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CORREVA L’ANNO - # 35 - 1997 seconda parte
25/05/2014 (2876 letture)
Sebbene avesse ormai raggiunto il suo momento di massimo splendore, nel 1997 il groove-thrash viveva ancora giorni da leone. Official Live: 101 Proof era la degna celebrazione dal vivo del gruppo che più di tutti aveva influenzato il movimento, i Pantera: il disco sembrava un po' troppo confezionato in studio, ma trasudava comunque l'energia ed il sudore che lo scatenato selvaggio Phil Anselmo e l'ispirato Dimebag Darrell dispensavano sul palco, elencando in serie tutti i classici del combo texano come A New Level, Walk, Cowboys From Hell e Cemetary Gates. Spiegava prima dell'uscita del disco lo stesso Dimebag: 'Il live album durerà il massimo possibile per un cd singolo, cioè 80 minuti: ciò perché volevamo ottenere il massimo possibile al minor prezzo per i nostri fans. Come puoi immaginare, l'ascoltatore medio dei Pantera non è molto ricco, dunque non volevamo immettere sul mercato un prodotto da 40 o 50 dollari, finendo per svenarlo! Del resto anche 80 minuti erano sufficienti per riproporre le migliori songs, e puoi stare certo che le abbiamo selezionate a dovere! Sarà una vera bomba, quanto di meglio e più furioso abbiamo realizzato in tour negli ultimi anni. Il fratello Vinnie Paul aggiungeva: 'L'album include anche due canzoni inedite in studio. Prima di questo cd live vi erano ben 18 bootleg dei Pantera in giro, a dimostrazione della voglia matta dei kids di possedere qualcosa di nostro uonato dal vivo! Penso possano essere soddisfatti del risultato e in più il booklet fotografico all'interno della confezione è davvero gustoso! In supporto a questo disco faremo un tour da headliner per tre o quattro mesi'. I loro emuli Machine Head rilasciavano in quei mesi il loro secondo The More Things Change, cupo e soffocante ma leggermente meno brillante del debut Burn My Eyes. Groove era stata pure la svolta degli storici thrashes Overkill, che con WFO e The Killing Kind avevano centrato l'obiettivo sfoderando mazzate potenti, moderne e veloci; nel nuovo From The Underground And Below, tuttavia, vi fu un passo ulteriore: la band di Bobby Ellsworth, singer dall'ungola sempre al vetriolo, abbandonò quasi del tutto le classiche scorribande rapide, confezionando un lavoro sufficiente ma non esaltante, del tutto definibile groove metal e senza più reminescenze old thrash. Acclamati quanto i Pantera, i brasiliani Sepultura si trovarono all'improvviso sull'orlo del precipizio: al termine di un tour di successo in Gran Bretagna, alla Brixton Academy il 16 dicembre 1997, la band licenziò Gloria Cavalera, manager e moglie del leader Max, portando il chitarrista a lasciare la formazione in supporto della propria compagna, la quale peraltro aveva da poco perso in un incidente il figlio ventunenne Dana Wells. Fu uno strappo clamoroso, che lasciò la formazione priva del suo frontman ed infestò di strascichi polemici senza fine le pagine della stampa specializzata. Max annunciò lo split con parole sofferte: 'Sfortunatamente devo confermare di non essere più il cantante dei Sepultura. Non è stata una mia decisione, non ho mollato io la band perché non è mai stato il mio stile mollare qualcosa in cui credo. Gli altri tre componenti del gruppo non mi hanno lasciato scelta, non c'era più alcuna possibilità di lavorare insieme. Io non sono disposto a modificare l'indirizzo della band rinunciando all'integrità che è sempre stata nostro motivo d'orgoglio; il resto del gruppo, a quanto pare, la pensa diversamente'. La querelle tenne banco per mesi sui giornali, che riportavano puntualmente gli sfoghi del chitarrista sudamericano: 'I Sepultura sono Paulo, Igor, Andreas e il sottoscritto. Senza una di queste persone, il gruppo non ha ragione di esistere. La magia della band era nell'armonia di questi quattro ragazzi semplici. So che gli altri continueranno con il nome Sepultura, ma spetterà ai fan giudicare l'onestà di questa mossa. Quando guardo le nuove foto o leggo le interviste che stanno rilasciando, non riesco a pensare che quelli siano i Sepultura, perché il gruppo purtroppo è morto. Ho inventato io il nome, ma il mio cuore mi dice che non sarebbe corretto usarlo ancora, sarebbe un insulto al nostro passato. Quello che è successo mi ha talmente sorpreso e ferito che mi sono limitato a rispondere 'ok, tenetevi il nome e fate quello che volete', perché per me ormai i Sepultura sono morti. Il mio rapporto con mio fratello ora è cambiato, ma lasciami dire che io non odio i ragazzi, auguro loro tutta la fortuna nella vita ed in quello che faranno nella musica, anche se credo che abbiano commesso davvero un grosso errore. Abbiamo vissuto insieme i momenti migliori delle nostre vite e la guerra che stanno facendo a me e a mia moglie Gloria è solo un brutto incubo. Vedere il nome Sepultura sfruttato solo per convenienza è profondamente ingiusto nei confronti dei fan che hanno sempre appoggiato la band per la propria coerenza e onestà'. Ancora: 'Oggi ho letto un'intervista in cui Andreas dice che i Sepultura non sono finiti, più semplicemente che 'il cantante ha lasciato la band'. E' pazzesco, non mi chiama neanche più con il mio nome ma 'il cantante'! Io non li odio e non capisco perché mi debbano chiamare così. Andreas diventava matto quando vedeva una rivista con me in copertina, invece di essere contento che il giornale stesse parlando dei