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MANILLA ROAD - Keep on Striving for the Golden Ring
04/06/2014 (2156 letture)
Se si dovesse citare un nome e solo uno per indicare la più vera e sincera incarnazione dell'epic metal, molti citerebbero i Manilla Road come i più degni alfieri del genere. Che siate tra questi o meno, la band americana è certamente tra le espressioni più fiere e sincere di un certo modo di intendere la musica, ed è per noi un grande onore intervistare Mark Shelton, il quale ci parla dell'ultimo album intitolato Mysterium e di molto altro. Buona lettura.

Raven: Ciao Mark, grazie per questa intervista, siamo molto felici di averti su Metallized.it. Partiamo dal vostro ultimo lavoro, Mysterium. Ho trovato il vostro l'album come al solito di ottimo livello, con una produzione migliore rispetto al solito. Cosa puoi dirmi in proposito?
Mark Shelton: Sì, ci ho sbattuto la testa un paio di volte in passato (ride). Cosa posso dire, sono cresciuto nell'era analogica, quando lo sporco fu inventato. In effetti ora sono piuttosto serio, fino ad un certo grado. Comunque abbiamo registrato Mysterium nel mio studio, il Midgard Sounds Lab. Ma lo abbiamo portato al Cornerstone Studio e abbiamo lasciato che Steve Falke si occupasse del mixing e dell'engineering. In sostanza abbiamo cambiato totalmente abitudini. Ci sono così tante cose nel settore del digital recording che sono completamente diverse da come si presentano nel mondo del nastro analogico. Avevo proprio bisogno di un corso formativo su come procedere nella nuova Era della registrazione digitale. Steve ha fatto un grande lavoro per noi e ha raggiunto un suono di batteria molto migliore di quanto abbia fatto io in passato. Ho prestato molta attenzione a ciò che stava facendo e quindi ci siamo affacciati a più importanti e migliori frontiere per le nostre nuove registrazioni del prossimo progetto.

Raven: A proposito di batteria, credo che il batterista Neudi abbia uno stile più lineare del precedente, sei d'accordo? E se è così, è una scelta precisa per esaltare la solennità dei riff?
Mark Shelton: Neudi è come un felino selvatico tenuto in cattività. Una volta che gli viene data la libertà di brillare, le sue migliori qualità emergono. È molto raro che gli venga detto di farsi da parte o non suonare “troppo”. Mi piace lasciare che Neudi sia se stesso e lui è un grande interprete di ciò che serve in una canzone dei Manilla Road. Ho scelto Neudi perché era davvero connesso alla band e al messaggio musicale che diffondiamo. Lui ha una profonda comprensione dei Road e, inoltre, è un cazzo di mostro alla batteria. Riesco a lavorare con lui con molta semplicità e adoro la sua spontaneità.

Raven: Tra le tante, ho apprezzato molto The Battle of Bonchester Bridge, un pezzo forse un po' inconsueto per i vostri canoni. Me ne puoi parlare?
Mark Shelton: L'idea per questa canzone mi è venuta mentre ero in vacanza con mia figlia in Scozia. Ci trovavamo lì per una riunione di famiglia e ci siamo fermati in un posto chiamato Bonchester. Sono stato decisamente ispirato nel pub della nostra pensione in quella fosca, nebbiosa notte. Ho iniziato a passeggiare all'esterno vicino a questo ponte chiamato Bonchester Bridge. Mi sono seduto sulla riva, vicino al ponte, e ho inventato questa trama su dei Clan scozzesi in lotta tra loro per il controllo del ponte, costretti in un combattimento mortale. Quando ho guardato alla foschia e alla nebbia sul ponte ho potuto quasi vedere questa sorta di immagini spettrali degli stessi guerrieri. La storia si è quindi velocemente trasformata in quella degli uomini dei clan, che hanno combattuto e sono morti sul ponte, ma i cui fantasmi ritornano ad ogni luna piena per rimettere in atto la medesima battaglia, ancora ed ancora. Pensa cosa può farti la birra scozzese. È più simile ad una power ballad, presumo, e solitamente non le faccio in versioni corte come questa ma ho sentito che creare un pezzo dal suono epico della durata di quattro o cinque minuti era un po' come una sfida. Mi conosci, devo sempre provare qualcosa di diverso o nuovo.

