nell’ambito prettamente strumentale, si rivelò perfetta per il ruolo.

L'ARRIVO DI WARHOL E VELVET UNDERGROUND & NICO
I Velvet, ora a formazione ultimata, ottennero due date al Café Bizzare; nello stesso periodo l’icona pop per eccellenza, Andy Warhol, stava cercando una band d poter far suonare in un locale che avrebbe aperto a breve. Barbara Rubin, che aveva già collaborato con il gruppo e frequentava assiduamente la Factory, portò alcuni dei talent scout dell’artista alla serata. Affermare che rimasero colpiti e affascinati risulterebbe un eufemismo: la sera successiva tornarono a vedere la seconda esibizione con nientemeno che Warhol stesso e il suo produttore. È pleonastico aggiungere che alla fine del concerto i Velvet avessero trovato un manager a dir poco unico.
Con Warholcome manager della band ci furono diversi cambiamenti; il primo su tutti fu l’arrivo della bellissima Nico (immessa con forza) all’interno del gruppo. Serviva una presenza dolce e candida da contrapporre alla musica ed ai testi malati di Lou. L’arrivo della donna non venne visto di buon occhio, soprattutto da Reed stesso, ma ciò nonostante l’artista si fece da parte (tra i due nacque anche una breve storia) e accettò la scelta di Andy, uomo che praticamente venerava.
Per Reed fu uno dei periodi migliori della carriera: la Factory era l’ambiente ideale per le sue canzoni, osservare tutti gli strani soggetti che si aggiravano e gravitavano intorno alla figura di Warhol fu fondamentale per l’artista e contribuì in modo esponenziale alla sua formazione. Questo periodo di massimo splendore, nonostante tutte le critiche mosse verso la musica del gruppo, si concretizzò nell’Aprile del 1966 con la registrazione, in nemmeno tre notti, di The Velvet Underground & Nico. In Novembre, dopo lo spostamento sulla West Coast, venne aggiunta alla tracklist dell’album un possibile singolo, scritto velocemente da Reed, con argomento la paranoia, Sunday Morning. Nonostante il disco fosse pronto già nell’Aprile del ‘66, non vide la luce fino a Marzo dell’anno successivo a causa di diversi problemi causati dalla produzione e dalla complessa copertina ideata da Warhol stesso.
Pubblicato finalmente l’album (la band era già al lavoro sul successivo ancora prima dell’uscita del debut) i rapporti con il manager, che tanto aveva dato alla band, cominciarono a raffreddarsi. L’album non riscontrò consensi e si rivelò come un fallimento commerciale; le varie tensioni interne non favorirono le cose, Lou fece apertamente capire di non volere più Nico all’interno del progetto, dal momento che la donna risultava solamente un peso, senza dare nessun tipo di contributo. Per finire Andy, molto semplicemente, iniziò a perdere interesse per i suoi pupilli e ricominciò a dedicarsi pienamente al cinema, che in quel momento era un suo punto cruciale. Così nell’estate del 1967 i Velvet licenziarono Warhol.

WHITE LIGHT/WHITE HEAT, L'ABBANDONO DI CALE E THE VELVET UNDERGROUND
Il 30 Gennaio del 1968 vide finalmente la luce White Light/White Heat, che avrebbe anche segnato, almeno in parte, lo sgretolamento finale della band. Il disco percorre una via ben diversa dal predecessore, smussando molti angoli e risultando più abbordabile, mantenendo nonostante tutto la verve e la particolarità che contraddistingueva i Velvet, come possiamo facilmente notare nella monolitica suite Sister Ray. Le personalità contrastanti, quali Lou e Cale, volevano prendere due direzioni completamenti differenti: Il primo voleva intraprendere una strada leggermente più canonica -seppur questa definizione non risulti calzante- ed incentrata sui suoi sconvolgenti testi, in modo da favorire il rodaggio dei pezzi nelle stazioni radio e una maggiore assimilazione da parte del grande pubblico; il secondo puntava all’esatto opposto, intendendo rimanere fedele alle radici sonore della band. La frattura venutasi a creare risultava sempre più irreparabile, con Reed che vedeva il gruppo esclusivamente come una sua creatura e un Cale sempre più insofferente.
Questi continui contrasti si concretizzeranno con la cacciata di John Cale, che gli venne comunicata non da Lou, artefice della decisione, ma da Sterling, mandato a fare il lavoro sporco.