Sepultura. maledetta invidia, è stata la causa di tutti i mali dell'umanità! Gli ho ripetuto mille volte che non sono certo io ad andare nelle redazioni di mezzo mondo a fare la grafica delle copertine, che non è una mia decisione avere più foto rispetto a loro sui giornali. Una volta Andreas mi ha addirittura detto che preferirebbe non vedere più la nostra band su un magazine piuttosto che un'altra prima pagina con me. Che cosa potevo fare ancora'? Naturale la difesa nei confronti della moglie, con conseguenti frecciate agli ex compagni: 'Gloria è la persona più onesta che io conosca. Chiedi agli altri ragazzi, se vuoi, e non potranno negare che i soldi sono sempre stati divisi equamente. Igor nega ma c'è stato un periodo in cui, pur di litigare con me e Gloria, hanno insinuato persino questo. Oltretutto qualunque manager prende il 25% dei soldi mentre lei voleva solo il 15%, meno di qualunque manager sulla Terra. Lei ha fatto un lavoro straordinario per i Sepultura e per il successo di 'Roots', e merita rispetto. Roots è stato un disco che verrà ricordato negli anni. Non mi è mai importato dire che il titolo, la grafica, i testi e le musiche fossero opera mia, ma ora è il momento di farlo. Anche se userò un altro nome, tutti i fan dei Sepultura troveranno il seguito di quel disco sul mio prossimo lavoro. Anche la copertina e l'utilizzo delle percussioni sono state volute da me. Andreas e gli altri iniziarono a non lavorare troppo e l'etichetta voleva nuovo materiale, sentivo tutta la responsabilità sulle mie spalle. Registravo sul mio quattro piste giorno e notte. Non mi è mai interessata la fama o essere un leader, ho fatto il mio lavoro più quello degli altri ma abbiamo ugualmente diviso i credits in modo equo. Il risultato è stato essere accusato di egocentrismo quando nessuno si degnava di lavorare sul nuovo materiale.

Dalle parole del musicista di origine italiana ci si faceva un'idea decisamente ignobile del comportamento del resto del gruppo: 'Quando è morto Dana, Igor e gli altri mi hanno detto di andare con Gloria. Quello che nessuno sa è che solo due giorni dopo, con tante cose tristi da fare -come pensare alla tomba o ai fiori- mi hanno dato un ultimatum. Volevano che li raggiungessi immediatamente in tour e per di più senza Gloria. Ho chiesto loro di non farmi una cattiveria del genere, avevo solo bisogno di dieci giorni di pausa per stare con mia moglie che stava male'. Max volle sfogarsi anche con una lunghissima lettera indirizzata ai media del settore: 'Non avrei mai pensato che sarebbe arrivato il giorno in cui avrei scritto quello che sto per scrivere!! Mentre mi accingo a questo sofferto, doloroso, triste documento la mia testa gira, mi sento a pezzi ma ho anche bisogno di buttare fuori tutto questo e di dividerlo con i miei fan e la gente che è stata al mio fianco in questi quattordici anni di Sepultura. Essendo la persona che ha dato il via a tutto questo, il giorno in cui scrissi il nome Sepultura sul retro del mio diario scolastico, per me passare attraverso quello che sto vivendo in questi giorni è come vedere mio figlio, o addirittura me stesso, essere ucciso. Non posso spiegare alla gente che cosa rappresenta la musica per me, è la mia religione, il mio cibo, la mia droga, il mio mondo, e non posso vivere senza. ecco perché tutto quello che scrivo significa così tanto per me e per la gente che ne viene toccata. Piango ogni giorno, mi sento male, triste, arrabbiato, in completo shock, mi sento come se metà di me fosse morto. Forse è stato il destino a separarci, io non lo so!! Non volevo che questo accadesse, ma è successo!! Credo che dopo tutta questa sofferenza sorgerà qualcosa di buono! Ho intenzione di continuare la mia missione, che non ha nulla a che vedere con i soldi o il potere ma con il fare davvero qualcosa che abbia un senso, che resterà per l'eternità, che aiuti la gente ad andare avanti, che gli dica di non vergognarsi per l'aspetto che si ha, di rifiutare e resistere in questa fottuta società. La nostra missione continua, sfortunatamente non con i Sepultura, ma ricorderò sempre i Sepultura come una band che non si è compromessa, non si è venduta. Non è stata una mia decisione separarmi dai Sepultura, io e Gloria ne siamo stati spinti fuori. Devo essere onesto, il feeling della band non è quello di quando abbiamo iniziato. Eravamo una tribù così unita, ma purtroppo la gente inizia a cambiare, per l'invidia, l'avarizia. Eravamo un team perfetto, noi quattro, Gloria, i roadies, l'organizzazione, in Brasile si dice 'squadra che vince non si cambia' e questo è fottutamente vero! Gloria ha aiutato i Sepultura per sette anni, dalla sconosciuta band brasiliana a dove siamo oggi. Lei ci ha preso quando nessuno voleva avere a che fare con noi. Sapevamo appena parlare in inglese eppure lei credette in noi come non ho mai visto fare a nessuno, eccetto noi stessi! L'ho vista lavorare ogni giorno dalle sette del mattino a mezzanotte, non c'era mai un momento sbagliato per chiamarla o chiederle aiuto, lei era sempre pronta a lavorare!! E' inumano quello che le è successo! Essere licenziata dopo un concerto sold out, davanti ai nostri figli, dopo aver perso un figlio e a soli pochi giorni da Natale! Cosa ha fatto per meritarsi questo? Credevo in quella tribù come credo in me stesso. Ci siamo sempre compresi l'uno con l'altro, quando avremmo potuto rimpiazzare membri della band o della crew con persone più