Raven: Recentemente, Bryan Patrick è entrato nella formazione dei Manilla Road come cantante. Solitamente scrivi le canzoni pensando alla sua estensione vocale? Parlando di Mysterium in particolare, avete adattato la tonalità dei brani alla sua voce o al contrario hai preferito mantenerli come sono nati in origine nella tua mente? Qual è stato il ruolo di Hellroadie in questo contesto?
Mark Shelton: A dire il vero, ho cantato io le prime canzoni dopo aver scritto le parti vocali e i testi. Poi si è inserito , ha imparato le canzoni e messo la sua personale inclinazione su di esse. È stato allora che abbiamo deciso quali canzoni avrebbe cantato lui e quali avrei cantato io. Lui ha un'estensione vocale più ampia di quella che ho attualmente quindi se riesco a cantare la parte non mi devo preoccupare che la parte scritta sia fuori dalla sua estensione. Solitamente è Hellroadie che modifica la sua parte per aggiungere cose più alte ma la maggior parte delle volte rimane piuttosto fedele a quello che scrivo.

Raven: Credo che i Manilla Road siano da considerare un punto fermo nell'epic più vero e che debbano rimanere fedeli allo stile antico della loro musica. Cosa pensi dell'epic più pomposo e muscolare di band come i Manowar?
Mark Shelton: Amo Battle Hymns e Hail To England. Non ho davvero nessun problema con queste band dal suono trionfante. Come per i Road, cerco di avvicinarmi alla musica da più di un'angolazione. Mi piace provare e fondere diversi stili di musica nel metal e in particolare nell'epic metal. A volte è un po' come una sfida ma è sempre una grande esperienza.

Raven: Che cosa è cambiato nei Manilla Road dopo la vostra reunion? Cosa è cambiato davvero nel mondo del metal dal vostro ritorno?
Mark Shelton: Non sono sicuro che la definirei una reunion perché io sono veramente l'unico membro della band originale ancora nel gruppo. Rick fa ancora qualcosa con noi e lo stesso fa Randy ma al momento di cui stiamo parlando è stata più come una rinascita. Bryan è stato con me fin dal 1981 circa ma non in veste di musicista. Lui è sempre stato il tecnico o il roadie o il tour manager. Quindi, per rispondere alla domanda, molto è cambiato dai primi tempi perché io sono l'unico membro della band che ancora suona nei Manilla Road. Il sangue nuovo porta sempre un approccio un po' nuovo. E anche i tempi sono cambiati da allora. Non è più la stessa scena musicale e questo porta alla domanda successiva. A quei tempi potevi effettivamente fare soldi con le vendite di un album e i tempi erano soprattutto buoni. Ora con tutti i download gratuiti e il mondo digitale che dà a chiunque l'accesso gratuito alla musica, è molto difficile vivere bene come musicista. Devi fare affidamento sulle vendite del merchandise e sui live per produrre una buona entrata. È un mondo duro ora ma questo mi rende solo più determinato nel continuare ad aspirare all’eccellenza. Per quanto concerne la scena metal ho riscontrato una sorta di ritorno allo stile più classico della musica metal e io sono onorato di essere vivo e di continuare ad esibirmi in questo momento nel mondo metal.

Raven: Il vostro stile è molto basico, legato agli anni 70/80. Che rapporto avete con la tecnologia d'incisione digitale, con internet ed i social network? Quanto usate questi mezzi in studio e queste nuove forme di pubblicità?
Mark Shelton: Beh, io vengo di sicuro dalla old school. Sono affascinato dalla nuova tecnologia e trovo che sia allo stesso tempo vantaggiosa e dannosa per i Manilla Road. Dannosa nel senso che ha reso più difficile fare soldi con le registrazioni ma, d'altra parte, internet ci ha aiutato a diventare più popolari grazie ai social network e ai social media. È quello che si può definire una lama a doppio taglio. Il mio studio ha un banco digitale a 24 tracce con più di 300 tracce virtuali possibili. Ma allo stesso tempo mi fa ancora piacere avvicinarmi in modo un po' classico alle nostre registrazioni. Rifiuto assolutamente l'utilizzo del drum trigger nella musica dei Manilla Road. Voglio sentire un vero batterista suonare una vera batteria sui miei album. Questa è la differenza più grande tra quello che facciamo e quello che la maggior parte degli altri studi e ingegneri fanno. Diavolo, oggigiorno la maggior parte delle band là fuori usano drum trigger anche durante i live. Solo batterie vere per me, amico.

Raven: Parlando in particolare di te, anche il tuo modo di suonare la chitarra è privo di fronzoli, molto essenziale ed efficace. Oggi si tende a considerare le chitarre come facenti parte del muro del suono complessivo di una band, dandogli un ruolo meno preminente di una volta. Cosa pensi di questa scelta stilistica?
Mark Shelton: Ognuno dovrebbe avere il proprio approccio e il proprio suono. Questo è ciò che ci rende tutti diversi. Per quanto riguarda me stesso, preferisco le chitarre predominanti e specialmente con noi, perché diavolo non dovrei? Intendo dire, la chitarra è ciò su cui i Manilla Road si sono sempre e principalmente basati. È uno strumento magnifico. Non sto dicendo che il basso e la batteria dovrebbero essere sovrastati dalla chitarra ma… lasciate che quei maledetti chitarristi dominino e squarcino il suono. Mi piace sentire tutte le parti che sono presenti su una registrazione ma non nascondo mai la chitarra, ah ah.