Cacciato Cale il gruppo si ritrovò diretto completamente da Reed che, ormai libero da qualsiasi tipo di costrizione, decise di imboccare una strada ben diversa. Grazie al manager Steve Sesnick (succeduto a Warhol), Doug Yule venne preso come membro stabile della band. Per Reed fu un avvenimento davvero piacevole, in quanto trovò nel ragazzo il collaboratore perfetto: Yule accettava e spalleggiava tutto ciò che diceva o proponeva e l'artista poté pertanto plasmarlo come meglio riteneva. La band ritrovò così una calma apparente -Morrison non condivideva l’allontanamento di Cale- che favorì la nascita del terzo album in studio, The Velvet Underground, che fece segnare una completa virata nella proposta musicale della band; il lavoro risulta introspettivo a livelli massimi, con una particolare attenzione alle composizioni dolci e pacate. Per far capire ciò bisogna ricordare che venne scritto da Lou in uno dei momenti più confusi della sua vita amorosa e sessuale, che lo vide diviso tra i due fuochi di Billy Name, fotografo della Factory, e Shelly Albin, l’amore universitario ritrovato. Questa tempesta interiore di Reed lo portò quindi ad analizzare il sentimento dell’amore in tutte le sue sfaccettature, regalando un’ulteriore faccia dei Velvet che si distacca da quella sperimentale e potente degli inizi, in favore di una più intima e calma. Incontriamo perle di rara bellezza, come Candy Says, Pale Blue Eyes, Jesus e molte altre.
Nonostante il disco dia ampio spazio ad un sound più comprensibile per le masse, e quindi anche più commerciale, non si ebbe nemmeno in questo caso il successo sperato. Molte colpe vanno imputate alla MGM/Verve Records, che non investì minimamente nella sponsorizzazione del disco, rendendolo spesso anche difficilmente reperibile, in quanto ormai completamente disinteressata nei confronti della band.

LOADED E LA FINE DI UN'ERA
Lo sconforto per un ulteriore mancato successo, la figura di Yule che grazie a Sesnick prese sempre più il sopravvento, passando da clone di Reed a suo possibile sostituto e i problemi sempre maggiori con la droga non furono un buon modo per iniziare il 1970 da parte del riccioluto cantante. Tutto iniziò a sgretolarsi sempre più velocemente: Lou non aveva più il controllo, era anzi controllato in tutte le sue azioni. Le incisioni di Loaded si rivelarono infatti letteralmente micidiali; il musicista di Brooklyn soffriva dell’ambiente instauratosi intorno a lui, non riuscendo più a vedere nessun tipo di figura amichevole: Yule era manovrato ad arte dal manager, i rapporti con Sterling erano ridotti all’osso, quest’ultimo riprese gli studi universitari abbandonati in precedenza e Maureen non poté partecipare alle registrazioni (e confortarlo) a causa di una gravidanza. Il clima risultò quindi insostenibile, tanto da portare Doug a prendere davvero il sopravvento, cantando addirittura quattro brani. Il prodotto finale venne completamente modificato senza il consenso di Reed; le canzoni vennero tagliate, staccate tra loro e variate in molti punti. Nonostante tutto -quasi a testimoniare la grandezza delle canzoni scritte da Lou- Sweet Jane, Rock & Roll e New Age si rivelarono come dei veri e propri capolavori. Le registrazioni del disco si conclusero nell’Agosto del 1970 e nello stesso mese i Velvet suonarono una serie di concerti al Max’s Kansas City di New York, tornando ad esibirsi nella città dopo ben tre anni, ovvero dall’Aprile del 1967. Coincidenza fortuita fu che il concerto dell’ultima serata tenutasi al locale venne registrato da Brigid Polk, attrice di Warhol, su delle scadenti cassette. “Fortuna”, perché si tratterà dell’ultimo concerto con i Velvet Underground per Lou che non riuscendo più a sostenere tale situazione e assalito da un grandissimo sconforto, comunicò a Sesnick il suo abbandono non appena sceso dal palco. Si chiuse così una delle parti più importanti della vita di Lou Reed e del rock mondiale, lasciando l’artista visibilmente scosso e frastornato, sull’orlo di una crisi di nervi che si concretizzerà non appena tornato a Freeport dalla famiglia.



Cons
Mercoledì 7 Maggio 2014, 18.22.15
19
Gran bell'articolo, complimenti l'ho letto molto volentieri ascoltandomi white light...