professionali, abbiamo deciso di restare uniti; certo, avremmo potuto avere un bassista migliore o un roadie superprofessionale, ma questo non è il modo in cui credo debbano essere le cose, siamo rimasti uniti alla nostra tribù, ci siamo aiutati l'un l'altro. E poi, all'improvviso, hanno dato a Gloria questa lettera in cui dicevano che non li rappresentava più. Questa non è la tribù in cui credevo. Mi dispiace, ma voglio essere fedele e leale alla gente che è stata buona con me, e non cambierò per nulla al mondo! Voglio che tutti sappiano che non ho mai lasciato i Sepultura, non ho mai distrutto la band, e farò di tutto per risolvere il problema, ma era troppo grave, troppo tardi e sfortunatamente la gente dimentica da dove viene. Come siamo potuti arrivare a questo? Cosa è accaduto al rispetto che dovevano a Gloria, che lavorò un anno senza paga o contratto, semplicemente perché credeva in questo gruppo?! Sono sicuro che non dimenticherò mai tutto questo, ecco perché continuerò! Grazie a tutta la gente che non mi ha mai tradito! Sotto un cielo grigio, noi sorgeremo ancora! Max Cavalera'. Non si tirò certo indietro Igor, quando ci fu da spiegare le motivazioni ufficiali della band a proposito della rottura: 'Sto vivendo il peggior periodo della mia vita ma cerco di fare più interviste possibili, ci tengo a raccontare quello che è successo realmente tra noi e Max. per cominciare, lui ha lasciato i Sepultura e non è stato cacciato, è inutile che ripeta il contrario in ogni intervista. Io, Andreas e Paulo abbiamo licenziato sua moglie ma non lui e tutto è accaduto rispettando le regole, visto che abbiamo consegnato la lettera di licenziamento dopo lo show alla Brixton Academy, il 16 dicembre, esattamente il giorno in cui terminava il suo contratto con la band. E' Gloria la causa di tutto, visto che non abbiamo mai avuto contrasti musicali con Max. I problemi con lei non sono certo una novità, da parecchio tempo Max è totalmente assoggettato a lei. In sua presenza aveva paura di parlare liberamente e non osava mai contraddirla, anche quando avrebbe dovuto difendere la posizione mia, quella di Andreas e quella di Paulo. I soldi non c'entrano, abbiamo sempre divisto tutto equamente. Nessuno è mai stato geloso di Max. Il problema è che si era fatto convincere da Gloria che i Sepultura fossero lui, parlava nelle interviste in maniera personale, sempre in prima persona e non come portavoce della band. Contemporaneamente ripeteva che la band è una tribù, che il rispetto e la sincerità erano i nostri motivi d'orgoglio. Non è stato possibile parlare da fratelli e spiegarci, Gloria gli sta sempre alle calcagna. Se gli telefonassi in questo momento, non riuscirei a parlargli perché risponderebbe lei e cercherebbe di litigare con me. Ogni volta che abbiamo cercato di parlare con lei, ci liquidava dicendo che aveva molto lavoro da fare. Non credeva potessimo mai rinunciare a lei, si sentiva insostituibile e quindi faceva quello che voleva. Io, Paulo e Andreas non contavamo niente. Se lei fosse stato un altro manager, e non la moglie del cantante, pensi sarebbe successo tutto questo casino? Max avrebbe potuto continuare ad essere gestito da Gloria, ma noi avevamo bisogno di una persona nuova che ci considerasse, tutelasse e valorizzasse. Ancora: 'Max ha lasciato la band e se è stato costretto da qualcuno non è certo una persona del gruppo. Non gli ho neanche mai detto di lasciare sua moglie anche se, probabilmente, senza di lei sarebbe ancora nei Sepultura e tante discussioni non sarebbero mai nate. Come fa a parlare di tradimento, unità ed attitudine, quando decide di mollare il gruppo ed il nome Sepultura perché Gloria si è resa a tutti insopportabile? Se noi avessimo cacciato Max sarebbe stato ingiusto utilizzare ancora il nome Sepultura. Dal momento che è stato lui a lasciare il gruppo, oltretutto nel momento di maggior coinvolgimento da parte di tutti, credo non lo sia. Non so se canterà Andreas o se cercheremo qualcuno, è ancora presto per tornare in sala prove. E' deprimente pensare che Max non è più con noi, ma dobbiamo abituarci a questa idea perché è la realtà. A proposito del fratello, Igor rilasciò parole apparentemente sentite ma che coprivano frecciatine velenose: 'Mi piacerebbe solo che mio fratello ritrovasse l'equilibrio ed il carattere che aveva un tempo! Non so se sia necessario che lasci Gloria perché questo avvenga, in ogni caso si tratterebbe di una sua decisione, se vuole lasciare sua moglie che la lasci! Nessuno di noi ha messo Max con le spalle al muro, se ora sono qui a spiegare perché mio fratello non è più nella band è perché è stata Gloria a costringerlo ad una scelta tra lei e la band. Max ha spergiurato di vivere per i Sepultura ma, terrorizzato da Gloria, non ha esitato un secondo a lasciare il gruppo. Max ha sbagliato a mescolare vita privata e vita professionale, ultimamente viaggiava su un bus separato, non si consultava più con noi, non capiva che dietro alle decisioni di una band non ci devono essere né managers né mogli. E' assurdo che non possa più neanche sentire mio fratello al telefono perché, pur di non litigare con Gloria, mi chiama solo quando è a casa da solo. Spero che il tempo aggiusti almeno la nostra situazione personale'. La telenovela, lunga e pesante anche agli occhi dei fans, durò per molto tempo e finì di fatto per smembrare la carcassa di una band che non avrebbe mai più ritrovato per davvero se stessa.

