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BAMBI FOSSATI - Il solitario del prog
14/07/2014 (2162 letture)
Sulla breccia dalla fine degli anni sessanta, ammiratore di Jimi Hendrix dal quale fu evidentemente influenzato, Bambi Fossati rappresentò tra i primi un tipo di chitarrista e di chitarrismo che nel nostro paese non ha mai incontrato i favori della massa. Sicuramente di "seconda ondata" rispetto ai prime movers internazionali del settore, la sua figura segna al contrario un momento di grande rilevanza in campo nazionale. Innamorato della chitarra e dell'idea del guitar hero, ha continuato a far musica a lungo dopo i Garybaldi, fino a quando la malattia non gli ha fisicamente impedito di farlo.


L'OSSERVATORIO SU HENDRIX
Bambi; un soprannome inconsueto per un rocker dedito ad un tipo di musica che all'epoca della sua composizione era da considerare sicuramente molto dura. Questo curioso nomignolo gli venne dalla nonna che così lo soprannominò per la sua abitudine di prendere la via dei boschi in solitaria quando era bambino. Dopo aver sperimentato le gioie della libertà campestre, un tredicenne Fossati impara rapidamente a suonare la chitarra per poi fondare solo tre anni dopo i Gleemen, band che oltre a costituire il punto zero dei Garybaldi, avrà una sua storia autonoma. Folgorato dalla visione dal vivo di Hendrix il 23 maggio del 1968 al Piper di Milano, evento cui si reca a bordo di un Maggiolone preso "in prestito" dal fratello e senza che nessuno dei presenti abbia la patente, con il suo primo gruppo comincia a girare le piazze ed i locali della zona di residenza -Genova, dintorni Osservatorio della Marina- e di quelle raggiungibili tra Liguria e Piemonte per una band di giovinetti senza mezzi, facendosi le classiche ossa sulle note di band ribelli quali Beatles e Rolling Stones. Quelli che i Gleemen si trovano a vivere sono tempi favorevoli alla musica in generale e comunque ben disposti verso il cambiamento, così, nel 1970 i nostri si trovano nelle condizioni di incidere un album ufficiale omonimo. In questa fase Bambi Fossati è ancora completamente nel cono d'ombra proiettato da Hendrix e le composizioni tra blues, beat, psych e rock di Gleemen impreziosite anche dalla presenza di un altro chitarrista notevole come Marco Zoccheddu, pur godibili se prese singolarmente e considerando che sono incastrate in un anno di transizione tra la fine degli anni 60 e l'era degli anni 70 che doveva ancora aspettarne un paio per cominciare ad esprimere i suoi frutti più maturi, non incidono più di tanto né a livello qualitativo, né esecutivo. La padronanza tecnica delle sei corde da parte di Fossati è già rimarchevole ed anche qui in realtà ci sarebbe molto di più da dire, cosa che faremo all'interno di una futura eventuale recensione, ma è con l'esperienza Garybaldi che le cose sono destinate a mutare, almeno in parte.