NYG
Mercoledì 7 Maggio 2014, 11.34.31
18
Non cadere nelle provocazioni di chi non avrà sentito neanche un intero disco di Reed o dei Velvet...ahahahah giusto bloccare i commentatori mascherati soprattutto amici e parenti!! Ahahahah
Lizard
Mercoledì 7 Maggio 2014, 8.44.00
17
Niente di cui scusarsi, ho voluto solo dare il mio contributo
Sambalzalzal
Mercoledì 7 Maggio 2014, 8.02.43
16
The Spaceman@ no grazie a te degli articoli su Reed! Mi scuso anche con Lizard@ non era mia intenzione innescare nessuna polemica, so come la pensate sulla "censura" e lo rispetto, solo che tante volte uno si domanda che senso abbia intervenire su un sito solo per denigrare cose che poi alla fine neanche interessano, come in questo caso. Spaceman@ non so se questa è la sede per questa domanda ma parlando di Reed allora vado... quando scomparve lessi che Motorhead, Aerosmith, Motley Crue e Guns n Roses (che ai bei vecchi tempi in più di un'occasione dal vivo proposero White Light White Heat) avevano deciso di dare vita ad un tributo... se ne è saputo più niente?
The Spaceman
Martedì 6 Maggio 2014, 20.17.15
15
@Sambalzalzal ti ringrazio davvero tanto per il supporto e l'incoraggiamento Le restanti parti arriveranno molto presto e sono sicuro che sarà un grandissimo lavoro!! @Lizard mi trovo assolutamente d'accordo; cancellare o nascondere cose del genere non avrebbe senso visto che la realtà è ben altra. Tralasciamo questi spiacevoli avvenimenti e facciamo semplicemente scemare la cosa (anzi ho sbagliato io a rispondere per primo). Vi ringrazio ancora una volta. Essere entrato a far parte di Metallized è qualcosa di stupendo per me e vedere tanto calore da parte vostra non può che rendermi più che felice
Lizard
Martedì 6 Maggio 2014, 19.50.38
14
Non è neanche mia intenzione aprire una discussione su scelte editoriali più volte ribadite e distogliere ulteriormente l'attenzione da questo articolo. Dico solo che nascondere la realtà e illudersi di vivere in un mondo che non esiste serve a poco. La realtà è questa e farci i conti è l'unico modo per crescere.
Sambalzalzal
Martedì 6 Maggio 2014, 19.19.27
13
Ragazzi io un suggerimento che vorrei darvi è quello di prendere l'ip di commentatori mascherati tipo sotto che intervengono a botta singola (o multipla) e bloccarli, tanto a parte polemiche nel sito non portano assolutamente nulla. Capisco la politica di dare spazio a tutti però in certi casi ma che cazzo ve ne frega. Se quest'articolo l'avessi scritto io per poi trovarmi commentato a sto modo mi sarebbero esplose le palle dalla rabbia. The Spaceman@ vai avanti così e spero le restanti parti dell'articolo arrivino presto!
The Spaceman
Martedì 6 Maggio 2014, 19.05.52
12
Rino sei sempre una persona fantastica e che stimo davvero con tutto il cuore... No, no, hai ragione e sopratutto non ne vale assolutamente la pena, nonostante mi dispiaccia leggere certe cose sotto ad un articolo in cui ho impiegato tanto impegno, fatica, tempo e sopratutto dedizione. Tutto ciò che è scritto qui è frutto delle mie conoscenze, delle mie ricerche e della mia passione. Si parla di un artista/band che mi ha segnato l'esistenza e di cui ho sempre cercato di scovare vita, morte e miracoli quindi è ancora più personale la cosa; l'articolo può non piacere (giustamente sia chiaro), può risultare troppo lungo, troppo corto, fatto in modo sommario o troppo approfondito ma non sarà mai e poi mai copiato da nulla.
The Thrasher
Martedì 6 Maggio 2014, 18.41.09
11
Lorenzo non cadere nelle provocazioni di chi non avrà letto neanche metà introduzione..
The Spaceman
Martedì 6 Maggio 2014, 17.42.07
10
Questa mi è nuova ahahahah
NYG
Martedì 6 Maggio 2014, 14.34.29
9
Bravo bel copia incolla
The Spaceman
Giovedì 1 Maggio 2014, 16.58.21
8
Vi ringrazio ancora tantissimo ragazzi! Il piacere che provo nel vedere che l'articolo sta riscontrando un buon esito è grandissimo @Sambalzalzal cogli sempre il punto focale @ricco96 grazie, grazie, grazie!! Spero di riuscire a conciliare il tutto in tre parti !!
ricco96
Martedì 29 Aprile 2014, 22.10.21
7
Articolo davvero davvero ottimo, ancora complimenti. Piccola curiosità: quante parti sono in tutto?