La grande arena del thrash metal, un tempo gremita di band e fans scatenati, si ritrovava terribilmente desolata in quella metà di anni novanta. Dopo aver temporaneamente accantonato il storico moniker Sodom a metà anni Novanta per cause di forza maggiore, Tom Angelripper si era dedicato al suo bislacco progetto solista, costituito dalla rivisitazione di celebri drink-song tedesche; ma il 1997 portò con sè la rinascita della band madre, che aveva scritto pagine troppo importanti nella storia del thrash e del thrash-death tedesco. Gli ultimi due lavori a nome Sodom, in realtà, erano stati caratterizzati da una furia cieca dedita all'hardcore-punk, ed era proprio da qui che Angelripper partì per realizzare l'ottavo disco, Til Death Do Us Unite, un lavoro punk in tutto e per tutto ma che acquisiva una matrice fortmente melodica ed un profilo strafottente, il quale subentrava all'aggressiva seriosità prevalentemente mostrata fino a quel punto: le mazzate iniziali Frozen Screams e Fuck the Police erano scarne e minimali, velocissime e costruite su riff tipicamente punk, semplici, strafottenti e ripetuti fino allo spasimo, come in tutti gli altri brani del platter. Fuck the Police mostrava, in particolare, un refrain molto atipico e melodico, altra caratteristica che renderà l'album assai catchy. Ad oggi, Til Death Do Us Unite è il lavoro più melodico della band tedesca, un punk'n'roll da osteria molto gradevole ed energico, nel quale alle vibranti ritmiche rapide e ai riff martellanti si abbinano vocals beone e ritornelli da boccali al cielo, che dunque si sostituivano ai più consueti toni rabbiosi e lasciavano che le velleità del progetto solista di Angelripper prendessero piede anche nella creatura madre. Molti non furono soddisfatti del risultato, ma di fatto l'album è molto gradevole e ci permette di ascoltare un versione diversa e comunque pungente dei Sodom, alla faccia di quei detrattori che descrivono i loro dischi come fotocopie l'uno dell'altro. Di sicuro, una canzone come la frenetica Gisela è esemplificativo della sfaccettatura stilistica di tale lavoro: un brano ironico e dal tiro irresistibile, con quel suo grezzo ed alcolemico chorus in lingua madre che più punk non si può; stesso discorso vale per l'altrettanto folle Polytoximaniac, con quel suo ritornellone melodico che ben poco ha di sodomiano ed un riffing punk fino al midollo. Terribilmente trascinanti erano le elettrizzanti scorribande punk che rispondevano al nome di Hanging Judge (un eccitante botta e risposta tra refrain e coro), Wander in the Valley, Master of Disguise o Hey, Hey, Hey Rock'n Roll Star, divertentissima traccia finale intrisa di un'energia da pogo. A proposito di atipicità, nessun termine potrebbe descrivere meglio Hazy Shade of Winter, con quel suo riff melodico assolutamente musicale ed orecchiabile, peraltro su un canovaccio ritmico nemmeno troppo hardcore e pertanto ancor più clamorosa nell'impatto. In alcuni brani il terzetto sperimentava andamenti cadenzati molto duri, cercando di mantenere anche un profilo serioso nel contesto di un album tanto istrionico -That's What an Unknown Killer Diarized, No Way Out, la titletrack, l'intimidatoria Schwerter Zu Pflugscharen- mentre in altri ancora, come Suicidal Justice, manteneva la furia hardcore seriosa dei due dischi precedenti citando inequivocabilmente gli amatissimi Motorhead in Master of Disguise, che potrebbe tranquillamente esser stata scritta da Lemmy. In copertina vi era la foto di un teschio incastrato tra due ventri in sovrappeso, uno maschile ed uno femminile: 'Lo ammetto, Mortal Way of Life aveva contenuti sessuali un po' espliciti, mentre nella copertina di 'Till death' non vedo davvero nulla di male. Volevo un'immagine, non un disegno, e trovai questa foto che mi pareva perfetta, ma a qualcuno non piacque! Era un nuovo inizio, volevo qualcosa che fosse diverso, che rimanesse in mente, ma dove non apparisse 'Knarrenheinz', la nostra mascotte. Anche questo era un modo per lasciare un segno che indicasse il nuovo inizio'. Nonostante un disco più melodico e catchy rispetto alla tradizionale furia sodomiana, si trattò di una vera rinascita, nelle parole di Angelripper: 'In quel momento capii che i Sodom erano ancora molto amati, il tour in compagnia di Exodus, In Flames e Kreator fu un gran successo e inoltre suonammo per la prima volta in Sudamerica, un vero shock in senso positivo! Gente completamente pazza che ci osannava come divinità, Bobby e Bernemann -che non avevano mai provato certe situazioni- totalmente scioccati. Laggiù non vedono le band ogni anno in tour, quindi ogni concerto di un gruppo europeo è un vero evento'. Loro compagni di