Raven: Che rapporto avete con le case discografiche? Recentemente avete deciso di firmare con una nuova etichetta, quali sono le ragioni che vi hanno portato a questa decisione? Avete trovato ostacoli per mantenere la vostra indipendenza sulle linee guida dettate dalle case discografiche?
Mark Shelton: Ho incontrato molti ostacoli con le etichette durante la mia carriera ma sembra che abbia ottenuto un rapporto di lavoro molto migliore con le etichette con cui ho a che fare adesso. A volte in passato mi sono accadute cose piuttosto sconvolgenti ma sul lungo termine non posso lamentarmi troppo. Insomma, sono ancora qui e sono ancora in grado di creare e distribuire la mia musica nel modo in cui la immagino. Quindi credo proprio di star facendo qualcosa di giusto a questo punto.

Raven: Sei contento del progetto di rimasterizzazione della vostra intera discografia? State cercando di avere il controllo completo su questa operazione? Che genere di contenuti speciali state organizzando?
Mark Shelton: Sì, ho praticamente il controllo di tutto ora e stiamo mettendo alcune cose davvero speciali non pubblicate in alcune delle ristampe, oltre che nastri di prove e anche alcune performance live dagli archivi più vecchi.

Raven: Che differenze trovate tra il pubblico USA e quello europeo? Credo che il secondo sia più attento a certi suoni più fedeli alla tradizione e segua certi gruppi in maniera più fanatica, siete d'accordo?
Mark Shelton: Sono d'accordo con te. Ho notato però durante gli ultimi anni che il pubblico degli Stati Uniti e quello canadese stanno diventano solidi ogni giorno di più. È veramente figo vedere questo genere di rinascita nella nostra terra natia. L'Europa è sempre stata più attenta degli Stati Uniti allo stile e ai tentativi artistici. Gli Stati Uniti sono più controllati dalle mode passeggere e da ciò che fa tendenza al momento.

Raven: A proposito: Mysterium è stato accolto diversamente tra USA ed Europa o c'è stata una complessiva uniformità di giudizio?
Mark Shelton: In generale, sembra che tutti pensino che Mysterium sia un buon punto a nostro favore. Sono felice perché quando facciamo finalmente qualcosa di buono, questo ci mette parecchio fuoco sotto il culo (ride). Penso che l'apporto di Neudi e Josh sia stato un fattore importante nel portare la band avanti e questo album alla vita.

Raven: So che conoscete ed apprezzate alcuni gruppi italiani come Doomsword e Rosae Crucis. In Italia abbiamo spesso il vizio di denigrare le nostre band ed esaltare quelle straniere, succede anche da voi? Conoscete ed apprezzate altre band italiane?
Mark Shelton: Penso sia quello che accade ovunque, a meno che non sfondi. I gruppi locali vengono sempre trattati come gruppi locali, a meno che non diventi importante nel resto del mondo e allora improvvisamente diventi una leggenda nel tuo paese. Noi eravamo solo un'altra band del posto a Wichita per molto tempo dopo essere diventati relativamente famosi all'estero. Ora abbiamo raggiunto lo status di leggenda locale, penso. Tutti coloro che hanno contatti con il mercato metal qui a Wichita guardano a noi con ammirazione perché realizzano quanto siamo popolari all'estero. Sono stato veramente sorpreso di scoprire l'anno scorso, mentre ero in tour, che abbiamo una fan base negli Stati Uniti molto più ampia di quello che pensassi. È sempre un premio speciale per un egocentrico come me. Mi piacciono anche Dark Quarterer, Jottenheim e Battle Ram.

Raven: Cosa pensate dei grandi raduni metal? Io trovo che siano poco adatti ad una musica come la vostra, che ha bisogno di un contatto molto diretto e ravvicinato col pubblico.
Mark Shelton: Io preferisco in effetti il contatto più personale con il mio pubblico. Non fraintendermi, penso che i grandi eventi e i festival siano grandiosi perché sono la possibilità per il pubblico di vedere molte grandi gruppi in solo un paio di giorni. Ma mi piacciono davvero i palchi più piccoli con le facce proprio davanti a me. È come se traessi energia dal pubblico in quelle situazioni. E non mi piace che il mio palco sia così grande da aver bisogno di binocoli per vedere i miei compagni di band sugli altri lati.

Raven: A proposito di concerti. Cosa potete dirmi del pubblico? Quanta gente viene a vedere i Manilla Road negli USA e, se esistono, che differenze ci sono in questo senso con l'Europa? Di solito avete una buona risposta dal pubblico, sia negli USA che in Europa?
Mark Shelton: È stato veramente grandioso essere nei Manilla Road in questi ultimi anni. Gli spettatori sono stati grandi e gentili con noi. Loro sono la principale ragione per cui ancora andiamo in tour e finché avremo questo genere di pubblico per cui suonare noi continueremo a recapitare la merce.