Sambalzalzal
Martedì 29 Aprile 2014, 8.36.59
6
The Spaceman@ assolutamente! ho finito di leggerlo ieri notte e sei riuscito nonostante la mole degli aneddoti che riempiono la vita di Reed e della sua carriera musicale a comporre un quadro esplicativo e veramente lineare! Sapevo degli eventi tragici che caratterizzarono la sua gioventù... convengo con Hulk@ che fanno veramente accapponare la pelle e traccerei anche un parallelo con tanti altri musicisti che sono diventati grandi dopo primordi di abusi e mancanze sentimentali di ogni tipo... nel metal Hetfield e Axl Rose su tutti... tutti questi sono riusciti a convogliare nella musica il loro malessere interiore, a livello terapeutico proprio, riuscendo, chi più chi meno, ad esorcizzare i propri demoni (mi ricollego anche all'analisi che hai fatto nell'altro articolo di Reed che penso vada interpretato in quest'ottica). Altre persone non sono state così fortunate... o sono morte oppure sono diventate serial killers... Beh io penso che nella musica di LR ci sia ancora tanto da studiare e da capire se si vuole riuscire a comprendere meglio le sue otto personalità... forse in questo senso dovremmo anche pensare al fatto che Lou da un certo punto della sua vita in poi, anche non essendo mai stato religioso nel senso più tradizionale del termine, abbracciò lo stile di vita buddista ed una delle caratteristiche del tipo di buddismo a cui si ispirava era proprio il cammino delle 8 vie (o 8 ruote) un cammino attraverso il dolore e la sofferenza che porta al risveglio spirituale ed alla rinascita. Portano al risveglio della propria coscienza soprattutto. Sarà interessante leggere la seconda parte e vedere il resto del suo cammino che di certo non fu facile ma che fu sempre fiero. Un altro artista che reputo per certi versi molto simile a lui e che con lui condivideva lo stesso background culturale è Leonard Cohen... chissà che magari non appaia anche un articolo su di lui? Ancora bravo, Spaceman@!
The Spaceman
Lunedì 28 Aprile 2014, 22.41.34
5
Sono davvero felice che l'articolo sia piaciuto e spero che anche le restanti parti riescano nell'obbiettivo! @Surymae grazie davvero tanto @hulk hai assolutamente ragione. Lou è stato sempre un uomo con una guerra interiore pazzesca ma che nonostante tutto non si è mai piegato alle omologazioni altrui. Diceva di avere otto personalità, beh ognuna di quella era faccia fenomenale e meravigliosa dell'uomo che era, pieno di sfaccettature e particolarità.
hulk
Lunedì 28 Aprile 2014, 21.10.31
4
Un gran bell'articolo,questo artista ha vissuto un dramma interiore interno veramente gigantesco,gli elecktroshock?!......ho i brividi,che sistemi barbari allora!,se ci penso deve aver vissuto veramente in una prenne lotta con se stesso e con chi non lo capiva compresi i genitori,poi il dramma della droga,la depressione e le incomprensioni,ha sempre lottato per essere se stesso non cercando compromessi,amava anche molto l'italia e rimase entusiasta della felice collaborazione con Pavarotti,dicendo che era una persona simpatica che metteva buonumore oltre che grande cantante lirico.Al di la se possa piacere o meno come cantante è innegabile che è stato uno dei pionieri del rock,ha anticipato artisti che in seguito ne hanno riconusciuto l'influenza su di loro.Un grande che purtroppo ci ha lasciato.
Surymae
Lunedì 28 Aprile 2014, 20.35.49
3
Bellissimo articolo...complimenti!
The Spaceman
Lunedì 28 Aprile 2014, 13.17.44
2
Grazie @Sambalzal! Sei sempre gentilissimo Spero tanto ti piaccia, l'impegno che ci ho messo è stato gigantesco
Sambalzalzal
Lunedì 28 Aprile 2014, 10.57.13
1
Bene!!! Benissimo! Me lo stampo e lo leggo con comodo! Grazie The Spaceman@ per l'articolo ed immortale LR!!!
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