trincea all'epoca d'oro del thrash tedesco, i Kreator erano passati alla storia con cinque dischi di thrash feroce e velocissimo, via via sempre più completo e curato nonostante la terrificante e grezza forza d'urto scatenata; tuttavia, dal 1992 il combo di Essen guidato da Mille Petrozza aveva deciso di aggiornare il proprio sound, prima sfornando un disco di thrash alternativo come Renewal, molto scarno e hardcore, poi annettendo elementi groove-thrash nell'altrettanto devastante Cause For Conflict. Erano due dischi moderni e discreti, che però non potevano concorrere con i grandi masterpieces degli anni ottanta; la nuova mossa fu ancor più drastica, perché con Outcast venne abbandonata del tutto la cara vecchia componente thrash. Il disco era possente, granitico e oscuro, soffocante, costituito da pesantissimi mid-time permeati da sinistri e sulfurei abbozzi industrial ma privo degli indemoniati assoli di chitarra a cui ci eravamo abituati. Una produzione corposa a compatta ne esaltava la forza schiacciante: il groove era comunque coinvolgente e permetteva di ascoltare un aspetto inedito ma comunque integerrimo degli efferati killers teutonici, senza essere un capolavoro ma assestandosi poco sotto al livello buono dei due immediati predecessori. Per tale disco, Mille Petrozza accolse il ritorno dietro ai tamburi di Jurgen Reil dopo cinque anni di distacco e assoldò un nome di rilievo nel ruolo di secondo chitarristico: si trattava di Tommy Vetterli, eclettico musicista che con gli svizzeri Coroner aveva scritto pagine fondamentali nella storia del techno-thrash continentale; al tempo, il leader di Essen affermava quanto segue: 'Direi che il nuovo sound è più melodico, emozionale e groovy, se paragonato a 'Cause For Conflict', più orientato verso l'aggressione allo stato puro. Noi comunque siamo sempre stati una band che si è focalizzata su una musica che non andasse mai in una sola direzione, non vogliamo essere catalogati ed etichettati. All'inizio, ben dodici anni fa, eravamo molto influenzati da Venom e Celtic Frost,ma con il passare degli anni abbiamo allargato molto il raggio delle nostre influenze e dei nostri ascolti musicali, sempre tesi verso l'esplorazione dell'estremo. I Kreator stanno dalla parte del metal aggressivo e violento e con la nostra proposta musicale vogliamo portarlo nel prossimo millennio, senza perdere di vista ciò che succede negli altri generi, assorbendone gli aspetti migliori e anche l'attitudine, la quale va di pari passo con le sonorità proposte'.. Ossessivi, ipnotici e spessi, brani come Leave This World Behind, Forever, Stronger Than Before o la asfittica titletrack disegnavano scenari sofferenti e decadenti, puntellati da inserti melodici altrettanto nichilisti. Le sole Against the Rest e Phobia erano più incalzanti e martellanti, col loro groove psicotico che faranno diventare la stessa Phobia diventare un brano molto apprezzato nelle setlist live, anche negli anni a venire; in Black Sunrise, Petrozza utilizzava addirittura alcune linee vocali sommesse e pulite, per la prima volta nella sua carriera pludidecennale. I testi vergati dalla sua mano restavano però quelli di sempre, incentrati su una critica sociale ed esistenziale capace di andare contro il Sistema, contro tutto e tutti -un titolo come Nonconformist è in tal senso eloquente- e con una forte componente pessimistica. Faceva comunque effetto sentire i vecchi Kreator alle prese con composizioni prive della ferale velocità che li aveva resi immortali e che fino al disco precedente era rimasta centralissima, seppure rivisitata in chiave più moderna. canzoni quali Ruin Of Life o Whatever It May Take possedevano un buon groove e facevano oscillare la testa a tempo, anche se i vecchi sostenitori del classico thrash della vecchia scuola non apprezzarono affatto la svolta modernistica dei propri beniamini. I californiani Testament, invece, sterzarono completamente in direzione death metal, dopo aver a loro volta ibridato il proprio thrash furioso con elementi groove in Low: il nuovo lavoro, Demonic, era il più devastante mai inciso dalla band, che qui estremizzava al massimo il riffing ed il vocalism del titanico Chuck Billy, il quale dopo dieci anni arricchiva la sua tecnica con un growl possente e apocalittico. La sezione ritmica fu irrobustita dall'ingaggio del tellurico Gene Hoglan, mentre al basso figurava Derrick Ramirez, che molti anni prima era stato il primo chitarrista della band. Era un buon disco di thrash/death con elementi groove, non il migliore per i thrasher di San Francisco ma di sicuro una bordata secca e furibonda che si scagliava con gradita violenza sulle teste degli appassionati.