Raven: Non vi ho mai visto dal vivo. C'è speranza di vedervi in Italia (possibilmente al sud, eh eh) a breve?
Mark Shelton: Penso che torneremo in Italia quest'anno, nel 2014. Spero di vederti lì amico.

Raven: Quanto è pesante essere considerati un gruppo cult? Sentite molto la pressione di questa reputazione oppure è solo motivo di piacere e orgoglio?
Mark Shelton: Un po' entrambe le cose credo. Mi sento molto onorato di essere considerato uno dei Re dell'epic metal. Non sono sicuro di meritare il titolo ma è una bella sensazione pensare che sono considerato così tra tanti. Ma questo aggiunge una certa quantità di pressione. Penso che il carico più pesante sia quello di essere all'altezza di ciò che abbiamo già ottenuto. Quello che voglio dire è che sento che un musicista dovrebbe continuare a registrare e ad esibirsi fino a che stia ancora cercando di fare la differenza e di sforzarsi di raggiungere il proprio “accordo perduto” (lost chord, in originale). Quindi la mia più grande preoccupazione e di non diventare pigro nel mio approccio musicale. Voglio rimanere affamato e voglio sempre aspirare al meglio e alle cose più grandi con la mia musica. E temo totalmente la delusione dei nostri fan in ogni genere e forma. Ma quando tutto si riduce a questo mi ricordo, o qualche mio collega mi ricorda, di essere semplicemente me stesso e di fare ciò che faccio e che tutto andrà per il meglio. Quindi cerco solo di essere me stesso e scrivere ciò che soddisfa le mie orecchie. Spero soltanto di non decidere che il Pig Latin (si tratta di una sorta di codice verbale che consiste nel leggere una parola al contrario e aggiungere alla fine “ay”) sia una figata e usarlo per creare un'opera.

Raven: Grazie per il tuo tempo, l'intervista è finita. Vuoi aggiungere qualcosa o salutare i tuoi fan italiani?
Mark Shelton: Vorrei porgere i miei ringraziamenti a voi per aver fatto l'intervista e a tutti i nostri fan per il loro eterno supporto. L'Italia è stato uno dei primi paesi in Europa che i Manilla Road hanno visitato e avrà sempre un posto nel mio cuore. Farò sempre ritorno in Italia per suonare. Se non fosse per i nostri fan ed amici sparsi ovunque non potremmo proseguire la ricerca del “lost chord”. Thank you all so much and may the lords of light be with you all.

Un grazie a Gaia Stella Rotondi per la traduzione e a Martina Quarati per i consigli finali



ronniex
Lunedì 8 Settembre 2014, 23.52.39
4
Bellissima intervista! Mark è una di quelle poche persone che ancora al giorno d'oggi crede in quello che fa, crede nel Metal e va avanti come se oggi fosse il suo ultimo giorno. Gli album dei Road forse non saranno dei capolavori universali come altri album di band più famose (Manowar, Cirith Ungol, Virgin Steele...), ma non sono mai niente di scontato, messo li a caso. È un vero peccato che band come quella dello Squalo non siano riconosciute come dovrebbero, nella giusta maniera. Ma alla fin fine cio che conta è la passione per ciò che si fa, per la musica... nient'altro...
spiderman
Giovedì 5 Giugno 2014, 18.14.34
3
Mi aggiungo con voi al coro delle lodi.Grandissimo musicista. Un gruppo che insieme ai Manowar e ai Virgin Steele ha segnato indelebilmente la mia adolescenza,con album stellari come il trittico,Cristal Logic,Open the Gates e Thee Deluge,che sono stampati nel mio cuore ma devo dire che anche Mysterium con il nuovo cantante mi e' piaciuto.Ottima intervista a Shelton che continua a guidare uno dei pochi gruppi true epic,ingiustamente incompreso e sottovalutato,avrebbero meritato molto di piu'.Buona fortuna Manilla Road.
Nerchiopiteco
Giovedì 5 Giugno 2014, 13.48.44
2
Grandissimo!!! L'ho sempre apprezzato e adorato ogni album dei Manilla; una data in Italia è già prevista, 20 luglio 2014 a Milano e credo sia stata confermata. Non vedo l'ora di vederli dal vivo, sarà una serata....epica
Lizard
Giovedì 5 Giugno 2014, 12.49.06
1
Un grande grandissimo musicista. Uno di quelli che crede davvero in quello che fa e ha qualcosa da dire. La storia di come è nata quella canzone dice tutto della profondità e della sincerità della sua ispirazione.
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Mark Shelton, cover di Rino Gissi
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