NUDO DI DONNA CON ASTROLABIO
Nel 1971 Bambi conduce la sua band su un piano nuovo, abbracciando con decisione la strada del rock vero e proprio, mutando nome in Garybaldi ed annunciandolo per iscritto sul 45 giri Marta Helmut, primo parto del nuovo corso immediatamente censurato dalla RAI per il testo, in cui già la sezione ritmica si è fatta rocciosa, la tastiera ha un suo preciso motivo d'essere, la chitarra sposa le vie della durezza cominciando a mostrare anche una personalità parzialmente sganciata dalle sonorità hendrixiane e con la voce sempre più adeguata alle emergenti necessità. Nel 1972 la prova della maturità, quel Nuda che sembra descrivere un arco che dalla facciata A, prettamente hard rock-blues, porta con Moretto da Brescia alla facciata B che introduce le nuove tendenze progressive della società italiana, che avrebbero trovato spazio maggiore nel successivo Astrolabio del 1973. Scatta parallelamente un'intensa e gratificante attività dal vivo che porta i Garybaldi a suonare con gente del calibro di Santana, Uriah Heep, Bee Gees (non ancora quelli preda della settimanale febbre travoltiana) e Van Der Graaf Generator al loro primo concerto nella nostra penisola. In quella occasione Bambi incassa anche i complimenti degli headliners, una soddisfazione non da poco. Più tipicamente prog e non certo privo di qualità, il successivo Astrolabio risente però di cambi di formazione nel frattempo intervenuti, risultando alla fine spaccato letteralmente a metà, con Madre di Cose Perdute -da molti considerata la cosa migliore di Fossati- che riflette l'anima sempre più rock e sempre più personalista del chitarrista sul primo lato e Sette sul secondo, che invece evidenzia le spinte classiciste e post-Beatlesiane del batterista Maurizio Cassinelli, ma in maniera ingenua, risultando anche molto meno curato come brano in sé, dato che è registrato praticamente in presa diretta. La gente sembra accorgersi di questa frattura interna e non tributa al nuovo album il successo del precedente, provocando lo scioglimento del gruppo. La carriera di Bambi però non si ferma. Dapprima come Bambibanda e Melodie pubblicando un album nel 1974 segnato da una maggiore ricerca della semplicità e dall'inserimento di un percussionista indiano in formazione, poi con Acustico Mediterraneo, un'altra uscita nel 1977 decisamente fuori moda per un'Italia sempre più presa nella spirale degli anni di piombo e per una Genova -Bambi non l'abbandonerà mai- in piena crisi occupazionale ed invasa dall'eroina. Negli anni 80 l'attività da solista e l'insegnamento, poi il ritorno a partire dagli anni 90 come Bambi Fossati e Garibaldy con un'anima ancora più dura già in Bambi Comes Alive (1993) e specialmente in Blokko 45 del 1996 e più ancora con La Ragione e il Torto del 2004 che lo portano al suo “psycho metal blues”, fino a quando i suoi problemi di salute non gli impediscono di proseguire l'attività prima ed hanno il definitivo sopravvento sulla sua tempra poi.

IL MAESTRO DELLA CREUZA
La storia di Bambi Fossati, brevemente riassunta in queste righe, potrebbe sembrare solo quella di un emulo di Hendrix figlio di quella Genova fertile di grandi chitarristi (di quella generazione e solo per fare un esempio, anche Nico Di Palo) e fucina di gruppi quali Osage Tribe, Duello Madre, Delirium, J.E.T., Latte e Miele, Nuova Idea e tanti altri, ma dietro c'è sicuramente dell'altro. Frettolosamente liquidato solo quale clone di Hendrix, egli riuscì ad inserire nella sua musica molto di più. Effettivamente partito dalla sua lezione, Fossati riuscì già con i Gleemen e pur all'interno di un contesto molto limitato, ad anticipare alcune tendenze successive, ad ibridare poi l'hard rock-blues con il progressive, a spostarsi successivamente verso suoni latini ed infine all'acustico con sentori di world music, per arrivare infine quasi in prossimità dei lidi normalmente trattati da questa webzine. Capace di infiammare le piazze ed ottenere l'attenzione dei grandi, ebbe il coraggio di staccarsi da quel prog che sembrava poter assicurare il successo quando questo virò con decisione verso le forme più sinfoniche, da lui ritenute troppo ampollose e pagandone il prezzo in termini di successo per restare fedele al rock più puro, più semplice nella forma canzone, ma meno di moda in un certo periodo. Critico da un certo punto verso uno stile che si incatenava sempre più a stereotipi dai quali diventava difficile svincolarsi e trovare una forma artistica spontanea e libera, si avviò poi all'ascolto di artisti che conosciamo bene, come RHCP, Faith No More, Nirvana, Soundgarden, RATM e spaziando da Astor Piazzolla al metal ed al thrash in particolare dei Pantera, sempre badando poco agli steccati di genere. Il suo lascito maggiore tuttavia, è probabilmente quello in termini didattici. Bambi Fossati è stato infatti il maestro, più di feeling che di tecnica, di innumerevoli chitarristi genovesi con la scena rock della città ligure che molto gli deve in questo senso, tanto che non mi stupirei affatto di leggere tra i commenti i nomi di alcuni dei musicisti da lì provenienti che normalmente recensiamo sulle nostre pagine od anche appartenuti ad altri ambiti, che lo ricordano. Alla fine è forse questo il risultato migliore che un uomo ed un musicista possa sperare di cogliere, trasmettere a chi viene dopo le proprie conoscenze, sopravvivendo così nella memoria e nei gesti tecnici di chi ha appreso da noi.