Sul finire degli anni novanta il melodic death alla svedese prese definitivamente il sopravvento sul death classico, scalzandolo da una posizione elitaria. Tra i maggiori esponenti del genere vi erano gli In Flames, che suggellarono la straordinaria prova di forza e melodia coincisa col capolavoro Jester Race rilasciando Whoracle, un altro disco seminale e caratterizzato da armonizzazioni mozzafiato, fraseggi acustici e mirabili contaminazioni folk. Qui le composizioni erano leggermente più assimilabili, anche se la loro qualità tecnica restava elevata e lo spessore emotivo del quale erano rivestiti i vari brani lo rendevano un altro gioiello essenziale per chi vuole conoscere davvero il panorama melo-death del periodo. Le stupende melodie della magnifica opener Jotun si alternavano a veloci e massicce scariche ritmiche appartenenti a pezzi più vigorosi e aggressivi e a intensi sprazzi acustici, arpeggi dal sapore celtico e vocalizzi growl quasi folk (Gyroscope) e culminando nell'emozionante intrigo di arabeschi melodici che corrispondeva alla strumentale Dialogue with the Stars, un vero sogno ad occhio aperto sotto i cieli stellati di Svezia. I pezzi più massicci come The Hive o quelli più veloci e thrashy quali Morphing into Primal facevano risaltare la faccia più aggressiva della band nordica, che sciorinava i suoi inconfondibili riff melodici in potenti esercizi di stile come Episode 666, trascinante nel refrain. Il chitarrista Bjorn Gelotte spiegava, al tempo: 'Adesso la nostra musica si presenta più potente e accessibile; se da un lato abbiamo rinunciato a troppi cambi di tempo disorientanti, dall'altro abbiamo voluto dedicare la costruzione melodica quasi esclusivamente alla nostra tradizione folk'. A sorpresa, gli Entombed di DCLXVI: To Ride, Shoot Straight and Speak the Truth accentuarono in maniera cospicua le componenti rock che erano comparse sul bellissimo ma atipico Wolverine Blues, conferendo un'ulteriore dimensione melodica al loro innovativo death'n'roll. Le cadaveriche invettive grandguignolesche di Left Hand Path erano lontanissime ed il chitarrista Alex Hellid non ne faceva mistero: 'Scrivilo: il nostro nuovo materiale è puro hard rock. Vedi, il processo evolutivo della band ci sta portando gradualmente lontano da territori metal e più vicini ad un sound semplciemente rock. Questo comunque non significa che gli Entombed si siano ammorbiditi perdendo il loro approccio: restiamo massacranti come sempre, puoi starne certo'! La scena death alternativa poteva godere anche di un piccolo gioiello come Something Wild, esordio assoluto dei Children Of Bodom, dei ragazzini finlandesi che mescolavano le ritmiche infernali e le voci growl del death classico con incroci neoclassici di tastiera e chitarre melodiche, creando un ibrido ancora oggi difficile da etichettare ma a suo modo rivoluzionario, nonostante l'astio dei puristi. Proseguiva, intanto, la carriera degli svedesi Dark Tranquillity, già pionieri del melodic death che era entrato tanto in voga a metà anni novanta: il loro terzo studio album, The Mind's I, presentava un irrobustimento del suono -dovuto alla scelta di abbassare ancora le chitarre- e un rafforzamento delle peculiarità essenziali del combo nordico, vale a dire potenza, tecnica e melodia. E le vecchie glorie del death tradizionale? Serpents of the Light rappresentava per i Deicide la fine del primo periodo di carriera, quello più importante e degno di essere ricordato: di per sè, il disco accusava già un piccolo calo, pur mostrando la consueta messe di riff morbosi, intricati, la successione di stop'n'go sfibranti e l'avanzata perentoria di ritmiche schiacciasassi. I ritornelli affidati al growling saturo di Glen Benton erano ora vagamente più catchy, e anche gli assoli di chitarra possedevano in certi frangenti alcuni inediti elementi melodici; l'incalzante titletrack poggiava su accelerazioni massacranti e su un ritornello trascinante, mentre la successiva Bastard Of Christ -oltre a rappresentare un manifesto lirico significativo dell'avversione cristiana di Benton, caratteristica costante di tutti i suoi dischi- rappresentava un altro vertice del platter, anch'essa dotata di un mood più coinvolgente che in passato. I Deicide, dunque, restavano credibili, brutali e ottimi nel songwriting nonostante avessero iniettato stille di musicalità nel proprio sound inscalfibile. In ambito black, intanto, con Blizzard Beasts, gli scandinavi Immortal si discostarono dal black furibondo e distorto dei primi quattro capolavori, creando uno stile leggermente più incline al thrash e pertanto più curato e musicale: una spaccatura che a qualche oltranzista non piacque, ma che di fatto allungò la carriera dei norvegesi. Cospicua svolta anche nella storia dei norvegesi Dimmu Borgir, alle prese con sinfonismi e melodie sempre più gotiche e marcate nel black metal del loro terzo full length, Enthrone Darkness Triumphant; anche in Anthems To The Welkin At Dusk, opera seconda dei loro connazionali Emperor, coesistevano violente sfuriate di black metal claustrofobico e raggelanti sprazzi sinfonici, i quali si ponevano come sfuggenti istantanee sui panorami mozzafiato dell'incontaminata natura norvegese. Si trattava dell'ennesimo classico partorito in ambito black metal nel fervido periodo novantiano: un mostro di furia e nichilismo, feroce e spaventoso alle orecchie dei profani eppure innervato da una vena quasi poetica di glaciale sofferenza.

