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SEPULTURA + IN FLAMES - New Age, Roncade, 09/04/2006
16/09/2006 (4803 letture)
La gran serata al New Age inizia presto, è domenica. Alle 21 il locale è gremito di persone e il calore del pubblico si fa man mano sempre più sentire. Ad aprire la serata sono stati i Sepultura, preceduti da una band di spalla che ha saputo egregiamente scaldare i presenti. Quando i brasiliani Sepultura salgono sul palco il pubblico li accoglie degnamente e si parte subito alla grande. Dopo qualche canzone è il chitarrista a presentare il nuovo drummer, acquisito dalla band per questo tour europeo (Igor Cavalera è alle prese con il nuovo nascituro Antonio). Roy Mayorga si dimostra subito all’altezza di Cavalera: un batterista davvero con gli attributi giusti, preciso e scattante, quasi “tarantolato” a giudicare la sua foga dietro le pelli.
Derrick dietro al microfono è apparso in gran forma, sorridente e disponibile verso il pubblico. La sua forza e il suo groove sono stati una botta di energia paurosa per tutti gli spettatori. E’ stato divertente vedere il quartetto improvvisare una “And justice for all” frutto di qualche riff e qualche stacco di batteria, con un Derrick a metà tra il divertito e lo spiazzato. Non da meno ha divertito lo stacco reggae supportato dall’eclettico drummer: un gioco di sonorità “altre” che ha svagato piacevolmente per un attimo.
I brani proposti sono stati molto apprezzati, come la storica “Arise” o la mitica “Roots Bloody Roots”. Quest’ultima è stata interpretata da Derrick eccellentemente, reggendo il confronto con Max Cavalera. Il carismatico front-man ha regalato ai fans italiani una prestazione davvero buona e potente.
Tecnicamente il suono nel complesso era buono, peccato per il sound un po’ troppo secco della chitarra e per i soli poco chiari a causa dell’eccessivo uso del pedale wha-wha. Dietro a tom e piatti Roy Mayorga si è cimentato in un’esibizione eccelsa, energica e dinamica, prontamente contornata da percussioni molto evocative.
Il bassista ha lasciato un po’ a desiderare per la sua scarsa presenza scenica, quasi inesistente. La prestazione della storica band si è dimostrata comunque di alta qualità e in grado di soddisfare sia gli afecionados, che le nuove generazioni.
La scaletta della serata:

- Dark wood
- Refuse/Resist
- Convicted in life
- False
- D.E.C.
- Slave N.W
- Troops of doom
- Buried Words
- Choke
- Apes of God
- Breed apart
- Arise
- Come back alive
- Roots bloody roots

Dopo una pausa, neanche troppo lunga, nella quale i tecnici si davano da fare per predisporre il palco al quintetto nordico degli In Flames, le luci si sono abbassate e l’adrenalina dei presenti ha cominciato a mostrare i suoi primi segni. Grida, incitazioni, braccia alzate: i mitici cinque sono usciti uno alla volta, con pacatezza e con ordine, lasciando Anders per ultimo.
“It’s a fucking Sunday” esclama il front-man, ed da lì a poco attacca subito con “Pinball map” e il pubblico è già impazzito. E’ incredibile pensare che abbiano eseguito oltre venti canzoni di fila, con precisione e professionalità, in un lasso di tempo che si è consumato in un non nulla. L’energia della band è stata ricambiata dal pubblico che si è scatenato in mirabolanti stage diving, che la security cercava di sedare, a scapito di qualche velato sorriso di compiacimento di Anders e company.
La scaletta è piaciuta particolarmente, rispolverando vecchi cavalli di battaglia e le ultime novità estrapolate da “Come Clarity”. Da cantare a squarciagola “Take this Life” e “Come Clarity”. Da urla “Trigger” , “Colony” e “Episode 666”.
La band è stata calorosa nei confronti dei suoi fan, con sprazzi di dialogo che hanno reso l’atmosfera amichevole e calda (favorita anche dallo spazio limitato del locale che permette un contatto più stretto tra chi suona e chi ascolta). Da ricordare positivamente Björn, che oltre ad essere stato il più energico e il più vicino ai suoi fans (ben pochi guardano il proprio pubblico negli occhi), ha scatenato melodie e soli ineccepibili, sviluppando un suono valvolare pieno e caldo.
Com’è peculiare dello stile degli In Flames il muro di sei corde è stato reso ottimamente, con frequenti melodie armonizzate davvero emozionanti. Per le frequenze basse ci ha pensato Peter Iwers, che nella sua pacatezza ha regalato una buona prestazione. Una nota negativa và, ahimè, al batterista; Daniel Svensson si è dimostrato distaccato e lontano, forse troppo poco illuminato, nonostante il suo lavoro alla batteria sia stato sopra le righe e contornato da un bel suono.
Sofisticata inoltre la drum, che riportava sulla gran cassa il disegno di copertina di “Come Clarity”.
Scaletta della serata:

- Pinball map
- Leeches
- System
- Trigger
- Insipid 2000
- Behind space
- Colony
- Crawl through knives
- Take this life
- Come clarity
- Scream
- Cloud connected
- Bullet ride
- Drifter
- Moonshield
- Episode 666
- Only for the weak
- Embody the invisible
- Vacum
- The quiet place
- Touch of red
- My sweet shadow

All’una circa era già tutto finito, ma nel cuore sono rimaste quelle melodie e quei ritornelli da batticuore e il ricordo di una serata unica e incancellabile, che pubblico e band on stage hanno saputo creare assieme, in un connubio dove tutti erano uniti dalla stessa passione.



Khaine
Domenica 8 Febbraio 2009, 1.03.35
6
Lo so, il mio commento arriva con due anni di ritardo ma ho appena notato il live report... ero presente quel giorno, e con me lo era anche un certo Ateo: ricordo il pogo pazzesco sotto i Sepu (grandi fino alla fine: una band strepitosa e piena zeppa di carica). Buoni gli infiammati ma molto al di sotto delle mie aspettative, anche se la scaletta ha accontentato i miei gusti (peccato che il materiale di Lunar Strain e di Subterranean sia ormai roba rarissima da sentire live...). Ad ogni modo una serata più che buona: spenderei volentieri di nuovo i soldi del biglietto!
io
Domenica 20 Agosto 2006, 1.25.41
5
C'è di male che qui mi si critica il batterista perchè era "lontano" quando invece è stato indubbiamente colui che grazie ad una precisione mostruosa ha salvato la faccia ad un gruppo che è apparso stanco e annoiato (a parte Anders in alcuni pezzi)...E poi che cazzo doveva fare per apparire meno "distaccato" , montare la batteria in mezzo al pubblico?!?
Stefano
Sabato 29 Luglio 2006, 17.07.24
4
Vorrei sapere che c'è di male, in questo report.
io
Lunedì 24 Luglio 2006, 14.15.03
3
Sempre detto che le ragazze non capiscono un cazzo di musica...
Fri
Sabato 15 Luglio 2006, 17.32.27
2
Libero di pensare quello che vuoi, ma insultare i recensori è maleducato e gratuito. E giusto per la cronaca sono una ragazza.
io
Martedì 4 Luglio 2006, 10.54.51
1
fri sei un coglione,il batterrista era "lontano"...ma vai a cagare
IMMAGINI
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Derrick Green
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Roy Mayorga
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Anders Friden
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Anders Friden
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Björn Gelotte
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