Raven
Mercoledì 16 Luglio 2014, 9.59.15
8
Grazie.
Bloody Karma
Mercoledì 16 Luglio 2014, 9.29.43
7
tra i dischi di mio padre diversi anni fa scovai Bambibanda e Melodie...da adolescente pensavo che fosse il classico pop sfigato italiano, crescendo conobbi gli ottimi Garybaldi e giustamente lo ripresi in mano...non ho un ben ricordo nitido del disco, però alle orecchie di un ventenne di allora suonava bene...ottimo articolo raven
Raven
Lunedì 14 Luglio 2014, 17.12.41
6
La storia della censura in Italia è lunghissima, ad esempio colpì anche la Tosca per i versi "Le belle forme disciogliea dai veli". Bisogna considerare la società del tempo. Negli anni 60/70 il vaticano e la dc controllavano ogni aspetto della morale pubblica, nello stesso periodo e tanto per fare un singolo esempio, venne censurato Battisti per i peccaminosissimi versi "la vedo in pigiama e lei si avvicina". Parliamo di soltanto 40 anni fa, ma ancora oggi accadono fatti simili.
spiderman
Lunedì 14 Luglio 2014, 16.57.16
5
@Raven e' veramente incredibile,per cosi' poco,non so se ridere o piangere,per fortuna che la censura intervenne solo in tv,ringraziomo il cielo che non intervennero pure sull'opera .Veramente assurda e ,patetica e ipocrita a quei tempi la censura.Sono basito,veramente.Una vera e propria assurdita'.
Raven
Lunedì 14 Luglio 2014, 16.34.42
4
Oggi è quasi divertente, ma la RAI al'epoca sorvegliava tutto con una censura che faceva riferimento al vaticano . Il testo del pezzo, altro gancio col metal se vuoi, era giudicato satanico e per questo fu censurato. In realtà parlava di guerra sotto metafora: Eccolo: "Hai messo al rogo Marta Helmuth Hai messo al rogo Marta Helmuth Hai spergiurato che era strega Nei suoi occhi c'era la paura quando si trovò tra quattro mura Nella sala dell'inquisizione la giuria non ebbe compassione Condannata al rogo l'indomani Satana si stropicciò le mani Uomo, uomo, cosa fai? Sopra ancora bianco era legata e la gente attorno era pigiata perfidi notai con mani secche fecero vendemmia di lor pecche lo stipacidame della corte fecero corone alla sua morte Hai messo al rogo Marta Helmuth Hai messo al rogo Marta Helmuth Hai spergiurato che era strega".
spiderman
Lunedì 14 Luglio 2014, 16.22.49
3
Non conoscevo ne Fossati ne i Garybaldi,ringrazio Metallized per questo,praticamente se ho capito bene hanno sdoganato Hendrix in Italia introducendo coraggiosamente quelle sonorita' nel classico prog italiano,grande chitarrista e grande e coraggioso sperimentatore.Grande opera didattica ha fatto mi pare.Censurato dalla Rai? Ma ho letto bene!? Per quale motivo!?,certo che la Rai allora doveva essere tremenda,ma a pensarci anche oggi col Rock e il metal ci va cl contagocce.
Le Marquis de Fremont
Lunedì 14 Luglio 2014, 11.02.22
2
Ottimo articolo Monsieur Raven, fatto veramente con il cuore e la passione. Non conoscevo il lavoro del "dopo Garybaldi" di Bambi Fossati e vedrò di approfondire. Certo che Nuda e Astrolabio, rimangono due dischi di notevolissimo livello. Nello scrigno di gioielli del prog Italiano degli anno '70, c'era anche questo. Diverso (come anche altri, pensiamo agli Aktuala...) da PFM, Banco, Osanna e dal prog più canonico, ma sempre un gioiello prezioso. Merci Monsieur Raven e ciao a Bambi.
Francesco Antropofagus
Lunedì 14 Luglio 2014, 9.54.33
1
Quel che so fare lo devo principalmente a lui. Ciao Bambi!
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Bambi Fossati
ARTICOLI
14/07/2014
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BAMBI FOSSATI
Il solitario del prog
 
 
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