Nuove mode e nuovi trend intrippavano gli adolescenti di fine millennio: le ragazzine alternative prediligevano il gothic romantico dei Nightwish e del loro Angels Fall First, mentre qualche maschietto si faceva adulare dal rap-nu metal degli americani Limp Bizkit, debuttanti con Three Dollar Bill, Yall$. I tedeschi Rammstein invadevano l'etere col glaciale industrial metal di Sehnsucht, scandito da riffoni d'impatto e ritmi danzerecci; gli Strapping Young Lad di Devin Townsend rilasciavano City, loro capolavoro assoluto e rappresentazione fatta e finita dell'essenza artistica del suo autore. Per il disco in questione, Townsend ingaggia alla batteria il mitico Gene Hoglan e sorprende proprio tutti, compiendo passi da gigante considerevoli rispetto al debut: pesantezza e ferocia vengono contaminate con una produzione cybernetica, asettica e priva di sbavature, un vero trademark per la formazione canadese. Nello stesso anno, Townsend rilascia anche Biomech, suo prodotto solista arioso e leggero, il voluto contrario di City, che invece era marcio e claustrofobico. C'era anche chi tornava al passato: dopo qualche anno di vicendevoli insulti, i Motley Crue e Vince Neil convogliarono nuovamente a nozze per rinnegare il mai digerito (dai fans) disco omonimo. Il nuovo Generation Swine, però, fu un flop e non riuscì a riportare la vecchia grandeur nella ciurma losangelina, che tuttavia sarebbe partita da quel disco per rimettersi parzialmente in carreggiata. Patetico il tentativo con cui Neil cercò di spiegare l'improvviso ritorno di fiamma: 'Io e la band siamo stati messi l'uno contro l'altro. C'era gente che parlava per noi e tutto quello che si nasconde dietro ai processi, alle cause, è solo fame di denaro, cupidigia. E' stato il denaro a non farci capire più nulla, quando in realtà in tutto questo tempo avremmo voluto tornare insieme. Mi sono detto di smettere di guardare alla merda di passato e di guardare avanti, a quello che di buono ho intorno e potrei avere. E così abbiamo gettato via le beghe legali e siamo di nuovo qui. Quando si risolvono dei contrasti così forti la situazione non può che essere positiva, perché ognuna delle due parti ha ottenuto un risultato più grande di quello che si poteva avere spingendo in una sola direzione. Il bello è che nessuno di noi ha vinto il processo, ma alla fine hanno vinto i Motley Crue'. Dichiarazioni probabilmente di facciata ma che, nel bene e nel male, lasciavano intendere come la gente avesse ancora un'insaziabile fame di rock old school.



enry
Mercoledì 28 Maggio 2014, 14.35.53
19
Seconda parte molto più interessante, almeno per i miei gusti. Gli In Flames facevano ancora musica, The Mind's I l'ho consumato, gli Emperor firmavano il loro secondo capolavoro, i Dimmu uscivano con il loro best seller (almeno come vendite), ottimo anche il secondo Rammstein... Demonic invece mi è sempre piaciuto poco, discreti Deicide e Kreator. Periodo in cui diverse band provarono una svolta più soft (Paradise Lost, Anathema, MDB, Rotting Christ, Kreator i primi che mi vengono in mente), salvo 2-3 eccezioni dopo pochi anni tornarono tutti all'ovile, indipendentemente dalla qualità dei dischi (i Paradise Lost faticavano a mettere in piedi un tour con i dischi di fine anni '90).
Sambalzalzal
Martedì 27 Maggio 2014, 21.06.31
18
Premetto che ancora amo la maggior parte degli albums citati ma mi soffermo a ricordare il bellissimo esordio dei Children Of Bodom. Mi piacque parecchio pure Serpents Of The Light dei Deicide ma in campo di metal estremo l'album che mi fece prendere i colpi di frusta più imbarazzanti fu il grandissimo Lesbian Show dei greci Nightfall. Un album con alle spalle una produzione ed un songwriting della madonna! Parlavamo nella prima parte del controverso One Second dei Paradise Lost anche... secondo me uno degli albums più belli ed originali di quell'anno. Dalla germania oltre ai già citati nominerei anche Watch Out dei metalloni di culto Unrest... una band che gira dagli 80 ma che veramente in pochi conoscono. So che magari vado controcorrente ma i Rammstein non li ho mai potuti né soffrire e né vedere!
spiderman
Martedì 27 Maggio 2014, 18.36.05
17
Dimenticavo lo stupendo capolavoro degli IQ,coe' Subterranea,insomma un annata bella per chi ama il progressive,molto meno pero' per il metal tradizionale e per i puristi true metallers che non hanno mai amato le sperimentazioni,ma il peggio arrivera' negli anni seguenti.
HeroOfSand_14
Martedì 27 Maggio 2014, 18.10.33
16
@Thrasher: eheh no non sbagli, sia per i Nightwish che per i Sonata il luogo comune è azzeccato! Però vediamola dal lato buono, cioè ai concerti trovi tante ragazze, non i soliti "metallari" che pogano
spiderman
Martedì 27 Maggio 2014, 17.54.40
15
Il 1997 e' anche l'anno del debutto dei tanto odiati e disprezzati in Italia Lacuna Coil con il loro incisivo EP omonimimo,del discusso progetto solista Sol Niger Within,del bassista,chitarrista e synthesizer dei Meshuggah,gli stessi Meshuggah poi con un EP: The Uman Design.Gli Enslaved con Eld che si aprirono ad un sound piu' progressive,e a proposito di progressive chiudo citando i svedesi Flower Kings con il loro Bel lavoro Stardust We Are,i Parallels Or 90 Degrees con Afterlife CycleI,i Lands End con Natural Selection,e i Marillion con il grande disco This Strange Engine.
The Thrasher
Martedì 27 Maggio 2014, 16.37.14
14
@HeroOfSand_14: ahahahaha lo so lo so che non sei una 'ragazzina alternativa' XD però è innegabile credo che gran parte del pubblico di questa band sia costituita da ragazzine, smentiscimi pure se sbaglio o se cado in un luogo comune!
Er Trucido
Martedì 27 Maggio 2014, 16.21.12
13
The Minds'I, riascoltato l'altra sera, fantastico
Followthecheater
Martedì 27 Maggio 2014, 14.46.59
12
Oh su quel capolavoro di Something Wild vi suete spesi propio poco...3 righe striminzite...
Lizard
Martedì 27 Maggio 2014, 11.04.30
11
Probabile Alex, difficile citare tutti. Grazie ai vostri commenti, arriviamo anche acolmare eventuali lacune.
Alex
Martedì 27 Maggio 2014, 10.30.57
10
Scusate ma Do What Thou Wilt dei Death SS sbaglio o non viene menzionato?
Steelminded
Lunedì 26 Maggio 2014, 21.01.24
9
Ho smesso di ascoltare metal per dieci anni nek 97
spiderman
Lunedì 26 Maggio 2014, 20.22.34
8
Il disco dei kreator nonostante l'esperimento azzardato,e nonostante gli arrangiamenti musicali alquanto ingenui e banolotti nelle traccie 1 e12,a me, e' sempre piaciuto soprattutto per l'anima darkeggiante,presente,in special modo nei pezzi Black Sunrise e Outcast.Che squallore invece la vicenda dei Sepultura,anche perche' riguardo' problemi strettamente familiari di eventi tragici.E oggi? Oggi non sono neanche una barzelletta,perche' le barzellette fanno ride,invece adesso fanno solo che piagne per come se so ridotti male,che orrori che so diventati.I Nightwish a me non hanno mai entusiasmato,tranne 2 album cosi'cosi',non sono mai riusciti a farmeli piacere,invece mi hanno preso moltissimo i Dark tranquillity,Dimmu Borghir,Emperor,Rammstein e Deftones.Orribile invece il lavoro dei Motley Crue,di loro salvo solo Dr.Feel Good,Shouth At The Devil e l'omonimo con Corabi alla voce,poi con loro ho stsccato la spina. Insomma annata non proprio bella ma qualche gruppo buono c'e e fa anche buona musica.Per mio modo di vedere,lo stato di coma con linea piatta sara' il 1999,mentre la campana a morto suonera' nel 2000,almeno per i gruppi storici.
Vitadathrasher
Lunedì 26 Maggio 2014, 18.01.56
7
No, no......non ci siamo proprio, da qui in poi per me sarà il punto di non ritorno, la fine di un ciclo. Solo tra il 99 e il 2000 mi resi conto che il 96 e il 97 furono gli anni spartiacque tra ciò che ho amato e ciò che non avrei amato più. Infatti è dall'inizio del nuovo millennio che acquisto ciò che mi sono perso negli anni 80, causa esubero di materiale presente in quel decennio.....e non parlo solo di thrash.
Painkiller
Lunedì 26 Maggio 2014, 18.01.27
6
Dimmi Borgir, Emperor e Rammstein, gli unici album tra quelli citati che mi piacciono davvero. Un gradino sotto the more things change e from the underground and below, ma in generale, per i miei gusti, un brutto anno per il metal
HeroOfSand_14
Lunedì 26 Maggio 2014, 17.15.10
5
Da oggi ho capito che sono una "ragazzina alternativa" visto che ascolto i Nightwish Apparte gli scherzi, vado fiero di essere maschio e sono contento del fatto che ho apprezzato anche questa seconda parte, caro Rino, con più accenni a gruppi che non disprezzo, quindi più godibile per quanto mi riguarda. E poi, gli In Flames sono tra quelle centinaia di gruppi che mi dico sempre di ascoltare e poi, per vari motivi, finisco per dimenticarmene. Ma Dialogue With The STars è grandiosa!
Nu Metal Head
Lunedì 26 Maggio 2014, 15.27.44
4
so benissimo che in questi (splendidi) articoli lo spazio dedicato all'alternative è ridottissimo, però magari piuttosto che nominare il seppur ottimo debut dei limp bizkit si fosse nominato una delle perle del genere, around the fur dei deftones, sarebbe stato ancora meglio... per il resto fu anche l'anno dell'omonimo debutto dei coal chamber, da me sempre apprezzatissimo, e di S.C.I.E.N.C.E. degli incubus, unico episodio davvero convincente di una band che per il resto, se si escludono forse altri 2 album, di metal ha avuto veramente pochino.
Cristiano
Lunedì 26 Maggio 2014, 12.52.34
3
Gran bella annata il '97!
manaroth85
Lunedì 26 Maggio 2014, 11.53.46
2
Outcast dei Kreator nonostante il cambio di genere mi è sempre piaciuto!lo ascolto spesso..purtroppo il 97 fu la fine dei sepultura e l inizio di una barzelletta..non capisco perché non si siano ancora sciolti..
gianmarco
Lunedì 26 Maggio 2014, 10.03.03
1
manca one second dei paradise lost , il disco della svolta
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1997.2 la cover di Rino Gissi
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